Poesia epica
La letteratura greca documentata comincia con due poemi epici: L'Iliade e L'Odissea attribuiti all'autore Omero, di dubbia esistenza. I due poemi furono:
- Composti oralmente.
- Pubblicati attraverso recitazione davanti ad un pubblico di ascoltatori (pubblicazione aurale, ossia destinata all'orecchio).
- Trasmessi prima oralmente e poi per iscritto.
Essendo Omero il primo e più grande poeta, le sue fonti biografiche sono rintracciabili in tutta la letteratura greca e romana. Tali fonti biografiche però non ci dicono nulla di attendibile sulla figura di Omero, però allo stesso tempo ci dicono tutto come, per esempio, il fatto che la nascita di Omero era contesa tra le tante città greche: questo significa che ogni città voleva appropriarsi della nascita di una figura che era simbolo di unità culturale. Per gli antichi Omero era cieco e in tal modo era rispettata una tradizione secondo cui il poeta è un veggente e il veggente è cieco in quanto vede con occhio interiore.
Iliade e Odissea
I due poemi sono stati divisi in 24 libri, tale divisione è alessandrina in quanto il 24 è dato dal numero delle lettere dell'alfabeto greco.
L'Iliade
L'Iliade non racconta tutta la decennale guerra di Troia, ma solo 50 giorni prima della fine di essa. La prima parola del poema è l'Ira di Achille ed è questa ad essere considerato da molti l'argomento del poema. Il poema si apre con la peste presente nel campo greco a causa di Apollo, dalla quale i greci possono salvarsi solo se Agamennone restituisce Criseide al padre Crise, che è sacerdote di Apollo. Ma Agamennone vuole come indennizzo Briseide che è schiava di Achille. Achille nella sua ira si ritira, è l'eroe più forte e la guerra dovrà continuare senza di lui. L'eroe più forte in campo troiano è Ettore, figlio del re Priamo.
Gli dei, invece, sono presenti o nella loro dimora sull'Olimpo o sui campi di guerra ad aiutare o i greci o i troiani. C'è un momento in cui Zeus decide di aiutare i troiani, per mantenere una antica promessa fatta a Teti, ossia quella di restituire l'onore ad Achille facendo sentire tutto il peso della sua assenza. I troiani arrivano al muro del campo acheo, lo superano e danno fuoco alle navi. Vista la situazione drammatica, Patroclo chiede ad Achille di poter intervenire con le sue armi: Achille glielo concede ma vieta a Patroclo di inseguire i Troiani fino alla rocca. Patroclo disobbedisce e viene ucciso da Ettore. Achille, appresa la morte dell'amico, si fa costruire delle armi nuove da Efesto e torna in battaglia per vendicarlo. Si riconcilia con Agamennone e uccide Ettore in un duello singolare. Dopo i funerali di Patroclo, il vecchio re Primo si reca di notte, sotto la guida di Hermes, presso la tenda di Achille per riscattare il corpo di suo figlio Ettore. Achille commosso glielo concede e il poema si conclude con i solenni funerali di Ettore a Troia.
Nell'Iliade la guerra è sempre presente, ma il poema non è monotono in quanto tratta della guerra aspetti molto vari: armi e tecniche, strategie di assalto e di difesa, ecc. Anche l'episodio dell'inganno di Era al marito Zeus è uno strumento di guerra: Zeus sta favorendo i Troiani per far sì che i greci capiscano l'importanza dell'assenza di Achille, Era, per sventare il piano di Zeus, chiede aiuto ad Afrodite per sedurlo e ad Hypnos per addormentarlo. In tal modo può organizzare un piano, al quale fa partecipare Poseidone. Si tratta di un poemetto nel poema, ma è comunque una strategia di guerra.
Nel libro XXIII vi è una lunga pausa narrativa, ossia la descrizione dei giochi in onore di Patroclo morto: la corsa dei carri, il pugilato, la lotta, il lancio del disco, ecc. Nel libro XVIII vi è la descrizione dello scudo di Achille: lo scudo, fatto da Efesto, rappresenta il cosmo intero e l'attività della comunità in guerra e in pace: la festività, l'agricoltura, ecc.
