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Unità didattica II: Luigi Pirandello

Luigi Pirandello diviene il primo autore internazionale rappresentando l’Italia. La trilogia del "teatro nel teatro" si colloca negli anni '20, nel momento di maturità della drammaturgia di Pirandello. Egli già da una decina d'anni scriveva per il teatro. Il primo testo, "Sei personaggi", arriva dieci anni dopo che egli ha iniziato a scrivere per il teatro. Confrontando le date, l’accostamento di Pirandello al teatro avviene in età tarda, quando ha già oltre quarant’anni. È già noto come novelliere e apparentemente arriva a teatro senza un vero interesse. Pirandello comincia a produrre testi per la scena mosso da interessi economici. Quando, intorno al 1910, un suo collega catanese, Nino Martoglio, gli propone di scrivere dei testi in siciliano per la compagnia che ha fondato, gli chiede di trasformare le sue novelle in atti unici.

Pirandello si era già cimentato nello scrivere per il teatro. Il sistema teatrale drammatico italiano era fondato su un circuito di compagnie private che girano di piazza in piazza, offrendo il loro lavoro e fermandosi in base all'affluenza del pubblico a teatro. Sono compagnie che lavorano a scopo commerciale, cercando di attirare quanto più pubblico possibile e lo strumento più semplice per attirare gente è cambiare ogni sera spettacolo. Le compagnie perciò hanno bisogno di una serie infinita di testi, questo è il motivo per cui Martoglio chiede a Pirandello di scrivere per lui. Avere così tanti testi porta varie difficoltà per gli attori che devono essere preparati per 15/20 spettacoli; infatti, in genere non sanno la parte alla perfezione e si aiutano con la figura fondamentale che è il suggeritore, che nel teatro all’antica italiana va avanti fino alla metà degli anni '40. Era un omino esile che si infilava nella cupoletta della ribalta e con il copione dava l’attacco all’attore quando questo non ricordava la parte.

Gli attori si aiutavano anche dal fatto che i testi del tempo rispecchiavano le strutture delle compagnie, che erano strutturate sulla base dei ruoli. Il ruolo era una categoria di parti che l’attore rivestiva per tutto il corso della sua vita.

  • Parte: Insieme di battute di un certo personaggio. Singola partitura verbale del personaggio.
  • Ruolo: Funzione che l’attore ha all’interno dei personaggi, es. il ruolo è quello della giovane prima attrice che fa ad es. Giulietta, categoria di parti.

Oggi gli attori vengono scritturati per parti. Allora venivano scritturati per ruolo, per ruolo di primo attore ad esempio, e dovevano ricordare tutte le parti di primo attore della compagnia. Nella tecnica di presentazione in scena, gli attori avevano vari accessori, costumi ecc., che erano sempre gli stessi e costituivano agganci, e riuscivano poi a sostenere le loro parti anche se non le sapevano a memoria.

L’Italia era terra di bravissimi attori. Il teatro era dominato dagli attori, dai ruoli e dai capo comici che si attribuivano tutte le responsabilità della messa in scena. L’autore veniva consultato per gentilezza, vedeva l’ultima prova, ma era meglio se non interveniva. La scenografia era ricostruita alla bell’e meglio, proprio per il fatto che le compagnie erano nomadi. Per i costumi gli attori si arrangiavano come potevano; più era famoso e più il suo baule era ricco di costumi, quindi i primi attori e attrici erano bellissimi, ma gli altri erano vestiti sempre allo stesso modo. Non c’era attenzione sulla coerenza dei costumi tra i vari attori e neanche l’aderenza dell’attore con il personaggio, tutto questo sistema, che comunque riempiva i teatri, era finalizzato solo all’applauso all’attore.

Pirandello voleva invece che i suoi testi fossero riconosciuti come prodotti d’arte propri dell’autore. Infatti, nei suoi interventi a cavallo fra Otto e Novecento c’è la contestazione del tradimento che gli uomini di teatro fanno dell’opera dell’autore, tema chiave da cui verrà fuori tutta la trilogia del teatro nel teatro. Così, intorno al 1910/11, inizia a scrivere per il teatro trasponendo le sue novelle in brevi commedie, prima in un atto unico e poi prova anche a scrivere in 2 atti sempre tratti dalle novelle.

