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CARAVAGGIO CONTROLUCE Pur non avendo un preciso programma politico, i filippini si allearono a una corrente filofrancese, con una

La politica culturale dell’Oratorio romano nella seconda metà del Cinquecento particolare avversione per la Spagna, che emerse nel dibattito sul perdono e la riammissione nella Chiesa di

La prima generazione filippina si forma nel XVII sec. Filippo Neri diede vita ad un’associazione di sacerdoti e laici, Enrico IV di Navarra. Baronio appoggiò l’assoluzione dell’eretico francese e fu attaccato dagli spagnoli. Questo gli

senza precise regole, legati tra loro da vincoli fraterni, a imitazione della Chiesa primitiva e delle comunità causò il divieto di accesso al papato e l’impedimento di espandere la sua dottrina. Si formò però, attorno ai

monastiche. Nacque a Firenze e fu educato dai domenicani del convento di S.Marco. A Roma studia filosofia alla filippini, una cerchia di studiosi che dettero impulso ad un revival paleocristiano e nuove conoscenze , gettando

Sapienza e teologia presso gli agostiniani. Si dedica poi alla vita ascetica e ad attività caritative, decidendo di farsi un primo fondamento scientifico all’antiquaria cristiana. La politica filippina trovò la sua espressione in una

sacerdote. Concepì l’Oratorio per promuovere forme di vita associata con momenti di educazione culturale e sintesi tra predicazione e orazione atta a coinvolgere i vari ceti della Roma cinquecentesca e dando vita ad un

religiosa, rifiutando di istituire un ordine religioso secondo le regole tradizionali: non ammise né voti, né umanesimo filippino. Fu inaugurata la libreria Vallicelliana, prima biblioteca romana aperta al pubblico. Si può

privazioni. La Compagnia di Gesù rappresentava invece alcune istanze pontificie. Infatti, se i filippini sono alla dire che i filippini mirassero ad una riforma della Chiesa partendo però da un rinnovamento culturale che trovò

ricerca di indipendenza dalle strutture ecclesiastiche, i gesuiti si pongono al servizio della Chiesa di Roma con la espressione nelle opere d’arte eseguite nell’ambito oratoriano da personalità che ne facevano parte e che ne

diretta obbedienza al Papa, godendo così di garanzie per la continuità e l’espansione della Compagnia nel mondo sentirono l’influenza.

e recuperando in qualche modo l’ideologia e la cultura di un decaduto mondo feudale. Più modesto è il progetto Caravaggio e l’oratorio di Filippo Neri.

filippino, che si organizza nella diocesi e si costituisce come una libera comunità democratica, promuovendo in Deposizione di Cristo nel sepolcro (1602-1603, Roma - Pinacoteca Vaticana). Realizzata da Caravaggio per la

senso umanistico. Se i filippini recuperano la tradizione della Chiesa primitiva e monastica, i gesuiti attingono la cappella Vittrice alla Chiesa Nuova. In questo dipinto è possibile leggere alcuni tratti della sensibilità filippina

loro spiritualità alla devotio moderna; i primi si dedicano ad una lettura dei Padri della Chiesa (Cassiano e padri perché l’ambiente in cui si forma il pittore e alcune personalità a lui legate ebbero una trama di rapporti con

monastici), gli altri intendono purificare la vita religiosa da forme di vita monastica. Differenza tra Pentagono l’Oratorio: Federico Borromeo, legato a Caravaggio, instaurò un profondo rapporto con Filippo Neri; I Colonna,

vallicelliano e Casa professa accanto alla chiesa del Gesù. Il primo edificio, borrominiano, riprende i motivi imparentati con gli Sforza, furono vicini all’Oratorio e protettori del Merisi; Anna Borromeo, sposa di Fabrizio

strutturali dei monasteri: semplicità nelle decorazioni, senso dell’ospitalità e l’inserimento nel tessuto urbano. La Colonna, fu affidata alle cure spirituali filippine e fece pressione sul cardinal Farnese per la cessione della chiesa di

seconda ha uno stile austero e meno confortevole, toni cupi per sottilineare un senso di distacco dal mondo. S.Maria in Vallicella. In particolare, potrebbe essere stato il legame Colonna-Sforza a favorire l’incontro tra il

