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Media: storia e teoria - Appunti

Appunti di Media: storia e teoria per l'esame del professor Ortoleva sulla prefazione di Peppino Ortoleva del libro "Capire i Media" di Marshall McLuhan più alcuni approfondimenti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: McLuhan in nuce, una predica in stile burlesco, Leggere Understanding Media.

Esame di Media: Storia e teoria docente Prof. P. Ortoleva

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alla percezione ma questa volta coscienza. In quest'ottica i suoi scritti sembrano avere

principalmente una funzione di stimolo, e il loro vero scopo sta nelle risposte che inducono.

Dall'altro lato, McLuhan sembra spesso pensare che la “coscienza dei media” di un'intera epoca o

addirittura dell'intera umanità, si identifichi con le sue tesi e con le sue intuizioni. In questa seconda

chiave la sua opera può essere letta come un'ultima, e paradossale, “filosofia della storia”dopo il

declino di quelle ottocentesche.

Alla base di questa filosofia della storia vi è una distinzione fondamentale che il lettore incontrerà

continuamente riproposta nel corso dell'intero volume: quella che oppone i media “caldi”, propri

dell'alfabetismo e poi dell'età della stampa, ai media “freddi”, che nascono con la nascita stessa

dell'umanità (il gesto, la parola) e ritrovano una centralità oggi. Una distinzione che nasce a sua

volta dall'opposizione, propria degli anni cinquanta, tra il jazz hot e quello cool. Il jazz “caldo” è

fatto di variazioni sincopate su una linea melodica che rimane sostanzialmente stabile, dove il gioco

dei ruoli all'interno dell'orchestra o del complesso è definitivo una volta per tutte; nel “freddo”

invece al centro c'è l'improvvisazione, la musica nasce non dalla partitura ma dallo scambio dei

musicisti tra loro e (soprattutto) con il pubblico e con le sue reazioni. Hot nel linguaggio di

McLuhan equivale a con-chiuso, cool ad aperto: il primo termine si applica a quei media che

saturano la nostra mente con un messaggio completo in sé; il secondo a quelli che ci mandano

messaggi incompleti, che saremo noi a dover “chiudere”. Nell'universo dei media caldi c'è un

emittente che agisce e un destinatari che reagisce, nel secondo c'è un gioco continuo di reazioni

reciproche, anche se a distanza di tempo e di spazio.

Come ci sono media caldi e media freddi, per McLuhan ci sono epoche calde ed epoche fredde:

l'oralità fredda delle origini si rovesciò con l'apparire delle scrittura, e soprattutto con il passaggio

all'alfabeto, in un universo caldo. Il Medioevo è un intervallo freddo nella storia. Certo è che la

stampa introduce la fase più calda, meccanica e specialista, frammentata e testuale, della storia

umana, che si rovescia con l'elettrificazione nel suo contrario: la nuova epoca fredda dove il mondo

intero assume le forme di prossimità e di partecipazione degli antichi villaggi.

É una filosofia della storia radicalmente diversa da quella di Marx; anche se non mancano le

assonanze, incluso l'andamento parabolico che dall'universo preistorico (là comunismo primitivo,

qui oralità originaria) conduce a una fase per ora terminale insieme diversissima e analoga: là il

comunismo come stadio conclusivo del progresso qui la nuova oralità dell'umanità elettronica,

“cacciatori e raccoglitori di informazioni”.

3. Leggere Understanding Media

Certo è che l'andamento circolare e ossessivo del ragionamento, unito alla peculiarità dello stile e al

tono profetico, rende l'opera di McLuhan in generale, Gli strumenti del comunicare in particolare,

ostici almeno inizialmente per quasi tutti i lettori, inaccettabili per molti, fino a essere liquidati

anche da commentatori autorevoli come un illeggibile accumulo di affermazioni non provate e di

boutade.

Il primo passaggio è segnalato in generale da una reazione di disorientamento o di decisa ostilità.

Nel secondo passaggio, decisivo, si tratta in generale sia di controversie sul significato da attribuire

ad alcune frase e concetti, sia di discussioni sulla reale o pretesa contraddittorietà di alcune

affermazioni con altre contenuti nello stesso testo. La terza fase è quella del riordino mentale,

dell'individuazione, tra le tante idee e divagazione, battute e intuizioni di un senso il più possibile

unitario. C'è però anche una quarta fase, riconoscibile solo a distanza di tempo, quella nella quale

alcune frasi e alcuni concetti di McLuhan si ripresentano, inattesi, come Flash che si ricollegano ad

altre letture o a esperienze di vita, a volte rivelando bruscamente un significato che in un primo

tempo non si era capito o stimolando nuove riflessioni, a volta rimanendo in forma di associazioni

oscure ma non per questo meno persistenti. Si pose sempre il problema di adeguare il suo stile, oltre

che al suo pensiero, a un'epoca che non riteneva più tempo di trattati o di argomentazioni lineari.

