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PIANIFICAZIONE E GESTIONE STRATEGICA

L’imprenditore è colui che innova strategia come creatività e introduzione di

nuovi business model.

Tra gli AZIONISTI e i MANAGER vi è un rapporto di fiducia. Ai primi interessa la

redditività (ROE), ai secondi il potere e la gestione.

Analisi: suddividiamo gli argomenti complessi.

All’interno delle organizzazioni è possibile distinguere due tipi di decisioni:

Decisioni routinarie riguardano problematiche già affrontate, altri soggetti

hanno già individuato dei percorsi risolutivi e si fa riferimento agli strumenti già

presenti in letteratura.

Decisioni non routinarie si fa riferimento alla complessità, problemi non

strutturati affrontati per la prima volta dal soggetto decisore e quindi non

esistono dei percorsi\schemi già esistenti. Si avverte un senso di disagio perché

le nostre conoscenze non sono adeguate. L’abilità è focalizzata sulla possibilità

di forgiare nuovi metodi e tecniche. In letteratura distinguiamo problem solving

(decisioni routinarie) e decision making (decisioni non routinarie).

La realtà non è oggettiva, ma dipende dal soggetto che analizza, nelle scienze

manageriali abbiamo una prospettiva costruttivista in quanto è la mente del

soggetto decisore che prende atto della problematica e crea una propria

rappresentazione dalla stessa realtà se cambiano i soggetti osservatori

possono emergere decisioni differenti. Nella stessa organizzazione manager

diversi arrivano a diverse soluzioni. Le decisioni dipendono dalla varietà

informativa del soggetto decisore formata da: informazioni (1 livello) che

raccogliamo dall’ambiente e sono uguali per tutti, schemi (2 livello) che un

soggetto possiede e sono metodologie, tecniche, il cosiddetto “know-how”,

nell’ultimo livello ci sono le “strong belief” concetti, valori in cui crediamo

fermamente e ci fanno percepire il reale in maniera diversa, ci condizionano.

Capitolo 1 - Concetto di STRATEGIA

La strategia è lo strumento che consente ai singoli soggetti e singole

organizzazioni di arrivare al successo.

Contesto emerge quando un soggetto osservatore prende atto della realtà

dalla quale ricava elementi essenziali per la propria sopravvivenza. Insieme di

variabili interessanti per la permanenza nel settore di appartenenza.

La strategia possiamo definirla come la risposta alla domanda: qual è lo scopo

della competizione? Si occupa del successo delle persone e delle

organizzazioni. I fattori che determinano il successo oltre alla fortuna sono:

Abilità di riconoscere le opportunità ossia la capacità di saper cogliere i

 “segnali deboli” come possibilità di anticipare gli eventi (sollecitazioni

latenti).

Avere linea chiara da seguire avere individuato degli obiettivi ben

 chiari. Sintropia: il futuro che influenza l’organizzazione delle risorse

odierne retroagendo.

Flessibilità (adattarsi al cambiamento), che permette di sfruttare le

 opportunità. L’elasticità è legata alle sollecitazioni che io posso infliggere

ad un soggetto senza distruggerlo. La flessibilità è legata alla possibilità

di abbandonare i vincoli strutturali per cogliere nuove opportunità. Se

1 opero in ambito di elasticità adatto l’esistente alla problematica che

caratterizza l’organizzazione. Se sono in ambito di flessibilità modifico la

struttura aziendale per adattarla alla specifica problematica. Concetto

diverso da elasticità.

linea di condotta da seguire coerente, basata su una chiara

Def strategia:

comprensione delle regole del gioco e su una precisa consapevolezza di come

agire per collocarsi in una posizione di vantaggio (che mi renda diverso e

unico). Concetto porteriano che spiega la possibilità di realizzare una specifica

attività conseguendo o realizzando delle prestazioni migliori dei competitors.

Se non sono una società quotata, posso mantenere il segreto industriale.

Fattori comuni delle strategie di successo:

Obiettivi semplici, coerenti e di lungo termine gli obiettivi sono

 strumentali a raggiungere le finalità ossia la sopravvivenza. Si può

sopravvivere in n motivi diversi.

Profonda comprensione dell’ambiente competitivo.

