PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO.
L’azienda è un complesso organizzato di risorse finalizzate a sostenere una certa attività
d’impresa. La gestione di una azienda può seguire due logiche differenti:
A. Approccio non formalizzato i problemi sono affrontati giorno per giorno.
B. In modo razionale/anticipatorio mediante sistemi di programmazione e controllo.
B) I sistemi di programmazione e controllo sono un complesso di strumenti e processi
che aiutano il management a gestire, in modo razionale e anticipatorio, un’azienda.
Questi sistemi devono sempre essere aggiornati perché si occupano di definire e
attuare le modalità necessarie a raggiungere gli obiettivi strategici. I soggetti
coinvolti nei sistemi di programmazione e controllo sono solamente coloro che
dispongono di un potere decisionale all’interno dell’azienda. Questi soggetti sono:
- Top management
- I titolari dei diversi centri di responsabilità
- I collaboratori del punto precedente
- La direzione amministrativa, la quale garantisce il funzionamento del
processo di controllo e quello decisionale.
Governare/dirigere un’impresa significa sviluppare e realizzare tre differenti tipi di
attività fra loro complementari:
PIANIFICAIZONE STRATEGICA= consiste nel definire la strategia, ossia le finalità
o e le linee guida dell’azienda.
CONTROLLO DIREZIONALE (di questo si occupa la P&C)= consiste nel definire e
o realizzare le modalità/azioni necessarie a raggiungere gli obiettivi strategici.
CONTROLLO OPERATIVO= consiste nel verificare se i compiti assegnati sono stati
o svolti in modo efficace ed efficiente.
Se correttamente progettati, i sistemi di programmazione e controllo possono offrire un
contributo indispensabile alla gestione aziendale, in termini di:
• CONTROLLO ECONOMICO=il sistema di controllo fornisce al management le
informazioni necessarie a comprendere, nel dettaglio, ogni singola operazione
interna.
• CONTROLLO ESECUTIVO=il sistema di controllo consente di gestire
efficacemente il personale e i suoi obiettivi.
• SUPPORTO AL PROCESSO DECISIONALE= le informazioni messe a disposizione
dal sistema di controllo consentono di migliorare sia le decisioni interne sia la
motivazione e il coinvolgimento professionale dei dipendenti.
CONTROLLO DIREZIONALE.
Il controllo direzionale consiste nello stabilire e attuare le modalità attraverso cui
raggiungere gli obiettivi strategici. L’attività di controllo direzionale si basa su tre elementi:
Una struttura tecnico contrabile= insieme degli strumenti che utilizza i dati
della contabilità generale e analitica, del budget e dei sistemi di reporting per
prendere le decisioni.
Una struttura organizzativa= indica la mappa dei centri di responsabilità, cioè
le unità organizzative che, sotto la guida di un responsabile, governano in
autonomia determinate risorse. La loro attività è misurabile in termini
1 economico-finanziari. I centri di responsabilità si distinguono fra loro in base
all’ambito di autonomia decisionale di cui dispongono (centri di ricavo- centri
di budget, centri di spesa ecc..).
Un processo di controllo.
I sistemi di programmazione e controllo sono utili a quelle aziende che operano in
condizioni di:
ELEVATA COMPLESSITÁ= dovuta all’elevato numero di unità organizzative che
o compongono l’organigramma aziendale.
SCARISITÁ DELLE RISORSE DISPONIBILI.
o INSTABILITÁ DELL’AMBIENTE ESTERNO.
o
I sistemi di programmazione e controllo sono composti da una struttura
organizzativa, una struttura tecnico-contabile e un processo.
a) La struttura organizzativa del controllo direzionale si modella in base
all’organigramma aziendale (sui valori interni dell’azienda e dei suoi dipendenti) e,
in particolare, sulla base dei centri di responsabilità.
b) La struttura tecnico-contabile del controllo si serve contemporaneamente:
• della contabilità generale
• della contabilità analitica
• del budget (previsione di spesa)
• di sistemi di reporting.
c) Nel processo di controllo sono coinvolti solo i soggetti che dispongono di un potere
decisionale all’interno dell’azienda. In particolare, gli attori coinvolti sono:
• Top management
• I responsabili dei diversi centri di responsabilità
• I collaboratori del punto precedente
• La direzione amministrativa, la quale garantisce il funzionamento del
processo di controllo e quello decisionale.
