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Sono, al momento, esclusi dal campo di applicazione della riforma operata con il d. lgs. n.252/2005 i dipendenti delle seguenti

Pubbliche Amministrazioni (ai quali continua ad applicarsi la disciplina del d. lgs. n.124/1993):

 amministrazioni dello Stato, compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative;

 aziende e amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo

 regioni, province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni;

 istituzioni universitarie (università statali e istituto universitario di scienze motorie/ex Isef)

 istituti autonomi case popolari;

 camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;

tutti gli enti pubblici non economici nazionali (ad es. Inps, Inpdap, Ipsema), regionali e locali;

 amministrazioni, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale;

 Aran (agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni);

 agenzie fiscali

Forme pensionistiche complementari

Introduzione

Le forme pensionistiche complementari sono forme di previdenza finalizzate a erogare una pensione aggiuntiva a quella erogata dagli

Istituti di previdenza obbligatoria. Tali forme sono autorizzate e sottoposte alla vigilanza di una Autorità pubblica, la Commissione di

vigilanza sui fondi pensione (COVIP).

Sono forme pensionistiche complementari: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i piani individuali pensionistici e i

fondi pensione preesistenti, istituiti anteriormente al novembre 1992.

Le forme pensionistiche complementari si distinguono anche in collettive e individuali, in base alle modalità istitutive. Nelle forme

collettive l’adesione viene contrattata a livello collettivo e riguarda un gruppo di lavoratori individuati in base all’appartenenza ad

una determinata azienda, gruppo di aziende, comparto o settore produttivo; nelle forme individuali invece l’adesione avviene su base

rigorosamente individuale a prescindere dal tipo di attività prestata e dall’esercizio o meno di attività lavorativa.

Le forme collettive sono attuate mediante:

1. I fondi pensione di natura negoziale istituiti per effetto di un contratto o accordo collettivo di lavoro anche aziendale

2. I fondi istituiti o promossi dalle regioni

3. I fondi aperti che ricevono adesioni collettive

4. I fondi istituiti dalle casse professionali privatizzate

5. I fondi preesistenti

Le forme individuali sono attuate mediante adesione individuale a fondi pensione aperti o mediante piani pensionistici individuali.

Fondi pensione chiusi o negoziali

I fondi pensione negoziali nascono da contratti o accordi collettivi anche aziendali che individuano l’area dei destinatari cioè i

soggetti ai quali il fondo si rivolge sulla base dell’appartenenza ad un determinato comparto, impresa o gruppo di imprese o ad un

determinato territorio (es. regione o provincia autonoma).

L’attività del fondo pensione negoziale consiste essenzialmente nella raccolta delle adesioni e dei contributi, nell’individuazione

della politica di investimento delle risorse la cui attuazione viene affidata a soggetti esterni specializzati nella gestione finanziaria e

nella erogazione delle prestazioni.

Il fondo pensione negoziale è un soggetto giuridico autonomo dotato di organi propri: l’assemblea, gli organi di amministrazione e

controllo e il responsabile del fondo che, in genere, coincide con il direttore generale.

L’assemblea è formata da rappresentanti degli iscritti (più raramente, e solo nei fondi preesistenti, da tutti gli associati). Gli organi di

e controllo sono costituiti per metà dai rappresentanti dei lavoratori iscritti e per l’altra metà dai rappresentanti dei

amministrazione

datori di lavoro. I componenti degli organi di amministrazione e controllo e il responsabile del fondo devono essere in possesso di

specifici requisiti di professionalità e onorabilità. Per lo svolgimento di alcune attività, il fondo pensione negoziale si avvale di

soggetti esterni alla sua struttura. Così, ad esempio, la gestione delle risorse finanziarie è affidata a soggetti specializzati (banche,

società di intermediazione mobiliare, compagnie di assicurazione, società di gestione del risparmio); le risorse del fondo sono

depositate presso la banca depositaria; le pensioni sono generalmente erogate da una compagnia di assicurazione.

