Classificazione delle specie arboree
Di interesse agrario
- Da frutto
- Per consumo fresco
- Per l'industria
- Da legno
- Ornamentali
- Da biomassa
Di interesse forestale
Nomenclatura
Specie: taxon che comprende gli organismi in grado di riprodursi fra loro e di generare una prole feconda a sua volta. Anche individui di specie diverse possono essere fra loro fecondi ma la prole generata non sarà mai feconda. La specie è indicata con la nomenclatura binomiale (linneana, basata su caratteristiche riproduttive): la specie (nome+cognome) con nome volgare; il “cognome” è il genere.
Sottospecie (varietà botanica): è il taxon a cui si fermano i biologici; è inferiore alla specie. Esso rappresenta l'insieme di tutti gli individui della stessa specie che posseggono gli stessi caratteri botanici trasmissibili per seme, e che possono essere diversi l'uno dagli altri all'esame del DNA. Il nome della varietà botanica è preceduto da quello della specie (binomiale) = binomio della specie + varietà x. Esempio: Prunus cerasus var. caproniana. Una varietà botanica si distingue dall'altra per caratteri botanici.
Cultivar: è un taxon agronomico, di cui i biologi non tengono conto. È la sincope di cultivated variety (varietà coltivata). Essa è l'insieme di tutti gli individui della stessa specie e della stessa varietà botanica aventi i medesimi caratteri agronomici (morfologici, fenologici, fisiologici, tecnologici, biologici) che sono trasmissibili solo per via asessuale (agamica) e che hanno tutti lo stesso DNA, che è diverso da quello di altre cultivar. Tutte le cultivar appartengono alla medesima varietà botanica. L'equivalente in zootecnia del termine “cultivar” è la “razza”. In genere, il nome della cultivar è nome di fantasia, atto a essere memorizzato (un sostantivo, un appellativo, illustrante alcune caratteristiche del frutto). Cultivar può essere scritto come cv, tuttavia impieghiamo gli apici nel nome della cultivar solo nel caso in cui esso non sia preceduto né da “cv” né da “cultivar”, ad esempio: la cv Petrelli; il “Petrelli”.
Clone: l'insieme di tutti gli individui della stessa specie che hanno gli stessi caratteri (morfologici, fisiologici, fenologici, tecnologici, biologici, ecc.) che sono derivati da un'unica pianta capostipite per via asessuale, di cui conservano lo stesso DNA. Un clone differisce da un altro clone per uno o pochi caratteri. I cloni sono dunque popolazioni omogenee di individui all'interno della stessa cultivar; un clone si distingue dall'altro clone per uno o pochi caratteri (ad es. per un frutto più o meno lungo). Ogni cultivar ha all'interno più cloni.
Varietà e cultivar diverse della stessa specie → DNA diverso
Cloni diversi della stessa cultivar → DNA uguale
Portainnesto
Il portainnesto è un individuo che fornisce l'apparato radicale in un albero bimembre (formato da due individui). Sono indicati, per convenzione, con una sigla, preceduta o meno da altre indicazioni (della specie, dei genitori, ecc.).
Origine dei portainnesti
In base a come essi sono stati propagati, possono essere portainnesti da seme o clonali.
Portainnesto da seme: è stato riprodotto (cioè per la propagazione sono stati utilizzati organi riproduttivi, il seme). Non ce ne sarà uno uguale all'altro.
Portainnesto clonale: è stato moltiplicato (per la propagazione è stato utilizzato un organo vegetativo), sono l'uno uguale all'altro.
La propagazione può assumere dunque due forme, a seconda degli organi utilizzati:
- Riproduzione → seme
- Moltiplicazione → clonale
Portainnesto franco
Un portainnesto si dice franco se appartiene alla stessa specie della cultivar allevata (anche se di varietà botanica diversa). Un portainnesto selvatico è un portainnesto che non appartiene ad una varietà coltiva; può essere franco se appartiene comunque alla stessa specie della cultivar allevata.
Habitus
L'habitus è il portamento dell'albero, cioè il modo con cui esso costruisce il proprio soma (=sporofito). I tipi di habitus sono: arboreo, cespuglioso, sarmentoso.
Habitus arboreo (presenza del tronco/fusto)
Le specie arboree con habitus arboreo hanno, nel loro scheletro, il tronco/fusto. Non si può passare da un habitus arboreo ad un habitus cespuglioso o sarmentoso.
