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Politica Economica Europea

Il documento comprende gli appunti delle lezioni tenute dal professore Romagnoli durante il semestre di lezioni appena concluse. Appunti di politica economica europea e delle istituzioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Romagnoli dell’università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politica economica europea e delle istituzioni internazionali docente Prof. G. Romagnoli

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I dazi possono essere sottoposti sulle unità (A), ad valorem (B) o possono essere introdotti dei dazi

misti (A+B).

Un altro strumento protezionistico che comprime le

importazioni è il meccanismo delle QUOTE. Anziché fissare un

dazio (agendo sul prezzo del bene) si fissa una quota per

intervenire sulla quantità. Il dazio ostacola il commercio ma

accompagna l'aumento della domanda, la quota ostacola la

quantità dei beni: in termini statici sono simili, in termini

dinamici divergono.

L'unione doganale grava sul benessere del paese? All'interno del precedente grafico ipotizziamo di

analizzare il mercato della carne, dove abbiamo un prezzo interno, un prezzo internazionale e un

prezzo di un paese terzo (es. carne italiana, carne argentina, carne olandese - l'Olanda è il paese

con cui stiamo riflettendo se realizzare un'unione doganale). Dove i triangoli azzurri tra il P3 e il

Pw+d rappresentano la “creazione di un commercio” che altrimenti andrebbe perduto (in quanto

il Pw senza dazio è inferiore al P3), e il rettangolo verde identifica la “diversione del commercio”

(comprare un bene da un paese meno efficiente). L'Unione doganale risulta conveniente se la

creazione di commercio supera la diversione, mentre se avvenisse il contrario graverebbe sul

benessere del paese risultando sconveniente.

[*Benefici degli imprenditori per internazionalizzazione, statici e dinamici: vantaggi assoluti del

commercio internazionale di Smith, e vantaggi relativi del commercio internazionale di Ricardo.]

Gli squilibri del commercio internazionale e le misure protezionistiche hanno portato di fatto a

guerre durante tutto il corso della Storia. Si parla di equilibrio del terrore. Come ad esempio la

controversia tra Cina e Stati Uniti sul controllo del Mare Cinese Meridionale: la Cina rivendica il

controllo, gli Stati Uniti si oppongono in quanto la Cina non detiene ancora un apparato militare

che possa confrontarsi o fronteggiare quello statunitense; ma la Cina detiene gran parte del debito

pubblico americano, e potrebbe destabilizzare l'economia americana.

Esistono di fatto degli svantaggi netti, consistono nella dipendenza produttiva del paese che

importa. Finché c'è distensione nessun problema. In caso di mancata distensione, compromessi e

competizione scorretta. Si cede in ricatti economici e politici. (Analisi connessa al concetto di

"specializzazione")

Il sistema monetario internazionale (SMI) è un sistema di pagamenti internazionali. Esso è dato

da un insieme di regole e norme definite dai trattati internazionali e integrate da convenzioni e usi

accettati dai paesi che ne fanno parte, riguardanti i criteri di regolamento dei pagamenti

internazionali, il grado di stabilità dei tassi di cambio fra le valute dei paesi membri e gli aiuti

finanziari fra Banche centrali o Stati in caso di crisi di bilancia dei pagamenti. L'utilità e le necessità

di un SMI aumentano con la dimensione degli scambi commerciali, e quindi la specializzazione

produttiva dei paesi. L'iniziativa per la loro istituzione appartiene sempre al paese

economicamente e politicamente dominante (Inghilterra nel Tallone Aureo, gli Stati Uniti nel

secondo dopoguerra con il Gold Exchange Standard), rendendo di fatto il sistemi monetari

internazionali generalmente “asimmetrici”. Si parla anche del fenomeno di “signoraggio”: i paesi

che assumono un ruolo guida tendono a trasferire gli oneri della loro moneta su paesi terzi,

economicamente più deboli, traendo solo i benefici dall'emissione della propria valuta (Il beneficio

che si trae dal signoraggio è dato dalla differenza tra il potere d’acquisto della moneta e il suo

costo di emissione). La moneta conferisce a chi la crea il potere del signoraggio che è tanto

maggiore quanto più ampia è l’area che utilizza tale moneta.

