AZIENDE AGRARIE
Prove in itinere : 18 aprile 1545 Aula 5
Esame scritto, no ricevimento fisso, basta scrivere per prendere appuntamento. Materiale su
e-‐learning vecchio.
Ai fini di una descrizione delle problematiche specifiche delle aziende agrarie, non solo a
livello organizzativo e gestionale, ma anche dal punto di vista dell’inquadramento legislativo,
diventa di fondamentale importanza individuare quali sono i caratteri distintivi delle attività
agricole, cioè quelli che, a livello civilistico ci permettono di distinguere tra attività agricole e
non. Intenso è stato tra i giuristi il dibattito sul concetto di “agrarietà”, cioè su quale
debba essere la regola discriminante perché un’attività possa essere considerata
agricola, o meno
Iniziamo con la definizione di attività agricola come da Codice Civile, c’è stata
un’evoluzione del concetto di agrarietà a partire dall’articolo 2135 del Codice Civile che è
rimasto in vigore fino al 30 giugno del 2001; dal 01 luglio 2001 abbiamo una modifica
all’articolo.
Il vecchio testo definiva l’imprenditore agricolo in base alle attività che esercitava:
“E’ imprenditore agricolo chi esercita una attività diretta alla coltivazione del fondo,
all’allevamento del bestiame ed alla selvicoltura (queste sono le attività principali che
caratterizzano imprenditore agricolo)”.
Accanto alle attività principali ci sono le attività connesse o per connessione; per
esempio la commercializzazione, se considerata attività agricola per connessione, diventa
un’estensione dell’attività principale. Nel vecchio testo si reputavano connesse le attività
dirette alla trasformazione o all’aleazione dei prodotti agricoli quando rientrano
nell’esercizio normale dell’agricoltura. Queste attività per essere considerate agricole
devono essere connesse e devono rientrare nell’esercizio normale dell’agricoltura. Un
qualcosa è normale se rappresenta un caso frequente, questo tipo di attività devono essere
regolarmente svolte dall’agricoltore. Se in un comprensorio in cui si produce vino io decidevo
di produrre succo d’uva, questo non era normale e non poteva rientrare nell’esercizio
normale. Questa definizione ha causato problemi, difficile applicare il Codice Civile per cosa
definire normale in un periodo in un determinato territorio, difficile stimolare l’innovazione.
Per la definizione di azienda agricola, le condizioni che sono state prese in considerazione nel
tempo sono: 1
il legame con il “fondo” (sfruttamento della terra e delle sue attitudini produttive, con i
• vincoli e le opportunità che questo comporta);
la soggezione all’andamento meteorologico (e, di conseguenza, al rischio climatico);
•
1 Da notare come Serpieri, grande economista agrario, definisca “azienda agraria” … “la combinazione elementare dei
mezzi di produzione, uno dei quali è il fondo agricolo che ne costituisce la base territoriale”.
il legame con attività basate su cicli biologici, quali, ad esempio, la coltivazione di piante e
• l’allevamento di animali (con la conseguente soggezione al rischio biologico).
In base a questa interpretazione tradizionale, perché un’attività venisse considerata
agricola anche nel caso di allevamento, trasformazione di prodotti, ecc., si richiedeva un
legame almeno potenziale con le attività di coltivazione, per cui una parte degli alimenti per il
bestiame dovevano poter essere prodotti in azienda (anche se questo non si verificava
effettivamente)
Questo testo è stato aggiornato con il decreto legislativo 228 del 2001 sulla
Modernizzazione dell’agricoltura; decreto che promuoveva la modernizzazione del settore
agricolo in modo tale che questo fosse in grado di restare al passo con i tempi.
Differenza tra caratteri distintivi e di tipicità delle imprese agricole.
Carattere distintivo mi dovrebbe dare un criterio per distinguere cosa è agricolo e cosa non
è agricolo.
