Geostrategie energetiche in
Sud America:
un focus sul Brasile
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INDICE
1.Cile pag.3
2.Colombia pag.25
3.Bolivia pag.33
4.Perù pag.35
5.Argentina pag.36
6.Ecuador pag.44
7.Brasile pag.46
Introduzione
Lo scopo di questo report è quello di analizzare la situazione energetica attuale dei
principali paesi dell'America Latina, mettendo in evidenza per ciascuno stato le fonti
maggiormente presenti specificandone produzione, consumi, esportazioni e progetti
recenti od ancora in corso. Un'attenzione sarà posta in maniera particolare sul Brasile, che
rappresenta il "focus" di questo lavoro, e sul quale saranno fatte delle analisi specifiche.
Intendiamo da subito precisare che la variegazione energetica dei vari paesi non ci ha
permesso una trattazione lineare e schematica bensì un'attenzione peculiare per ognuno
di essi. 2
Cile
Il Cile è una delle economie più competitive e stabili in America Latina, con una
infrastruttura moderna e una elevata dinamicità commerciale, grazie ai numerosi accordi di
libero scambio con Asia, Europa, Nord America e America Latina. Il Cile ha una
popolazione di 16,6 milioni di abitanti e un PIL stimato nel 2008 in US 245,03 miliardi di
dollari, che nel secondo trimestre del 2009 è diminuito del 4,5% rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno. La contrazione più acuta si è avuta nel settore della pesca,
seguito da quello del commercio, del trasporto, dell’edilizia, dell’agricoltura; mentre l’agro-
forestale e il minerario sono stati quelli meno colpiti. Le importazioni di origine italiana nel
2008 hanno raggiunto un totale di 783,4 milioni di dollari FOB, dimostrando ancora un
buon mercato per le opportunità di investimento e sviluppo commerciale per l’Italia.
Energia rinnovabile
Considerate le limitate risorse di combustibile fossile, ed essendo costretto ad importarne dai paesi
vicini, Il Cile ha ridefinito la sua politica sull’Energia, anche a causa dell’aumento dei prezzi nel
2004. Il Cile ha una capacità di produzione di energia elettrica del 10%. Da parte sua, il Governo si
è impegnato ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che il 15% dell’energia generata
provenga da fonti energetiche rinnovabili entro il 2010. Nel 2007, il 41,5 % circa dell’energia
prodotta è stato ottenuto utilizzando fonti di energia rinnovabili: energia idroelettrica per il 40 %,
energia eolica e biomassa per il restante 1,5 %. Nel 2006, l’assorbimento di potenza da parte del
settore pubblico è stato di 12.132 MW in totale, di cui 7.400 MW prodotte con energia termica e
4.730 MW con energia idroelettrica. Grazie alla forte presenza di aree desertiche a nord del paese,
il Cile ha un alto potenziale di energia solare. Con una quantità di 69.245 tonnellate all'anno di
biomassa, il Cile può produrre non solo biogas ma anche biocarburanti di seconda generazione.
Da non sottovalutare, inoltre, un vasto sbocco sul mare favorevole per la produzione di energia
eolica. Il Cile ha favorito lo sviluppo di centrali idroelettriche e, vista la notevole quantità di rifiuti da
attività agricole e forestali provenienti da diverse regioni, promuove la generazione di energia
rinnovabile a partire da rifiuti organici. Nella città di Santiago si sta realizzando la “Ciudad Parque
Bicentenal” (Bicentenary Park City, BPC), basata sui criteri della sostenibilità ambientale e della
riduzione del consumo energetico nelle principali componenti pubbliche e private del progetto.
La strategia energetica del governo cileno per il 2012-2030 prevede circa 300 MW di impianti solari
connessi alla rete, ma rischia di essere completamente travolta dalla mare di investimenti esteri,
anche se buona parte di questi finiranno a impianti destinati non ad immettere in rete, ma
a produrre per utenti locali, come miniere e fonderie, con accordi di vendita bilaterali. Le ideali
condizioni di insolazione cilene, e il crollo dei prezzi degli impianti, pare infatti rendere già
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conveniente anche l’immissione dell’elettricità solare in rete, senza incentivi: la tedesca Saferay,
per esempio, sta costruendo un impianto da 30 MW grid connected a La Huayca, che venderà
elettricità prodotta direttamente sul mercato spot, in competizione con le altre fonti. Grazie a
queste condizioni favorevoli, secondo Bloomberg, 1 GW di potenza fotovoltaica dovrebbe entrare
in produzione entro il 2015, con 116 MW già collegati alla rete entro il 2013, ma ci sono progetti in
attesa di approvazione per almeno altri 3 GW. Il governo cileno ha appena annunciato di aver
ricevuto domande per concessioni su 50.478 ettari di terreni, da destinare a 256 progetti Renc,
cioè «risorse energetiche non convenzionali» (sole, vento e geotermia), di queste a fine 2012 ne
erano state approvate 16, di cui 12 impianti fotovoltaici, per un totale di 795 MW di potenza.
