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La zonizzazione

Uno degli strumenti della pianificazione urbanistica, divenuti nel tempo anche strumento della pianificazione territoriale, è la zonizzazione, ovvero suddivisione di un ambito territoriale in zone omogenee per una data caratteristica e tipologia. La zonizzazione è spesso sancita per legge, che prescrive, ad esempio, che la pianificazione debba prevedere la scomposizione del territorio in spazi omogenei per attività o per tipologie riferite ad alcuni fattori dello spazio fisico. Ai diversi criteri generali che possono informare tale suddivisione corrispondono diversi tipi di zonizzazione, che possiamo ricondurre a tre categorie:

  • Per funzioni, o funzionale (questa la si ritrova sia applicata all’urbanistica, sia al territorio e all’ambiente in genere)
  • Per destinazione d’uso (valgono le stesse considerazioni fatte per il criterio precedente)
  • Mista (praticamente esclusiva del settore urbanistico)

In ambito urbanistico le tre categorie di zonizzazione sono applicate, nella maggioranza dei casi, ad ambiti territoriali ristretti, come ad esempio quelli comunali. In alcuni casi la zonizzazione funzionale può essere applicata a vasti territori e quindi a piccola scala, in quanto questa divisione del territorio fa riferimento a criteri molto generali, che quindi non richiedono elevato dettaglio. Più in particolare, la zonizzazione nel settore ambientale viene utilizzata per suddividere il territorio in base ad esempio alle caratteristiche pedologiche del suolo, alle tipologie forestali. In sintesi, essa si concretizza in una cartografia con diverse campiture, i cui colori e il loro significato è riportato in legenda.

Zonizzazione per funzioni

Nell’accezione urbanistica, la zonizzazione diviene strumento di collegamento tra il piano generale (quello che fornisce indicazioni di massima sugli intendimenti dell’Amministrazione) e quello attuativo (per intenderci quello che contiene i progetti dettagliati da attuare come una lottizzazione) e trova una sua collocazione logica come schema di ordinamento della scomposizione del territorio da pianificare in aree di intervento e della successiva loro ricomposizione in una struttura razionale e congrua. Questa è la zonizzazione urbanistica che ha caratterizzato tutto il 1900. Essa ha di seguito subito una evoluzione, ma l’impronta rimane significativa nel nostro territorio.

Il carattere di funzionalità emerge dalla necessità di individuare con esattezza le funzioni proprie di ogni parte del territorio in sintonia con la dinamica sociale ed economica prevista. La zonizzazione si sviluppa a due livelli:

  • Quello dell’individuazione di tutte le possibili funzioni che si svolgono sul territorio e delle loro interconnessioni e conduce alla formulazione di una serie di schemi per l’articolazione degli ambiti territoriali in zone funzionali. Si sta trattando, ad esempio, della funzione industriale, della funzione residenziale e così via (agricola, commerciale, artigianale, ecc.). Si può immaginare come sia fondamentale la distribuzione e la localizzazione sul territorio della viabilità, nelle sue differenti gerarchie, rispetto alla zona industriale, a quella residenziale; in sintesi questo livello risponde alla domanda: di quali funzioni necessita il territorio in esame?
  • Quello delle analisi delle singole funzioni e delle loro caratteristiche e conduce alla configurazione di ciascuna zona non come un coacervo di attività simili, ma come spazio organizzato espressamente per lo svolgimento di quelle attività prevalenti; in sintesi questo livello risponde alla domanda: come le localizziamo sul territorio le diverse funzioni in modo che possano esplicare il massimo della loro vocazione? Ad esempio, una zona può venire etichettata come residenziale, ma per poter essere tale dovrebbe avere anche qualche esercizio commerciale oppure dei servizi ricreativi come il verde pubblico oppure dei servizi sociali come un ufficio postale; in ogni caso si tratta di elementi utili alla funzione principale che è quella residenziale. Ed ancora il casello dell’autostrada è opportuno sia collocato in prossimità della zona industriale, mentre le aree verdi e ricreative devono essere inserite in vicinanza del contesto residenziale.