I caratteri di tipicità fanno riferimento agli elementi presenti ma non esclusivi del comparto
agricolo. Uno dei caratteri tipici è l’andamento meteorologico, non tutte le attività agricole
hanno questi problemi (allevamenti di animali), ci sono attività non agricole con questo tipo
di problema (es. stabilimenti balneari).
Vediamo cosa è successo nel 2001, il nuovo articolo 2135. L’articolo 2135 diventa: E’
imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo,
allevamento di animali, selvicoltura e attività connesse.
Prima differenza bestiame/animali, il problema grosso era definire cosa era il bestiame, per
anni nella tradizione economica agraria era costituito da bovini suini e ovini. Oggi se io allevo
lumache sono agricoltore? Non è bestiame ma sono sempre un agricoltore. Le bestie vengono
allevate per la carne, il latte, destinazione tessile (lana) e materiale da pelletteria; con gli
animali estendiamo l’allevamento anche ai cani (per essere venduti con finalità diverse da
quelle alimentari). Tentativo di rendere più semplice l’applicazione. Fino ad adesso nessun
grosso stravolgimento.
L’articolo continua: Per coltivazione del fondo, selvicoltura ed allevamento di animali si
intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico come di una
fase necessaria del ciclo stesso che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le
acque dolci, salmastre o marine. Qui la grande differenza, quali diventano le due
componenti imprescindibili per avere attività agricola?
Deve esserci per forza un ciclo biologico, devo per forza aver a che fare con esseri
• viventi, le attività industriali lavorano su materia prima non animata.
Altro elemento su cui concentrarsi è la cura dello sviluppo, parliamo di ciclo biologico
• che viene gestito dall’imprenditore a suo vantaggio. Senza cura e sviluppo non ho
attività agricola. Una cosa è se faccio il pescatore in mare, un’altra è se allevo il pesce
seguendo il ciclo biologico (es. prendo le uova e le faccio crescere in un ambiente
protetto).
L’individuazione del principio della cura e dello sviluppo di un ciclo biologico, animale o
vegetale, scardina la concezione tradizionalistica dell’essere imprenditore agricolo ancorata
sull’atavico pensiero che qualunque attività agricola, per essere tale, doveva comunque essere
collegata allo sfruttamento del fondo.
Finalità di cura di un ciclo biologico ( rispetto al ciclo naturale), posso aumentare la qualità del
prodotto finito oppure posso aumentare la produzione oppure posso stabilizzare alcune
produzioni in termini di qualità e quantità. Altri obiettivi possono essere l’accorciamento dei
cicli (es. allevamento animali, posso accorciare i tempi di macellazione e utilizzare
stabilimenti per più cicli e quindi diminuire la quota di costi fissi). Per gli animali importante è
il rapporto di conversione degli alimenti, quanto cibo mi serve per aumentare di una unità
l’animale.
Il legame tra attività agricola e cura e sviluppo di un ciclo biologico o di una parte
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(fase) dello stesso, in quanto è possibile che in agricoltura le aziende si specializzino ed
operino solo in una o poche fasi del ciclo, piuttosto che sul ciclo biologico nella sua globalità
(ad esempio, chi alleva polli da carne in genere compra i pulcini e non si preoccupa né della
selezione genetica che c'è a monte, né dei problemi di produzione ed incubazione delle uova; i
vivaisti si preoccupano di ottenere nuove piante da talea o da seme – ad esempio le barbatelle
per impiantare nuovi vigneti – ma non della loro successiva fase di coltivazione a fini
“produttivi”, nel caso specifico, coltivazione del vigneto per produrre uva).
L’agricoltore gestisce qualcosa a metà, siccome mi inserisco su un ciclo biologico, non
riesco a fare alcuni tipi di cose, es. invecchiamento del vino (devo tenere il vino per più anni
prima di venderlo, dal punto di vista finanziario non è buono, più il ciclo è lungo e più i ricavi
vengono tardi. Posso accelerare il processo con tecniche specifiche usando legno specifico, in
questo caso però non ho a che fare con il ciclo biologico). Nel ciclo biologico posso accelerare i
tempo, ma ci so
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