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Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

La Commissione dispone, in aggiunta alle azioni di intervento sopra richiamate,

di risorse finanziarie da destinare autonomamente per interventi giudicati di

particolare interesse a livello comunitario. Tali tipologie di azioni, introdotte con i

Regolamenti della Riforma del 1988 sono state denominate “iniziative

comunitarie”. Le iniziative comunitarie mirano al perseguimento della coesione

economica e sociale all’interno dell’Unione. Esse concorrono al conseguimento

degli obiettivi prioritari introdotti dalla Riforma dei Fondi strutturali e vanno ad

aggiungersi agli interventi previsti dai Po e dai Docup.

Le principali iniziative comunitarie sono state impostate secondo cinque

tematiche prioritarie: cooperazione e reti transfrontaliere, transnazionali ed

interregionali; sviluppo rurale; regioni ultraperiferiche; occupazione e

valorizzazione delle risorse umane; gestione delle trasformazioni industriali.

Successivamente, la Commissione decise di aggiungere alle cinque tematiche

indicate nel Libro verde due nuove tematiche relative allo sviluppo delle aree

urbane in crisi ed alla ristrutturazione del settore della pesca.

Sui risultati e l’impatto ottenuti in questa prima fase di programmazione,

dopo la riforma dei Fondi Strutturali dell’88, pesò l’inversione della congiuntura

economica ed una decelerazione degli investimenti produttivi registrati in Europa

in quegli anni, e, conseguentemente, un rallentamento del processo di

convergenza. Inoltre, si deve tener presente che, durante questo periodo, le

politiche fiscali degli Stati Membri sono state incentrate alla riduzione dei loro

cospicui deficit di bilancio e ciò ha, inevitabilmente, pesato sul cofinanziamento

degli interventi previsti nell’ambito dei vari quadri di programmazione nazionale.

Conseguenza di questo mutato scenario economico, sia esterno che interno

ai Paesi membri, è che alla fine del primo periodo di programmazione 89-93, il

divario economico e sociale interno alla Comunità non è diminuito ma, anzi, ha

subito un sostanziale incremento. L’analisi emerge chiaramente dal Primo

Rapporto sulla coesione economica e sociale pubblicato dalla Commissione

Europea nel 1996, dove le serie storiche dei dati statistici mostrano una situazione

comunitaria caratterizzata da elevate disparità fra i paesi membri, sia per quanto

concerne i valori del reddito-procapite che in relazione ai dati sulla disoccupazione.

In particolare, solo 4 paesi su 15 (Lussemburgo, Danimarca, Belgio ed Austria)

registrano, alla fine di questo periodo, un reddito pro-capite che supera di oltre il

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10% la media Ue; 4 paesi (Germania, Francia, Italia e Paesi bassi) registrano un

reddito pro-capite comunque superiore alla media Ue; 3 paesi (Regno Unito, Svezia

e Finlandia) registrano valori prossimi alla media Ue ed, infine, 4 paesi (Irlanda,

Spagna, Portogallo e Grecia), in pratica i paesi beneficiari del Fondo di coesione,

registrano un reddito pro-capite inferiore alla media Ue. Anche per quanto

concerne i tassi di disoccupazione, esistono tra i paesi membri, a fronte di una

media Ue prossima al 10%, situazioni molto differenziate. I tassi di disoccupazione

passano, infatti, da valori inferiori al 5% registrati in Lussemburgo, Austria e

Paesi Bassi, a punte del 20% in Spagna e del 12% in Francia ed in Italia.

Una misura particolarmente significativa del grado di coesione economica e

sociale dell’Unione è, fornita dall’analisi del reale grado di convergenza, ai valori

medi comunitari, sperimentato da quei paesi membri che hanno aderito alla

Comunità in momenti successivi. . Nel caso, ad esempio, dei paesi più distanti dai

19

valori medi comunitari (Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo), sebbene il loro Pil

pro-capite abbia registrato un effettivo incremento, nel periodo 19831993, di ben 8

punti percentuali, il processo di convergenza verso i paesi membri più sviluppati,

è risultato comunque lento. Questi paesi sono riusciti, a colmare solo di 1/4 il

divario dei loro redditi pro-capite rispetto a quelli medi comunitari.

Le differenze maggiori in termini di coesione si sono registrate, tuttavia, a livello

regionale. Il reddito pro-capite è risultato, infatti, sistematicamente al di sotto

della media Ue nelle regioni meridionali dell’area mediterranea (Portogallo,

Grecia, Mezzogiorno d’Italia) ed in quelle dell’area nord-orientale dell’Europa

(Germania dell’Est, Finlandia settentrionale, Irlanda e Scozia). E’ inoltre da

sottolineare che nel corso del decennio 83-93 non si è assistito ad un cambiamento

della situazione fra le regioni più ricche e quelle più povere della Ue. Le regioni

appartenenti ai due gruppi, se si escludono i 5 nuovi Länder tedeschi, sono rimaste

sostanzialmente le stesse ed il loro divario, in termini di Pil pro-capite, nonostante

l’oggettivo miglioramento sperimentato in termini assoluti, si è mantenuto

complessivamente costante.

Un’analisi formale del verificarsi di un effettivo processo di convergenza tra 7 Stati europei (i 6 paesi fondatori della Cee,

19

più il Regno Unito) e fra le 73 regioni comprese in tali Stati, basato sui dati del Reddito pro-capite Eurostat dal 1950 al 1985

è contenuta in uno studio di Barro e Sala-i-Martin del 1991 (Barro, Sala-i-martin, 1991). In esso si replicava un analogo

studio effettuato in precedenza dagli autori sui dati del Reddito pro-capite degli Stati federali degli Usa dal 1880 al 1988.

Per un’analisi formale del processo di convergenza fra regioni italiane si veda inoltre lo studio effettuato da Cosci e

Mattesini (Cosci, Mattesini, 1995). 17

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Le disparità regionali risultano particolarmente gravi anche in relazione

all’occupazione. Nelle 10 regioni ove più elevato è il tasso di disoccupazione,

mediamente intorno al 26,4%, questo parametro è stato, nel 1993, superiore di

circa 7 volte il tasso medio delle regioni meno colpite, prossimo al 4%. Anche in

questo caso, il tasso di disoccupazione medio è rimasto pressoché invariato nel

decennio in considerazione, e le regioni più colpite dal fenomeno, se si esclude il

miglioramento della situazione per il Regno Unito, sono rimaste sostanzialmente

le stesse.