Il risultato è l’individuazione dei tipi zonali cui siamo spettatori: zona industriale, zona commerciale, zona direzionale, zona residenziale, zona agricola, zona ricreativa, ecc. Per ciascuna delle zone individuate, anche spazialmente, vengono messe a fuoco le caratteristiche funzionali più significative:

  • In primo luogo, i rapporti tra funzione dominante e funzioni accessorie (ad es. funzione abitativa integrata da quella ricreativa, verde pubblico, e commerciale, negozi)
  • I collegamenti tra le diverse zone soprattutto in termini di localizzazione (in tal caso è soprattutto l’organizzazione della viabilità che influisce sulla funzionalità di ogni zona e contemporaneamente sull’intero sistema territoriale: a titolo di esempio è sufficiente ricordare l’esempio precedente della funzione industriale situata prossima ad un casello autostradale)
  • L’inserimento proporzionato in un contesto territoriale congruente (la superficie occupata da ogni zona dovrebbe essere in sintonia con le esigenze delle dinamiche territoriali e quindi sufficientemente estesa per poterle soddisfare).

Il principio informatore è dunque quello di assicurare, in maniera scientifica e razionale, un principio di congruenza dimensionale e localizzativa delle varie attività.

In questa veste la zonizzazione può essere strumento a diversi livelli: a livello generale, con funzione di coordinamento; a livello particolare ed inferiore, cioè di attuazione, nel qual caso si può prospettare una zonizzazione delle funzioni complementari all’interno di ogni zona, in funzione dello sviluppo progettato o prospettato della funzione fondamentale.

A livello generale, quando una zona è stata definita secondo una categoria funzionale, non significa che in questa si dovrà assolvere solo quella definita funzione (cioè quella principale), ma che in quell’area, in sede di piano di attuazione, si dovrà disporre di una organizzazione dello spazio finalizzata all’ottimale espletamento della funzione prevalente, senza trascurare le altre funzioni (secondarie), necessarie e utili anche al raggiungimento della funzione fondamentale. È sufficiente notare come all’interno di importanti zone industriali sia spesso collocato un Ufficio Postale, oppure la presenza di qualche esercizio commerciale (e NON centri commerciali, perché altrimenti si ricade in “zona commerciale”) sia fondamentale per la vivibilità in zona residenziale.

Va infine osservato che questo tipo di zonizzazione conferisce alla pianificazione un utile carattere di elasticità nell’uso dello spazio, esaltata dal fattore tempo (successione di interventi che non vengono preordinati) e dal fattore gestione (possibilità di dosare gli effetti in sede di attuazione del piano). In sintesi, l’aspetto positivo consiste nel fatto che chi amministra deve sempre tenere presente che ogni attività che si inserisce in una zona funzionale può essere lecita a patto che sia utile ad ottimizzare la funzione principale, senza che sia guidata da particolari e ristretti vincoli (elevato grado di libertà di azione). Richiamando un esempio fatto precedentemente, in una zona a funzione prevalentemente residenziale sono ammissibili funzioni secondarie, come quella commerciale (negozi) o di servizi (un ufficio postale), senza dettagliate delimitazioni di numero o di spazio occupato (fanno eccezione alcuni esercizi come le farmacie, la cui esistenza è legata al numero di residenti).

Naturalmente esistono anche dei riscontri negativi, dovuti al fatto che può essere arbitraria la dimensione delle funzioni accessorie, non essendoci un limite loro imposto. In urbanistica l’aspetto economico è sempre determinante e ciò può portare al prevalere di una funzione secondaria su quella principale. Come esempio si può pensare a quanto è avvenuto negli ultimi trenta anni nei centri storici delle nostre cittadine. La funzione primaria di un centro storico è sempre stata quella residenziale, e affinché questa si realizzi nel migliore dei modi è giustificata la presenza di altre funzioni ad essa accessorie, come quella commerciale o quella sociale dei servizi. Ma nel momento in cui l’affitto di un appartamento ad “uso foresteria” è diventato di gran lunga maggiore rispetto a quello per uso residenziale, i proprietari hanno iniziato a destinare le loro proprietà in centro storico ad uso uffici, riscontrando un guadagno ben più elevato. Ne è derivato che la funzione residenziale va scomparendo a favore di quella commerciale. Tale fatto di primo acchito può sembrare di non molta importanza, ma si provi ad approfondire cosa questa comporta.

