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Natura ed evoluzione della scienza politica

L'oggetto qualificante dell'analisi è il potere (acquisizione, concentrazione, origine); in quanto oggetto centrale dell'analisi politica, è stato spesso sostituito dallo Stato. Nella tradizione anglosassone, c'è maggiore attenzione ai processi sociali che alle configurazioni statuali, mentre nella tradizione continentale l'analisi delle strutture statuali vere e proprie, ossia gli studi istituzionali, sono centrali. Il diritto costituzionale è un elemento centrale dei processi politici.

Il problema del metodo riguarda come raccogliere e filtrare l'informazione traducendola in spiegazioni. Inizialmente, la fonte è la storia politica; da Macchiavelli in poi, molti studiosi seguono il metodo dell'osservazione (Tocqueville). Tra Ottocento e Novecento si manifesta l'ambizione di imitare le scienze naturali, replicandone le tecniche (principio causa-effetto, Weber). Nel Novecento, la scienza politica perde importanza a causa di fascismo, nazismo, e la tendenza a unificare le scienze. Diventa necessario ridefinire l'oggetto della scienza politica, non più solo potere e Stato, ma anche analisi sistemica della politica tenendo conto delle complesse interazioni tra le componenti del sistema.

Easton: La politica non può essere ricercata unicamente nell'analisi dello Stato; la politica non consiste solo in conflitti risolti dal potere ma anche in molteplici forme di collaborazione e coalizione. C'è politica anche a livelli inferiori rispetto allo Stato (sindacati) e a livelli superiori (Unione Europea). Quindi, la scienza politica è lo studio delle modalità con cui i diversi sistemi procedono all'assegnazione dei valori.

Comportamentismo

Da un lato, osserva i comportamenti concreti degli attori politici; dall'altro, elabora tecniche specifiche (sondaggi) per rilevare i comportamenti politici e le regolarità al fine di generalizzare in teoria con valore predittivo. Si confrontano comportamenti simili, elaborano rigorose tecniche di osservazione e registrazione dei dati, e quantificano con precisione i fenomeni. È importante tenere distinti i valori dai fatti e mirare a un'integrazione fra le scienze sociali. L'utilizzo del comportamentismo spinge nella direzione di scientificità, fornendo le giuste tecniche di ricerca. L'analisi deve affrontare un'inaspettata espansione del proprio campo di indagine alla luce dei processi di colonizzazione e della relativa nascita di nuovi stati.

Critiche (Almond e Powell): provincialismo (l'analisi si concentra esclusivamente su poche grandi democrazie), descrittivismo (descrizione dei sistemi politici senza elaborare ipotesi rigorose), formalismo (eccessiva attenzione alle istituzioni e non al reale funzionamento dei sistemi politici).

Classificazione dei sistemi politici (Almond): anglo-americani, continentale, pre-industriali, totalitari.

Si fa strada l'esigenza di un'analisi dei processi storici attraverso cui i vari sistemi politici hanno acquisito specifiche configurazioni e differenze; si delineano due strade fondamentali: modernizzazione e sviluppo politico, analisi politica comparata.

Cause di declino

  • Minore interesse complessivo per i paesi del terzo mondo
  • Minore disponibilità dei fondi
  • Tendenza degli studiosi a essere molto più cauti nel formulare valutazioni
  • Unico tema prevalente negli anni '80 e '90: il processo di transizione dei regimi autoritari ai regimi democratici

I frammenti del comportamentismo: nella scienza politica, il ricorso a tecniche di quantificazione è ormai diffusissimo, anche se rischiano di rimanere confinate all'analisi di un numero di problemi molto limitato se non vengono collegate a nuove teorie d'azioni. La scienza politica empirica e l'integrazione con altre discipline (sociologia, storia, psicologia sociale) fanno ricorso a tecniche empiriche di ricerca; analizzano le politiche pubbliche (descrizione degli assetti istituzionali e della loro influenza sui processi decisionali, individuazione delle coalizioni). Ciò permette di impostare meglio e risolvere meglio il problema dell'esistenza o meno di una classe politica o di un complesso militare-industriale. Tuttavia, si rischia un'interpretazione riduttiva della politica come insieme di interazioni tra individui con scarsa attenzione per le motivazioni ideologiche, dall'altro il rischio di una teorizzazione incompiuta.

L'uso della storia: cresce la sensibilità per una dimensione diacronica. Political economy: studio integrato che combina variabili economiche e variabili politiche.

