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Platone (428-347 a.C.)

Tutta l’indagine della compiuta dai Presocratici ricorreva a dei princìpi, o meccanici o materiali, per poter spiegare la realtà, il mondo sensibile ("l’arredo dell’universo" com'è inteso secondo il realismo di Putnam); ma tali indagini, come sosteneva Platone, conducevano a risultati contraddittori ed insoddisfacenti. Anche Anassagora, citato da Platone per lodarlo nel "Fedone", quanto aveva osato affermare che "è l’intelligenza a ordinare e causare tutte le cose", da lei ordinate e governate, viene criticato perché in ultima istanza contraddice questa scoperta dell’intelligenza spiegando i fenomeni e la realtà sulla stessa linea degli altri Presocratici, ossia parlando di aria, etere, acqua e di molte altre cose estranee all’Intelligenza.

Paradigmi dell'interpretazione platonica

Di Platone (unico filosofo antico di cui ci è pervenuto l’intero corpus filosofico, perché ogni sua citazione fa riferimento ad opere conosciute) si sono succedute quattro fondamentali interpretazioni paradigmatiche: discepoli (Aristotele, Senocrate, Speusippo), che davano molta importanza alle cosiddette “dottrine non scritte”, i quali, pur considerandone le dottrine non scritte, davano un’interpretazione alquanto allegorica di Platone; il secondo filosofo ottocentesco Schleiermacher, appartenente alla tradizione ermeneutica, secondo il quale l’unico vero Platone è quello che conosciamo attraverso gli scritti (autarchia degli scritti); contro le tesi schleiermacheriane si mosse la Scuola di Tubinga (Krämer, Gaiser, Szlezák), la quale sosterrà che dopo Schleiermacher è subentrato un nuovo paradigma: essa mette in luce come al pensiero platonico faccia da sfondo la dottrina dei Princìpi, nella quale si deve ritrovare il vertice e l’unità di riferimento degli stessi Dialoghi. Un contributo considerevole a questa problematica fu dato dalla dimostrazione dell’autenticità della Lettera VII, nella quale si asseriva che non tutto il pensiero poteva essere affidato alla scrittura; anche Nietzsche sostiene che l’autarchia degli scritti sta in contraddizione con la spiegazione che si trova nel "Fedro" ed è sostenuta mediante una falsa interpretazione, infatti, Platone stesso sostiene che lo scritto ha il suo significato solo per colui che già sa, come mezzo per richiamare alla memoria quanto già appreso attraverso l’oralità dialettica.

Paradigma: Questo termine è stato introdotto dal fisico, epistemologo e studioso di filosofia della scienza Kuhn nell’opera "La struttura delle rivoluzioni scientifiche".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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