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Politica sociale e Sistemi sociali comparati - Appunti

Appunti di Politica sociale e Sistemi sociali comparati per l'esame del professor Barbieri sui seguenti argomenti: lo stato sociale, l'integrazione sociale e cittadinanza sociale, i modelli del welfare state, il comumitarismo e la partecipazione attiva, il mutamento urbano, l'esclusione sociale, la criminalità. Vedi di più

Esame di Politica sociale docente Prof. P. Barbieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Appunti di politica sociale

IL WELFARE STATE E’ IN DECLINO? ALLA RICERCA DEI FATTORI

DETERMINANTI

STATO STATO WELFARE

LIBERISTA ASSISTENZIALE STATE

Inghilterra Germania (1880- Europa (1945-

(1830-80) 1940) Bismark 1980)

FINALITA’ Controllo sociale Consenso della Cittadinanza

PREVALENTE classe operaia Sociale

Assistenza ai Copertura Assistenza

poveri (con assicurativa dei generalizzata

PRESTAZIONI prova dei mezzi) grandi rischi sulla base della

(lavoratori) cittadinanza

Fiscale e privato Contributivo Fiscale e

FINANZIAMENTO (beneficenza) (datori di lavoro e Contributivo

operai) Alto

(coprire le

LIVELLO DI Basso Medio esigenze anche

SPESA di chi non può

contribuire al

finanziamento

della spesa)

Tesi dell’industrializzazione: tutto dipende dal PIL

Le teorie orientate allo strutturalismo si avvalgono principalmente di 3 variabili:

1) gli assetti demografici;

2) l’anzianità dei sistemi di protezione sociale;

3) livelli di sviluppo economico e industriale.

L’espansione del welfare è legata all’aumento dei bisogni sociali provocato dall’industrializzazione.

Si tratta di una tesi che attribuisce al ruolo redistributivo dello Stato, e quindi alle politiche

pubbliche, una funzione marginale. La politica ha una funzione meramente burocratica routinaria;

ciò che interessa è individuare le variabili da cui dipende la crescita del sistema economico ed

industriale. Si pensi al prodotto nazionale lordo (PNL) o al prodotto interno lordo (PIL). Solo

società relativamente ricche possono permettersi il lusso di spendere per il welfare, grazie

all’accumulazione di un adeguato surplus di ricchezza che potrà essere investita nell’assistenza. Un

secondo buon predittore della spesa sociale è rapprsentato dal rapporto tra popolazione urbana e

popolazione rurale, combinato con l’incidenza della popolazione impegnata nel settore industriale.

Possiamo quindi rivolgere l’attenzione alle variabili demografiche, ovvero a fattori come i tassi di

fertilità e la proporzione degli ultrasessantacinquenni rispetto al totale della popolazione. Si sostiene

che la crescita della spesa previdenziale e sanitaria sarà provocata dal sempre più ampio squilibrio

tra la componente giovane e produttiva e quella anziana e improduttiva della società.

Tesi policentrica: lo Stato conta ancora

La presenza di istituzioni pubbliche corporative, che raccolgono intorno al tavolo della

concertazione delle diverse parti sociali (datori di lavoro e sindacati) per negoziare le politiche, è

spesso correlata all’esistenza di sistemi di welfare stabili e ben radicati (Austria, Svezia, Germania,

Italia, Danimarca, Norvegia). Diverso è stato il caso degli Stati Uniti che sotto il profilo del welfare

pubblico, sono spesso giudicai come un Paese relativamente arretrato. Partono infatti dall’idea che

l’unico valido strumento per realizzare il benessere delle persone sia incentivare l’attività

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Appunti di politica sociale

lavorativa. Lo stesso clima politico di quel Paese è tutt’altro che favorevole all’intervento pubblico

nella vita sociale ed economica privata, a prescindere dal settore. L’opzione generalizzata per

l’azione privata e per l’autonomia individuale, più che per l’azione collettiva o la richiesta di

intervento statale (o federale), è stata letta da molti alla luce dell’assenza, nella storia politica

americana, di partiti e sindacati legati direttamente ai lavoratori.