L'Odissea
L'Odissea è un poema di quelli che gli antichi chiamavano i ritorni degli eroi dalla guerra in patria. Si tratta del ritorno più lungo, durato dieci anni, tanto quanto era durata la guerra. Lo scenario di apertura è Itaca, patria e regno di Odisseo, dove spadroneggiavano i principi pretendenti che aspirano alla mano di Penelope, moglie fedele di Odisseo. Al figlio di Odisseo, Telemaco, si presenta Atena sotto le vesti del re Mente che lo esorta ad andare alla ricerca del padre. Intanto Odisseo è trattenuto dalla dea Calipso, sull'isola Ogigia, che lo lascia partire su una zattera obbedendo all'ordine di Zeus trasmessole da Hermes.
Ma una tempesta suscitata da Poseidone fa approdare Omero sull'isola dei Feaci, dove qui incontra Nausicaa, la figlia del re che lo conduce al palazzo. Il soggiorno presso i sovrani Arete e Alcinoo è descritto in 7 libri, ove si scrive un racconto nel racconto: Odisseo racconta ai sovrani le sue peregrinazioni fatte precedentemente, come: I Litofagi, I Ciclopi e Polifemo, la maga Circe, le Sirene, i suoi compagni che divorano i buoi del dio Sole, la fine dei compagni superstiti e l'approdo di Odisseo sull'isola Ogigia dove il racconto si ricollega al suo inizio. Da questo punto riprende la narrazione in terza persona.
Seguono i ritorni paralleli di padre e figlio ad Itaca, l'incontro tra padre e figlio, l'accordo per sterminare i pretendenti di Penelope, il riconoscimento di Odisseo da parte della sua nutrice tramite una cicatrice mentre fa il bagno, l'incontro in incognito di Penelope ed Odisseo, i preparativi per la strage, la gara con l'arco, l'uccisione dei pretendenti, il riconoscimento dei due sposi. Il poema si conclude con Hermes che conduce nell'Ade le anime dei pretendenti, la visita di Odisseo al vecchio padre Laerte, la lotta contro le famiglie degli uccisi e la pace generale sotto gli auspici di Atena.
Nell'Odissea sono abbondanti rispetto all'Iliade temi di vita civile e politica: matrimonio, eredità, governo, soprattutto per quanto riguarda Itaca che attende Odisseo in modo tale che riprenda il suo ruolo di capo famiglia e di governatore della polis. L'Odissea per noi è importante per la figura dell'aedo: Femio e Demodoco sono i primi aedi che conosciamo. Inoltre, Odisseo riceve il complimento da Alcinoo di aver cantato come un aedo.
Gli antichi notarono differenze culturali fra i due poemi, tant'è che L'Iliade è ritenuta l'opera della giovinezza, mentre l'Odissea l'opera della vecchiaia di Omero. L'Odissea è il poema del viaggio, sede della continua mutazione di cose e di persone e per ciò ha suscitato sempre grande fascino sugli antichi e sui moderni. L'Iliade pur essendo poema di guerra lascia spazio ai sentimenti, come l'Odissea: come, per esempio, nell'ultimo libro al pianto del re Priamo si associa il pianto di Achille che piange per la propria sorte e per suo padre Peleo. Per questo si dice che l'ultimo libro dell'Odissea presenta elementi odissiaci.
Tra i temi ricorrenti troviamo: l'arrivo, l'ambasceria, il viaggio per mare e per terra, l'amarsi e il vestirsi, il sonno, il sogno, ecc. I temi del mangiare, del bere e dell'eros non sono degni di essere descritti in dettaglio per degli eroi e quindi sono liquidati con pochi versi formulari. Raramente ci viene descritto il processo psicologico dei personaggi che porta ad una decisione o azione. Quando non vi è descritto il processo psicologico, vi è un intervento esterno: l'intervento divino. L'eroe risponde ai canoni di bellezza e prestanza fisica. In Omero è assente l'eros, ma non l'amore: le donne omeriche sono davvero innamorate dei loro uomini. La guerra è il grande tema dell'Iliade ma è presente come sfondo anche nell'Odissea. Attraverso la guerra si afferma l'onore dell'eroe.