3.3.2 Il secondo periodo di programmazione 1994-1999

Nel luglio del 1993, Il Consiglio ha approvato le proposte di Regolamenti

per la revisione dei Fondi Strutturali, destinati a governare la seconda fase di

programmazione 1994-1999. La Commissione, nel predisporre i nuovi regolamenti,

ha lasciato sostanzialmente invariato il disegno complessivo della legislazione,

limitandosi ad apportare poche modifiche

L’aspetto più rilevante ha riguardato le risorse disponibili, che sono state

più che raddoppiate rispetto alla fase precedente, passando a 141.471 miliardi di

Ecu, pari. ad oltre il 30% del totale del Bilancio dell’Unione, rispetto al 12% del

1984.. Il secondo ciclo di programmazione ha modificato anche alcuni principi

introdotti con la Riforma dell’88. Il nuovo Regolamento, introducendo un diverso

Addizionalità

criterio di “ ,”stabilisce che: “lo Stato membro interessato vigila a

mantenere, nell'insieme dei territori in questione, le proprie spese pubbliche o

assimilabili, a finalità strutturale, almeno allo stesso livello raggiunto durante il

periodo di programmazione precedente, tenendo conto peraltro delle condizioni

macroeconomiche in cui si effettuano i finanziamenti, nonché di talune situazioni

economiche specifiche (...), del livello straordinario dello sforzo pubblico a finalità

strutturale durante il precedente periodo di programmazione e delle evoluzioni

congiunturali nazionali”. In base a tale nuova formulazione, dunque, il contributo

nazionale non risulta più essere agganciato in termini rigidamente “proporzionali”

al contributo comunitario, ma è sufficiente, per usufruire dell’intervento

strutturale dei Fondi Ue, che la spesa pubblica nazionale non sia inferiore alla

media del periodo programmatorio precedente. Nonostante lo schema di fondo

degli Obiettivi sia rimasto pressoché invariato nel secondo ciclo di

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programmazione, i Regolamenti del 1993 hanno, tuttavia, introdotto delle

modifiche per rendere più efficace l’intervento. Nella fase iniziale del periodo 94-

99, gli obiettivi sono rimasti cinque, diventati in corso d’opera 6 a seguito

dell’entrata nell’Unione, a partire dal 1995, dell’Austria, Finlandia e Svezia. Nello

specifico, le principali novità sono state:

- estensione geografica dell’Ob.1 con conseguente aumento della

popolazione interessata e delle risorse disponibili (93,9 miliardi di euro,

pari al 68% del totale);

mantenimento dell’Ob. 2 per riconvertire le regioni o parti di regioni

(compresi i bacini d'occupazione e le comunità urbane) gravemente

colpite dal declino industriale. A tale obiettivo furono destinati 15,35

miliardi di euro, pari al 11,1%;

- la ridefinizione dell’Ob. 3 e 4 con la creazione di un unico Obiettivo 3 che

tenga contemporaneamente in considerazione sia la lotta contro la

disoccupazione di lunga durata (ex Ob.3) e sia l’inserimento

professionale dei giovani (ex Ob. 4), ma anche di coloro che hanno “un

alto rischio di esclusione dal mercato del lavoro” come i portatori di

handicap, gli immigrati e le persone di una certà età ed i lavoratori non

in possesso della necessaria competenza professionale. Le risorse

disponibili furono di 12,9 miliardi di euro (9.4%);

- l’inserimento di un nuovo Obiettivo 4 dedicato ad “agevolare

l'adattamento dei lavoratori e delle lavoratrici ai mutamenti industriali

e all'evoluzione dei sistemi di produzione”, finanziato dal FSE. Al nuovo

Obiettivo 4 sono state destinate l’1.6% delle risorse, pari a 2.2 miliardi

di euro;

- il mantenimento dell’Ob. 5 per la promozione dello sviluppo rurale a)

accelerando l’adeguamento delle strutture agrarie (5,2 mld) e

l’ammodernamento e ristrutturazione della pesca (885 mln) e b)

agevolando lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle zone

considerate in declino rurale (6,8 mld pari a 5%dei Fondi); 19

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- la creazione nel 1995 di un Obiettivo 6 per la promozione delle regioni a

scarsissima densità di popolazione, finanziato da FESR, FSE, FEOGA –

O e SFOP, con una dotazione finanziaria di 697 mln di euro, pari allo

0,5%;

- creazione di un apposito Strumento Finanziario di Orientamento per la

Pesca (SFOP) per tenere conto delle difficoltà delle zone costiere.

Tab. 2 Ripartizione indicativa degli stanziamenti per Stato membro,

periodo 1994-99 (in milioni di ecu, prezzi 1994)

Stato membro Ob. 1 Ob. 2 Ob. 3 Ob. 4 Ob. 5a Ob. 5a Ob. 5b Ob. 6 Totale

agric. pesca

Belgio 730 341 396 69 170 25 77 1808

Danimarca 119 263 38 127 140 54 741

Germania 13640 1566 1681 260 1070 75 1227 19519

Grecia 13980 13980

Spagna 26300 2415 1474 369 326 120 664 31668

Francia 2190 3769 2562 641 1746 190 2236 13334

Irlanda 5620 5620

Italia 14860 1462 1316 399 681 134 901 19753

Lussemburgo 15 21 1 39 1 6 83

Paesi Bassi 150 650 923 156 118 47 150 2194

Portogallo 13980 13980

Regno Unito 2360 4580 3377 186 89 817 11409

Austria 162 99 329 60 386 2 403 1441

Finlandia 179 254 83 331 23 190 450 1510

Svezia 157 342 170 90 39 135 247 1180

EUR 15 93972 15352 12938 2246 5270 885 6860 697 138220

% 68,0 11,1 9,4 1,6 3,8 0,6 5,0 0,5 100,0

Fonte: Commissione Europea

Infine, per il periodo 1994-99, sono state approvate 13 iniziative

Youthstart , Adapt,

comunitarie, di cui alcune completamente nuove (Occupazione-

Tessile ed abbigliamento in Portogallo), ed altre a proseguimento di azioni

precedentemente avviate nell’89. Per tali iniziative è stato fissato uno

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stanziamento globale di 13,45 mld di Ecu, pari al 9% del totale degli stanziamenti

di impegno dei Fondi strutturali nel periodo

I principali risultati di questo secondo ciclo programmatorio sono evidenziati

dall’analisi del Secondo Rapporto sulla Coesione Economica e Sociale, pubblicato

dalla Commissione nel 2001 e dalla Seconda Relazione Intermedia del 2002. Dai

rapporti è emerso che nel periodo 1994-1999, nonostante il persistere delle

disparità economiche e sociali tra gli Stati Membri, alcuni paesi, in particolar

modo quelli partecipanti al Fondo di coesione (Irlanda, Grecia, Portogallo e

Spagna) hanno visto un sensibile avvicinamento dei loro PIL pro capite alla media

comunitaria..