Gli approcci statocentrici

Una chiave di lettura ancora diversa è quella che fa riferimento al ruolo delle élite politiche

significative (LOCKART). La questione di fondo è la seguente: chi decide, in ogni Stato, quanto si

dovrà investire nella politica sociale? La risposta di Lockart è che i fattori strutturali di ordine

economico, politico e sociale pongono non pochi problemi all’élite, eminentemente politiche, da cui

dipende l’avvio dei programmi di welfare, in risposta ai problemi sociali che esse percepiscono.

Una volta che tali programmi entrano a regime, intervengono le élite politiche secondarie, facendosi

carico delle decisioni rispetto ai cambiamenti incrementali.

I MODELLI DI WELFARE

MODELLO DI R. TITMUSS (studioso inglese), 1950

Il punto di riferimento di tutti i modelli è la classificazione proposta negli anni 50’ da R. Titmuss

che ha individuato 3 modelli:

1 – WELFARE STATE RESIDUALE o della PUBBLICA ASSISTENZA: concepisce la politica

sociale come intervento a posteriori che aiuta solo gli individui e le famiglie che hanno

completamente fallito e che alla prova dei fatti si dimostrano incapaci di risolvere autonomamente i

loro problemi.

L’intervento di regolazione dello Stato sulla società è minimo;

2 – MODELLO ACQUISITIVO PERFORMATIVO: si basa sull’idea dei “meriti” acquisiti nello

svolgimento del proprio lavoro; chi ha lavorato e versato i contributi ha maturato il diritto a delle

prestazioni che andranno ad integrare il livello di vita e di sicurezza (rimane privilegio esclusivo di

chi ha lavorato);

3 – MODELLO ISTITUZIONALE-REDISTRIBUTIVO: è fondato sull’idea di benessere sociale

come valore che deve essere assicurato ai cittadini in base ai loro bisogni e indipendentemente dal

fatto che abbiano “meritato”. Le politiche sociali intendono garantire uguaglianza di opportunità a

tutti i cittadini. Le prestazioni e i servizi sono forniti da istituzioni pubbliche su base universalistica

e finanziati attraverso le risorse messe a disposizione del sistema fiscale (principio di

redistribuzione)

Critiche: la tipologia soffre di un vizio evoluzionistico e di una eccessiva prescrittività.

A questo modello Donati aggiunse il

4 – MODELLO TOTALE: condivide tutti gli elementi caratteristici del modello istituzionale, ma se

ne differenzia perché nei settori in cui interviene, lo Stato esclude gli altri sistemi di allocazione

delle risorse.

MODELLO DI ESPING-ANDERSEN (studioso svedese), 1990

Il concetto centrale di questo modello è quello di “demercificazione” che ha luogo quando un

servizio viene assicurato in quanto corrispondente ad un diritto, e quando una persona può disporre

dei mezzi di sussistenza indispensabili senza doversi affidare al mercato. Sulla base di questo

concetto, egli individua 3 tipi di Stato Sociale:

1) STATO LIBERALE: nel quale predomina l’assistenza basata sui “test” dei mezzi (l’assistito

deve dimostrare di non possedere i mezzi necessari).

Il livello do demercificazione in questi paesi (STATI UNITI) è basso;

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Appunti di politica sociale

2) STATO CONSERVATORE-CORPORATIVO: la conservazione delle differenze di status

socioeconomico fra le categorie è il dato più importante.

Il livello di demercificazione in questi paesi (ITALIA) è medio;

3) STATO SOCIALDEMOCRATICO: l’intervento pubblico si sostituisce sia al mercato che

alla famiglia. I diritto sociali includono tutti i cittadini e garantiscono standard di prestazioni

molto elevati.

Il livello di demercificazione raggiunge un livello alto.

Critiche: giudizio totalmente negativo sul mercato come meccanismo di regolazione sociale.

