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Valori e obiettivi delle organizzazioni

Le parole impresa e azienda nel nostro corso vengono usate come sinonimi di organizzazione.

Esempi di aziende italiane

(Non sono da studiare)

L’azienda Olivetti produceva macchine da scrivere, calcolatori e computer. Dopo un susseguirsi di sfortune, di concorrenza sul mercato e di passaggi a gestioni manageriali non buone l’azienda è caduta. L’Olivetti era il contrario delle aziende gerarchizzate dove l’uomo era alienato, perché aveva un’attenzione estrema alle persone ed alla loro dimensione psicologica. Avevano una direzione di studi sociologici e psicologici. Ci sono degli eredi della cultura olivettiana in Italia, ma non tutte le aziende hanno questo stile di gestione delle risorse umane.

La Dallara, azienda di Parma, produce automobili da corsa e fa molta ricerca e sviluppo seguendo anche filoni innovativi non sempre pertinenti al settore merceologico di riferimento. Dallara, rendendosi conto che avere dei fornitori dall’altra parte del mondo non era favorevole, si crea dei fornitori vicino a casa, aiutando delle imprese della sua zona a fare investimenti corretti. L’impesa si è impegnata anche sul fronte della formazione grazie all’ITS formando al meglio il personale.

Brunello Cucinelli fonda la sua azienda di successo di moda italiana. Si occupa anche della bellezza di ciò che contorna l’azienda, come del territorio. Si quota in borsa e afferma agli investitori delle banche d’affari di non volere dei margini più alti del 25%, perché avrebbe significato pagare meno i fattori produttivi come i dipendenti e le tecnologie.

Loccioni produce sistemi di misura e si ispira all’Olivetti. L’impresa viene vissuta come “bene comune”. Ha un sistema per cui i dipendenti (ma non solo), futuri pensionati, con una grande esperienza fungano da mentore per i giovani. Loccioni e Fileni hanno riqualificato il territorio circostante; la vocazione alla bellezza deriva dall’Olivetti.

Callipo, che confeziona tonno in vetro per mostrare la qualità del prodotto, è alla quinta generazione. Le aziende quando devono affrontare il passaggio da una generazione all’altra spesso crollano. Le imprese quando si consolidano nell’umanità diventano un patrimonio comune. Callipo è convinto che la generazione successiva porterà sviluppo e innovazione. Fare impresa in un luogo corrotto è molto più difficile, per questo è un caso molto importante quello di Callipo (Calabria).

Valori e obiettivi di chi?

Dietro alle organizzazioni ci sono dei gruppi di persone. Si parla di shareholders, cioè l’azionista/proprietario dell’azienda, ovvero colui che mette il capitale, colui che investe. Proprietari e management sono il vertice gerarchico di un’organizzazione e sono molto importanti rispetto al tema dei valori. Esiste anche una categoria più vasta che rappresenta il nuovo focus/purpose delle organizzazioni cioè gli stakeholders, ovvero i portatori di interesse che non posseggono quote, ma hanno interesse che l’azienda abbia successo e duri nel tempo.

L'organizzazione è composta da:

  • Proprietari: ritorno finanziario
  • Dipendenti: soddisfazione, compenso e supervisione
  • Clienti: qualità dei beni e dei servizi, servizi e valore
  • Fornitori: transazioni soddisfacenti e ricavo dagli acquisti
  • Comunità: responsabilità sociale e contributo alle questioni della comunità
  • Sindacati: retribuzione dei lavoratori e benefit
  • Governo: rispetto di leggi e regolamenti e concorrenza leale
  • Management: efficienza ed efficacia
  • Creditori: capacità di credito e responsabilità fiscale