 Valutazione obiettiva delle risorse

 Implementazione efficace concettualizzare le teorie in pratica in modo

 efficiente ottimizzazione dei risultati a parità di risorse a disposizione, di

tipo quantitativo), efficace (possibilità di raggiungere gli obiettivi

prefissati, viene di solito calcolata attraverso il rapporto tra risultati e

obiettivi prefissati, sarò efficace quando avrò conseguito gli obiettivi

prefissati, è di tipo qualitativo) e sostenibile (responsabilità sociale

d’impresa, terzo livello di valutazione delle perfomance).

La sostenibilità è la possibilità di utilizzare le risorse oggi senza danneggiare le

future organizzazioni. Bisogna far riferimento non solo agli aspetti economici,

ma anche al sociale infatti in letteratura viene rappresentato come intersezione

tra l’area economica, sociale e ambientale. L’ambiente è il contenitore che

annovera le risorse disponibili. L’economia è l’insieme delle regole utilizzate da

un soggetto decisore per utilizzare le risorse nel sistema ambiente. La società

quindi rappresenta i risultati che si ottengono impiegando le risorse utilizzando

le leggi economiche. L’etica dipende dal contesto di riferimento, declinazione di

morale in uno specifico ambito di riferimento. La morale è concetto più ampio.

Le organizzazioni devono soffermare la loro attenzione su fattori interni

IMPRESA ed esterni AMBIENTE SETTORIALE che condizionano anche le

persone. Ognuno di noi è portato a distinguere sé stesso da ciò che ci circonda.

Questo schema appartiene in primis al singolo individuo e riportato nelle

organizzazioni. Il contesto esterno riguarda:

i concorrenti che lottano per sopravvivere,

 clienti ossia principali stakeholders i soggetti verso i quali sono indirizzati

 tutti gli sforzi in ottica sia B2B che B2C oppure cliente interno

all’organizzazione,

fornitori ossia coloro che consentono l’approvvigionamento

 all’organizzazione delle risorse necessarie per alimentare il processo

produttivo. Distinguiamo imprese manifatturiere (si occupa anche del

processo produttivo) e imprese commerciale che svolgono solo

l’intermediazione, e imprese di servizi. La strategia funge da ponte,

2 collega l’interno con l’esterno e qua si richiama la coerenza in quanto la

strategia deve essere coerente con l’interno e deve tenere in

considerazione l’esterno (esigenze, aspettative).

Mercati “winner takes all” (chi vince prende tutto)

Il compito della strategia (di business) è determinare come l’impresa dovrà

impiegare le risorse all’interno del proprio ambiente di riferimento per

soddisfare molteplici obiettivi di lungo termine e come dovrà organizzarsi per

realizzare tale strategia. La strategia è lo strumento di collegamento tra

l’impresa e il suo ambiente settoriale (quadro SWOT).

I limiti dell’analisi SWOT si deve fare riferimento solo a ciò che è interno ed

esterno e non all’ulteriore suddivisione in minacce, opportunità (ambiente

esterno), punti di forza e debolezza (ambiente interno).

Per avere successo la strategia deve essere COERENTE con le caratteristiche

dell’ambiente esterno dell’impresa e con le caratteristiche del suo ambiente

interno (obiettivi e valori, risorse e competenze, strutture e sistemi). Il concetto

di coerenza strategica si riferisce anche alla coerenza interna tra gli elementi

che formano la strategia dell’impresa. Per essere efficace, una strategia deve

allineare decisioni e funzionamento in modo da creare una direzione di sviluppo

partendo da una posizione chiara.

I principi della coerenza strategica includono:

Progettazione dei sistemi organizzativi Piattaforma utile per

 implementare la strategia.

Visione dell’impresa come sistema di attività tra loro collegate

 “strategia significa creare una posizione unica e distintiva in grado di

coinvolgere un insieme di attività”. teoria delle contingenze

Il concetto di coerenza strategica è parte della non

esiste un modo unico, migliore degli altri, per organizzare e gestire

un’organizzazione. Il modo migliore per progettare, gestire e guidare

un’organizzazione dipende dalle circostanze o dalle contingenze dell’ambiente

in cui un’organizzazione opera.

Il termine strategia ha origini greche e significa “generalato” ma viene poi

introdotto da “Sun Tzu” in “arte della guerra” e viene mutuato dalle scienze

militari in scienze manageriali.

