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POLITICA ECONOMICA

CAPITOLO I

IL PROCESSO DI AGGIUSTAMENTO NEL SISTEMA AUREO

IL MECCANISMO FLUSSO DI MONETA – PREZZI

Il meccanismo monetario di Hume si basa sulla flessibilità dei prezzi e dei salari e dimostra

che l’aumento di oro e la conseguente espansione dell’offerta di moneta comportano un

deprezzamento della moneta in termini di merci. I prezzi interni vengono spinti verso l’alto,

rendendo meno competitive le esportazioni del paese eccedentario. Un andamento analogo

funziona in senso inverso, nel paese deficitario; infatti, la nazione in surplus subirà una

crescita delle importazioni rispetto alle esportazioni, mentre quella in deficit subirà il

processo contrario.

Il sistema monetario dell’epoca, basato sul gold standard, che interessò fino al 1914, trova

nel modello classico del commercio internazionale un adeguato retroterra teorico. Le

caratteristiche del sistema aureo sono esprimibili attraverso 3 regole fondamentali:

I. Regola fissazione da parte delle autorità di ciascun paese di una parità aurea, ossia

l’equivalente in oro della moneta nazionale. La moneta in circolazione può essere

costituita da moneta aurea e da moneta finanziaria, che può essere convertita in oro

sulla base del legame tra riserve auree e passività finanziarie emesse dagli istituti

bancari.

II. Regola libertà di circolazione dell’oro all’interno del paese come al di fuori di

esso. I tassi di cambio sono considerati fissi perché possono oscillare entro i limiti

determinati, sopra o sotto la parità monetaria, i cosiddetti punti dell’oro, costituiti dai

costi sostenuti per la spedizione dell’oro, quindi i costi per la fonditura, per

l’acquisto, per il trasporto e per le eventuali perdite d’interesse durante la spedizione.

Fin quando il cambio di una moneta non si discosta dalla parità monetaria, lo

scambio/ il pagamento può avvenire per mezzo del sistema bancario e senza rimessa

di oro. La convenienza a effettuare transazioni con moneta finanziaria negoziata sul

mercato viene a cessare quando lo scostamento dalla parità è tale da superare i punti

dell’oro; in questo caso è più conveniente convertire la moneta bancaria e inviare

direttamente oro. 1

Sull’asse delle ordinate c’è il tasso di cambio c (il prezzo della sterlina in dollari) mentre

sull’asse delle ascisse c’è la quantità domandata e offerta di sterline. La domanda di sterline

sarà tanto minore quanto più alto sarà il tasso di cambio e quindi D ha un andamento

decrescente. Viceversa, l’offerta di sterline aumenta al crescere del tasso di cambio, quindi

la curva OF sarà crescente. L’equilibrio si trova nel punto B.

Si supponga a questo punto uno spostamento della curva della domanda da D a D’;

l’equilibrio ora si trova nel punto B’. Si ipotizzi ora che OR sia il punto superiore dell’oro e

quindi, in un sistema aureo, la posizione OT non può durare. Questo perché le importazioni

in sterline degli Stati Uniti sono diventate più costose, mentre le esportazioni sono diventate

più convenienti. HF è il movimento compensativo di oro che serve a impedire che il tasso di

cambio salga al di sopra di OR.

La regola del gioco prevede che l’oro affluisca in Gran Bretagna, cosicché i prezzi

aumentano, le esportazioni britanniche diminuiscono e la curva di domanda si sposta a

sinistra, rientrando così all’interno della banda di oscillazione prevista dai punti dell’oro.

III. Regola effetti che i movimenti dell’oro producono sull’offerta interna di moneta.

Il paese deficitario che registra un deflusso di oro può accelerare il meccanismo di

riequilibrio aumentando i tassi d’interesse e adottando politiche creditizie restrittive.

Ciò stimolerà la spinta verso il basso dei prezzi e dei costi nonché richiamerà capitali

dai paesi eccedentari ai paesi deficitari. Vale anche l’opposto nei paesi in surplus.

