LEZIONE 1: Politiche finanziarie aziendali 1
LEZIONE 2: Valori contabili – valori fondamentali – il ruolo della reddittività
del capitale sul valore 11
LEZIONE 3: Il valore della crescita 16
LEZIONE 4: Flussi di cassa: rilevanza, definizione, calcolo 22
LEZIONE 5: Flussi di casa: definizione e calcolo 27
LEZIONE 6: La valutazione della strategia. Determinazione dei flussi di cassa
e costruzione dei piani finanziari 33
LEZIONE 7: Reddittività contabile vs. reddittività economica 45
IFRS 16 e valori – Parte I 53
LEZIONE 8: Introduzione alla misurazione della performance 59
LEZIONE 9: Performance e ciclo di vita aziendale 65
CASO BCG: World’s top value creators 69
CASO Amazon: La misurazione della performance 71
LEZIONE 10: Misurazione della performance l’EVA (Economic Value Added) 75
LEZIONE 11: Confronto fra misure di performance 87
LEZIONE 12: Rendimenti e premio per il rischio dell’equity 94
LEZIONE 13: Rendimenti e beta 107
LEZIONE 14: La determinazione del costo del capitale di debito 119
LEZIONE 15: La determinazione della struttura finanziaria 129
IFRS 16 e valori – Parte II 138
CASO MLBO: Il caso Autostrade 142
LEZIONE 16: La valutazione della crescita esterna 149
LEZIONE 17.1: La valutazione della crescita esterna. Analisi delle sinergie 155
LEZIONE 17.2: La valutazione della crescita esterna. Modalità realizzative 161
LEZIONE 17.3: La valutazione della crescita esterna. L’analisi degli extra-rendimenti 166
CASO Tiffany: Operazione di acquisizione 169
LEZIONE 18: La valutazione di disinvestimenti, carve out, spin off 178
CASO FCA: Carve out e spin off 182
0 LEZIONE 1
POLITICHE FINANZIARIE AZIENDALI
Le politiche finanziarie aziendali sono un insieme di decisioni prese all’interno dell’azienda e implicano l’uso
di capitale.
Aree tematiche di queste decisioni:
- Politiche dell’attivo: dimensione e composizione del capitale aziendale investito. Strategie di
crescita
- Politiche del passivo: raccolta e composizione del capitale raccolto
- Politiche di financial engineering: distribuzione (remunerazione azionisti) / frazionamento azioni/
governance
L’obbiettivo finanziario che persegue qualsiasi operatore è la massimizzazione del capitale impiegato di
mono da remunerare il capitale al meglio attraendo così gli investimenti. Questo ha delle conseguenze.
Aumenta così la ricchezza per gli azionisti, altrimenti si avrebbe difficoltà a raccogliere capitali. Ogni azienda
deve indirizzare i propri capitali verso impegni meritevoli, ottenendo così un’efficienza allocativa.
Ma la massimizzazione del rendimento pone delle domande: rendimento di lungo o breve periodo? Come si
fa a misurare la reddittività del capitale? Quale valore deve essere massimizzato? Intrinseco o di mercato?
VALORE INTRINSECO:
Il valore che un investitore/operatore reputa essere il “vero” o “reale” valore – sulla base di una valutazione
fondata sulla informazione disponibile - che diverrà valore di mercato quando gli altri investitori/operatori
raggiungeranno la stessa conclusione. Valore in sé (prescinde dalla considerazione di caratteristiche
particolari che possono influenzarne il valore di mercato).
Se per esempio siamo in una situazione di panico sul mercato, e quindi di turbolenza, si può avere un valore
di mercato inferiore al valore intrinseco.
Al contrario se il valore di mercato è superiore al valore intrinseco, e nel tempo i due tendono a discostarsi
sempre di più siamo in una situazione in cui si può creare una bolla speculativa.
CASO TIM
Fa parte di Telekom Italia che opera in diversi ambiti: gestione della rete di telefonia, attività commerciale
di servizi per i clienti, gestione di rete internazionale, business torri.
Nella primavera del 2018 – a seguito del consistente calo di Borsa subìto dal titolo TIM - il fondo Elliott
comincia a investire in TIM;
Il titolo soffre dall’ingresso di Vivendi (dicembre 2015);
Vivendi ha il controllo di fatto nel capitale di TIM, con una quota di partecipazione di maggioranza relativa
(18% del capitale, 24% dei diritti di voto ca);
Elliott propone un mutamento di strategia e alcune azioni value enhancing.
