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Capitolo 1 – Il problema delle origini dello stato in una prospettiva antropologica

Gli elementi che caratterizzano la comparsa di società statali sono la divisione della società in classi, un governo centrale affidato a una élite che gestisce il potere, la forza come meccanismo di integrazione politica, la specializzazione nella vita lavorativa, società civili fondate sulla residenza. Questo tipo di società è posto in contrasto con due livelli più semplici di integrazione socio-culturale di cui il più elementare è rappresentato dalla banda per Service o dalle società egalitarie per Fried, caratterizzate dalla piccola dimensione dei gruppi, divisione del lavoro per sesso e età, scarsa formalizzazione delle funzioni economiche, politiche e religiose.

Il secondo livello è costituito dalle tribù che nella definizione di Service è rappresentato da società più estese composta dall’unione permanente di più famiglie che condividono il luogo di residenza e che possono coincidere con uno o più lignaggi che a loro volta si associano su un territorio più ampio per scopi quali guerra o riti religiosi, mediante alleanze spesso fondate su un’idea di imparentamento dei vari lignaggi consistente nella discendenza da un ipotetico antenato comune.

Fried alle società egalitarie faceva seguire le società di rango che occupavano posizioni di vertice e che si collocavano tra la tribù di Service e la più evoluta forma di chiefdom (che prospetta l’emergenza di istituzioni centrali preposte alla redistribuzione dei prodotti. Clan conico, sistema di discendenza piramidale). Mentre Service si basava sulla natura sociale dei rapporti umani e vedeva il grande salto nella comparsa di differenze di status e nell’avvento di una leadership istituzionalizzata, Fried privilegiava le relazioni economiche e modalità di accesso alle risorse, sostenendo che era la capacità di godere dell’accesso privilegiato ai beni primari da parte di un gruppo di persone a determinare un vero cambiamento nella struttura e relazioni delle comunità.

Il problema della natura delle relazioni socio-economiche tra le élites e il resto della comunità sta nella caratterizzazione della redistribuzione come forma centralizzata di gestione della circolazione dei beni, tipica del chiefdom. Il concetto di redistribuzione fu considerato capace di caratterizzare una forma di società e si configurava come una sorta di scambio amministrato contrapponendosi da un lato allo scambio basato sul dono, dall’altro allo scambio di mercato regolato da domanda e offerta.

Con questo termine sono stati chiamati sistemi che vanno dalla gestione collettiva dei raccolti in economie agricole a base sociale egalitaria (in cui i responsabili del controllo non hanno privilegi né coinvolgimenti economici) fino a forme di vero accentramento di attività e beni nelle mani di classi privilegiate di persone, che redistribuiscono sotto forma di ricompensa per prestazioni di lavoro o per rifornire di mezzi i produttori alle loro dipendenze.

L’individuazione di un tipo di organizzazione statale in formazione definita Early State (stato arcaico) introduce l’idea di una trasformazione progressiva delle relazioni economiche e politiche e del loro peso sociale. Caratteristiche di questa forma organizzativa sono la coesistenza di modi di produzione tradizionali, basati sulla gestione da parte delle comunità dei mezzi di produzione fondamentali con una nuova capacità di controllo sul territorio da parte delle élites. Per esercitare questo controllo la nuova gerarchia statale centralizza risorse e lavoro. La popolazione è dunque suddivisa in due stati; chi governa e chi è governato. Non c’è ancora proprietà privata dei mezzi di produzione, e l’impegno di risorse da parte della gerarchia statale è regolato da un apparato amministrativo in continua espansione, con funzionari delegati a svolgere diverse mansioni. Questi funzionari sono all’origine parenti del capo e in quanto tali rafforzano i loro privilegi tendendo a diventare una sorta di aristocrazia.

Evoluzionismo e modelli di sviluppo delle società statali

L’evoluzionismo è stato il quadro di riferimento maggiormente seguito; Childe dava rilievo alla componente dello sviluppo delle forze produttive, che si manifestava nella crescente produzione di surplus alimentare. Flannery ha proposto l’uso di un modello che individuava nelle leggi di funzionamento generale della società processi e meccanismi universali capaci di spiegare l’evoluzione delle forme statuali come il frutto di alterazioni all’interno di sistemi in equilibrio. Una tale visione riduceva le relazioni sociali a un insieme di meccanismi destinati al funzionamento della società.

