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Prof P.Natale

Politiche Economiche A.A. 2017/18

Fondamenti

A differenza della micro e della macroeconomia le politiche economiche trattano di decisioni che

sono il risultato di un processo decisionale che coinvolge più attori, questa materia studia le

determinanti e le conseguenze di tali processi legati ad un vincolo politico (comuni, regioni, UE

ecc..). Le scelte della collettività sono dette scelte pubbliche che sono studiate attraverso tr

approcci:

- Economia positiva -> cerca di comprendere l’economia pubblica a partire dai comportamenti

privati, la decisione pubblica è presa come esogena e viene studiata come un semplice modello

IS-LM. Vede nello stesso modo un aumento delle imposte e un aumento dei prezzi.

- Economia normativa -> vuole capire come fare per raggiungere le finalità collettive prefissate,

valuta l’impatto l’impatto delle decisioni pubbliche sui comportamenti privati, tale analisi

necessita di una metrica per comparare situazioni diverse e un ordinamento di preferenze

collettivo che tenga conto dei costi associati alle varie azioni. L’azione pubblica però è vincolata

e non sempre riesce a perseguire le strade ottimali individuate, si è costretti quindi a cercare

opzioni di seconda best; l’impossibilità del first best è causata soprattutto dalle asimmetrie

informative tra decisore e chi è soggetto alla decisione.

- Political Economy -> le scelte pubbliche sono endogene le scelte pubbliche, esse sono l ’esito

del processo di decisione razionale di agenti (i politici) che perseguono specifici obiettivi nel

rispetto dei vincoli rappresentati dai processi decisionali dei sistemi democratici. La political

economy individua quindi un ruolo per l’analisi normativa nella definizione dei regimi; dal

momento che a regimi diversi corrispondono decisioni pubbliche diverse assunte da decisori

razionali.

Nel dettaglio delle decisioni pubbliche:

Ai decisori pubblici vengono assegnati molteplici obbiettivi e hanno a disposizione molteplici

strumenti tra cui politiche economiche e fiscalizza anche la regolamentazione dei mercati, la

struttura dei tributi e dei sussidi, la sicurezza sociale e ancora e il disegno delle istituzioni che

n

determinano il funzionamento dei mercati. Tinbergen (1952) ci dice che il conseguimento di

n

obiettivi richiede che il decisore pubblico disponga di almeno strumenti indipendenti, se il numero

degli obiettivi eccede il numero degli strumenti e/o viene meno la condizione di indipendenza. La

politica economica è quindi la scelta della combinazione di strumenti che consente al decisore

pubblico di avvicinarsi più possibile alla massimizzazione della sua funzione obiettivo; l’economista

è quindi l’esperto che offre la corretta combinazione di strumenti da impiegare dati gli obiettivi da

perseguire.

Negli anni settanta si è diffuso l’approccio alla politica economica come soluzione del trade-off tra

obbiettivi e strumenti creando istituzioni mono-mandato come la BCE (mantenere la stabilità dei

prezzi) ma la cosa non è stata soddisfacente.

Consideriamo la relazione tra produttività e

occupazione, dalla politica economica ci si

aspetta che consenta di ottimizzare tutte e

due, questo è possibile attraverso riforme

strutturali attraverso interventi nei campi di

istruzione e innovazione. Gli effetti di una

riforma strutturale si manifestano a più periodi

e generalmente i costi della riforma precedono

i benefici. Un grande ostacolo a queste riforme

è il timore del decisore di perdere consensi

infatti si hanno più riforme quando non si ha

più la possibilità di essere rieletti.

Perché la politica economica è necessaria?

Secondo Richard e Peggy Musgrave la politica economica provvede ad:

- Allocazione delle risorse -> modificare qualità e quantità dei fattori produttivi

- Stabilizzazione della macroeconomia -> correzioni di shock che allontanano dagli equilibri

- Redistribuzione fra agenti o regioni -> redistribuzione dei redditi 1

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Le politiche possono essere distributive, allocative o di stabilizzazione, le condizioni di

applicazione di tali politiche si creano nel momento in cui viene meno anche una sola condizione

del primo teorema dell’economia del benessere (pareto efficiente). Vediamo i vari interventi

1. Allocazione:

- La concorrenza non è perfetta -> accade quando un impresa ha un ampio potere di mercato o

un monopolio, si agisce con una politica ti riallocazione come le politiche antitrust.