Le due congregazioni però si rispettavano a vicenda, ebbero contatti tra loro ma anche dissapori, dovuti alla Merisi e i filippini, oppure il Cardinal Del Monte, protettore del Caravaggio, che aveva legami di amicizia e

diversa sensibilità culturale e di programmi: Filippo fonda la sua congregazione attraverso l’Oratorio, Ignazio parentela con i preti della Vallicella. L’unico contratto accertato è quello che il Merisi ha con un erede di Pietro

compone gli Esercizi Spirituali come base della sua Compagnia. I filippini si rifanno all’agostinismo e al platonismo, Vittrice per la committenza della Deposizione e in questo periodo è probabile che egli abbia avuto un rapporto

i gesuiti alla teologia tomista e ad Aristotele. Emergono 2 caratteri dell’istituto filippino: la dimensione familiare e costante con l’Oratorio, particolarmente con Baronio, che curò l’esecuzione di alcuni dipinti per la Chiesa Nuova e

quotidiana e l’interesse per la Sacra Scrittura. Il testo più significativo dell’Oratorio è una memoria di Francesco fu ospite di Federico Borromeo presso la sua casa di Piazza Navona.

Maria Tarugi a Carlo Borromeo e vi si descrivono le attività condotte da 8 sacerdoti. La struttura dell’Oratorio Negli ultimi vent’anni sono state avanzate vari interpretazioni iconologhiche del dipinto, notando analogie ma

ricorda gli incontri dei circoli culturali umanisti e le compagnie di dottrina fiorentine a cui Neri si ispirò. Il anche “stranezze” rispetto ai precedenti iconografici. L’impatto complessivo viene visto come una sintesi del

linguaggio è semplice ed immediato, si predilige un’accentuazione simbolica per favorire lo sviluppo di una forte tutto originale ma in realtà Caravaggio riprende una delle due Deposizioni di Tiziano al Prado, di cui Borromeo era

immaginazione. Nei gesuiti è il contrario, proponendo una riforma ecclesiale e culturale fondata nel rivivere la possessore. Le analogie sono nella collocazione dei personaggi intorno al Cristo, la mano che tocca il costato

tradizione della Chiesa antica. aperto, l’atteggiamento drammatico della Maria, nella fonte luminosa in alto e l’ingresso al sepolcro sulla sinistra

Il cardinal Baronio, successore di Filippo, compilò gli Annales Ecclesiastici nati come lezioni tenute all’Oratorio per che ora è quasi illeggibile. Pur non ricercando un moto drammatico, il Merisi ha evitato la staticità riprendendo la

impartire ai frequentatori un insegnamento di storia della chiesa. L’imitazione del presente non si realizza in pratica religiosa delle “stazioni” alle 7 chiese sulle tombe dei martiri che aveva ripreso vitalità per iniziativa di

un’immedesimazione in senso psicologico negli atteggiamenti dei personaggi storici, ma attraverso una tensione Filippo Neri e che era forse stato suggerito a Caravaggio da Baronio. Sono rappresentati Giovanni, Nicodemo e le

morale verso la storia che non è ripetibile in tutte le sue condizioni. Ciò avviene in modo analogo quando tre Marie con i piedi impiantati sulla pietra sepolcrale, quasi in una sosta che precede l’ingresso alla tomba. Il

