Tesi d'esame di Roberto Vartolo
Prefazione
Anticonformismo e disagio sociale è il titolo della mia tesi d’esame, che vuole mettere in evidenza il senso di inadeguatezza di letterati, filosofi e masse collettive nei confronti di una società basata fondamentalmente su un sistema economico-produttivo in cui dominano i principi economici della produzione e del profitto sin dal secondo '800.
Il tema del disagio sociale rappresenta il carattere che accomuna gli argomenti trattati nella tesi. Ciascuno di loro, da Baudelaire a Marcuse e a Kerouac, dai giovani studenti americani ed europei, ai neri americani e agli hippy, vive un disagio differente e lo esprime in altrettanta maniera. Così il disagio rappresenta il punto di partenza dal quale esprimere un sentimento di rifiuto nei confronti della società.
Baudelaire, Kerouac e il movimento hippy incarnano i valori dell’anticonformismo che si manifestano tramite una vita sregolata, fatta di eccessi quali l’abuso di alcol e droghe, di comportamenti eccentrici, originali, non uniformi a quelli maggioritari della società. L’ampio uso di sostanze stupefacenti permette loro di evadere dalla realtà sociale simbolo del male, realtà che esprime i suoi punti cardine prima nel Positivismo e nella Scienza ai tempi di Baudelaire (metà '800) e poi nello sviluppo tecnologico e della produzione industriale di massa dagli anni ’50 in poi. La società capitalistica calpesta la sensibilità dell’artista che si isola, divenendo un emarginato e viene considerato dalla società stessa improduttivo.
Baudelaire proprio per la sua innata sensibilità vive il disagio sociale come angoscia esistenziale, egli è incapace di accettare la realtà sociale fondata su un sistema capitalistico che ha come valori fondamentali l’utile e il guadagno. La sua evasione non è semplice trasgressione, ma ricerca di nuovi valori che siano in grado di cogliere il significato profondo delle cose attraverso una rappresentazione non razionale ma intuitiva. La “noia” lo porterà alla completa disperazione e il risveglio da una effimera illusione lascerà posto alla desolazione e alla consapevolezza di una realtà estranea al poeta, dalla quale egli cercherà di porre fine alle sofferenze e al dolore.
Kerouac esprime il disagio e il conseguente distacco dalla realtà, ricercando nuovi modelli di vita trasgressivi ed eccentrici sulla strada, dai quali prenderà spunto per il suo capolavoro: “On the Road”.
Il disagio sociale espresso da questi due grandi artisti nonché dal movimento hippy sfocia però in una fuga passiva dal sociale, alla ricerca di modelli alternativi e anticonformistici, e non tramite lotte per ottenere un cambiamento radicale così come avviene per gli studenti americani ed europei che caratterizzano gli anni ‘60 reazionari. Il disagio da loro espresso sfocia nella contestazione di cui è emblema il Sessantotto europeo caratterizzato da intense lotte studentesche terminate con l’occupazione di scuole e università. Di tale contestazione Marcuse ne è l’ispiratore con la sua critica alla società, oppressiva nei confronti dell’individuo, inglobato dalla “grande macchina produttiva” che considera il lavoro la principale attività dell’uomo e inibisce i piaceri, le passioni, i desideri dell’uomo.
Tornando agli anni 60, in America il disagio sociale vissuto dai neri americani è espresso tramite la discriminazione razziale combattuta da grandi leader di colore e non tra cui spicca la sublime immagine di John F. Kennedy, un uomo e un presidente animato da principi di uguaglianza, onestà, collaborazione, dialogo e pace. Kennedy non assume modelli di comportamento anticonformistici, ma vive un senso di disagio e compassione nei confronti dei diseredati, degli emarginati, dei giovani oppressi dalla società, dei neri, che lo spingono a combattere per la tutela dei diritti civili. Kennedy rappresenta “una luce” nell’America oppressiva, dominata dal maccartismo, infonde speranze e anima i giovani ad un cambiamento sociale dominato dall’innovazione e dall’immaginazione, dalla decisione, componenti fondamentali per il raggiungimento di una società più libera e giusta.