Habitus cespuglioso
Si caratterizza per l'assenza del tronco/fusto. Specie arboree con habitus naturale cespuglioso: olivo, fico, nocciolo, ribes, mirtillo, cotogno, melograno. L'habitus spontaneo dell'olivo è quello cespuglioso, con la coltivazione, tuttavia, gli imponiamo un habitus artificiale arboreo, attraverso la potatura di allevamento e di produzione. Imponiamo un habitus arboreo anche al fico e al cotogno (questa scelta è dettata dall'indirizzo della frutticoltura verso meccanizzazione e pedonalizzazione). Del nocciolo e del melograno, invece, conserviamo l'habitus cespuglioso.
Habitus sarmentoso: assenza di tronco/fusto e branche flessibili
Le specie arboree con habitus sarmentoso, oltre a non avere tronco/fusto, hanno branche flessibili che non riescono a mantenere il peso, poiché lunghe e dal calibro piuttosto sottile. Le specie con habitus sarmentoso sono di due tipi:
- Habitus sarmentoso di tipo rampicante: actinidia e vite. Le branche tendono ad arrampicarsi su un sostegno. Utilizziamo per entrambe le specie sostegni come pali o fili su cui si poggiano, condividendo le stesse forme di allevamento: tendone e controspalliera.
- Habitus sarmentoso di tipo strisciante: rovo e lampone. Le branche non sono capaci di arrampicarsi e sono poggiate per terra. Si lasciano strisciare sul terreno senza pali e fili, assecondiamo l'habitus naturale (→ favorita la meccanizzazione e la pedonalizzazione).
Tramite la potatura, è possibile far passare una specie sarmentosa (es. vite) ad un habitus arboreo (forma di allevamento: alberello). È tuttavia impossibile far passare una specie dall'habitus sarmentoso all'habitus cespuglioso, poiché le branche sono e rimangono flessibili.
Il tronco e le branche
Il tronco/fusto è l'organo vegetativo epigeo assile permanente dell'albero che costituisce l'organo fondamentale dello scheletro. La differenza fra tronco e fusto sta nella presenza di un asse - reale o virtuale – di simmetria dell'albero per tutta la sua lunghezza o soltanto per una parte di esso.
Il fusto
Il fusto non ha un asse virtuale: l'asse di simmetria è reale per tutta la sua lunghezza. Le branche sono attaccate a spina di pesce, con più impalcature (branche primarie di ordine diverso), poste a diverse altezze. Da ogni impalcatura si dipartono almeno due branche primarie, inserite direttamente sul fusto. L'ordine dell'impalcatura è crescente dal basso verso l'alto.
Il tronco
L'asse, da una certa altezza, è virtuale. L'asse centrale (reale) è capitozzato, dopodiché l'asse è virtuale. Le branche sono di un solo ordine, con una sola impalcatura e dunque solo un palco di branche primarie. Nel caso del tronco non si specifica l'ordine delle branche primarie, poiché sono tutte di 1 ordine.
Branca primaria: una branca primaria è una branca direttamente inserita sul tronco/fusto.
Branca secondaria: una branca secondaria è una branca portata da una branca primaria.
Branca terziaria (nella moderna frutticoltura, sono quelle fruttifere): una branca terziaria è portata da una branca secondaria. Le branchette fruttifere sono “sistemi” vegeto-(ri)produttivi, assili ed effimeri (non biologicamente, bensì agronomicamente, poiché rinnovati con la potatura quando esauriti). Normalmente, procedendo verso l'alto, la distanza fra i palchi tende a decrescere. Nella moderna frutticoltura si tende ad abbassare l'altezza degli alberi, al fine di percorrere i due binari che costituiscono gli indirizzi – interconnessi – della moderna frutticoltura:
- Meccanizzazione delle operazioni culturali: per quanto possibile, tutte le operazioni devono essere eseguite a macchine → risparmio sui costi di produzione (la voce di costo più elevata, in agricoltura, è la giornata di lavoro agricolo).
- Pedonalizzazione delle operazioni culturali → le operazioni vanno compiute da terra, al fine di facilitare la meccanizzazione e di aumentare la sicurezza degli operatori; velocizzando le operazioni, si riducono anche i costi.