Caravaggio, nelle sue tele, veste da contemporanei i personaggi, per attualizzare il messaggio culturale e religioso tema della stazione rinvia a quello dell’orazione, fondamentale nella dottrina filippina, in due diversi

che i dipinti contengono. Baronio si collocava in una posizione intermedia, tra domenicani e gesuiti, dimostrando atteggiamenti: con le ginocchia chine (riscontrabile in San Giovanni Evangelista) e in piedi (nelle tre Marie). Maria

che la Chiesa romana seguiva la teologia di sant’Agostino. La compagnia del Gesù si riferisce a S.Tommaso e il di Cleofa (con le braccia elevate) è stata più volte considerata un’aggiunta posteriore ma è in realtà un elemento

cardinale Francesco Toledo ne è considerato il padre. Durante Paolo IV i filippini furono soggetti a denunce per il chiave per l’interpretazione del dipinto: il gesto significa resurrezione, vittoria sul peccato, come è espresso anche

loro svincolamento dalle strutture ecclesiastiche e soprattutto Alessandro Farnese li avversò attraverso l’opera dallo sguardo volto in alto verso la luce. Caravaggio nel rappresentare la Vergine può aver ripreso lo schema di

del suo segretario Attilio Serrano. Altre personalità, come Carlo e Federico Borromeo, invece li appoggiarono. orazione alludendo alla Madre-Chiesa che, pregando sul Cristo, viene redenta dal peccato, la Maddalena piange e

Filippo rivolgeva la sua attenzione soltanto a Roma e inserì la sua opera nelle confraternite per promuovere una si asciuga le lacrime con un fazzoletto e Nicodemo regge il Cristo con le braccia incrociate quasi in segno di

nuova dimensione antropologica e culturale che rimase circoscritta alla diocesi romana fino al 500 e si espanse a preghiera. Le figure sembrano la stessa figura che, partendo da Nicodemo, si alza fino ad erigersi in Maria di

livelli considerevoli verso il 600 per l’ospitalità offerta nei Giubilei (al contrario della Compagnia del Gesù che si Cleofa e rappresentano i 3 momenti dell’orazione: il silenzio di chi è ricurvo sotto il peso del peccato, la mestizia

organizzò subito su scala mondiale). di una preghiera interiore e la più estrema, con le mani alzate e la bocca aperta per parlare o cantare. Riguardo al

significato della luce, Calvesi ne ha indicato la derivazione dalla teoria dell’illuminazione formulata dalla teologia della Vergine venne rifiutata perché fu considerato un abuso rappresentare la Vergine distesa e sofferente.

agostiniana: la luce del Merisi viene rappresentata così com’è, senza finzioni. Anche nella simbologia della pietra I filippini e le “immagini” della Chiesa Nuova.

sepolcrale, Calvesi ha rintracciato un’immagine del Cristo-lapis, fermo fondamento della Chiesa, che allude alla I lavori iniziarono nel 1575 e si protrassero a lungo, tra soste, modifiche e opposizioni, come quella del cardinale

forma squadrata del sepolcro. Cristo è sacrificante e vittima, come indica la teologia di Sant’Agostino, infatti il Alessandro Farnese. Il cardinale Pier Donato Cesi mise a disposizione i proprio fondi per la costruzione che fu di

corpo del defunto viene quasi offerto allo spettatore da Nicodemo e il Cristo si offre come fondamento della Angelo Cesi, fratello del vescovo di Todi, il cui nome compare sulla facciata della chiesa. I preti dell’Oratorio non

Chiesa, ricordando il sacrificio eucaristico. Il pensoso atteggiamento dei personaggi sembra indicare la furono sempre committenti, ma più che altro consulenti per i soggetti da rappresentare e questo non permise il

meditazione sul mistero della redenzione. Nella Deposizione è presente una duplicità di significati, dovuta forse formarsi di una cerchia di artisti legata ai filippini ma di un ampio e vario programma figurativo. Nel secolo

alla doppiezza delle formulazioni agostiniane: Maria di Cleofa, segno della resurrezione, conferma il suo seguente venne innalzato il grande edificio con l’Oratorio, la biblioteca e le abitazioni insieme alla fastosa

significato nei pampini di vite sullo sfondo; il corpo del Cristo ha il suo doppio nella lastra sepolcrale, così come le decorazione della chiesa ad opera di Pietro da Cortona. Il primo intervento decorativo interessò solo le tele degli

figure sono disposte a coppie (Giovanni-Nicodemo, Vergine-Maddalena). Gli sfondi scuri rappresentano la altari, in quanto Filippo volle che la volta della navata restasse bianca e spoglia.