STRUMENTI DI CONTABILITA’ DIREZIONALE.
Il controllo direzionale è un insieme di strumenti e processi finalizzati a garantire che le
risorse siano impiegate in modo efficace ed efficiente. Tali strumenti sono:
• Contabilità generale: analizza i dati passati ed evidenzia il risultato economico
finale.
• Contabilità analitica: analizza sia i dati storici sia quelli correnti e definisce i risultati
parziali.
• Sistemi di simulazione: sono la leva operativa, il margine di sicurezza e la Break-
even analysis.
• Il sistema di budget (valori obiettivo): esso ragiona sui dati attesi e analizza gli
scenari futuri.
• Sistema di reporting: raccoglie i dati consuntivi (effettivi) e li confronta con quelli di
budget, analizzando li scostamenti.
2
I COSTI.
Non esiste un’unica definizione di costo perché le modalità di costruzione e utilizzo dei
costi dipendono dal loro scopo. La definizione di costo più diffusa e adottata dalla
programmazione e controllo è che: “il costo di un bene indica il valore economico dei
fattori produttivi consumati dall’attività che rende disponibile lo stesso bene”.
In generale, i costi possono essere distinti in due categorie:
Costo unitario= è quello sostenuto per il singolo bene.
Costo totale= è quello sostenuto per l’intera produzione di un certo tipo di bene.
In particolare, i costi possono essere classificati in base:
a) Al livello di attività delle imprese, in costi fissi e variabili;
b) All’oggetto di calcolo prescelto, in costi comuni o specifici e diretti o indiretti;
c) Alle esigenze di controllo direzionale, in costi standard o effettivi e controllabili o
non controllabili.
A) CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN BASE AL LIVELLO DI ATTIVITÁ.
• Costi variabili= sono quelli che variano, nel loro ammontare complessivo, in base al
volume di attività. Ciò significa che crescono all’aumentare della quantità prodotta.
Costo variabile= P.costo X STD.fisico, dove:
- P.costo= è il presso del fattore produttivo.
- STD. Fisico= è la quantità di fattore produttivo necessaria a produre una unità di
bene.
N.B: Il costo variabile può essere rappresentato da una retta crescente, SE: il P.costo e il
consumo unitario di fattore produttivo non variano al crescere del livello di attività.
• Costi fissi= Sono quelli che non variano, nel loro ammontare complessivo, in base al
volume di attività. Essi si mantengono costanti all’interno di un definito intervallo di
attività (chiamato area di rilevanza). Graficamente, essi hanno un andamento a
scalini.
ATTENZIONE: I costi variabili unitari sono costanti. I costi fissi unitari non sono costanti,
ma si riducono all’aumentare del volume di produzione (questo perché il loro ammontare
viene progressivamente distribuito sul numero di unità prodotte). La classificazione dei
costi in variabili e fissi ha senso solo se ci poniamo in un intervallo di attività definito,
chiamato area di rilevanza, che garantisce la linearità dei costi.
MARGINE DI CONTRIBUZIONE.
Il margine di contribuzione è uno strumento che consente di prendere decisioni di breve
periodo.
Esso esprime il contributo della vendita dei beni prodotti a coprire i costi sostenuti.
MDCu= P-CVu, dove: P=Prezzo ricavo= fatturato/quantità.
3
MDC tot= MDCu X Q
R.O= MDC tot – CF.
MANODOPERA.
La manodopera può essere considerata sia un costo fisso sia un costo variabile.
• Nel primo caso si parla di MOI (manodopera indiretta), la quale non è legata alla
produzione; Esempio: i dipendenti amministrativi.
• Nel secondo caso si parli di MOD (manodopera diretta), la quale è direttamente
legata al processo produttivo.
B) CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN BASE A DIFFERENTI OGGETTI DI
CALCOLO.
Questa classificazione di costi consiste nel definire in modo oggettivo, senza l’ausilio di
basi di ripartizione, determinate classi di costo a oggetti di calcolo prescelti.
• Costi specifici= sono quelli che presentano una relazione diretta e immediata con
gli oggetti di calcolo prescelti e che ad essi risultano direttamente attribuibili.
