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Fine 1200-1300

Alla fine del ‘200 comincia in Toscana un primo processo di selezione e conservazione della produzione poetica italiana delle origini. Vari sono i manoscritti utilizzati, fra questi possono distinguersi 3 fasi:

  • Vaticano Latino 3793: l’evoluzione della poesia dalle origini fino a prima di Dante
  • Laurenziano Redi 9 su Guittone d’Arezzo
  • Chigiano celebra chi, secondo Dante, rinnovò la poesia italiana

Il manoscritto Vaticano Latino 3793

Il ms. Vaticano Latino 3793 è composto da 190 fogli per 26 fascicoli totali. I copisti sono fiorentini. Ha all’interno 1000 componimenti. Diviso in due parti: canzoni e sonetti. Sembra essere ordinato, secondo la volontà del copista, seguendo un disegno storiografico: prima i poeti e i componimenti della Scuola Siciliana, poi i siculo-toscani, poi quelli dell’Italia municipale, i toscani e infine i fiorentini precedenti a Dante. Con l’introduzione del secondo copista di una canzone di Dante (Donne ch’avete intelletto d’amore), si vuol segnare un mutamento di gusto. Il Vaticano sembra essere un manoscritto-documento di ciò che poteva conoscere Dante.

La scuola siciliana

Sviluppata attorno alla corte di Federico II di Svevia, i poeti della Scuola Siciliana sono legati da una stessa estrazione sociale, utilizzo della stessa lingua (siciliano illustre), sviluppo di temi e stili affini ispirati alla poesia trobadorica. Dai trovatori essi ereditano la concezione e il modo in cui viene rappresentato l’argomento principale della loro poesia: l’amore; qui il rapporto fra amante e amata è feudale di sudditanza, all’interno del quale vi sono i motivi tipici dell’amor cortese: lode della bellezza e virtù dell’amata, amore che raffina l’animo umano dell’amante con la sofferenza, la segretezza dell’amore…

Forte interesse è manifestato per la descrizione della fenomenologia amorosa: rispetto ai trovatori, si riducono i riferimenti alla realtà, tendendo a rappresentare gli aspetti universali dell’amore, non un singolo amore. Come testimonia il Vaticano Latino, principali metri sono i sonetti e la canzone. Non c’è però nessuna traccia di un collegamento fra musica e canzoni nella Scuola Siciliana. Il sonetto deriva probabilmente dai coblas trobadorici, stanze in dialogo fra loro in quanto ogni cobla era la risposta dell’amante. Questi coblas erano organizzati in tenzoni. I siciliani ereditano la tenzone e la indirizzano più verso la quaestio scolastica, ossia la discussione fra maestri e allievi. L’esperienza siciliana si estenderà presto su tutta la penisola, nascendo sotto la stella della lingua volgare dei municipi di produzione. Nel Vaticano Latino 3793 è visibile questo passaggio: il fascicolo 6 si apre con Guido Guinizzelli, da Dante definito padre e precursore dello Stilnovo.

Il Dolce Stilnovo

Il ms. Chigi L VIII 305, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, segna un passaggio epocale: il canone, fin a quel momento rappresentato da Guittone d’Arezzo, Giacomo da Lentini e i siciliani, cambia. Qui ci sono poeti assenti o marginali nei mss. più antichi: Cavalcanti, Dante, Guinizzelli, Cino da Pistoia. Sono i poeti dello Stilnovo.

Come afferma Dante nel Purgatorio per bocca di Bonagiunta, egli vede un distacco fra un modo antico di far poesia e una maniera moderna che ha come progenitore Guinizzelli. La poesia è nuova e dolce (a livello formale di qualità), contrariamente all’asprezza del Guittone. Ispirata da Amore, con una corrispondenza fra ciò che il poeta prova e il modo in cui si esprime. Tuttavia lo Stilnovo non sarà un movimento organizzato: fra i poeti ci sono grandi differenze.

Sarà una tenzone fra Bonagiunta Orbicciani e Guido Guinizzelli a sancire la rottura fra poesia antica e moderna. Qui Bonagiunta rimprovera Guido di aver cambiato il modo in cui si fanno poesie d’amore, puntando su oscurità e contenuti difficili di carattere filosofico/teologico.