Tab 3 Pil e crescita demografica nei paesi della coesione, 1988-2000

Periodo SP G IRL P UE3* UE12** UE15**

88-98 1,9 2,6 6,4 3,0 2,5 1,9 2,0

Var. % media

annua del Pil 88-93 1,2 2,0 4,4 2,6 2,0 1,7 1,7

93-98 2,6 3,1 8,5 3,4 3,1 2,3 2,4

98-00 3,6 3,9 8,7 3,3 3,8 2,8 2,9

Stime 1988 58,3 72,5 63,8 59,2 67,8 106,6 100,0

Pil procapite 1989 59,1 73,1 66,3 59,4 68,4 106,4 100,0

(SPA) 1990 57,4 74,1 71,1 58,5 68,6 106,4 100,0

1991 60,1 78,7 74,7 63,8 73,0 105,2 100,0

1992 61,9 77,0 78,4 64,8 72,3 105,3 100,0

Ue 15=100 1993 64,2 78,1 82,5 67,7 74,0 105,0 100,0

1994 65,2 78,1 90,7 69,5 74,4 104,9 100,0

1995 66,1 78,4 93,3 70,9 75,0 104,8 100,0

1996 66,9 79,5 94,1 71,1 75,9 104,6 100,0

1997 66,0 80,0 103,8 74,3 76,6 104,5 100,0

1998 66,0 81,1 108,2 75,3 77,5 104,3 100,0

1999 66,8 82,5 114,0 76,1 78,7 104,1 100,0

Stime 2000 67,3 83,16,4 118,9 75,3 79,0 104,0 100,0

* SP+G+P

** Tasso di crescita 1988-98 e 1988-93: esclusi i nuovi Länder tedeschi

Fonte: Eurostat (contabilità nazionale) e calcoli DG Regio

In Grecia, Spagna e Portogallo, il reddito medio pro-capite è passato da un

valore del 68% nel 1988 a quasi il 79% nel 1999, con una riduzione del ritardo di

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quasi un terzo (Tab.3,UE3*). Esemplare è stato, a questo riguardo, il caso

dell’Irlanda, il cui PIL è passato dal 64% al 119% della media dell’Unione tra il

1988 ed il 2000.

Anche la riduzione delle disparità regionali risulta confermata, sia pure in

misura minore rispetto a quanto avvenuto a livello nazionale. Il 10% delle regioni

con il PIL pro-capite più alto sono sempre localizzate nei paesi del nord, nelle

regioni meridionali della Germania e nel Nord Italia, mentre il 10% delle regioni

con un PIL pro-capite più basso si trovano in Grecia, nei DOM francesi, in alcune

regioni del Portogallo, nel meridione italiano e nella parte orientale della

Germania. Le regioni più ricche hanno mediamente un PIL pro-capite maggiore

rispetto alla media EU di circa il 60%, mentre viceversa le regioni più povere sono

sotto la soglia media del 40% (Tab 4).

Tab 4. Le regioni più e meno ricche dell’UE, 1988-1998

PIL pro-capite come % della media EU

Regioni EU15 EU27

1988 1998 1998

10% + 155,3 160,9 176,9

10% - 55,1 61,0 31,1

ratio 2,8 2,6 5,7

25% + 134,1 137,1 152,0

25% - 66,6 68,3 44,3

ratio 2,0 2,0 3,4

10% + and 25% + : le regioni con il più alto PIL

pro-capite, che contano rispettivamente per il

10% e 25% della popolazione totale dell’UE;

10% -and 25% -: le regioni con il più basso PIL

pro-capite, che contano rispettivamente per il

10% e 25% della popolazione totale dell’UE;

Secondo Rapporto sulla Coesione economica e Sociale, 2001

Fonte:

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Nell’insieme, nonostante l’evoluzione positiva di molte tra le regioni più

svantaggiate dell’Unione, per la maggioranza di esse il recupero del ritardo è

risultato molto limitato. Infine, oltre alle disparità regionali tra i Paesi membri

dell’Unione, sono risultate significative le differenze regionali osservate all’interno

degli stessi Stati Membri, come dimostrato chiaramente dal caso italiano e

tedesco. Queste differenze interne hanno subito solo un miglioramento parziale

durante il secondo periodo di programmazione dei Fondi Strutturali, (vedi Tab 5)

ed, in alcuni casi, anche un peggioramento.

Tab 5. Disparità regionali all’interno degli Stati Membri, in termini di PIL pro capite (SPA)

(deviazione standard dell’indice UE-15=100)

Stato membro 1995 1996 1997 1998 1999

B 40.1 40.8 40.7 40.8 39.4

D (esclusi i nuovi Lander) 25.8 25.4 25.2 25.4 25.4

EL 10.4 10.2 9.5 9.5 9.7

E 16.8 17.2 17.8 18.0 18.9

F 28.3 28.2 27.6 27.0 27.2

IRL 13.8 13.5 16.7 16.6 17.4

I 28.5 28.6 27.7 28.1 27.7

NL 13.4 14.3 15.4 16.1 16.2

A 25.5 24.9 23.8 22.3 22.4

P 16.0 16.5 18.2 19.1 19.1

FIN 19.5 20.9 20.8 23.9 24.2

S 13.1 14.0 16.2 17.0 16.4

UK 31.5 31.6 34.0 35.6 34.2

UE-15 (per regione) 28.7 28.5 28.6 29.0 28.4

: : : : :

- esclusi i nuovi Länder

UE-15 (per Stato membro) 12.4 11.9 11.5 11.5 10.8

: : : : :

- esclusi i nuovi Länder

Fonte: Seconda Relazione Intermedia sulla Coesione Economica e Sociale, 2003

Per quanto riguarda, invece, la coesione sociale dell’Unione nel periodo in esame,

è da notare come nel 2000 l’occupazione sia salita dell’1.8%, con tre milioni di

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occupati in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione ha raggiunto il

63.8% e il numero degli occupati è salito di quasi 10 milioni tra il 1995 e il 2000.