• Costi comuni= sono quelli che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto
a predefiniti oggetti di calcolo e che risultano ad essi attribuiti solo tramite l’impiego
di opportune basi di ripartizione.
N.B: Bisogna sempre domandarsi qual è l’oggetto di calcolo di riferimento e se ci sono
basi di ripartizione. Esempio: se un impianto è usato per due o più linee di prodotto, allora
il suo ammortamento è un costo comune e non specifico ad una sola linea.
Un costo non è per sua natura specifico o comune, dipende dall’oggetto di calcolo scelto.
Più è grande l’oggetto di calcolo, più ci saranno costi specifici; nel caso contrario
aumentano i costi comuni.
I costi si distinguono anche in:
• Costi diretti= sono quelli relativi a fattori di produzione che presentano una
relazione diretta e oggettiva con l’unità di prodotto/servizio.
• Costi indiretti= sono quelli relativi a fattori di produzione che presentano una
relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al
processo produttivo dello stesso. L’attribuzione di tali costi richiede l’individuazione
di opportune basi di ripartizioni.
C) CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN BASE ALLE ESIGENZE DEL
CONTROLLO DIREZIONALE.
• Costi standard= sono i costi-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto
per il raggiungimento di definiti risultati. Questi costi rappresentano previsioni in
merito agli obiettivi che un’azienda vuole conseguire. Sono definiti ex ante.
• Costi effettivi= sono i costi-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse
utilizzare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Si tratta di costi ex post –
effettivamente sostenuti.
Il controllo direzionale utilizza entrambe le configurazioni di costo e l’attività di controllo si
realizza attraverso il confronto di questi due.
4
COSTRUZIONE DEI COSTI STANDARD.
Il costo standard è dato dal prodotto fra lo standard fisico e lo standard monetario:
Standard fisico= quantità di fattori produttivi necessari a realizzare una unità di
prodotto.
Standard monetario= indica il prezzo unitario di acquisizione di un fattore
produttivo.
Costo variabile unitario (costo standard)= standard fisico X prezzo costo risorsa.
I costi si distinguono anche in:
• Costi controllabili= sono i costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha
la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.
• Costi non controllabili= sono i costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di
chi ne la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.
L’ANALISI DIFFERENZIALE NEL SISTEMA DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
AZIENDALE.
L’analisi differenziale offe supporto alle decisioni operative (influisce sull’attività di breve
periodo), indicando come impiegare al meglio le risorse disponibili per massimizzare il
risultato economico (reddituale). Questa analisi considera solo ricavi e costi differenziali di
breve periodo, cioè la differenza tra valori futuri e valori attuali. Si considerano infatti:
- Valori emergenti= sono quelli che emergono passando da un’alternativa all’altra.
Si modificano in positivo.
- Valori cessanti=sono quelli che vengono meno nel passaggio ad un’altra
alternativa.
- Ricavi. Si modificano in negativo.
- Costi variabili.
- Costi fissi specifici.
I costi fissi comuni non sono influenzati nel breve periodo non sono differenziali.
I valori storici non sono rilevati perché le decisioni sono orientate al futuro e non al
passato. I valori storici servono da riferimento per previsioni future.
LEGENDA:
MDC (margine di contribuzione): esprime il contributo della vendita dei beni prodotti nel
coprire i costi sostenuti.
- MDCu: P – Cvu;
- MDC I : MDCu x Q;
- MDC II : MDC I – CFS;
- R.O : MDC II – CFC. Fatturato
Dove: P= prezzo-ricavo P= Q
- STD. Fisico: esprime la quantità di fattore produttivo da impiegare per ottenere
una unità di prodotto. Esempio: 3Kg di plastica per ogni bicicletta.
5 - Prezzo-costo: è il prezzo di una unità di fattore produttivo. Esempio: 50 $ per 1
Kg di plastica.
- CVu : STD. Fisico X Prezzo costo.
- Fabbisogno= Q. (prodotta o venduta) X STD. Fisico. Il fabbisogno è la
quantità totale di fattore produttivo da impiegare per produrre una certa linea di
prodotto.
- CV tot : Q. (prodotta o venduta) X STD. Fisico X P. costo.
