Programmazione e controllo
L'azienda è un complesso organizzato di risorse finalizzate a sostenere una certa attività d’impresa. La gestione di un'azienda può seguire due logiche differenti:
- Approccio non formalizzato: i problemi sono affrontati giorno per giorno.
- In modo razionale/anticipatorio: mediante sistemi di programmazione e controllo.
Sistemi di programmazione e controllo
I sistemi di programmazione e controllo sono un complesso di strumenti e processi che aiutano il management a gestire, in modo razionale e anticipatorio, un'azienda. Questi sistemi devono sempre essere aggiornati perché si occupano di definire e attuare le modalità necessarie a raggiungere gli obiettivi strategici. I soggetti coinvolti nei sistemi di programmazione e controllo sono solamente coloro che dispongono di un potere decisionale all’interno dell’azienda. Questi soggetti sono:
- Top management
- I titolari dei diversi centri di responsabilità
- I collaboratori del punto precedente
- La direzione amministrativa, la quale garantisce il funzionamento del processo di controllo e quello decisionale.
Tipi di attività di gestione aziendale
Governare/dirigere un’impresa significa sviluppare e realizzare tre differenti tipi di attività fra loro complementari:
- Pianificazione strategica: consiste nel definire la strategia, ossia le finalità e le linee guida dell’azienda.
- Controllo direzionale: consiste nel definire e realizzare le modalità/azioni necessarie a raggiungere gli obiettivi strategici.
- Controllo operativo: consiste nel verificare se i compiti assegnati sono stati svolti in modo efficace ed efficiente.
Se correttamente progettati, i sistemi di programmazione e controllo possono offrire un contributo indispensabile alla gestione aziendale, in termini di:
- Controllo economico: il sistema di controllo fornisce al management le informazioni necessarie a comprendere, nel dettaglio, ogni singola operazione interna.
- Controllo esecutivo: il sistema di controllo consente di gestire efficacemente il personale e i suoi obiettivi.
- Supporto al processo decisionale: le informazioni messe a disposizione dal sistema di controllo consentono di migliorare sia le decisioni interne sia la motivazione e il coinvolgimento professionale dei dipendenti.
Controllo direzionale
Il controllo direzionale consiste nello stabilire e attuare le modalità attraverso cui raggiungere gli obiettivi strategici. L’attività di controllo direzionale si basa su tre elementi:
- Una struttura tecnico-contabile: insieme degli strumenti che utilizza i dati della contabilità generale e analitica, del budget e dei sistemi di reporting per prendere le decisioni.
- Una struttura organizzativa: indica la mappa dei centri di responsabilità, cioè le unità organizzative che, sotto la guida di un responsabile, governano in autonomia determinate risorse. La loro attività è misurabile in termini economico-finanziari. I centri di responsabilità si distinguono fra loro in base all’ambito di autonomia decisionale di cui dispongono (centri di ricavo, centri di budget, centri di spesa ecc.).
- Un processo di controllo.
I sistemi di programmazione e controllo sono utili a quelle aziende che operano in condizioni di:
- Elevata complessità
- Scarsità delle risorse disponibili
- Instabilità dell’ambiente esterno
I sistemi di programmazione e controllo sono composti da una struttura organizzativa, una struttura tecnico-contabile e un processo. La struttura organizzativa del controllo direzionale si modella in base all’organigramma aziendale (sui valori interni dell’azienda e dei suoi dipendenti) e, in particolare, sulla base dei centri di responsabilità. La struttura tecnico-contabile del controllo si serve contemporaneamente di:
- Contabilità generale
- Contabilità analitica
- Budget (previsione di spesa)
- Sistemi di reporting
Nel processo di controllo sono coinvolti solo i soggetti che dispongono di un potere decisionale all’interno dell’azienda. In particolare, gli attori coinvolti sono:
- Top management
- I responsabili dei diversi centri di responsabilità
- I collaboratori del punto precedente
- La direzione amministrativa, la quale garantisce il funzionamento del processo di controllo e quello decisionale.
Strumenti di contabilità direzionale
Il controllo direzionale è un insieme di strumenti e processi finalizzati a garantire che le risorse siano impiegate in modo efficace ed efficiente. Tali strumenti sono:
- Contabilità generale: analizza i dati passati ed evidenzia il risultato economico finale.
- Contabilità analitica: analizza sia i dati storici sia quelli correnti e definisce i risultati parziali.
- Sistemi di simulazione: sono la leva operativa, il margine di sicurezza e la break-even analysis.
- Il sistema di budget (valori obiettivo): esso ragiona sui dati attesi e analizza gli scenari futuri.
- Sistema di reporting: raccoglie i dati consuntivi (effettivi) e li confronta con quelli di budget, analizzando gli scostamenti.
I costi
Non esiste un’unica definizione di costo perché le modalità di costruzione e utilizzo dei costi dipendono dal loro scopo. La definizione di costo più diffusa e adottata dalla programmazione e controllo è che: “il costo di un bene indica il valore economico dei fattori produttivi consumati dall’attività che rende disponibile lo stesso bene”. In generale, i costi possono essere distinti in due categorie:
- Costo unitario: è quello sostenuto per il singolo bene.
