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Diritto della previdenza sociale

Anno accademico 2011/2012

4o anno, 2o semestre

Appunti tratti dalla trascrizione delle registrazioni delle lezioni periodo 28/02/12-18/05/12

Lavoro svolto da Alberto Vadala’ matr. 097673 Luiss Guido Carli

Introduzione e modelli ordinamentali

La lezione è tenuta dal dott. Zumbo, assistente del dott. Proia. Il manuale è Lezione di diritto della previdenza sociale del prof. Pessi in alternativa al manuale Diritto della previdenza sociale di Persiani. Nel manuale noterai che c’è una parte storica iniziale che è più una lettura che una parte da studiare tuttavia se non leggi la parte storica non capirai nulla.

Questa è una materia estremamente tecnica, non è discorsiva ma è molto dettagliata e quindi è particolarmente importante innanzitutto studiare volta per volta e venire a lezione: la frequenza è fondamentale per la buona riuscita dell’esame perché essendo la materia molto ostica nella lezione saranno rese molto più discorsive le tematiche oggetto di esame e combinando dei buoni appunti con un buono studio del manuale avrai certamente un ottimo successo all’esame. Avendo tu già fatto diritto tributario sei molto avvantaggiato per questa materia perché il diritto della previdenza sociale ha molti ambiti in comune con il diritto tributario tanto che qualcuno addirittura l’ha assimilata per certi versi al diritto tributario.

A che cosa serve la previdenza sociale?

Il nucleo fondamentale della previdenza sociale è rispondere a dei bisogni, in particolare la previdenza sociale è garantire al soggetto protetto un reddito sostitutivo del reddito perduto a causa di un evento generatore del bisogno. Schema tipico: infortunio sul lavoro. Si crea un bisogno nel soggetto infortunato perché non può più produrre reddito da lavoro ed è proprio questo il tema fondamentale: io normalmente come lavoratore produco reddito da lavoro, c’è un evento che può essere patologico (infortunio sul lavoro) o fisiologico (vecchiaia) a seguito del quale il soggetto protetto (il lavoratore) non è più in grado temporaneamente o in modo definitivo, parzialmente ovvero in modo totale di produrre reddito da lavoro.

A questo punto si realizza l’evento protetto, protetto perché c’è una sostituzione integrale o parziale del reddito da lavoro perduto con una cosa che in un caso capitato al dott. Zumbo di recente si configura come una indennità temporanea per il lavoratore per cui per i 40 giorni (prognosi data al lavoratore infortunato) in cui non potrà produrre reddito da lavoro ci sarà un soggetto terzo (l’ente previdenziale per gli infortuni sul lavoro è l’INAIL) che erogherà una prestazione previdenziale in questo caso temporanea sostitutiva del reddito da lavoro perduto. Capito questo meccanismo hai capito quasi tutto della previdenza sociale.

Quando nasce la previdenza sociale? È recente o antica?

Questa materia è una materia in cui è importante la storia ed è importante sapere qualcosa sulla società. Fino all’Ottocento c’era una economia agricola, il modello economico di riferimento era un modello agricolo in Italia soprattutto. Salvo pochissime esperienze del ‘700 in Italia si contrapponevano due sistemi economici: per un verso nelle città c’era un sistema in cui l’economia era incentrata sul commercio, per altro verso era incentrata sulla finanza come a Firenze dove c’erano le banche dove i Medici con i contanti, con i cash che i re invece non avevano perché avevano le terre erano in grado di decidere i destini delle dinastie europee.

C’era Venezia che aveva il monopolio di tutto il commercio con l’oriente, c’erano queste piccole entità cittadine che hanno fatto il Rinascimento e che hanno reso questo Paese un Paese straordinario dal punto di vista artistico e culturale ma se andiamo alle categorie marxiane cioè ai mezzi di produzione allora salvo queste fattispecie singole delle città del nord e del centro Italia l’economia italiana era una economia agricola così com’era una economia agricola sostanzialmente quella di quasi tutti gli Stati della Europa continentale e del Regno Unito.

