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Economia italiana: Struttura, evoluzione e problematiche

Ricevimento: lunedì e mercoledì dopo lezione. Ci occuperemo, per una prima parte, della struttura dell’economia italiana, dal punto di vista dell’offerta. Analizzeremo poi l’evoluzione dell’economia italiana dal dopoguerra a oggi. Studieremo poi la problematica dell’inflazione, della disoccupazione, della bilancia dei pagamenti e dei rapporti con l’estero.

Inflazione e sue cause

Affronteremo l’inflazione dal punto di vista dei costi, l’inflazione che può essere dovuta a squilibri strutturali, a reddito non ben distribuito o inflazione importata dal prezzo delle materie prime. Anche i beni molto bassi con salari fermi comportano una redistribuzione del reddito.

Misurazione e indici

Per affrontare le problematiche inflazione, disoccupazione e estero, partiremo dalle misurazioni: come si misura l’inflazione? Quali sono gli indici adottati? Alla TV si sente ad es. “l’inflazione scatta dello 0.8% sull’anno precedente”: che indice hanno preso? Che differenza c’è tra l’indice alla produzione e quello al consumo? Il nostro indice è lo stesso di quello europeo.

Disoccupazione giovanile

Spesso viene fatto un errore: dire la disoccupazione giovanile è al 33% e quindi 1 giovane su 3 è disoccupato: non è vero. Disoccupazione e occupazione non sono complementari, non è che se aumenta uno diminuisce l’altro.

Politica italiana e principali problematiche

La struttura riguarda gli andamenti della politica italiana con focus sulle tre principali problematiche, studieremo anche la politica monetaria.

Programma del corso

  • Dispense: introduzione
  • Libro Carocci: economia italiana nel nuovo millennio
  • Studieremo di nuovo le dispense per inflazione, indici principali, cause e conseguenze
  • Il mercato del lavoro (i vari tipi di disoccupazione e gli indici)
  • I rapporti con l’estero (SBP: spiegazioni teoriche del perché è importante nel medio periodo (non nel brevissimo) mantenere il saldo in equilibrio)
  • Le politiche del lavoro
  • La politica dei redditi (può abbassare l’inflazione o aumentare l’occupazione), è accompagnata dalla politica delle relazioni industriali (perché alcuni sindacati hanno accettato gli accordi e altri no?)
  • La politica monetaria (perché non è più quantitativa, perché non si muove più la quantità di moneta per cambiare il tasso di interesse? Perché non si muove più la curva LM e le BC hanno come obiettivo cambiare i? Se ci fosse una relazione biunivoca tra controllo della moneta e tasso di interesse sarebbe ok, però se si controlla la moneta, questa è endogena del mercato, se si controlla il tasso è invece questo ad essere endogeno del mercato.

Dopo la conclusione del primo modulo solitamente si fanno uno o più compiti scritti per alleggerire l’esame. L’esame delle sessioni ordinarie è orale. Prima prova scritta verso fine ottobre oppure inizio novembre.

Politica economica ed effetti sociali

La politica economica studia ad esempio le emigrazioni, questo è un aspetto sociale con forti ricadute economiche. Altro elemento potrebbero essere le politiche contro l’inquinamento, ci sono obiettivi che travalicano la sfera economica ma hanno un forte condizionamento su essa. Non dobbiamo restare su obiettivi limitati quantitativi e non qualitativi, migliorare il sistema economico: questo è un obiettivo di breve periodo.

Disciplina economica

  • Economia politica: inquadra il funzionamento dei sistemi economici. Questi, nonostante il mondo sia globalizzato, non sono tutti uguali.
  • La politica economica sta in mezzo tra le due: bisogna conoscere bene il sistema economico e bisogna poi, per proporre delle politiche, avere un’idea del sistema economico che ci piacerebbe avere.
  • Economia normativa (la vecchia economia neoclassica): i teoremi dell’economia del benessere: ci dice come si dovrebbe comportare il sistema economico per ottimizzare il benessere della società.

Interventi economici

Noi partiamo dai mali dell’economia e cerchiamo di migliorarli. Se facciamo politiche quantitative, congiunturali dettate dalla fretta di intervenire, abbiamo un’ottica di breve periodo (economia politica). Possiamo poi metterci in un’ottica di medio periodo e fare interventi strutturali, magari rendere i mercati più concorrenziali (economia normativa). A seconda che ci avviciniamo più all’economia politica o alla politica normativa abbiamo interventi diversi.