Elliot è un fondo attivista, una nuova tipologia di operatore che investe in un’impresa per partecipare
attivamente alla gestione. Entra nel consiglio di amministrazione.
Elliot, diventando azionista Telekom cerca di attuare una strategia finalizzata a far emergere il valore
intrinseco inespresso.
1
Tre azioni potrebbero condurre a raddoppiare il valore di mercato
2
Secondo Elliot, Telekom possiede un asset straordinario che è quello della gestione dell’infrastruttura di
rete. Difatti possiede il monopolio di questa attività, ma il suo valore è “danneggiato” dalle atre attività che
gestisce la Telekom.
A – Conversione delle risparmio
financial engineering: conversione delle azioni di risparmio in ordinarie. Difatti queste tipologie di azioni
danno diritto a maggior retribuzione ma con diritto di voto limitato. La loro conversione aumenterebbe
l’utile per azione.
Convertire le azioni di risparmio (n° 6.027 mio ca) in ordinarie*, al fine di semplificare la struttura del
capitale, aumentare la liquidità del titolo e migliorarne la redditività (eliminazione del dividend leakage).
Delle 35 maggiori società quotate italiane, nel cui Capitale Sociale nel 1999 erano presenti azioni di
risparmio, ne sono rimaste oggi solo 3.
B – Separazione della rete
L’attuale struttura societaria di TIM (servizi di rete + servizi commerciali offerti dalla medesima società)
pone criticità concorrenziali, gestionali e valutative.
La gestione congiunta è causa dell’applicazione di un multiplo EV/Ebitda (5x) inferiore a quello dei
competitors (6x) e inferiore a quello che le singole aree di business meriterebbero.
Infatti la valutazione è difficoltosa a causa della diversa rischiosità delle attività svolte. Si attua pertanto una
valutazione approssimata penalizzante. La separazione delle attività potrebbe far emeregre il valore
intrinseco.
= ×
2018
2018
(margine operativo lordo) è un modo per valutare il rendimento di un’ azienda escludendo dal
EBITDA
calcolo le decisioni finanziarie o il contesto fiscale. EBITDA è l'acronimo inglese di "utili prima di interessi,
imposte, svalutazioni e ammortamenti" (earnings before interest, tax, depreciation and amortization).
3
Misura il reddito netto di un’azienda- chiamato anche guadagno o profitto - escluse le imposte, gli
ammortamenti, i deprezzamenti e gli interessi dell'azienda.
il deprezzamento e le spese d’ammortamento
EBITDA può essere calcolato in due modi: aggiungendo
all’utile di gestione, oppure aggiungendo il tasso d’interesse, le imposte, il deprezzamento e le spese
d’ammortamento al profitto netto di una società.
Supponiamo che un’azienda guadagni €1 milione. Le sue spese operative equivalgono a €200.000 e quelle
d’ammortamento a €50.000. L’utile di gestione, a lordo di interessi e imposte
di deprezzamento e
(conosciuto come EBIT, dall’acronimo inglese Earnings Before Interests and Taxes) equivale quindi a
€750.000. Sottraendo gli interessi passivi equivalenti a €50.000, otteniamo un risultato, al lordo delle
imposte, uguale a €700.000. Se le tasse equivalgono poi a €100.000, il guadagno netto sarà di €600.000.
gestione all’ammortamento, come segue:
Per calcolare EBITDA, sommiamo i proventi di
EBITDA = 750.000 + 50.000
Il valore EBITDA per l’azienda citata nell’esempio è 800.000
La separazione di NetCo potrebbe far emergere il valore nascosto
C – Riduzione dell’indebitamento
4
La separazione di NetCo e Sparkle, finalizzata alla cessione di una quota significativa di partecipazione delle
società separate, consentirebbe di ridurre il debito in capo a TIM sia via de-consolidamento, cioè
allocazione pro-quota alle società separate, sia via i proventi delle cessioni.
