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TESI D’ESAME

di Roberto Vartolo

Classe 5° R

Anno scolastico

2007-2008

1

ANTICONFORMIS

MO

E

DISAGIO

2

SOCIAL

E Prefazione

“Anticonformismo e disagio sociale” titolo della mia tesi d’esame vuol mettere in

evidenza il senso di inadeguatezza di letterati, filosofi e masse collettive nei confronti

di una società basata fondamentalmente su un sistema economico-produttivo in cui

dominano i principi economici della produzione e del profitto sin dal secondo ‘800 .

Il tema del disagio sociale rappresenta il carattere che accumuna gli argomenti

trattati nella tesi. Ciascuno di loro, da Baudelaire a Marcuse e a Kerouac, dai

giovani studenti americani ed europei, ai neri americani e agli hippy, vive un disagio

differente e lo esprime in altrettanta maniera. Così il disagio rappresenta il punto di

partenza dal quale esprimere un sentimento di rifiuto nei confronti della società.

Baudelaire, Kerouac e il movimento hippy incarnano i valori dell’Anticonformismo

che si manifestano tramite una vita sregolata, fatta di eccessi quali l’abuso di alcol e

droghe, di comportamenti eccentrici, originali, non uniformi a quelli maggioritari

della società. L’ampio uso di sostanze stupefacenti permette loro di evadere dalla

realtà sociale simbolo del male, realtà che esprime i suoi punti cardine prima nel

Positivismo e nella Scienza ai tempi di Baudelaire (metà ‘800) e poi nello sviluppo

tecnologico e della produzione industriale di massa dagli anni ’50 in poi. La società

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capitalistica calpesta la sensibilità dell’artista che si isola, divenendo un emarginato

e viene considerato dalla società stessa improduttivo.

Baudelaire proprio per la sua innata sensibilità vive il disagio sociale come angoscia

esistenziale, egli è incapace di accettare la realtà sociale fondata su un sistema

capitalistico che ha come valori fondamentali l’utile e il guadagno. La sua evasione

non è semplice trasgressione, ma ricerca di nuovi valori che siano in grado di

cogliere il significato profondo delle cose attraverso una rappresentazione non

razionale ma intuitiva. La “noia” lo porterà alla completa disperazione e il risveglio

da una effimera illusione lascerà posto alla desolazione e alla consapevolezza di una

realtà estranea al poeta, dalla quale egli cercherà di porre fine alle sofferenze e al

dolore.

Kerouac esprime il disagio e il conseguente distacco dalla realtà, ricercando nuovi

modelli di vita trasgressivi ed eccentrici sulla strada, dai quali prenderà spunto per

il suo capolavoro: “On the Road”.

Il disagio sociale espresso da questi due grandi artisti nonché dal movimento hippy

sfocia però in una fuga passiva dal sociale, alla ricerca di modelli alternativi e

anticonformistici, e non tramite lotte per ottenere un cambiamento radicale così

come avviene per gli studenti americani ed europei che caratterizzano gli anni‘60

reazionari. Il disagio da loro espresso sfocia nella contestazione di cui è emblema il

Sessantotto europeo caratterizzato da intense lotte studentesche terminate con

l’occupazione di scuole e università. Di tale contestazione Marcuse ne è l’ispiratore

con la sua critica alla società, oppressiva nei confronti dell’individuo, inglobato

dalla “grande macchina produttiva” che considera il lavoro la principale attività

dell’uomo e inibisce i piaceri, le passioni, i desideri dell’uomo.

Tornando agli anni 60, in America il disagio sociale vissuto dai neri americani è

espresso tramite la discriminazione razziale combattuta da grandi leader di colore e

non tra cui spicca la sublime immagine di John F. Kennedy, un uomo e un presidente

animato da principi di uguaglianza, onestà, collaborazione, dialogo e pace. Kennedy

non assume modelli di comportamento anticonformistici, ma vive un senso di disagio

e compassione nei confronti dei diseredati, degli emarginati, dei giovani oppressi

dalla società, dei neri, che lo spingono a combattere per la tutela dei diritti civili.

Kennedy rappresenta “una luce” nell’America oppressiva, dominata dal

maccartismo, infonde speranze e anima i giovani ad un cambiamento sociale

dominato dall’ innovazione e dall’ immaginazione, dalla decisione, componenti

fondamentali per il raggiungimento di una società più libera e giusta.

