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Politica economica 2º parziale – Mercato e meccanismi

Lezione 1

La realizzazione di un obiettivo sociale dipende dalla cooperazione di tutti.

Esempio: Scelte decentrate e informazione

Obiettivo: appuntamento a Londra

Strumenti: Auto, aereo, treno, etc.

Informazione: L’altro ha davvero il desiderio di venire all’appuntamento?

Se l’obiettivo è andare a Londra da solo, questo è un obiettivo che dipende solo dalla mia volontà. Se invece l’obiettivo è un appuntamento, dipende anche dalla volontà dell’altro. Le preferenze di una persona sono un'informazione privata. Se entrambi mantengono la promessa e rivelano la loro informazione privata, cioè il desiderio di venire all’appuntamento, allora l’equilibrio realizza l’obiettivo comune: quindi l’equilibrio è implementabile e l’obiettivo decentralizzabile (cioè realizzabili da libere scelte individuali).

L’obiettivo sociale della riduzione della disoccupazione è decentralizzabile e implementabile? Potrebbe essere decentralizzabile ma non implementabile. Questo fenomeno ci viene confermato ulteriormente nei grafici dell’Eurobarometro. Abbiamo che i due punti più importanti in Europa attualmente sono la disoccupazione e la situazione economica, ciò nonostante per ogni stato la situazione è diversa perché per esempio la Germania ha un livello di disoccupazione contenuto rispetto a stati come per esempio l’Italia e la Grecia. La Germania considera più urgente il problema di disoccupazione e dopo il debito pubblico. In Grecia la disoccupazione era molto rilevante, ma in Germania ci si era preoccupati della disoccupazione dell’aumento dei prezzi e in Spagna nel 2007 ci si preoccupava della casa. In Italia il crimine era la questione più sensibile. Quindi le preoccupazioni a livello di società cambiano. Ci preoccupiamo non tanto per gli aspetti politici, ma perché ogni settore è un obiettivo.

Decentramento

Lezione 2 – Economia di comando ed economia decentrata

Economia di comando (pianificata): Se l’obiettivo riguarda un singolo decisore, un “pianificatore”, la soluzione riguarda la scelta di una variabile di controllo, ottimale rispetto all’obiettivo desiderato.

Economia decentrata (di mercato): al suo interno vi sono economie di comando. Se la decisione riguarda anche una molteplicità di decisori, il problema che ci si pone è: a quali condizioni l’aggregazione dei comportamenti e scelte individuali produce lo stesso risultato del “pianificatore”?

Noi viviamo in economie decentrate, ma al loro interno esistono economie di controllo. Nelle economie di comando, vengono imposti degli ordini da eseguire, ma chi mi assicura che verranno eseguiti? Le economie di comando per eccellenza sono:

  • Unione Sovietica
  • L’impresa (il CEO)
  • La Banca Centrale Europea: dalla crisi del 2008 il suo ruolo è cambiato e non è più chiaro se sia o meno un'economia di comando.

La Cina oggi è un misto tra economia di comando e economia di mercato tradizionale. Il decentramento delle decisioni economiche è inevitabile, perché non viviamo più in un mondo di autarchia, alla Robinson Crusoe su un’isola deserta (è un’economia di comando). Viviamo in un mondo in cui la divisione del lavoro consente un miglior tenore di vita: nessuno è capace di fare ogni cosa. Tutti abbiamo bisogno della cooperazione degli altri, con un coordinamento volontario o involontario (“mano invisibile” del meccanismo di mercato).

Passaggio dall'economia di comando all'economia decentralizzata

Vi è poi il passaggio:

  • Dall’economia di "un economista che comanda" (l’approccio strumenti–obiettivi) di Tinbergen, che ha fornito molti contributi e dice che nei modelli di mercato l’obiettivo è l’efficienza di tipo paretiano. Egli sostiene che: “L’insieme di equazioni strutturali [che rappresentano il funzionamento di un’economia] è il medesimo per i problemi di politica economica e per i tradizionali problemi di teoria economica. Ma l’uso fatto di queste equazioni è differente. Nei problemi tradizionali, gli strumenti politici sono fra le grandezze date e gli obiettivi le incognite. Nella teoria della politica economica queste due categorie invece si scambiano; in un certo senso, il problema è invertito.”
  • All’economia "decentralizzata" (l’approccio dei meccanismi) di Hurwicz, il quale sostiene che vi è un vincolo degli incentivi che deve essere soddisfatto.

