Presidente di assemblea
Ciascuna Camera ha un Presidente di assemblea. Il Presidente è titolare di una serie di funzioni che sono talvolta richiamate dalla Costituzione. Ad esempio, all’art. 63, il Presidente della Camera presiede il Parlamento in seduta comune. All’art. 86 si cita il Presidente del Senato nella funzione di supplente del Presidente della Repubblica in caso di impedimento temporaneo. All’art. 88, comma 1, si dice che il Presidente della Repubblica deve sentire i Presidenti di Camera e Senato prima di un eventuale scioglimento anticipato delle Camere. La maggior parte delle funzioni è indicata all’interno dei due regolamenti. È difficile fare un elenco di queste funzioni perché ogni aspetto della vita di un ramo del Parlamento è disciplinato dalla figura del Presidente di assemblea.
Quando è stata scritta la Costituzione e in generale nelle democrazie occidentali, il presidente di assemblea si ispira a due modelli teorici che poi hanno trovato il loro inveramento pratico: uno nello speaker della Camera dei Comuni del Regno Unito e l'altro nello speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.
Modelli di presidente di assemblea
Lo speaker della Camera dei Comuni (ora questo discorso dal 2005 vale anche per il lord speaker della Camera dei Lord) fornisce l’esempio concreto di un modello di presidente di assemblea neutro; è cioè una figura imparziale che garantisce la correttezza procedurale all’interno dell’assemblea. Questo fa sì che chi viene eletto Presidente di assemblea esce dalla politica attiva, si tira fuori dal dibattito politico.
Esattamente all’opposto è la figura dello speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Infatti, quest’ultimo è il modello politico di Presidente di Assemblea, poiché è uno dei maggiori leader del partito di maggioranza e conserva il suo ruolo di leadership politica, a cui aggiunge poteri molto forti in assemblea (ad esempio, assegna progetti di legge in assemblea). Visto il sistema politico statunitense, il ruolo a sua volta politico del Presidente di Assemblea è particolarmente rilevante perché abbiamo già ricordato che negli U.S.A il mandato presidenziale dura 4 anni e però ogni 2 anni ci sono le elezioni di mid-term che comportano un rinnovo significativo della Camera; può quindi accadere che un Presidente degli Stati Uniti si trovi una maggioranza contraria all’interno della Camera dei Rappresentanti. Per il presidente degli Stati Uniti è fondamentale avere uno speaker del suo stesso partito perché uno speaker del partito antagonista potrebbe essere un ostacolo insormontabile.
Tendenzialmente abbiamo questi due modelli: il Presidente di Assemblea neutro o il Presidente di Assemblea uomo della maggioranza.
Il ruolo in Italia
Per quello che riguarda l’Italia, all’atto della formazione del Regno d’Italia, il presidente della Camera e del Senato hanno un forte legame con la maggioranza. Il Presidente di Assemblea partecipa al dibattito politico, addirittura si esprime a favore o contro a determinati pronunciamenti dell’assemblea (in particolare le leggi), esercita il diritto di voto e si arriverà in certi casi a episodi in cui il Presidente si dimette poiché una proposta del Governo non è stata accolta (a causa della vicinanza del presidente di assemblea alla maggioranza politica particolarmente significativa). Crispi, allora presidente della Camera, cancella il suo nome dall’elenco dei votanti; quindi, dal 1877 il presidente di Camera e Senato non voterà più, però resta fondamentalmente il soggetto che agevola e facilita la visibilità del governo all’interno del Parlamento. La Costituzione, al momento della sua entrata in vigore, non dice nulla su questo argomento e possiamo dire che dal 1948 al 1971 il Presidente di Assemblea continua ad essere uomo della maggioranza.
Questo è facilitato dal fatto che per eleggere i due presidenti di Camera e Senato bastano in realtà maggioranze parecchio esigue; per esempio, alla Camera risultava eletto alla prima votazione colui che abbia avuto la maggioranza assoluta dei votanti. Se ciò non accadeva, si proseguiva con la seconda votazione al ballottaggio tra i due che hanno avuto più voti.
Modifiche del 1971
Il 1971 è la data di discrimine poiché vengono profondamente modificati i regolamenti parlamentari e una delle modifiche introdotte riguarda le modalità, in particolare i quorum, per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Anche in questo caso ritroviamo una significativa asimmetria fra le due camere.
Camera
Per il Presidente della Camera, al primo scrutinio risulterebbe eletto colui che raggiungesse i due terzi delle preferenze dei componenti l’assemblea (420). Alla seconda e alla terza votazione il quorum scende ai due terzi dei votanti. Alla quarta votazione è necessario e sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti e da lì non ci si muove.
Senato
Al Senato il meccanismo è diverso perché alla prima e alla seconda votazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti (315 + senatori a vita), alla terza votazione la maggioranza assoluta dei votanti, alla quarta votazione si procede al ballottaggio fra coloro che nella terza votazione hanno raccolto più voti.
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