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Appunti di "Politica economica europea e delle istituzioni internazionali"

Internazionalizzazione e autarchia

Internalizzazione: ha a che fare con gli scambi tra non residenti, incrementando l'estensione geografica dello spazio economico. Quando ci troviamo in grado 0 ci si trova in un modello di autarchia (chiuso agli scambi). L'internazionalizzazione ha avuto un andamento oscillante nel tempo: prima della Prima Guerra Mondiale si parla di una pre-globalizzazione. Dopo la Prima Guerra Mondiale si apre una parentesi protezionistica, di crollo di scambi, si ritorna allo schema degli accordi preferenziali (al massimo si parla di un'intesa bilaterale tra due paesi). La lievitazione imprevista di dazi ferì a morte il commercio internazionale, portando all'implosione. La guerra dei dazi può portare ad un estremo, rappresentato dal ritorno all'autarchia.

Il dopoguerra e gli accordi internazionali

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si registra uno slancio incredibile verso il multilateralismo e gli scambi internazionali. Con gli accordi di Bretton Woods e la creazione di un fondo monetario internazionale.

La conferenza di Bretton Woods, del 1944, ha contribuito a determinare un complesso di regole per controllare la politica monetaria internazionale (il primo esempio nella storia mondiale di un ordine monetario totalmente concordato, pensato dagli Stati Uniti per governare i rapporti monetari degli stati indipendenti).

Il GATT e l'evoluzione fino al WTO

Il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) è un accordo internazionale, firmato nel 1947 a Ginevra, per stabilire le basi di un sistema multilaterale di relazioni commerciali con lo scopo di favorire la liberalizzazione del commercio mondiale.

L'iniziativa del GATT venne adottata dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, il quale si proponeva inizialmente di realizzare un progetto ben più ambizioso: l'istituzione dell'ITO (International Trade Organization), l'Organizzazione internazionale per il commercio; un organismo permanente in grado di regolare il commercio mondiale, da affiancare agli organismi nati dopo la Conferenza di Bretton Woods, quali la Banca Mondiale e il FMI (Fondo Monetario Internazionale). L'accordo relativo all'ITO naufragò per la mancata ratifica statunitense durante la conferenza del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite tenutosi a L'Avana (Cuba). A seguito della mancata istituzione dell'ITO, il GATT iniziò a funzionare.

Sebbene si trattasse di un'organizzazione non riconosciuta dal diritto internazionale (i paesi partecipanti non erano indicati come “membri” di un'organizzazione, bensì come “parte contraenti” di un accordo), tra il 1948 e il 1994, si sono discusse e adottate importanti norme per regolare il commercio internazionale e per disciplinare i rapporti tra USA, Unione Europea e gli altri paesi aderenti. Il principio sul quale si basava il GATT era quello della “nazione più favorita” (most favored nation): le condizioni applicate alla nazione più favorita vengono applicate incondizionatamente a tutte le altre.

Quanto ai rapporti tra GATT e Comunità europea prima, e Unione europea poi, essi vengono disciplinati dall'articolo 133 del Trattato di Roma (successivamente modificato dal Trattato di Maastricht) il quale attribuisce all'UE una competenza esclusiva in materia di politica commerciale. Il GATT ha operato a corrente alternata, in funzione delle otto sessioni di negoziati (chiamati “round”) per la riduzione delle tariffe doganali e l'aggiunta di accordi plurilaterali tra i paesi partecipanti.

Venne sostituito il 1 gennaio 1995 dal World Trade Organization (WTO), l’Organizzazione mondiale del Commercio. Un organismo permanente, dotato di proprie istituzioni, nato dall'ultimo round del GATT 1947, in Uruguay, assieme alla necessità di aggiornare il precedente accordo. Entrambi sono istituti nati per regolamentare l’internalizzazione ed evitare la discriminazione tra i paesi, ma de facto il GATT era costituito dai paesi ricchi, quindi aumentavano la ricchezza di quegli stessi paesi a scapito dei paesi in via di sviluppo. L'unica eccezione era costituita dalle Free Trade Areas.