Il dollaro può essere definito come “valuta di riserva”, in riferimento al suo utilizzo da parte di

altri paesi per saldare conti commerciali internazionali. Ad esempio, se il Canada acquista merci

dalla Cina, quest’ultima potrebbe preferire un pagamento in dollari statunitensi invece che in

dollari canadesi. Il dollaro è la valuta più “commerciabile” a livello internazionale e ciò significa

che la maggior parte dei paesi lo accetta in pagamento, per cui la Cina può usare i suoi dollari per

acquistare beni da altri paesi, non solo dagli Stati Uniti. Tale non è il caso per il dollaro canadese e

la Cina dovrebbe detenere dollari canadesi fino a quando non trovasse qualcosa da comprare in

Canada. Senza una valuta ampiamente accettata, l'entità degli scambi commerciali internazionali

rallenterebbe e vedrebbe aumentare i suoi costi.

Uno dei vantaggi chiave di emettere valuta internazionale è quello di poter denominare le

proprie passività sull'estero nella propria valuta e quindi di potersi indebitare ad un tasso inferiore

di quello che si ottiene sulle proprie attività sull'estero. Un paese che ha ambizioni di emettere

valuta internazionale dovrebbe anche farsi carico di mantenere un valore il più possibile stabile nei

confronti delle altre divise. In particolare, due sono gli elementi critici da tenere sotto controllo:

uno riguarda il livello di inflazione, che deve essere tenuto ad un livello basso e stabile, l'altro

concerne il grado di indebitamento del paese, sia interno che estero.

I Sistemi monetari sono, quindi, sostanzialmente dei sistemi di pagamento, che possono essere

classificati a seconda del regime di cambi e dalle modalità nella quale le riserve vengono tenute

dalle banche nazionali.

Cambi flessibili e fissi. Un range tra i due estremi. Sostanzialmente rigido e quasi del tutto

flessibili. Dirty flouting, amministrazione controllata di fatto nascosta, ad opera delle banche

centrali.

Il cambio flessibile per essere gestito, affidato ad un mercato tra D valuta e S valuta, non ha

bisogno di riserve ufficiali. Mentre nel caso di cambio fisso o semifisso le riserve ufficiali sono

estremamente necessarie, in quanto si dovranno acquistare o vendere le proprie riserve di valuta

per difendere la propria moneta, in base alla svalutazione o alla valutazione.

Di fronte alla vexata quaestio per il policy maker, su quale regimi di cambi dover adottare risulta

fondamentale individuare le finalità che tale politico intende perseguire: a seconda degli obiettivi

fissati si può consigliare un regime piuttosto che un altro.

Il mercato finanziario può risultare favorevole o sfavorevole, è incerto. Potrebbe cambiare il tasso

di cambio. Un arbitraggio scoperto, posto il rischio del cambio. Mentre nel regime fisso il paese ha

firmato un impegno per mantenere quello stesso tasso.

In relazione alle oscillazioni delle valute non assorbite da un'adeguata copertura monetaria, le

operazioni di copertura (hedging) risultano necessarie sia alle aziende che importano dall'estero

sia a quelle che esportano all'estero. La copertura dal rischio di perdite sul cambio nel bilancio di

esercizio è costituita da tre opzioni: le SWAP (che coprono l'intera quantità movimentata), i

FUTURES o mercati futuri e, infine, il mercato delle OPZIONI.

Mercato di Futures, significa acquistare un contratto futuro. Si paga solo un piccolo margine per

non mobilitare subito la somma di denaro relativa al contratto. Es. Con un 5x1000 acquisto oggi

ad un prezzo prefissato che pagherò tra un anno, senza mobilitare l'intera somma del contratto.

Guadagnando sull'intera somma anche se è stata investita una piccola somma. Nel caso di perdita

si può scegliere di pagare un altro margine o cambiarlo. Fino a due mercoledì prima è possibile

scambiare il contratto. Dopodiché arriverà il sottostante, ovvero il reale oggetto dell'acquisto, ad

esempio rame, caffè, dollari o tondini di ferro. Si tratta di contratti già fissati e non modificabili. È

un contratto con un prezzo e un sottostante già fissato. A noi spetta solo scegliere se comprare o

non comprare il suddetto pacchetto. Esempio, 5000 euro di caffè.