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Letteratura:

Charles Baudelaire

5

- Une vie Bohémienne

- Ennui et exil volontaire

-“Les fleurs du mal”

-“Spleen”

<< Tutti gli imbecilli borghesi che pronunciano, continuamente le parole

“immoralità, immoralità, moralità dell’arte”, mi fanno venire in mente Louise

Villedieu, prostituta da cinque franchi che accompagnandomi una volta al Louvre

(…) domandava , dinnanzi a quelle statue e a quei quadri immortali, come si

potevano esporre simili indecenze. >>(mon coeur mis à nu)

Il grande maestro che, a livello europeo, rappresenta il punto di riferimento e il

modello per gli scrittori decadenti è Charles Baudelaire. In Italia, l’influsso delle sue

opere giunge soprattutto tramite la Scapigliatura, movimento sviluppatosi

principalmente in Lombardia dopo il 1860: un esponente degli scapigliati,in

particolare, Emilio Praga durante una permanenza a Parigi ha modo di conoscere e

ammirare la personalità nonché il fascino del poeta francese. Il Decadentismo

esprime l’insofferenza, da parte di una nuova generazione di artisti nei confronti

dell’etica e della cultura tradizionale (valori e visione del mondo) ed estetica(forme

espressive e stili) dell’Ottocento romantico e realistico. Baudelaire rifiuta la visione

borghese della società fondamentalmente basata sul un sistema economico-

produttivo. Vive un senso di smarrimento e di sradicamento da una realtà nella quale

il poeta francese non si riconosce e traduce ciò con la tematica del “male di

vivere”definito dall’artista “spleen” che lo induce alla trasgressione delle regole

della società. Baudelaire si impone dunque come prototipo dell’artista “contro”,

ostentando atteggiamenti da

dandy, una condotta di vita sregolata e fatta di eccessi, quali l’abuso di alcol e di

droghe

Egli apre la strada ad una nuova poetica del tutto rivoluzionaria, quella del poeta

visionario, imperniata sulla ricerca dei simboli, delle “corrispondenze” che

consentono all’artista di mettersi in relazione con il significato nascosto e profondo

di ciò che lo circonda. Il poeta diventa creatore di una visione dell’universo in

sintonia con il proprio animo tormentato, incapace di accettare la realtà, cerca

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nuove tecniche in grado di esprimere l’inesprimibile, si sottrae al controllo della

ragione paralizzante, esplorando le zone del “subconscio” congiungendosi ad esso

tramite la pura intuizione. Baudelaire è il precursore del simbolismo. Nella sua

opera “Les fleurs du mal” esprime i legami oscuri al di sotto della superficie

conosciuta attraverso un linguaggio non razionale bensì analogico, legato cioè

all’uso dei simboli. Vede nella natura una selva di simboli e cerca di farsi veggente

per penetrare il mistero della natura giungendo così all’ignoto e all’inconscio, cerca

in definitiva di rappresentare il tramite tra l’uomo e i misteri del cosmo.

Une vie Bohémienne

Charles Baudelaire nasce nel 1821 a Parigi, in una Francia attraversata da

un

diffuso sentimento di opposizione al conservatorismo delle classi dirigenti

rappresentate dai governi assolutistici e dalla borghesia capitalistica. Sono questi gli

anni dell’infanzia di Baudelaire, segnata dalla scomparsa del padre e da i difficili

rapporti con il patrigno Jacques Aupick. Baudelaire studia dapprima nel prestigioso

Collège Royal di Lione dove eccelle nelle discipline classiche e, successivamente

presso il Collège Louis Legrand di Parigi. Espulso dal liceo parigino a causa di un

atto di indisciplina, conclude privatamente gli studi liceali e si iscrive alla facoltà di

Diritto. Ha i primi contatti con il mondo letterario e comincia a condurre una vita

piuttosto sregolata ; trascura gli studi e assume atteggiamenti sempre più

anticonformistici . Nel 1841 nel tentativo di allontanare Charles dalla vita

bohémienne, la famiglia lo affida al capitano di una nave che fa vela verso l’Oriente,

precisamente verso l’India dove il giovane entra in contatto con le culture e le arti

extraeuropee. In questo periodo il poeta contrae la malattia venerea che gli costerà

la vita e lo costringe a tornare in Francia. Entrato in possesso della consistente

eredità paterna la dilapida conducendo una vita sregolata e molto dispendiosa. Abita

in un lussuoso appartamento dove frequenta il club degli Haschischins, fumatori di

hashish di cui è grande consumatore . Si circonda di oggetti d’arte, spende somme

notevoli nell’acquisto di alcol e stupefacenti. In risposta alla sua condotta e a tutela

del patrimonio residuo la famiglia lo fa interdire: l’amministrazione del patrimonio

viene affidata ad un notaio che gli versa solo una piccola rendita mensile. La nuova

situazione economica, aggravata dai debiti contratti presso usurai, fa piombare

Baudelaire in una fase di isolamento, esasperazione, umiliazione. Lo stato di

depressione e miseria in cui si trova suscita in lui quel senso di repulsione nei

confronti della società che rappresenta il punto di partenza della sua condizione

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di“esule volontario”. Il disgusto per il sistema di potere rappresentato dalla

borghesia capitalistica del tempo sfocia nel febbraio del ’48 con la partecipazione

alle barricate parigine del ventisettenne Baudelaire animato da ideali rivoluzionari e

democratici. Precedentemente nel 1945 aveva pubblicato il suo primo

componimento dedicato alla sua amante che si intitola “A una dama creola” . Tra il

1848 e il 1857 trascorre un decennio di decisiva maturazione del pensiero del poeta

il quale pubblica “Les fleurs du mal” (“I fiori del male”) nel giugno del 1957 che

generano subito un forte scandalo e pochi giorni dopo la sua apparizione l’opera

viene sequestrata per ordine della magistratura e Baudelaire subisce un processo

penale con l’accusa di pubblicazione oscena che si conclude con la condanna del

poeta e dell’editore al pagamento di una multa e alla soppressione di sei poesie.