Fondi pensione aperti

I fondi pensione aperti sono istituiti direttamente da banche, società di intermediazione mobiliare, compagnie di assicurazione e

società di gestione del risparmio. Nell’ambito del patrimonio della società che li istituisce, i fondi pensione aperti costituiscono un 2

patrimonio separato ed autonomo finalizzato esclusivamente all’erogazione delle prestazioni previdenziali. L’adesione ai fondi aperti

può avvenire in forma collettiva o individuale.

Si ha adesione in forma collettiva a un fondo pensione aperto quando la fonte istitutiva della forma pensionistica complementare,

invece di decidere di istituire uno specifico fondo pensione negoziale, sceglie uno o più fondi aperti come strumento per la

realizzazione dell’obiettivo previdenziale.

La gestione finanziaria del fondo aperto è svolta generalmente dalla stessa società che lo ha istituito.

La banca depositaria, come per i fondi negoziali, deve essere un soggetto esterno. Il responsabile del fondo aperto svolge la propria

attività in modo autonomo rispetto alla società che ha istituito il fondo aperto e ha il compito di verificare che la gestione avvenga

nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti. L’interesse degli aderenti è tutelato anche

dall’organismo di sorveglianza. Tale organismo ha il compito di controllare che l’amministrazione e la gestione del fondo avvengano

in modo regolare e funzionale alle esigenze degli aderenti. La composizione dell’organismo di sorveglianza varia in funzione della

tipologia di fondo pensione aperto. Possono farne parte rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro quando le adesioni al fondo

avvengono su base collettiva

Piani individuali pensionistici

Sono forme pensionistiche individuali realizzate attraverso la sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita con finalità

previdenziale.

Le regole che disciplinano il rapporto con l’iscritto sono contenute, oltre che nella polizza assicurativa, in un apposito regolamento,

direttive della COVIP e dalla stessa autorizzato al fine di garantire all’aderente gli stessi diritti e prerogative delle

redatto in base alle

altre forme pensionistiche complementari.

Così come stabilito per le altre forme pensionistiche, le risorse finanziarie accumulate mediante tali contratti costituiscono patrimonio

autonomo e separato. Analogamente ai fondi pensione aperti, inoltre, è prevista la figura del responsabile della forma pensionistica

che ha il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e

contratti.

Fondi pensione preesistenti

I fondi pensione preesistenti sono forme pensionistiche complementari già istituite alla data del 15 novembre 1992 che presentano

caratteristiche peculiari rispetto ai fondi istituiti successivamente (come ad esempio la possibilità di gestire direttamente le risorse

senza ricorrere a intermediari specializzati). Con il decreto n. 62 del 10 maggio 2007 sono state emanate le norme di adeguamento

alla disciplina del d.lgs. 252/2005. L’adesione a questa tipologia di fondo avviene su base collettiva e l’ambito

dei fondi preesistenti

dei destinatari è individuato dagli accordi o contratti aziendali o interaziendali.

Scelta sulla destinazione del TFR

Dal 1° gennaio 2007 ciascun lavoratore dipendente, ad eccezione dei lavoratori domestici e dei dipendenti delle pubbliche

amministrazioni elencate nella sezione ‘Lavoratori interessati’, può scegliere di destinare il proprio TFR maturando, cioè futuro, alle

forme pensionistiche complementari oppure di mantenerlo presso il datore di lavoro. Per i lavoratori già assunti alla data del 31

dicembre 2006 il termine per effettuare la scelta è scaduto il 30 giugno 2007; per i lavoratori assunti in data successiva, il termine

scade dopo sei mesi dall’assunzione.

Non deve scegliere il lavoratore che già in data antecedente al 1 gennaio 2007 aderiva a un fondo pensione versando integralmente il

TFR La scelta sulla destinazione del TFR deve essere effettuata compilando il modulo TFR 2 allegato al decreto del Ministero del

lavoro 30 gennaio 2007 che deve essere consegnato dal lavoratore, compilato e sottoscritto, al datore di lavoro. Il modulo TFR

2 dovrà essere compilato dai lavoratori assunti dopo il 31.12.2006, che non abbiano già espresso una scelta in merito alla

destinazione del Tfr in relazione a una precedente attività lavorativa.