In questo modello economico c’è bisogno della previdenza sociale? No perché l’appezzamento di terra produce prodotti stabilmente e perché in ogni caso la struttura sociale e familiare che si occupa dell’appezzamento di terra può garantire quando un individuo è anziano o ha un infortunio il suo sostentamento e poi c’è un altro fattore da considerare e cioè che l’aspettativa di vita non era così ampio, non ci si poneva quasi il problema perché gli individui deboli della catena erano a carico della famiglia stessa: il figlio che aveva un handicap (premesso che probabilmente non sarebbe sopravvissuto per la mancanza di mezzi sanitari adeguati) così come il soggetto che stava arando con i buoi e aveva subito un infortunio, questi soggetti, i cosiddetti outsider del ciclo economico agricolo erano protetti in modo intrinseco dalla struttura economica sociale di quell’epoca.

Quand’è allora che comincia a crearsi la storia della previdenza sociale?

Ovviamente con la rivoluzione industriale perché si distrugge un modello economico che dava un sostegno implicito agli outsider (cioè ai soggetti bisognosi) e si crea invece un modello economico che crea dei bisogni nuovi, che crea delle istanze di tutela nuove. Nel modello agricolo è vero che i mezzi di produzione sono detenuti normalmente da un soggetto latifondista tuttavia questa proprietà del mezzo di produzione è abbastanza diffusa perché normalmente il proprietario del terreno - con forme di sfruttamento più o meno ampio della mano d’opera - consente a quei soggetti di godere in tutto o in parte dei frutti della terra e quindi nella peggiore delle ipotesi mangi i frutti della terra anche in situazioni di profonde crisi economiche e sociali mentre quelli che stavano in città morivano di fame.

Questo ti fa capire cosa cambia con l’inurbamento, cosa cambia con il passaggio ad un modello industriale: questa è la rivoluzione industriale quando si creano nuovi mezzi di produzione che consentono una produzione di massa e si crea la scissione marxiana tra il titolare del mezzo di produzione (il capitalista, l’industriale) e quello che ora si chiama risorsa umana. Una volta si parlava di personale e di capo del personale mentre oggi si parla di capo della funzione HR (human resources) perché è una risorsa, l’uomo è una risorsa tanto quanto la lana, il carbone, l’acqua, la corrente elettrica e come tale viene considerato cioè come un ulteriore elemento del ciclo produttivo, un elemento importante certamente perché erano lavorazioni Labour intensive cioè ad alta intensità di mano d’opera.

Il lavoro dell’avvocato non è Labour intensive ma comporta un lavorio intellettuale mentre le attività Labour intensive comportano un grande utilizzo di mano d’opera perché non c’era l’apporto tecnologico che abbiamo ora, sì è vero c’era il telaio meccanico e non c’era più il telaio a mano però c’era sempre bisogno di una grande quantità di mano d’opera. Questi lavoratori sono più forti o più deboli rispetto al precedente modello economico? Sono più deboli perché si crea una nuova classe sociale ovvero sia il proletariato. Il proletario è chi non ha il capitale cioè chi non è proprietario dei mezzi di produzione, il prestatore di lavoro.

Si viene così a creare il proletariato: il lavoratore è una risorsa e si viene a creare quello scambio per cui io ti do una prestazione lavorativa che metto a tua disposizione e tu in cambio mi dai la retribuzione, è un contratto a prestazioni corrispettive, un vincolo sinallagmatico che costituisce il carattere intrinseco del rapporto di lavoro (prestazione e contro prestazione).

Perché nasce il diritto sindacale?

Innanzitutto va detto che l’interesse collettivo è l’interesse di un gruppo omogeneo che vanta gli stessi interessi mentre generale è di tutti e questa è una differenza importante perché ci torneremo dopo. In una condizione in cui la domanda di lavoro è altissima il capitalista dà un salario molto basso e il datore di lavoro, il capitalista può abbassare al minimo il valore della contro prestazione perché troverà sempre qualcuno che anche solo per un tozzo di pane andrà a lavorare per lui.