ELIMINARE o CONTINUARE A PRODURRE UNA LINEA DI PRODOTTO?
In generale, conviene eliminare il prodotto se: Ricavi Cessanti < Costi Cessanti.
ACCETTARE O NO UNA COMMESSA?
La commessa è un ordine da parte di un cliente. Di regola conviene accettare se:
Ricavi emergenti (PxQ) > Costi emergenti; Costi emergenti= CV emergenti + CFS.
CONDIZIONI NECESSARIE PER ACCETTARE LA COMMESSA.
• Se non ci sono CFS emergenti, il MDCu deve essere maggiore di zero.
• Se ci sono CFS emergenti, il MDCu deve essere maggiore dei CFS emergenti.
6
SOSTITUIRE O NO UN PRODOTTO?
• Conviene sostituire se: MDC emergente > MDC cessante.
• Non conviene se: MDC emergente < MDC cessante.
MAKE OR BUY?
Questo esercizio consiste nello stabilire se conviene delegare a terzi (buy) la produzione
di certi prodotti/servizi oppure se è meglio fare da soli (make).
• Conviene il BUY, se i costi del MAKE sono maggiori dei costi del BUY.
• Conviene il MAKE, se i costi del BUY sono maggiori dei costi del MAKE.
N.B: Si ragiona solo sulle quantità e i costi differenziali. Si sceglie sempre l’alternativa
meno costosa.
L’esercizio consiste nell’elencare:
- Nel Make, tutti i costi eliminabili cessanti (della mia impresa);
- Nel Buy, tutti i costi emergenti relativi alla nuova offerta. Bisogna fare attenzione
ai CFS tra quelli emergenti.
Se si sceglie il Buy, si può presentare il problema di reimpiegare la capacità
produttiva liberata per altre linee di prodotto.
Se il testo chiede di determinare la quantità che consente di eguagliare il Make al
Buy, bisogna considerare la quantità come incognita (X).
DECISIONI IN PRESENZA DI VINCOLI AI FATTORI PRODUTTIVI.
CONTABILITÁ GENERALE.
La contabilità generale è uno strumento di misurazione reddituale e patrimoniale che rileva
tutti i valori storici, relativi al rapporto fra impresa e terzi. Essa rappresenta quindi la sintesi
economico-finanziaria della gestione. La contabilità generale è imposta per legge e la sua
analisi è rivolta sia ai terzi sia al personale dell’organizzazione. Essa è lo strumento di
rilevazione più preciso, ma anche quello più complesso e lungo da redigere.
CONTABILITÁ ANALITICA.
La contabilità analitica è un sistema di rilevazione che scompone e riaggrega in modo
costante i dati elementari (di costo e ricavo) relativi alla contabilità generale, in relazione a
determinati oggetti di calcolo. La contabilità analitica non presenta vincoli legali in quanto
non è obbligatoria. Essa è uno strumento interno di gestione che si concentra sulla
gestione operativa, considerando sia dati storici sia decisionali. Inoltre, la sua analisi è
rapida ma poco precisa. La contabilità analitica ha come destinatari della propria analisi i
soggetti interni all’impresa e rileva le informazioni nel momento di consumo del bene. Essa
influenza, attraverso la definizione di obiettivi, il comportamento e la motivazione degli
individui dell’organizzazione.
SCELTE FONDAMENTALI NELLA PROGRAMMAZIONE DEL SISTEMA DI
CONTABILITA’ ANALITICA.
Per progettare correttamente il sistema di contabilità analitica bisogna definire:
7 1. La tipologia di informazioni di costo: I costi si dividono principalmente in costi
consuntivi e costi preventivi/standard
2. La metodologia: esistono principalmente 2 metodologie di calcolo attraverso le quali
le diverse classi di costo sono aggregate in base ad un determinato oggetto finale
di calcolo. Tali metodi sono:
• DIRECT COSTING: configurazione a costi diretto o a costo variabili.
• FULL COSTING: configurazione a costo pieno.
3. L’oggetto di risultato.
DIRECT COSTING.
Metodologia di calcolo che imputa al prodotto solo i costi diretti o variabili (costi
commerciali, di produzione e le provvigioni). Tutte le altre componenti non s
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