Mercato delle Opzioni. Contratti a comprare o a vendere, senza presuppore il possesso di quel

bene o servizio. Si dice “andando nudi sul mercato”. Avendo molto probabilmente una banca che

sostiene tali operazioni. L'opzione conferisce a chi la compra il diritto di acquistare (opzione CALL)

o il diritto di vendere (opzione PUT) una determinata quantità di valuta o di un bene X ad un

prezzo e ad una data prefissati.

L'opzione a comprare (CALL) non vincola all'azione; se ci si è impegnati a comprare una quantità di

valuta o di un bene X si può eventualmente rifiutarsi di acquistare, mentre chi si è impegnato a

vendere (PUT) non può tirarsi indietro, quindi se ci si è impegnati nel vendere non si può tradire la

propria parola.

La Bilancia dei Pagamenti rileva le transazioni economiche che si verificano in un dato periodo di

tempo tra i residenti e i non residenti; transazioni che danno luogo ad accreditamenti e

addebitamenti, per i quali si seguono i criteri della duplice registrazione (o "partita doppia"). La

"bilancia delle partite correnti" raggruppa tutte le voci relative alle transazioni – le importazioni

(M) e le esportazioni (X) - e rappresenta la parte più indicativa. La bilancia delle partite correnti si

suddivide in: Bilancia commerciale (esportazioni e importazioni dei beni), Bilancia dei servizi e dei

redditi (scambi di servizi, redditi dei fattori produttivi, interessi su prestiti e titoli) e la Bilancia dei

trasferimenti unilaterali ("one way", come danni di guerra o aiuti solidali) relativa ai trasferimenti

di denaro da e verso l'estero senza operazioni commerciali. In una logica controintuitiva il "conto

dei capitali" non riguarda i capitali (quelli, infatti, sono nel conto finanziari). I movimenti all'interno

del conto delle merci seguono alcune semplici regole: in Avere, si registra l'importazione di una

merce, in Dare, si registra il pagamento di quella merce.

I movimenti del conto finanziario, a differenza del conto delle merci, sono meno intuitivi: in Avere,

viene registrato l’afflusso di valuta, in Dare, il deflusso di valuta.

Tallone aureo o Gold standard. Per oltre un secolo (1815-1931) l'oro ha costituito la base del

sistema monetario internazionale, identificando il mezzo di saldo ultimo per la sostenibilità delle

transizioni finanziarie. Si possono distinguere tre casi: nel primo caso l'oro viene usato

direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso viene usata cartamoneta

totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente

emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea

convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo

parzialmente, risultando il valore della quantità di banconote emessa un multiplo del valore

dell'oro posseduto dallo stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro). Qualunque

compratore può pretendere di essere pagato in oro. Sistema monetario: sistema di pagamento

virtuale in oro. Sistema aureo a cambio fisso. Parità aurea, equivalenza tra oro nelle banche e

valuta emessa. Sistema convertibile. Doppia convertibilità, nei confronti dei residenti e dei non

residenti.

Nel caso una moneta sia convertibile in un'altra moneta, a sua volta convertibile in oro, si parla di

Gold Exchange Standard.

Le riserve si detengono in oro, all'interno del sistema aureo. Nasce nel 1800 e dura fino al primo

dopoguerra. Con la caduta del sistema aureo, la Sterlina cede al Dollaro la predominanza, la

leadership economica.

Il sistema del Gold Standard è stato dismesso perché risultava difficile l'acquisizione del consenso:

premiava raramente pochi paesi e troppo spesso puniva in maniera pesante. Si tratta di

individuare chi dovesse pagare per la crisi. Nel sistema aureo il paese in difficoltà deve farsi

pienamente carico del tasso di cambio della propria valuta, dell'emissione della propria moneta.

Nella moderna democrazia questi costi non sono più accettati. Dismesso per la durezza imposta

dalle soluzioni per le crisi. Es. Abbassamento nominale del salario, non del potere di acquisto (in

relazione all'inflazione); i costi sociali divengono insopportabili.

Nel 1931 la sterlina cede al dollaro il ruolo di moneta dominante. Gli anni della Grande

Depressione notoriamente collocata tra il 1929 e il 1931, in corrispondenza del presidente

Roosevelt, il New Deal e la miracolosa ripresa. Di fatto non è così: studiosi e storici affermano che

dalla crisi non si è usciti se non con la produzione di armi, subito precedente alla Seconda Guerra

Mondiale; quindi la crisi sarebbe durata per un intero decennio, fino al 1939.