- Le attività economiche comportano effetti esterni -> vi sono esternalità positive e negative verso

gli obbiettivi sociali, si può agire attraverso la tassazione o gli incentivi, il controllo amministrativo

e regolamentazioni ambientali (permessi di inquinamento o carbon tax).

- L’informazione è imperfetta -> comporta inefficienze come sezione avversa e azzardo morale, si

interviene imponendo la trasparenza di comunicazione o l’adozione di specifici comportamenti.

- I mercati non sono completi -> i mercati non sono in grado di gestire le transazioni future, come

il finanziamento per gli studi: l’incertezza delle competenze future non permette di richiedere

prestiti e si ricorre a sistemi di istruzione pubblica o prestiti per studenti.

2. Stabilizzazione:

Le politiche di stabilizzazione si propongono di ridurre le deviazioni dall’equilibrio di pieno impiego,

Keynes propone l’intervento pubblico sulla base di due ipotesi: i comportamenti degli individui sono

guidate dalle aspettative (animal spirits) e le rigidità nominali inibiscono l’operare dei meccanismi di

auto correzione. Questo giustifica l’adozione delle politiche anticicliche. Lo schema concettuale di

ispirazione keynesiano con il quale ora interpretiamo la politica economica è quello del modello di

offerta aggregata/domanda aggregata questo schema permette di cogliere ruolo e limiti della

politica economica, in particolar modo ha permesso di chiarire che politiche della domanda (quali

un’espansione di bilancio o dell’offerta di moneta) sono inefficaci a fronte di shock da offerta.

3. Redistribuzione:

Interventi redistributivi sono richiesti quando la distribuzione del reddito non garantisce l’equità

una relazione sistematica tra politiche r

sociale. Non vi è una relazione edistributive ed

efficienza allocativa, qualunque politica redistributiva che non alteri i prezzi relativi non modifica i

comportamenti individuali e quindi non incide sull’efficienza del sistema economico. D’altro canto,

le politiche distributive difficilmente possono avvalersi di strumenti non distorsivi e questo può

causare un trade-off tra efficienza ed equità come evidenziato da Okun. Abbiamo infatti politiche

che migliorano simultaneamente l’equità e l’efficienza.

Criterio della politica economica -> l’obbiettivo della politica economica è la soddisfazione degli

individui della collettività. La soddisfazione è espressa tramite la funzione di utilità che dipende dal

consumo di beni, dal numero di ore lavorate e dalle condizioni di lavoro oltre che ad un’insieme di

variabili sociali. Questa non è sufficiente a caratterizzare il problema di scelta del consumatore.

Questo ultimo infatti in ciascun instante di tempo prende decisioni tenendo conto delle implicazioni

delle stesse per il proprio benessere futuro. L’individuo non è in grado di sapere quale stato del

mondo prevarrà nel futuro e quindi dobbiamo sostituire alla funzione di utilità, la funzione di utilità

attesa e inoltre potrebbe attribuire diverso peso all’utilità percepita in diversi periodi di tempo.

La funzione di utilità intertemporale ci guida nella scelta di tutte quelle azioni di politica economica

che hanno ricadute nel futuro:

Una politica strutturale con benefici nel futuro saranno meno preferibili dagli individui più il loro

tasso di sconto sarà alto (dipende da fattori individuali e culturali).

La funzione di utilità però è una funzione individuale e il decisore deve aggregare tali singole

preferenze, per applicare il criterio di pareto dobbiamo confrontare tra loro le varie politiche

adottabili e per fare questo dobbiamo disporre di una funzione che esprima la valutazione della

colletività sulla distribuzione dell’utilità dei suoi membri, la cosi-detta funzione di benessere sociale.

La prima non attribuisce importanza alla

distribuzione delle risorse bensì all’utilità totale

che dalle stesse derivano. La seconda invece

privilegia quella politica che favorisce il soggetto

meno privilegiato nell’economia. Infatti il

benessere sociale è considerato coincidente con l’utilità più bassa.