Problemi economici storici e teorie

Nel tempo ci sono stati problemi economici rilevanti dei paesi che hanno sviluppato la teoria. I classici: Malthus, Ricardo ecc. il problema era la crescita impetuosa dell’industrializzazione, i problemi riguardavano la distribuzione del reddito. I vari autori proponevano soluzioni diverse: per Ricardo le rendite erano negative, per Malthus invece le rendite servivano a sostenere la domanda. I modelli proponevano interpretazioni diverse. Con il nascere dell’economia neoclassica l’obiettivo è andato verso la formazione dei prezzi e il breve periodo e la teoria si è distaccata dalla realtà. Dopo Keynes l’economia è tornata più concreta, dopo Keynes le differenze tra i vari modelli erano basate su caratteristiche marginali del sistema, non sono interpretazioni completamente divergenti, i contrasti teorici si sono ridotti: le politiche sono diventate più di breve periodo.

Teoria e politiche economiche moderne

Recentemente la teoria è tornata importante e ha influenzato le politiche. Sono nate BC come la BCE, indipendente, con meno strumenti di prima. Queste sono state messe in discussione dalla crisi attuale. Negli anni '80 la teoria ha dato indicazioni alla politica economica, il periodo attuale invece rivede una messa in discussione delle politiche delle istituzioni e delle teorie.

Crescita dell’economia italiana

Questi sono i tassi di crescita dell’economia italiana. Noi faremo un excursus dal dopoguerra a oggi. Sul grafico mancano gli ultimi anni. Il tasso di crescita previsto per il 2012, nonostante ci siano previsioni negative, è del 2.6%, nel 2009 era sceso a -6 (nel grafico c’è -5: era una previsione che a fine anno si è rivelata troppo ottimistica). Il 2009 è stato l’anno di crisi vera e propria dell’Italia, con un anno di ritardo rispetto agli altri paesi, il Pil si è poi un po’ ripreso ma sempre con tassi intorno allo zero, per quest’anno era previsto -1.5 ma ora si pensa sarà -2.6.

Andamenti ciclici

Negli anni '50, subito dopo la guerra, l’economia italiana si sviluppava senza cicli. Se noi invece guardiamo dal '56 in poi c’è un ciclo: un andamento del tasso di crescita del PIL di tipo ciclico: prima ha 2 anni di crescita, raggiunge un picco e poi decresce, i cicli non sono lunghi, durano 6-7 anni. Dopo il '56 ci sono stati 2 cicli, c’è stato poi un ciclo dopo gli anni '80.

Precedentemente al '56 abbiamo avuti tassi di sviluppo in media alti. Alla fine degli anni '50 e inizio anni '60 c’è stato il boom economico. La prima crisi economica di cui si parlò tanto (politiche restrittive) ha fatto scendere il tasso dal 7, al 2.8 (il 2.8 ora per noi sarebbe ottimo). C’è stato poi un’altra discesa negli anni '70 si passa da tassi superiori al 6% a tassi inferiori al 2%: sono gli anni dell’inflazione e degli shock petroliferi.

Negli anni '80 c’è un ciclo con tassi non molto elevati: la punta massima è il 4%. Si parte dall’81 e arriva alla crisi del '93: è un ciclo lungo. Si rientra poi nella stabilità. Se noi andiamo a fare le medie, i tassi medi di crescita non fanno che diminuire.

Medie di crescita

La linea tratteggiata in mezzo ci fa trovare i tassi medi di crescita:

  • Anni '70 poco inferiore al 4%
  • Anni antecedenti poco inferiori al 6%
  • Negli anni successivi continuano a decrescere.

I tassi sono sempre in decrescita fino alla congiuntura attuale. Non ci sono più periodi ciclici di stabilità. Perché? Perché le economie non sono più chiuse? Se così fosse il ciclo sarebbe dato dall’interazione tra acceleratore e moltiplicatore. Sembrava che l’economia nel 2010 si stesse riprendendo ma questa ripresa è stata fallace. Non possiamo più contare su un ciclo con una fase positiva e poi una regolarità.

Ricostruzione post-bellica

Usciti dalla guerra che cos’era l’Italia? Alla fine della guerra scoppia un’inflazione incredibile. Dopo la prima guerra mondiale la Germania ha avuto un’inflazione così alta che ha portato al nazismo. Le cause dell’inflazione allora erano di tutti i tipi. Inflazione della domanda, l’offerta era scarsa, l’offerta era bellica, dev’essere riconvertita. Riparte la domanda e c’è un’incapacità dell’offerta. C’è un’inflazione anche da aspettative, da costi. Ci sono settori che non riescono a soddisfare la domanda: i prezzi aumentano. Tutti i tipi di inflazioni erano presenti. C’era anche l’inflazione da moneta. Il governatore della Banca d’Italia, Einaudi, pensava di cambiare la moneta: fare delle lire nuove. Si decide poi che non c’erano condizioni di sicurezza per il cambio della valuta. È stata allora adottata una semplice politica monetaria restrittiva.