Sul totale dei posti di lavoro creati durante questo periodo, oltre il 60% è

rappresentato da impieghi terziari altamente qualificati. Tuttavia, il dato medio

evidenzia una diversa situazione tra i vari Stati membri. Nel 1999, infatti, solo 4

Tab. 6 - Tassi di disoccupazione in Europa *

Stati membri Disoccupazione

% della forza lavoro Disparità regionale (scarto quadratico Occupazione

medio) (var. % media

annua)

1989 1999 1989 1994 1999 1989-99

7,2 8,8 2,7 3,3 4,3 0,3

B 7,6 5,6 - - - 0,3

DK - 8,9 - 4,0 4,3 -

D 5,7 6,9 2,0 1,7 1,8 0,6

D escl. nuovi

Lander 6,7 11,7 1,7 2,4 2,0 0,8

EL 17,4 16,1 5,4 5,4 5,7 1,3

E 9,3 11,4 1,8 2,0 2,5 0,4

F 14,9 5,9 - - 0,7 3,3

IRL 10,0 11,7 6,6 6,2 7,9 0,2

I 1,7 2,4 - - - 2,6

L 8,5 3,3 1,0 0,7 0,8 1,6

NL 3,1*** 4,0 1,2*** 0,9 1,1 0,5

A 4,8 4,7 2,5 1,8 1,4 0,7

P 3,8 11,5 2,0 2,5 3,2 -1,1

FIN 1,7 7,6 0,7*** 1,1 1,6 -0,9

S 7,4 6,1 3,6 2,4 2,6 0,2

UK 8,4 9,4 5,2 6,0 5,5 0,5

UE 15

UE 15 coeff. di 62,1 54,0 58,6

variazione****

Fonte: Secondo Rapporto sulla Coesione economica e Sociale, 2001

* in percentuale della forza lavoro (definizione Eurostat)

** I dati fino al 1994 si basano sulla vecchia ripartizione Nuts 2. Le variazioni nelle disparità all’interno dei paesi sono in parte dovute alle

modifiche della classificazione NUTS. Questo effetto è particolarmente importante per Regno Unito e Belgio, ma incide anche sulle cifre di

Finlandia e Svezia.

*** Dati nazionali

**** Coefficiente di variazione = scarto quadratico medio in percentuale della percentuale

Stati hanno registrato un tasso di occupazione superiore al 70%, obiettivo fissato

al Consiglio di Lisbona per il 2010. Nel 1999 il tasso di disoccupazione in Grecia,

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Spagna, Francia, Italia e Finlandia era superiore al 10%. Se si analizzano poi i

dati regionali si può notare come le disparità siano ancora più accentuate.

Il tasso di disoccupazione registrato, nel 2000, nelle regioni col tasso più

basso (pari all 10% della popolazione dell’Unione) era in media del 2,7%, mentre

raggiungeva il 21,9% nelle regioni col tasso più alto (compresi i dipartimenti

francesi d’oltremare) (Tab. 6). In confronto al 1999, questi due gruppi di regioni

hanno entrambi sperimentato una crescita sostanziale dell’occupazione, ma le

regioni col più alto tasso di disoccupazione hanno visto diminuire quest’ultimo in

misura più pronunciata di quelle del gruppo opposto. In alcuni Stati membri, i

divari tra regioni rimangono consistenti. E’ soprattutto in Italia che essi assumono

particolare ampiezza, dato che lo scarto tra il tasso di disoccupazione osservato

nella regione con più disoccupati, la Calabria, e quello registrato nella regione con

meno disoccupazione, il Trentino-Alto Adige, è di 25 punti percentuali

3.3.3 Il terzo periodo di programmazione 2000-2006

Nel marzo 1999 il Consiglio europeo di Berlino ha assegnato al complesso

delle azioni strutturali dell’Unione europea 260 miliardi di euro per il periodo

2000-2006. Di questa somma, i Fondi strutturali hanno a disposizione 195 miliardi

di euro. Inoltre sono stati assegnati 18 miliardi di euro al Fondo di coesione

(destinati a Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo) con l’obiettivo di migliorare la

situazione socio-economica delle regioni svantaggiate dell’Unione europea.

Tab. 7 Spese annuali previste per il periodo 2000-2006

(in milioni di euro, valori 1999)

FONDI STRUTTURALI

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006

29430 28840 28250 27670 27080 27080 26660

Fonte: Commissione europea. Regolamento (CE) n. 1260/1999

Nella nuova programmazione 2000-2006 rimane sostanzialmente invariato

il principio generale dell’addizionalità, anche se vi sono delle novità relativamente

alle modalità di verifica. Nella passata programmazione, infatti, gli Stati

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Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

dimostravano il rispetto del principio dell’addizionalità al momento della

presentazione dei piani di sviluppo (le modalità di verifica erano definite nei QCS

o DOCUP), e successivamente la Commissione procedeva a verifiche annuali. Dal

terzo periodo di programmazione, la verifica ha una frequenza più limitata: ex

ante (prima dell’approvazione dei QCS o DOCUP e figura in questi documenti);

intermedia (entro il 31.12.2003) e a fine periodo (entro il 31.12.2005). In tutto

questo periodo gli Stati membri sono stati comunque obbligati ad informare la

Commissione ogniqualvolta si verifichino eventi che possano pregiudicare il

rispetto di questo principio.

Per quanto riguarda la complementarietà e la partnership delle azioni

comunitarie, fino al 2000 il partenariato era attuato, di fatto, solo in riferimento

ad alcune tappe specifiche e limitate nel tempo, ma con le modifiche introdotte dai

nuovi Regolamenti del giugno 1999 si è previsto l’estensione del partenariato

20

stabilendo, ad esempio, che i Piani presentati dagli Stati membri siano

partner

accompagnati dal parere dei e che i Comitati di Sorveglianza partecipino

21

più attivamente alle decisioni di programmazione ed all’attività di valutazione

delle autorità di gestione dell’intervento comunitario.

Particolare attenzione viene dedicata alla necessità di promuovere anche

l’ampliamento del partenariato. Infatti, a fronte dei notevoli progressi compiuti nel

coinvolgimento delle autorità regionali, restavano forti carenze e ritardi nel

coinvolgimento e nella partecipazione delle autorità locali ed ambientali al

processo programmatorio, nonché delle organizzazioni maggiormente radicate sul

territorio, come le parti sociali, le associazioni locali, le organizzazioni non

governative. Considerato che tali organismi operano in ambiti di interesse

primario per la Commissione (occupazione, sviluppo sostenibile, pari opportunità),

essa ha proposto esplicitamente l’allargamento del partenariato a tali organismi e

Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui fondi strutturali;

20

Regolamento (CE) n. 1783/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativo al Fondo europeo di

sviluppo regionale; Regolamento (CE) n. 1784/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativo allo

strumento finanziario di orientamento della pesca; Regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul

sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) e che modifica ed

abroga taluni regolamenti.

I Comitati di Sorveglianza , costituiti appositamente per ogni Quadro Comunitario di Sostegno e Programma Operativo,

21

hanno la funzione di sorveglianza sulla gestione dei Fondi Strutturali. Tale attività è obbligo regolamentare per gli Stati

Membri e, tra i principali compiti, ci sono:l’approvazione dei complementi di programmazione, delle proposte di modifica

dell’intervento e dei criteri di selezione delle operazioni finanziarie, la valutazione dei progressi realizzati nell’attuazione

degli obiettivi dell’intervento, approvazione dei rapporti annuali di esecuzione. La Commissione è membro con voto

consultivo dei Comitati di Sorveglianza.

