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ricordando che il SMS indica la quantità di beni privati, a cui un individuo è

disposto a rinunciare per avere un’unità in più di bene pubblico, allora il SMS

indica la quantità di bene privato , a cui un individuo è disposto a rinunciare per

avere un’unità in più di bene pubblico ,allora il SMS può essere visto come la

disponibilità marginale a pagare da parte di un individuo per avere una unità in

più di bene pubblico.

In questo caso il SMT ci indica quanti soldi sono necessari per produrre un’unità

in più di bene pubblico. Di conseguenza l’efficienza di Lindhall si avrà quando la

produzione di bene pubblico è tale per cui la somma delle disponibilità

marginali a pagare per tale bene è uguale al costo marginale di produzione. Nel

caso di un economia di Lindhall, a differenza di quella Walrasiana, i prezzi

personalizzati possono essere manipolati dalle famiglie, perché nascondendo le

vere preferenze possono pagare un prezzo inferiore per il consumo del bene

pubblico(problema del free-ride). Questo comportamento è la causa

dell’impossibilità di raggiungere l’efficienza in qualunque economia nella quale

siano presenti beni pubblici.

8)Paradosso della maggioranza di Condorcet

Con la votazione a maggioranza le votazioni possono diventare cicliche,

le scelte democratiche sono intransitive, cioè qualunque scelta si prende

è irrazionale.

infatti chi possiede il potere di stabilire l’ordine delle votazioni può anche

influenzare il risultato finale.

siamo di fronte al paradossi di Condorcet (o paradosso del voto o della

maggioranza): se le preferenze hanno un solo picco e il numero di votanti

è dispari allora la scelta a maggioranza non genera contraddizioni. Quindi

la presenza di picchi singolo garantisce l’assenza di paradossi di voto.

9)Funzione sociale del benessere

l’indice di benessere collettivo sarà una qualche funzione che aggreghi il

benessere dei singoli individui: W=F(U ,U ,…,U ). Tale funzione di

1 2 n

aggregazione prende il nome di funzione sociale del benessere: W= Σ U

i=1 i

il problema di questa funzione è che somma le utilità; le utilità per essere

sommate devono essere cardinali, cioè misurabili e confrontabili.

10)Utilitarismo classico di Bentham

Secondo il criterio dell’utilitarismo classico di Bentham, se le preferenze

degli individui sono identiche si troverà un punto equi distributivo, se le

preferenze degli individui non sono identiche non si terrà conto

dell’equità ma si prenderà in considerazione la massimizzazione del

benessere collettivo, ovvero la massimizzazione della capacità

contributiva. Se si ammette che tutti gli individui sono diversi tra loro il

punto di ottimo che massimizza la funzione di benessere sociale non è

l’equi distribuzione, ma è una distribuzione delle utilità che premia colui

che assegna maggior valore alle cose. Il paradosso dell’utilitarismo

classico può essere verificato qualora si abbia una frontiera delle possibili

distribuzioni di utilità lineare; in questo caso la distribuzione che renderà

massimo l’indice del benessere sociale collettivo sarà una distribuzione

completamente sperequata infatti, tutto il benessere dovrebbe andare ad

uno solo degli individui. Quindi in un’ottica utilitaristica classica non si dà

peso all’equità ma soltanto alla capacità contributiva.

1.2 1.2

1 1

0.8 0.8

0.6 0.6

0.4 0.4

0.2 0.2

0 0

0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2

11)Contrattualismo di Rawls

Il caso estremo alla funzione di benessere alla Bentham è il contrattualismo di

Rawls. In base a questa teoria il benessere collettivo è pari al minimo del

benessere degli n individui

W=minimo (U1,U2,…,Un)

il contrattualismo si basa sull’idea che gli individui acconsentano ad un

contratto sociale che obbliga tutti. Ciascun individuo è chiamato a scegliere la

regola sociale , per lui migliore dietro un “velo di ignoranza”: ciascuno non

conosce la propria posizione sociale. In questa situazione a soluzione ottima

sarà la massimizzazione del minor livello di benessere dell’individuo più

svantaggiato. Attraverso questa teoria si tiene conto della struttura della

funzione del benessere degli individui ed inoltre si misura il benessere collettivo

sulla base di colui che è l’individuo più svantaggiato. Possiamo rappresentare la

funzione del benessere alla Rawls tramite un insieme di cura di livello a forma

di L. L’indice di benessere collettivo aumenta man mano che si passa su curve

di livello più lontane dall’origine degli assi

l’indice di benessere sociale cambia a condizione che si modifichi il benessere

dell’individuo più svantaggiato.