È stato usato lo strumento delle riserve bancarie: sono state aumentate enormemente le riserve delle banche presso la Banca Centrale. Nel '47 c’è stata una crisi non poi così pesante: la politica restrittiva ha abbassato le aspettative inflazionistiche, ciò ha abbassato molto l’inflazione. L’inflazione è stata migliorata aumentando però la disoccupazione.

Si dovevano riconvertire le industrie. Il governo aveva in mano l’IRI. L’intervento è stato ricapitalizzare tutte le grandi imprese che facevano capo all’IRI, la politica industriale è stato fatto con l’intervento dello stato. In questi anni poi si doveva decidere se restare nell’autarchia o aprirsi al mercato internazionale. I partiti erano divisi:

  • Rimanere autarchici poteva aiutare certi settori
  • Aprirsi al commercio dava certe opportunità ma ne toglieva altre.

È stata scelta l’apertura. L’Italia che aveva ancora in piedi l’industria leggera, è ripartita col settore tessile, dell’abbigliamento. L’Italia era un paese agricolo: agricoltura 28% PIL. L’industria era arretrata, i salari erano bassi. È partita l’industria leggere. Dopo la stretta del '47 il PIL cresce fino al '56 tra il 4 e il 7.5%. c’è una crescita sostenuta. Gli economisti hanno divergenze sulla causa:

  • Esportazioni: è ripartita l’industria leggera. Anche questa ha sostenuto la domanda.
  • Investimenti pubblici interni (autostrade, trasporti): opinioni prevalenti. Le abitazioni: le case popolari.

L’inflazione aveva reso i buoni del tesoro carta straccia, non valevano più nulla. L’Italia quindi non aveva più il debito pubblico, era stato azzerato.

Se diciamo che il PIL si è sviluppato al 5% significa che sia offerta sia domanda devono crescere al 5%. Ma cosa provoca questo sviluppo? La domanda o l’offerta? Nel periodo successivo, con l’apertura del MEC le esportazioni fanno un salto: lo sviluppo sarà export-led. Nel periodo precedente le esportazioni sono importanti ma sostengono la domanda. Ci sono meccanismi che mettono in moto domanda e offerta, l’offerta che cresce ha poi la capacità di vendere in altri settori, all’estero, le esportazioni hanno sostenuto la domanda che doveva crescere a causa della crescita dell’offerta. Gli investimenti sono una componente dell’offerta.

A volte si dice che uno sviluppo è condizionato dall’offerta o dalla domanda si fa riferimento a quale delle due parti crea un vincolo. Nello sviluppo domanda e offerta devono andare insieme sennò uno vincola l’altro. Se si sviluppa la domanda, va bene, ma se la domanda è cresciuta al punto di arrivare al 6% significa che l’offerta aveva possibilità fino ad almeno il 6%, non ha posto nessun vincolo. In tutto questo periodo i limiti sono stati dettati dalla domanda. C’era un buon tasso di crescita dell’economia: c’era una buona domanda interna, le esportazioni aumentavano, c’erano molti investimenti, ma, soprattutto, l’offerta non ostacolava lo sviluppo. Noi abbiamo ottenuto quei livelli grazie alla domanda, l’offerta però è stata ancora più importante: non ha posto vincoli.

Oggi, al contrario, nonostante di solito è la domanda che è vincolante, nell’ultima fase (dal 2000) in poi si reputa che sia l’offerta a porre un vincolo.

Periodo tra 1956 e 1973

Tra il '56 e il '73 non c’è un vero ciclo economico, i prezzi rimangono stabili. Molte persone sono uscite dall’agricoltura per offrire il lavoro all’industria: i salari sono scesi e i prezzi sono rimasti stabili. La bilancia era in equilibrio grazie alle esportazioni: manodopera in eccesso. L’economia cominciava a produrre dualismi: l’industria andava bene e si rinnovava, l’agricoltura invece era ancora arretrata. C’erano dualismi anche territoriali: zone industriali o agricole.