Martoglio ha nella sua compagnia un attore dialettale siciliano, Angelo Musco, grande artista, specializzato in ruoli comici e farseschi e come tutti gli attori del tempo interviene sul testo, cambiando finali o tratti di personaggi ecc. Pirandello impara da Musco, che ha senso del mestiere, accogliendo le modifiche stampandole in una drammaturgia consuntiva. Gradualmente poi Pirandello si stacca, potenziando le sue capacità di drammaturgo. Pensa di fare un teatro in lingua, in italiano. Pirandello inizia a scrivere dei testi sempre più complessi, e organizzandoli nella misura del dramma borghese nel quale introduce i temi a lui cari già sperimentati nella narrativa. Cioè il conflitto tra la vita e la forma, l’impossibilità di stabilire una visione oggettiva della realtà, l’impossibilità di attingere ad una universalità e l’insofferenza dei personaggi che scoprono l’impossibilità di vivere autenticamente.

La carriera teatrale di Pirandello

Pirandello vuole conquistare il circuito nazionale, i teatri del nord, soprattutto Milano e Torino, e vuole scrivere per il più grande attore in lingua dell’epoca Ruggero Ruggeri. Dal 1917 Pirandello termina il rapporto con Musco e intraprende il teatro in lingua italiana, si sente ora in grado di affrontare il grande teatro borghese in lingua italiana e si pone come modello interpretativo Ruggero Ruggeri, l’attore drammatico più importante della scena italiana, caratterizzato da una recitazione raffinata, capace di passare dal tono sommesso, all’allusivo, soprattutto attore in grado di tenere vigile il pubblico malgrado battute molto lunghe.

Pirandello modella su Ruggeri il personaggio chiave della sua drammaturgia borghese, cioè il raisonneur, tirato fuori dalla vecchia commedia ottocentesca per investirlo della funzione di portavoce della visione del mondo propria dell’autore. Il raisonneur è lo strumento corrosivo della struttura del dramma borghese, il personaggio che mette in luce la contraddizione di questo mondo basato sull’inessenzialità della forma, allineandosi alla drammaturgia borghese straniera, Pirandello sposa alcune delle tematiche chiave, come il contrasto tra convenzioni e individuo adeguandolo alla propria filosofia di vita, contrasto fra vita e forma.

Pirandello scrive per Ruggeri quelli che apparentemente sono dei drammi borghesi perfetti, con la canonica ambientazione del salotto e una struttura che prevede una contrapposizione tra un personaggio, il raisonneur, che ha capito la filosofia di vita di questo ambiente, e gli altri che si dibattono all’interno delle convenzioni. Uno dei primi testi che scrive con questo intento è "Così è (se vi pare)" del 1917, scritto per Ruggeri, e gli propone di fare il raisonneur della commedia, ma Ruggeri rifiuta, perché è un personaggio comprimario. Perciò scrive a Pirandello che non ha la compagnia adatta per mettere in scena una commedia in cui il sistema dei ruoli è completamente scavalcato. Ruggeri in parte ha ragione e in parte mente per non ferire l’autore, per lui la sua parte era troppo piccola, però il teatro di Pirandello è refrattario al sistema dei ruoli e le compagnie tentano di adeguarsi a questo nuovo tipo di drammaturgia.

Pirandello però manda poi un altro lavoro a Ruggeri, e gli scrive un dramma borghese con la figura del raisonneur protagonista, il testo è "Il piacere dell’onestà". Ruggeri accetta il testo e lo mette in scena alla fine del 1917 ottenendo grandissimo successo. Inizia una collaborazione che andrà avanti fino al ’22 e sarà estremamente soddisfacente per entrambi con eccezione del testo del 1918, dove Pirandello ripone molte aspettative, considerando questo testo il suo miglior testo che invece va malissimo ed è "Il gioco delle parti".

Doveva essere per Pirandello il punto di arrivo della sua drammaturgia borghese, dove il processo di smantellamento delle convenzioni del dramma ottocentesco realizzato grazie all’azione corrosiva del raisonneur doveva essere chiaro e espresso compiutamente. Invece piace pochissimo al pubblico e convince poco anche Ruggeri che gli cambia il finale scatenando le ire di Pirandello, tanto che Ruggeri dopo 4 o 5 repliche lo toglie dal repertorio senza più rappresentarlo. Pirandello ne rimane così affezionato a questo testo, tanto che l’idea dei "Sei personaggi in cerca d’autore" nasce in questo momento, tanto che "Il gioco delle parti" è il testo di partenza dei sei personaggi.