26 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

la loro partecipazione nella fase di concertazione a livello nazionale, regionale e

locale. Inoltre, al fine di aumentare la trasparenza e l’efficienza della gestione

delle risorse comunitarie, la Commissione ha posto per il periodo 2000-2006 una

più chiara ripartizione delle competenze tra essa, gli Stati membri ed i vari

operatori che partecipano all’elaborazione ed all’attuazione degli interventi

previsti dai Fondi strutturali.

La Commissione è competente per gli aspetti strategici della

programmazione, quali la definizione degli obiettivi e delle priorità d’intervento,

per le decisioni di stanziamento, per la verifica dei risultati tramite la

sorveglianza, la valutazione ed il controllo. Tutti gli interventi della Comunità

devono, tuttavia, avvenire sempre in regime di cofinanziamento (principio

addizionalità), per cui viene prevista una maggiore evidenziazione del ruolo degli

Stati e degli Enti locali nell’attuazione della programmazione ed un aumento della

loro responsabilità nei confronti della Commissione in materia di controllo, verifica

e valutazione dei risultati.

Per quanto riguarda le operazioni riguardanti il ciclo programmatorio,

invece, i momenti necessari rimasero invariati come nei precedenti periodi della

Complemento di programmazione”

coesione, ad eccezione dell’introduzione del “ ,

elemento introdotto come atto finale che conclude il ciclo di programmazione. Il

documento era elaborato dallo Stato membro e veniva trasmesso alla Commissione

per informazione. Il complemento di programmazione comprendeva: le misure di

attuazione degli assi prioritari; la valutazione ex ante con i relativi indicatori di

sorveglianza; i beneficiari finali delle misure; il piano finanziario per misura, il

tasso di partecipazione di ogni fondo e gli eventuali stanziamenti per le zone in

sostegno transitorio

Particolarmente rafforzato è stato, invece, il principio della concentrazione:

gli obiettivi prioritari sono passati da 6 (1994-99) a 3 (2000-2006) e le iniziative

comunitarie sono state ridotte a 4 dalle iniziali 13. Inoltre il principio della

concentrazione è stato rafforzato anche dal punto di vista geografico e finanziario.

I 3 obiettivi prioritari, infatti, coprono un numero di regioni e di popolazione

notevolmente inferiore rispetto alla precedente programmazione, ed assorbono il

94% delle risorse finanziarie a disposizione dei Fondi Strutturali.

Nello specifico, i tre Obiettivi della programmazione 2000-2006 sono stati: 27

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

Obiettivo 1 (territoriale)

L’obiettivo 1 resta prioritario e riguarda ancora le regioni dell’Unione il cui

Pil per abitante risulta inferiore al 75% della media comunitaria, in base ai dati

disponibili degli ultimi tre anni. L’adozione di tale criterio ha comportato per le

regioni in precedenza obiettivo 1, ma con un Pil pro-capite superiore al 75% della

Phasing-

media Ue, una graduale soppressione degli aiuti per un periodo di 6 anni (

out ) che prevede un’erogazione degli aiuti decrescente. In base a tale criterio non

rientrano quindi fra le regioni beneficiarie dell’ob.1, oltre all’Abruzzo (già fuori dal

31 dicembre 1996), il Molise e la Sardegna; tutta l’Irlanda, alcune regioni della

Spagna e del Portogallo, l’Hainaut belga e il Flevoland olandese. Sono rientrate

nell’obiettivo 1, invece, per il periodo di gestione 2000-2006 : le regioni dove il

22

PIL pro capite non supera il 75% della media comunitaria, le regioni a scarsissima

densità di popolazione (meno di 8 abitanti per km2) della Finlandia e della Svezia,

le regioni ultraperiferiche (dipartimenti francesi d'oltremare, isole Canarie,

Azzorre e Madera). Sono interessate anche alcune zone costiere della Svezia,

l'Irlanda del Nord e le contee frontaliere della Repubblica d'Irlanda dove, fino al

2004, è attuato un programma speciale, il programma PEACE. in favore della pace

e della riconciliazione:

All’ob.1, dove si concentrava il 22% della popolazione dell’Ue (circa 83 milini

di abitanti presenti in una cinquantina regioni), era destinato il 69,7% del totale

delle risorse finanziarie dei Fondi (pari a 135 miliardi di Euro), che hanno operato

congiuntamente per il raggiungimento degli scopi da esso previsti (Tab 8).

22 Germania: Brandenburg, Mecklenburg-Vorpommern, Sachsen, Sachsen-Anhalt, Thüringen

Anatoliki Makedonia, Thraki, Kentriki Makedonia, Dytiki Makedonia, Thessalia, Ipeiros, Ionia Nisia, Dytiki Ellada,

Grecia:

Sterea Ellada, Peloponnisos, Attiki, Voreio Aigaio, Notio Aigaio, Kriti (ovvero l'intero territorio greco)

Spagna: Galicia, Principado de Asturias, Castilla y León, Castilla-La Mancha, Extremadura,

Comunidad Valenciana, Andalucía, Región de Murcia, Ceuta y Melilla, Canarias ; Francia:

Irlanda:

Guadeloupe, Martinique, Guyane, Réunion ; Italia: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna;

Border Midlands et Western ; Austria: Burgenland

Norte, Centro, Alentejo, Algarve, Açores, Madeira; Finlandia: Itä-Suomi, Väli-Suomi (in parte), Pohjois-Suomi (in

Portogallo:

parte); Svezia: Norra Mellansverige (in parte), Mellersta Norrland (in parte), Övre Norrland (in parte)

South Yorkshire, West Wales & The Valleys, Cornwall & Isles of Scilly, Merseyside

Regno-Unito:

28 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

Tab. 8 Popolazione compresa nell'obiettivo 1

Stati membri Milioni di abitanti

DE 14.153

GR 10.476

ES 23.219

FR 1.644

IRE 965

IT 19.302

AT 275

PT 6.616

FI 1.076

SVE 452

UK 5.079

EUR 15 83.258

Fonte: Commissione europea

Obiettivo 2 (territoriale)

Gli interventi a favore delle altre zone (Nuts III, provincie e comuni) che

presentano difficoltà strutturali, sono stati raggruppati in un nuovo obiettivo 2,

avente come tema la riconversione economica e sociale.