Se un quartiere è residenziale, si è in grado di conoscere il numero di persone che ne usufruiscono e quindi di dimensionare i servizi (si pensi all’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti). Questo invece è molto difficile se l’attività commerciale è prevalente in un quartiere che non ha le caratteristiche per sostenerla, come ad esempio una viabilità idonea o la disponibilità di parcheggi. Un altro esempio fa riferimento alla zona a funzione produttiva (agricola) in cui col tempo si è insinuata una funzione artigianale (una officina meccanica, un laboratorio di confezioni), utile perché favorisce la permanenza della famiglia contadina sul posto, ma che comporta un difficile controllo dell’uso del territorio (si pensi alla difficoltà gestionale relativa alla tipologia di rifiuti ben più complessa e differenziata rispetto ad un territorio rurale ad univoco uso).

Zonizzazione in campo ambientale

Quando si tratta della zonizzazione funzionale, il settore urbanistico è quello che maggiormente si presta per spiegare il suo significato e i suoi criteri gestionali. Ciò non toglie che anche in altri contesti si ritrovi questa suddivisione territoriale. È il caso, ad esempio, della gestione di un parco, per il quale la “zonizzazione funzionale” è lo strumento più importante. Infatti, la Legge Quadro per le aree protette n. 394 del 1991 all’art. 12 ne prescrive le caratteristiche e l’esatta denominazione delle singole zone. Data l’importanza che riveste l’argomento, se ne riporta una sintesi esplicativa delle quattro aree, rappresentativa dei nostri Parchi Nazionali.

Zona di riserva integrale

Le zone di riserva integrale sono prevalentemente reperite tra quelle di valore più elevato e di più spiccata sensibilità, ovvero tra quelle che più si avvicinano alle condizioni di equilibrio naturale. Tra tutte quelle del parco, così come prescritto dagli art. 1 e 12 della L. 394/91, le aree destinate a riserva integrale contengono i sistemi e le componenti di più rilevante pregio biologico, idrologico, geomorfologico e paesaggistico. Nelle zone di riserva integrale la tutela sarà passiva, non essendovi previsto alcun intervento, tranne quelli richiesti dal verificarsi di eventi potenzialmente catastrofici. Oltre alle attività istituzionali del parco, nelle zone di riserva integrale sono consentite, previa autorizzazione dell’Ente e con le modalità stabilite dal regolamento del Parco, l’osservazione naturalistica e la ricerca scientifica. Le zone di riserva integrale sono segnalate sul terreno e l’accesso vi sarà limitato, al di fuori dei sentieri previsti nella cartografia di progetto, attraverso i più appropriati sistemi di dissuasione. Nelle zone di riserva integrale non verranno praticate utilizzazioni forestali né si eserciterà il pascolo e lo sfalcio dell’erba.

Zone di riserva generale orientata

Le zone di riserva generale orientata si collocano prevalentemente nelle parti di territorio in cui gli assetti ecologici e naturalistici non sono quelli originali, ma contengono comunque caratteristiche di elevato pregio. In altri casi, ad esempio, nelle riserve generali orientate si hanno sistemi del tutto simili a quelli inseriti nelle riserve integrali, ma in essi si esercitano da molto tempo, se pur con carichi modesti, attività differenti (il pascolo è il caso classico). Nel caso in cui le attività umane siano cessate, i sistemi ecologici sono quasi sempre interessati da processi di evoluzione progressiva; di qui l’opportunità di provvedere sia ad interventi mirati ad accelerare i processi rievolutivi attraverso la rimozione o la mitigazione di fattori che frenino il recupero di condizioni di maggior pregio ecologico e naturalistico, sia, all’opposto, interventi orientati a mantenere gli attuali valori. Ad esempio, si può pensare all’importante ricchezza floristica di un pascolo abbandonato: come si evolve? In breve tempo il bosco si insedia e quindi c’è una decisione importante da prendere: lasciare che il bosco prenda il sopravvento oppure, con opportuni sfalci e pratiche gestionali, recuperare il territorio dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Nelle zone di riserva generale orientata va dunque perseguita, secondo i casi, o la tutela degli attuali valori naturalistici, oppure la valorizzazione o il ripristino naturalistico quando si tratti di sistemi degradati, ma con ottime potenzialità di recupero. Questo regime è compatibile con la fruizione turistica, comunque da regolamentare con opportuna sentieristica. Esso può accogliere attività produttive, purché esse non generino sensibili trasformazioni nella struttura del territorio e dei suoi sistemi, tali cioè da determinare incremento della loro vulnerabilità. Per questo motivo nelle zone di riserva generale orientata le utilizzazioni forestali previste dai vigenti piani di assestamento saranno eseguite coi criteri stabiliti dal Regolamento del Parco. Vi potranno essere mantenute le attuali attività zootecniche, che prevedono però un controllo numerico del carico. Saranno anche ammessi interventi sulle strutture edilizie solo se a supporto delle attività silvo-pastorali.

