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Antonio Cristofaro – Equilibrio di breve e di lungo periodo

Indice

  • Il comportamento dell’impresa: aspetti generali
  • Lo scenario di breve periodo: il comportamento della singola impresa
  • Lo scenario di breve periodo: dall’impresa al mercato
  • Appendice (file in pdf): Domanda, offerta e benessere sociale
  • L’equilibrio di breve periodo: occupazione, moneta ed incertezza
  • La politica economica
  • L’equilibrio di lungo periodo
  • Le condizioni di efficienza nella produzione e nello scambio
  • La determinazione dell'equilibrio

Il comportamento dell’impresa: aspetti generali

I beni sono prodotti da imprese mediante l’impiego di altri beni, di macchine (K) e di lavoratori (L); la produzione di un bene ha un costo, poiché normalmente gli “altri beni”, definiti tecnicamente come beni intermedi (B), non sono gratis e per l’uso delle macchine e dei lavoratori (definiti come fattori di produzione) occorre pagare una remunerazione (interesse r e salario w) ai rispettivi proprietari. L’imprenditore quindi produce un bene solo se il ricavo che ottiene dalla vendita è superiore al costo di produzione.

Immaginiamo il seguente scenario: l’impresa non ha alcun potere sul prezzo di vendita dei propri prodotti, né sulle remunerazioni da pagare ai fattori di produzione; può soltanto variare la quantità prodotta, in modo che la differenza tra il ricavo complessivo (quantità per prezzo, RT) ed i costi complessivi (costo dei beni intermedi, interessi e salari) sia massima. Tale differenza prende il nome di profitto (π).

Tale scenario corrisponde all’ipotesi di concorrenza perfetta in cui esiste completa libertà di entrata e di uscita dal mercato, i beni sono perfettamente identificabili e tra loro sostituibili e l’acquisto di un bene non importa per il consumatore costi aggiuntivi (per esempio di trasporto).

La determinazione della quantità da vendere per ottenere il massimo profitto, viene poi influenzata dalla possibilità che l’imprenditore possa variare la combinazione dei fattori di produzione, in modo che il costo di produzione, per ciascuna quantità di prodotto sia minimo. A tale proposito bisogna distinguere il caso in cui la quantità di entrambi i fattori, entro i limiti della tecnologia, possa essere modificata (scenario di lungo periodo), da quello in cui la quantità di uno dei fattori sia fissa (usualmente K) e quella dell’altro sia variabile (scenario di breve periodo).

Lo scenario di breve periodo: il comportamento della singola impresa

Immaginiamo quindi un’impresa che deve decidere quale quantità (Q) produrre di un determinato bene; l’impresa utilizza un certo numero di macchine, che è costante, qualunque sia la quantità prodotta ed il cui costo complessivo è pari a CF; l’impresa impiegherà un certo ammontare di beni intermedi (B), che possiamo considerare proporzionale alla quantità prodotta, il cui prezzo unitario sia P ed un certo numero di lavoratori (L) il cui salario sia pari a w. Il prezzo di vendita del bene sia pari a P.

Il profitto sarà quindi uguale alla differenza tra i ricavi totali (PQ) ed i costi totali (CF + BP + wL).

Come varia il profitto man mano che l’impresa aumenta la quantità prodotta? I ricavi totali aumentano nella stessa misura in cui aumenta la quantità prodotta, poiché l’impresa non può “manipolare il prezzo”; i costi totali hanno una componente fissa rappresentata dal costo delle macchine, una componente variabile rappresentata dal costo dei beni intermedi che aumenta nella stessa proporzione della quantità prodotta ed un’altra componente variabile rappresentata dall’ammontare dei salari, il cui andamento, in relazione alle variazioni della quantità prodotta può essere diverso.

Immaginiamo che la quantità prodotta raddoppi; poiché il salario è dato, l’ammontare complessivo dei salari varia soltanto a seconda delle variazioni di L.

  • Se la quantità prodotta raddoppia anche il numero dei lavoratori raddoppia; in tal caso anche l’ammontare complessivo dei salari raddoppia e di conseguenza il rapporto tra ricavi totali e costi variabili rimane costante; l’ammontare complessivo dei profitti dipende esclusivamente dai costi fissi, se fossero nulli anche i profitti raddoppierebbero.
  • Se la quantità prodotta raddoppia il numero dei lavoratori non raddoppia; questo è un caso molto raro in quanto significa che aumentando il numero dei lavoratori la quantità prodotta aumenta più che proporzionalmente; se non ci fossero i costi fissi i profitti aumenterebbero indefinitamente.
  • Se la quantità prodotta raddoppia il numero dei lavoratori aumenta più del doppio; ogni lavoratore in più produce meno del precedente (principio della produttività marginale decrescente); il rapporto tra ricavi totali e costi variabili tende a diminuire ed i profitti, in relazione al valore dei costi fissi, aumentano fino ad una certa quantità di prodotto e poi diminuiscono.

Gli studi empirici sulle funzioni di produzione hanno rilevato che questo è il caso normale, specie se si considera l’industria manifatturiera.

Assumendo quindi quest’ultima ipotesi si può costruire una tabella in cui sono esplicitate le relazioni tra la quantità prodotta, i lavoratori impiegati, i ricavi totali, i costi totali ed i profitti.