Il boom economico

Dal '57 al '63 il '57 è l’anno del trattato di Roma che fa nascere il MEC. L’Europa inizia a fare una politica economica comune nei paesi, si abbattono le politiche doganali tra i vari paesi. Si cerca una politica commerciale comune nei vari paesi. Ci sono politiche industriali sui beni di prima necessità come la CECA. Con l’abbattimento delle politiche doganali, la nostra industria leggera aumenta le esportazioni. A questo punto il PIL nel '63 arriva poco sopra l’8%: punta massima dell’economia italiana. Cominciano però le tensioni: si tocca il pieno impiego della struttura produttiva, i lavoratori specializzati cominciano a essere scarsi, aumentavano i salari e anche i prezzi in certi settori. La crescita equilibrata in tutti i settori non c’è. I settori che restano indietro, sono meno competitivi: aumentano i prezzi. I salari erano rimasti fermi: i sindacati chiedono un aumento dei salari, con l’ascesa dei prezzi i salari reali erano diminuiti.

C’è uno shock della domanda che supera l’offerta.

  • C’è uno shock dei salari sia dei settori produttivi sia non produttivi. Aumentano i salari.
  • C’è anche uno shock da costi.
  • Interviene la politica economica per la prima volta il governatore della Banca d’Italia (Carli) ha un dilemma. Lui prima era stato dirigente della Confindustria, era un fautore della vecchia politica: di bassi salari, autofinanziamento, alti profitti e grandi investimenti.

Carli, per non intaccare la distribuzione del reddito (la politica monetaria incide sulla distribuzione) dà moneta. Vuole permettere alle imprese di scaricare l’aumento dei costi sui prezzi. Lui guardando la bilancia dei pagamenti reputava che ci fosse un margine per l’economia italiana di crescita dei prezzi. Cosa poteva fare?

  • Stringere: restringere anche l’attività produttiva per salvaguardare anche l’estero
  • Se l’estero non da problemi si aumentano i prezzi

Inizialmente il governatore ha dato moneta e i prezzi sono aumentati. Eravamo in regime di cambio fisso (c’era Bretton Woods). La bilancia era saltata. Carli voleva mantenere il cambio e non voleva chiedere prestiti. Ma se si va in deficit si deve svalutare, Carli non lo voleva fare e ha fatto una politica restrittiva. Modigliani lo critica, si è fatta una politica espansiva e, nel giro di tre mesi una politica restrittiva: politiche contrastanti. La politica monetaria può incidere, oltre che sui prezzi sulla distribuzione del reddito.

Crisi del 1973

Il periodo successivo alla crisi si può suddividere in due sottoperiodi:

  • Uno più stabile della ricostruzione: sostenuto dalle esportazioni, ma promosso dagli investimenti pubblici interni e cambi fissi.
  • Dal '56 fino al '73 c’è stato il boom economico. Tale boom era stato alimentato dall’apertura del MEC. Con l’abbattimento delle barriere le esportazioni sono volate, i salari erano ancora bassi (la forza lavoro veniva liberata dall’agricoltura) e i prezzi ancora piuttosto stabili.

Verso il '73 da questo boom di esportazioni e dalla grande crescita della domanda si torna al pieno impiego nella maggior parte dei settori. I prezzi al consumo cominceranno a salire. I lavoratori pretendono di aggiornare i propri salari. Ci sarà uno shock di costi per le imprese, soprattutto per quelle meno competitive. Ci sarà, nel '73, uno shock salariale e una grossa redistribuzione del reddito che aumenta la funzione macroeconomica del consumo. I livelli di consumo aumentano. Diminuisce il risparmio e diminuisce la capacità di finanziare l’investimento, si crea una situazione difficile. La prima risposta del governatore Carli è stata provare a non fare una politica restrittiva, ancora c’era un surplus, si sperava di sopravvivere ai prezzi. Carli allora cede moneta all’economia, cede credito per permettere alle imprese di mantenere i profitti e la vecchia distribuzione e permettere ai prezzi di salire. Però dopo un trimestre con la propensione al consumo aumentano le importazioni, i prezzi relativi cambiano, diminuiscono le esportazioni e la bilancia va in deficit. Viene introdotto un regime di cambi fissi, in regime di cambi fissi se non c’è una compensazione di importazioni di capitali si perdono le riserve e il governatore non voleva cambiare la parità della lira. Per non venire meno agli accordi presi ha introdotto delle politiche restrittive. Il Pil arriva al 2.8%. Contestualmente ci sono politiche restrittive anche di natura fiscale. La bilancia si riprende presto. Per far riprendere la bilancia si taglia la spesa: con meno spesa e minor reddito calano subito le importazioni e i prezzi vengono drenati. Il saldo della bilancia è molto legato alle politiche interne, congiunturali, come quelle delle istituzioni.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariagiovannamureddu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Marinelli Maria Luisa.
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