Questa non è una scelta casuale ma una sorta di resa dei conti con questo testo in cui l’autore credeva e che invece alla prova della scena non era stato efficace. Si tratta di un dramma borghese con al centro un raisonneur protagonista, che si chiama Leone Gala, e la storia in cui si trova coinvolto è un triangolo amoroso: lui, la moglie e l’altro. L’altro è il migliore amico del marito. Leone si è reso conto da tempo che la moglie ha una relazione con il suo migliore amico, ma essendo un raisonneur è convinto della possibilità di farsi guidare dalla ragione per scandagliare la realtà che gli sta attorno e ha perciò accettato la cosa facendosene una ragione (siamo in un’Italia all’inizio del ‘900 dove non esiste divorzio) ma mantiene un rapporto formale con la moglie. Ogni sera va a farle visita, si occupa della gestione della casa ma vive da un’altra parte. Questa sua freddezza e questo rispetto della forma esaspera la moglie che non riesce a vivere la sua relazione, tanto che matura un odio nei confronti del marito che ha accettato tranquillamente la relazione tra la moglie e il suo migliore amico.

Alla fine del primo atto, una sera, dopo che Leone se n’è andato, irrompono in casa cinque giovani ubriachi che hanno scambiato l’indirizzo per la casa di una prostituta. I giovani l’apostrofano in maniera forte, lei all’inizio si spaventa, ma essendo diabolica, pensa che sia un’occasione d’oro per far fuori il marito. Riconosce uno dei ragazzi come abile spadaccino, ben noto in città, così grida allo scandalo e chiede il duello riparatore del suo onore. Il marito dovrà difenderla a duello per difendere la donna dagli oltraggi. Nel secondo atto, lei spiega all’amante che Leone è inetto, che non ha mai fatto sport, e che qualsiasi arma userà egli sarà perdente e siccome Leone è attento non si sottrarrà al duello. Quando Leone apprende dai due amanti, reagisce dicendo che è giusto. Nel terzo atto, si è alla mattina del duello, e Leone non si presenta. Guido, che è l’amante, chiede spiegazioni a Leone ed egli spiega che nella dissociazione delle parti lui ha fatto la parte formale del marito ma che nella sostanza il vero marito è Guido, è lui che è stato oltraggiato e che quindi è lui che deve duellare. Così Guido va al duello e si fa ammazzare.

L’ultima scena è la comunicazione che Guido è morto in duello, e Pirandello prevedeva qui che il suo personaggio, Leone, rimanesse a fissare il vuoto meditando su ciò a cui il suo rigore l’aveva portato, mentre Ruggeri, che capiva che un finale aperto come questo avrebbe lasciato il pubblico incerto, prosegue sulla linea del raziocinio e inventa una sequenza dove Leone chiama il cameriere e si fa servire la colazione mentre si chiude il sipario, quindi il superamento indifferente di ciò che era appena accaduto. Il personaggio di Leone non piace al pubblico, troppo rigoroso e integralista e anche la bravura di Ruggeri non lo ha reso più affascinante, in più il pubblico borghese ben pensante dell’Italia del 1918 era rimasto scandalizzato dal primo atto con frasi forti e situazione scabrosa.

Per Pirandello questo invece era il testo con cui aveva superato la struttura del dramma borghese, facendo dominare il personaggio del raisonneur. La collaborazione va comunque avanti tra lui e Ruggeri, fino al 1922 con l’ultimo testo scritto per lui "Enrico IV", che Ruggeri metterà in scena ogni anno fino alla morte nel ’53. La crisi tra Ruggeri e Pirandello da una svolta alla sua produzione drammaturgica impostando i suoi drammi con un altro tipo di scrittura. La scrittura del dramma borghese non aveva più l’efficacia di trattare i nuovi temi e allora Pirandello prepara la svolta della sua drammaturgia con la scelta di usare contenuti nuovi in una forma nuova, doveva mettere il pubblico di fronte al mistero della creazione artistica e porlo a confronto con la necessità della scena, questo è il nucleo che nel ’21 lo porta a scrivere "Sei personaggi in cerca d’autore", opera rivoluzionaria sia strutturalmente perché la commedia non ha né atti né scene, via le ambientazioni, non c’è niente dell’apparato illusionistico del dramma borghese, ma c’è il mistero dello spettacolo nel suo farsi, attraverso la creazione artistica, ovvero il momento in cui l’autore concepisce i personaggi, e la inevitabile necessità del personaggio teatrale di avere un’incarnazione materiale negli attori.