Il nuovo ob.2 ha assorbito i precedenti obb. 2 e 5b e ha ricompreso, quindi, le

zone in declino industriale, le zone rurali in via di spopolamento, zone con

problemi strutturali nei servizi, zone in riconversione per il settore della pesca,

zone urbane caratterizzate da sovrappopolazione, alto livello di povertà e

criminalità (queste ultime comprese nell’iniziativa URBAN). Come per l’ob. 1, i

finanziamenti destinati all’ob. 2 hanno riguardato tutte le forme di aiuto

strutturale, ivi comprese le misure specificamente mirate alla promozione delle

risorse umane. Alla riconversione economica e sociale di zone con problemi

strutturali è stato dedicato l’11,5% delle risorse finanziarie totali, pari a 22,45

miliardi di euro.

Per quanto concerne le zone eleggibili, la Commissione ha stabilito un tetto

massimo di popolazione comunitaria pari al 18% del totale (rispetto al 26% coperto

dai precedenti obb. 2 e 5b). La Commissione stabilisce i massimali di popolazione

interessata per Stato membro potendo ridurre al massimo di un terzo la

popolazione rispetto agli obiettivi 2 e 5b del periodo 1994-99. L’elenco delle zone

29

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

sovvenzionabili è proposto dagli Stati membri e poi fissato in via definitiva dalla

Commissione su proposta e in stretta concertazione con gli Stati membri. Con i

nuovi criteri, tuttavia, alcune zone in precedenza interessate dagli interventi

strutturali previsti per gli obb. 2 e 5b non sono state più considerate ammissibili a

ricevere i finanziamenti del nuovo ob 2. Per tali zone si è previsto un periodo di

phasing-out di 4 anni caratterizzato da un ammontare di finanziamenti limitato e

decrescente allo scopo di evitare l’interruzione improvvisa degli aiuti e di

consolidare i risultati ottenuti.

Obiettivo 3 (settoriale)

Per le zone che non rientrano nei nuovi obiettivi 1 e 2, la Commissione ha previsto

l’istituzione di un nuovo obiettivo 3. Esso ha avuto natura “residuale” ed è stato

destinato a coprire in maniera “orizzontale” tutto il territorio dell’Unione, a

differenza degli Ob.1 e 2 che sono caratterizzati da un campo di applicazione

localizzato (regioni, provincie e comuni). Il nuovo Ob.3 è stato specificamente

dedicato a promuovere l’adeguamento e l’ammodernamento delle politiche e delle

strutture nel campo dell’istruzione, della formazione e dell’occupazione in tutta

l’Unione (applicato all’esterno delle regioni ammissibili all’obiettivo 1).

La Commissione ha voluto, in tal modo, promuovere uno sforzo mirato

all’adeguamento delle strutture del mercato del lavoro, in linea con il nuovo Titolo

sull’Occupazione del Trattato di Amsterdam (giugno 1997) e con i nuovi

programmi pluriennali per l’occupazione decisi durante il Vertice di Lussemburgo

(novembre 1997). E’ stata, inoltre, attribuita particolare importanza al

miglioramento dei dispositivi di promozione dei mutamenti socio-economici ed al

potenziamento della presenza delle donne sul mercato del lavoro, per i quali è

stato destinato il 15% delle risorse complessive. Lo strumento principale per il

conseguimento dell’ob. 3 è stato il Fse. All’obiettivo 3 sono state dedicate il 12,3%

delle risorse finanziarie totali a disposizione dei fondi strutturali, per un totale di

30 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

24,05 miliardi di euro. Infine, per il periodo 2000-2006 il numero delle iniziative

24

Interreg III, Leader +, Urban, Equal

comunitarie è stato ridotto da 13 a 4 ( ) con

uno stanziamento di 10,440 miliardi di euro pari al 5,35% del bilancio dei Fondi

strutturali. Tab. 9 Ripartizione indicativa degli stanziamenti per Stato membro,

periodo 2000-06 (in milioni di euro, prezzi 2000)

Stato Ob. 1 Sostegno Ob. 2 Sostegno Ob. 3 Strumento Totale

membro transitorio transitorio pesca

ex ob. 1 ex ob. 2 e (fuori ob.

5b 1)

B 0 625 368 65 737 34 1829

DK 0 0 156 27 365 197 745

D 19229 729 2984 526 4581 107 28156

EL 20961 0 0 0 0 0 20961

E 37744 352 2553 98 2140 200 43087

F 3254 551 5437 613 4540 225 14620

IRL 1315 1773 0 0 0 0 3088

I 21935 187 2145 377 3744 96 28484

L 0 0 34 6 38 0 78

NL 0 123 676 119 1686 31 2635

A 261 0 578 102 528 4 1473

P 16124 2905 0 0 0 0 19029

FIN 913 0 459 30 403 31 1836

S 722 0 354 52 720 60 1908

UK 5085 1166 3989 706 4568 121 15635

EUR 15 127543 8411 19733 2721 24050 1106 183564

Fonte: Commissione Europea

Riferimento: Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi

24

strutturali, articoli 20 e 21. 31

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

Grafico 1 Ripartizione del bilancio complessivo delle azioni strutturali 2000-2006 (prezzi 1999)

Fondo di Coesione

8,5%

Iniziative comunitarie Pesca

4,9% 0,5%

Interventi a favore

dell'innovazione

0,5%

Obiettivo 3

11,3%

Obiettivo 2

10,5% Obiettivo 1

63,8%

Fonte: Commissione Europea

L’analisi dei risultati della politica di Coesione del periodo 2000-2006 deve,

inevitabilmente, tenere in considerazione l’aumento delle disparità in termini

economici e sociali provocate dall’allargamento dell’Unione Europea da 15 a 27

paesi membri. Proprio da questa considerazione, dunque, partono le analisi svolte

dal Terzo Rapporto sulla Coesione pubblicato nel 2004 dalla Commissione, così

come la Terza e la Quarta Relazione Intermedia pubblicate rispettivamente nel

2005 e nel 2006.

I 10 nuovi Stati Membri, entrati nel 2004, hanno aggiunto all’Unione

Europea circa un 20% in più di popolazione, ma in termini di PIL la differenza è

stata di appena il 5%. Con l’entrata della Romania e della Bulgaria, la popolazione

è ulteriormente cresciuta dell’8%, mentre il PIL meno dell’1%. Questo importante

32 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

cambiamento nella composizione economica e sociale dell’UE ha inevitabilmente

ridisegnato la scala delle disparità. Elemento, questo, che dovrà essere

necessariamente preso in considerazione nelle successive fasi di programmazione.

Tab 10. PIL pro-capite nell’UE-27, 2002

Terzo Rapporto sulla Coesione Economica e Sociale, 2004

Fonte:Commissione Europea.