Si crea così un Black out perché a un certo punto si viene a creare quella che Marx chiama la coscienza di classe cioè cominciano a percepire sé stessi come una collettività unitaria e cominciano a contrapporsi realizzando forme di autotutela collettiva scioperando, l’unica arma che hanno i lavoratori effettiva, sostanziale è lo sciopero perché scioperando il capitalista non può produrre ergo non può realizzare il suo interesse economico e questo ci porta al diritto sindacale che all’inizio è un concordato di tariffa. E in tutto ciò la previdenza sociale si colloca come una costola, come una seconda colonna della tutela di questi interessi collettivi perché in questa coscienza di classe c’è anche un’altra percezione e cioè che cosa succede se uno di noi fa un incidente sul lavoro per cui non può lavorare per un mese?

Questo però bada bene perché il primo livello è Dammi i soldi, questa è una idea già più sofisticata cioè si dice: di fronte a qualcosa che ci impedisce temporaneamente o definitivamente di produrre reddito da lavoro, visto che non ho altre fonti di reddito, l’unica mia fonte di reddito è il salario, come faccio a tutelarmi rispetto a questo evento generato di bisogno?

Si realizzano così le prime forme di previdenza, le casse, e mese per mese una parte del salario il lavoratore lo metteva in questa cassa per l’eventualità in cui mi succeda qualcosa (se per esempio mi infortunio, sono malato ecc.). Pensiamo alle cooperative di tassisti con riferimento alle quali si potrebbe pensare che servano a fare semplicemente da collegamento tra cliente e taxi e invece non è così perché le cooperative garantiscono ai tassisti le macchine sostitutive e quindi la cooperativa ha di suo X macchine che sono a disposizione dei tassisti per l’eventualità in cui la sua autovettura sia incidentata e per garantire questa vettura la cooperativa richiede una quota annuale per cui non pensare che siano cose così trascendentali e lontane da noi perché anche i tassisti realizzano così la loro forma di previdenza ed è una tutela collettiva, non c’entra lo stato.

Ecco, questo sistema che c’è nel 2012 c’era anche tra la metà e la fine dell’Ottocento. Il sistema mutualistico è un sistema basic, non elaborato ed il suo non essere elaborato comporta delle criticità:

  • Prima criticità: è un sistema volontario per cui se vuoi partecipi, se non vuoi non partecipi;
  • Seconda criticità: è un sistema che intrinsecamente non può garantire un’assoluta stabilità finanziaria.

Il sistema previdenziale deve essere finanziariamente sostenibile, qualcuno deve pagare per finanziare questo sistema e questo finanziamento deve essere in grado di finanziare in modo ragionevole (quindi non in deficit) le prestazioni. Il sistema delle mutue era un sistema debole perché la popolazione di riferimento era una popolazione limitata e perché parallelamente non era stabile sotto il profilo finanziario perché se non si congiungeva in modo attento la contribuzione di quei soldi che mese per mese metto e le prestazioni date (rapporto contributi/prestazioni), se non sto molto attento a questa contribuzione e per esempio erogo più di quanto possa fare in base ai finanziamenti che ho la cassa muore perché spendo in termini di prestazioni più di quanto ricevo in termini di contributi.

Ma lo stato nella previdenza entra ad un certo punto, perché? Perché ad un certo punto questo sistema di interesse collettivo fa il salto ad interesse generale (ricorda la differenza tra interesse collettivo e generale? Perché ad un certo punto quello che è interesse collettivo dallo stato viene consacrato come interesse generale?

È un problema di carattere storico. Nel 1870 la Russia diventa una potenza molto forte dal punto di vista militare e l’esercito Prussiano (in quel momento il cancelliere era Bismarck) arriva alle porte di Parigi e nell’arco di un mese l’aveva bombardata. A Parigi si forma la comune cioè i cittadini francesi di Parigi combattono i prussiani che si bloccano, ci vollero mesi e mesi per debellare questa levée en masse (controlla il termine francese). Ad un certo punto lo stato liberale percepisce che c’è una entità che può mettere a rischio l’esistenza dello stesso stato liberale, cioè Bismarck dice: metti che gli operai o i contadini prussiani facciano lo stesso da me, io che faccio? Se mi fanno questo giochetto a me l’ordine costituito salta per cui essendo uomo intelligente dice: o noi veniamo a patti con questi soggetti che sono forti, sono potenti, sono in grado di mettere in forse l’intera struttura dell’ordine sociale e quindi devo fare delle concessioni a questi soggetti ed una delle concessioni principali fatte a questi soggetti è l’istituzione di garanzie previdenziali generalizzate.