Prendendo in considerazione un paese il cui rapporto di riserva oro/passività liquide sia pari

a ½ , consideriamo che il sistema bancario presenti la seguente situazione:

ATTIVO PASSIVO

Oro 50 Depositi 50

Impieghi 50 Moneta in circolazione 50

100 100

ORO / PASSIVO = 50 / 100 = ½

Si supponga che il paese registri un afflusso di oro pari a 25:

ATTIVO PASSIVO 2

Oro 75 Depositi 75

Impieghi 50 Moneta in circolazione 50

125 125

Il rapporto di riserva oro/passività liquide aumenterà da ½ a 3/5 (perché oro=75 e

passivo=125) quindi il sistema bancario avrà la possibilità di espandere la propria attività

creditizia; gli impieghi potranno salire da 50 a 75, riportando il rapporto a ½ che costituiva

il limite legale:

ATTIVO PASSIVO

Oro 75 Depositi 75

Impieghi 75 Moneta in circolazione 75

150 150

In sostanza con il meccanismo descritto vengono affrontati e risolti, congiuntamente, i

problemi relativi alla distribuzione dell’oro, alla circolazione monetaria e al cambio.

Questo meccanismo riequilibratore trova la sua giustificazione nel principio basilare della

variazione dei prezzi relativi in risposta ai movimenti dell’oro e ciò provoca effetti

compensativi sul livello delle importazioni e delle esportazioni. La bilancia commerciale di

un paese si può ritenere legata da una relazione inversa con il livello generale dei prezzi

interni, tale che un deflusso di oro comporta una diminuzione dell’offerta interna di moneta,

una riduzione dei prezzi e quindi un miglioramento della bilancia dei pagamenti.

Analogamente un aumento del livello dei prezzi interni determina un peggioramento della

bilancia dei pagamenti e il deflusso di oro che ne consegue ha l’effetto di ridurre l’offerta

interna di moneta. Nel regime di gold standard l’aggiustamento poggia su alte elasticità al

prezzo delle esportazioni e delle importazioni nei paesi in deficit e in surplus, tale che il

volume delle esportazioni e delle importazioni risponda pienamente e in misura significativa

alle variazioni dei prezzi. IL RUOLO DELLA GRAN BRETAGNA

La vita relativamente lunga del sistema dei tassi di cambio fissi, nell’ambito del regime del

gold standard e l’esistenza di una cooperazione internazionale dei singoli paesi durante i

periodi di crisi consentirono di evitare l’effetto di attacchi sferrati nei confronti delle parità

auree. Il processo di aggiustamento non ha quel carattere automatico come descritto dallo

schema teorico di funzionamento. La natura non automatica del processo equilibratore può

essere analizzato facendo riferimento a varie motivazioni:

 Innanzitutto, tranne in casi eccezionali che prevedono il reale trasferimento di oro, i

regolamenti internazionali avvengono per mezzo di crediti a breve termine; inoltre, 3

nel periodo di maggiore sviluppo del gold standard, era in realtà la moneta fiduciaria

che dominava l’evoluzione dello stock monetario e che alimentava il grosso delle

esigenze monetarie.

 Le banche centrali dei principali paesi commerciali tendono a neutralizzare le

conseguenze dei movimenti dell’oro sull’offerta interna di moneta, violando in tal

modo le cosiddette regole del gioco.

 Il terzo aspetto è quello relativo ai movimenti di capitale: tali movimenti hanno

svolto un ruolo di compensazione rispetto agli avanzi e ai disavanzi delle partite

correnti, specialmente per quanto riguarda i paesi in forte sviluppo, i quali hanno

potuto finanziare i loro deficit in conto corrente mediante l’importazione di capitali

dai paesi dell’europa occidentale.

In definitiva il gold standard è caratterizzato da una significativa stabilità dei tassi di cambio

e dall’assenza di particolari turbative. La sincronizzazione tra le politiche monetarie e

creditizie è però da attribuire alla capacità di evitare ex ante divergenze notevoli dei costi e

delle politiche monetarie che avrebbero consentito a questi squilibri di svilupparsi. Le

pressioni inflazionistiche si riversavano direttamente nei disavanzi della bilancia dei

pagamenti, piuttosto che in aumenti incontrollati dei livelli interni dei prezzi, dei costi e dei

salari. Tali disavanzi inducevano correlativi trasferimenti monetari del sistema bancario

nazionale alle banche estere, riducendo la liquidità delle banche nazionali e quindi la loro

capacità di perseguire politiche di espansione del credito. L’armonizzazione delle politiche

monetarie e creditizie è però resa possibile dalla posizione di assoluta egemonia della Gran

Bretagna nel campo finanziario e valutario. Si può affermare che il gold standard funziona

come sistema monetario internazionale in quanto il mercato di Londra riesce a coordinare e

ad amministrare lo svolgimento dei sistemi monetari nazionali. In virtù di questa posizione

dominante una percentuale consistente dei pagamenti internazionali fu regolata in sterline.

