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Lingua e politica: chiarimento di fondo

Ci sono due approcci nell’analisi del linguaggio e delle politiche delle lingue: lo studio sulla diversità linguistica dei gruppi umani e il language of politics. Il punto di partenza è il multilinguismo, una caratteristica umana (differenze di lingue, sistemi di segni specifici, e linguaggi, cioè capacità linguistiche universali degli esseri umani). Siamo uguali ma divisi fra entità politiche diverse. Simmetria e tensione fra politiche e lingue.

Due possibili approcci

  • Linguaggio e potere: lo studio delle conseguenze politiche dei modi in cui è usata una lingua (language of politics).
  • Politica delle lingue: Lo studio delle conseguenze politiche della diversità linguistica tra i gruppi umani e gli individui (politics of language).

Linguaggio e potere

È un filone che ha una sua genesi in rapporto all’era dell’aumento dei mezzi di comunicazione di massa (retorica, arte e disciplina). L’attenzione nasce negli anni ’40 col boom della radio e della propaganda di massa. La formazione pubblica viene studiata nei suoi meccanismi manipolativi. Monodirezionalità: individui autonomi portati a pensare ciò che si vuole che pensino.

Non a caso negli anni ’40: democrazia a dittatura (Fuhrer – società di massa). Matrice su ragionamento usi propriamente linguistici Orwell (anni ’40) – Politics and the English language. Filone di studi scientifici: analisi critica di ispirazione marxista, attenta a problemi di subordinazione del popolo – letteratura in merito (critical discourse analysis, cultural studies). Alcuni contenuti come lingua passano da una società all’altra (globalizzazione linguistica veicolata dall’inglese).

  • La lingua come strumento di propaganda.
  • Approccio che nasce negli studi su mass media e opinione pubblica degli anni ’40 (G. Orwell, Politics and the English language).
  • Strumenti tratti dall’analisi linguistica e letteraria (critical discourse analysis, cultural studies, teorie critiche dei media e dell’industria culturale).

Politica delle lingue

Studio dei conflitti legati alla diversità linguistica fra gruppi umani e come vengono regolati: esistenza con tante forme. Ceppo principale: studio rapporti lingua e nazionalismo nel ‘900, evitare I e II GM (rapporto lingue e nazionalismo, mondo di nazioni con regola nazionale, ora in unione pacifica con altri). Tipo di approccio che combina insieme scienze politiche e linguistiche. Stato e nazioni: prospettiva analitica in un mondo post-nazionale che ha radici nazionali.

Europa occidentale: vero centro storico della società internazionale, Russia ponte Eu. Occ. e Asia. Mondo apolitico: regolato quasi al 100% dal mercato. La lingua può essere definita bene comune al quale le persone possono essere chiamate a contribuire?

  • Lo studio dei conflitti legati alla diversità linguistica tra i gruppi umani e ai modi in cui essi vengono regolati.
  • Nasce dallo studio dei rapporti tra lingua e nazionalismo nel Novecento.
  • Combina insieme gli strumenti e le prospettive delle scienze politiche e delle scienze linguistiche.

La scienza politica

Ci sono due tradizioni:

  • Europea (concetto di Stato).
  • Americana (dominante nella II metà del ‘900, studio del processo elettorale, opinione pubblica, partiti di interesse…).

Lo stato viene spesso sostituito da government. La scienza politica analizza questioni descrittive, cioè distribuzione del potere e normative, cioè giustizia (contraddizioni, ma non possono essere divisi). C’è sempre stato attrito passando da pluralità e collettività (uno che prende decisioni per tutti) delle decisioni, divisione fra élite e popolo. Tutte le politiche linguistiche sono valutabili nella loro giustizia, ma nascono spesso anche da scontro fra debole e forte.

Studio meccanismi legati alla lotta per il potere, che non esaurisce il significato che diamo alla politica. La politica ha due dimensioni contraddittorie:

  • Competizione per il potere.
  • Ricerca di ordine.

Qualsiasi ordine ha il problema di prevalenza di qualcun altro. Ogni ordine ha squilibri e asimmetrie da leggere secondo equilibri di potere.