Se entro il termine di sei mesi dalla data di assunzione il lavoratore non consegna il modulo al datore di lavoro si realizza

un’adesione automatica ai fondi pensione tramite il meccanismo del tacito conferimento del TFR, (silenzio assenso).

In relazione alla data di assunzione e all’anzianità contributiva maturata presso gli enti di previdenza obbligatoria si aprono diverse

possibilità di scelta per i lavoratori.

Lavoratori assunti entro il 31 dicembre 2006

Per i lavoratori già assunti alla data del 31 dicembre 2006 il termine per effettuare la scelta sulla destinazione del TFR è scaduto il

30 giugno 2007

 Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro

 Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza

complementare

Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro

I lavoratori che hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro potranno in qualunque momento revocare tale scelta

decidendo di conferire il TFR maturando ad una forma di previdenza complementare prescelta. La successiva determinazione del

lavoratore di destinare il TFR maturando può essere comunicata al datore di lavoro in forma scritta, senza la necessità di utilizzare 3

alcun modulo ministeriale.

ATTENZIONE: Per i lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di non destinare il TFR ad una

forma pensionistica complementare, mantenendolo dunque secondo il regime di cui all’articolo 2120 c.c., il datore di lavoro

continuerà ad accantonare il TFR sulla base del predetto regime, ferma restando la possibilità da parte del lavoratore di

rivedere, in ogni momento, la scelta effettuata e conferire il TFR maturando ad una forma pensionistica complementare.

Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l’intero TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai

dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste

dall’art. 2120 cod. civ. Il versamento del TFR al fondo verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello

della consegna del modulo da parte del lavoratore al datore di lavoro stesso e riguarderà anche le somme maturate dal 1° gennaio

2007 fino al versamento. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a

quanto accadeva fino al 31.12.2006; l’interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro.

Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare

I lavoratori che hanno già scelto di aderire con modalità tacita o esplicita alla previdenza complementare non possono più revocare

di riscatto della posizione presso il FP) anche nell’eventualità che dopo il 30 giugno

tale scelta che rimane efficace (salvo il caso

2007 instaurino un nuovo rapporto di lavoro.

In occasione della nuova assunzione i lavoratori interessati avranno sei mesi di tempo decorrenti dalla data di assunzione per

comunicare al nuovo datore di lavoro a quale forma pensionistica complementare intendono destinare il loro TFR maturando ed,

eventualmente, la misura del TFR da destinare alla previdenza complementare. In particolare, per quanto attiene a tale ultimo profilo,

se, in relazione a precedenti rapporti di lavoro, i lavoratori di prima iscrizione a previdenza obbligatoria in data antecedente al 29

avevano scelto di destinare alla forma di previdenza complementare prescelta non l’intero TFR

aprile 1993 bensì la percentuale

prevista dal contratto collettivo , potranno scegliere di versare al fondo pensione al quale accedono in relazione alla nuova attività

lavorativa, in alternativa al 100% del TFR, la percentuale prevista dagli accordi collettivi che trovano applicazione in base al nuovo

rapporto di lavoro. Gli effetti di tale scelta retroagiranno, in questo caso, alla data di assunzione. Tale scelta dovrà essere comunicata

al datore di lavoro in forma scritta, senza la necessità di utilizzare alcun modulo ministeriale.

Se entro il semestre decorrente dalla data di nuova assunzione tali lavoratori non comunicheranno alcuna scelta al nuovo datore di

lavoro, si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR. In questa ipotesi il datore di lavoro trasferisce,

al termine dei sei mesi dalla data di nuova assunzione, il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o

contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale. Tale accordo, ove presente,

deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale.

Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il

lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro:

1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior

numero di lavoratori dell’azienda.

2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il

TFR futuro ad un’apposita forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS, denominata FONDINPS, alla quale si

applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme pensionistiche complementari.

FONDINPS non va confuso con il Fondo per l’erogazione del TFR gestito dall’Inps, al quale affluisce a decorrere dal 1° gennaio

2007 il TFR dei lavoratori dipendenti da aziende con almeno 50 dipendenti che hanno deciso di non destinare il TFR ad una forma di

previdenza complementare. Tale ultimo fondo infatti funziona con le stesse regole previste dall’art.2120 cod. civ. per il TFR.