La mutazione della società italiana con la nuova borghesia che aspira a posizioni di egemonia culturale trova voce proprio nei poeti stilnovisti che teorizzano la superiorità della nobiltà d’animo che si raffina attraverso l’amore: amore e nobiltà d’animo formano un sinodo, una cosa sola, come espresso da Guinizzelli in “Al cor gentil” che diviene manifesto dello Stilnovo. Portavoce di questi due concetti (amare nobilmente ci nobilita distinguendoci dalle altre persone, e questo tipo di amore scatta solo con la mediazione di una donna) è la canzone.

Altri tipi di poesia

Oltre alla poesia cortese, delle atmosfere rarefatte dell’introspezione e del sentimento amoroso, c’è un altro modo di fare poesia che viaggia parallelo: una poesia fondata sull’invettiva personale, sulla satira dei costumi, sulla rappresentazione degli aspetti materiali e più degradati e degradanti della vita. Trova espressione tutto ciò nella poesia comica.

Le tre corone e la cultura del ‘300

Il Trecento è la base di una nuova cultura italiana ed europea, momento di straordinaria produzione letteraria che trova in Firenze il proprio fulcro. Ed è Dante ad interpretare per primo gli stimoli della cultura fiorentina, realizzando un nuovo modo di intendere l’amore e il ruolo della lirica con “Vita nuova”. In Dante, oltre alla lucidità teorica, per comprendere la sua ricca produzione, interviene la sua assidua mania di sperimentazione di nuovi terreni e pratiche. In questo gorgogliare della cultura fiorentina, acquista sempre più credito, grazie alle sperimentazioni di Dante prima e di altri successivamente, il volgare fiorentino.

Dante Alighieri

Le sue opere sono assolutamente originali: non c’è un modello per ognuna e neanche un genere letterario di appartenenza. Esse non diventeranno modello per la futura letteratura europea: rimangono degli straordinari unica. Questa condizione può essere letta come l’intrecciarsi di due fattori: la sperimentazione e l’autobiografismo. Alla base del Vita Nuova sta il voler raccogliere le rime giovanili in un racconto in prosa che è storia d’amore e la storia della propria poesia. Il Convivio è invece un esperimento analogo, col risultato di un trattato filosofico autobiografico. Nella Commedia la sperimentazione e l’autobiografia sono liberate in un’invenzione visionaria. Oltre a questi due fattori, ad accomunare l’intera opera dantesca è il riconoscimento e l’utilizzo del volgare come lingua nazionale di cultura.

Gli anni giovanili e gli studi (1265-1295)

Al principio della Commedia, Dante racconta di aver intrapreso il viaggio oltremondano. Ambientato durante la pasqua del 1300 all’età di 35 anni (“nel mezzo del cammin…”). La sua nascita si può desumere sia avvenuta dunque nel 1265 ca. I suoi genitori muoiono durante l’adolescenza, ma la loro rendita permette a Dante di vivere decorosamente e frequentare l’alta società fiorentina. Non appartenevano ai magnates (nobiltà di sangue) come testimonia nel canto X dell’Inferno la loro appartenenza alla parte guelfa dei genitori.

Stando al Vita nuova, a 9 anni ebbe il primo incontro con l’angiola giovanissima Beatrice (data in moglie a Simone de’ Bardi). Dante sposerà invece Gemma di Manetto Donati da cui avrà 4 figli. Partecipa, come racconta Leonardo Bruni, alla disfatta dei ghibellini aretini da parte dei guelfi a Campaldino, ponendosi in prima fila (11/06/1289). Sarà in quegli anni che si afferma come poeta d’amore in volgare. I primi componimenti sono fedeli alla linea cortese, poi si distaccherà intraprendendo una poetica e un linguaggio originali. Sarà la morte di Beatrice, l’8 giugno 1890 a far nascere la propria poesia nuova. Nel Convivio, per poter trovare conforto dalla morte dell’amata, ricostruisce i suoi studi filosofici (De consolatione philosophiae di Boezio, Laelius de amicitia di Cicerone).

