Politica economica 1° parziale – Crisi economica
Lezione 1
Il prodotto interno lordo (PIL) è definito come il valore monetario totale di beni e servizi finali prodotti in un Paese da parte di operatori economici residenti e non residenti durante un certo periodo di tempo, di regola l’anno o il trimestre.
PIL del 2014 in Italia: 1.616.048 miliardi.
Il PIL è:
- Prodotto: cioè la produzione totale di beni e servizi FINALI (destinati ad uso immediato e non rientrano come dell'economia, diminuita dei consumi intermedi ed aumentata delle imposte nette sui misura intermedia) prodotti.
- Interno: in quanto comprende il valore dei beni e servizi prodotti all'interno di un paese (indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce).
- Lordo: perché è al lordo degli ammortamenti (per ammortamento si intende il procedimento con il quale si distribuiscono su più esercizi i costi di beni a utilità pluriennale).
Il PIL è legato alla domanda fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti: è il PIL sono i consumi finali, è la spesa dello Stato, gli investimenti privati, le esportazioni, le importazioni. Il volume del PIL globale negli ultimi anni è diminuito, in quanto sono diminuiti i consumi (C), gli investimenti (I) e la spesa pubblica (G); provocando un aumento della disoccupazione e una riduzione dell’occupazione.
→ Tutto questo può essere però compensato con un aumento delle esportazioni (X).
Estero: consideriamo estero tutto ciò che è fuori dall’Italia, l’UE è considerato intraeuropeo. Notiamo dal grafico che il volume del PIL nel 2014 è diminuito al di sotto del 2000. Gli investimenti del 2014 sono diminuiti di circa il 3%. I settori maggiormente condizionati dalla diminuzione del PIL sono costruzioni, agricoltura e pesca.
→ Il saldo primario nel 2014 è l’1,6% del PIL - (differenza tra entrate e uscite [- interessi]) per l’Italia è positivo.
Crisi in Italia
Italia break strutturale da qui l’economia italiana è cambiata qui abbiamo le due grandi recessioni italiane 1999 2008 2012 2014. I prezzi aumentano, redditi alti, PIL crisi normali, disoccupazione bassa. I prezzi non diminuiscono sono rigidi e diminuisce l’inflazione PIL potenziale.
I cicli economici dal dopoguerra sono crisi brevi di circa 1-2 anni, con periodi di espansione e crescita più lunghi. (Cicli normali). L’inflazione (π) è l'aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere d'acquisto della moneta.
Il tasso di variazione (su base mensile) può essere:
- CONGIUNTURALE al tempo (Pt)/(Pt-1), rispetto al mese precedente.
- TENDENZIALE al tempo (Pt)/(Pt-12), rispetto all’anno precedente.
100 = 2010 2011 2012 2013 2014 100 101.2 102 103.9 103.8 +1.2% +0.7% +1.8% -0.1%
Inflazione e Deflazione
Deflazione: una diminuzione del livello generale dei prezzi. Il fenomeno opposto si definisce inflazione. La deflazione non va confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione. La stabilità dei prezzi è circa 2% di ciò si occupa la BCE.
→ Noi siamo vicini allo 0. Siamo vicini alla deflazione. Noi NON sappiamo come reagire all’inflazione; Il Giappone è in deflazione da 20 anni.
Il saldo primario
Nella contabilità nazionale, il saldo primario è la differenza tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche. Se tale differenza è negativa, ovvero se le spese (escluse quelle per interessi) superano le entrate, si parla di disavanzo primario, altrimenti si parla di avanzo primario. Formalmente, quindi: SP = T-G dove SP è il saldo primario, T le entrate (prevalentemente le imposte e i contributi sociali), G le spese al netto degli interessi.
Disavanzo primario: entrate – (spese – interessi). Nel caso della Grecia il disavanzo/avanzo dello stato sarebbe in avanzo se non ci fossero da pagare gli interessi. La Grecia è paragonabile al Missuri (stessa situazione di crisi) la differenza sta nel fatto che se la Grecia fallisce la condizione Europea diventa a rischio, mentre se il Missuri fallisce gli Stati Uniti non risentono di questo fallimento.