Quindi la funzione di benessere alla Rawls apparentemente identica nell’equi

distribuzione l’equilibrio ottimale, indipendentemente dalla struttura delle

preferenze degli individui.

1.2

1

0.8

0.6

0.4

0.2

0 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2

12) Confronto Rawls e Bentham

1.2 Quanto più la curva di livello si avvicina alla

1 forma della curva di livello di Rawls tanto

maggiore sarà il peso che si assegna alla

0.8 distribuzione del reddito. Invece, tanto più la

forma della funzione del benessere diventa

0.6 piatta tanto minore sarà il peso che si

0.4 assegnerà alla struttura della distribuzione

del reddito.

0.2

0 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2

13)L’indice di benessere di Gini. Se diminuisce il benessere dei poveri

peggiora?

La curva di Lorenz mostra il legame esistente tra la percentuale cumulata delle

famiglie in ordine crescente di reddito e la corrispondente percentuale di

reddito cumulato. Quanto il reddito è distribuito in modo diseguale, tanto più la

curva di Lorenz si allontana dalla retta di perfetta uguaglianza. Se coincidesse

con asse orizzontale e il lato destro del quadrato tutto il reddito apparterrebbe

ad una sola famiglia. L’area A è chiamata area di concentrazione.

1.2 Attraverso l’indice di Gini è possibile fornire

1 una misura della distanza della curva di

0.8 Lorenz dell’equi distribuzione. L’indice di Gini

0.6 viene calcolato partendo da tutte le

differenze dei redditi di tutti gli individui e

0.4 facendo la media di tutte le differenze,

0.2 rapportandolo infine con il reddito medio

0 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2

delle persone. L’indice va da 0 a 1; se G=1 vi è forte sperequazione, mentre se

G=0 vi è equi distribuzione. La curva di Lorenz è legata all’indice di Gini dalla

seguente relazione: G=A/(A+B=1/2)=2A=1-2B

Di solito un aumento dell’indice di Gini

1.2 induce a pensare che vi sia un

1 peggioramento nella distribuzione del

reddito, però può non essere così. Nel

0.8 grafico, anche se l’area della curva B è

maggiore dell’area disegnata da α, le classi

0.6 di individui intermedie stanno peggio rispetto

a prima, ma gli individui più svantaggiati

0.4 sono in una posizione migliore. Gli individui

0.2 più poveri della curva segnata, infatti sono

collocati in una posizione migliore rispetto a

0 quelli dell’altra curva fino al punto i.

0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 Se le curve di Lorenz si intersecano il giudizio

sulla nuova ridistribuzione sarà soggettivo.

14) Le esternalità

Il mercato non riesce a raggiungere l’efficienza anche a causa delle esternalità.

Si hanno esternalità quando le azioni di uno o più soggetti economici hanno

effetto sul benessere o sulla capacità produttiva di altri soggetti, senza la

mediazione del meccanismo dei prezzi.

In presenza di esternalità viene a mancare la condizione che il prezzo e il costo

privato coincidono con il prezzo e il costo sociale e la causa può essere

individuata nella totale assenza di un prezzo associato al fenomeno esterno.

In un contesto di concorrenza perfetta se non si tiene conto dell’aumento della

produzione del bene si potrebbero produrre effetti negativi nei confronti di

un’altra impresa e l’efficienza non verrebbe raggiunta.

L’obiettivo della politica economica in presenza di esternalità è quello di

ristabilire l’uguaglianza tra prezzi privati e prezzi sociali. Gli strumenti per

l’esternalità sono:

1- Tassa di Pigon

2- Tassa di Coase

3- Regolamentazione di Weitzan

15) Tassa di Pigon

Secondo Pigon se le imprese non tengono conto delle esternalità è

possibile obbligare le imprese a tener conto dell’effetto esterno

attraverso l’introduzione di un tributo. La tassazione ottimale

esattamente con il valore della esternalità marginale, ovvero con la

differenza esistente fra costo marginale privato e costo marginale

sociale. L’autorità centrale può correggere l’esternalità imponendo una

tassa sulla produzione pari alla differenza fra costo marginale sociale e

costo marginale privato. L’imposta correttiva non distorce ma corregge,

ovvero riporta il mercato verso l’efficienza economica.