L'evoluzione della globalizzazione

L’ultimo e più importante tra le sessioni di negoziato è l'“Uruguay Round 1994”, secondo il presidente francese Mitterrand il GATT era diventano inappropriato a regolamentare la crescente internazionalizzazione. Nasce a tal proposito la WTO: nel proprio statuto è prevista una sessione di richiamo in caso di conflitto giurisprudenziale sugli scambi commerciali, non ci si può più assentare dai tavoli, come fece il presidente francese; un provvedimento chiaramente in chiave antisovranistica. L'obiettivo generale della WTO è quello di abolire o ridurre le barriere tariffarie al commercio internazionale: il WTO ha come oggetto delle normative non solo i beni commerciali (come il precedente GATT) ma anche i servizi e le proprietà intellettuali.

Effetti della globalizzazione

L’apertura delle economie nel secondo dopoguerra è il fattore più importante per l'internazionalizzazione. I redditi aumentarono ma ciò che crebbe più di tutto fu il tasso di cambio, per l'aumento degli scambi commerciali. Gli scambi commerciali prolificano dagli anni '50 agli anni '80, fino a quando nel 1981, negli Stati Uniti si insedia l’amministrazione Reagan, vincendo su un Carter ormai in trappola, che introduce una nuova idea di federalismo, noto con il nome di Neofederalismo reaganiano.

Concetti di globalizzazione

Globalizzazione = primo concetto: la globalizzazione catastrofica, ad esempio se ad Hiroshima avviene qualcosa di negativo, un danno, in un'ottica globalizzata è chiaro che le ripercussioni giungeranno a tutti gli abitanti del pianeta, chi più chi meno. Soprattutto sul tema delle catastrofi ambientali, sono state sviluppate delle particolari tesi secondo cui l'unico modo per poter salvare il mondo dall'imminente danno ambientale viene espresso attraverso il concetto di Sviluppo Zero (Club di Roma).

Secondo concetto: la globalizzazione dei mercati. Il mercato nazionale non si ferma ad una semplice apertura ai mercati stranieri, piuttosto si supera il concetto stesso di mercato nazionale perché al suo posto esisterà solo un unico mercato globale.

Terzo e ultimo concetto: la globalizzazione politica. L'esistenza di un unico governo al di sopra di ogni cosa; un governo anti-statale e anti-sovranista per eccellenza. Non è assolutamente la direzione in cui stiamo viaggiando, piuttosto stiamo regredendo verso i localismi e i regionalismi. Dove per “regione” non si fa riferimento ad una parte minore di uno Stato (una realtà subnazionale come una Regione italiana, un Cantone svizzero o un Land tedesco) bensì un insieme di Stati (connotazione angloamericana). Difatti il Neofederalismo reaganiano si riferisce a questa precisa locuzione di regionalismo.

Il contesto economico americano

Nel 1981 Reagan e gli Stati Uniti si trovavano all'apice di una crisi dopo l'Amministrazione Carter: le industrie, le fabbriche e le imprese nazionali chiudono e le banche falliscono. C'era un grave deficit, un pericolo di contrarre un debito troppo elevato, un pericolo d’inflazione e una perdita politica per l’alto tasso di disoccupazione.

Lo spettro del 1931 e della grave crisi inglese (che ha costretto la Gran Bretagna a cedere la leadership monetaria agli Stati Uniti) è sempre presente, e si teme che a 50 anni di distanza gli Stati Uniti dovranno cedere la leadership economica a qualcun altro. Nel 1981 Reagan vince le elezioni grazie anche a questo spettro di timore. In pochi anni, il presidente e la sua équipe di esperti economisti, mutano una catastrofe imminente nella riconquista della leadership mondiale.

La ragione alla base di questo turning point risiede in una nuova applicazione della teoria delle frontiere (in correlazione ai vecchi western). Il topos della frontiera fa si che si aprano le porte alla globalizzazione, perché la frontiera coincide con il resto del mondo. La globalizzazione di Reagan implica un controllo rigido delle vie di comunicazione, il quale può essere esercitato tuttora grazie alla potenza delle sue flotte aeronautiche e le forze militari.