Funzioni del tronco/fusto
- Reggere il peso meccanico degli altri organi epigei.
- Collegare gli organi ipogei con quelli epigei.
- Fungere da riserva (pool di sostanze, come l'amido): le sostanze di riserva sono contenuti negli organi permanenti, non in quelli effimeri; più l'organo è di grosse dimensioni, maggiore la sua vocazione a contenere sostanze di riserva.
Forma e dimensione del fusto/tronco sono fondamentali per la scelta della forma di allevamento, la quale a sua volta è fatta in funzione del metodo di raccolta.
Organi ipogei: vegetativi ed assili
- Branche radicali → permanenti
- Capillizio radicale → effimero
Gli organi ipogei sono due, entrambi vegetativi ed assili. Il 60% dei problemi di un frutteto è legato ad una cattiva gestione di essi, conseguenza di una pessima gestione del suolo che non garantisce l'abitabilità alle radici. Le radici colonizzano il suolo di un frutteto per almeno 10 anni.
Origine degli apparati radicali
Premessa filogenetica: da un punto di vista evolutivo, le radici vennero dopo germogli e foglie, organi che assolvevano anche la funzione di assorbimento. Le radici sono un organo, invece, altamente specializzato (altro non sono che germogli e branche metamorfosati, atti a compiere un compito specifico). L'evoluzione e la comparsa delle radici sono legate al progressivo abbandono dell'ambiente acquatico, e alla necessità dunque di cercare di procurarsi l'acqua. Le foglie conservano un'ancestrale capacità di assorbire i nutrienti, che sfruttiamo quando effettuiamo una concimazione fogliare: tuttavia questa deve essere solo integrativa e mai sostitutiva della concimazione minerale alle radici.
Origine degli apparati radicali
- Da seme. Gli apparati radicali che hanno origine da seme sono inizialmente di tipo allorizico, cioè fittonante (presentano radici “diverse”, cioè ce n'è una principale – il fittone – da cui lateralmente si dipartono le radici secondarie; la radice principale ha un geotropismo positivo, va verso il suolo; lateralmente si sviluppano le radici laterali). Nel giro di pochi anni, tuttavia, il fittone degenera e muore e l'apparato radicale diventa di tipo omorrizico (tutte le radici sono uguali, “secondarie”, cioè radici fascicolate, che più o meno si dipartono tutte dallo stesso punto): ciò è un fenomeno biologico che avviene in tutte le specie arboree, da frutto e forestali.
- Da autoradicazione (propagazione agamica). Se l'apparato si origina per autoradicazione, esso è direttamente di tipo omorrizico (fascicolato).
Dunque gli apparati radicali di una specie da frutto qualsiasi sono tutti omorrizici, qualunque sia la loro origine. Ciò è valido anche per il portainnesto da seme: quando esso è tolto dal semenzale per essere portato nel nestaio, durante l'estirpazione si perde il fittoncino della plantula ed essa è stimolata a produrre, sin dai primi giorni, le radici laterali. Quindi anche gli alberi messi a dimora utilizzando portainnesti da seme hanno apparati radicali fascicolati.
Profondità degli apparati radicali: mezzo metro, non di più. Predomina l'estensione orizzontale.
Funzioni degli apparati radicali
- Nutrizione → funzione cardine, svolta esclusivamente dal capillizio radicale, in struttura primaria e munito di peli radicali.
- Sostegno e riserva → funzioni svolte dalle branche radicali, in struttura secondaria: le branche reggono il peso di un albero come una chiglia di una nave, l'estensione predominante è quella in orizzontale; più le branche sono grosse, maggiori sono le capacità di riserva → immagazzinano le sostanze di riserva – essenzialmente amido – nei raggi midollari, ricchi di tessuto parenchimatico, così l'albero riesce a far fronte a tutte le evenienze e a far ripartire la vegetazione durante il riposo invernale, e fungono da volano energetico in condizioni di stress ambientali).
La nutrizione di un albero è la somma (insieme) di tutti i principi (e conoscenze) biologici che regolano l'ingresso e l'utilizzo degli elementi nutritivi di un albero, siano essi dei macro-nutrienti (azoto, fosforo e potassio), mesonutrienti (zolfo, calcio e magnesio) e micronutrienti.