  • Disciplina che analizza il funzionamento delle relazioni e delle istituzioni che si sviluppano attorno al problema del governo di una comunità.
  • In Europa nasce come la scienza dello Stato, mentre negli Stati Uniti si occupa primariamente dello studio delle elezioni, dell’opinione pubblica e dei partiti politici.
  • Si pone allo stesso tempo questioni descrittive (questione del potere) e normative (questione della giustizia).
  • Storicamente, la scienza politica contemporanea nasce per studiare i meccanismi legati alla lotta per il potere che rimanevano nascosti nella prospettiva delle scienze giuridiche (l’“essere”, non il “dover essere”).
  • Tuttavia, il conflitto per il potere non esaurisce il significato che attribuiamo alla “politica”.
  • La dimensione politica include due dimensioni contraddittorie: la competizione per il potere sulla comunità e la ricerca di un ordine che possa essere considerato giusto e legittimo da quella stessa comunità.

Concetti politici

  • Lo Stato.
  • La formazione dello Stato.
  • Il regime liberal-democratico.
  • Le funzioni e le istituzioni dello Stato liberal-democratico.
  • Stato sovrano e sistema internazionale.
  • Organizzazioni internazionali e sovranazionali.

Lo stato

È un tipo di organizzazione politica che si sviluppa in Europa occidentale fra il ‘300 e il ‘700, che poi si afferma come modello globale a seguito dell’espansione occidentale. Nucleo: stato che usa legittimamente forza su determinato territorio (con confini) e popolazione. Spersonalizzazione del comando politico e la presenza di un apparato burocratico-professionale centralizzato. È un prodotto storico che si crea per motivi storici contingenti in una parte del mondo e poi si diffonde. Oggi: epoca di transizione, difficile capire punto in cui ci troviamo.

  • Un tipo di organizzazione politica che si è formata in Europa occidentale tra il XIV e il XVIII secolo e si è affermata a seguito dell’espansione europea e alla formazione del sistema internazionale.
  • È caratterizzato dal fatto che esercita un «monopolio legale» della forza (Weber) su di un determinato territorio e gruppo di persone.
  • Altri tratti fondamentali sono la spersonalizzazione del comando politico e la presenza di un apparato burocratico-professionale centralizzato.

La formazione dello stato

Si forma a partire da un potere molto decentralizzato e frammentato, in una situazione definita “feudale”. Potere privato: risoluzione conflitti, uso violenza, conflitti di bassa entità, ma continui. Dal ’200 alcuni centri feudali iniziano ad allargarsi, un potere che era prima monopolizzato da un’idea di potere universale (stato = piccolo impero, diritto divino di potere, chiave per legittimare ed essere rispettato). Idea di impero vs. dottrine francesi (tanti regni con re imperatore al suo interno). Forte organizzazione burocratica a favore della corona.

  • Lo Stato moderno si forma nell’Europa tardomedievale a partire da una situazione in cui il potere politico è fortemente decentralizzato a livello locale (feudalesimo).
  • Dal XIII secolo, alcuni centri signorili iniziano un processo di accentramento del potere entro spazi territoriali più ampi, attribuendosi allo stesso tempo la legittimità precedentemente monopolizzata dall’Impero.
  • Questi centri si dotano di una forte organizzazione burocratica posta al servizio della Corona, che diventa il nucleo degli Stati sovrani moderni.

Il regime liberal-democratico

Questi stati si evolvono dal ‘600 al ‘700 con la formazione di regni liberal-democratici; assemblee elette che trasformano lo stato. Il passaggio è superamento della monarchia, con potere al popolo. Sovranità popolare: membri scelti con elezioni periodiche, libere e competitive. Lo stato viene riletto alla luce della sovranità popolare. Centrali: assemblee (che oggi crollano nella loro sovranità).

  • Dal XVII secolo, in Europa occidentale lo Stato sviluppa gradualmente istituzioni «libere» che conducono alla formazione dei regimi liberal-democratici o elettivo-rappresentativi.
  • L’origine dell’autorità pubblica («sovranità») si sposta dalla monarchia al «popolo» (una persona ficta di natura collettiva formata da tutti i cittadini adulti).
  • Questa «sovranità popolare» inizia ad essere esercitata da organi «rappresentativi» i cui membri sono scelti attraverso elezioni periodiche, libere e competitive: le assemblee legislative (Parlamenti) e i governi.