Questione omerica
Già nel mondo antico Omero era un problema critico. Alcuni, come due grammatici Xenone ed Ellanico, sostenevano che i due poemi fossero da attribuirsi a due autori diversi, altri sostenevano che il libro X dell'Iliade fosse un'aggiunta posteriore. La questione omerica si delinea tra la fine del'600 e la fine del '700 ad opera di diversi autori. Nel 1694 Francois abate d'Aubignac sostenne che la tesi che Omero non era mai esistito. Giambattista Vico affermò che la composizione e la trasmissione dei poemi erano state orali, che Omero non era una persona ma un'ipostasi della facoltà storico-narrativa del popolo. Nel 1769 Robert Wood dedusse che i due poemi erano stati composti e pubblicati oralmente. Ma il vero salto di qualità nella critica omerica si ebbe con Wolf, che sostenne che i due poemi dovevano essere opera di più aedi e ciò portò tutta la critica omerica a ricercare analiticamente le varie personalità degli autori che venivano immaginati in una situazione compositiva ed editoriale del tutto moderne.
Hermann disse che i due poemi si sarebbero sviluppati da un nucleo originario. Lachmann propose la teoria dei canti singoli, ossia l'Iliade sarebbe il risultato di canti originariamente isolati. Kirchoff propose la teoria della compilazione, secondo cui vari rielaboratori e redattori avrebbero ripreso e rintegrato materiale preesistente. Wilamowitz-Moellendorf propose una genesi articolata in più fasi: Omero avrebbe raccolto e rielaborato materiale preesistente organizzandolo intorno ad un tema e successivamente sarebbero state aggiunte nuove sezioni di varia estensione. Poi è sorta la corrente degli unitari che vedono nell'opera un autore unico, ossia Omero. La posizione unitaria non trovò però seguito, mentre riscosse successo la corrente neounitaria, secondo la quale le due opere risalirebbero a due autori diversi: L'Iliade ad mero e L'Odissea a Deuteromero, ossia un secondo Omero.
Nei giorni nostri opera ancora una corrente neoanalitica, rappresentata dallo studioso Kakridis, che cerca di conciliare analisi e unitarismo. Le scoperte archeologiche di cento anni fa di Schliemann in vari luoghi-chiave dell'epopea omerica hanno dato certezza di una realtà storica degli avvenimenti di cui si parla nei poemi. Questa seconda rivoluzione possiamo chiamarla storico-archeologica, quella di Wolf filologico-antropologica. Il filone antropologico venne valorizzato più tardi nel 1928, anno in cui l'americano Parry definì la tecnica formulare: egli affermò che il poema era stato concepito e pubblicato in assenza di scrittura e studiò la fissità di alcuni versi e nessi che si ripetono continuamente e che definì formulari.
Campo di battaglia degli analitici, invece, sono state le aporie: ossia, l'incongruenze in campo narrativo, per gli analitici si trattava di un sovrapporsi di personalità di poeti più o meno individuabili. Un caso esemplare è quello di un guerriero che muore e che poi resuscita. Queste aporie possiamo chiamarle scandali analitici.
Esiodo
Esiodo ci parla di se stesso e si può collocare al principio del VII sec. a.C. Di Esiodo ci sono giunte per intero Teogonia, le Opere e i Giorni, il Catalogo delle Donne e lo Scudo di Eracle.
Teogonia
È un'opera di argomento religioso. Il titolo significa generazione degli dei. Esiodo prende gli dei come realtà di fatto e ne narra la genealogia. La narrazione è caratterizzata dalla successione di genealogie divine, interrotta da alcune digressioni mitiche.
La prima genealogia è quella degli elementi cosmogonici primordiali: Chaos (il vuoto), Gaia (la terra) e Eros (la forza generatrice). Da Chaos nascono: Notte ed Erebo. Da Gaia nasce Oranous, capostipite degli Olimpi. Kronos, ultimogenito di Ouranos, evira il padre con un inganno e ne prende il potere. Segue una serie di genealogie con Zeus, figlio di Kronos, che inganna il padre e ne prende il potere. Segue una digressione su Prometeo. Poi Zeus e gli altri figli di Kronos vincono in battaglia Kronos e i Titani relegandoli nel Tartaro. Il potere di Zeus diviene definitivo con la vittoria sul mostro Tifeo, figlio di Gaia. L'opera si conclude con l'allaccio al Catalogo delle Donne.