Nell'affrontare il problema, nel cercare di farsi pioniere e interprete di una nuova era della

comunicazione, McLuhan non optò per l'uso diretto dei nuovi media di cui pure teorizzava la

portata innovativa; decise al contrario di restare, anzi tornare, “fedele” al libro tradizionale. Libro-

paradosso, Gli strumenti del comunicare, è a prima vista simile a tutti gli altri; una prima parte

dedicata ai concetti generali, mentre la seconda sviluppa il discorso sui singoli media, uno dopo

l'altro; è vero che non segue un ordine storico rigoroso, che parla del fumetto prima del giornale e

anticipa l'automobile rispetto al telegrafo nato cinquant'anni prima, ma alla fin fine si parte dalla

parola e si arriva all'informatica, o automazione come dice McLuhan. Il libro nella sua forma

tradizionale è inseparabile dal mondo della stampa, che è stato il nostro mondo dal Rinascimento

all'elettrificazione, e che ancora oggi in così larga parte ci condiziona: è hot come il jazz caldo, si dà

al pubblico come confezionati, prevede di agire sul lettore senza che questo possa reagire. Ma

quello che McLuhan aveva in mente è un libro freddo, cool e non (o non solo); un libro che

esistesse non in sé ma in una sorta di dialogo continuo seppure virtuale con la mente del pubblico.

Insomma, Gli strumenti del comunicare, come gli altri libri di McLuhan, risponde a un progetto

cool per un mezzo hot, e questo è un paradosso che accompagna tutta la lettura, che motiva le scelte

stilistiche e argomentative e che insieme dà una sensazione di continuo spiazzamento. È un libro

che sembra imitare il flusso continuo e disordinato della televisione, mescolanza di materiali di

differente origine intermezzati da slogan e titoli “gridati”, ordinato non dalla sequenza di un

ragionamento unitario o di un'esposizione narrativa unica come ci si aspetta da un testo scientifico o

anche da un romanzo o da un film, ma dall'intento di interloquire di volta in volta con chi in quel

momento sta davanti alla pagina come davanti allo schermo.

4. Un classico riluttante

Proprio quelle che al tempo in cui apparve Gli strumenti del comunicare erano le affermazioni più

“estreme”, a cominciare dalla celeberrima identificazione del messaggio con il medium anziché con

il contenuto, proprio le tesi sui media come “protesi” o estensioni dell'uomo inducono l'intellettuale

canadese ad affermazioni tipiche nella loro presunzione, oggi sono di fatto entrate nel senso comune

fino ad apparire banali. La sensibilità ai media come entità e la tendenza a fare della loro dinamica

un motore di tutti i cambiamenti sociali, hanno dato vita a quello che potremmo chiamare un

“mcluhanismo diffuso”. La nostra è un'epoca che cerca nelle opere non la coerenza e la persuasività

ma l'eccesso e le contraddizioni, che seleziona i suoi testi preferiti sulla base della loro capacità di

aggregare più che della loro capacità di farci crescere come individui. Numerosi sono anche nei

manuali oggi in circolazione coloro che sentono il dovere di liquidarlo con l'etichetta di

“determinista tecnologico”: una definizione non tanto ingenerosa quanto gravemente imprecisa,

visto che lo scopo di McLuhan non era ricondurre i processi sociali e le trasformazioni dell'umanità

a una causalità meccanica ma, al contrario, includere la tecnica tra gli oggetti di un sapere

integralmente umanistico. Controverso McLuhan lo è anche sul piano politico: un autore

dichiaratamente cattolico-conservatore ma incuriosito dalle avanguardie artistiche come della

controcultura, simpatizzante di autori generalmente liquidati come reazionari da Spengler allo

stesso Chesterton, ma spregiudicato nelle valutazioni morali come nelle curiosità.

Certo è fin troppo facile leggerlo come un vero, come un falso, profeta, andando a verificare nella

“rivoluzione elettronica” di fin secolo le sue intuizioni. È facile ritrovare il “villaggio globale”

nell'insieme di annullamento delle distanze e confidenza tra sconosciuti che caratterizza internet; è

facile anche rende omaggio alla sua idea secondo cui i media elettronici sono per loro natura tattili

più che visivi. È altrettanto facile, d'altra parte, sottolineare i toni oracolari e le previsioni

decisamente sbagliate (come quella su un declino, purtroppo ben lontano da venire, dell'automobile

e petrolio). Infine, è troppo facile anche leggerlo, e liquidarlo, come un autore ormai “datato”,

un'espressione tra le più caratteristiche di una specifica epoca, quegli anni sessanta cui si continua a

tornare con un misto di ripulsa e nostalgia: un'epoca di crisi profonda delle tradizionali barriere fra

discipline; un'epoca di controcultura, e certo la controcultura amò molto il cattolico-conservatore

McLuhan, e contribuì, per esempio con le gesta degli yippies di Rubin e Hoffman, a esaltare la fama

non tanto di ideologo quanto di pensatore strategico.