L'integrazione, più della internazionalizzazione, si pone di raggiungere il massimo bene pubblico:

la PACE.

Nel 1913 gli Stati Uniti decidono di porre dei dazi alle merci della Germania e dell'Italia,

conducendo la Germania a non esportare armi ma a produrle per interno. Il protezionismo e la

clausola del politically correct accompagnano le crisi e i conflitti. Le tensioni internazionali si

acuiscono inesorabilmente. Per questa ragione non bisogna sottovalutare i singoli dazi, perché

dietro questa politica di protezione ci sono ritorsioni economiche e politiche, in Europa come in

Cina, potenzialmente pericolose.

Il gap tecnologico che impregna i nostri sistemi economici influisce sul grado di produzione, sui

salari e le condizioni lavorative, nonché sul prezzo. Il gap tecnologico con la Cina si sta chiudendo,

ma i salari cinesi continuano a rimanere bassi, quindi i beni cinesi si pongono come una sfida. La

sfida costituita dai salari cinesi. La sfida dell'organizzazione economica internazionale. Il confronto

non è più solo di benessere economico ma di sistema. Il problema non è una lotta alla Cina,

perché ci sono altri paesi in coda dietro la Cina, con salari più bassi, che aspettano il loro

momento.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale i prodotti interni lordi (Pil) dei paesi e il commercio

internazionale riprendono a crescere, perché si aprono le frontiere.

1944, New Hampshire, Bretton Woods: oltre a prevedere la costituzione del Fondo Monetario

Internazionale (FIM) e della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Banca

Mondiale), gli accordi stipulati in sede di conferenza istituirono il nuovo sistema monetario

internazionale, basato sul principio di stabilità costituito dai cambi fissi tra le monete e,

soprattutto, dal ruolo centrale del dollaro. Ma gli USA preferirono il GATT per mantenere il

controllo del mercato (L'Avana, 1950).

Il FMI, appena istituito, serviva a dare un andamento stabile alle relazioni internazionali

economiche, affinché gli squilibri della bilancia dei pagamenti non diventino eccessivi, in un regime

di cambi sostanzialmente costanti. Da Gold standard a Gold exchange standard. Cambia il modo in

cui si detengono le riserve auree. Le riserve ufficiali non vengono più detenute solo in oro, ma

anche in valute. Il dollaro è unica moneta convertibile. Cambia, di fatto, la denominazione delle

riserve. Le banche centrali possono avere solo dollari perché averli significa avere oro.

De Gaulle chiedeva oro ad ogni surplus di dollari in Francia (35 dollari l'oncia). Nel 1971 Nixon è

costretto ad ammettere la fragilità del sistema. Chi si impegna a detenere una moneta

internazionale non può stampare moneta a seconda degli obiettivi di politica interna; deve

stampare tanta moneta quanta ne occorre per permettere tutti gli scambi commerciali

internazionali. Le emissioni di dollari erano, di fatto, aumentate rispetto alle riserve. Nel 1971

Triffin consiglia a Nixon di dismettere il sistema della convertibilità del dollaro in oro. Una delle

soluzioni plausibili sarebbe stata quella di sterilizzare i dollari in eccesso, ma avrebbe portato ad

una grave crisi, peggiore di quella del '29, un'altra sarebbe stata quella di tradire le promesse

contenute nel trattato sulla convertibilità del dollaro in oro. Fino al 1973 si verificò un effetto coda,

un'inerzia, che permise al sistema di rimanere in vigore. Infine seguì la svalutazione da 35 dollari

l'oncia a 38 dollari l'oncia. Poi USA inseriscono dazi. Il dollaro non è più competitivo.

Nonostante la credibilità del dollaro abbia subito un danno evidente, rispetto alla mancanza

dell'oro. Il Dollar standard testimonia come il dollaro rimane la valuta dominante nonostante la

perdita di credibilità.

Ora sono in vigore dei cambi flessibili in ambito internazionale. Non sono emerse monete

competitive, ma da alcuni stati (come ad esempio l'Iran e alcuni paesi appartenenti al vecchio

mondo socialista) sono emersi alcuni tentativi di De-dollarizzazione. Soprattutto in relazione al

mercato del petrolio. Il problema non riguarda la deterrenza di quel bene (appropriarsi delle

riserve petrolifere) ma il loro tentativo di de-dollarizzare i mercati, sottraendo al dollaro la sua

sovranità nei dettami degli scambi internazionali.