Fondamentale sarà la presenza e l’amicizia di Guido Cavalcanti, che chiama “primo de li miei amici”. Gli dedicherà il sonetto Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io, e la Vita nuova, rivendicando in nome di Guido la scelta del volgare. Tuttavia la concezione dell’amore nella Vita nuova è diversa rispetto alle posizioni cavalcantiane. Alcuni studiosi ritengono che sia questa distanza ad aver segnato la rottura del sodalizio fra i due. Egli è citato nell’Inferno, quando il padre Cavalcante chiede a Dante notizie del figlio, e nel Purgatorio: viene ricordato sempre in maniera affettuosa e con stima. Dante sempre nel Purgatorio XI ribadirà come egli voglia essere successore e non rivale di Guido, portando un rinnovamento nei significati e nei valori attribuiti alla poesia d’amore, sulla falsa riga del cammino cominciato dal suo amico.

La produzione giovanile tra i primi anni ’80 e ’90 è attentamente selezionata in vista della Vita nuova. I risultati più innovativi sono le rime della “poetica della lode” che affermerà a Bonagiunta, in Purg. XXIV, di voler conferire ai posteri con il nome di “dolce stil novo”. Il raggiungimento di un’armonia tematica e formale nelle poesie è frutto di uno sperimentalismo instancabile. Immagini d’amore in sonetti e canzoni, ma anche una produzione comico-realistica nei sonetti scambiati con Forese Donati dove i due si accusano e si offendono.

Vita nuova

Narrazione in volgare dell’amore per Beatrice. Il titolo si riferisce al rinnovamento interiore che Dante matura sotto il segno di amore. 31 poesie di cui 23 sonetti, 2 sonetti rinterzati, 5 canzoni e 1 ballata. Collegate dalla prosa, dove si narra le occasioni in cui sono state composte, commentandole e articolandole in divisioni dove si espone il loro contenuto.

Può essere suddivisa in 3 parti:

  • Poesie I-XVI, ossia dal proemio alla crisi del gabbo
  • Poesie XVII-XXVII, sulla materia nuova della poesia della lode
  • Poesie XXVIII-XLII, si apre con la morte di beatrice e si chiude con la visione finale.

Questo libello è una novità assoluta: difficile individuare i modelli, tuttavia sono rintracciabili alcune soluzioni prese in prestito dalle opere latine e romanze. Sicuramente il prosimetro di Boezio (alternanza prosa e versi). Per le parti narrative e l’intro alle poesie riprende le vidas (brevi biografie) e razos (ragioni). Sul piano autobiografico si riprendono le Confessioni di Agostino, per l’ideologia amorosa Cicerone e la mistica cistercense. Collocabile fra il 1292 e il 1293.

Nel Convivio afferma che la “donna gentile” di cui parla nel finale del libello è una allegoria della Filosofia, che conobbe nel 1293 e che, prima che il suo amore diventasse perfetto, ci volle altro tempo. Sarebbe dunque da spostare la redazione a circa 2 anni dopo, ma tale definizione è inconciliabile con la definizione della Filosofia, sempre nella Vita nuova, come “malvagio desiderio”. Essendo un’opera postuma, Dante è possibile sia intervenuto più volte.

La trama:

  • 1 Parte: Dante introduce la storia del suo rinnovamento spirituale come un libro della memoria. A 9 anni incontra Beatrice e sperimenta Amore, che da allora domina la sua mente, sempre assistito dalla ragione. Nove anni dopo lei gli concede il primo saluto, che gli dà grande gioia. In un sonetto racconta poi la visione di Amore in lacrime con Beatrice fra le braccia: nessuno riesce ad interpretarne il significato. Per non compromettere Beatrice, egli finge di amare un’altra donna a cui finge di dedicare le sue rime. Poi dedica due rime ad un’amica di Beatrice che muore improvvisamente. L’amata va via da Firenze e Dante si procura un’altra donna: la sua condotta gli costerà il saluto di Beatrice. Durante un banchetto Dante ha un attacco di panico, ciò suscita il riso di Beatrice e delle sue amiche. Dante denuncia il suo stato di angoscia e si rassegna al silenzio.
  • 2 Parte: dal colloquio con donne gentili Dante supera il momento: una suggerisce di vivere l’amore per Beatrice come un amore disinteressato ed autosufficiente. Spiega ad un amico in cosa consista questo nuovo modo di vivere l’amore. Muore il padre di Beatrice, Dante sogna la morte della donna, che vede venire verso di lui con Giovanna, moglie di Guido Cavalcanti, che gli spiega il significato della visione. Si chiude con due sonetti dove racconta della natura miracolosa di Beatrice.
  • 3 Parte: muore Beatrice. Parole dolorose, un dolore che neanche le parole di un amico riescono a placare. La compassione negli occhi di una donna suscitano prima imbarazzo, poi sollievo e poi diletto che muta in desiderio. Dante sente che tale passione è inconciliabile con l’amore ragionato per Beatrice, la cui apparizione lo fa vergognare del desiderio restituendolo alla ragione. Beatrice viene contemplata nell’Empireo e Dante rivela i piani di un’opera dove dirà di Beatrice ciò che mai è stato detto da nessuno.