Nel 1972, Hurwicz propone l’approccio dei meccanismi sulla base delle seguenti 5 ipotesi:

  • Le decisioni economiche sono decentrate.
  • Gli individui hanno “informazioni private”.
  • Esiste un “vincolo degli incentivi”, che va soddisfatto affinché gli individui rivelino le loro “vere” informazioni private. È un vincolo in più rispetto al vincolo di bilanci, cioè non si può consumare di più del reddito. È molto importante nei rapporti principale-agente.
  • Un “meccanismo” è definibile come un quadro di istituzioni e accordi, formali e informali, regole sulla cui base gli individui decidono.
  • Il “disegno” di un meccanismo appropriato all’obiettivo diventa perciò la “soluzione” per l’implementazione dell’obiettivo.

Hurwicz infatti stabilisce che la politica economica ha obiettivi di tipo sociale come l'equità, lo sviluppo, il coordinamento e l'equilibrio che realizza attraverso strumenti - meccanismi come mercato, prezzi, politica fiscale ecc. ma è anche vincolata da vincoli come il vincolo delle risorse degli incentivi, come quello del principale, e agente e dal vincolo dell'incertezza.

Diagramma commutativo

Un obiettivo sociale è implementabile, come un equilibrio di coordinamenti, se F(C) = h(s(C)).

Caratteristiche esogene (C) : Obiettivo (O) : O = F(C) = h(s(C)).

- Preferenze Socialmente desiderabile

- Tecnologie

- Dotazione iniziale EQUILIBRIO (E= s(C))

Strategie s(C) comportamenti h(E)

Di comportamento di individui, date le regole del “gioco” e le informazioni private s(C) è una corrispondenza h(E) è una funzione.

Dal grafico sopra si capisce che il pianificatore ha un obiettivo socialmente desiderabile. Date le caratteristiche, un soggetto adotterà delle strategie per raggiungere un obiettivo, che sarà o meno in equilibrio. L’equilibrio si realizza se sono date le informazioni private, le regole del gioco e il comportamento degli individui. C sono le caratteristiche esogene. Questo diagramma riassume tutti i ragionamenti. Il vincolo degli incentivi significa: - che bisogna tenere conto se il comportamento di ogni individuo corrisponde davvero alle sue caratteristiche, e che il concetto di pareto-efficienza va sostituito da quello vincolato, appunto dal vincolo degli incentivi.

Obiettivi, strumenti-meccanismi, vincoli

Obiettivo Strumenti Vincoli

- Mercato e prezzi COORDINAMENTO - Accordo diretto e norme sociali (volontario e involontario) - Complementarietà strategica e aspettative - Prezzi, beni privati, concorrenza EQUILIBRIO ed EFFICIENZA - Finanziamento dei beni pubblici e meritevoli Vincolo delle risorse Vincolo degli incentivi (principale-agente) Vincolo dell’incertezza - Beni comuni - Politica fiscale e sistemi di sicurezza EQUITÀ sociale - Reti familiari e sociali - Diritti e disuguaglianze - Innovazione - Finanziamento imprese e politica SVILUPPO monetaria - Investimenti (capitale, lavoro e istruzione).

L’impresa come “meccanismo” di regole informali

Il meccanismo è l'insieme di regole che hanno la proprietà di individuare e di favorire un equilibrio involontario per un numero elevato di soggetti, ciascuno dei quali decide singolarmente. L'approccio come meccanismo della politica economica è proposto nel 1972 da Hurwicz sulla base delle seguenti ipotesi:

  1. Le decisioni economiche sono decentrate.
  2. Gli individui hanno informazioni private.
  3. Esiste un vincolo degli incentivi che va soddisfatto affinché gli individui rivelino le loro vere informazioni provate.
  4. Un meccanismo è definibile come un quadro di istituzioni e accordi, formali e informali, regole sulla cui base gli individui decidono.
  5. Il disegno di un meccanismo appropriato all'obiettivo diventa perciò la soluzione per l'implementazione dell'obiettivo.