MODELLO DI CASTLES E MITCHELL

1) VARIANTE LIBERALE: è caratterizzata da una sinistra politicamente debole e da sindacati

di scarsa consistenza;

2) VARIANTE CONSERVATRICE: in cui coesistono partiti di sinistra e sindacati deboli, o

comunque poco rappresentativi ed in cui gli orientamenti delle politiche sociali appaiono

spesso sensibili all’influenza della religione cattolica;

3) VARIANTE RADICALE: combina alti livelli di uguaglianza nell’accesso alle prestazioni

assistenziali, un regime fiscale progressivo, e un modesto impegno diretto dell’ente

pubblico;

4) VARIANTE STATALISTA: segnato da punteggi elevati sia nella parità di accesso ai

servizi, sia nell’effetto redistributivo della tassazione pubblica, sia nella consistenza dei

partiti di sinistra.

Postmodernità e politica del welfare

Oggi però la politica e le sue forme organizzative sono soggette a forti trasformazioni ed infatti

nella politica di oggi i rapporti di classe entrano molto meno che in passato. A tutto ciò va aggiunto

il cambiamento che stanno attraversando tutte le economie capitalistiche. Oggi assistiamo ad una

deindustrializzazione del lavoro e della forza lavoro che perde quindi la sua forza collettiva che si

esprimeva nelle rappresentanze sindacali. Tutto ciò comporta anche dei cambiamenti nelle scelte

operate dalla classe operaia, che specie tra i soggetti più qualificati, ha cominciato a votare partiti di

destra e quindi a sostenere politiche antiwelfare, in quanto i servizi sociali non vengono più

percepiti utili. Lo scenario sociale e culturale è caratterizzato dall’affermazione dei cosiddetti valori

postmateriali dei nuovi movimenti sociali, diversi rispetto a quelli della tradizionale politica di

classe basata sulla rappresentanza sindacale. Pertanto i beneficiari del welfare vanno riconosciuti in

soggetti mossi da interessi estremamente diversificati tra loro. Quindi la politica sociale deve partire

da interessi fortemente frammentati, oltre ad essere caratterizzata dalla perdita di legittimazione

sociale.

Per far fronte a questo tipo di situazione la soluzione più adeguata sembra essere quella

dell’economia mista del welfare ovvero il WELFAREMIX basato sulla convinzione che il welfare

non può essere più responsabilità esclusiva dello Stato ma che è fondamentale il coinvolgimento

anche del mercato, delle famiglie e delle comunità.

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Appunti di politica sociale

UNA SOCIETA’ IN DECLINO? TRA VIRTU’ SOCIALI E

CAPITALE SOCIALE

Nell’approccio antimoderno di critica alla modernità, convergono due dimensioni interrelate:

- l’attacco all’idea stessa di Stato sociale e alla sua eccessiva generosità;

- l’attacco alla debolezza morale provocata proprio dall’eccessiva generosità pubblica che

provoca disincentivi al lavoro e effetti negativi sul comportamento sociale.

L’approccio antimoderno si pone anche contro la visione ottimistica del futuro che hanno i moderni.

Essi infatti hanno un’idea lineare di progresso e sono convinti che nel futuro sarà ancora possibile

migliorare la condizione umana. Il movimento antimoderno, nell’articolare il relativismo sociale

che caratterizza le società contemporanee, riprende la concezione vittoriana di virtù che

garantivano l’armonia e la solidarietà. Esse, infatti, garantivano uno stretto legame tra l’interesse

individuale e i doveri e le responsabilità verso il bene comune. L’incapacità di riconoscere questa

preziosa eredità del passato ha provocato la demoralizzazione della società. Gli antimoderni

lamentano il fatto che spesso, quando si fa riferimento all’epoca vittoriana, ci si concentri solo sul

puritanesimo non tenendo conto della complessità della questione. Secondo HIMMELFARB, le

virtù vittoriane comprendono virtù quali la saggezza, la giustizia, la temperanza, la parsimonia,

l’igiene personale e l’autonomia individuale, oltre che fede, speranza e carità. La società vittoriana

era profondamente gerarchica, eppure si fondava su un ordine sociale forte e condiviso da tutte le

classi sociali, compresa la classe lavoratrice. Le virtù sociali erano infatti slegate dall’appartenenza

di classe ed è proprio per questo che riuscivano a modellare il comportamento sociale. Ai tempi

della regina Vittoria tutti, anche gli stessi lavoratori, distinguevano tra persone maleducate e

perbene partendo da presupposti morali. Tutti riconoscevano le virtù sociali e le utilizzavano come

unità di misura dei comportamenti all’interno di una società morale.