tenebra del peccato, il chiarore della luce è l’illuminazione della grazia, il bianco del sudario è segno di purezza, il I filippini non crearono figure di carattere divulgativo (si privilegiava la comunicazione orale), al contrario dei

verde e il rosso delle vesti di S.Giovanni alludono ai colori cardinalizi. La Deposizione richiede vari livelli di lettura. gesuiti che le usavano come strumento di insegnamento religioso, ma erano comunque interessati ad accogliere

Il primo soggetto, letterale, descrive la sepoltura del Cristo e potrebbe essere tratto dagli Atti di un martirio la ricchezza espressiva dei pittori chiamati a decorare le cappelle della Chiesa Nuova. Tra i pittori intervenuti,

romano o alla pratica dell’ultima delle 7 opere di misericordia (seppellire i morti). Il soggetto successivo è quello che sembra riprendere di più la cultura dell’Oratorio, è Durante Alberti che dipinse per la cappella della

l’orazione come invito rivolto alla spettatore a partecipare alle antiche pratiche dell’Oratorio. Segue un Natività l’Adorazione dei pastori (1580, Roma – Chiesa Nuova). Al centro la Vergine viene messa in risalto dalla

programma sul mistero eucaristico della salvezza attraverso la morte e la resurrezione del Cristo. Il Merisi sembra luce, che colpisce l’incarnato e la veste e ne evidenzia il significato simbolico della Madre-Chiesa: essa sostiene il

far rivivere nella Deposizione gli elementi fondanti dell’Oratorio, predicazione e orazione, indicando nei gesti una figlio mostrandolo agli astanti come un simbolo di salvezza. Il significato è reso più esplicito dall’agnello posto ai

precisa prassi religiosa. Per lui l’arte è un’attività morale, non estranea alla realtà, in cui si immerge ogni volta e il piedi della culla che, con le zampe legate, ricorda il sacrificio di Cristo. Attorno si dispongono i pastori in

pittore prende avvio dalla condizione umana e dalla realtà storica idealizzandole e volgendole verso la poesia e la adorazione. Come nelle altre cappelle, gli stucchi della volta riprendono i simboli relativi al soggetto della pala

morale. Caravaggio dipinge rapidamente, senza dettagliati disegni preparatori, lavorando direttamente col colore d’altare. Infatti, nella rappresentazione della Trinità, il Cristo è indicato da un agnello. Nella conca absidale i 3

e accostandosi ai filippini che non programmano o scrivono le loro predicazioni, ma improvvisano. Anche in riquadri sono affrescati di Cristoforo Roncalli con 3 martiri: S.Agnese, S.Caterina d’Alessandria e S.Cecilia. La

quest’opera C. esprime il pensiero, in lui dominante, della morte e qui non è tragico, ma sereno e cosciente. cappella fu decorata a spese del cardinale Silvio Antoniano, autorevole personaggio della Riforma cattolica che la