Tematica molto difficile per il pubblico e che si trova completamente spiazzato di fronte a questa nuova modalità di spettacolo che mescola realtà e finzione, illusione e rottura dell’illusione fino al finale tragico e inaspettato dove uno dei personaggi si spara e muore davvero e che nessuno, nemmeno in Europa, aveva mai tentato prima di allora in teatro. Infatti, lo spettacolo al suo debutto, al Teatro Valle di Roma nel maggio del ’21, va malissimo, il pubblico inizia a rumoreggiare nella seconda parte del testo e nella terza, quando i personaggi prendono il sopravvento e spiegano le loro ragioni i rumori diventano contestazioni aperte con il pubblico che grida “manicomio, manicomio” e lo spettacolo finisce a fatica sotto fischi e Pirandello che scappa dal retro prima della fine spettacolo.

Il testo era una delle opere più interessanti del teatro di quell’epoca, quindi gli uomini di teatro se ne rendono conto e "I sei personaggi" vengono riproposti con alcune modifiche a distanza di qualche mese a Milano e comincia così ad essere rappresentato in Italia e all’estero, tra il ’21 e il ’23 guadagnandosi la notorietà internazionale diventando il drammaturgo più rappresentato all’estero in America, in Francia e in Germania. Con "I sei personaggi" Pirandello apre una linea di ricerca volta a mettere in stretto contatto il testo scritto con la rappresentazione scenica, e la consapevolezza che scrivere per il teatro vuol dire interessarsi anche della scena materiale, anzi sondare i limiti della scena materiale, per capire quale deve essere l’alchimia tra testo e scena.

Per Pirandello questo è così importante che nel 1925 decide di farsi impresario e capo comico e inizia un’avventura di 3 anni, dirigendo a Roma il Teatro d’Arte, dal 1925 al 1928. Quest’esperienza porta Pirandello a riscrivere i testi della trilogia ma soprattutto cambiano la sua prospettiva di drammaturgo, Pirandello finanzia l’apertura di questo piccolo teatro che ha una programmazione autonoma rispetto agli scopi commerciali, ma finalizzata a fare solo un teatro di cultura, d’arte, e a ospitare testi che Pirandello e la sua compagnia allestiscono con scopi di cultura e non solo per divertimento, mirando a rinnovare il repertorio e gli allestimenti italiani, quelli delle compagnia all’antica, presentando questi spettacoli come spettacoli di complesso studiati sotto tutti gli aspetti.

Pirandello si impegna in maniera intensa, segue tutti gli aspetti, a partire dalla ristrutturazione della sala stessa, elimina la struttura a palchi e mette una platea digradante per far vedere bene e crea un palco in collegamento con la platea tramite due scalette laterali che userà moltissimo negli allestimenti. Pirandello scrive molto per questo teatro, ma soprattutto dirige, preoccupandosi di tutto, luci, direzione attori ecc., questo non può far altro che cambiare il suo modo di scrivere per il teatro. Infatti, dal ’25 le sue didascalie si allargano, aumentano, diventano didascalie tecniche, legate alle luci, alle scene, mentre prima erano più letterarie, legate alla fisionomia del personaggio, senza indicazioni di regia, proprio perché l’esperienza materiale del palcoscenico viene ora a sovrapporsi a quella di scrittore, il testo nasce già nella progettazione già legato alla sua messa in scena.

A partire da questa esperienza la sua drammaturgia presenta una prevalenza di ruoli femminili, questo legato alla sua biografia, perché la prima attrice della sua compagnia è Marta Abba, di cui Pirandello si innamora perdutamente, per lei scrive molti drammi e alla sua morte diventerà detentrice dei suoi diritti dal ’25 in poi, sottraendola ai suoi figli. L’esperienza del teatro d’arte va male, perché a metà del ’28 Pirandello è costretto a chiudere, era andato persino dal Duce a chiedere un finanziamento, quindi dopo la chiusura, per rifarsi dei debiti va in Germania dove rimane fino al 1930.

Pirandello qui spera di rifarsi, anche economicamente, e lavora anche per il mondo cinematografico. In realtà, la cosa più importante che scriverà in Germania è "Questa sera si recita a soggetto" del 1929 e rappresentato nel gennaio del 1930. Alla fine del ’30 lascia la Germania, sta un po’ a Parigi e rientra poi in Italia, e si dedica alla risistemazione delle sue opere, cercando di trovare una nuova strada per il suo teatro.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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