Teoria del capitale sociale

Nella visione della HIMMELFARB, l’età vittoriana era caratterizzata da legami fiduciari sia nelle

relazioni micro che macro. Le virtù sociali erano dunque l’elemento fondamentale del capitale

sociale . Uno dei maggiori sociologi che si è interessato allo studio del capitale sociale è

COLEMAN che ha tentato di legare tra loro la prospettiva sociologica, che considera il

comportamento dell’attore sociale come determinato dalle norme e dai valori acquisiti nel processo

di socializzazione, e la prospettiva economica che sostiene che gli attori sociali agiscono con la

finalità di raggiungere la massima soddisfazione. Nella prospettiva del capitale sociale infatti gli

individui sono si considerati esseri razionali spinti a raggiungere la loro massima soddisfazione ma

limitati comunque dalla presenza delle norme sociali. Il capitale sociale è differente sia dal capitale

fisico, che comprende le risorse materiali e tecnologiche che servono a produrre ricchezze, che dal

capitale umano rappresentato dalle credenziali educative e professionali acquisite dagli individui.

Il capitale sociale è rappresentato dalle relazioni interpersonali. Per un suo efficace utilizzo è

fondamentale l’affidabilità delle relazioni sociali basate su impegni reciproci e aspettative

condivise. Esso permette agli individui di realizzare i propri interessi visto che può essere utilizzato

in diversi contesti economici e sociali. Il capitale sociale è basato sulla fiducia, sulla reciprocità e

quindi sull’aspettativa che tutti rispettino gli impegni reciproci. Secondo Coleman, affinché le

norme sociali condizionino il comportamento individuale è necessario che le stesse norme

condizionino il comportamento collettivo di quella società.

Ciò che garantisce le sanzioni (e quindi la riproduzione del capitale sociale) è la chiusura delle reti

sociali interindividuali, poiché è più facile educare i comportamenti errati, delle società in cui gli

attori sociali si conoscono direttamente, piuttosto che in quelle società dove il grado di chiusura è

minimo, in quanto vi saranno più attori sociali sconosciuti alla comunità. Un’adeguata dotazione di

capitale sociale può facilitare le iniziative comuni anche in assenza di strumenti pubblici, in quanto

gli individui possono attingere ad un patrimonio di fiducia e di disponibilità che si è consolidato nel

tempo, sapendo che a loro volta saranno chiamati per la riproduzione di questo patrimonio.

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Appunti di politica sociale

FUKUYAMA studia il capitale sociale attraverso lo studio delle trasformazioni del management

nell’economia capitalista contemporanea. Le strutture manageriali dei sistemi a elevato sviluppo

tecnologico garantiscono una maggiore efficienza in base al capitale sociale su cui esse si basano. In

realtà, secondo PUTNAM, esiste anche un rovescio della medaglia, poiché il capitale sociale è in

declino, in quanto, nelle società moderne si dà molto meno spazio alle attività sociali. Egli, infatti,

afferma che esiste una trasformazione tecnologica del tempo libero, provocata prima dalla

televisione e poi da internet, che rende le persone sempre più introverse, e distanziate dalla sfera

pubblica. Il capitale sociale è messo in crisi da tutta una serie di trasformazioni ed in particolar

modo dalla globalizzazione. Secondo molti autori per ricostruire il capitale sociale si dovrebbe

mettere in atto il modello di welfare societario dell’epoca vittoriana, poiché in esso erano presenti

elementi come il mutuo aiuto, le virtù sociali, i legami comunitari, che creano le condizioni

necessarie perché il capitale sociale funzioni bene da solo a prescindere dall’intervento

dell’apparato pubblico. L’idea è che le reti sociali di sostegno e di cura funzionano meglio se

vengono generate dalle normali relazioni sociali, anziché essere programmate dagli operatori sociali

professionisti. Sulla base di queste idee, GREEN, elabora una teoria definita della COMUNITA’

