Politica economica internazionale
Lezione 1, lunedì 12.09.2016
Terremo conto da subito dell’esistenza di altri paesi. Equazione del reddito: offerta = domanda affinché si abbia l’equilibrio.
In economia chiusa Y = c + i + g
- Y = domanda
- c = consumi
- i = investimenti
- g = spesa pubblica
In economia pubblica si considera anche il saldo del commercio con l’estero (importazioni meno esportazioni). Capire cosa può fare la politica economica internazionale nel mondo in cui viviamo.
Economia politica: studia il mondo economico come è. Capisce come funziona l’economia. Le leggi sono delle regolarità statistiche piene di eccezioni. Alcuni beni agiscono in modo anomalo (beni di lusso). Le leggi economiche cercano di rappresentare i comportamenti. Mercato aperto = non ci sono barriere, ci sono transazioni economiche e finanziarie con il rdm.
Politica economica: cerca di capire quali strumenti possono essere utilizzati e come per risolvere i problemi. L’economia politica ha una componente positiva che descrive il mondo, la politica economica ha una componente normativa che cerca di individuare come migliorare il mondo economico.
La politica economica di breve periodo usa due strumenti: la politica monetaria (fatta dalla BCE) e la politica fiscale. La politica fiscale viene fatta dai governi e riguarda tassazione e investimenti pubblici. La politica fiscale è stata lasciata nelle mani dei governi perché gli effetti di una politica monetaria comune possono essere molto diversi nei vari paesi dell’eurozona. Dal momento che però il lasciare ai governi completa libertà sulle politiche fiscali avrebbe messo a repentaglio l’esistenza dell’Euro sono stati introdotti i parametri di Maastricht, poi i parametri di convergenza, poi il fiscal compact, che tuttavia adesso è piuttosto morto defunto.
PIL ITA = 1440 mld di Euro. Fino al 2008 i tassi di interesse dei titoli di stato decennali dei paesi europei erano gli stessi. Useremo il modello Mundell-Fleming ➔ curva IS-LM + curva BP (bilancia dei pagamenti)
- IS = curva che rappresenta equilibrio nel mercato dei beni
- LM = curva che rappresenta equilibrio nel mercato monetario
Leggere oltre a relazione della Banca d’Italia anche le considerazioni del presidente.
Esame
Per i non frequentanti 5 domande. Possibile integrazione orale che farà media con lo scritto. Si può fare un solo appello per sessione. Per i frequentanti il programma è lo stesso. C’è però la possibilità di dividere l’esame in due parti: prima parte sulle prime 2 parti del corso (7 novembre, 4 domande di cui 3 a cui rispondere). Seconda parte su 3° e 4° parte corso appena prima di Natale o a inizio gennaio (sempre 4 domande, rispondere a 3).
Faremo interruzione settimana del 31 ottobre. Necessario frequentare 80% delle lezioni per dare esame da frequentante.
Moltiplicatore fiscale = parametro che ci dice quanto varia il PIL ad una variazione del debito dello stato (stiamo parlando di stock di debito, quindi pregresso). Secondo il FMI con una diminuzione dell’1% del debito il PIL calava solo dello 0.5%, quindi il rapporto debito/PIL migliora. I mercati leggono questo come una cosa positiva e premiano il paese con tassi più bassi, rendendo l’indebitamento meno costoso.
Tuttavia Raghuram Rajan ha poi scritto, da capo economista dell’FMI: quel parametro è corretto, ma era stato calcolato in tempi di boom economico. In tempi di crisi è molto diverso: una diminuzione di 1% del debito porta ad una diminuzione dell’1,5-1,7% del PIL (rapporto perverso), causando un aumento del rapporto debito/PIL e quindi tassi più alti, con un costo del debito più alto. Quindi l’austerity ha avuto effetti deleteri in periodo di crisi. L’FMI ha fondamentalmente criticato le politiche che aveva sempre promosso in passato, passando a criticare le politiche di austerità.
Lezione 2, martedì 13.09.2016
Esercitazioni?? michele.boglioni@unitn.it Giovedì 11-13 da prossima settimana da seguire obbligatoriamente se si vuole dare l’esame da frequentante. 12 incontri, 9 obbligatori.