Nasce così quello che viene chiamato il "serpente monetario europeo". Il termine indica un

accordo stipulato nel 1972 dagli Stati della CEE (Germania Ovest, Francia, Italia e Benelux) per

mantenere un margine di fluttuazione predeterminato e ridotto tra le valute comunitarie, e tra

queste e il dollaro. Gli Stati europei cercano di legare le loro valute affinché non varino sopra a 2.5

e sotto 2.5, con un andamento chiaramente asimmetrico. Il serpente monetario non ebbe i

risultati desiderati. Incapaci a contenere le fluttuazioni dei cambi e in disaccordo sulla politica

economica da perseguire per contrastare gli effetti della crisi petrolifera, molti degli stati

partecipanti abbandonarono il sistema durante la sua pur breve vita. Il serpente è durato poco

perché la soluzione al problema non era comune, né solidale. Quando anche la Francia – rimasta

da sola a risolvere i problemi – esce, l'Italia decide di seguirla.

Nel marzo 1979 nasce il Sistema Monetario Europeo (SME). La moneta concordata era l'ECU. Ogni

moneta aveva una possibile divergenza o escursione, ciononostante era invitata ad attuare

politiche monetarie per ristabilizzarsi entro il 1975. L'Europa apprende la lezione del serpente e

dichiara la simmetria del sistema. Il Sistema monetario europeo sarà in vigore dal 1979 al 1992.

I paesi che possedevano inflazioni diverse, reagivano con una rivalutazione o una svalutazione del

tasso reale. Ciò accade e si verifica fino al 1987 quando, con l'Accordo di Basilea, viene fatta la

promessa di non ricorrere più a svalutazione.

Le condizioni che facilitano l'integrazione monetaria sono l'attività e la passività finanziaria, ma

sono differenti se si considera l’integrazione reale (riferimento alla transazione di beni e servizi). Il

secondo punto ha di fatto preceduto il primo, nel 1957. Il Trattato di Roma aveva assunto

l'impegno di formare un'unione doganale, la cui effettiva realizzazione avviene solo 10 o 12 anni

dopo. Nel 1986 l'Atto Unico Europeo (AUE) pone le basi per un mercato unico, una vera e propria

unione monetaria, in vista di un imminente allargamento orizzontale, a partire dalla caduta del

muro di Berlino, nel 1992, nel 1999 e nei primi anni 2000).

Quali sono le condizioni che favoriscono un processo di integrazione reale? Quali sono quelle che

favoriscono un processo di unione monetaria?

Il processo di integrazione è cresciuto durante i periodi di crescita, una risposta decisamente

controintuitiva. Il processo per cui si blocca proprio quando il contesto migliora. Questo perché nei

periodi di crisi si comprende il pericolo del dissolvimento, più dell'importanza in sé dell'Unione.

Nella storia ci sono state altre esperienze di unioni monetarie: quella tedesca, quella scandinava e

quella latina, tutte precedenti all'attuale. L'unione monetaria scandinava ha avuto maggior

successo, rispetto alle altre, in quanto i paesi che ne facevano parte possedevano dei sistemi

produttivi omologhi, si parla di sistemi complementari.

Dal fallimento dei tentativi precedenti, si è arrivati ad un'unione monetaria europea, realizzata

perché si sceglie di adottare una sola visione, comune. Questo tema ci aiuta a spiegare perché nel

1957 viene firmato il trattato, con distacco da parte dei paesi del Nord Europa, a partire dalla Gran

Bretagna. Il passaggio da Free trade area ad Unione doganale, ha rappresentato un vade retro

dei paesi. Tuttavia qualche anno dopo la firma dei Trattati di Roma nasce l'European Free Trade

Association (EFTA) con tutti i paesi ostili alla nascita della Comunità economica europea.