Strategia e Tattica

La strategia rappresenta il piano complessivo che io soggetto decisore

implemento per portare a compimento la finalità ultima ossia come utilizzo

piano complessivo per lo spiegamento di risorse

complessivamente le risorse:

necessarie a conseguire una posizione di vantaggio competitivo. La tattica fa

riferimento a delle azioni specifiche capaci di risolvere le emergenze affinché si

mantenga inalterato l’obiettivo, ma vi è uno spreco di risorse, si occupa quindi

non della guerra ma della singola battaglia.

3

Le strategie si basano sulle decisioni strategiche e hanno tre caratteristiche:

sono importanti perché una volta prese comportano un grande costo per

 l’organizzazione e non può essere modificata a meno che

l’organizzazione non sia disposta a sacrificare ulteriori beni e risorse;

implicano un significativo impiego di risorse;

 non sono facilmente reversibili.

Principi di strategia militari utilizzati in campo imprenditoriale:

Non esiste una one best way, dipende dal contesto di riferimento e in

 base a questo si utilizzano strategie offensive e difensive. Per esempio da

leader la strategia più idonea da utilizzare per vincere un follower è

utilizzare la stessa strategia (teoria dei giochi). cambiamento di secondo

livello: strategie e tattiche utili all’individuo per affrontare problematiche

non strutturate. 7 ottobre 2019

Strategia:

Individuazione del problema

 Individuazione dei percorsi risolutivi

 Implementazione del percorso risolutivo

Nelle organizzazioni ci si muove con le metafore da una parte esalta alcune

caratteristiche dell’individuo, ma dall’altra fa emergere elementi che non sono

tipici dell’individuo. La prospettiva viene inficiata, esalta le similitudini e ignora

le differenze. Alcuni periodi storici rappresentati con metafore:

Macchina rappresentava le organizzazioni all’inizio del 1900, ambiente

 statico e per questo tutto doveva funzionare perfettamente. L’attenzione

è sul concetto di efficienza, come utilizzare le risorse nell’azienda nel

migliore dei modi. L’organizzazione viene vista come un sistema chiuso.

C’è la “one best way” una sola via per individuare percorsi risolutivi validi

in ogni tempo e in ogni luogo. Con il tempo ci si rende conto che ci sono

dei contro.

Organismo Le risorse umane non sono delle componenti, non veniva

 considerata la componente umana. Non bisogna considerare le persone

come delle componenti, ma come risorse (Maslow). Non sono sistemi

chiusi, ma per sopravvivere devono interagire con l’ambiente circostante,

scambiando risorse (teoria generale dei sistemi). Organismo perché deve

adattarsi per sopravvivere nel proprio ambiente. Esistono diverse

strategie e diverse tipologie di organizzazioni. Non esiste una one best

way.

Cervello organizzazione vista come un cervello. Elabora informazioni,

 centro di decisioni, Organizzazione come centri di calcolo e connessioni:

mi focalizzo sulle relazioni. Importante è la sua proprietà ologrammatica:

le informazioni sono presenti in tutte le parti, vanno solo creati percorsi

diversi attraverso le sinapsi, le unità informative utili a individuare la

strategia non sono incentrate ma vengono condivise (è la parte a

contenere il tutto). Il premio nobel introduce il concetto di razionalità

limitata: gli individui non sono dotati di razionalità olimpica, hanno dei

limiti cognitivi perché esistono le asimmetrie informative, le informazioni

4 vengono monopolizzate da gruppi che non hanno intenzione a

condividere le informazioni con altre entità (sapere è potere).

Negli anni ’50 si avverte la necessità di individuare un momento di riflessione:

pianificazione strategica passaggio da artigianato a industria e questo

comporta l’aumento delle dimensioni dei luoghi di lavoro. I soggetti si trovano

di fronte problemi che non avevano mai incontrato. La pianificazione aziendale

nasce per coordinare le singole decisioni di investimento a lungo termine. Negli

anni ’60, le imprese programmavano iniziative di diversificazione, investire in

settori diversi (fusioni, start-up, joint-venture, contratto di rete, integrazione a

monte o valle). Nasce per guidare lo sviluppo dell’impresa nel lungo periodo. Il

documento di pianificazione (5 anni)

formato tipico era costituito da un che

stabiliva:

Scopi e obiettivi

 Prevedeva l’andamento delle variabili economiche chiave (quota di

 mercato, ricavi, costi e margini)

Allocava gli investimenti di capitale

Con il passare del tempo arriviamo negli anni ’70. Nel 1973 prima guerra

energetica: Egitto e Siria dichiarano guerra a Israele, impennata dei prezzi del

petrolio, c’è molta instabilità, non possiamo avere piani statici, contesto più

dinamico. La pianificazione a lungo termine fallisce. Nel 1979 con la rivoluzione

iraniana si passa da una monarchia a una repubblica islamica. Il fermento

sconvolge il mercato internazionale, grande turbolenza e crisi petrolifere:

impossibilità di formulare previsioni a lungo termine.