Integrazione economica

Integrazione = consiste in una sostanziale condivisione di regole, di fatto accettare stesse regole comuni. Il processo di integrazione ha avuto un carattere oscillante. La condivisione di stesse regole porta ad esiti che sono a somma positiva, ma ciò non implica che tutti i componenti abbiano raggiunto un valore sufficiente. La redistribuzione dei benefici netti non si distribuisce in maniera omogenea. La realtà europea vede alcuni paesi (come la Germania) che con il loro surplus compensano le perdite di tutti gli altri paesi. Di fatto quando l'Unione Europea registra una fase di crescita si riferisce sempre ad una “crescita relativa”.

La rivoluzione digitale

La rivoluzione digitale rappresenta la 4a rivoluzione industriale, nella quale la tecnologia sostituisce ottimamente decine di migliaia di lavoratori: nonostante il pericolo che assume in termini di costi sociali nessuno si porrebbe contro il progresso, come idea stessa di miglioramento e avanguardia. Piuttosto si dovrebbe discutere dell'imponente necessità di redistribuire i benefici netti di questo progresso tra tutti i cittadini e gli operatori economici (dall'imprenditore al consumatore).

Scala di Bela Balassa

  • Accordi preferenziali: anche all’interno dei modelli protezionisti è possibile realizzare accordi tra Stati sostanzialmente bilaterali.
  • Aree di libero scambio: es. CECA nel 1952, con l'eliminazione dei dazi interni nel commercio tra i paesi europei, con un notevole impatto sul comportamento di imprese e consumatori. Da una parte le imprese nazionali risentono della forte concorrenza, dall'altra vedono aprirsi nuovi orizzonti commerciali. Esempio di EFTA (European Free Trade Association) e NAFTA (North American Free Trade Agreement).
  • Unioni doganali: consiste sostanzialmente nel determinare un unico dazio esterno per tutti i paesi della Comunità europea, al fine di uniformare tra tutti gli Stati membri la concorrenza extra-comunitaria. Le merci esterne alla comunità posso arrivare con stesse modalità in tutti i paesi.
  • Mercato unico: rappresenta l'abbattimento delle barriere non tariffarie che miravano a preservare gli interessi nazionali, limitando però gli scambi. (Esempio: la definizione di standard tecnici differenti da Stato a Stato o la mancata apertura del settore terziario alla libera concorrenza).
  • Unioni monetarie: esemplificata dalla BCE la quale determina una comune politica monetaria tra i paesi europei, disciplinando le caratteristiche di funzionamento e gli obiettivi. (L'obiettivo stabilito dal TUE per i paesi comunitari era la stabilità dei prezzi). Assieme all'adozione di una moneta unica europea, l'euro.
  • Unioni politiche: ancora da raggiungere. Tra le condizioni necessarie per poter raggiungere uno stadio di vera unione politica si rintracciano una comune lingua, cultura, religione, una comune visione. La realtà è che la crisi ha allontanato i paesi europei, anziché avvicinarli; la crescita comunitaria si compone di alcuni paesi che di fatto perdono e di alcuni paesi che registrano un surplus tale da compensare tutte le altre perdite, quindi si tratta di una crescita relativa. (Esempio della Germania, che con il suo surplus compensa le perdite di gran parte dei paesi).

*Interessante notare è come sia insita nella scala di Bela Balassa la ragione alla base della Brexit. La scala di Bela Balassa è da interpretare come una matrioska o le scatole cinesi, nel senso che uno stadio comprende sempre tutti i suoi stadi precedenti.