Zone di protezione

Le aree di protezione sono individuate tra quelle che attualmente sono interessate da attività silvo-pastorali che ne improntano e ne condizionano in modo significativo gli assetti naturalistici e paesaggistici. Nelle aree di protezione l’Ente parco promuove diverse iniziative, sia attraverso il recupero e il miglioramento delle strutture e delle infrastrutture ad esse storicamente destinate, sia attraverso lo sviluppo di un organico insieme di incentivi capaci di rendere economicamente e socialmente sostenibile l’attività primaria, in interazione con quella artigianale, del turismo e dell’educazione ambientale. Quindi, rispetto alla zona precedente, in questo caso c’è una controllata libertà di azione e di espansione, in quanto la redditività è importante per il mantenimento delle genti sul loro territorio. Allo scopo saranno individuati e applicati i sistemi economici, tecnici e tecnologici più idonei al recupero funzionale dei prati e dei prati-pascoli, mirando anche a conservare ampi elementi del paesaggio vegetale che altrimenti sarebbero destinati ad essere cancellati dallo spontaneo recupero di sistemi a dimensione arborea. Ad esempio, gli habitat della Rete Natura 2000, denominati “Praterie da fieno”, cod. 6510 e 6520, necessitano dello sfalcio per garantire la ricchezza floristica che ne determina il pregio. Se l’uomo non intervenisse, si avrebbe la colonizzazione del bosco. In sintesi, nelle zone di protezione l’attività umana è controllata e ristretta a quella tipica del luogo, ma le esigenze economiche non devono essere da meno di quelle ambientali.

Zone di promozione economico-sociale

Le aree di promozione economica e sociale sono collocate nelle zone più intensamente antropizzate del parco. Vi saranno ammessi o potenziati i sistemi di fruizione turistica e culturale, mirando allo sviluppo di una economia basata sul rispetto del territorio e della sua natura, ovvero sui criteri di sostenibilità, ovvero ancora di compatibilità delle attività economiche con le caratteristiche dei luoghi e con le finalità istituzionali del parco. In queste zone, che saranno individuate tra quelle a minor pregio naturalistico ambientale, verranno collocati i parcheggi, la ristorazione, l’attività museale e le strutture di accoglienza. Qui la tutela delle risorse ecologiche è decisamente secondaria, ma nessun parco può sopravvivere senza questa funzione fondamentale.

Zonizzazione per destinazione d’uso

In campo urbanistico questo criterio è improntato a principi di assoluta rigidità e che costringe il pianificatore a dare indicazioni il più possibile dettagliate circa l’uso di ogni porzione, pur se minima, di suolo. La sua applicazione è stata fondamentale alla fine della Seconda guerra mondiale al fine di utilizzare il territorio in maniera chiara ed univoca. La destinazione d’uso prescrive nel dettaglio l’uso e l’attività specifiche che devono essere svolte ogni singola particella territoriale, indipendentemente dal contesto nel quale essa è inserita. All’atto pratico il piano prevede nel minimo dettaglio l’uso del suolo, cosicché si ottiene una frammentazione esasperata di aree ognuna delle quali costituisce una zona di piano. In pratica si delimita la superficie nei suoi singoli elementi sia quelli presenti allo stato attuale sia di quelli di progetto (residenza, parcheggio, verde urbano, strade, marciapiedi, ecc.). La rigidità (svantaggio, quindi) si coglie a due livelli:

  • A livello tecnico perché prevede una suddivisione eccessiva delle attività, quando nella realtà si assiste, sulla stessa mi
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Scienze biologiche BIO/07 Ecologia

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