Secondo Porter l’attenzione è sulla massimizzazione della redditività. Minore

interesse per la pianificazione a vantaggio della formulazione di strategie

focalizzate sulla massimizzazione del potenziale reddituale.

Anni ’90: nuovo cambio di prospettiva, si ritorna ad analizzare la strategia

focalizzando la prospettiva sulle entità interne (fonti di profitto) alle

organizzazioni “resourse-based view of the firm” focus su risorse e

competenze che qualificano l’attività, ogni organizzazione è diversa. L’enfasi su

risorse e competenze (firm specific) ha incoraggiato le imprese ad adottare

strategie basate sulla differenziazione. Le capacità sono potenziali e ci sono

sempre, diventano competenze quando il soggetto decisore implementa una

strategia. Non esistono organizzazione standardizzate. Le risorse e le

competenze sempre più considerate come la fonte principale di vantaggio

competitivo.

Anni 2000 (XXI secolo) crisi di una multinazionale che crea prodotti derivati e

sul mercato iniziano a circolare titoli tossici che invadono tutti i mercati fino a

creare disastri fino al 2008 quando i mutui vengono cartolarizzati. A un certo

punto le banche capiscono che era più conveniente creare strumenti derivati

sui mutui e venderli sul mercato, venivano concessi mutui anche a persone

insolventi, appena l’economia ha iniziato a rallentare tutti questi soggetti sono

falliti e si è innescato meccanismo a catena. È quindi necessario cambiare

nuovamente ideologia, l’economia interagisce

La bolla tecnologica ha portato a focalizzarsi su nuovi concetti, quali:

5 1. Networked economy, dal singolo atomo alla rete dove l’attenzione è

sulle relazioni e interazioni e non sul singolo componente. Il primo step è

la connessione, se voglio interagire devo attivare delle relazioni. Ci deve

essere compatibilità.

2. Distruptive technologies, cambiamenti che distruggono il contesto

creandolo uno nuovo capace di apportare benefici all’organizzazione. La

tecnologia è uno strumento utile per il raggiungimento di un risultato e

per risolvere una specifica problematica. Viene introdotto poi il concetto

di innovazione. Invenzione è puramente scientifico come concetto nel

momento in cui la implemento nel mercato diventa innovazione.

3. Knowledge-based view, il driver è il sapere. Vengono creati strumenti

utili a gestire la conoscenza (big data).

4. Winner-takes-all markets, colui che si afferma nel mercato con un

disegno dominante riesce a prendersi tutto.

Grande interesse per l’innovazione strategica e nuovi modelli di business

 Reattività e flessibilità l’organizzazione reagisce alle sollecitazioni

 dell’ambiente e cerca di individuare una soluzione. Quando arriva la

sollecitazione riguarda tutti, se qualcuno vuole posizionarsi in maniera

diversa deve essere “proattivo” per crearsi un vantaggio competitivo:

“oceano blu”:

strategia saper trasformare un particolare contesto maturo

o in una fase di declino creando una nicchia di mercato dove vi è solo

un’organizzazione a competere, contrapposto all’”oceano rosso” : se

stiamo tutti insieme ci mordiamo a vicenda. La bravura è individuare gli

spazi liberi lavorando sulle risorse, capacità e competenze. Essere unici.

Alleanze e reti strategiche il legislatore italiano si è accorto della

 carenza in Italia e ha prodotto una nuova norma che va a proteggere le

reti strategiche. Autonomia patrimoniale perfetta: costituiscono un fondo

a garanzia delle azioni, imperfetta: ogni organizzazione risponde del

proprio operato.

Dove troviamo la strategia? (domanda esame)

Si colloca in 3 luoghi:

1. Nelle menti dei direttor

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher savellanicola97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pianificazione e gestione strategica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Massaroni Enrico.
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