Valori

Nell’agosto del 2019 un gruppo dei 200 principali amministratori delegati (CEO) delle imprese americane fecero una dichiarazione molto importante. Questi 200 CEO sono riuniti in un’associazione, Business Roundtable, che ha affermato, tramite un manifesto, i fini dell’impresa. Nonostante ogni singola azienda, che fa parte di questa associazione, abbia il suo proprio fine aziendale, tutti condividono però un impegno nei confronti degli stakeholders. Come primi stakeholders pongono i clienti, poi parlano di investire nei dipendenti retribuendoli in modo corretto e fornendo loro benefit, supportarli con formazione e educazione; per loro è anche importante rafforzare diversità, inclusione, dignità e rispetto. Poi parla di fornitori, è doveroso comportarsi in modo corretto ed etico con essi. Bisogna supportare le comunità e da ultimo affermano di generare valore nel lungo periodo per gli shareholders che forniscono capitale. Il valore per l’azionista di fatto è il guadagno. È molto importante il concetto di lungo periodo. L’obiettivo non è più solo quello di far guadagnare l’azionista, ma sono diventati molti, diversi e impegnativi. Simbolicamente la prima volta in cui la stampa finanziaria ha iniziato a parlare di questi valori risale al 2009 con l’articolo “La massimizzazione del valore per gli azionisti è morta”.

Il 2009 dal punto di vista economico è stato un anno molto importante, che ha appunto seguito la bolla finanziaria americana del 2007-2008. Economisti ed osservatori pensano che la crisi finanziaria sia frutto di una cultura economica nata negli anni ‘80 e ‘90 che faceva riferimento al fatto che:

  • Le imprese dovevano operare solo nell’interesse degli azionisti.
  • Un modello di matrice anglosassone caratterizzato da visioni e strategie di breve periodo (3 mesi) comporta un altro problema. Gli investor relator comunicano, ogni tre mesi, al mondo della finanza i risultati dell’organizzazione e questo comporta la caduta di investimenti rischiosi, solamente che è positivo per l’imprenditore avere una visione di lungo futuro e quindi prendersi dei rischi.
  • Le aziende si identificano con il management, essendo visibile e quindi i manager sono diventati, prima negli USA, delle vere e proprie star pagate moltissimo, si parla di “star system” del top management.
  • Logica finanziaria dominante in tutte le fasi di vita dell’azienda e oggi sempre di più le multinazionali cercano di non pagare le tasse da nessuna parte, si parla di ottimizzazione fiscale in senso opportunistico.

Pilastro di questo modello era il principio secondo cui il management dovesse unicamente massimizzare il valore per gli azionisti. La sua diffusione a livello internazionale è dovuta soprattutto alle grandi banche d’affari, alle società di consulenza internazionali, agli studi legali internazionali e alle grandi università americane. La massimizzazione del valore per gli azionisti è tra le principali cause della crisi dei valori dell’impresa e anche della crisi economica iniziata nel 2008 e per molti paesi non ancora conclusa (non solo crisi finanziaria ed economica, ma anche crisi di innovazione). Secondo alcuni economisti e osservatori, questo modello è anche tra le determinanti della crisi ambientale e sanitaria che stiamo vivendo.

L’evoluzione di una società, compresa l’evoluzione del suo sistema economico, è strettamente connessa a mutamenti nel sistema di valori che è alla base di tutte le sue manifestazioni. Gli economisti non appoggiano la dimensione dei valori, essendo qualcosa di sfuggente, mutevole e che appartiene alla sfera culturale. Gli economisti non hanno mai seriamente incluso nelle loro analisi il problema dei valori. I valori che governano la vita di una società ne determinano la visione del mondo, le istituzioni, l’attività scientifica e tecnologica, gli ordinamenti politici ed economici.

L’approccio aziendale alla CSR (o RSI, responsabilità sociale d’impresa) non va alla radice del sistema dei valori di un’impresa o di un sistema di imprese. Ci sono diverse concezioni di fondo dell’impresa, che non sono né uniformi né statiche, ma si evolvono nel tempo e nello spazio.

Diverse forme di proprietà

La proprietà non è monolitica, anzi ci sono diverse forme di proprietà:

  • Imprese a proprietà privata, ovvero privati cittadini che detengono il capitale, essi competono sul mercato libero;
  • Imprese a proprietà pubblica, i proprietari sono gli enti pubblici. L’assetto di mercato della competizione è diverso da un’azienda analoga che però è privata. Le regole di un proprietario pubblico sono più rigide e burocratiche, dovendo garantire la trasparenza nei confronti di tutti i cittadini;
  • Imprese cooperative, la proprietà è di coloro per cui la cooperativa esiste;
  • B-corp for benefit (non solo per profitto) o società benefit per alcuni è il modello più corretto. Esse sono aziende che non hanno come obiettivo quello di distribuire i profitti, bensì il fine può essere il guadagno, ma corretto rispetto tutti i portatori di interesse. Ci sono delle perplessità rispetto questa formula oggi e l’Italia conta un migliaio di aziende che si sono riconosciute in questa forma giuridica, a sua volta riconosciuta dallo stato italiano (come Alessi);
  • Public companies sono aziende quotate in borsa che presentano un azionariato diffuso, quindi molti proprietari. Queste aziende appartengono al pubblico delle persone, non ai governi;
  • Imprese rilevate (acquistate) dal management con l’aiuto di fondi di investimento sono imprese che entrano in situazioni di difficoltà oppure che devono essere rilevate perché non più interessanti per il proprietario. I gestori dell’azienda ne diventano i proprietari. Questa forma si chiama management buyout;
  • Imprese in crisi rilevate dai lavoratori questo fenomeno prende il nome di workers buyout. Alcuni lavoratori nel 2008 hanno investito la loro liquidazione nell’acquisto d’aziende, mandando avanti l’attività e diventandone quindi proprietari e partecipazione dei dipendenti al capitale, cioè i singoli dipendenti comprano delle azioni e possono quindi diventare azionisti.

Di chi è l'impresa?

È bene distinguere tra chi mette il capitale, quindi l’imprenditore e chi gestisce l’impresa, quindi il manager. Nelle aziende piccole l’imprenditore corrisponde al manager di solito, ma nelle aziende grandi no, proprio perché all’imprenditore serve l’aiuto di manager professionisti.

Imprenditore Manager
Proprietario Gestisce
“Principale”, colui per il quale vengono realizzate le attività “Agente”
Soggetto su cui incide l’azione dell’agente, ovvero il manager, colui che prende le decisioni sulla base di un mandato da parte del proprietario Soggetto che agisce

Un esempio di proprietà è Alce Nero, il più grande produttore di biologici in Italia. Alce Nero è di proprietà degli agricoltori che forniscono prodotti, quindi è un fornitore di prodotti. È una società per azioni, non una cooperativa.

Cosa orienta l'azione degli imprenditori e dei manager? Quali sono gli obiettivi delle imprese “che tengono la rotta” in tempi difficili?

Un esempio è la figura di Silvio Albini, produttore di tessuti che è arrivato alla sesta generazione, quindi ha dei valori solidi alle spalle. I settori di moda, tessile, mobili, calzature etc. erano settori maturi che dovevano essere abbandonati per ambiti di tecnologia avanzata. Alcuni imprenditori non hanno seguito questo mood/trend culturale, ma hanno continuato ad investire. Silvio Albini, senza farsi influenzare da esperti e consulenti internazionali, ha investito sulla qualità e aiutato le aziende più in crisi.

Cosa orienta l'agire di imprenditori e manager: quali valori?

  • Valori che orientino in modo corretto i rapporti tra proprietà e impresa. Troppi imprenditori ancora gestiscono l’impresa come fosse patrimonio personale. L’azienda ha una sua dinamica economica e l’imprenditore ha il suo patrimonio, desideri e scelte di investimento personale. Questo è uno dei motivi per cui le aziende famigliari spesso falliscono.
  • Valori che orientano e delimitino con chiarezza il ruolo del management difendendolo da indebite ingerenze, ma anche chiamandolo alle imperiose responsabilità che gli competono. Ci dovrebbero essere dei sistemi disincentivanti rispetto a comportamenti non corretti nei confronti dell’impresa e del suo successo nel lungo periodo.
  • Sergio Marchionne è stato imprenditore della Fiat e a partire dal 2003 ne ha evitato il fallimento. Il proprietario di Fiat è invece Elkann. Nel 2018 Marchionne è morto. La Fiat è una delle aziende private più grandi del nostro paese. Marchionne non ebbe, dopo la prima luna di miele, dei buoni rapporti con i sindacati italiani. Stellantis è la fusione tra Fiat e Peugeot, già Marchionne aveva tracciato la strada verso la fusione, nonché sopravvivenza e crescita.
  • Valori che siano funzionali ai primordiali obiettivi di sopravvivenza ed autonomia dell’impresa. Il passaggio generazionale è uno dei momenti più frequenti dove le aziende muoiono. In questo caso i proprietari e i manager dovrebbero fare particolare attenzione. Nel corso del tempo sono nate anche soluzioni giuridiche, ma le imprese devono avere nel loro DNA il valore della sopravvivenza.