SENZA POLITICA: è lo Stato sociale ha provocare il declino del mutuo aiuto, in quanto il sistema

di welfare pubblico toglie agli individui la possibilità di aiutarsi reciprocamente. L’assistenza

pubblica incoraggia la possibilità di chiedere aiuto ai servizi formali piuttosto che alle famiglie o

alla comunità di appartenenza; secondo l’autore, infatti, sarebbe opportuno lasciare più spazio al

mercato come fonte di educazione morale e garanzia di libertà.

ASSOCIAZIONE SOLIDALE ASSOCIAZIONE CIVILE

Riflette i principi del collettivismo. Tutte le Si basa su una cooperazione che va al di là della

società si suddividono in élite politiche e tutti sfera politica, ed è finalizzata a costruire reti di

coloro che gli cedono la possibilità di mutuo aiuto e quindi a produrre capitale sociale.

provvedere al benessere di tutti, portando ad un Ciò che conta è ricostruire la società civile

aspetto politico altamente gerarchico, che toglie anche a costo di depoliticizzare i processi

ai cittadini la possibilità di valorizzare la legislativi.

capacità di aiutare e assistere gli altri.

La critica che gli antimoderni (Green) rivolgono allo Stato sociale ha una contraddizione, in quanto

essi enfatizzano il ruolo del libero mercato, ma nutrono diffidenza nei confronti dell’economia

capitalista. 14

Appunti di politica sociale

ALLA RICERCA DELLA COMUNITA’: COMUNITARISMO E

PARTECIPAZIONE ATTIVA

L’approccio moderno ha cercato di elaborare una visione politica alternativa, ovvero la cosiddetta

“TERZA VIA” che si lega ai principi del comunitarismo e punta quindi al rafforzamento della

società civile da conciliare con un ruolo significativo dello Stato. In questa prospettiva l’attenzione

è posta più che sui valori collettivi, sulle responsabilità individuali. La prospettiva comunitaria

critica i liberali e quindi gli antimoderni, poiché essi affermano che solo le forze del mercato

garantiscono l’ordine sociale e la libertà individuale, che è più importante rispetto a quella dei corpi

sociali. Questa prospettiva viene criticata in quanto trascura la natura fondamentalmente sociale

della persona e quindi il loro bisogno di socialità.

PROSPETTIVA LIBERALE PROSPETTIVA COMUNITARIA

Concezione delle persone: l’individuo sarebbe Concezione delle persone: contrappongono la

distinguibile fin da subito in quanto è libero ed visione essenzialmente sociale della persona.

autonomo e le sue caratteristiche essenziali non Sin dalla nascita l’uomo è un essere sociale che

dipendono in alcun modo dall’ambiente sociale si forma grazie al confronto con i valori sociali,

in cui cresce. L’individuo è quindi asociale. le istituzioni che incontra nella sua comunità.

Visione della società: società come risultato dei Visione della società: i liberali rispettano tale

rapporti contrattuali con gli individui, che così, contratto non solo perché così riescono a

perseguono i propri interessi personali. perseguire i propri interessi personali ma anche

Attraverso il contratto collettivo gli individui perché contiene valori e finalità sociali.

perseguono le proprie finalità.

Visione welfare state: appoggiano l’idea Visione welfare state: sostengono il nuovo

tradizionale di welfare legato ad una concezione welfare societario che si basa su una concezione

universalistica della politica sociale. particolaristica della politica sociale che

permette di far fronte alla differenziazione

sociale e culturale delle società attuali.