- Costo totale: è quello sostenuto per l’intera produzione di un certo tipo di bene.
In particolare, i costi possono essere classificati in base a:
- Al livello di attività delle imprese, in costi fissi e variabili;
- All’oggetto di calcolo prescelto, in costi comuni o specifici e diretti o indiretti;
- Alle esigenze di controllo direzionale, in costi standard o effettivi e controllabili o non controllabili.
Classificazione dei costi in base al livello di attività
- Costi variabili: sono quelli che variano, nel loro ammontare complessivo, in base al volume di attività. Ciò significa che crescono all’aumentare della quantità prodotta. Costo variabile = P.costo x STD.fisico, dove:
- P.costo: è il presso del fattore produttivo.
- STD. Fisico: è la quantità di fattore produttivo necessaria a produrre una unità di bene.
- Costi fissi: sono quelli che non variano, nel loro ammontare complessivo, in base al volume di attività. Essi si mantengono costanti all’interno di un definito intervallo di attività (chiamato area di rilevanza). Graficamente, essi hanno un andamento a scalini.
Attenzione: I costi variabili unitari sono costanti. I costi fissi unitari non sono costanti, ma si riducono all’aumentare del volume di produzione (questo perché il loro ammontare viene progressivamente distribuito sul numero di unità prodotte). La classificazione dei costi in variabili e fissi ha senso solo se ci poniamo in un intervallo di attività definito, chiamato area di rilevanza, che garantisce la linearità dei costi.
Margine di contribuzione
Il margine di contribuzione è uno strumento che consente di prendere decisioni di breve periodo. Esso esprime il contributo della vendita dei beni prodotti a coprire i costi sostenuti. MDCu = P-CVu, dove:
- P = Prezzo ricavo = fatturato/quantità.
- MDC tot = MDCu X QR.O = MDC tot – CF.
Manodopera
La manodopera può essere considerata sia un costo fisso sia un costo variabile.
- Nel primo caso si parla di MOI (manodopera indiretta), la quale non è legata alla produzione; Esempio: i dipendenti amministrativi.
- Nel secondo caso si parla di MOD (manodopera diretta), la quale è direttamente legata al processo produttivo.
Classificazione dei costi in base a differenti oggetti di calcolo
Questa classificazione di costi consiste nel definire in modo oggettivo, senza l’ausilio di basi di ripartizione, determinate classi di costo a oggetti di calcolo prescelti.
- Costi specifici: sono quelli che presentano una relazione diretta e immediata con gli oggetti di calcolo prescelti e che ad essi risultano direttamente attribuibili.
- Costi comuni: sono quelli che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che risultano ad essi attribuiti solo tramite l’impiego di opportune basi di ripartizione.
N.B: Bisogna sempre domandarsi qual è l’oggetto di calcolo di riferimento e se ci sono basi di ripartizione. Esempio: se un impianto è usato per due o più linee di prodotto, allora il suo ammortamento è un costo comune e non specifico a una sola linea. Un costo non è per sua natura specifico o comune, dipende dall’oggetto di calcolo scelto. Più è grande l’oggetto di calcolo, più ci saranno costi specifici; nel caso contrario aumentano i costi comuni.
I costi si distinguono anche in:
- Costi diretti: sono quelli relativi a fattori di produzione che presentano una relazione diretta e oggettiva con l’unità di prodotto/servizio.
- Costi indiretti: sono quelli relativi a fattori di produzione che presentano una relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al processo produttivo dello stesso. L’attribuzione di tali costi richiede l’individuazione di opportune basi di ripartizioni.
Classificazione dei costi in base alle esigenze del controllo direzionale
- Costi standard: sono i costi-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di definiti risultati. Questi costi rappresentano previsioni in merito agli obiettivi che un’azienda vuole conseguire. Sono definiti ex ante.
- Costi effettivi: sono i costi-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Si tratta di costi ex post – effettivamente sostenuti.
Il controllo direzionale utilizza entrambe le configurazioni di costo e l’attività di controllo si realizza attraverso il confronto di questi due.
Costruzione dei costi standard
Il costo standard è dato dal prodotto fra lo standard fisico e lo standard monetario:
- Standard fisico: quantità di fattori produttivi necessari a realizzare un'unità di prodotto.
- Standard monetario: indica il prezzo unitario di acquisizione di un fattore produttivo.
Costo variabile unitario (costo standard) = standard fisico X prezzo costo risorsa. I costi si distinguono anche in:
- Costi controllabili: sono i costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.
- Costi non controllabili: sono i costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.
L'analisi differenziale nel sistema di programmazione e controllo aziendale
L’analisi differenziale offre supporto alle decisioni operative (influisce sull’attività di breve periodo), indicando come impiegare al meglio le risorse disponibili per massimizzare il risultato economico (reddituale). Questa analisi considera solo ricavi e costi differenziali di breve periodo, cioè la differenza tra valori futuri e valori attuali. Si considerano infatti:
- Valori emergenti: sono quelli che emergono passando da un’alternativa all’altra, si modificano in positivo.