Le spiegazioni sulla nascita dello stato possono essere riferite a due fondamentali posizioni contrapposte. Quella di Adams recepisce le principali acquisizioni del neo-evoluzionismo, e il suo punto nodale è quello del ruolo da lui conferito alle istituzioni centrali emergenti, prevalentemente religiose, di razionalizzazione della circolazione dei beni all’interno dell’unità sociale attraverso la redistribuzione ritualizzata. L’ambiente della Bassa Mesopotamia, fatto di nicchie ecologiche diverse in un territorio poco esteso, ha infatti favorito lo sviluppo della specializzazione regionale nella produzione primaria rendendo necessaria la presenza di un coordinamento centrale per migliorare l’efficienza della circolazione dei prodotti all’interno del territorio. Questo coordinamento avrebbe pure stimolato l’intensificazione della produzione. Adams dà anche importanza alla costruzione di centri urbani come luogo di scambi e relazioni sociali a vari livelli.

Wright e Johnson propongono invece un modello di stato come organizzazione decisionale gerarchizzata con funzioni amministrative specializzate. Questo schema pone come funzione primaria dello stato quella di elaborare e trasmettere l’informazione circolante all’interno dell’unità sociale che coordina, utilizzando un apparato di funzionari con compiti diversi.

Elaborazione sistematica di Algaze, che ha proposto una caratterizzazione delle strutture statali mesopotamiche come società con una forte capacità di controllo su una varietà di risorse dislocate in aree geograficamente distanti. Delinea uno sfruttamento delle regioni periferiche per l’approvvigionamento di materie prime, di cui la Mesopotamia è priva.

Capitolo 2 – Lo scenario geografico

Quest’area comprende l’attuale Iraq, la Siria settentrionale, la Turchia sud-orientale e il versante ovest dei monti Zagros, ed è stata legata da una storia comune che ha dato il termine di Grande Mesopotamia. Presenta una diversificazione di aree ecologiche e climatiche, unite dal Tigri e Eufrate e affluenti. Si possono riconoscere almeno 4 zone geografiche diverse:

  • La piana alluvionale meridionale, tra il Golfo Persico e le steppe della Jezira siro-irachena. Pur avendo un clima arido e caldo, è caratterizzata da un’abbondanza d’acqua, con la conseguente facilità d’irrigazione, unita all’abbondanza di terra ha fatto della piana alluvionale la zona a maggiore produttività agricola, specie di cerealicoltura.
  • Gli altopiani ondulati della Jezira sono caratterizzati da clima e vegetazione steppici. La zona è divisa dalla isoieta dei 200 mm di piovosità annua in due parti: quella più settentrionale vicina al Tauro, contraddistinta da una maggiore abbondanza d’acqua che permette un’agricoltura secca di buon rendimento, e quella meridionale che diviene sempre più arida procedendo verso sud, e frequentata da nomadi.
  • Le colline pedemontane del Tauro a settentrione e degli Zagros a oriente, che delimitano le grandi pianure alluvionale e steppica, sono bagnate da precipitazioni abbondanti e numerosi corsi d’acqua e sorgenti. Dispongono di zone fertili adatte all’agricoltura.
  • Zona montagnosa dell’Anatolia sud-orientale, territori molto fertili. Le valli dei due fiumi sono state un importante elemento di collegamento con le zone più pianeggianti della Mesopotamia.

Durante le fasi iniziali dell’affermazione dell’economia agricola e dei primi villaggi sedentari nel IX e VIII millennio, l’area comprende anche la regione siro-palestinese, mentre è esclusa la piana alluvionale mesopotamica, ancora non occupata. Nelle fasi più avanzate del Neolitico e Calcolitico Antico (VII-VI millennio) la situazione si modifica e all’occupazione della piana alluvionale si accompagna un grande sviluppo dell’economia agricola e nuove scelte insediative che privilegiano le valli fluviali, mentre il diminuito ruolo della caccia e lo sviluppo dell’allevamento di suini e bovini, tagliarono fuori le zone elevate dei monti Zagros.