Nonostante i nuovi Stati Membri siano cresciuti durante gli anni ’90 ad una

velocità superiore rispetto l’Unione a 15, il gap in termini di PIL pro capite resta

molto pronunciato. Solo Malta, Cipro, la Repubblica Ceca e la Slovenia hanno un

PIL pro-capite superiore al 60% della media EU, (2002). In Polonia, Estonia e

Lituania, il livello è stato attorno al 40%, mentre in Lettonia del 35%. In Bulgaria

e Romania, invece, il livello è addirittura intorno al 26-27% della media europea

(Tab. 7). In altri termini, laddove il gap tra la media del PIL pro-capite nell’UE-15

e nei suoi Paesi meno sviluppati si è rivelato essere, durante il terzo ciclo di

programmazione, sotto il 30% (come in Grecia e Portogallo), questo divario con

l’allargamento è pressoché raddoppiato, anche a causa dell’ingresso di Romania e

Bulgaria.

L’allargamento ha avuto un impatto ancora più ampio sulle differenze

regionali all’interno dell’Unione. Mentre nell’EU-15 erano 75 milioni le persone

che vivevano in regioni con un PIL pro-capite inferiore al 75% della media UE

(Ob.1), dopo il 2004 se ne sono aggiunti altri 69 milioni (il 92% della popolazione

33

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

appartenente ai nuovi Stati Membri) . Con l’entrata nel 2007 della Romania e

25

della Bulgaria, il numero definitivo di persone che vivono in regioni con un PIL

pro-capite al di sotto del 75% della media EU è salito a 153 milioni.

Ritornando all’analisi dell’evoluzione delle economie europee, si osserva

come, tra il 2000 e il 2004, la crescita media del PIL nei 25 Stati membri dell’UE

sia stata molto modesta, pari a poco più dell’1½% all’anno. Differenze notevoli si

registrano all’interno dei paesi dell’UE: le prestazioni migliori sono da attribuire

principalmente agli Stati membri meno prosperi, in particolare i Paesi baltici e la

Slovacchia, nonché la Grecia e l’Irlanda, così come i paesi ultimi entrati, ovvero la

Romania e la Bulgaria. Tassi di crescita inferiori si sono riscontrati negli Stati

membri relativamente prosperi compresi la Germania, la Danimarca, l’Italia, i

Paesi Bassi e il Portogallo, nonché Malta, ognuno dei quali ha registrato una

crescita inferiore all’1% annuo (Tab 11).

Tab 11. Crescita media annua del PIL (2000-2004)

Quarta Relazione intermedia sulla coesione, 2006

Fonte: Commissione Europea

L’effetto statistico di questo cambiamento porterà 19 milioni di persone appartenenti all’UE-15

25

sopra la soglia del 75%

34 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

La crescita relativamente rapida registrata nei tredici paesi beneficiari del

fondo di coesione rispetto alla maggioranza dei paesi dell’UE15 (il 3,6% all’anno

contro una media del 2,2% per l’UE15, misurato sul periodo 1995-2005) indica che

si è verificata una convergenza dei redditi; tuttavia l’entità del divario di reddito è

tale che passeranno molti anni prima che l’intero gruppo possa raggiungere una

considerevole riduzione dei divari. Tuttavia, alcuni nuovi Stati membri hanno già

raggiunto il livello dei paesi dell’UE15 meno ricchi e, analogamente, in Spagna i

livelli di reddito pro capite continuano ad avvicinarsi a quelli dell’Italia e della

Germania. Stime della Commissione (Commissione europea, 2004) sulla crescita

dei nuovi paesi dell’allargamento indicano, tuttavia, che la riduzione delle

disuguaglianze nell’Ue a 27 ai livelli attualmente registrati dall’Ue a 15 richiederà

non meno di 30 anni.

Per ciò che attiene alla coesione sociale dell’Unione, il tasso medio di

occupazione è aumentato di 0,4 punti percentuali, raggiungendo il 63,3% (64,7%

nell’UE15 e 56,0% nell’UE10). L’UE è ancora lontana dall’obiettivo del 70% fissato

a Lisbona da raggiungere entro il 2010, nonostante si siano registrati tassi di

crescita dell’occupazione relativamente alti (Tab 12). Tra il 1998 e il 2004

nell’UE25 sono stati creati quasi 10 milioni di nuovi posti di lavoro (un po’ meno

nell’UE27, a causa di considerevoli perdite di posti di lavoro in Romania).

Poco più della metà di tale crescita occupazionale si è verificata nel periodo

1998- 2000, mentre la crescita occupazionale tra il 2000 e il 2004 ha portato alla

creazione di 4 milioni e mezzo di posti di lavoro. Negli ultimi anni si è riscontrata

anche una progressiva diminuzione della tendenza verso la perdita di posti di

lavoro in Polonia, Germania e Romania, che incide negativamente sulle

prestazioni dell’UE27 dal 2000; in questi tre paesi infatti, l’occupazione totale è

diminuita di quasi 1 milione e mezzo nel periodo 2000-2004. Per raggiungere il

target di occupazione del 70%, sarebbero necessari 24 milioni di posti di lavoro

aggiuntivi nell’UE27, con un aumento dei livelli di occupazione attuali di quasi il

12%. 35

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

)

Tab 12. Tasso di occupazione e disoccupazione nell’UE (2004

Quarta Relazione intermedia sulla coesione, 2006

Fonte: Commissione Europea

36 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

26

3.3.4 IL QUARTO PERIODO DI PROGRAMMAZIONE 2007-2013

Per il quarto periodo di gestione dei Fondi Strutturali, il Consiglio Europeo

del Dicembre 2005 e l’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 raggiunto con

il Parlamento Europeo, hanno consentito di definire il nuovo quadro finanziario

per il bilancio comunitario e, di conseguenza, le risorse per la politica di coesione.

Il budget per la programmazione 2007-2013 è di 308 miliardi di euro, pari al

35,7% dell’intero bilancio comunitario. Ciò rappresenta una riduzione di circa il

10% rispetto alla proposta iniziale della Commissione, dovuta soprattutto ai tagli

applicati agli obiettivi “Cooperazione territoriale europea” (50%) e “Competitività

regionale e occupazione” (20%).