- Valori cessanti: sono quelli che vengono meno nel passaggio a un’altra alternativa, si modificano in negativo.
I costi variabili e i costi fissi specifici sono differenziali. I costi fissi comuni non sono influenzati nel breve periodo e non sono differenziali. I valori storici non sono rilevati perché le decisioni sono orientate al futuro e non al passato. I valori storici servono da riferimento per previsioni future.
Legenda
MDC (margine di contribuzione): esprime il contributo della vendita dei beni prodotti nel coprire i costi sostenuti.
- MDCu: P – Cvu
- MDC I : MDCu x Q
- MDC II : MDC I – CFS
- R.O : MDC II – CFC. Fatturato
Dove: P= prezzo-ricavo P= Q- STD. Fisico: esprime la quantità di fattore produttivo da impiegare per ottenere una unità di prodotto. Esempio: 3Kg di plastica per ogni bicicletta.
- Prezzo-costo: è il prezzo di una unità di fattore produttivo. Esempio: 50 $ per 1Kg di plastica.
- CVu : STD. Fisico X Prezzo costo.
- Fabbisogno= Q. (prodotta o venduta) X STD. Fisico. Il fabbisogno è la quantità totale di fattore produttivo da impiegare per produrre una certa linea di prodotto.
- CV tot : Q. (prodotta o venduta) X STD. Fisico X P. costo.
Eliminare o continuare a produrre una linea di prodotto?
In generale, conviene eliminare il prodotto se: Ricavi Cessanti < Costi Cessanti.
Accettare o no una commessa?
La commessa è un ordine da parte di un cliente. Di regola conviene accettare se: Ricavi emergenti (P x Q) > Costi emergenti; Costi emergenti= CV emergenti + CFS.
Condizioni necessarie per accettare la commessa
- Se non ci sono CFS emergenti, il MDCu deve essere maggiore di zero.
- Se ci sono CFS emergenti, il MDCu deve essere maggiore dei CFS emergenti.
Sostituire o no un prodotto?
- Conviene sostituire se: MDC emergente > MDC cessante.
- Non conviene se: MDC emergente < MDC cessante.
Make or buy?
Questo esercizio consiste nello stabilire se conviene delegare a terzi (buy) la produzione di certi prodotti/servizi oppure se è meglio fare da soli (make).
- Conviene il BUY, se i costi del MAKE sono maggiori dei costi del BUY.
- Conviene il MAKE, se i costi del BUY sono maggiori dei costi del MAKE.
N.B: Si ragiona solo sulle quantità e i costi differenziali. Si sceglie sempre l’alternativa meno costosa. L’esercizio consiste nell’elencare:
- Nel Make, tutti i costi eliminabili cessanti (della mia impresa);
- Nel Buy, tutti i costi emergenti relativi alla nuova offerta. Bisogna fare attenzione ai CFS tra quelli emergenti.
Se si sceglie il Buy, si può presentare il problema di reimpiegare la capacità produttiva liberata per altre linee di prodotto. Se il testo chiede di determinare la quantità che consente di eguagliare il Make al Buy, bisogna considerare la quantità come incognita (X).
Decisioni in presenza di vincoli ai fattori produttivi
Contabilità generale
La contabilità generale è uno strumento di misurazione reddituale e patrimoniale che rileva tutti i valori storici, relativi al rapporto fra impresa e terzi. Essa rappresenta quindi la sintesi economico-finanziaria della gestione. La contabilità generale è imposta per legge e la sua analisi è rivolta sia ai terzi sia al personale dell’organizzazione. Essa è lo strumento di rilevazione più preciso, ma anche quello più complesso e lungo da redigere.
Contabilità analitica
La contabilità analitica è un sistema di rilevazione che scompone e riaggrega in modo costante i dati elementari (di costo e ricavo) relativi alla contabilità generale, in relazione a determinati oggetti di calcolo. La contabilità analitica non presenta vincoli legali in quanto non è obbligatoria. Essa è uno strumento interno di gestione che si concentra sulla gestione operativa, considerando sia dati storici sia decisionali. Inoltre, la sua analisi è rapida ma poco precisa. La contabilità analitica ha come destinatari della propria analisi i soggetti interni all’impresa e rileva le informazioni nel momento di consumo del bene. Essa influenza, attraverso la definizione di obiettivi, il comportamento e la motivazione degli individui dell’organizzazione.
Scelte fondamentali nella programmazione del sistema di contabilità analitica
Per progettare correttamente il sistema di contabilità analitica bisogna definire:
- La tipologia di informazioni di costo: I costi si dividono principalmente in costi consuntivi e costi preventivi/standard.
- La metodologia: esistono principalmente 2 metodologie di calcolo attraverso le quali le diverse classi di costo sono aggregate in base a un determinato oggetto finale di calcolo. Tali metodi sono:
- Direct costing: configurazione a costi diretto o a costo variabili.
- Full costing: configurazione a costo pieno.
- L’oggetto di risultato.
Direct costing
Metodologia di calcolo che imputa al prodotto solo i costi diretti o variabili (costi commerciali, di produzione e le provvigioni). Tutte le altre componenti non sono incluse nel calcolo.
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