Per l’attuazione di tale strumento, però è necessario che gli agenti

subiscano che l’esternalità dichiarando all’autorità centrale l’esatto

ammontare del danno (o del beneficio se positiva) che viene loro

imposto, quindi l’autorità centrale dovrà conoscere con esattezza la

tecnologia di ogni impresa e/o le preferenze dei singoli individui e ciò è

molto difficile, inoltre non è chiaro a chi dovrebbe essere trasferito

l’importo ottenuto dalla tassazione.

16) Teorema di Coase

Nell’ottica di Coase un’esternalità è definita come una situazione per cui

non sono definiti con precisione i diritti di proprietà. Coase sostiene che è

possibile far fronte al problema delle esternalità attraverso la definizione

di diritti di proprietà sugli effetti esterni, tali diritti devono essere ben

definiti e negoziabili; nel momento in cui i diritti di proprietà sono stabiliti

in modo preciso, prezzi e mercati delle esternalità dovrebbero crearsi da

soli, in questo modo preciso, prezzi e mercati delle esternalità

dovrebbero crearsi da soli, in questo modo sarà possibile raggiungere

l’efficienza.

Non sempre lasciar fare al mercato garantisce il raggiungimento

dell’efficienza economica infatti , di solito, le esternalità colpiscono molti

soggetti mentre il produttore dell’esternalità è uno solo. In questo caso

l’equilibrio che si otterrà non potrà essere di concorrenza perfetta, vi è

bisogno di un organismo che effettui degli aggiustamenti poiché il potere

di mercato è distribuito in maniera asimmetrica tra i soggetti che

subiscono l’esternalità e colui che la produce.

La produzione di esternalità tende a verificarsi secondo le leggi dei

rendimenti di scala crescenti; in tale evenienza ci sono stati di efficienza

che non possono essere raggiunti come situazioni di equilibrio

concorrenziale, poiché i rendimenti di scala crescenti sono l’origine del

monopolio. Il meccanismo dei diritti di proprietà e lasciar fare al mercato

non funzionano quando gli agenti che subiscono gli effetti esterni sono

una moltitudine.

17)Regolamentazione di Weitzan

Attraverso la regolamentazione si cercano di contrastare gli effetti esterni

che vengono generati quando due o più agenti economici possono vantare il

diritto di poter sfruttare simultaneamente uno stesso stock di risorse. Si

cerca, quindi, di determinare qual è il volume ottimale dei fattori produttivi e

si effettua una regolamentazione che stabilisce un numero massimo di

fattori produttivi da utilizzare; in questo caso l’intervento pubblico all’interno

del mercato sarà inteso e indirizzato sulla quantità (n di licenze) e non sui

prezzi (come avviene in Pigon). Quindi si cerca di raggiungere l’efficienza, in

presenza di esternalità, attraverso la concessione di un predeterminato

numero di licenze per lo sfruttamento di una data risorsa collettiva.

18) Rapporto Debito/Pil

Il disavanzo è la differenza tra tutte le uscite e tutte le entrate, compreso il

pagamento degli interessi sul debito pubblico. Nell’avanzo o nel disavanzo

primario non si contano gli interessi sul debito.

L’avanzo si ha quando le entrate sono maggiori della spesa. Per debito pubblico

si intende la somma cumulata dei disavanzi primari incrementati dagli interessi

composti. In base al fiscal compact, i Paesi dell’UE si impegnano ad adottare

una serie di norme finalizzate a promuovere la disciplina di bilancio. In base a

tale accordo i paesi dell’UE devono impegnarsi a far scendere il proprio debito

pubblico al valore di Maastricht, cioè fino al 60% del PIL ai prezzi di mercato.

L’eventuale eccedenza del rapporto debito/PIL, rispetto al 60%, si deve ridurre

di 1/20 all’anno e, inoltre, il disavanzo dello Stato deve essere pari al massimo

dello 0.5%

Ciò che conta è il rapporto debito/PIL, anche se il PIL è un punto confronto

piuttosto anomalo in quanto è una grandezza flusso e il debito una grandezza

stock

d-d =(r-π-y)d +X

t-1 t-1

r = tasso d’interesse praticato in media sui titoli di stato;

π= tasso d’inflazione;

y= tasso di crescita dell’economia reale;

X= manovra di finanza pubblica (avanzo o disavanzo primario)

Ipotizzando che r, π, y, sono dati esogeni su cui non si può agire, almeno

inizialmente , la dinamica del debito pubblico dipende dalla manovra di finanza

pubblica X, cioè l’unica variabile su cui il governo può operare.

1.2

1

0.8

0.6 1) Che cosa garantisce il fatto che l’eq.

di Solow è stabile?

0.4

0.2

0 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2


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Alebecks

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alebecks di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Moramarco Vito.

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