Il CEO propone un obiettivo di EBITDA (profitti lordi prima delle imposte) per l’impresa: per la realizzazione di tale obiettivo è necessario il coordinamento decentrato di migliaia di lavoratori. Il compito centrale del CEO è quello di proporre regole del “gioco” compatibili con l’incentivo per ciascuno a rivelare le sue “capacità”: cioè di motivare sul piano monetario e non. Se alla fine dell’anno l’EBITDA viene raggiunto, questo significa che il CEO ha saputo proporre regole che hanno fatto convergere migliaia di decisioni decentrate verso l’obiettivo comune.

Nelle imprese l’amministratore delegato deve avere la capacità di: individuare i collaboratori giusti, la cui individuazione dipende dalla proposta che gli viene offerta, e saper motivare le persone.

Confronto tra “strumenti-obiettivi” e “meccanismi-obiettivi”

Le analogie e le differenze, fra la teoria dei meccanismi e l’approccio strumenti-obiettivi possono essere così sintetizzate. La visione dell’organizzazione economica è simile, ma per Tinbergen è più orientata al ruolo del “pianificatore” mentre per Hurwicz è più rivolta al decentramento decisionale, di mercato e non. In entrambi gli approcci gli obiettivi sociali sono il punto di partenza dell’analisi. Anche secondo Hurwicz “il nostro punto di vista fondamentale è quello di considerare il meccanismo come il valore di una variabile, da risolvere come “l’incognita” di un problema” ... in un problema di disegno, la funzione obiettivo è il principale “dato”, mentre il meccanismo è l’incognita.” Nelle equazioni, le incognite sono i meccanismi mentre gli obiettivi sono dati. I prezzi sono l’elemento fondamentale per i meccanismi di mercato che è fondamentale, ma non è l’unico meccanismo.

Le forme della cooperazione

Possono essere:

  • La cooperazione è involontaria: quando, secondo la celebre metafora di Adam Smith, i soggetti sono spinti da una “mano invisibile” che nel perseguire un interesse individuale li spinge inconsciamente a perseguire un interesse collettivo. Il soggetto che persegue il suo interesse individuale può perciò perseguire inconsapevolmente un interesse sociale. Il problema è quello di individuare se esiste un “meccanismo” che realizza la coincidenza fra interessi individuali e collettivi.
  • La cooperazione può essere anche volontaria e realizzarsi in forma diretta di una decisione deliberativa, cioè di un dialogo che porta a raggiungere un comune accordo, rafforzato dalla condivisione di valori comuni (common knowledge).

Il coordinamento e la cooperazione

Il coordinamento è un obiettivo socialmente desiderabile perché consente la cooperazione, volontaria o involontaria, fra soggetti con capacità e competenze complementari. In una società nessuno è del tutto autosufficiente e per questo tende a specializzarsi nelle attività in cui è più capace e ha un maggior potere d’acquisto, con il limite che “la divisione del lavoro è limitato dall’estensione del mercato”. (esempio: fabbricazione degli spilli di Adam Smith fornisce una visione sulla divisione del lavoro; la produzione aumenta se esiste un certo grado di divisione del lavoro, cioè se uno tot di operai si specializzava in qualcosa, ma questa è limitata dall’estensione del mercato).

Il “meccanismo” di mercato e politico

(compatibile con l’incentivo a rivelare le informazioni private) Strumenti, regole – Obiettivi intermedi

  • Mercato-sistema dei prezzi
  • Diritti economici
  • Politica monetaria Unione Europea
  • Politica fiscale e Stato italiano (rappresentanza degli interessi e monopolio della forza) Coordinamento
  • Preferenze Equilibrio – Efficienza
  • Tecnologia Equità
  • Dotazione iniziale Sviluppo

Vincoli di informazione incerta

Meccanismo di equilibrio di coordinamento - Quali obiettivi? Chi e come decide? Quali strumenti? Quali criteri di performance?