C'è poi una terza interpretazione possibile: quella che si sforza di distinguere ciò che è giusto e ciò

che è sbagliato, di distinguere tra i concetti che sono tuttora, e saranno probabilmente ancora a

lungo, utili o necessari nello studio dei media, e altri che sono “invecchiati” o magari condizionati

ideologicamente. Pur essendo personalmente e per formazione un critico, tendeva a considerare

l'esercizio di distinzione, che sta alla radice della parola stessa critica, un residuo di un'epoca

meccanica fatta appunto di divisioni e precisione, di discipline specializzate e processi lineari.

Esiste, tra i diversi aspetti del suo modo di pensare, non tanto una coerenza quanto si direbbe una

forma di circolarità, che rende simili separazioni sempre forzate e un po' artificiose.

C'è ancora un'altra lettura, che probabilmente gli sarebbe piaciuta ancora di meno: quella che tratta i

suoi testi come dei classici, tra i pochissimi autentici classici del pensiero sulla comunicazione. Gli

sarebbe piaciuta di meno perché il concetto di classico rimane strettamente legato all'idea di libro,

alla permanenza dell'opera al di là delle circostanze che l'hanno creata, è insomma un modello che

può apparire proprio dell'epoca gutenberghiana. Se ciononostante può essere giusto, anzi doveroso,

considerarlo tale, è soprattutto perché l'idea di classico è ancora il modello più laico di rapportarsi

con gli autori ai quali dobbiamo qualcosa. Perché i suoi libri si presentano ancora, e sarà così per

molto tempo, come macchine produttive, o se vogliamo scatole di attrezzi, che si prestano alla

riflessione e all'uso ancora di diverse generazioni, testi senza i quali ci considereremmo più poveri.

Approfondimento

Medium / Media (parola latina per origine e declinazione, plur. media)

Nella teoria della comunicazione, la parola designa ogni strumento utilizzato per elaborare,

trasmettere, ricevere, conservare messaggi. Sono media quindi sia apparecchi tecnici, come ad

esempio il telefono o la televisione, sia pratiche umane basate sull'uso di funzioni corporee, come la

parola parlata e il gesto. Il termine medium usato in questa accezione equivale all’italiano “mezzo

di comunicazione”, ma con qualche sfumatura di differenza: prima di tutto, l'espressione “mezzo di

comunicazione” indicava in origine tutti gli strumenti atti a mettere in connessione più persone o

più luoghi, inclusi quelli che oggi definiremmo “mezzi di trasporto”; in secondo luogo, la parola

“medium”, che deriva dal dibattito sociologico soprattutto anglosassone (di qui la tendenza diffusa

alla pronuncia inglese mìdium, o all'uso di media al singolare secondo la tradizione francese), è

carica di una tradizione teorica che non viene necessariamente evocata con il termine “mezzo di

comunicazione”.

Tipi di media

Data la vastità del concetto, numerose sono le proposte di classificazione. La più antica è

probabilmente quella che distingue mass media o mezzi di comunicazione di massa da mezzi di

comunicazione interpersonali: i primi sono strumenti che un unico emittente usa per raggiungere

una pluralità potenzialmente illimitata di destinatari (dalla stampa al cinema e poi nel Novecento la

radio e la televisione); i secondo sono strumenti utili allo scambio di messaggi alla pari (come la

posta e poi il telefono). Più di recente ai mass media sono stati contrapposti i personal media,

ovvero strumenti che non si limitano a ricevere una comunicazione o a consentire uno scambio ma

permettono un'eleborazione e rielaborazione continua da parte dell'individuo-utente. Capostipite di

questa categoria è naturalmente il personal computer, medium anomalo in quanto può “simulare”

gran parte delle forme di comunicazione esistenti, comportandosi di volta in volta come libro e

come lettore di musica, come macchina da scrivere e come televisore; ma sono personal media

anche il videogame e il telefono cellulare, e non casualmente visto che si tratta comunque di

apparecchi di derivazione informatica, che presentano le caratteristiche di fondo, magari

semplificate, di un computer.

Un'altra distinzione, classica ma molto discussa, è quella introdotta da Marshall McLuhan, che

oppone (con una terminologia presa a prestito dal jazz) i media “caldi” ai media “freddi”: quelli del

primo tipo convogliano messaggi compiuti saturando generalmente un senso soltanto, al massimo

l'insieme di vista e udito; quelli del secondo un messaggio che deve essere completato o chiuso dal

ricettore, e che generalmente tocca insieme diversi sensi (sinestesia: una parola che McLuhan è

stato fra i primi a mettere in circolo nel dibattito culturale degli anni Sessanta). Sono “caldi” ad

esempio in generale i mezzi legati alla scrittura o alla stampa, e nel campo dei media sonori il disco


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media: Storia e teoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ortoleva Peppino.

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