Il regime liberal-democratico e le funzioni dello stato

Porta a sviluppo funzioni dello stato (1950, Marshall), teoria dei 3 livelli di cittadinanza:

  • Demolizione di status che caratterizzavano lo stato prima (tutti uguali di fronte alla legge).
  • Politica: tutti votano (età, sesso, con graduale estensione), indipendentemente dallo status.
  • Stato sociale: accesso a beni e servizi di tipo socio-economico.

Istituzioni: livelli che garantiscono la cittadinanza:

  • Tribunali.
  • Parlamenti.
  • Scuole statali, ospedali pubblici (cittadinanza sociale crea posti di lavoro e maggiori servizi).

Struttura che si evolve nel corso del tempo, diversi rapporti con la società civile (rif. Canada).

  • Teoria dei tre livelli di cittadinanza (civile, politica e sociale).
  • Lo «Stato liberale» che nasce dalla Rivoluzioni borghesi (inglese, americana e francese) garantisce i diritti di cittadinanza civile (uguaglianza davanti alla legge) e politica (uguaglianza nel processo politico).
  • Dal XX secolo, lo «Stato sociale» garantisce anche i diritti di cittadinanza sociale (uguaglianza nell’accesso a beni e servizi di tipo socio-economico).

Le istituzioni dello stato liberal-democratico

Tipica delle RI: dottrina della sovranità statale, definisce lo stato definito dal popolo e territorio con sovranità interna (monopolio legale della forza), e sovranità esterna (ha a che fare con le relazioni con gli altri stati).

  • Stato: indipendente (non condizionato e controllato; riconoscimento dalla CI (essere e dover essere).
  • Interno = popolazione dà legittimità.
  • Esterno = CI, oggi dà in realtà inequilibrio e in conflitto (peso CI a livello interno).
  • Apparato militare (forze armate) e di controllo amministrativo (burocrazie pubbliche).
  • Cittadinanza civile: tribunali civili, penali e amministrativi.
  • Cittadinanza politica: Parlamenti e altri organi di rappresentanza democratica.
  • Cittadinanza sociale: scuole statali, ospedali pubblici ecc.

Stati sovrani e sistema internazionale

Sistema interstatale nelle OI 1648: trattato di Westfalia (elementi su cui si basa diritto internazionale moderno). 1900: nascono anche attori compositi che appartengono alla CI (SdN, ONU): lingue ufficiali, rapporto con popolazione di base mediato. Inglese come lingua globale (GB=OI). SI non si esaurisce solo nella politica, ma anche nell’economia.

  • Nel diritto pubblico di molti paesi, lo Stato è oggi definito come formato da un popolo, un territorio e dall’attributo della sovranità.
  • Mentre la «sovranità interna» si identifica con il monopolio legale della forza, la «sovranità esterna» dipende dal sistema internazionale (=sistema degli Stati).
  • Uno Stato è considerato sovrano se è indipendente, ossia se nessun altro Stato esercita il potere al suo interno, e se è riconosciuto come tale dalla «comunità internazionale» ossia dall’insieme degli altri Stati esistenti nel sistema internazionale (o dai più influenti).

Dal sistema intestatale alle organizzazioni internazionali

  • Dal 1648, il sistema interstatale sviluppa alcune istituzioni per la regolazione dei conflitti tra Stati (trattati, diritto internazionale, conferenze).
  • Dal 1918, nascono organizzazioni internazionali di tipo permanente: Società delle Nazioni, Onu.
  • Quando alcune componenti della sovranità statale vengono attribuite ad organismi internazionali, si parla di «organizzazioni sovranazionali» (es. Ue).

Lingue e dialetti

Rapporto fra lingue e dialetti conserva una sua comprensibilità. La dialettica fra espressione linguistica nelle lingue in cui lingua e linguaggio sono separate e la pluralità delle lingue. Elemento basico, ma punto di partenza.

Il “multilinguismo” della specie umana:

  • Per lingua intendiamo ognuno dei modi concreti e determinati in cui storicamente si manifesta la capacità del linguaggio umano.
  • L’esistenza di una pluralità di lingue diverse è una caratteristica distintiva della specie umana, che ha stimolato la riflessione degli studiosi fin dall’antichità.