Partite correnti
Partite correnti di beni, servizi e trasferimenti: rappresenta la differenza tra i flussi di esportazioni e i flussi di importazioni. Le partite correnti sono il saldo di questi tre documenti:
- La bilancia commerciale
- La bilancia dei servizi
- La bilancia dei trasferimenti
Il tasso di disoccupazione
Si rivela su base mensile come il tasso di variazione, è destagionalizzato e è il numero di disoccupati diviso le forze lavoro. → Nel 2007 il rapporto Debito/PIL era 99,7 poi è arrivata la crisi e questo rapporto è aumentato, causando una doppia recessione. Nel 2014 (oggi) il rapporto Debito/PIL è 132,1, e le previsioni per il 2015 sono una continua crescita. Se togliamo le spese per interesse passiamo dal Deficit ad un disavanzo primario positivo. La stabilità dei prezzi è un tasso dei prezzi vicino al 2% e di questo si occupa la banca centrale europea. Si ha un problema di caduta del tasso di inflazione in Europa e questo ha delle conseguenze a cui non siamo preparati.
Unione Europea
Lezione 2
Ci colleghiamo al problema della Grecia. Attualmente vi è in corso una contrattazione: parametro rapporto Debito/PIL → quello della Grecia è elevato.
D/Y = 150 (Grecia) = 13,5 (Italia) D = Debito → misura di stock (somma di tutti i disavanzi passati) Y = PIL → misura di flusso.
Il rapporto Debito/PIL può essere diminuito (il livello stipulato è il 60%) sia con una riduzione del numeratore che con un aumento del denominatore. Il rapporto Debito/PIL è importante perché, se ad esempio è pari a 150, è il tasso d’interesse richiesto sui titoli di stato è il 6%, è necessario avere un avanzo primario del 9% sul PIL solo per poter pagare gli interessi, a residenti nazionali o internazionali.
Confronto tra BCE e FED
- BCE → ha un solo mandato, la stabilità dei prezzi con tasso di inflazione vicino al 2% dell’indice armonizzato
- FED → ha due mandati, la stabilità dei prezzi con target del 2% e la piena occupazione. In Europa non vi è l’obiettivo della piena occupazione se non in modo indiretto.
Nel caso dell’Unione Europea i concetti chiave sono:
- Sovranità nazionale: che viene conservata in virtù del principio di sussidiarietà, in base al quale se un soggetto realizza meglio un obiettivo allora è meglio se lo fa lui. Questo concetto è cambiato per una serie di aspetti che hanno a che fare con la libertà di movimento.
- Politica monetaria: nel 1999 entra l'euro e nasce una politica monetaria europea e non più una politica monetaria nazionale.
- Politica fiscale: ha l'obiettivo del rapporto debito PIL. Queste ultime due politiche sono più centralizzate negli aggregati totali (soprattutto nel 2008).
In Europa le principali istituzioni sono:
- Parlamento europeo: è importante ma non ha lo stesso potere del parlamento italiano
- Consiglio europeo: è l'assemblea di tutti i capi del governo
- Commissione europea: è un organismo più importante del parlamento
- Corte di giustizia: organismo molto importante, ci si può appellare da parte dei cittadini
- Banca centrale europea (BCE): ha un’operatività più diretta rispetto al parlamento
- Banca europea degli investimenti (BEI): organismo molto importante perché ha come obiettivo quello di promuovere gli investimenti nell’UE.
Questi organismi sono molto importanti perché consentono all’UE di funzionare.
Concetto di libertà
All'interno dell'unione europea sono garantite le quattro libertà fondamentali. Le libertà garantite sono la libertà di movimento: di merci, dei servizi, dei capitali e delle persone fisiche e giuridiche.
Vi sono poi altre libertà fondamentali:
- Le due libertà fondamentali di Rawls: libertà di coscienza e libertà politica
- Le quattro libertà fondamentali di Roosevelt: libertà di parola ed espressione, libertà di religione, libertà del bisogno, libertà della paura.
All’interno dell’area dell’unione monetaria europea esiste un sistema comune di prezzi, confrontabili sulla base dell’euro come moneta unica nonché il riconoscimento ad ogni cittadino della tutela delle quattro libertà, così come di qualunque diritto di carattere europeo. L’Europa non è quindi uno Stato sul piano politico, anche se ne ha le caratteristiche sul piano economico.