Anche il particolarismo ha i suoi limiti, infatti esso rischia di aggravare le disuguaglianze esistenti e

le divisioni tra inclusi ed esclusi. A questo punto si tratta di capire se sia possibile elaborare una

forma di organizzazione politica un grado di ricomporre queste due visioni contrapposte. A tal

proposito si sono sviluppate due teorie:

 DEMOCRAZIA ASSOCIATIVA : O’ SULLIVAN riprende le idee di HOBBES che

sosteneva che l’unica soluzione per ricomporre le diversità in un quadro di stabilità sociale e

politica, sta nel costruire un modello di associazione civile che riconosca l’esistenza di

un’autorità comune. Partendo da questo presupposto, VICTOR-PEREZ-DIAZ ha sostenuto

una tesi simile. Egli propone una distinzione tra i modelli massimalisti che non ammettono

che la società civile possa agire indipendentemente dallo Stato e i modelli minimalisti che

invece ammettono l’azione delle associazioni civili. Hanno fatto propria la posizione

minimalista autori come DURKHEIM e HABERMAS, che hanno elaborato il concetto di

società civile che presuppone un forte senso di appartenenza e di partecipazione alla vita

politica e sociale. La società civile è uno spazio aperto al confronto. HIRST invece fa

propria la prospettiva massimalista che sottolinea l’importanza dello Stato quale garante dei

finanziamenti. In base a tali idee elabora la concezione della democrazia associativa. Egli

critica la prospettiva antimoderna che legge in un’ottica micro le questioni relative al

welfare che invece sono sempre più correlate ad una prospettiva macro in quanto l’economia

e la società sono sempre più dominate dagli apparati pubblici e dalle grandi imprese. Hirst

rivendica il ruolo dello Stato quale coordinatore dei servizi del welfare. Il principale

strumento di governo, nell’età postmoderna, deve essere l’autogoverno delle associazioni, a

15

Appunti di politica sociale

cui spetta la gestione e l’amministrazione dei servizi. Tali associazioni dovrebbero

comunque essere finanziate dall’ente pubblico, ma indipendenti dal punto di vista giuridico.

Tutto ciò per garantire la libertà di scelta individuale e di creare un sistema pubblico

affidabile, ovvero il cosiddetto “WELFARE CONFEDERALE” dove lo Stato va

considerato al pari delle altre associazioni secondarie mentre le organizzazioni del privato

sociale diventano associazioni primarie. L’obiettivo di Hirst sarebbe quello di realizzare un

decentramento sul territorio dei poteri decisionali. Nel settore del welfare i servizi

dovrebbero essere erogati ed organizzati a livello regionale e municipale, in base alle risorse

che lo Stato attribuisce alle diverse associazioni. Ogni individui dovrebbe iscriversi ad una

data associazione di propria scelta da cui riceverebbe le prestazioni che gli spettano e a cui

darebbe il proprio contributo. Il modello di Hirst però presenta diversi punti critici.

Innanzitutto i soggetti delle aree rurali meno popolate sarebbe garantita una minore libertà di

scelta rispetto a chi vive in città. Si avrebbero delle discriminazioni nei confronti dei

soggetti deboli, come anziani o persone affette da disturbi psichici, che non essendo in grado

di valutare i propri bisogni non saprebbero a chi rivolgersi.

 NEW LABOR : tale prospettiva è stata elaborata da partito laburista britannico. L’obiettivo

di tale progetto è l’inclusione sociale di tutti quei soggetti che, per ragioni economiche,

educative e formative, si trovano ai margini della società. I mezzi per far fronte alla

polarizzazione sociale generata dall’economia del libero mercato, sono la Partecipazione

attiva e la Comunità. Partendo da tale prospettiva, le imprese dovrebbero essere considerate

non come la proprietà di qualcuno, ma come una vera e propria comunità in cui tutti hanno

diritti. Nel campo della politica sociale si punta a garantire a tutti i cittadini la partecipazione

attiva al processo di produzione del welfare. I cittadini vengono così visti, più che come

utenti, come veri e propri produttori delle risorse della collettività. L’obiettivo del New

Labor è di realizzare un WELFARE PARECIPATO che permetta ad ogni individuo di

realizzare il proprio interesse personale, ovvero la propria motivazione. Uno tra gli aspetti

più critici di tale proposta, sta nel fatto che la partecipazione al welfare più che essere

garantita dallo status di cittadini, è garantita dalle risorse che ogni individuo ha a

disposizione. Quindi in questo contesto ciò che conta non è tanto la comunità quanto

l’individualizzazione del welfare 16

Appunti di politica sociale

SE LA COMUNITA’ VA IN CRISI: MUTAMENTO URBANO,

ESCLUSIONE SOCIALE, CRIMINALITA’

Uno dei maggiori problemi che deve affrontare il nuovo welfare societario è la nuova

concentrazione urbana della povertà. L’aumento della povertà e il degrado delle aree urbane

rendono sempre più difficile la costruzione di legami sociali di vicinato e soprattutto di comunità.