Debito attuale di TIM: 25 bn €
Leverage: B/S = 25/16 = 1,56x
Ebitda Coverage: B/Ebitda = 25/6,8 = 3,7x
Il valore nel mercato finanziario: variabili fondamentali
= ( , , )
F sono i flussi finanziari attesi di remunerazione
t
t è il tempo in cui i flussi di risultato si manifestano
r è il rischio
=1
∑
= il valore cambia in base alle diverse prospettive
(1+) Si tratta di tre forme di valore valutate con metodologie
diverse.
EV - Il valore è funzione dei flussi di reddito operativi
unlevered, della debt capacity e della aliquota di imposta.
B - Il valore è funzione del costo contrattuale del debito e
del costo opportunità del debito
S - Il valore è funzione della capacità di reddito e del
rischio finanziario
=
∑
= + dove n è la durata del debito (vita residua); cod è il costo del
(+) (+)
capitale di debito (rendimento opportunità); VN è il valore nominale.
≅∞
∑
= + m è indefinito; coe è il costo del capitale azionario. Non vi è
=
(+) (+)
VN perché non c’è un orizzonte temporale definito. Quando si va a comprare la quota di un’azione si
presume che l’impresa non fallirà e quindi non cesserà mai di esistere. Il valore finale è dato dal prezzo di
cessione.
Possiamo pertanto dire che, non esiste un unico valore, ma un sistema di valori.
EV è un valore che è principalmente sempre stimato, non lo si può trovare già pronto.
Flusso di cassa prima degli oneri finanziari: Unlevered Free Cash Flow. Si tratta delle entrate ed uscite che
l’azienda ha in seguito allo svolgimento della sua attività caratteristica. È detto “free” perché è al netto
delle uscite monetarie a fronte di investimenti.
=
∑
= Dove wacc è il tasso di attualizzazione che tiene conto dell’attività specifica
(+)
di UFCF.
5
UFCF è ciò che rimane all’azienda per la
remunerazione con cedole del capitale di debito e
con dividendi del capitale azionario.
wacc è il costo del capitale medio ponderato.
Dentro alla formula generale di stima del valore ci
sono molte varianti, pertanto il rischio di essere
incoerenti è alto.
L’impresa ha opportunità di crescita se può
destinare capitale ad investimenti tali che abbiano
una remunerazione almeno pari al costo
dell’investimento.
L’impresa è in equilibrio stazionario (SS) se:
In equilibrio stazionario l’impresa svolge nel tempo
attività sempre uguale (steso volume di attività/
uguale capacità di produrre risultati).
hp1: l’impresa emette un debito irredimibile, cioè
con scadenza non identificata. 1
→ →0
Pertanto il valore nominale del debito a scadenza è nullo. Difatti se n ∞,
(1+)
→
hp2: inoltre le cedole sono fisse e costanti ced = ced
t
Pertanto il valore del indebitamento esterno è dato da:
=1
∑
= + lim = →∞,
Per n il flusso si stabilizza.
(1+) (1+)
→∞
In equilibrio stazionario UFCF è costante, dunque UFCF = NOPAT.
UFCF = Entrate monetarie – Uscite monetarie =
= Reddito monetario – costi operativi – uscite per investimento =
= Reddito monetario – costo operativo monetario – imposte – Capital expenditure (ΔCCN – capitale
circolante commerciale netto).
In equilibrio stazionario:
– ΔCCN = 0;
– Capital expenditure: non vengono fatti investimenti per opportunità di crescita ma si fa investimenti per
→
attività di rinnovo degli impianti (sostituzione) Capital expenditure = valore quote di ammortamento.
Quando ciò si verifica:
UFCF = Reddito monetario – capitale monetario– quota di ammortamento – Imposte
= Reddito monetario – capitale monetario– quota di ammortamento – Tc [Reddito monetario –
capitale monetario – Imposte – quota di ammortamento]
UFCF = Ebit [1 – tc] = NOPAT in equilibrio stazionario UFCF = NOPAT
In quali circostanze posso dire che capital expenditure = quota di ammortamento?
Si supponga di avere un’impresa che deve dotarsi di strumenti per svolgere la propria attività.
CIL: capitale investito lordo, che è pari al capital expenditure (uscita per l’aquisto).
La vita economica dell’immobile è di 5 anni. Si ha ammortamento lineare: 20/5 = 4. Si ha che il bene sarà
completamente ammortato in 4 anni.