Tab. 13. Spese annuali previste per il periodo 2007-2013

(in milioni di euro, valori 2004)

2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013

42 863 43 318 43 862 43 860 44 073 44 723 45 342

Fonte: Commissione Europea. Regolamento (CE) n. 1083/2006

Rispetto alla programmazione precedente, nel periodo 2007-2013 sono state

apportate alcune variazioni ai principi di intervento. In particolare, per il principio

dell’addizionalità, viene introdotto il divieto per gli Stati Membri di sostituire con i

contributi dei Fondi le spese strutturali e, per le regioni che rientrano

nell’Obiettivo “Convergenza”, il livello di tali spese nelle regioni viene determinato

di concerto dalla Commissione e lo Stato Membro. Viene inoltre, introdotto un

meccanismo finanziario correttivo nel caso in cui il principio dell’addizionalità non

possa essere più rispettato. Con il ciclo attuale, inoltre, viene ampliato il concetto

Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio dell’11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di

26

sviluppo regionale, sul Fondo Sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999;

Regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo al Fondo europeo di

sviluppo regionale; Regolamento (CE) n. 1081/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio relativo al

Fondo Sociale europeo; Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006

relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT); Regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio dell’11

luglio 2006 che istituisce un Fondo di Coesione; 37

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

di Partnership e, di conseguenza, il ruolo della società civile. Ciascuno Stato

Membro è esplicitamente chiamato ad organizzare un partenariato con le autorità

locali, le parti economiche e sociali, e ogni altro organismo che rappresenti la

società civile, i partner ambientali, le organizzazioni non governative, e gli

organismi di promozione della parità tra uomini e donne. Tale partenariato deve

svolgere un ruolo attivo non solo nell’implementazione dei Fondi ma in tutte le fasi

del processo.

Semplificato, invece, il ciclo programmatorio.. Dopo l’approvazione dei

regolamenti e del pacchetto finanziario, il Consiglio, di concerto con la

Quadro Strategico

Commissione e con il parere del Parlamento, ha adottato un

Comunitario in grado di impartire linee guida a tutti i paesi dell’Unione e

27

delineare le priorità strategiche di intervento. L’operazione successiva è stata la

Quadro di riferimento

presentazione da parte dei singoli Stati Membri del

Strategico Nazionale Quadro Comunitario di

(QSN), in sostituzione del precedente

Sostegno (QCS). Il nuovo documento è delineato con un approccio più strategico e

meno dettagliato, più attento alle priorità di ciascun paese che alle specificità

dell’implementazione. I vari QSN, proposti dai singoli Stati, sono stati poi oggetto

di valutazione da parte della Commissione. A seguito dell’approvazione del QSN

programmi operativi nazionali regionali

sono stati varati i singoli (PON) o (POR),

come previsto anche nei periodi precedenti di programmazione. Tali programmi,

che derivero dai QSN, sono strutturati secondo il principio di un programma per

fondo, per ogni Stato Membro o regione. Attraverso i POR e i PON vengono

definite le priorità, le modalità di gestione e del piano finanziario. Tale

programmazione, a differenza della precedente, non prevede delle misure, ma solo

delle priorità: ai sensi del regolamento generale dei Fondi, infatti, l’unico elemento

concreto di questa programmazione è rappresentato da una lista di “grandi

progetti” . Anche i PON e i POR saranno soggetti all’approvazione finale della

28

Commissione.

27 2006/702/CE. Decisione del Consiglio del 6 Ottobre 2006 sugli orientamenti strategici comunitari in materia di

coesione.

28 La gestione e la selezione dei progetti sarà competenza puramente nazionale o regionale. Non esistendo più ikl

complemento di programmazione, la gestione e selezione dei progetti sarà a totale carico dello Stato, secondo il

principio della “gestione condivisa” e della concertazione con la Commissione.

38 Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

I Regolamenti del luglio del 2006, inoltre, aggiungono un serie di nuovi

principi che nelle programmazioni precedenti non erano stati esplicitamente

previsti. Nello specifico, il primo cambiamento prevede l’introduzione dell’obbligo

per gli Stati Membri e le Regioni di indirizzare l’azione dei Fondi verso gli obiettivi

prioritari dell’Unione Europea e, in particolare, verso la strategia di Lisbona. A tal

riguardo, la Commissione e gli Stati Membri provvedono, in base alle rispettive

competenze, a stabilire per tali obiettivi prioritari il 60% della spesa destinata

all’Obiettivo “Convergenza” e il 75% della spesa destinata all’Obiettivo

Competitività Regionale e Occupazione”. Viene, inoltre, introdotto il principio della

proporzionalità, il quale stabilisce che le risorse finanziarie e amministrative

utilizzate dalla Commissione e dagli Stati Membri nell’attuazione dei Fondi sia

proporzionale all’importo complessivo della spesa destinata ai Programmi

Operativi. Vengono formalizzati, poi, due importanti principi: a) l’obbligo di

promuovere la parità tra uomini e donne e prevenire ogni discriminazione fondata

sul sesso, razza o origine etnica, religione o convinzione personale; b) la

promozione dello sviluppo sostenibile e dell’obiettivo di tutelare e migliorare

l’ambiente.

Per quanto riguarda, infine, il principio della concentrazione, la nuova

programmazione 2007-2013 lo ha ulteriormente rafforzato rispetto a quanto già

fatto nel periodo di gestione precedente (Tab 14).

Dal punto di vista della concentrazione tematica, dei 4 obiettivi e delle 4

iniziative comunitarie previste nel periodo 2000-2006, vengono riformulati solo 3

obiettivi prioritari di sviluppo. Dal punto di vista finanziario, gli strumenti

passano da 6 a 3 (con l’eliminazione FEOGA garanzia e orientamento e dello

SFOP), mentre per ciò che riguarda la concentrazione territoriale le risorse

vengono orientate principalmente verso i territori rientranti nell’obiettivo

“Convergenza” (81,5%) in virtù delle maggiori disparità insorte nell’Unione

Europea a seguito dell’allargamento. 39

Corso di Politica Economica Europea AA. 2006/2007 – Dispensa 3 © Umberto Triulzi

Tab 14. La politica di coesione 2007-2013

2000-2006 2007-2013

Obiettivi Strumenti

Iniziative Comunitarie Strumenti Finanziari Obiettivi Finanziari

Fondo di Coesione FESR FESR

Obiettivo 1 – Regioni FSE FSE

arretrate in termini di FEAOG – Orientamento Convergenza Fondo di

sviluppo FEAOG – Garanzia Coesione

SFOP

Fondo di Coesione Fondo di Coesione

Obiettivo 2 – aree in FESR

riconversione economica e FSE

sociale Competitività FESR

Obiettivo 3 – adeguamento Regionale e FSE

ed ammodernamento delle Occupazione

politiche e dei sistemi FSE

d’istruzione, formazione e

occupazione

Interreg III FESR Cooperazione

URBAN II FESR Territoriale FESR

Europea

EQUAL FSE

Leader + FEAOG – Orientamento

Sviluppo rurale e interventi FEAOG – Garanzia

strutturali nel settore pesca SFOP

(Regioni fuori Ob. 1) 2007-2013 Commentaries and Official Texts

Fonte: Commissione Europea. Cohesion Policy, , 2007.

40


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57

PESO

561.31 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Triulzi Umberto.

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