Capitolo 3 – Le premesse neolitiche

Nel Neolitico Preceramico B si delineano nuclei regionali che in parte riproducono la distribuzione geografica delle culture precedenti di cacciatori specializzati e agricoltori incipienti (Palestina, versante occidentale degli Zagros, Gezira orientale) ma compaiono anche nuovi territori che pur mostrando caratteri che consentono di distinguerle tra di loro, appaiono legate in vario modo. In particolare, due ambienti principali, uno occidentale che abbraccia il Levante meridionale, il Medio Eufrate e il Tauro, e uno orientale che si riferisce alla tradizione degli Zagros.

I rapporti che legarono tra loro i singoli villaggi riflettono l’entità e l’ampiezza delle unità socio-politiche e il carattere più o meno aperto verso l’esterno di queste entità. Di questi rapporti, il problema è quello di individuare le unità che interagiscono come soggetti diversi. L’aspetto più complesso dell’analisi è quello di correlare società e culture e comprendere quali fattori condizionano di più le principali manifestazioni della cultura materiale e i suoi cambiamenti. L’area in cui più si manifestano elementi di novità è quello del Levante e Tauro sud-orientale, dove sono attestati siti di dimensioni consistenti come Gerico e Ain Ghazal (Levante meridionale), Mureybet (Medio Eufrate settentrionale), Cayonu nel Tauro e Bouqras (Basso corso del Medio Eufrate). Non possiamo dire se la maggioranza dei siti avesse dimensioni simili o se solo in alcuni di essi si concentrasse una maggiore popolazione. È possibile che ci fossero agglomerati a diversa concentrazione a seconda delle possibilità agricole dell’area, dell’origine del sito e della sua diversa rappresentatività sociale. Cayonu è l’unico che presenta anche aspetti di differenziazione interna così da far ipotizzare un suo profondo radicamento nel territorio e un ruolo da sito madre, forse residenza di un nucleo originario della comunità (confermato da edifici pubblico-culturali che potrebbero indicare una funzione di luogo di raduno e sede principale di rituali collettivi per il sito).

Questo periodo è caratterizzato da concentrazioni di popolazione in insediamenti stabili con carattere di sedentarietà che si comincia a manifestare dal precedente Neolitico Preceramico A ed è legato al grande ruolo avuto dai cereali nella base alimentare di queste popolazioni che si traduce in un consistente sviluppo dell’agricoltura a scapito di altre forme di sostentamento, poiché richiede forte cooperazione all’interno del gruppo e la predisposizione di strutture di immagazzinamento per una risorsa alimentare che sarà utilizzata nel corso del tempo.

È probabilmente dovuto a una minore enfasi sull’agricoltura e un maggiore sviluppo dell’allevamento di caprovini la diversa connotazione insediativa delle comunità neolitiche degli Zagros, dove ritroviamo solo siti piccoli dislocati a varie altitudini e indizi di rapporti consistenti tra comunità residenti in diverse zone topografiche. A questo si aggiunge un notevole sviluppo di architettura e una codificazione dei moduli abitativi. Le case sono costruite da unità molto regolari di forma rettangolare allungata, ben distinte e separate tra loro da spazi più o meno ampi, hanno dimensioni simili e omogenee, e lo spazio interno è suddiviso in settori (in genere tre) trasversali all’asse longitudinale, adibiti a funzioni diverse. Si distinguono il modello del Levante meridionale, con le pier houses, da quello del Tauro sud-orientale dove è documentata una sequenza di tipologie architettoniche molto standardizzate che mutano nel tempo. Nel caso delle pier houses i tre settori trasversali sono costituiti da una stanza quadrangolare, solitamente con focolare, che dovette rappresentare l’area di soggiorno, e da due anticamere più strette separate da sezioni di muro trasversali che lasciano un passaggio centrale.

Nel sito di Cayonu almeno tre tipi architettonici ben definiti e relativi sottotipi si susseguono in gruppi di livelli sovrapposti, al di sopra di una prima fase rappresentata da strutture circolari con elevato a cannicciata e fango. Nei primi 3 dei 4 tipi di strutture la forma generale a rettangolo allungato, la dislocazione isolata dei singoli edifici, la ripartizione dello spazio interno in 3 o 4 zone trasversali rimangono invariate ma si modificano le sottopartizioni interne alle singole zone e alcuni accorgimenti tecnici correlati con l’uso di questi spazi. In particolare, la presenza nei primi due tipi di case (a griglia e di tipo intermedio) di piattaforme o muretti di pietra paralleli e distanza ravvicinata separati da stretti spazi vuoti o canaletti e finalizzati a isolare dal terreno il pavimento di una parte o di tutta la casa, suggerisce una possibile correlazione di questo bisogno con la necessità di proteggere il raccolto o altri beni alimentari immagazzinati all’interno dello spazio domestico. L’assenza di questo nel terzo tipo (case a celle) potrebbe dipendere dall’eventuale costruzione di un piano superiore o solaio. Il fatto che l’immagazzinamento fosse essenzialmente domestico è confermato dall’assenza di magazzini comuni.