Regionalizzazione

Regionalizzazione potrebbe sembrare affine alla globalizzazione, perché un'intesa tra regioni può essere un superamento del mercato chiuso, stabilendo una forma di internazionalizzazione; di fatto è contraria perché nasce per opporsi e per proteggersi da un’ulteriore globalizzazione. La regionalizzazione può essere usata per frenare una crescita della globalizzazione. Esempio del fallimento del round WTO, perché si proteggevano gli interessi dei paesi ricchi ma non gli interessi dei paesi meno sviluppati. L’espressione “Washington consensus” è stata coniata nel 1989 dall'economista Williamson per descrivere un insieme di 10 direttive di politica economica, considerate come un pacchetto standard da destinare ai paesi in via di sviluppo qualora si fossero trovati in situazione di crisi economica (direttive promosse da FMI, dalla Banca Mondiale e dal Dipartimento del tesoro USA; tutti organismi con sede a Washington), partendo dal concetto di condizionalità economica. Fu seguito dal “Monterrey consensus”, risultato dalla Conferenza Internazionale sul finanziamento dello Sviluppo delle Nazioni Unite, in Messico; esso è diventato il principale punto di riferimento per la cooperazione internazionale allo sviluppo. Mentre nel caso della condizionalità politica e del Washington consensus, il paese povero non poteva in alcun modo rifiutarsi di attuare tali direttive in quanto sarebbe stato chiaramente escluso da qualunque tipo di investimenti e rifinanziamenti, durante la Conferenza di Monterrey si chiese di mutare il concetto di condizionalità economica con il concetto di condizionalità politica: gestire autonomamente la propria politica economica ma con l'onere di restare pur sempre all'interno di alcuni criteri stabiliti e imposti.

[*Approfondire questione del Debito dei paesi in via di sviluppo, e delle modalità attraverso cui viene pagato. Es. Messico, mossa di rifiutare di riconoscere il proprio debito internazionale.]

Rappresentazioni grafiche

Il grafico affianco rappresenta una posizione di efficienza, dove il punto A è la posizione di ottimo (e si trova sempre in un punto di tangenza). La frontiera (curva) è data dalle risorse di cui gode il paese, le sue potenzialità, la sua tecnologia, e la curva di indifferenza rappresenta l'insieme di tutte le preferenze della comunità (curva del benessere sociale).

Nel secondo grafico viene rappresentata una situazione di “equilibrio parziale” (prendendo quindi in esame solo alcuni beni): il punto E indica il punto di equilibrio in una situazione di mercati chiusi (autarchia), caratterizzato da un prezzo autarchico (Pa) e una corrispondente quantità autarchica. Con “Pw” indichiamo il prezzo internazionale del bene preso in esame (ammettendo una situazione di mercati aperti, quindi internazionalizzati). Introducendo un dazio (Pd>Pw) la quantità delle importazioni di quel bene diminuiranno. In termini di benessere sociale la manovra dei dazi produce un costo sociale rappresentato dai due triangoli azzurri (inefficienze): tali inefficienze si compongono di benefici per alcuni e costi per altri, ma parliamo comunque di inefficienze in quanto i costi superano i benefici. Il triangolo di destra rappresenta la domanda di persone che esce dal mercato del bene (si tratta di una “perdita secca” perché i consumatori si rifiutano di comprare quel bene, a quel determinato prezzo semplicemente rinunceranno. Il consumo viene colpito in maniera generalizzata; infatti il dazio non modifica il prezzo internazionale ma il prezzo interno. Il triangolo a sinistra, invece, indica i costi che dovranno essere affrontati per aumentare la produzione del bene in questione. L'area tra i due triangoli ci indica esattamente quanto lo stato incassa dal dazio. L'area di quel rettangolo si compone infatti del prodotto tra la base – rappresentata dalla quantità di quel bene importato successivamente al dazio – e l'altezza – che si identifica con la maggiorazione del prezzo. Non si tratta di un guadagno netto perché lo Stato incassa ma qualcun altro (i consumatori) paga per quell'aumento. Le misure protezionistiche hanno come finalità quella di proteggere la propria produzione e la propria occupazione. È ormai noto che la disoccupazione non deve essere considerata solamente una malattia economica, ma soprattutto una malattia sociale. I dazi possono essere sottoposti sulle unità (A), ad valorem (B) o possono essere introdotti dei dazi misti (A+B).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

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