(+ vedi libro capitolo 10. 1-4)
Con il trattato di Maastricht, entrato in vigore il 10 gennaio 1993, è stata istituita l’Unione europea, con la partecipazione di 15 stati: si è così aperta una fase politica nuova nel rapporto fra gli Stati europei poiché rappresenta una evoluzione in direzione di un assetto federale dell’Europa. Il federalismo rappresenta una forma di organizzazione dello Stato e del potere politico; le forme del federalismo sono molteplici e rispecchiano specifiche evoluzioni storiche: la federazione si compone di Stati che decidono di cedere volontariamente parte della loro sovranità per attribuirla a uno Stato federale che gode a sua volta di sovranità, mentre la confederazione rappresenta un accordo fra Stati in vista di un obiettivo comune, senza alcuna cessione di sovranità. L’Unione europea rappresenta una forma intermedia di organizzazione federale, i due più importanti elementi di federalismo sono collegati a:
- Moneta unica: modello confederale e funzionale dell’Europa ha nella moneta il massimo limite di espansione: la capacità di funzionamento della BCE dipende dall’emergere di un quadro istituzionale che rappresenti la politica fiscale e di bilancio europea.
- Sussidiarietà: principio che colloca le decisioni politiche al livello più basso e vicino ai cittadini, per ogni dato livello di efficienza.
Unione Europea e la pace
- L’obiettivo della pace fra le nazioni è il criterio fondante dell’Unione Europea
- La pace è un “bene pubblico” - è un bene “non escludibile” - è un bene “non rivale”
In quanto bene pubblico, la conservazione della pace richiede un impegno economico, in alcuni casi un sacrificio che possiamo chiamare il “prezzo” della pace.
Debito pubblico
Lezione 3 e 4 – Concetti chiave
- Debito pubblico
- Output gap
- NAWRU e NAIRU
Il calcolo del prodotto potenziale
È una stima delle capacità produttive di un paese per analizzare se utilizza al meglio lavoro e capitale. Questo calcolo viene effettuato con una funzione Cobb-Douglas data dalla combinazione di lavoro, capitale e progresso tecnico.
In termini analitici, la funzione di produzione viene così rappresentata: Y = A ∙ K^α ∙ L^(1−α) dove Y è il prodotto interno lordo in livelli espresso in termini reali, L il lavoro, K il capitale, e α è l’elasticità del prodotto al fattore lavoro; il fattore TFP rappresenta il contributo del progresso tecnologico (o Produttività Totale dei Fattori, Total Factor Productivity) alla crescita economica.
CAB è il saldo (disavanzo o avanzo) di bilancio corretto per il ciclo, questo ci dice il valore che il saldo di bilancio assumerebbe se l’economia avesse raggiunto la piena occupazione. È dato dalla differenza tra entrate ed uscite diviso il PIL, meno l’Output gap (OG). Dove l’Output gap è dato dalla differenza tra il prodotto effettivo e il prodotto potenziale espresso in percentuale del prodotto potenziale, e la differenza tra R e G rappresenta il Budget Deficit (B).
Il disavanzo è corretto per tener conto che l’economia va male. Il Patto di stabilità ha stabilito una regola di politica fiscale per l’Unione europea basata sul disavanzo corretto per il ciclo: la regola prevede un valore di riferimento del 3% del PIL come limite di disavanzo che può consentire di affrontare le normali fluttuazioni cicliche con l’obiettivo di una situazione di bilancio di medio periodo prossima al pareggio o in avanzo. Il consiglio europeo ha altresì stabilito che il bilancio pubblico vada valutato facendo riferimento al disavanzo corretto per il ciclo economico. Non è prevista alcuna correzione del disavanzo per tenere conto dell’inflazione.
Sul piano formale il disavanzo corretto per il ciclo può essere definito da: *D = T(Y) - G
- D è il disavanzo corretto per il ciclo
- G è la spesa pubblica
- T(Y*) sono le entrate pubbliche quando il PIL è al livello naturale di piena occupazione.
Una ulteriore correzione del disavanzo riguarda la correzione per il tasso di inflazione, che riduce il valore reale del debito pubblico circolante. Il disavanzo nominale è definito come: D = i B + G – T
- D è il disavanzo
- I è il tasso di interesse nominale
- G è la spesa pubblica
- T sono le imposte
Il disavanzo corretto per l’inflazione tiene conto del fatto che il valore del debito diminuisce di un valore pari al tasso di inflazione p, moltiplicato per lo stock di debito circolante. D corretto = (i B - p B) + G – T.