È difficile dire se fossero occupati da famiglie di tipo nucleare o allargato, ma le dimensioni non molto grandi e la divisione interna in piccoli spazi fanno propendere per una divisione della comunità in nuclei familiari ristretti e ben distinti tra loro. A Cayonu si osserva una leggera differenza in grandezza delle case tra le due zone abitate del sito: quella occidentale, con strutture più piccole e spazi maggiori tra le case impiegati per attività lavorative, quella orientale con edifici maggiori riconoscibili soprattutto nella fase delle case a celle, presenta nella stessa zona strutture particolari di natura pubblica e forse culturale. Va segnata una grande area aperta, la plaza, destinata ad attività comuni come la macellazione, e forse anche rituali o azioni ideologiche, come suggeriscono due file di lastre di pietra. Gli edifici culturali veri e propri sono tre, costituiti da un’unica grande sala rettangolare con ingresso sul lato lungo, i muri ornati da pilastri o contrafforti decorativi, il pavimento rifinito o anche colorato di rosso e decorato da strisce bianche di materiale calcareo. Nella sala erano presenti elementi di natura culturale come grandi lastre di pietra collocate verticalmente nel pavimento a mo’ di stele o disposte orizzontalmente nella posizione di tavole per offerte o sacrifici. Nel più recente degli edifici, il terrazzo building, la lastra era sostituita da una depressione circolare con bordo di pietre, recante tracce di sangue umano. È l’edificio di fase intermedia dei crani o skull building, che presenta una fila di ricettacoli costituiti lungo la parete di fondo e ricoperti da grandi lastre di pietra contenenti 70 crani umani.

Il culto dei crani è un elemento caratteristico delle comunità del Neolitico Preceramico B anche nel Levante, dove crani umani erano esposti all’interno delle case, a volte su piedistalli altre volte trattati con argilla, calce e bitume, così da ricostruire il volto o la capigliatura, con gli occhi rappresentati da conchiglie o altro materiale inserito nelle cavità orbitali. Culto degli antenati, legato al nuovo legame con il territorio, stabilitosi con l’affermarsi dell’agricoltura e il bisogno di sottolineare ideologicamente l’appartenenza della terra e dei diritti su essa.

L’edificio di culto di Nevali Cori mostra forti analogie con le contemporanee strutture cultuali di Cayonu, ed è difficile dire se rappresentassero entrambi un’espressione di culto locale a unico uso del villaggio o se non possa riconoscersi in essi una funzione di servizio per una popolazione più ampia. Altri tipi di rituale, come quelli attestati dal ritrovamento di statuine in calce o gesso con i tratti del viso delineati da pittura rossa, bitume e conchiglie per gli occhi, la cui scoperta più rilevante è quella di Ain Ghazal in Giordania, dove una trentina di statue a mezzo busto o figura umana intera, erano raggruppate entro una fossa.

Le comunità del Levante e Anatolia hanno in comune il tipo di economia di sussistenza basato sull’agricoltura, il tipo di strutturazione del gruppo con nuclei familiari ben definiti, il forte riferimento al culto, in particolare dei crani. Fenomeni di conflittualità sono indiziati dall’esistenza di imponenti strutture difensive. Il caso più conosciuto è quello delle mura dell’abitato del Neolitico Preceramico A di Gerico, con una torre. Un secondo caso di mura difensive è attestato in un periodo successivo a Magzalia, nella Jezira orientale.

Le relazioni occidentali sono indicate da vari elementi della produzione artigianale: a Bingol, in Turchia, il repertorio di vasi in pietra molto simile a quello di Bouqras e ci sono anche oggetti di tipo orientale come braccialetti in pietra e figurine di argilla che trovano confronti nel sito di Jarmo. Ma è sul piano di architettura domestica che il legame con la zona occidentale diventa...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Preistoria e protostoria del vicino oriente antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Frangipane Marcella.
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