Politica economica: parte 1
Introduzione
- L’economia e la politica economica
- I fallimenti macroeconomici del mercato
- I problemi dell’intervento pubblico
Politica economica: lato normativo. Non il mondo com’è ma il mondo come vorremmo che fosse. Ci dice quali strumenti utilizzare per ottenere un certo obiettivo. La deflazione è negativa perché impedisce all’economia di muoversi. Quando gli agenti economici si aspettano che i prezzi diminuiscano non domanderanno beni e servizi perché sanno che se lo faranno oggi pagheranno di più rispetto a domani. Se la domanda diminuisce i prezzi caleranno ulteriormente e la gente aspetterà ancora di più. Le imprese smetteranno quindi di produrre, le imprese licenzieranno, ci sarà dunque meno reddito, la gente spenderà di meno, altre imprese smetteranno di produrre e via dicendo ➔ depressione. È per evitare questo che c’è stato un netto taglio del costo del denaro.
Se una banca deve depositare dei soldi presso la BCE il tasso sarà del -0.4%, quindi significa che depositando i soldi non avranno un interesse in ritorno, ma dovranno pagare lo 0.4%! Stessa cosa per i privati che depositano in CC, l’interesse sarà dello 0% o addirittura negativo. Il costo del denaro è mantenuto molto basso affinché le banche prestino alle imprese, le quali però non prendono comunque a prestito perché sanno che la gente non comprerà avendo un basso potere d’acquisto. Questo penalizza però le banche le quali hanno così una redditività molto bassa.
Negli USA il mandato della FED è molto più ampio di quello della BCE.
- BCE: stabilità dei prezzi e inflazione inferiore ma vicina al 2%
- FED: stabilità dei prezzi e sostegno all’economia
Prima delle elezioni la FED non toccherà i tassi di interesse, in quanto la FED è discretamente legata con il governo americano, con l’amministrazione che vuole essere rieletta. Con un aumento dei tassi l’economia può rallentare e nessun governo vuole questo prima delle elezioni.
Il mercato lasciato a se stesso non porta il risultato migliore possibile. L’analisi economica che sottostà alla politica economica è in gran parte di derivazione neoclassica, la quale sostiene che se i prezzi sono completamente flessibili non c’è bisogno di politica economica. La politica economica nasce dai fallimenti del mercato, quando il mercato non è in grado di autoregolarsi (es. prezzi rigidi, variano domanda e offerta ma i prezzi non variano, come accade quando i mercati sono monopolistici o non perfettamente concorrenziali. Anche mercato del lavoro se monopolizzato dai sindacati che impediscono che il salario si abbassi quando c’è poca domanda di lavoro!).
La storia e le analisi economiche ci hanno mostrato che la meccanizzazione non causa disoccupazione a livello macroeconomico. In realtà nel lungo periodo la meccanizzazione ha creato posti di lavoro, perché elimina dei posti in alcuni settori ma ne crea in altri: progettazione, costruzione, gestione delle macchine, servizi, nuovi mercati… Qualcuno pagherà un alto prezzo mentre altri ci guadagneranno.
Gli studi economici mostrano anche che gli immigrati creano più reddito di quanto costano alla previdenza sociale. Inoltre il tasso di imprenditorialità tra gli immigrati è molto più alto che tra gli italiani.
Ci sono delle ragioni per cui i mercati non sono in grado di autoregolarsi. Nei 20 anni prima della crisi si era diffusa l’ideologia dei mercati capaci di autoregolarsi e trovare sempre la soluzione migliore con domanda e offerta in equilibrio e tutte le risorse che vogliono essere impiegate (con le condizioni di quella situazione di equilibrio, es salario, prezzi ecc) sono impiegate.
JMK la vedeva in maniera diversa: i lavoratori non sono tutti identici, ci sono lavoratori primari, i quali devono lavorare a qualsiasi salario per mantenere la famiglia ad esempio. Questi si uniscono in sindacato e cercano di agire da forza monopolistica per spuntare un livello di salario.
Se il mercato non raggiunge l’equilibrio interviene la politica economica per riportarli all’efficienza (pieno impiego delle risorse ad un certo livello di equilibrio). Purtroppo però la politica economica richiede l’intervento pubblico, che anch’esso non è perfetto: l’azione della mano che gestisce la politica economica è dunque tutt’altro che efficiente, risolve alcuni problemi ma ne crea degli altri. Spesso i ritardi nell’attuazione delle politiche (in particolare la spesa pubblica) sono tali che questa spesa avviene quando ormai l’economia ha superato la crisi ed è in fase di espansione. In tale fase ulteriore spesa pubblica crea solo inflazione.