Ma nel 2013 è in corso una nuova valanga di approvazioni, il Ministero del Patrimonio
Nazionale ne ha concesse nei primi sette mesi del 2013 già altre 24 su 12.000 ettari, per
un totale di quasi 1,5 GW, fra i quali 889 MW eolici e 604 MW solari. Fra questi ultimi
progetti spiccano i 250 MW di impianti fotovoltaici che verranno realizzati da Enel Green
Power, che in Cile costruirà anche impianti eolici e la prima centrale geotermica
dell’America del Sud, e gli 1,1 miliardi che investirà l’americana Sky Solar per altri 300 MW
di centrali solari nel nord del paese.
Il Gas
In base a una recente analisi della Commissione Nazionale Energia (CNE) di Santiago, il
consumo di energia primaria del Cile è pressoché raddoppiato dal 1994 al 2006, passando
da 166,5 a 295,6 mila teracalorie. Nonostante il consumo di petrolio, carbone, fonti
idroelettriche e legna sia rimasto constante, il gas naturale ha registrato un forte
incremento, passando dall’11% del 1994 al 25% del 2006. Le previsioni formulate dagli
esperti del medesimo organismo cileno per il decennio 2006-2015 segnalano un ulteriore
aumento, che toccherà le 435 mila teracalorie alla fine dell’ultimo anno del periodo in
questione. Questi dati mostrano quanto sia elevato, a causa dell’importazione di materie
prime, il prezzo da pagare per sostenere l’alto indice di sviluppo economico del paese: nel
2006 il Cile ha acquistato il 98% del greggio, il 96% del carbone e il 75% del gas naturale.
A rendere ancora più difficile la situazione energetica si è aggiunta, negli ultimi dodici
mesi, la forte volatilità del prezzo del greggio. Nella conferenza stampa del 30 dicembre
scorso, il Ministro dell’Energia Marcelo Tokman ha ribadito più volte le grandi difficoltà che
si sono dovute affrontare per soddisfare il fabbisogno energetico interno e che, per un
attimo, hanno fatto ricordare la terribile crisi vissuta dieci anni fa. Dalla promulgazione del
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decreto presidenziale per il razionamento preventivo dell’energia nelle ore di punta al
razionamento dell’acqua dei bacini idrici di Laja e Maule: tutte misure finalizzate a ottenere
un risparmio generale, per evitare l’interruzione di entrambi i servizi. Molto diverso, invece,
lo stato attuale dell’infrastruttura nel settore degli idrocarburi, considerata una delle più
efficienti dell’America Latina in quanto, negli ultimi 35 anni, sono stati investiti ingenti
capitali per costruire la rete di gasdotti e oleodotti. Basti pensare che la capacità odierna di
stoccaggio del greggio (35%) raggiunge, assieme ai combustibili liquidi (58%) e al GNL
(7%), i 3,3 milioni di metri cubi. Dal 1961 ad oggi l’Empresa Nacional del Petróleo (ENAP)
ha costruito più di 1400 Km di gasdotti, che riforniscono l’intero paese, in maniera
capillare, da nord a sud. Dopo la crisi, alla fine degli anni ’90, il governo di Michelle
Bachelet ha deciso di portare avanti una politica energetica più innovativa delle
precedenti, volta a diversificare la matrice energetica attraverso una serie di investimenti,
previsti per il quadriennio 2008-2012, per un volume complessivo di circa 27 mila milioni di
dollari per tutto il settore. 5
Con la costruzione di centrali di rigasificazione del GNL, installate nei porti marittimi di
Quintero e Mejillones, il Cile ha compiuto il primo passo verso una maggiore autonomia
energetica, soprattutto nei tempi di maggiore instabilità dei prezzi. L’incorporamento della
nuova struttura garantirà la fornitura dell’energia richiesta dal tessuto industriale presente
nella parte centrale e settentrionale del paese, polmone dell’economia nazionale.
Porto Quintero
Attivo dal 2009, è controllato dal consorzio di aziende che comprende British Gas,
ENAP, Endesa e Metrogas.