Un “gioco” di coordinamento: la “battaglia dei sessi”

Montagna Mare
LUI Montagna 3*, 2* 0,0
0,0 2*, 3*

Una coppia deve decidere se andare in montagna oppure al mare. Dai valori della matrice dei payoff risulta che LUI preferisce la montagna, LEI preferisce il mare, ma per entrambi la soluzione peggiore è di non andare in vacanza insieme. Esistono due equilibri Nash, evidenziati da un asterisco, e la domanda è se esiste un meccanismo per selezionare l’equilibrio migliore. Poiché entrambi sono legati da un rapporto d’affetto, le preferenze individuali contano, ma conta altrettanto far felice l’altra/o: la soluzione può perciò essere trovata se i due si parlano. Parlandosi si scambiano informazioni, opinioni, senza costo e questa modalità è chiamata “cheap talk”: lo scambio di informazioni senza costo deve essere tuttavia anche credibile e in questo caso la credibilità è dato dalla forza del rapporto affettivo. Questo è un esempio di coordinamento con 2 equilibri di Nash che non dipendono da un vettore di prezzi e non sono dettati da un interesse individuale.

L’equilibrio di Nash: è un equilibrio per il quale tutti i giocatori scelgono la migliore strategia o risposta, considerando come date le strategie degli altri operatori.

Meccanismi e mercato

Lezione 3

L’equilibrio di un mercato di puro scambio per beni privati puri come “meccanismo” e “disegno” del meccanismo (walrasiano).

Il mercato è un “meccanismo” e l’obiettivo di questo meccanismo è l’equilibrio fra domanda ed offerta per ogni bene (domanda ≤ offerta). Lo strumento è il sistema dei prezzi dove i prezzi sono “dati” (parametrici) forniti da un fittizio “banditore” (walrasiano: da Léon Walras) ai soggetti che desiderano acquistare o vendere. L’economia è quindi decentrata dove ognuno può scegliere. Il banditore comunica ai soggetti un vettore di prezzi che, in modo decentrato, fanno proposte di acquisto o di vendita per ogni bene, sulla base delle loro preferenze. Se il vettore dei prezzi non è quello di equilibrio, per alcuni beni la domanda supera l’offerta e per altri avviene l’opposto così il “banditore” formula un nuovo vettore alzando i prezzi quando la domanda è maggiore dell’offerta e viceversa (per tentativi ed errori - tâtonnement). Se il vettore non è quello di equilibrio non può avvenire nessuna transazione. Il banditore continua però a proporre nuovi vettori di prezzi fino a quando individua quello per cui la domanda è uguale (non superiore) all’offerta per ogni bene. A questo punto ogni soggetto può procedere allo scambio.

Riepilogo: Per esistere questo meccanismo devono esserci i prezzi, infatti:

  • Se domanda = offerta –> ho un vettori di prezzi di equilibrio.
  • Se domanda > < offerta –> vettore dei prezzi non è in equilibrio quindi, alzo o diminuisco i prezzi. Non è permesso scambiare se la domanda ≠ dall’offerta.

Il disegno del meccanismo di mercato, fin qui descritto, consente di implementare l’obiettivo sociale dell’equilibrio aggregazione di scelte decentrate. Ci sono tre condizioni fondamentali per il funzionamento di un’economia di mercato:

  • Esistenza del meccanismo: servono due proprietà:
    • La continuità delle funzioni di domanda e di offerta.
    • L’esistenza di un punto fisso che garantisce la convergenza e consente ai prezzi di muoversi sempre più vicino al punto di equilibrio.
  • Unicità: se l’economia è regolare –> a piccole variazioni delle dotazioni iniziali, corrispondono piccole variazioni dei prezzi. Infatti, ogni economia regolare ha un numero dispari e finito di equilibri.
  • Stabilità: quando non esistono scambi fuori dall’equilibrio. Un'economia di mercato può essere instabile? Non è mai stata data una risposta convincente. In quanto noi da anni viviamo in un'economia instabile. Non si garantiscono le stabilità. Se gli equilibri sono più di uno si ha un problema perché bisogna sceglierli.

L’inflazione è un obiettivo socialmente desiderabile? Sì, la si vuole vicino al 2% per motivi legati alla dinamica inflazionistica.

Il “disegno”, cioè le “regole” del meccanismo di mercato sono tre:

  1. I prezzi sono parametrici, cioè esogeni e dati. Cioè l’impresa non ha alcun potere di determinazione dei prezzi (il che esclude le forme di mercato dalla concorrenza monopolistica al monopolio).
  2. Gli scambi sono consentiti solo ai prezzi di equilibrio: non sono consentiti scambi “fuori” dall’equilibrio (nessun “faux prix”).
  3. Vale la “legge della domanda e dell’offerta”.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LatiLeo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Campiglio Luigi.
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