FONDINPS, invece, è una vera e propria forma pensionistica complementare cui affluisce il TFR di quei lavoratori che non hanno

presentato al datore di lavoro alcuna dichiarazione in merito alla destinazione del TFR e che non hanno un fondo pensione negoziale

di riferimento. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al

lavoratore, che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione, le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla

quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore

Iscritti alla previdenza obbligatoria in data successiva al 28 aprile 1993

Tali lavoratori, che non versano ancora il TFR ad una forma pensionistica complementare, possono scegliere attraverso la

compilazione del modulo TFR 2-Sezione 1 di:

 destinare il TFR futuro alla forma pensionistica complementare prescelta. Fermo restando che il Tfr destinato a

l’effettivo versamento

previdenza complementare è quello che matura dal periodo di paga in corso al momento della scelta,

delle somme al fondo pensione avverrà con i tempi e i modi previsti dalle fonti istitutive. Per i lavoratori di aziende con

almeno 50 addetti, il TFR che matura dall’assunzione al momento della scelta di devoluzione a una forma pensionistica

complementare è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo

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Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall’art.2120 cod. civ. Per il

lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al

31.12.2006; l’interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro.

 Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l’intero TFR è

mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro .

trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo tesoreria), gestito,

per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall’art.2120 cod. civ. Il versamento del TFR al

fondo verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello della consegna del modulo da parte del

lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al

non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al 31.12.2006; l’interlocutore del

Fondo Tesoreria,

lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro.

ATTENZIONE:

Per i lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di non destinare il TFR ad una forma

pensionistica complementare, mantenendolo dunque secondo il regime di cui all’articolo 2120 c.c., il datore di

lavoro continuerà ad accantonare il TFR sulla base del predetto regime, ferma restando la possibilità da parte del

lavoratore di rivedere, in ogni momento, la scelta effettuata e conferire il TFR maturando ad una forma

pensionistica complementare.

Se entro sei mesi dalla data di assunzione, il lavoratore non esprime alcuna indicazione relativa alla destinazione del TFR utilizzando

il modulo citato, si realizzano gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore viene interpretato come

manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. La legge prevede che in tale caso il datore di lavoro

trasferisca, al termine dei sei mesi dalla data di assunzione, il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o

contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con accordo aziendale, ove presente. Tale accordo deve

essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 dipendenti ,

il TFR maturato nel semestre di scelta è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore

privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall’art.2120 cod. civ.

Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il

lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro:

1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior

numero di lavoratori dell’azienda.

2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il

TFR futuro ad un’apposita forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS, denominata FONDINPS, alla quale si

applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme pensionistiche complementari.

FONDINPS non va confuso con il Fondo per l’erogazione del TFR gestito dall’Inps, al quale affluisce a decorrere dal 1° gennaio

2007 il TFR dei lavoratori dipendenti da aziende con almeno 50 dipendenti che hanno deciso di non destinare il TFR ad una forma di

previdenza complementare. Tale ultimo fondo infatti funziona con le stesse regole previste dall’art.2120 cod. civ. per il TFR.

FONDINPS, invece, è una vera e propria forma pensionistica complementare cui affluisce il TFR di quei lavoratori che non hanno

presentato al datore di lavoro alcuna dichiarazione in merito alla destinazione del TFR e che non hanno un fondo pensione negoziale

di riferimento. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al

lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla

quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore.

Lavoratori che hanno già scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare in relazione a

precedenti rapporti di lavoro

I lavoratori che hanno già scelto di aderire con modalità tacita o esplicita alla previdenza complementare non possono più revocare

anche nell’eventualità che

tale scelta che rimane efficace (salvo il caso in cui riscattino la posizione maturata presso il FP)

instaurino un nuovo rapporto di lavoro.

In occasione della nuova assunzione i lavoratori interessati avranno sei mesi di tempo decorrenti dalla data di assunzione per

comunicare al nuovo datore di lavoro a quale forma pensionistica complementare intendono destinare il loro TFR maturando. Gli

effetti di tale scelta retroagiranno in questo caso alla data di assunzione. Tale scelta dovrà essere comunicata al datore di lavoro in

forma scritta, senza la necessità di utilizzare alcun modulo ministeriale.