Il terminale marittimo di rigasificazione di Quintero avrà una capacità di 2,5 milioni di
tonnellate di gas naturale all’anno e funziona dal primo semestre del 2009. Tra i vari
elementi che costituiscono questa centrale, quello più importante è il molo di 1800 metri di
lunghezza, sorretto da cinquecento piloni sommersi nelle acque costiere del porto di
Quintero. Sulla terraferma, invece, si trovano tre mega serbatoi di stoccaggio con
un’altezza di sessanta metri, due dei quali hanno una capacità di 160 mila metri cubi e uno
di 14 mila metri cubi.
Costato un investimento totale di mille milioni di dollari, il terminale di rigasificazione
permette di soddisfare il 40% del totale della domanda di gas naturale dell’intero paese.
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Anche se sono ben poche le prospettive di migliorare la situazione energetica cilena, a
prescindere dalla scarsità di risorse naturali del paese, alcune inchieste condotte dalla
stampa specializzata hanno rivelato delle perplessità sul rendimento economico di questa
costosa operazione. Negli ultimi tempi, infatti, il prezzo del GNL è passato da 6 a 13 dollari
per milione di BTU, allungando, così, il periodo di ammortizzamento, visto che il consorzio
incaricato di costruire l’impianto non è totalmente cileno: British Gas BG possiede il 40%,
mentre Endesa, Enap e Metrogas possiedono il 20% ciascuno. Questo significa il
pagamento di un dazio: qualsiasi azienda che desideri acquistare il gas proveniente da
questo gasdotto dovrà sborsare un sovrapprezzo del 15%, per i diritti di utilizzo del
terminale. Tali elementi peggiorano le condizioni di competitività, sia rispetto
all’importazione del gas proveniente dall’Argentina, acquistato a sua volta dalla Bolivia, sia
con l’inevitabile aumento del prezzo dell’energia elettrica prodotta dalle centrali
termoelettriche che vengono alimentate dal gas di Quintero e Mejillones.
Porto Mejillones
Situato nella regione settentrionale di Antofagasta, questo terminal marittimo è operativo
dalla seconda metà del 2010, permettendo la propria attività di rigasificazione del gas
naturale, per rifornire il nord del paese, completando così il progetto di diversificazione
energetica messo in atto, agli inizi del 2008, dall’attuale presidente Michelle Bachelet.
Il progetto ha comportato un investimento di 500 milioni di dollari ed è stato costruito
dall’impresa statale Codelco in collaborazione con la Suez Energy International, le quali
hanno firmato un accordo con la società GNL Mejillones per la fornitura di gas alle centrali
elettriche della rete del SING (Sistema Interconectado del Norte Grande). La capacità di
produzione sarà di 5,5 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno, necessari per
generare 1100 Megawatt di elettricità.
Il gasdotto costruito si collegherà a quello del NorAndino e di Atacama e avrà una
lunghezza di 8,3 chilometri. In questa zona si trovano le centrali termoelettriche Mejillones
di Edelnor S.A. e Tocopilla di Electroandina, mentre nel secondo blocco verrà rifornita la
centrale termica di Atacama, controllata dalla società GasAtacama. Le tre centrali
appartengono al sistema integrato del nord (SING).
Energie Alternative 7
Se si considera che la superficie totale del Cile è di circa 75 milioni di ettari, di cui solo 5,2
milioni sono coltivabili, è abbastanza evidente che esistono forti limiti alla produzione di
biocombustibili di prima generazione. Sulla base di questo importante quadro geografico, il
governo cileno fin dall’inizio ha deciso di evitare di danneggiare le scorte alimentari
producendo biocombustibili, che logicamente farebbero diminuire la superficie coltivabile –
com’è accaduto in Messico l’anno scorso, con la diminuzione della produzione di mais e il
conseguente aumento dei prezzi dei prodotti derivati.
Per questa ragione, nel 2008 il CORFO (agenzia per lo sviluppo economico cileno) ha
stanziato fondi per un totale di 400 milioni di dollari, dopo l’approvazione di una nuova
legge che finanzia la ricerca e l’applicazione di tutte le fonti energetiche rinnovabili non
convenzionali. Le aree di ricerca prevedono la costruzione di centrali eoliche e
l’esplorazione di fonti geotermiche, oltre alla costruzione, nel 2009, di un moderno centro
ricerche, finanziato dalla Germania, che collabora strettamente con l’Agenzia
internazionale per le energie rinnovabili (IRENA).
