Periodo Nara
Il periodo Nara copre tutto l'VIII secolo (710 – Nara diventa la nuova capitale – 784 – Capitale viene spostata da Nara/ 794 – la capitale si stabilisce a Eian) ed è il periodo storico che viene associato alla piena applicazione del codice Ritsuyo e al ruolo di Nara (chiamata anche Nara no Miyako o Hejokyo – cittadella o città della pace, termine che cadde in disuso) come capitale amministrativa del Giappone.
(Già dal IX secolo ci si comincia ad allontanare dal codice Ritsuyo, nonostante esso avrà influenza, a livello amministrativo e del sistema gerarchico, sino alla modernizzazione – metà 1800 – e gli verranno affiancati diversi altri editti e riforme).
Codice Ritsuyo
Il codice Ritsuyo (o Taiho – perché venne emanato nell’era Taiho; “Ritsu” significa leggi penali e “yo” significa leggi amministrative) incorpora il sistema amministrativo dell’editto Taika e nuove leggi penali. Il grosso del codice venne emanato nel 702, ma vennero aggiunti alcuni emendamenti nel 718.
A livello amministrativo viene confermato ciò che era incluso nel codice Taika, si mantiene il sistema Kubunden, la divisione amministrativa delle terre, e si cerca, inoltre, di legare il pagamento delle tasse al riso, nonostante in alcune regioni, dove il riso attecchisce meno, si continui il pagamento con la seta o con prodotti artigianali e cereali. Si conferma la gestione amministrativa dello stato con il Dajokan e la divisione del territorio, infatti si conferma la divisione in distretti – 600 circa.
(In questa divisione viene incluso anche il nord est con le province di Mutsu e Dewa, nonostante esso non fosse territorio Giapponese in quanto gli emishi non si identificavano come sudditi del sovrano. Vi era, in questo territorio, un’organizzazione fatta di clan autonomi e stanziali. L’imperatore mette degli avamposti in questi territori creando delle cittadelle dove vengono collocati i giapponesi che hanno il compito di colonizzare questo territorio e integrare i locali. In questo contesto si crea un rapporto difficile tra i locali e i giapponesi, non mancano però coloro che vengono chiamati Fushu, locali convertiti alla causa giapponese che collaborano con i colonizzatori. Alla lunga nascono diversi scontri tra locali e colonizzatori che terminano nel periodo Kamakura).
Riforme e sistema penale
Oltre a confermare quanto stabilito dall’editto Taika, introduce una serie di nuove riforme. In primo luogo, introduce un sistema penale definendo delitti e pene. Il modello di riferimento è il sistema penale della Cina Tang, il che implica che il sistema penale introdotto fosse ispirato al confucianesimo, il quale promuoveva un atteggiamento paternalistico volto a riabilitare e reintrodurre nella società coloro che commettevano infrazioni o delitti.
Molti elementi, però, del codice penale cinese non vengono inseriti in quello Giapponese: ad esempio, mentre in Cina era vietato il matrimonio tra consanguinei, in Giappone era possibile e non era un tabù.
La grande novità di questo nuovo codice penale è l’introduzione al fianco del Dajokan (= organo a capo della gestione statale dalla riforma Taika in poi) del Jingikan (= ufficio dei Kami, ministero delle divinità), che si occupava della ritualità shintoista e che veniva ad incorporare tutte le funzioni che avevano avuto in passato gli Uji e che, adesso, erano centralizzate nelle mani di Yamato. Questo metteva in evidenza come, nonostante la forte diffusione del Buddhismo, lo Shintoismo rimanesse comunque una delle religioni dominanti, soprattutto come legittimazione del potere imperiale.
Gerarchia e istruzione
Viene introdotta anche una scuola superiore pensata per formare i membri dell’aristocrazia a governare, per formarli ai nuovi compiti creati dalla riforma istituzionale. Anche in questo caso non è un sistema meritocratico perché a questa formazione hanno accesso solo i membri dell’aristocrazia, diversamente dalla Cina in cui vi erano dei test volti a verificare le capacità di tutti coloro che volevano accedere all’istruzione superiore e, di conseguenza, al governo.
Un altro aspetto definito dal codice è la creazione di una nuova gerarchia interna allo stato che continuerà ad esistere sino al periodo Tokugawa, seppur affiancata da altre forme gerarchiche.
- Yamato - Famiglia Imperiale (Non affiancata da altre famiglie; sistema Uji smantellato)
- Aristocrazia Kuge (= di corte) (circa 1% della popolazione, anche se le maggiori fonti di quel periodo ci vengono fornite proprio da questa classe sociale).
- Kannin (= funzionari)
- Sudditi Liberi Komin - o Hyakusho che significa “persone dai molti e diversi cognomi” - (= persone pubbliche; organizzate secondo un sistema gerarchico sulla base del loro rapporto con l’imperatore, ovviamente precedenti famiglie Uji e aristocratiche).
- Senmin (Sudditi non liberi), tutti coloro che per qualche delitto compiuto devono prestare servizio a famiglie aristocratiche per scontare la propria pena.
È una gerarchia che mantiene la sua funzionalità sino al XIX secolo, anche se viene man mano affiancata da altre forme gerarchiche, soprattutto quando entrerà in scena Mahakibushi. Gli Hyakusho sono identificati come contadini nelle fonti scritte, questo perché essi sono considerati come dei coltivatori, secondo il sistema Kubunden, e gli viene riconosciuto il valore in base alle tasse agricole che versano.
Bisogna, però, tener conto del fatto che il sistema di tassazione si basava solo sulla coltivazione delle terre, ma c’è da dire che molti di essi praticavano anche attività diverse come la caccia, la raccolta, la lavorazione del legno, etc. A queste attività si affiancherà, in seguito, il commercio, soprattutto dal periodo Muromachi. (Queste attività collaterali cominciano ad essere tassate, in seguito, ma per lunghi periodi della storia Giapponese non sono tassate).
Importanza dell'agricoltura
Ci sono diverse ipotesi riguardo la tendenza istituzionale a porre l’agricoltura come mezzo di sostentamento primario del paese. Questa enfasi sull'agricoltura come base economica è stata una caratteristica distintiva del periodo Nara e ha avuto un impatto duraturo sulla struttura sociale e politica del Giappone.
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