Per capire le trasformazioni urbane delle società occidentali di oggi dobbiamo fare riferimento a

quelle che ROSEMARY MELLOR ha definito le “grandi transizioni dell’urbanizzazione”, ovvero

fasi storiche in cui i rapporti tra Stato e società sono così cambiati da determinare anche

cambiamenti nei modi di governo delle città.

1. Tra 800’ e 900’ in Inghilterra si svilupparono i primi movimenti operai che determinano la

nascita del cosiddetto WELFARE FAMILIARE. L’affermazione del welfare familiare

avrebbe portato a una maggiore offerta abitativa per le classi emarginate e all’impegno dello

Stato nel migliorare le infrastrutture urbane.

2. Passaggio dalla società fordista a quella post-fordista: nel campo delle politiche sociali

determina l’emergere di un sistema ad economia mista, (Welfare Mix); ciò determina uno

spostamento delle spese e delle responsabilità per il welfare dall’ente pubblico alla società

civile. Tutto ciò ha portato all’affermazione di nuovi paesaggi urbani ed industriali. Si punta

essenzialmente alla valorizzazione degli immobili e dei terreni in disuso in modo da

sfruttarne ampiamente il valore di mercato. Gli interventi urbanistici si realizzano per lo più

grazie alle risorse di privati e grazie alla partnership che si realizza tra governo nazionale,

enti locali ed imprese. I centri cittadini sono i luoghi più coinvolti da queste azioni di

risanamento infatti è proprio qui che al posto dei vecchi impianti industriali, sorgono grandi

centri commerciali, attrazioni turistiche e luoghi di divertimento. Ed è proprio al centro che

si stabilisce la parte più ricca della cittadinanza mentre nelle periferie si trova la parte più

povera della popolazioni.

In virtù di tali divisioni i sociologi oggi parlano di città a due facce o città frammentate in tanti

segmenti diversi. Le divisioni all’interno delle città sono molto più complesse rispetto alla

contrapposizione tra ricchi e poveri e pertanto l’autore (MARCUSE), afferma che in ogni altra città

è possibile identificare almeno 5 frammenti residenziali:

 RESIDENZE DI LUSSO DELLE ELITE: in cui vive la fascia privilegiata della

popolazione;

 CITTA’ IMBORGHESITA: in cui vivono i gruppi medio-borghesi;

 CITTA’ SUBURBANA: che è collocata nella prima periferia ed in cui vivono gli

esponenti della piccola borghesia;

 CITTA’ DORMITORIO: costituita dai quartieri a buon mercato in cui vivono i

lavoratori poco qualificati e a basso reddito;

 CITTA’ ABBANDONATA: separata da tutti gli altri frammenti ed occupata dalla

parte più emarginata della popolazione. A questi frammenti residenziali va aggiunta

la cosiddetta CITTA’ DELL’ECONOMIA costituita dai quartieri centrali in cui si

trovano gli uffici che ospitano i processi decisionali.

Tra i diversi segmenti esistono invalicabili barricate sia spaziali che sociali che separano le aree più

povere da quelle più ricche. In questo contesto si afferma un welfare in cui lo Stato risulta svuotato

dai suoi compiti in quanto le garanzie sociali vengono continuamente rinegoziate tra il governo e i

cittadini, o affidate al volontariato. Lo Stato anziché intervenire direttamente si limita a fissare i

principi normativi a cui l’azione dei privati deve conformarsi. Tra questi principi vi è l’etica del

lavoro che ha, anch’essa, assunto una forma nuova nella società post-fordista. Si può infatti

affermare che oggi si è passati dal welfare state al WORKFARE STATE in quanto l’obiettivo

dell’azione sociale non è più quello di arginare la disoccupazione ma di puntare sul basso costo e

17

Appunti di politica sociale

sulla flessibilità della forza lavoro che va a confrontarsi con un sistema occupazionale fatto di lavori

precari, poco pagati e poco qualificati.