Negli anni successivi il poeta accentua il proprio interesse per gli scritti

dell’americano Edgar Allan Poe, geniale ideatore della narrativa del terrore e del

mistero, primo precursore del Decadentismo, protagonista di una vita distrutta

dall’alcol, del quale Baudelaire tradurrà i suoi racconti.

Nel 1864 stanco del suo ruolo di artista incompreso e minato nel fisico lascia Parigi

per Bruxelles dove l’anno seguente viene colpito da una violenta paralisi e da afasia

da cui non si riprende. Portato a Parigi dopo una lunga agonia Baudelaire muore

all’età di 46 anni fra le braccia della madre il 31 agosto 1867, pienamente lucido,

ma senza aver recuperato l’uso della parola. Dopo la morte, la fama del poeta,

deriso e avversato da tutti in vita, crescerà sempre più nella cultura francese ed

europea.

Ennui et exile volontaire

Baudelaire rappresenta un nuovo modello di artista e di uomo, egli avverte la crisi

del suo tempo e la riflette nella sua produzione poetica. Parte da un poesia

romantica fondata sul sentimento e l’emozione per allontanarsene ed anticipare la

poesia del Novecento, basata sui simboli. Diverrà fonte di ispirazione per lo scrittore

irlandese James Joyce nella trattazione della Dublino novecentesca divenuta città del

modernismo. Baudelaire è il poeta della città febbrile, dei vizi, delle miserie e degli

uomini, in una società dominata dal Positivismo che ha come valori fondamentali

l’utile e il guadagno, dai quali il poeta non può fare altro che fuggire, non

condividendo tali principi e prendendo le distanze dalla concezione razionalistica

propria della borghesia in cui dominano i principi economici della produzione e del

profitto. Inoltre il rifiuto nei confronti della realtà e quindi della società ottocentesca

da parte dell’artista sono legate alla delusione per la restaurazione bonapartista che

mortifica l’entusiasmo democratico e rivoluzionario del giovane poeta. L’artista si

isola così in un volontario esilio ricercando nell’uso di sostanze stupefacenti e alcol

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un rifugio dal mondo esterno. Si abbandona ad uno stato di solitudine spirituale e

fisica che ne fa un emarginato dalla società del tempo e proprio in questo Baudelaire

può essere considerato il padre dei cosiddetti “poeti maledetti”, Rimbaud, Verlaine,

Mallarmè: nella trasgressione delle regole comuni quale forma di protesta passiva

nei confronti della società e dei suoi ideali.

Tale emarginazione e protesta sono ancor più accentuate dopo il ’48 dal

progressivo e poi consolidato distacco fra l’artista e la società. L’establishment

capitalistico-borghese tende sempre più ad emarginare la figura dell’ intellettuale

ritenuta “improduttiva”per quanto riguarda la logica del profitto e ciò è destinato a

sfociare in un polemico rifiuto da parte della classe intellettuale nei valori, modelli

sociali, politici ed economici. Dopo l’avvento del Realismo e del Positivismo e con

la nuova filosofia della classe dirigente fondata sulla fede nella scienza e nel

progresso tecnico, all’artista non rimane altra soluzione che evadere dalla realtà

alla ricerca di nuovi valori che siano in grado di cogliere il significato profondo

delle cose attraverso una rappresentazione non realistica e razionale ma intuitiva.

Baudelaire si allontana dalla politica, verso cui prova un sentimento di scetticismo

fondato su una concezione pessimistica della natura umana che considera fusione tra

bene e male. L’ uomo è attratto da Dio così come da Satana, dal cielo e dall’abisso, è

sempre alla disperata ricerca della salvezza ma altrettanto attratto dalla dannazione

fino all’approdo finale della morte. Attraverso le esperienze estreme dei paradisi

artificiali (droghe e alcol), perso nel male di vivere della città opprimente, l’uomo

non riesce tuttavia a trovare una condizione nuova; l’uomo di Baudelaire è senza

valori e collocazione sociale. Il senso di disgusto che il poeta francese esprime nei

confronti del mondo trova espressione nel concetto di “ spleen”. Nella concezione

decadente spleen indica il malessere generato dall’incompatibilità dell’artista e delle

sua aspirazioni con il mondo reale, quindi dall’incapacità di adeguarsi alle regole

sociali. Lo spleen è male di vivere, malinconia, inquietudine, senso di inadeguatezza

e isolamento. La scelta di questo termine richiama la dottrina medica di Ippocrate

secondo cui la milza (spleen in inglese) secerne la bile nera responsabile dei

sentimenti appena descritti, nonché della stessa ispirazione poetica.

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“Les fleurs du mal”

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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