Mentre in Omero la coppia originaria era quella di Oceano e Teti, qui abbiamo Gaia e Oranous: ciò significa che Esiodo segue tradizioni teogoniche diverse. In quest'opera troviamo informazioni biografiche sull'autore: la prima è il nome. Inoltre, mentre l'invocazione omerica è anonima e impersonale, qui Esiodo dichiara di una sua propria investitura personale da parte delle Muse. La Teogonia si apre con un inno alle Muse del monte Elicona, figlie di Zeus e di Memoria, figlia di Ouranos e Gaia: Zeus avrebbe quindi sposato una divinità di generazioni a lui anteriori. È la prima volta che troviamo i nomi delle muse e forse è stato proprio Esiodo a fornirci il sistema costituito da tutte e nove. Il verso più importante è il 112 che tratta di come gli dei si divisero il mondo e le competenze.
L'opera si chiude con due versi che gli editori tendono espungere, ma un papiro ci ha dato conferma che tali versi sono l'inizio del "Catalogo". Quindi espungere questi versi significa non attribuire ad Esiodo la paternità del Catalogo. Nell'opera c'è una sorta di affermazione di indipendenza ideologica dall'epos e di autorità individuale, il che fa pensare ad una sorta di selezione del pubblico fra chi crede alle muse anche quando dicono cose false (l'epos) e chi crede solo alle muse veritiere (il canto di Esiodo). L'indipendenza della voce del poeta va vista come l'indipendenza economica di un piccolo proprietario terriero: una simile autonomia del cantore era inconcepibile nell'epos.
Le opere e i giorni
Si tratta di una delle opere più enigmatiche ed affascinanti della letteratura greca. Il proemio è un'invocazione alle Muse perché cantino Zeus che tutto regge. La sezione successiva tratta delle due contese una buona e una cattiva: quella buona spinge all'emulazione e al lavoro, quella cattiva, attraverso l'invidia, porta a compiere azioni ingiuste. Poi segue il mito di Prometeo e di Pandora che presentando una colpa e una punizione sembrerebbe una sorta di storia del peccato originale della cultura greca: Zeus è adirato con il genere umano per l'inganno di Prometeo che aveva fatto in modo che gli dei venissero date solo le ossa delle vittime sacrificali e per questo motivo Zeus toglie loro il sostentamento senza fatica e senza fuoco. Prometeo ruba il fuoco a Zeus, il quale come punizione gli manda Pandora, la donna disastro, che dal suo vaso libera i mali e tiene chiusa la speranza.
Segue il mito delle generazioni umane che presenta un decadimento costante del mondo dei viventi, l'infelicità degli uomini. Questo mito è in contrasto con il mito di Prometeo e di Pandora: le età dell'oro, dell'argento, del bronzo, degli eroi e del ferro si susseguono con un crescendo di infelicità, eccetto l'età degli eroi che è migliore della precedente. Infine vi è la favola dello spaviero e dell'usignolo, si tratta della prima favola della letteratura greca, destinata ad illustrare il tema della giustizia umana. Seguono sezioni sui precetti a Perse, ossia esortazioni alla giustizia e al lavoro, esortazioni ai re giudici corrotti e un'ulteriore apostrofe a Perse.
La parte più singolare è quella dedicata ai lavori dei campi: un elenco di lavori in rapporto con l'astronomia, l'aratura, il taglio del legname, ecc. Chiude la sezione quella dei giorni del mese, in cui si danno indicazioni per intraprendere le attività giuste nel giorno e nei momenti del giorno giusti. L'opera non presenta una vera unità. Si possono individuare due grandi argomenti la giustizia e il lavoro. Le sezioni dedicate ai precetti per il lavoro sono sembrate sufficienti per classificare l'opera epica didascalica e cioè poesia dedicata all'insegnamento.
Virgilio guarda Esiodo per la composizione dei suoi poemi didascalici ma per Esiodo la sua opera era solamente epos e non un poema didascalico: il fattore che identifica la sua opera come epos è l'uso dell'esametro, che è il verso dell'epos. Quindi Esiodo è poeta epico e non didascalico. La singolarità della sua opera e il suo successo risiedono nel fatto che Esiodo non tratta di eroi, ma di vita quotidiana.
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