Rappresentano i due processi di integrazione: da una parte l'EFTA e dall'altra la CEE. Occorre a

questo punto approfondire i motivi e le ragioni che hanno portato, dopo dieci anni, uno di questi

progetti a fiorire mentre l'altro implodeva e perdeva sempre più consistenza. Una risposta risiede

nella lettura dell’integrazione reale e monetaria. Nell'unificazione dei mercati reali europea non si

riscontrano le stesse similitudini: la differenza tra i sistemi produttivi europei, della CEE, non ha

formato complementarietà bensì concorrenza. La fievole dell'area scandinava può essere spiegata

dalla similitudine dei processi produttivi. Mentre se parliamo di unione monetaria vale il contrario:

le condizioni per il successo sono opposte rispetto a quelle di un'integrazione reale.

Un primo tentativo viene avviato nel 1969 e, successivamente, maturato nel 1970 nel quale si

tenta di realizzare una vera unione monetaria, soprattutto dopo il successo ottenuto dalla

Comunità Economica Europea. Nasce il Piano Werner. Fu un piano che però fallì, con una gravità

rilevante per quello che sarebbe stato il futuro dell'Europa. Esistevano due ordini contrari:

all'interno dei Sei (paesi) esistevano due idee politiche economiche, quella tedesca e quella

francese. Le due tesi erano semplici ma contrapposte: una (quella francese) sosteneva di istituire

un'unione monetaria e un'unione fiscale, le strutture produttive seguiranno; l'altra (quella

tedesca) recitava esattamente il contrario, per cui le strutture produttive dovevano essere

avvicinate e omologate per poter vantare un'unione monetaria durevole. La tesi tedesca aveva in

sé certamente l'esperienza storica dell'unione monetaria scandinava. La nostra attuale unione

monetaria si dice che non cammini su due piedi perché le politiche fiscali vengono lasciate agli

Stati nazionali. Di fatto, dopo trent'anni si riprende il discorso sull'unione assieme al Piano Werner,

senza considerare il tema della politica fiscale.

Ma il piano Werner è fallito anche per una ragione esterna: in quegli anni, sotto l'amministrazione

Kennedy, il GATT fa il suo primo round dove la CE partecipa non più come singoli stati indipendenti

ma come Comunità europea. I negoziatori del GATT non devono parlare più con sei rappresentanti

di piccoli stati, ma con un rappresentante di una piccola ma potente realtà economica. Non si può

più alzare la voce ma si deve trattare. Era assolutamente uno scenario a cui si guardava con

preoccupazione. Pochi anni dopo nel Tokyo Round la preoccupazione dell'amministrazione

Kennedy viene confermata. La CEE era intenzionata a compiere un ulteriore passo in avanti:

perché si voleva fare un piano di unione monetaria e fiscale. Si manifestano contrasti anche

all'esterno dei sei paesi europei. L'atteggiamento oltreoceano, soprattutto americano, non è mai

stato consenziente. Guardando con preoccupazione l'ampliamento di questa realtà economica,

passando da 6 a 9, poi 15, ora 28, ecc. Il timore si faceva sempre crescente.

Parliamo sostanzialmente di un'unione monetaria incompleta. Dall'accordo di Basilea Nyborg

viene istituito un regime con cambio fisso tra le varie valute europee dello SME. Ad esempio il

cambio tra lira e marco, questo meccanismo costituisce di fatto un'unione monetaria, anche senza

una valuta comune.

Le crisi petrolifere del 1973 e del 1979. L'Europa non può non importare il petrolio. Il prezzo di

ogni barile viene aumentato prima x10 e, a distanza di pochi anni, x4. In tutto, il prezzo del

petrolio, è stato aumentato x40. Come conseguenza di questo shock si sono verificate note di

contestazioni civili, a cui seguiranno anni di malgoverno. La contestazione viene generalizzata,

non solo di tipo economico, che mirava a rinnovare completamente la classe politica del governo.

La classe politica (in special modo italiana) inventa un modo per frustrare la contestazione,

sfruttando la frammentazione della società, composta da gruppi diversi tra loro. Comprandoli,

uno ad uno: disoccupati giovanili, disoccupati al sud senza cassaintegrazione (con le pensioni di

invalidità), disoccupati al nord attraverso la cassaintegrazione (pensioni baby). Il passaggio tra

prima e seconda repubblica avviene nel 1992, quindi 20 anni dopo le crisi petrolifere: la

conseguenza di quel ventennio di mal governo risiede nell'avere il terzo debito pubblico del

mondo, senza essere la terza potenza del mondo. Ciò costituisce la zavorra derivante dal primo

malgoverno e costringendoci ad una politica di austerity - anziché attuare politiche di spesa

pubblica e d'intervento. La fortuna è stata l'essere parte della CEE, dal momento che paghiamo il

nostro debito ad un tasso dell'1/1,5. Le crisi petrolifere hanno messo sabbia negli ingranaggi del

processo di integrazione.