La politica economica non deve interferire con i mercati che funzionano bene, ma correggere quelle componenti che lavorano male. Quindi prospettiva della cooperazione tra stato e mercato è la migliore. A causa dei vincoli istituzionali UE ci troviamo con politiche economiche spuntate o privi degli strumenti di politica economica necessari.
La teoria della politica economica risolve i problemi in un mondo teorico, nel mondo reale dobbiamo chiederci come funziona la mano pubblica che pensa e attua la politica economica: in maniera piuttosto inefficiente.
I fallimenti macroeconomici del mercato
- Denotano la presenza di inefficienze (si potrebbe fare meglio, di più con gli stessi costi o lo stesso con costi più bassi) e/o iniquità (ineguaglianze)
- Sono spiegati dalla teoria macroeconomica (non hanno a che fare con un singolo attore, un singolo mercato, ma il mercato nel suo complesso)
Propensione al consumo = percentuale di reddito che viene consumata. Si scrive come C. Più è basso il reddito maggiore è la propensione al consumo. Più è alto più è difficile spenderne una percentuale elevata.
La conseguenza delle ineguaglianze è che essendo quelli che guadagnano meno a sostenere l’attività economica, perché sono quelli che spendono tutto, la domanda sarà minore se tutti i soldi vanno a finire nelle tasche di coloro che sono già ricchi, che hanno una bassa propensione al consumo. Così i consumi diminuiranno e le imprese produrranno meno e via via nel circolo vizioso. Coefficiente di Gini indica le inuguaglianze. Se 0 il reddito è egualitario. Fino a 0.3 è ancora accettabile come sostanziale uguaglianza.
Da 0.4 in su indica disuguaglianze, da 0.5 forti disuguaglianze. L’Italia ha circa 0.32, la GB ancora di più. L’Ungheria è uno dei paesi con il coefficiente più basso, insieme a Rep Ceca e Slovenia. Gli economisti parlano di trade off tra efficienza e uguaglianza: dobbiamo tollerare inuguaglianze elevate per dare incentivi a fare investimenti attraverso i profitti. Per alcuni economisti è meglio aumentare le dimensioni di tutta la torta piuttosto che rendere uguali le fette.
L’iniquità come causa di inefficienza non è accettata da tutti gli economisti ma il mondo reale ci mostra che è un problema serio per le difficoltà che stiamo affrontando. Piketty mostra il rapporto tra disuguaglianze distributive e tasso di crescita dell’economia. Tassi di crescita elevati ed equità distributiva sono direttamente proporzionali.
I fallimenti macroeconomici del mercato
- Instabilità delle economie di mercato (cicli e crisi)
- Disoccupazione
- Inflazione e deflazione
- Disoccupazione e inflazione nella teoria economica
- Crescita e sviluppo (crescita è fattore esogeno o endogeno?)
- Teoria della crescita
- Gli squilibri della bilancia dei pagamenti (politica economica internazionale serve proprio in questo caso, es. surplus assurdo tedesco e olandese nella bilancia commerciale)
Lezione 3, lunedì 19 settembre 2016
I mercati lasciati a se stessi possono produrre dei fallimenti. Affinché il mercato funzioni correttamente riequilibrandosi tutti i prezzi (beni, servizi, capitale, lavoro) devono essere perfettamente flessibili (rispondere prontamente a qualsiasi variazione tra domanda e offerta). In più, nessun singolo attore dovrebbe essere in grado di influenzare in maniera sensibile domanda o offerta di un determinato prodotto (cioè che si sia in un regime di concorrenza perfetta).
Gli economisti successivi ai classici hanno iniziato a mettere in luce ragioni per le quali il mercato non è in grado di funzionare in maniera ottimale come da teoria. Una delle ragioni su cui è stato messo più l’accento è l’asimmetria informativa. Qualsiasi informazione rilevante dovrebbe essere pubblica e gratuita e tutti dovrebbero avere la stessa informazione per un funzionamento perfetto del mercato. In questo caso tutti riuscirebbero a soddisfare le proprie esigenze e i propri desideri sulla base dei parametri economici esistenti. Ma se qualcuno ha delle informazioni mentre altri non le hanno, gli agenti economici non sono tutti sullo stesso piano.