Il potere dell’Amore era così nobile da non dominare mai senza la ragione. Viene rotta la concezione canonica dell’opposizione fra amore-ragione. È la negazione del saluto che fa capire a Dante come il suo amore sia immaturo e comincerà perciò a virare verso il nuovo amore concepito razionalmente, autodefinito per bocca di un dio, da Dante interrogato. È, questo nuovo amore, un sentimento disinteressato ed assoluto. Solo la morte dell’amata lo destabilizzerà, generando il desiderio per una nuova donna, dunque per le passioni terrene, ma l’ammonizione in sogno di Beatrice lo ricondurrà all’amore nuovo.

Il rinnovamento interiore è anche rinnovamento lirico: al nuovo amore corrisponde una nuova poesia, la “poesia della lode”, un nuovo ideale retorico e linguistico. Per comprendere la poesia di Dante bisogna rifarsi alla canzone cortese dove il poeta manifesta il proprio sentimento per ottenere il guiderdone, cioè la ricompensa per il servizio amoroso, ossia la joi, la gioia amorosa. Tutto ciò che condurrà Dante ad ottenere il saluto da Beatrice è in pieno stile trobadorico. Nel momento della negazione del saluto, il fine della sua poesia scompare e si dedica all’esprimere le sue angosce: è una fase cavalcantiana, che condurrà verso il silenzio. Questo impasse esistenziale condurrà all’intuizione della lode: il dialogo con la donna e l’elaborazione del nuovo amore guidato dalla ragione, la scoperta della povertà di una poesia autoreferenziale per favorire una lode disinteressata dell’amata (manifesto di tale amore è il sonetto “Donne ch’avete intelletto d’amore”).

L'impegno politico e l'esilio (1295-1308)

Nel 1295 Firenze passa sotto il controllo dei Villani, membri delle Arti principali. Dante rientra nell’Arte dei Medici e degli Speziali. Nel 1300 viene eletto Priore. Intanto imperversa lo scontro fra Guelfi Bianchi e Neri. Bonifacio VIII interviene chiamando Carlo di Valois (fratello del re di Francia) il quale prende le posizioni dei Neri. Sconfitto, Dante viene confinato e trova ospitalità nella ghibellina Arezzo, poi a Forlì. Non prenderà parte alla battaglia di Lastra, rivolta dei Bianchi pesantemente sconfitti: minacciato, trova rifugio a Treviso.

Nel Convivio affermerà come le poesie dedicate alla donna gentile da cui è attratto nella parte finale sono in realtà un inno alla Filosofia. Non ne sono certi i critici, tuttavia il senso di tale operazione è quello di porsi come cantor rectitudinis e non come poeta d’amore: comincia a trattare tematiche morali dovuto agli studi filosofici. Molte poesie vanno lette allegoricamente (come queste alla donna gentile), ma altre resistono a tale lettura (come quelle alla pargoletta, di cui viene rimproverato da Beatrice sulla montagna del Purgatorio).

Le rime petrose fanno capitolo a sé: l’impenetrabilità e la durezza del cuore della donna diviene senhal della durezza e asprezza delle rime. Si distacca dallo Stilnovo usando un linguaggio artificioso, espressivo, emulando il tecnicismo del trobar car di Arnaut Daniel.

Il Convivio

Prosimetro, autocommento alle canzoni scritte in precedenza. Intento simile alla Vita nuova, ma più approfondita, più didascalica, più filosofica. Scritto nei primi anni di esilio, usa tale libello per riaccreditarsi come intellettuale impegnato presso le corti che lo ospitavano, escluso con l’esilio dall’attività politica della sua città. Dunque egli parlerà di sé al suo interno. Si rifà a Boezio e al suo De consolatione Philosophae, al Tresor di Latini e all’opera aristotelica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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