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Platone e le Dottrine non scritte, Appunti - Giancarlo Marchetti Appunti scolastici Premium

Platone, sebbene considerato il maggiore scrittore della Grecia classica, decise fermamente di non affidarle alla scrittura, la quale non restava incisa nell’animo dello studente (come invece avveniva grazie all’oralità dialettica), ma soltanto nel papiro, che poteva finire nella mani di chiunque senza possibilità di difendersi. Le obiezioni alla scrittura si trovano nel Fedro... Vedi di più

Esame di Istituzioni di filosofia docente Prof. G. Marchetti

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è quello della bella non per il suo colore ma perché partecipa dell’idea di rosa. Inoltre, il filosofo introduce il concetto di e

rosa, parhypóstasis

di (privazione) per esprimere la mancanza di essere che spinge le cose sensibili a partecipare del vero Essere.

stèresis

Demiurgo: Non crea come il Dio cristiano, poiché la materia, prima di essere forgiata, era puro caos, esiste

ex nihilo ab eterno

(differentemente da Aristotele, il quale sosteneva che l’intero mondo esiste dall’eternità) come cioè come materia indeterminata,

cora,

informe, non ordinata ma «piena di vita». Il Divino plasmatore forgia questa «spazialità (chiamata anche «necessità,

indeterminata»

ricettacolo o nutrice»), conferendogli l’«anima sul modello delle idee eterne ed immutabili, contrariamente alle cose sensibili, che

del mondo»

non lo sono proprio perché ne partecipano e quindi non sono il vero Essere, ma un essere contingente, fallibile e provvisorio che è soggetto a

mutamenti. Tale figura è un introdotto nel tentativo di chiarire il rapporto tra le idee e le cose, che esistono in funzione di esse; esso

mito,

genera «per bontà» e per «amore animato dal desiderio stesso di Bene dà al mondo «a immagine e somiglianza delle Idee»,

di bene», ordine

comunicandogli una parte della perfezione dei modelli iperuranici, facendo l’opera «più bella che era possibile». L’imperfezione ed il male

(stèresis) derivano dalla riluttanza mostrata dalla materia nell’essere riportata all’ordine, la sua opera è limitata dalla resistenza della «materia

nonostante egli sia «amante del Bene» ed abbia una «buona volontà». Per rendere il mondo più simile a quello ideale, che è eterno, il

ribelle»,

Demiurgo ha generato il che è un’«immagine mobile dell’eternità», che riproduce l’ordine immutabile nel mutamento. Esso è una

tempo,

«suprema e non un intellegibile, che non è necessaria a spiegare il mondo nelle idee (assimilabile alla musica come intesa da

intelligenza»

Schopenhauer: l’unica arte che non passa attraverso il filtro logico delle idee in quanto spinge direttamente alla volontà) ma soltanto quello

sensibile (natura e genesi).

Filosofia: Diversamente da quanto sostiene Aristotele nel Platone ritiene che la filosofia non è facile, in quanto è un

Protrettico, lungo

che prevede l’acquisizione di uno e di lavoro, assai rigoroso e fatto di fatica, caratteri che non fanno della filosofia una

itinerario stile di ricerca

disciplina adatta per tutti. L’esempio che egli riporta, ripreso da Socrate, lo vede in ascolto del proprio che in presenza di un allievo gli

dàimon,

faceva già intendere se questi fosse o meno portato per la filosofia. In base a questo preciso modo d’intenderla, emerge in Platone un preciso

modo di fare filosofia, che non è “giovanottismo” (qualcosa alla portata di tutti), quasi assimilabile all’apprendimento della danza.

Fedro: Il e la sono considerate “autotestimonianze” del pensiero platonico, dove si allude alle dottrine non scritte; di tali

Fedro Lettera VII

dottrine «è impossibile parlarne a tutti»: possono essere comprese soltanto da chi ha frequentato l’Accademia, studiando matematica e

geometria, proprio perché all’interno delle dottrine viene trattato il mondo degli enti matematici e geometrici. A causa di ciò e nonostante

possediamo l’intero delle sue opere non possiamo conoscere il tutto e il vero Platone, non avendo egli ritenuto opportuno consegnare

corpus

allo scritto tutto il suo scibile e in particolare quelle cose «di maggior valore» (problema di passare a un’oralità e non mimetico-

dialettica

poetica, come quella omerica: negli anni in cui vive Platone avviene in Grecia quella grande rivoluzione culturale da cui è nata la «civiltà della

come afferma Nestle nell’opera In quest’opera Platone sostiene che la scrittura non accresce la sapienza degli

scrittura», Dal mito al lògos).

uomini, ma solo l’apparenza del sapere, l’opinione; essa non rafforza la memoria, ma offre piuttosto un farmaco per richiamare alla memoria

quanto già appreso. Lo scritto è soggetto a numerosi rischi, non ultimo quello di un’erronea interpretazione, o di un’incomprensione; esso non

è il farmaco della memoria, come sosteneva di aver scoperto recatosi dal re Thamus. Egli riteneva che tale scoperta avrebbe reso

Theuth,

capaci, coloro che ne facevano uso, di accrescere la propria sapienza; invece, Platone definisce “dossosofo” chi scrive, cioè portatore di

opinione. Questo mito è comunque una di quanto già circolava al suo tempo; ad esempio, Eschilo e Gorgia esaltavano tale mezzo,

summa

elevato ad “organo della memoria”, mentre Platone reagisce a questo clima, ponendosi a favore dell’insegnamento orale e dialettico, il cui

coinvolgimento è impossibile alla parola scritta.