Ciò trova posto in tutte le civiltà e culture umane da sempre; hanno rapporti articolati, ma c’è dialettica di universalità e particolarità (importante anche dal punto di vista politico). La capacità di esprimersi linguisticamente è tipica di tutti gli esseri umani, ci sono diverse lingue umane. Dalla tradizione biblica, il mito della torre di Babele è all’inizio della Genesi, evidenziando la stranezza del fatto che la specie umana sia linguisticamente divisa.

La lingua è un concetto sfuggente, enigmatico, anche perché definire quante sono le lingue è un problema.

  • Secondo Ethnologue, nel 2009 erano parlate nel mondo 6.909 «lingue».
  • In realtà, il numero delle varietà linguistiche percepite come distinte dai parlanti è molto più alto.
  • Che cosa distingue una «lingua» (= una varietà linguistica autonoma da ogni altra) da un «dialetto»?

C’è il problema di definire che cosa sia una variante linguistica autonoma e il concetto di lingua. Ci sono varietà linguistiche legate fra di loro. Lingua e dialetto fino all’800 si concentrava fra varietà e pluralità delle lingue. Nelle relazioni il rapporto stato-lingua-identità nazionale è fondamentale.

La questione lingua-dialetto è stato un grande tema nell’ambiente italiano fino all’800, una questione non solo culturale, ma anche politica. Da poche generazioni la questione del dialetto è stata parzialmente superata. C’è una polisemia, un bivio, di fatto la linguistica del ‘900 si può definire la lingua come insieme di dialetti che si stacca dagli altri e forma un’unità, mantenendo la sua pluralità interna oppure può essere una varietà linguistica dotata di singola norma, scritta e orale.

  • Le varietà linguistiche autonome («lingue») possono essere identificate come tali in due modi diversi.
  • Alcune appaiono come cluster di varietà linguistiche tra loro interrelate («dialetti»), sufficientemente distinti sul piano linguistico da altri cluster.
  • Altre appaiono come dotate di una singola norma scritta e orale chiaramente codificata.

Lo sviluppo di lingue del II tipo è un fenomeno storico raffinato, che non è originario. Le lingue nell’antichità sono più descrivibili all’interno del I modo: ancora oggi ci sono lingue che appartengono piuttosto al I gruppo (es. una delle 4 lingue nazionali della Svizzera, lingua dei grigioni, non ha forma standard riconosciuta e certificata, insieme di dialetti definiti in una fase polemica, diversi dai dialetti italiani, una lingua che c’è ma non ha uno standard).

Il duplice significato del termine lingua è stato definito da Heinz Kloss (1904-1987), con una serie di espressioni classiche:

  • Linguista tedesco, introduce la differenza tra due tipi diversi di lingue:
  • Lingua per distanziazione (Abstandsprache) per distinzione naturale delle lingue.
  • Lingua per elaborazione (Ausbausprache) o per raffinamento, distinzione anche artificiale delle varietà linguistiche.

Visione classica, che apre due tradizioni linguistiche e socio-linguistiche diverse:

  1. Abstandsprachen: lingua come cluster di dialetti, che hanno discontinuità con altre varietà e non si possono definire unità.
  2. Nelle società prive di scrittura, le lingue si presentano come cluster di dialetti linguisticamente simili tra loro (=reciprocamente comprensibili o almeno “riconoscibili”) e sufficientemente separati da ogni altro cluster.
  3. Kloss definisce ogni lingua autonoma in questo senso con il termine lingua per distanziazione (Abstandsprache, ingl. Abstand language, language by distance).

Centrato sulla relazione di somiglianza di un cluster con l’altro. Le relazioni di somiglianza parziale sono una dimensione della realtà interessante, in un mondo globale come quello moderno. La dialettologia è una scienza che da fine ‘700 ha dovuto confrontarsi con la questione della somiglianza e relazione parziale fra oggetti. Questa ha una dimensione strutturale e di comprensione.

La condizione linguistica normale è caratterizzata da queste forme di contatto e di affinità, somiglianza e transizione parziale. Cluster non omogenei al 100%, sono però riconoscibili nella loro differenza da cluster in cui la somiglianza cade e gli elementi comuni non ci sono. Il dialetto è un concetto relazionale, che assume senso all’interno del cluster di varietà affini, ma ha al suo interno una doppia connotazione:

  1. Strutturalmente (sincronico), un dialetto è una varietà legata ad altre varietà.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliac91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche e multilinguismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Ronza Ludovico Rocco.
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