Tabella 1: Costi e profitti per un'impresa in concorrenza
Q L CT CME CMA PMA RT π
2 1 194 97 224 302,2 1,21 202,8
92 44 0,95 246,4 43,6
2,4 1,44 212,4 89 48 0,87 268,8 56,4
2,6 1,69 222,8 86 52 0,80 291,2 68,4
2,8 1,96 234 84 56 0,74 313,6 79,6
3 2,25 246 82 60 0,69 336 90
3,2 2,56 258,8 80,9 64 0,65 358,4 99,6
3,4 2,89 272,4 80,12 68 0,61 380,8 108,4
3,6 3,24 286,8 79,7 72 0,57 403,2 116,4
3,8 3,61 302 79,47 76 0,54 425,6 123,6
4 4 318 80 80 0,51 448 130
4,2 4,41 334,8 79,7 84,0 0,49 470,4 135,6
4,4 4,84 352,4 80,09 88 0,47 492,8 140,4
4,6 5,29 370,8 80,6 92 0,44 515,2 144,4
4,8 5,76 390 81,3 96 0,43 537,6 147,6
5 6,25 410 82 100 0,41 560 150
5,2 6,76 430,8 82,8 104,0 0,39 582,4 151,6
5,4 7,29 452,4 83,8 108 0,38 604,8 152,4
5,6 7,84 474,8 84,8 112 0,36 627,2 152,4
5,8 8,41 498 86 116 0,35 649,6 151,6
6 9 522 87 120 0,34 672 150
6,2 9,61 546,8 88,19 124 0,33 694,4 147,6

Nella prima colonna (Q) sono indicate diverse possibili quantità; nella seconda colonna sono indicate le unità di lavoro (L) necessarie a produrre le quantità indicate secondo la funzione di produzione indicata nella prima casella della tabella. Come si vede man mano che le quantità aumentano, occorrono un numero di unità di lavoro più che proporzionali; ciò significa che la produttività marginale, ossia il rapporto tra l’incremento della quantità e l’incremento delle unità di lavoro è decrescente, come indicato nella colonna PMA e di conseguenza, poiché il salario è costante, indipendentemente dal numero dei lavoratori impiegati, il costo marginale sarà crescente; il costo di una unità prodotta in più sarà maggiore di quella precedente, perché le unità in più di lavoratori necessarie sono meno produttive.

Il costo totale, ossia la somma del costo fisso, dei salari e della spesa per i beni intermedi, sarà sempre crescente, ma il costo medio (CT/Q) sarà prima decrescente e poi crescente, perché fino ad un certo punto il costo fisso medio (CF/Q), che è sempre decrescente avrà un peso superiore a quello del costo medio variabile. Per Q = 4 il costo medio sarà minimo ed uguale al costo marginale. L’impresa raggiunge il massimo profitto per quella quantità in cui il costo marginale è uguale al prezzo di mercato; nel nostro caso 5,6.

In condizioni di equilibrio quindi valgono le seguenti eguaglianze:

  • W = PMA*P
  • P = CMA
  • CMA = W/PMA

Il salario è uguale alla produttività marginale moltiplicata per il prezzo; il prezzo è uguale al costo marginale e di conseguenza il costo marginale è uguale al salario diviso la produttività marginale. Ovviamente se il prezzo cambia, cambia anche la quantità prodotta, che sarà più alta se il prezzo sale e più bassa se il prezzo scende, data l’eguaglianza tra prezzo e costo marginale che è sempre crescente.

Lo scenario di breve periodo: dall’impresa al mercato

Ovviamente non esiste una sola impresa, ma tante imprese ognuna delle quali, per ogni possibile prezzo, offrirà sul mercato quella quantità per cui risultano soddisfatte le condizioni precedenti; la quantità complessivamente offerta sarà quindi data dalla somma di tutte le quantità offerte da ciascuna impresa e per quanto appena detto la curva di offerta sarà una funzione crescente del prezzo.

Definiamo ora come prezzo di equilibrio quel valore per cui la quantità offerta è esattamente uguale alla quantità domandata; per determinarlo una volta definita la curva di offerta dobbiamo analizzare la curva di domanda.

Cominciamo ad osservare che è percezione comune che la quantità acquistata di una merce varia al variare del prezzo; di solito decresce. Peraltro per la soluzione di svariati problemi economici un’affermazione così generica non è sufficiente, in quanto occorre determinare con una certa precisione di quanto varia la quantità domandata al variare del prezzo, ossia occorre individuare la relazione matematica che lega tra loro quantità e prezzo di una merce.

Si supponga ora di avere osservato su qualche mercato i valori delle quantità domandate (Q) indicati nella prima colonna della tabella n.2, in relazione ai prezzi (P) indicati nella seconda colonna della tabella.

Tabella 2: Quantità e Ricavi totali
Q P QP
19 1 19
18 2 36
17 3 51
16 4 64
15 5 75
14 6 84
13 7 91
12 8 96
11 9 99
10 10 100
9 11 99
8 12 96
7 13 91
6 14 84
5 15 75
4 16 64
3 17 51
2 18 36

In altri termini si è osservato che quando il prezzo era pari ad 1 euro sono state acquistate 19 unità della merce e quando il prezzo era pari a 18 euro sono state acquistate soltanto 2 unità della merce e così per gli altri valori. Con procedimenti di carattere statistico, o anche, nel caso dell’esempio, osservando attentamente l’andamento delle due serie numeriche, che mostrano come la quantità domandata diminuisca di una unità per un incremento analogo del prezzo, la relazione che lega, in questo caso, quantità e prezzo può essere descritta dalla formula Q = 20 – P, definita come funzione di domanda, e più generalmente:

Q = a – bP

in cui a e b sono definiti come i parametri dell'equazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Cristofaro Antonio.
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