Alcuni elementi della Maria Cleofa trovano riscontro nell’Orante rappresentata nella cappella della Velatio nel fece terminare nel 1601. Nella cappella attigua a quella della Natività vi è l’Adorazione dei Magi (1578) dipinta da

cimitero di Priscilla: la figura, giovane in entrambi i casi, è rivolta a sinistra verso la sorgente luminosa, le braccia Cesare Nebbia, che essendo allievo di Muziano, pose un’impronta lombarda visibile in quest’opera. A centro del

sono sollevate e le ombre del viso coincidono nella parte sinistra. La figura della Vergine trova confronto con una quadro vi è il Bambino, davanti al pilastro di sostegno del tettuccio di paglia, a destra Maria con una veste rossa e

seconda Orante del codice del Ciacconio, nella posizione a croce delle braccia e nelle mani. Appare così più il manto azzurro; alle sue spalle S.Giuseppe che resta in disparte. In primo piano, uno dei Magi, col mantello

esplicito il riferimento di Caravaggio all’iconografia paleocristiana. Egli ha attinto alla cultura simbolica della giallo, si inginocchia per offrire il dono mentre gli altri si stringono in cerchio attorno alla capanna. L’influenza di

Chiesa primitiva per comporre una sintesi pittorica ricca di significati storici. Anche in altre opere, come il Muziano è nel re inginocchiato in primo piano e si riscontra nell’Ascensione nell’omonima cappella.

Seppellimento di S.Lucia (1608, Siracusa - S.Lucia al Sepolcro), vi sono elementi paleocristiani. La scena sembra Una decorazione singolare venne realizzata nelle volte delle cappelle laterali dove il tema dominante riguarda la

svolgersi nella catacomba di S.Giovanni a Siracusa, nella Rotonda dell’Adelfia (riconoscibile per le nicchie sullo teologia mariana illustrata da una complessa simbologia presa dalla Bibbia.

sfondo), e il tema del martirio trova qui un’espressione altamente drammatica (dovuta alla condizione psicologica La cappella dell’Annunciazione e dell’Assunzione illustrano episodi di vita della Vergine con riferimenti alle storie

che accompagnava il pittore nelle sue fughe). I due becchini ricordano i “fossori” che scavavano le gallerie delle bibliche. Questo programma decorativo segue quella corrente devozionale che promosse il culto della Vergine e

catacombe, mentre intorno al corpo del martire i fedeli si affollano senza la compostezza della Deposizione e le cappelle della Chiesa Nuova si pongono come una sintesi figurativa delle tematiche e delle simbologie

fanno orazione non con il dolce pianto della Maddalena, ma con espressioni disperate. Non c’è l’orazione a mani riguardanti Maria.

elevate ma con le mani giunte e portate al volto. Nella Resurrezione di Lazzaro (1609, Messina – Museo Una lettura dell’affresco di Pietro da Cortona nella volta della chiesa contribuisce a individuare lo sviluppo

Regionale) il Cristo che chiama il defunto dalla tomba trova confronto con quello in una copia del codice della dell’attività e della cultura dei filippini. Il dipinto rappresenta il miracolo avvenuto durante la costruzione della

Biblioteca Vallicelliana. Il soggetto è lo stesso: Cristo è posto sul fianco destro e alza il braccio (in segno della chiesa, quando Filippo Neri, in sogno, vide la Vergine che sosteneva una trave pericolante del vecchio tetto. In

resurrezione) indicando Lazzaro e anche i piedi hanno la stessa posizione. Questa tela porta anche riferimenti alla esso fa da sfondo la bianca struttura dell’edificio in costruzione, mentre un alto coro angelico fa corona alla

Deposizione dalla croce bizantina: Lazzaro corrisponde al Cristo sorretto da una figura equivalente al Nicodemo e Vergine. Nella zona inferiore gli astanti sono sgomenti, mentre S.Filippo apre le braccia in atteggiamento orante.

le teste di Lazzaro e di una sorella si avvicinano come quelle di Cristo e della Vergine. Una rilettura del tema viene Non è improbabile che nella scelta di questo tema i preti dell’Oratorio volessero alludere al loro programma di

fatta da Botticelli nel Compianto sul Cristo morto (Monaco 1500 ca) dove il corpo di Cristo tr

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pittura nel Seicento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Zuccari Alessandro.
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