L’INSTABILITA’ MONETARIA DEL PERIODO INTERBELLICO

I venti anni che intercorrono tra le due guerre mondiali rappresentano un periodo di

profondo sconvolgimento del sistema monetario internazionale in uno stato d’instabilità

economica e finanziaria, caratterizzato da controlli sui cambi, dazi doganali, svalutazioni

competitive, rivalutazioni e autarchia monetaria. Già nel corso del primo conflitto mondiale

l’enorme incremento della circolazione monetaria connessa al finanziamento delle spese di

guerra provocò la sospensione del gold standard. L’inserimento di limitazioni alla

convertibilità monetaria consente di contenere le oscillazioni dei tassi di cambio. La

flessibilità del tasso di cambio non fu di certo positiva: il sistema non riesce a funzionare

adeguatamente e crea grande instabilità e incertezza. I tassi di cambio fluttuanti non

riescono a ripristinare un andamento competitivo dei prezzi e dei costi fra le principali

ragioni di scambio, a favorire l’adozione di politiche monetarie per determinare un

equilibrio durevole nell’andamento delle bilance dei pagamenti; al contrario, essi 4

stimolarono movimenti speculativi di capitale a breve. Anche se i vari paesi si mostrano

disposti a un eventuale ritorno al gold standard, la mancanza di una cooperazione politica

internazionale impedisce il compimento di passi in questa direzione, dopo il 1918

l’incremento delle domande interne genera le condizioni per la crescita economica.

L’occupazione, i prezzi e i salari crescono rapidamente. In germania la situazione è una

delle peggiori, l’iperinflazione dal 1922 fa aumentare i prezzi di 1500 volte! L’inflazione

che interessa l’europa occidentale è originata dalla devastazione fisica e delle distorsioni

finanziarie realizzatesi durante la guerra. I paesi europei sono costretti a far riscorso ad ampi

deficit di spesa. Tuttavia, intorno alla fine degli anni venti, il processo verso il ritorno a un

sistema di cambi fissi e alla convertibilità della moneta può ritenersi compiuto.

Il sistema monetario internazionale assume però i caratteri non del gold standard quanto del

gold Exchange standard (sistema a cambio aureo), ossia le banche centrali vengono

autorizzate a mantenere le loro riserve non solo in oro, ma anche sotto forma di divise estere

(dollari e soprattutto sterline) per far fronte all’insufficienza di oro in rapporto ai crescenti

bisogni monetari. La Gran Bretagna dichiara ufficialmente il ritorno al sistema aureo con il

Gold standard act del 1925. Il ritorno alla vecchia parità aurea suscita vivaci polemiche,

soprattutto del fatto che la valutazione della sterlina rendeva più acuta la recessione in atto

nel paese. Numerosi esperti affermarono che la Gran Bretagna doveva accettare il

deprezzamento che si era realizzato; molto vivace fu soprattutto la polemica di Keynes, il

quale considera l’oro uno strumento monetario superato perché non darebbe la completa

stabilità dei prezzi interni e potrebbe solo dare una completa stabilità dei cambi esteri.

Keynes sviluppò il concetto di un sistema in grado di mantenere i vantaggi della stabilità

delle monete locali dei vari partecipanti al sistema, e di assicurare allo stesso tempo a ogni

partecipante un’adeguata autonomia locale sul saggio d’interesse interno e sul volume dei

prestiti all’interno. Egli suggerisce la creazione di un’autorità sovranazionale alla quale

vengono collegati un certo numero di sistemi monetari nazionali, con l’obiettivo di

amministrare il valore dell’oro su scala mondiale. La decisione assunta dalle autorità

britanniche circa il ritorno alla parità d’anteguerra non tiene nella dovuta considerazione i

profondi mutamenti strutturali verificatisi nelle economie dei diversi paesi nel corso e prima

della guerra.

I fatti che hanno portato alle difficoltà del ripristino del sistema aureo sono:

1) la perdita della Gran Bretagna del suo predominio economico,

2) la concentrazione delle riserve auree da parte degli stati uniti,

3) l’indebitamento inglese sul mercato a breve termine,

4) la nascita di un’altra grande piazza finanziaria internazionale (New York),

5) il fatto che alcune monete, come la sterlina, abbiamo fissato la loro parità al valore

prebellico determinando condizioni oggettivamente squilibrate nel mercato dei cambi

(dove monete sopravvalutate si contrappongono a monete sottovalutate, con

conseguente alterazione delle bilance dei pagamenti). 5

Lo scoppio della grande crisi del 1929-1931 e il fallimento di alcuni importanti istituti

bancari che detenevano ingenti quantità di saldi in sterline, determinarono la fuga dalla

moneta inglese. L’Inghilterra è costretta ad abbandonare il sistema aureo e a dichiarare

l’inconvertibilità della sterlina, la quale è costretta a subire una forte svalutazione. L’oro

confluisce degli USA, che continuano a rimanere saldamente ancorati al gold standard.