Il tema della continuità aziendale può essere anche sconnesso dal passaggio generazionale. Vittorio Merloni è la seconda generazione di un’azienda di elettrodomestici. È stato uno dei primi grandi imprenditori privati dopo Agnelli e Pirelli. L’Italia si è accorta della classe imprenditoriale anche fuori dal triangolo industriale del nord. Merloni ha ricreato l’azienda, acquistato quelle che stavano fallendo anche all’estero ed ha fondato marchi. La figlia ha raccontato della sua morte improvvisa che non gli ha permesso di preparare il passaggio generazionale. Questo a dimostrazione dell’importanza della continuità come valore aziendale.

  • Valori che sappiano ricondurre ad una mediazione corretta i momenti di conflitto.

Olivetti afferma l’importanza di: “Forte responsabilità sui processi produttivi; ruoli a geometria variabile e centrati sui risultati; verifica continua della leadership sui risultati; strutture mutevoli in base alle circostanze e alle opportunità; staff di alta qualità; ridondanza intellettuale; presenza dei dirigenti più alti sul luogo di produzione; ossessione per la qualità; sistemi di regolazione sociale raffinati (si pensi alla presenza di un ufficio del personale che prendeva in carico tutti i casi di disagio da qualunque fattore prodotto); relazioni interne efficaci e rispettose; comunità professionali cosmopolite, comunità di pratica, networking e tanto altro. E, come aveva imposto Camillo Olivetti, non si licenziava nessuno”. In contrario Gucci.

  • Nella gestione delle imprese, imprenditori e manager, devono accettare l’incertezza e i valori orientare l’impresa in queste difficili situazioni.

L’incertezza nella seconda metà degli anni Novanta non era un grande problema, l’importante era produrre per colmare la domanda di beni, mentre oggi il mercato è soprattutto di ricambio. Il mercato, dopo il Covid, è ripartito improvvisamente ed ancora ora si registra una domanda di beni, come le materie prime, massiccia. Accettare l’incertezza vuol dire educare in noi l’apprendimento anticipatorio e innovativo. Le organizzazioni sono capaci di organizzare il loro mercato e di essere avanti nell’ambito tecnologico e quindi affrontare sfide e inglobare le novità. Accettare l’incertezza significa essere aperti all’innovazione, non intesa in senso banalmente tecnologico, ma anche in senso culturale, sociale, organizzativo, economico e umano. Occorrono valori che stimolino la capacità innovativa e di cambiamento, che riconoscano in queste capacità lo specifico stesso dell’impresa, altrimenti non si supererebbero gli ostacoli. Alcune aziende, dopo il Covid, siccome si erano preparate, hanno registrato dati migliori rispetto al periodo pre-pandemico, ma altre, come le imprese più piccole, sono rimaste indietro. Ci sono aziende innovative, ma altre conservative che non hanno retto il cambiamento e l’emergenza sanitaria.

Elon Musk nel 2020 ha richiesto a Dallara le forniture specifiche per la navicella Space X, avendo egli investito nell’ambito dei viaggi spaziali. Dallara effettua ricerca in rete e collabora con le università.

Il ruolo dell'impresa nella società

La funzione sociale dell’imprenditore consiste nella sua opera di costante innovazione. L’impresa, in tutte le sue componenti, è un costante agente di modifica innovativa sul territorio, perché i singoli partecipanti portano la loro cultura dell’innovazione al di fuori dell’impresa nell’ambiente familiare, amicale e istituzionale in cui vivono. C’è un collegamento forte con il tema dei distretti industriali. L’impresa è un elemento di crescita e modificazione della società e di trasmissione della cultura. L’azienda, una volta creata, diviene patrimonio di tutti coloro che, direttamente e indirettamente, vi partecipano: essa finisce così per trascendere la proprietà e, se economicamente valida, raggiunge la legittimazione a sopravvivere indipendentemente dal volere della stessa proprietà (che, al limite, troverà conveniente cederla, ma non liquidarla come se fosse sua).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche economiche per le organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Baccini Enrica.
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