Il mercato unico inizia effettivamente nel 1992, ma sulla carta le basi sono state poste già dal 1986

con l'Atto Unico Europeo. Gli USA dopo il neo-federalismo reaganiano si riprendono dalla crisi e

controllano l'economia mondiale – non perché controllano tutte le singole economie ma perché

controllano tutte le variabili. Ad esempio potendo determinare il tasso di interesse. Può essere

determinato solo da chi ha una massa critica di investimenti e una massa critica di metodi per

finanziarli. Delors (allora presidente della Commissione europea) aveva il problema che gli USA

continuavano ad alzare i tassi d'interesse. Il mondo della finanza e della comunicazione sono stati i

primi a globalizzarsi, e in un mercato globalizzato anche il tasso d'interesse deve essere

globalizzato. Delors allora inizia a pensare che è il momento di instituire un mercato unico e, in

prospettiva, un'unione monetaria. Esiste una distinzione nella teoria

e nella prassi: da una parte

l'economia internazionale

tradizionale (Smith e Ricardo, sui

vantaggi assoluti, Hucksher,

Samuelson) e la New International Economy (Kravis, teoria del gap tecnologico, Posner, teoria

sull'imitazione tecnologica, Vernon, il ciclo del prodotto, Maggi, il modello a due competitività).

Nella realtà empirica del commercio e del mercato, l'arbitraggio nel suo utilizzo ravvicina il gap tra

i prezzi di sé. Perché si acquista dove costa meno e si vende dove può essere venduto a di più. Il

concetto dell'equivalenza del prezzo ha condotto Samuelson a ritenere che, in un mondo

globalizzato, si stia andando verso il "prezzo unico", ma Kavis smentisce questa tesi introducendo il

concetto di gap tecnologico.

I movimenti internazionali vengono spiegati da entrambi, ma la letteratura della NIE è in sorpasso

negli ultimi anni. Il primo modello si chiama inter-industriale, il secondo si chiama intra-

industriale. L'indicatore Tx rappresenta l'indice di commercio, l'indice di trade, un

indicatore per misurare e valutare la transizione del bene "X"; è un valore

che può variare tra 0 e 1. Se il valore risulta inferiore a 0,66 il suo valore

appartiene al modello dell'Economia internazionale tradizionale, mentre se è sopra allo 0,66

obbedisce al modello intra-industriale (New International Economy). La differenza compresa nella

formula dell'indicatore è con i valori assoluti, per evitare i problemi di esportazioni (X) e

importazioni (M).

Esempio: paese con specializzazione completa nelle pellicce, con il valore della M è 0 sia al

numeratore sia al denominatore. 1-1=0. Massimo esempio di modello INTER-INDUSTRIALE.

Esiste una connessione, un'interazione, tra i modelli di commercio (inter e intra industriale) e la

composizione merceologica dei prodotti lordi dei paesi membri UE. Si vedrà che questa

connessione ha avuto degli effetti durante i tre shock istituzionali della UE: il mercato unico 1992,

l'unione monetaria 1999 e gli allargamenti orizzontali dell'area nei primi anni 2000.

I problemi legati ai processi d'integrazione sono dovuti alla redistribuzione asimmetrica tra

benefici e costi; con una grandissima influenza assunta dalle economie di scala (rendimenti

crescenti di scala o produzione a costi decrescenti). Per economie di scala si intende la relazione

esistente tra aumento della scala di produzione e la diminuzione del costo medio unitario di

produzione.

Quella della redistribuzione asimmetrica dei benefici e dei costi (della ricchezza e della povertà)

tratta di problematiche esistenti già in ambito nazionale (si pensi al divario tra le regioni del nord

e le regioni del sud), figurarsi se proiettiamo questa situazione in ambito internazionale

(ipotizzando che la Germania decida autonomamente di finanziare il debito della Grecia, oppure

osservando i problemi legati alla disciplina e la gestione dell'immigrazione).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in studi europei
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frabenepal12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e delle istituzioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Romagnoli Gian Cesare.

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