6 1 2 3 4 5 6 7
20
20 20
20 20 20
20 20 20 20
20 20 20 20 20
20 20 20 20 20 20
20 20 20 20 20 20 20
CIL
capital expenditure 20 20 20 20 20 20 20
quota di ammortamento 4 8 12 16 20 20 20
capital expenditure/quota di ammortamento 5 2,5 1,67 1,25 1 1 1
In 5 anni il capitale expenditure diventa uguale alla quota di ammortamento e si raggiunge la dotazione di
capitale investito pari al investimento target. Ma al sesto anno, ciò che si è acquisito al primo diventa
obsoleto. Il rapporto tra le due variabili da indicazione sulla posizione nel ciclo di investimento dell’azienda.
Se il rapporto è alto si è nella fase di start up/ nuovo periodo di sviluppo. Se il rapporto è circa pari a 1,
l’impresa, investendo, non sta più crescendo ma gestisce progetti di investimento funzionali all’attività che
già sta esercitando.
Si ha che per ipotesi, capital expenditure = quota di ammortamento, pertanto:
= = =
; → l’utile viene completamente distribuito non avendo necessità
di trattenerlo per fare altri investimenti.
RIEPILOGO: Si prenda questo esempio.
NOPAT: reddito operativo
defiscalizzato in modo teorico
NOPAT = 100 (1 – 33%) = 67
Non è al netto delle imposte
effettive. È un flusso unlevered:
viene fiscalizzato come se
l’impresa non si indebitasse.
Ora, invece di usare le formule
per ottenere i vari valori, le si usa
“al contrario” per estrarre la
misura del tasso di interesse che
esprime il costo implicito del capitale.
20 esprime il valore dell’aspettativa della remunerazione del capitale di
debito. 6% è l’unico valore del tasso di attualizzazione c.o.d. che soddisfa
→
queste aspettative valore di consenso
Per poter ottenere questi valori è necessario avere valori di mercato, che è la fonte delle informazioni di cui
si può disporre.
7 c.o.e. 10,62% è l’unico valore per il quale è soddisfatta
l’attualizzazione perpetua a tassi costanti.
wacc=8% deve essere uguale al costo del capitale medio
ponderato dalle analisi finanziarie, che è uguale a:
(1
. . .∗ − ) ∗ ∗ . . .∗
1 u
EV = V = V + G dove G è lo scudo fiscale.
Possiamo concepire il valore della impresa indebitata come somma di valore unlevered e scudo fiscale
Impresa indebitata Impresa unlevered Δ
Ebit = Reddito Operativo 100 100
Oneri Finanziari -20 /
Ebt 80 100
Imposta Tc=33% -26,4 -33 +6,6
Net Income 53,6 67
Oneri Finanziari + Net Income 73,6 67 -6,6
in equilibrio stazionario →
L’impresa indebitata gode del vantaggio di riduzione dell’imposta risparmio d’imposta.
6,6 = O.F. (20) * 33%
L’impresa indebitata ha più capitale post imposta da convogliare per una maggiore remunerazione verso
azionisti. Impresa levered Impresa unlevered
26,4 33 67
73,6
capitale post tax prelievo tassa capitale post tax prelievo tassa
8 × ×
=
∑
= =
G rappresenta: In equilibrio stazionario:
(+)
20∗33% 6,6
= = = 110
l u
EV = V = V + G 6% 6%
u l
V = V – G =837,5 – 110 = 727,5
67
. . . = = = = 9.2%
727,5
Si hanno pertanto 4 nozioni di costo del capitale
1. Cost of debt (cod)
2. Cost of equity (coe)
3. Cost of unlevered equity (coeu)
4. Weighted average cost of capital (WACC)
Le formule sopra elencate possono essere usate in due direzioni:
– per stimare il valore
– per stimare altre variabili: utile per ricavare informazioni riguardanti aspetti importanti sui mercati
quotati (es. costo del capitale). È economicamente lecito fare questa operazione quando si ha un
mercato in equilibrio (valore intrinseco = valore di mercato)
Costo del debito azionario – c.o.d.
Non si tratta di un tasso di interesse ma del rendimento che l’investitore richiede per realizzare
l’investimento. Misura il costo opportunità che si avrebbe nell’investire in qualcosa di analogo.
Rappresenta rendimenti ottenibili da investimenti in strumenti comparabili.
Il costo del investimento copre, per chi concede i fondi, il rischio di insolvenza, cioè l’incapacità di
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