Letteratura: Charles Baudelaire
Une vie Bohémienne - Ennui et exil volontaire
- “Les fleurs du mal”
- “Spleen”
<< Tutti gli imbecilli borghesi che pronunciano, continuamente le parole “immoralità, immoralità, moralità dell’arte”, mi fanno venire in mente Louise Villedieu, prostituta da cinque franchi che accompagnandomi una volta al Louvre (...) domandava, dinnanzi a quelle statue e a quei quadri immortali, come si potevano esporre simili indecenze.>> (mon coeur mis à nu)
Il grande maestro che, a livello europeo, rappresenta il punto di riferimento e il modello per gli scrittori decadenti è Charles Baudelaire. In Italia, l’influsso delle sue opere giunge soprattutto tramite la Scapigliatura, movimento sviluppatosi principalmente in Lombardia dopo il 1860: un esponente degli scapigliati, in particolare, Emilio Praga durante una permanenza a Parigi ha modo di conoscere e ammirare la personalità nonché il fascino del poeta francese. Il Decadentismo esprime l’insofferenza, da parte di una nuova generazione di artisti nei confronti dell’etica e della cultura tradizionale (valori e visione del mondo) ed estetica (forme espressive e stili) dell’Ottocento romantico e realistico. Baudelaire rifiuta la visione borghese della società fondamentalmente basata su un sistema economico-produttivo. Vive un senso di smarrimento e di sradicamento da una realtà nella quale il poeta francese non si riconosce e traduce ciò con la tematica del “male di vivere” definito dall’artista “spleen” che lo induce alla trasgressione delle regole della società. Baudelaire si impone dunque come prototipo dell’artista “contro”, ostentando atteggiamenti da dandy, una condotta di vita sregolata e fatta di eccessi, quali l’abuso di alcol e di droghe. Egli apre la strada ad una nuova poetica del tutto rivoluzionaria, quella del poeta visionario, imperniata sulla ricerca dei simboli, delle “corrispondenze” che consentono all’artista di mettersi in relazione con il significato nascosto e profondo di ciò che lo circonda. Il poeta diventa creatore di una visione dell’universo in sintonia con il proprio animo tormentato, incapace di accettare la realtà, cerca nuove tecniche in grado di esprimere l’inesprimibile, si sottrae al controllo della ragione paralizzante, esplorando le zone del “subconscio” congiungendosi ad esso tramite la pura intuizione. Baudelaire è il precursore del simbolismo. Nella sua opera “Les fleurs du mal” esprime i legami oscuri al di sotto della superficie conosciuta attraverso un linguaggio non razionale bensì analogico, legato cioè all’uso dei simboli. Vede nella natura una selva di simboli e cerca di farsi veggente per penetrare il mistero della natura giungendo così all’ignoto e all’inconscio, cerca in definitiva di rappresentare il tramite tra l’uomo e i misteri del cosmo.
Une vie Bohémienne
Charles Baudelaire nasce nel 1821 a Parigi, in una Francia attraversata da un diffuso sentimento di opposizione al conservatorismo delle classi dirigenti rappresentate dai governi assolutistici e dalla borghesia capitalistica. Sono questi gli anni dell’infanzia di Baudelaire, segnata dalla scomparsa del padre e dai difficili rapporti con il patrigno Jacques Aupick. Baudelaire studia dapprima nel prestigioso Collège Royal di Lione dove eccelle nelle discipline classiche e, successivamente presso il Collège Louis Legrand di Parigi. Espulso dal liceo parigino a causa di un atto di indisciplina, conclude privatamente gli studi liceali e si iscrive alla facoltà di Diritto. Ha i primi contatti con il mondo letterario e comincia a condurre una vita piuttosto sregolata; trascura gli studi e assume atteggiamenti sempre più anticonformistici. Nel 1841 nel tentativo di allontanare Charles dalla vita bohémienne, la famiglia lo affida al capitano di una nave che fa vela verso l’Oriente, precisamente verso l’India dove il giovane entra in contatto con le culture e le arti extraeuropee. In questo periodo il poeta contrae la malattia venerea che gli costerà la vita e lo costringe a tornare in Francia. Entrato in possesso della consistente eredità paterna la dilapida conducendo una vita sregolata e molto dispendiosa. Abita in un lussuoso appartamento dove frequenta il club degli Haschischins, fumatori di hashish di cui è grande consumatore. Si circonda di oggetti d’arte, spende somme notevoli nell’acquisto di alcol e stupefacenti. In risposta alla sua condotta e a tutela del patrimonio residuo la famiglia lo fa interdire: l’amministrazione del patrimonio viene affidata ad un notaio che gli versa solo una piccola rendita mensile. La nuova situazione economica, aggravata dai debiti contratti presso usurai, fa piombare Baudelaire in una fase di isolamento, esasperazione, umiliazione. Lo stato di depressione e miseria in cui si trova suscita in lui quel senso di repulsione nei confronti della società che rappresenta il punto di partenza della sua condizione di “esule volontario”. Il disgusto per il sistema di potere rappresentato dalla borghesia capitalistica del tempo sfocia nel febbraio del ’48 con la partecipazione alle barricate parigine del ventisettenne Baudelaire animato da ideali rivoluzionari e democratici. Precedentemente nel 1945 aveva pubblicato il suo primo componimento dedicato alla sua amante che si intitola “A una dama creola”. Tra il 1848 e il 1857 trascorre un decennio di decisiva maturazione del pensiero del poeta il quale pubblica “Les fleurs du mal” (“I fiori del male”) nel giugno del 1857 che generano subito un forte scandalo e pochi giorni dopo la sua apparizione l’opera viene sequestrata per ordine della magistratura e Baudelaire subisce un processo penale con l’accusa di pubblicazione oscena che si conclude con la condanna del poeta e dell’editore al pagamento di una multa e alla soppressione di sei poesie. Negli anni successivi il poeta accentua il proprio interesse per gli scritti dell’americano Edgar Allan Poe, geniale ideatore della narrativa del terrore e del mistero, primo precursore del Decadentismo, protagonista di una vita distrutta dall’alcol, del quale Baudelaire tradurrà i suoi racconti. Nel 1864 stanco del suo ruolo di artista incompreso e minato nel fisico lascia Parigi per Bruxelles dove l’anno seguente viene colpito da una violenta paralisi e da afasia da cui non si riprende. Portato a Parigi dopo una lunga agonia Baudelaire muore all’età di 46 anni fra le braccia della madre il 31 agosto 1867, pienamente lucido, ma senza aver recuperato l’uso della parola. Dopo la morte, la fama del poeta, deriso e avversato da tutti in vita, crescerà sempre più nella cultura francese ed europea.