20% delle azioni scambiate attraverso mercati borsistici, 80% scambiate privatamente. Anche l’esistenza di beni pubblici sono un’eccezione al funzionamento teorico del mercato, perché nessuno è disposto a produrli essendo che è molto difficile che per questi si formi un prezzo di mercato.
Caratteristiche beni pubblici: non escludibilità e non rivalità. Non si può escludere chi non vuole pagare il prezzo del bene pubblico e tutti possono goderne in egual misura. La soluzione in questi casi è la fornitura pubblica del bene pubblico, che non può vendere il bene ma lo finanzia attraverso la tassazione: questo non è un mercato, il mercato non si forma.
C’è poi la questione delle esternalità, effetti positivi o negativi che un’attività produce e che vanno a favore o a danno di altri, i quali saranno avvantaggiati o svantaggiati da questo effetto ma non potranno essere chiamati a pagarne il prezzo. Il prezzo di mercato non incorporerà il costo dell’effetto positivo o negativo per gli altri. Se un’impresa che genera esternalità negative non include nel prezzo dei suoi prodotti il costo di tali esternalità per altri il prezzo sarà troppo basso e genererà di conseguenza una domanda troppo alta per essere considerata socialmente efficiente.
Quando ci sono effetti esterni il mercato funziona ma male. Un altro fallimento di mercato è legato al fatto che ci sono molti casi per motivi tecnologici in cui un’impresa può modificare i costi dei prodotti variando l’offerta (economie di scala). Ci sono alcuni settori in cui è conveniente produrre solo in presenza di economie di scala (es industria automobilistica, che ha enormi costi fissi). Le economie di scala portano alla concentrazione della produzione in poche unità: solo chi è molto grande può produrre in maniera conveniente, i piccoli non possono entrarci. È un mercato in cui la vera concorrenza non esiste. Anche il monopolio naturale causa un fallimento del mercato (es forniture acqua, elettricità…).
Una soluzione a questo ultimo problema è quella dell’ultimo miglio: vengono mantenuti singoli (quindi in monopolio) solo i tubi/cavi ecc. che entrano in casa, oppure l’”infrastruttura” (binari ferroviari, rotte aeree) vengono mantenuti in proprietà pubblica, dello stato, che li appalterà a più società che si faranno concorrenza.
Se sommiamo tutti questi casi il mercato puro non porta al risultato migliore per i singoli e la società.
Secondo i neoclassici interesse privato e pubblico coincidono quando i mercati funzionano perfettamente, tuttavia nella realtà non è così. Persino Adam Smith affermò che gli imprenditori privati non perdono occasione per cospirare ai danni del bene pubblico, e che quindi ci vuole una mano pubblica per tenerli sotto controllo affinché il mercato funzioni bene.
Secondo i neoclassici la politica economica dunque, essendo che il mercato funziona in maniera efficiente, non serve. Ha solo due funzioni:
- Le autorità monetarie debbano fornire esattamente la quantità di moneta che i mercati richiedono, non di più non di meno.
- Le autorità pubbliche devono attuare una rigorosa politica antimonopolistica e anche antisindacale (affinché non sorgano sindacati che possono influire sul prezzo dei salari).
Se però i fallimenti sono così diffusi allora significa che le politiche economiche devono essere ben più ampie dei due punti descritti sopra:
- Politica monetaria
- Politica fiscale
- Politiche per la bilancia dei pagamenti
In linea di massima in un’economia di mercato c’è disoccupazione. Per la politica economica esistono solo i disoccupati involontari. Se ci sono disoccupati la domanda aggregata è più bassa di quella che potrebbe essere: le imprese produrranno e investiranno meno e dunque assumeranno meno.
In un’economia moderna una inflazione moderata stimola l’economia, mentre la deflazione è distruttiva, perché il consumatore ha tutto l’interesse ad aspettare: perché comprare o investire oggi quando aspettando qualche tempo lo stesso costerà meno? Una bassa inflazione invece favorisce l’economia perché spinge ad investire oggi per pagare un prezzo più basso. Un’inflazione più alta è distruttiva perché impedisce a tutti di calcolare ciò che è meglio fare.
Sono gli squilibri della bilancia dei pagamenti che differenziano la politica economica internazionale da quella in mercato chiuso. Hanno delle componenti cicliche congiunturali (breve periodo) e delle componenti strutturali.
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