Come entrano i nutrienti all'interno delle radici? Essi entrano nell'albero solo come ioni disciolti in soluzione acquosa → concimazione ed irrigazione sono due facce della stessa medaglia!
La direzione delle branche
In generale, la maggior parte delle branche non è diretta verso il basso, bensì sono tendenzialmente orizzontali; il capillizio riesce ad esplorare però delle profondità anche un po' maggiori. Il fattore limitante l'approfondimento delle radici (profondità) al massimo di 50 cm è l'ossigeno: esso, a partire da una certa profondità, è un fattore assente (non arriva). Dopo i 50-60 cm l'ossigeno non arriva e le radici non colonizzano ambienti dove esso manca. Tale informazione serve per stimare il volume di adacquamento; bisogna tuttavia garantire al terreno una sufficiente profondità.
Angolo geotropico e suo significato
→ fondamentale per la messa a dimora
L'angolo geotropico è l'angolo formato dall'asse dell'albero (verticale) e la direzione della maggior parte delle branche radicali (orizzontale). L'angolo geotropico è una caratteristica genetica della specie; tuttavia esso ha una bassissima ereditabilità (cioè è molto influenzato dall'ambiente e presenta ampie oscillazioni, tanto da non riuscire a riconoscere un angolo geotropico specie per specie). L'angolo geotropico “genetico” può essere stimato in idroponica e/o aeroponica, cioè eliminando il fattore suolo, che rappresenta la principale causa di variabilità dell'angolo. Nel corso della vita dell'albero, l'angolo è fisso e non cambia a meno che non sia sconvolto dalla tecnica agronomica.
Fattori ambientali che determinano la variabilità dell'angolo geotropico
- I fattori pedologici (il terreno)
- I fattori agronomici (la gestione del suolo)
- Fattori climatici
Valori dell'angolo geotropico
Esso può assumere valori da 0° a 180°, estremi inclusi. Si ha:
- Geotropismo positivo quando α ≤ 90° (le radici si dispongono nella posizione del filo a piombo verso il centro della Terra), rappresenta la situazione fisiologica ed ottimale.
- Geotropismo negativo quando α > 90° (in verso opposto al centro della Terra). Il geotropismo è invertito.
Il valore medio dell'angolo è di 70-80° (geotropismo positivo, vicino all'estremo limite).
Applicazione agronomica dell'angolo geotropico
Esso serve per decidere la profondità di messa a dimora dell'albero, in fase di impianto del nuovo frutteto. Campanello di allarme di un eventuale geotropismo negativo: il giovane frutteto ha problemi di produzione (stenta, non vegeta, non fruttifica). Non è una situazione alla quale è possibile porre rimedio: è stata sbagliata la profondità di messa a dimora (è stato impiantato ad una profondità eccessiva) e le radici non hanno trovato ossigeno; esse sono risalite verso l'alto per cercarlo e hanno consumato biomassa (energia) per ricostruire l'apparato radicale da un'altra parte; ciò ha dunque limitato l'accrescimento riproduttivo e vegetativo dell'albero. Nella messa a dimora, se l'angolo geotropico di un albero è molto ampio, bisogna ridurre la profondità; al contrario, se è stretto, bisogna, nei limiti, aumentare la profondità. La profondità va scelta in funzione del materiale di propagazione scelto: più esso è grande, maggiore sarà la profondità.
Estensione orizzontale delle radici
L'80% dell'apparato radicale si trova al di fuori della proiezione orizzontale della chioma.
Allelopatia
Gli essudati radicali di un albero possono dar problemi alle radici dell'albero vicino, pur appartenendo alla stessa specie e alla stessa varietà. Normalmente, tenendo contenute le dimensioni, il problema non si manifesta poiché tutto il suolo è occupato da alberi ma ogni albero ha il suo spazio vitale.
Ciclo vegetativo annuo degli apparati radicali
Può essere rappresentato da un grafico che riporti sulle ascisse il tempo (anno solare) e sulle ordinate l'attività (cm/mm) e cioè la lunghezza se consideriamo il capillizio (è in struttura primaria → si allunga) e il calibro se consideriamo le branche radicali (sono in struttura secondaria → si accrescono di calibro).
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Geometria (prima parte)
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Diritto Costituzionale, Parte Prima
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Ecologia prima parte
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Igiene - prima parte