Ennui et exil volontaire
Baudelaire rappresenta un nuovo modello di artista e di uomo, egli avverte la crisi del suo tempo e la riflette nella sua produzione poetica. Parte da una poesia romantica fondata sul sentimento e l’emozione per allontanarsene ed anticipare la poesia del Novecento, basata sui simboli. Diverrà fonte di ispirazione per lo scrittore irlandese James Joyce nella trattazione della Dublino novecentesca divenuta città del modernismo. Baudelaire è il poeta della città febbrile, dei vizi, delle miserie e degli uomini, in una società dominata dal Positivismo che ha come valori fondamentali l’utile e il guadagno, dai quali il poeta non può fare altro che fuggire, non condividendo tali principi e prendendo le distanze dalla concezione razionalistica propria della borghesia in cui dominano i principi economici della produzione e del profitto. Inoltre il rifiuto nei confronti della realtà e quindi della società ottocentesca da parte dell’artista sono legate alla delusione per la restaurazione bonapartista che mortifica l’entusiasmo democratico e rivoluzionario del giovane poeta. L’artista si isola così in un volontario esilio ricercando nell’uso di sostanze stupefacenti e alcol un rifugio dal mondo esterno. Si abbandona ad uno stato di solitudine spirituale e fisica che ne fa un emarginato dalla società del tempo e proprio in questo Baudelaire può essere considerato il padre dei cosiddetti “poeti maledetti”, Rimbaud, Verlaine, Mallarmé: nella trasgressione delle regole comuni quale forma di protesta passiva nei confronti della società e dei suoi ideali. Tale emarginazione e protesta sono ancor più accentuate dopo il ’48 dal progressivo e poi consolidato distacco fra l’artista e la società. L’establishment capitalistico-borghese tende sempre più ad emarginare la figura dell’intellettuale ritenuta “improduttiva” per quanto riguarda la logica del profitto e ciò è destinato a sfociare in un polemico rifiuto da parte della classe intellettuale nei valori, modelli sociali, politici ed economici. Dopo l’avvento del Realismo e del Positivismo e con la nuova filosofia della classe dirigente fondata sulla fede nella scienza e nel progresso tecnico, all’artista non rimane altra soluzione che evadere dalla realtà alla ricerca di nuovi valori che siano in grado di cogliere il significato profondo delle cose attraverso una rappresentazione non realistica e razionale ma intuitiva. Baudelaire si allontana dalla politica, verso cui prova un sentimento di scetticismo fondato su una concezione pessimistica della natura umana che considera fusione tra bene e male. L’uomo è attratto da Dio così come da Satana, dal cielo e dall’abisso, è sempre alla disperata ricerca della salvezza ma altrettanto attratto dalla dannazione fino all’approdo finale della morte. Attraverso le esperienze estreme dei paradisi artificiali (droghe e alcol), perso nel male di vivere della città opprimente, l’uomo non riesce tuttavia a trovare una condizione nuova; l’uomo di Baudelaire è senza valori e collocazione sociale. Il senso di disgusto che il poeta francese esprime nei confronti del mondo trova espressione nel concetto di “spleen”. Nella concezione decadente spleen indica il malessere generato dall’incompatibilità dell’artista e delle sue aspirazioni con il mondo reale, quindi dall’incapacità di adeguarsi alle regole sociali. Lo spleen è male di vivere, malinconia, inquietudine, senso di inadeguatezza e isolamento. La scelta di questo termine richiama la dottrina medica di Ippocrate secondo cui la milza (spleen in inglese) secerne la bile nera responsabile dei sentimenti appena descritti, nonché della stessa ispirazione poetica.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.