Dottrine non scritte: Platone, sebbene considerato il maggiore scrittore della Grecia classica, decise fermamente di non affidarle alla

scrittura, la quale non restava incisa nell’animo dello studente (come invece avveniva grazie all’oralità dialettica), ma soltanto nel papiro, che

poteva finire nella mani di chiunque senza possibilità di difendersi. Le obiezioni alla scrittura si trovano nel e nella sulla quale

Fedro Lettera VII,

si è concordata piuttosto recentemente l’autenticità; il cuore, il nucleo essenziale delle dottrine platoniche può essere tramandato unicamente

attraverso l’oralità, trasmesso soltanto dall’insegnamento e non a tutti, ma solo a quell’allievo che ha fatto un determinato percorso. Tali

obiezioni di Platone non vogliono rappresentare una critica, una condanna alla scrittura, ma una forte e fondata presa di posizione nei

confronti di un mezzo inopportuno ai suoi fini. Da queste premesse emerge chiaramente l’inconsistenza del paradigma schleiermacheriano.

Alcuni uomini potrebbero sicuramente, anche senza aver frequentato l’Accademia, trarre vantaggio da uno scritto su queste dottrine, ma si

tratterebbe soltanto di pochi uomini, in qualche modo «illuminati da un raggio divino» (pochissime persone, delle anime privilegiate), che da

soli o con pochissimi indizi sono capaci di trovare il vero; la maggior parte degli uomini si riempirebbe di (Dionigi→Lettera

presunzione VII),

convinti di aver appreso chissà quali grandi cose, che in realtà non hanno in alcun modo recepito. Per giungere all’Intellegibile l’uomo precorre

necessariamente servendosi del (“cerchio”), della («ciò che ha gli estremi equidistanti da un punto detto

cinque tappe, nome definizione

centro»), dell’immagine («che si disegna e si cancella, che si costruisce col compasso e che perisce»), della (la scienza, «l’opinione

conoscenza

verace intorno a tali cose») ed infine della dell’Intellegibile stesso; perciò le immagini (copie di copie), nonostante siano opposte

comprensione

all’Intellegibile, possono aiutare e portare «chi ha buona natura» alla sua conoscenza, cioè all’essenza della «buona natura» (difficilissimo

percorso).

Paragoni: Platone paragona gli scritti alle le quali sembrano vive ma che non hanno, in realtà, nulla della dinamicità

immagini della pittura,

delle cose rappresentate, esse rimangono in silenzio se noi le interroghiamo, così come lo scritto (perciò non può rivolgersi ad un pubblico

omogeneo); agli scritti accade inoltre qualcosa di peggiore, rispetto alla pittura, in quanto possono andare nelle mani di chiunque, rischiando

di finire nelle mani delle in mano alle quali lo scritto sarebbe stato un ostacolo piuttosto che un utile strumento. I

persone sbagliate, giardini di

in riferimento alle feste estive celebrate in onore di Adone, erano dei vasi o cesti di vimini lasciati una settimana al buio, in cui le donne

Adone,

piantavano semi la cui fioritura rapida, ma effimera, ricordava la morte prematura di Adone, amante di Afrodite; lasciare scritti è come scrivere

sull’acqua o in rotoli che poi verranno smarriti, perché, come per i semi, non hanno il terreno predisposto dove gettare le proprie radici e

germogliare, cioè le dove coltivare le proprie dottrine trasformandole in e rendendole a cui vanno insegnate con «arte

anime vita eterne,

con quell’accortezza che soltanto un bravo insegnante possiede; il sapiente, se scriverà lo farà per affidando invece la serietà

dialettica», gioco,


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pexolo

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DESCRIZIONE APPUNTO

Platone, sebbene considerato il maggiore scrittore della Grecia classica, decise fermamente di non affidarle alla scrittura, la quale non restava incisa nell’animo dello studente (come invece avveniva grazie all’oralità dialettica), ma soltanto nel papiro, che poteva finire nella mani di chiunque senza possibilità di difendersi. Le obiezioni alla scrittura si trovano nel Fedro e nella Lettera VII, sulla quale si è concordata piuttosto recentemente l’autenticità; il cuore, il nucleo essenziale delle dottrine platoniche può essere tramandato unicamente attraverso l’oralità, trasmesso soltanto dall’insegnamento e non a tutti, ma solo a quell’allievo che ha fatto un determinato percorso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pexolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Marchetti Giancarlo.

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