Come possono essere rese operative queste funzioni di benessere? 2

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- Politiche allocative -> viene svolta un analisi di equilibrio parziale che studia gli effetti delle

politiche su un singolo mercato .

- Politiche di stabilizzazione -> vengono usate funzioni ad hoc il

obiettivo è quello di catturare le preferenze della collettività circa

le deviazioni dell’economia dai target di lungo periodo. Deviazioni

dal target riducono il benessere e l’obiettivo è minimizzare questa

funzione dove alpha è il peso di ciascuna deviazione.

- Politiche distributive -> vengono solitamente attuate mediante misure di concentrazione, come

ad esempio nel caso del reddito la curva di Lorenz o l’indice di Gini.

N.B. Politiche distributive possono avere conseguenze allocative e viceversa; così come è ormai

chiaro che politiche di stabilizzazione hanno effetti allocativi e viceversa.

I Limiti

Negli anni 70 vi erano due protagonisti economici: il decisore e la natura; e gli altri agenti

economici alle scelte del decisore. Negli anni ’80 questa visione economica è entrata in crisi

facendo in modo che gli attori fossero tre: natura, decisore e settore privato; in questo schema il

decisore pubblico e il settore privato sono impegnati in gioco strategico, in cui ciascuno anticipa le

mosse dell’altro. La consapevolezza dell’interazione strategica ha aperto la strada alla

consapevolezza dei limiti della politica economica e alle interdipendenze, questo e il fatto che non

sempre il decisore persegue i fini sociali ha portato alla presenza di una pluralità di decisori

portando separazione orizzontale (all’interno delle giurisdizioni) e verticale (tra giurisdizione) delle

sfere decisionali. I vari limiti:

1. I limiti di conoscenza —> il decisore pubblico ha conoscenza

imperfetta della struttura economica e degli elementi di incertezza

a cui è sottoposta.

La funzione descrive il vettore Y al tempo t con variabili X che

sono le scelte del governo, Yt-1 i valori passati che caratterizzano l’economia e teta è il

comportamento degli attori privati. H descrive la relazione tra variabili esogene, endogene ,

passate, parametri e shock; il decisore non conosce con esattezza H che è scelta una dei tecnici

che collaborano alla formazione della politica economica. Si ha incertezza sul modello economico.

Un altro elemento d’incertezza sui parametri deriva dal fatto che non possiamo osservare

direttamente le preferenze degli agenti privati ma solo i loro comportamenti, quindi un’incertezza

dovuta alla natura stessa del processo inferenziale.

In caso di shock avremmo una distribuzione di vettori Yt da cui si può ricavare varianza, valore

atteso e momenti futuri, la scelta di una ipotesi piuttosto di un’altra sulla distribuzione dei rischi ha

conseguenze importanti, una buona politica economica richiede quindi una attenta valutazione

della distribuzione di probabilità degli shock e una consapevolezza della stessa. Se la distribuzione

di probabilità è nota si parla di rischio altrimenti di incertezza.

Infine bisogna tenere conto dell’irreversibilità delle scelte che genera un valore dell’attesa che può

anche essere negativo.

2. I limiti dei modelli —> Gli attori privati rispondono alle decisioni pubbliche e questo limita il

margine di azione dell’attore pubblico. Trattiamo le implicazioni dell’ipotesi di aspettative razionali e

la critica di lucas; 70 il ruolo delle aspettative del settore privato erano quasi completamente

ignorato. Se un’ipotesi era formulata sulle aspettative era che esse fossero adattative poi L’ipotesi

di aspettative razionali ha catapultato la politica economica da un gioco contro la Natura in un

gioco con il settore privato. l’ipotesi di aspettative razionali non richiede la conoscenza completa

del modello ma l’uso di tutte le informazioni di cui l’agente può disporre, agenti diversi hanno

benefici e costi diversi nell’acquisire le informazioni. Le decisioni individuali sono coerenti con le

leggi dell’economia e che non possiamo ignorare le implicazioni di interazione strategica che ciò

pone, Lucas elabora un modello per valutare le modifiche dovute alle scelte di politiche

economiche basato sui valori delle politiche passate, il modello risulta affidabile se non vi sono

cambi di regimi (es. cambi fissi). 3

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3. I limiti della fiducia —> L’efficacia e l’efficienza della politica economica sono determinate dalla

credibilità degli annunci del decisore pubblico (Barro e Gordon, 1983). La mancanza di credibilità

delle azioni di politica economica mina l’efficacia e l’efficienza della politica economica anche di un

decisore benevolente, per converso una politica credibile vede i propri effetti amplificati perché non

solo modifica i comportamenti ma guida le aspettative.