Filosofia politica

La filosofia politica è la ricerca della miglior forma di governo, del fondamento dello Stato, della natura della politica e della conseguente distinzione tra politica e morale. Analizza il linguaggio politico e la forma migliore di governo. Rispetto alla filosofia politica, la scienza politica ne ricerca tramite metodo comparato i fondamenti empirici.

Problema del rapporto con i classici: la scienza politica contemporanea non ha ancora trovato il modo di recuperare del tutto il pensiero dei classici; non esiste un'idea universalmente accettata di cosa sia la teoria politica. Teorie concatenate (le leggi costituiscono una rete di rapporti identificabile) gerarchiche (le leggi sono deduzioni da un piccolo insieme di principi fondamentali). Due prospettive dominanti: neoistituzionalismo (ruolo delle istituzioni come aspettative di ruolo) e teoria della scelta razionale (si concentra sulle aspettative che gli attori politici individuali).

La partecipazione politica

La partecipazione politica è l'insieme di atti e atteggiamenti che influenzano le decisioni dei detentori del potere nel sistema politico o in singole organizzazioni politiche. Partecipazione latente: presenza di un'opinione pubblica interessata che si attiva raramente in modo non continuativo. Ci sono 3 modalità di partecipazione: modalità riconosciute dalle norme e procedure vigenti, non riconosciute ma accettabili e accettate, non riconosciute e illegali o extra-legali. Si parte dall'individuo per spiegare, attraverso i suoi comportamenti, i processi di formazione dei gruppi e delle attività collettive (ruolo dell'individuo, collettività con cui si identifica, scelte possibili nella comunità, scelte possibili come soggetto di sistema politico nazionale).

Forme di democrazia diretta: referendum e petizioni sono caratterizzati da incisive opportunità di partecipazione politica.

La partecipazione elettorale: Conflitto interno ai diversi settori delle élite; alcuni settori individuano i loro sostenitori e procedono alla mobilitazione politica. Le sue conseguenze sono immediate e significative in termini di influenza sulla selezione dei governanti e sulle politiche che verranno messe in atto. Partecipazioni non elettorali o anomali (dimostrazioni violente, scioperi). Soglie istituzionali oltre le quali si esercita la partecipazione politica (legittimazione, incorporazione, rappresentanza, potere esecutivo).

Processi di mobilitazione sociale: spostamenti dalla campagna alla città, spostamenti da settore agricolo al settore industriale e terziario; aumento della popolazione; crescita dell'alfabetizzazione; maggiore esposizione ai mezzi di comunicazione di massa; struttura delle opportunità politiche. Partecipazione politica: spontanea, autonoma, nasce dai cittadini stessi. Mobilitazione politica: indotta, promossa dai detentori del potere politico. Mobilitazione primaria: rottura dei vecchi schemi di comportamento. Mobilitazione secondaria: rilancio dell'attività di gruppi già mobilitati in seguito diventati passivi. Smobilitazione: opporsi alla mobilitazione per ristabilire lo stato precedente.

Fattori di politicizzazione delle domande e dei bisogni sociali: precedenti esperienze di partecipazione; repressione da parte dei detentori del potere politico; conseguenze della partecipazione politica.

La partecipazione elettorale è la più diffusa modalità di partecipazione politica. Può costituire momento culminante o iniziale di altre attività di partecipazione. Il diritto di voto dipende dalle caratteristiche di ogni sistema politico; orientamenti psicologici e componenti ambientali (avere informazioni, essere convinti di cambiare le cose, senso di efficacia) e variabili che rendono interessati alla politica (status socio-economico: i più avvantaggiati votano; persone vicine al centro come vertice della stratificazione sociale), coscienza di classe, organizzazioni (superano le disuguaglianze di status), variabili personali (interesse, informazione), variabili di gruppo (comunità stabile, presenza di partiti che promuovono la coscienza di classe). Tali caratteristiche si fondono con l'individuo e raggiungono l'inserimento nella vita sociale e lavorativa. Tale modello spiega chi vota ma non perché vota: modello del volontariato civico (propensione all'impegno derivato da norme sociali, senso civico); struttura di reclutamento dove l'impegno trova un suo sbocco gratificante (chiese, partiti, sindacati, volontariato).

Accresciuta partecipazione potenziale di giovani e donne, in forme nuove.

Modalità di partecipazione: votare, tentare di convincere a votare, portare un distintivo, offerte di denaro a un partito, diventare iscritto attivo, diventare candidato, occupare cariche pubbliche. Partecipazione non convenzionale: boicottare, non pagare le tasse, occupare edifici, bloccare il traffico. Tipi di partecipanti: inattivi, conformisti, riformisti.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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