Se entro il semestre decorrente dalla data di nuova assunzione tali lavoratori non comunicheranno alcuna scelta al nuovo datore di

lavoro, si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR. In questa ipotesi il datore di lavoro trasferisce,

al termine dei sei mesi dalla data di nuova assunzione, il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o

contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata da un diverso accordo aziendale, ove presente. Tale diverso 5

accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale.

Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il

lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro:

1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior

numero di lavoratori dell’azienda.

2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il

TFR futuro ad un’apposita forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS, denominata FONDINPS, alla quale si

applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme pensionistiche complementari.

del TFR gestito dall’Inps, al quale affluisce a decorrere dal 1° gennaio

FONDINPS non va confuso con il Fondo per l’erogazione

2007 il TFR dei lavoratori dipendenti da aziende con almeno di 50 dipendenti che hanno deciso di non destinare il TFR ad una forma

fondo infatti funziona con le stesse regole previste dall’art.2120 cod. civ. per il TFR.

di previdenza complementare. Tale ultimo

FONDINPS, invece, è una vera e propria forma pensionistica complementare cui affluisce il TFR di quei lavoratori che non hanno

presentato al datore di lavoro alcuna dichiarazione in merito alla destinazione del TFR e che non hanno un fondo pensione negoziale

di riferimento. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al

lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla

quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore

Iscritti alla previdenza obbligatoria in data anteriore al 29 aprile 1993

Tali lavoratori dovranno compilare il modulo TFR2 Sez 2 nel caso in cui siano ad essi applicati accordi o contratti collettivi che

prevedano la possibilità di conferire il TFR; in caso contrario, dovranno compilare la sezione 3.

Tali lavoratori possono scegliere di:

 . Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l’intero TFR è

mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro

trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo tesoreria), gestito,

per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall’art.2120 cod. civ. Il versamento del TFR al

fondo verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello della consegna del modulo da parte del

lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al

non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al 31.12.2006; l’interlocutore del

Fondo Tesoreria,

lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro.

ATTENZIONE:

Per i lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di non destinare il TFR ad una forma

pensionistica complementare, mantenendolo dunque secondo il regime di cui all’articolo 2120 c.c., il datore di

lavoro continuerà ad accantonare il TFR sulla base del predetto regime, ferma restando la possibilità da parte del

lavoratore di rivedere, in ogni momento, la scelta effettuata e conferire il TFR maturando ad una forma

pensionistica complementare.

 destinare il TFR futuro alla forma pensionistica complementare prescelta nella misura prevista dagli accordi o dai

contratti collettivi (nel caso della sezione 2) o, laddove non vi sia tale previsione (nel caso della sezione 3), in misura

La quota residua del TFR rimarrà presso il datore di lavoro o, qualora l’azienda occupi almeno 50

non inferiore al 50%.

addetti, sarà trasferita dal datore di lavoro al Fondo Tesoreria, che assicura le stesse prestazioni previste dall’art.2120 cod.

civ. Il versamento del TFR residuo al Fondo Tesoreria verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo

a quello della consegna del modello da parte del lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione.

Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva

fino al 31.12.2006; l’interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro.

 destinare il TFR futuro nella misura del 100% alla forma pensionistica complementare prescelta. Fermo restando

che il Tfr destinato a previdenza complementare è quello che matura dal periodo di paga in corso al momento della scelta,

l’effettivo versamento delle somme al fondo pensione avverrà con i tempi e i modi previsti dalle fonti istitutive. Per i

lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, il TFR che matura dall’assunzione al momento della scelta di devoluzione a

per l’erogazione del TFR ai dipendenti

una forma pensionistica complementare è trasferito dal datore di lavoro al Fondo

del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall’INPS, che assicura le stesse prestazioni previste

dall’art.2120 cod. civ. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto

a quanto accadeva fino al 31.12.2006; l’interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro. 6


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in operatore dei servizi giuridici
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della sicurezza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Avio Alberto.

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