Un altro aspetto della società post-fordista è il CONSUMO più che le produzioni. I soggetti dotati

di un capitale sociale modesto vengono esclusi dalla società dei consumi e da ogni attività che

dipende da un’adeguata disponibilità di reddito. Gli interessi del marketing e dell’immagine portano

al progressivo isolamento dei poveri. A tale proposito BAUMAN parla di “separazione mentale”

ovvero della tendenza a separare i poveri rispetto alla cosiddetta buona morale. In questo contesto il

povero non è colui che, in nome della cittadinanza, ha diritto ad essere assistito, ma è un soggetto

immorale che non sa far fronte agli obblighi della cittadinanza in quanto non è in grado di

contribuire alle attività produttive. Da questo processo di rimozione morale della povertà dipenderà

il nuovo concetto di welfare.

A tal proposito COUSINS ha cercato di ricostruire una corrispondenza tra le diverse visioni di

povertà e i diversi regimi di welfare. Da ciò si determina una classificazione che si basa su 4 diversi

paradigmi che si basano su altrettante parole-chiave:

1. SOLIDARIETA’: con cui si fa riferimento all’esperienza francese, dove l’esclusione

sociale è principalmente effetto dell’erosione dei legami sociali. La visione della solidarietà

che caratterizza la Francia è molto diversa rispetto a quella che si è affermata nei paesi

liberali-anglosassoni. Qui infatti la solidarietà è costituita da un contratto sociale basato su

rapporti politici e di mercato. In Francia la solidarietà corrisponde ad un legame sociale fra

Stato e poveri. Il welfare francese corrisponde al modello conservatore e promuove quindi

una solidarietà orizzontale.

2. SPECIALIZZAZIONE: caratterizza il mondo liberale-anglosassone (GB e USA) dove si

ritiene che l’esclusione sociale sia frutto di discriminazione e fallimento del mercato. Inoltre

si ritiene che la povertà sia determinata dalle manchevolezze degli stessi individui, dalla loro

dipendenza dal welfare, dalla disoccupazione e dall’appartenenza ad una determinata

sottoclasse. Proprio a partire da queste prospettive che in GB e negli USA si utilizzano delle

misure coercitive caratterizzate dall’estremo irrigidimento dei criteri di accesso alle

prestazioni.

3. MONOPOLIO: è il principio che caratterizza il welfare dei paesi scandinavi, dove

l’esclusione sociale si ritiene sia frutto degli abusi dei rapporti di classe, di status e di potere,

dato che le classi più avvantaggiate tendono a mantenere la loro posizione di vantaggio.

Pertanto le politiche del welfare si basano sui principi dell’universalismo e della cittadinanza

sociale.

4. NEORGANICISMO: caratterizza Paesi quali l’Italia, la Germania, la Spagna e il

Portogallo, caratterizzati da un ordine sociale gerarchico e tradizionalistico. Qui l’esclusione

sociale è determinata da ragioni di età e di genere. Questo modello è importante in quanto ci

aiuta a capire come le forme di contrasto all’esclusione sociale sono influenzate dalle forze

politiche ed ideologiche che detengono il potere.

In questo contesto bisogna ricordare che uno degli effetti delle trasformazioni sociali e politiche dei

contesti urbani è stato l’aumento della criminalità. La criminalità è determinata dalla precarietà e

dall’insicurezza prodotta dalla disoccupazione, ma soprattutto dalla disgregazione dei legami

comunitari. A questo aumento della criminalità la società risponde mettendo in atto politiche

repressive e punitive abbandonando ogni pretesa di riabilitazione, quale principio basilare del

welfare. 18


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
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Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Barbieri Paolo.

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