Le opzioni scelte dal governo cileno sono tre:
1. Produzione di etanolo con i biocarburanti di seconda generazione, ricavati
dalla lavorazione di materiale lignocellulosico;
2. Applicazione di coltivazioni intensive di Jatropha curcas per la produzione di
biodiesel;
3. Potenziamento delle centrali di biogas metano.
Nel primo caso, nonostante la tecnologia non permetta ancora di ottenere prodotti
economicamente interessanti, il ministero dell’energia cileno ha già creato un consorzio
per potenziare i vari istituti di ricerca, in collaborazione con organismi internazionali. La
seconda opzione, invece, ha trovato un impiego favorevole nel nord del paese e ha
permesso di ottenere un risultato pari a 2600 litri di olio per ettaro coltivato. Tuttavia,
l’unico elemento che crea ancora qualche difficoltà – oltre al pericolo di gelate e all’elevata
salinità dell’aria in questa regione – è la grande quantità di acqua necessaria per
soddisfare il fabbisogno idrico della Jatropha, risorsa di cui il Cile notoriamente scarseggia.
Sul terzo punto, grazie a una collaborazione scientifica con il Ministero della Cooperazione
tedesco, è stata costruita nella città di Negrete, conosciuta per la sua politica strettamente
ecologica, una centrale pilota per la produzione di energia elettrica e termica da 200 MWh,
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che utilizza gli scarti organici prodotti da duecento vacche e i rifiuti raccolti nelle mense del
liceo per gli studi di scienze agricole di Negrete.
Fotovoltaico
In Cile, nel 2004, il consumo di energia primaria era composto per il 39% dal petrolio, per il
19% dal gas naturale, per il 18% dall’idroelettricità, per il 10% dal carbone, per il 14% dalla
legna e da altre fonti. Questo quadro statistico evidenzia una forte dipendenza energetica
dai paesi vicini, soprattutto con l’importazione di ingenti quantità di gas naturale e petrolio
dall’Argentina, per soddisfare la crescente domanda del mercato interno e mantenere il
livello della crescita economica.
A partire da quel momento, il governo cileno si è visto costretto ad intraprendere una
nuova strada per diminuire l’enorme costo di importazione, adottando così una serie di
misure volte a differenziare la propria matrice energetica rispetto ai combustibili fossili, di
cui non dispone a sufficienza. Tuttavia, nonostante le grandi potenzialità nel campo delle
risorse energetiche alternative come l’energia solare, eolica e geotermica, il Cile fino ad
ora non ha investito in maniera sufficiente per sfruttarle.
Considerando che il 15% della popolazione (2.250.000 abitanti) vive in aree rurali, il
governo cileno ha installato – attraverso il Programa de Electrificacion Rural (Programma
di Elettrificazione Rurale), tra il 1992 e il 2000 – circa 2.500 dispositivi ad energia solare
per generare energia elettrica a basso voltaggio nelle case lontane dai centri abitati, nelle
scuole e nei centri di pronto soccorso medico; dal 2006 a oggi, altre 3.400 famiglie situate
in zone isolate hanno ricevuto questo tipo di apparecchiature.
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Radiazione solare media. Fonte: ACESOL
Nel 2005 la Associazione Nazionale per l’Energia Solare (ACESOL) ha condotto uno
studio da cui è emerso che, nel paese, esistevano soltanto 6.000 metri quadri di collettori
solari installati e che la maggior parte veniva utilizzata per scaldare dell’acqua per uso
residenziale, mentre solo una minima parte serviva per il sistema di riscaldamento della
casa e per generare elettricità. Il 22 agosto del 2006 il nuovo presidente eletto Michelle
Bachelet, invece, ha deciso di stanziare nuovi fondi per promuovere progetti nel settore
energetico alternativo elaborati dalla Commissione Nazionale Energetica (CNE).
Nello stesso anno, attraverso la cooperazione con l’azienda francese Transenergie, il
governo cileno ha pubblicato uno studio di mercato per accertare e definire la domanda e
l’offerta dell’energia solare nel paese. A partire da questo documento, si è potuto
constatare che gli indici di radiazione rilevati mostrano come dalla regione I alla IV (nord)
la radiazione oscilli tra 4200 e 4800 kcal/m2 al giorno, mentre tra la V e la VIII regione
(centro) tale valore si avvicina a 3400 kcal/m2 collocandosi, poi, a 3000 kcal/m2 nel resto
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del paese (vedi tabella). Questo significa che esiste una superficie di circa quattromila
chilometri quadrati particolarmente adatta all’installazione di pannelli solari fotovoltaici e
collettori termici.
Fino ad oggi, l’energia solare termica in Cile è stata impiegata prevalentemente nella regione nord
del paese, dove esiste uno dei livelli di radiazione solare tra i più alti al mondo – specialmente nella
zona di Arica, Parinacota, San Pedro de Atacama e di Coquimbo –, superando addirittura quella
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