L’esempio britannico viene seguito da un numero considerevole di paesi e il sistema

monetario internazionale cessa così di funzionare. Solo i paesi europei del cosiddetto

“blocco aureo” restano fermamente agganciati all’oro, ma solo per pochi anni: nel 1933 il

blocco aureo perde il suo membro principale: gli USA. Il presidente Roosvelt richiese ai

possessori di oro di consegnarlo alla federal reserve bank al prezzo legale di 20,67 dollari

per oncia. Con l’approvazione del gold reserve act nel 1934, il prezzo dell’oro viene portato

a 37 dollari l’oncia e questo processo raggiunge il suo apice. Il periodo interbellico è

caratterizzato da un generale disordine monetario: i controlli valutari, le politiche

protezionistiche, gli accordi commerciali bilaterali, i contingentamenti e le svalutazioni

concorrenziali. Il problema in tutto questo è che gli USA non hanno né l’esperienza né la

volontà di coordinare e gestire un sistema che non avevano contribuito a formare. In

aggiunta, la loro attenzione è fondamentalmente rivolta alla soluzione di problemi nazionali,

al perseguimento di obiettivi interni, anziché al fvorimento della stabilizzazione monetaria

internazionale. CAPITOLO II

IL REGIME DEI CAMBI FISSI MA MODIFICABILI

Il regime dei cambi fissi può assumere anche la forma del gold Exchange standard. Secondo

tale sistema, ufficializzato nel 1944 con gli accordi di Bretton, ogni paese ha l’obbligo di

definire la parità della propria moneta in termini di oro oppure in dollari degli USA del peso

e del titolo di gr. 0,88867 di oro fino. Il dollaro USA è l’unica moneta ad avere un effettivo

collegamento con l’oro; le monete degli altri paesi dell’ accordo possiedono invece una

parità aurea indiretta, essendo il loro valore rapportato in prima istanza a quello del dollaro.

Dal punto di vista della liquidità internazionale le riserve costituite da oro e da dollari fermo

restando l’obbligo per le autorità statunitensi di garantire la convertibilità in oro dei dollari

posseduti dalle banche centrali dei diversi paesi, al prezzo ufficiale di 35 dollari l’oncia. Il

dollaro viene così ad assumere la duplice funzione di strumento di riserva e di mezzo dei

regolamenti internazionali.

Per quanto riguarda il meccanismo di aggiustamento, esso presenta una minore rigidità

rispetto al sistema aureo del periodo precedente, all’interno del quale i tassi di cambio erano

determinati dai cosiddetti punti dell’oro. Nell’attuale sistema i paesi aderenti debbono 6

mantenere i tassi di cambio entro una banda di oscillazione dell’ 1% al di sopra o al di sotto

della parità. Nel caso in cui i tassi raggiungono il margine superiore o inferiore le autorità

monetarie intervengono sul mercato delle valute per stabilizzarli e riportarli entro i limiti

prefissati. Ciò avviene attraverso la vendita di valuta contro moneta nazionale oppure

mediante l’acquisto di valuta in cambio di moneta nazionale.

Sull’ascissa abbiamo la quantità di valuta domandata e offerta, sull’ordinata abbiamo il

tasso di cambio lira/dollaro espresso in lire. DD e SS sono rispettivamente la domanda di

valuta dei residenti italiani per l’acquisto di beni prodotti negli USA e l’offerta di valuta dei

residenti americani per l’acquisto di beni prodotti in Italia. a e c sono i margini di

oscillazione verso l’alto (a) e verso il basso (c) della lira nei confronti del dollaro; se ad

esempio la domanda di valuta aumenta facendo spostare la curva da D a D’, la lira subisce

un processo di svalutazione, tale da spingere il tasso di cambio verso il margine a (o

addirittura superarlo, fino al punto b). a questo punto risulta necessario l’intervento della

banca centrale italiana per l’immissione di dollari sul mercato, al fine di incrementare

l’offerta e di ridurre la pressione sulla domanda di valuta, così riportando il cambio ent

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fricassè di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Mauro Giuseppe.
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