Di conseguenza all’aumentare del tasso di inflazione, aumenta anche il disavanzo. → Quanto varia il rapporto Budget Deficit/PIL al variare del PIL? Possiamo calcolare il Budget di piena occupazione attraverso la formula del CAB, calcolando la semi elasticità. Rappresenta la variazione percentuale di una grandezza rispetto ad un'altra. Dopo aver trovato l’elasticità la sostituiamo nella formula del CAB e ricaviamo B/Y. In Italia si stima una elasticità prossima allo zero per il rapporto R/Y e circa -0.5 per G/Y.
Il debito pubblico
Una politica fiscale anticiclica può invece basarsi su stabilizzatori automatici, cioè su una regola fiscale che aumenta automaticamente le spese o riduce la tassazione nella fase recessiva. Un esempio rilevante di stabilizzatore automatico è rappresentato dall’indennità di disoccupazione, il cui ammontare di spesa aumenta nella fase recessiva quando la disoccupazione aumenta e simmetricamente diminuisce la spesa pubblica nella fase esplosiva quando la disoccupazione diminuisce.
La rigidità della spesa pubblica corrente fornisce una fonte stabile di domanda all’economia nel corso del ciclo economico. La rigidità della spesa pubblica fornisce quindi, entro certi limiti, un fattore di stabilità: non si tratta tuttavia di un stabilizzatore automatico nel senso prima definito. Lo scarto dal PIL potenziale rappresenta la base per il calcolo del disavanzo corretto per il ciclo: la Banca centrale europea definisce il tasso di crescita del PIL potenziale come quel tasso di crescita del prodotto che è coerente con la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Uno scarto positivo (negativo) dal PIL potenziale indica che il prodotto effettivo è al di sopra (al di sotto) del livello tendenziale o potenziale del prodotto e indica la possibile presenza (assenza) di pressioni inflazionistiche.
Lo stock di debito pubblico di un paese è la somma dei disavanzi passati e la sua crescita rispecchia un tendenziale squilibrio fra spesa pubblica ed entrate: la dinamica del debito pubblico può influenzare le principali aree economiche.
Il debito pubblico influisce su:
- La distribuzione del reddito: nel caso di un debito privato, il debitore e il creditore sono conosciuti e se il debitore fosse inadempiente il creditore può rivalersi sulle garanzie. Nel caso del debito pubblico, invece, è conosciuto il creditore privato (risparmiatore che acquista titolo di Stato) ma non il debitore pubblico (tutti i contribuenti): l’esistenza di un debito pubblico si fonda sulla fiducia dei risparmiatori nei confronti dello Stato e dell’economia. Quindi il creditore, in quanto investitore, è anche contribuente; se la ricchezza finanziaria è distribuita in modo uguale fra tutte le famiglie ogni famiglia riceve sotto forma di interessi esattamente quanto paga sotto forma di imposte aggiuntive; se invece la ricchezza è distribuita in modo diseguale tra le famiglie il pagamento degli interessi rappresenta una redistribuzione regressiva del reddito: infatti le famiglie con meno reddito finanziano indirettamente quelle con più reddito.
- Il risparmio e la crescita per il quale vi sono tre interpretazioni teoriche:
- Ricardiana: La prima si basa sul teorema di equivalenza ricardiana che afferma l’equivalenza fra un aumento del disavanzo e un aumento delle imposte: dato un certo ammontare di spesa pubblica, un aumento della tassazione ha il medesimo effetto economico di un uguale aumento del disavanzo pubblico senza alcun effetto sul risparmio e la crescita. L’equivalenza ricardiana deriva dalla combinazione del vincolo di bilancio del settore pubblico con l’ipotesi del reddito permanente. Il valore attuale della tassazione reale è pari a zero e non vi è alcun effetto ricchezza: le famiglie considerano come equivalente un disavanzo di 1 euro e una imposta. La conseguenza di politica economica è che se valgono queste ipotesi il debito pubblico non rappresenta ricchezza finanziaria per le famiglie. Questa idea è chiamata anche teoria della neutralità del debito pubblico.
- Keynesiana: La seconda impostazione è keynesiana e di breve periodo. Nella teoria keynesiana la riduzione delle imposte in disavanzo aumenta il livello del reddito disponibile.
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