Il nucleo iniziale e fondante della previdenza sociale, la matrice della previdenza sociale è l’infortunio sul lavoro, la prima forma di assicurazione sociale (questo è molto importante) è l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro che viene seguita da una serie di leggi che istituiscono forme di assicurazione sociale anche per altre fattispecie come appunto la vecchiaia.

Come funziona questo sistema?

Questo è il sistema bismarckiano (una delle domande di esame), un sistema che si definisce altresì corrispettivo. Sono tre le domande che ti devi porre parlando dei modelli ordinamentali (la tipica domanda con cui si inizia l’esame è mi parli dei modelli ordinamentali il primo dei quali è il modello bismarckiano) sono:

  1. Chi protegge questo sistema? Chi è il referente in termini di benefici previdenziali di questo modello?
  2. Chi finanzia questo modello?
  3. Che tipo di prestazione dà questo modello?

Il soggetto protetto dal sistema bismarckiano è il lavoratore mentre non è soggetto protetto il cittadino non lavoratore. Il sistema Bismarckiano nella sua matrice originaria non è rivolto al lavoratore in generale ma è rivolto all’operaio perché la matrice di riferimento del modello previdenziale Bismarckiano è l’operaio che è il soggetto protetto e non l’impiegato perché l’operaio è il protagonista della lotta di classe, è l’operaio il soggetto rispetto al quale bisogna stare attenti, da cui ci si deve guardare ed è l’operaio il soggetto protetto da questo sistema.

Ma i vantaggi di questo sistema sono soltanto per lo stato perché garantisce la sua sopravvivenza e per l’operaio o c’è un vantaggio anche per il datore di lavoro? Dall’assicurazione per l’infortunio sul lavoro c’è un vantaggio per il datore di lavoro? Il grande patto che fanno lavoratori, datori di lavoro e stato nel sistema previdenziale rispetto ad esempio all’infortunio sul lavoro che come detto è la fattispecie matrice è il seguente: io datore di lavoro pago allo stato un premio, se si verifica un infortunio lo stato paga al lavoratore una indennità e dunque in caso di infortunio il lavoratore non potrà fare azione di responsabilità civile nei confronti del datore di lavoro.

INAIL: Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, è come per la RC auto, il principio è lo stesso. Se c’è infortunio sul lavoro salvo il caso in cui l’infortunio sul lavoro dipende da reato (ipotesi in cui lo stato paga ma poi chiede i soldi al datore di lavoro e gli fa chiudere la fabbrica) ma nella sua patologia fisiologica c’è una transazione generale tra stato, impresa e lavoratori, c’è un patto anche un po’ sotto braccia perché non è un patto proprio chiaro ma è un patto che si verifica per patti concludenti: io pago il premio (si chiama premio e non contributo) a fronte del quale se si verifica un infortunio il lavoratore ha il pagamento di una indennità ed il lavoratore è integralmente soddisfatto da questa forma di indennità data dall’ente previdenziale per cui non può far valere nulla nei confronti del datore di lavoro salvo l’ipotesi in cui l’infortunio sia dovuto a reato e dunque l’ente previdenziale comunque paga ma poi si rivarrà sul datore di lavoro al quale saranno irrogate anche una serie di sanzioni.

Ecco quindi che in realtà c’è un interesse anche del datore di lavoro al pagamento di questo contributo perché a fronte di questo contributo io mi sento tranquillo per tutti gli infortuni io datore di lavoro non dovrò andare in tribunali a difendersi dalla causa intentata dal lavoratore per il risarcimento dei danni ma io pago questa somma e mi disinteresso della vicenda.

Chi lo finanzia? Lo finanzia i contributi del datore di lavoro ed anche dei lavoratori: datore di lavoro e lavoratore sono i soggetti

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albertovadala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della previdenza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Proia Giampiero.
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