La mancanza di credibilità della politica economica di un decisore pubblico benevolente discende

da un problema di incoerenza temporale L’analisi di questo problema si deve a Kyndland e

Prescott (1977) che hanno mostrato la pervasività del fenomeno e le conseguenze di quelle che

definiscono le politiche discrezionali, ovvero l’esito della ottimizzazione periodo per periodo, essi

dicono che la politica economica non deve attuarsi mediante decisioni discrezionali ma attraverso

l’adozione di regole, invarianti rispetto alla realizzazione dello shock.

4. I limiti dell’informazione —> Il settore privato ha informazioni che non rivela al decisore pubblico.

I problemi di asimmetria informativa sono pervasivi anche nel settore privato, con le note

conseguenze di fenomeni di azzardo morale e di selezione avversa, i mercati hanno messo a

punto un ampio numero di strumenti per il contenimento delle conseguenze delle asimmetrie

informative e il decisore politico ha mutuato alcuni di questi strumenti.

5. Limiti della benevolenza —> Il decisore pubblico ha un’agenda privata, spesso questo

comportamento è un derivato del funzionamento dei sistemi democratici; Il sistema democratico

rende i decisori pubblici responsabili delle proprie scelte sottoponendoli a giudizio e pressioni della

collettività che hanno l’obiettivo di influenzare le decisioni.

Questi comportamenti possono essere limitati attraverso il tetto al numero di rielezioni e dal ciclo

politico, ad esempio l’obiettivo di farsi rieleggere porta all’attuazione di politiche economiche che

presentano costi solo dopo le elezioni. Infine il decisore pubblico agisce sulla spinta delle proprie

convinzioni se attribuisce una bassa probabilità alla propria rielezione il decisore sarà incline a

compiere scelte che vincolino il comportamento del proprio successore.

Soluzioni

La riflessione sulle determinanti del comportamento del decisore pubblico (nonché sugli altri limiti a

cui è soggetta la politica economica) ha portato a riforme importanti delle istituzioni preposte al

disegno della politica economica. Tali riforme si possono dividere il due grandi categorie:

Creazione di autorità indipendenti (agenzie come le banche centrali), hanno 4 caratteristiche—>

1) il mandato dell’agenzia non può essere modificato in modo discrezionale dal politico

2) il decisore motivato politicamente è sostituito da un soggetto con motivazioni diverse, siano

esse di carriera o ideologiche

3) il delegato ha elevate competenze tecniche

4) con poche eccezioni, le agenzie hanno un solo obiettivo da perseguire, ovvero non sono

chiamate a risolvere trade-off. Il fatto che ogni agenzia abbia un mandato limitato facilita la

formazione delle aspettative circa il suo comportamento, ma al contempo rende difficile il

coordinamento tra le azioni di politica economica e questo può condurre ad un risultato sub-

ottimale.

La scelta di delegare è giustificata in caso di materie tecniche, preferenze stabili della società, vi

sono decisioni e effetti difficilmente osservabili dagli elettori o con alto rischio di incoerenza.

Le regole —> possono essere una soluzione al problema dell’incoerenza intertemporale ad

esempio attraverso attraverso l’inflation targeting: L’autorità indipendente annuncia un obiettivo di

inflazione che si impegna a perseguire subordinando le proprie azioni al conseguimento di tale

obiettivo e rende pubbliche con cadenza regolare previsioni indipendenti sull’inflazione. Una buona

regola è una regola flessibile, ovvero una regola che consente di affrontare situazioni estreme

senza per questo compromettere la credibilità della politica economica nei tempi ordinari 4

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

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