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Per una geografia del Lazio

Aspetti geomorfologici del Lazio

Il Lazio è prevalentemente collinare. Risulta occupato per il 54% da collina, il 26% da montagna e solo il 20% da pianura. Una vasta area del Lazio mostra un aspetto caratteristico, legato ad un'antica e lunga attività vulcanica ("Lazio vulcanico"). I principali complessi vulcanici sono:

  • Vulsino (complesso vulcanico dei Monti Vulsini), nella provincia di Viterbo. Nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsino è situato il lago di Bolsena.
  • Vicano (vulcano di Vico), nella provincia di Viterbo. In seguito al riempimento della caldera vulcanica ha avuto origine il lago di Vico.
  • Sabatino (complesso vulcanico dei Monti Sabatini), nella provincia di Roma. Il lago di Bracciano è ospitato in una depressione vulcanico-tettonica: non è un cratere, né una caldera, ma corrisponde ad un'area di sprofondamento, causato da una serie di fratture.
  • Laziale (Vulcano Laziale, o complesso vulcanico dei Colli Albani), nella provincia di Roma. Il lago di Albano e quello di Nemi (più piccolo) sono originati dall’unione di due crateri, come testimonia la forma ellittica dei laghi.

Il paesaggio costiero: Durante il Pliocene, la costa del Tirreno era localizzata più ad est dell'attuale, vicino all'Appennino. Durante il Pleistocene medio-superiore, il deposito di sedimenti da parte dei corsi d'acqua e l'apporto di prodotti vulcanici da parte dei complessi vulcanici contribuirono a colmare il braccio di mare: si originarono cordoni dunari, lagune, laghi, paludi, zone melmose.

Pianura costiera: La pianura costiera più ampia del Lazio è l'Agro Romano, noto anche con il nome di Pianura Pontina.

Il paesaggio carsico:

  • Carsismo epigeo (esterno, superficiale) = modificazione della roccia calcarea attraverso l'erosione meccanica operata dall'acqua e dal vento; solchi, doline→
  • Carsismo ipogeo (interno, sotterraneo) = insieme di favorevoli condizioni geologiche che unitamente a situazioni meteorologiche, idriche e geografiche, generano antri, caverne, abissi e quegli intricati reticoli di gallerie che spesso fungono da serbatoio idrico.

Forme legate al carsismo epigeo e ipogeo sono presenti in tutta l'area appenninica laziale.

Gli ambienti del Lazio

L'ambiente è lo spazio che ci circonda, con le entità fisiche, chimiche e biologiche che lo caratterizzano.

  • Ambiente marino = zona costiera sommersa, fascia prossima alla riva, caratterizzata nel Lazio da fondali sabbiosi (meno frequentemente rocciosi). Tra le specie vegetali, vari cordata la poseidonia: la prateria di poseidonia protegge le spiagge, perché attenua l'energia del moto ondoso e delle correnti marine, stabilizza le sabbie del fondale (ancora i sedimenti al fondo) e contribuisce all'equilibrio tra la parte sommersa e quella emersa della spiaggia. L'alterazione e il degrado di questo ecosistema, oltre alla perdita di biodiversità, contribuisce all'erosione della spiaggia e all'arretramento della linea di costa.
  • Ambiente di spiaggia: la costa laziale è prevalentemente di natura sabbiosa, meno frequentemente di natura rocciosa. Quando i sedimenti sabbiosi sono depositati sulla costa, iniziano ad essere trasportati dal vento. Le “piante pioniere” (alofile e psammofile: che sono in grado di tollerare l'acqua marina e mettere radici nella sabbia) ostacolano il vento e trattengono la sabbia. In questo modo si genera la duna costiera (o tombolo). Questo ambiente nel Lazio è uno dei più aggrediti e danneggiati dall'attività umana: realizzazione di porti, costruzione di abitazioni (cementificazione delle coste), intensa frequentazione estiva, danneggiano la vegetazione psammofila, favorendo l'asportazione della sabbia da parte del moto ondoso, la demolizione del cordone dunale e nei casi più gravi l'erosione della spiaggia.
  • Gli ambienti retrodunali e le saline: le pianure alluvionali, invase dal mare fino a tempi recenti e che l'edificazione di uno o più cordoni dunali ha separato dalla linea di costa, presentano ampi tratti acquitrinosi e tratti di superfici più asciutte. Si tratta di aree paludose, di difficile attraversamento, scarso valore economico, pericolose per la salute umana (a causa della malaria). Questo ambiente nell'area pontina è stato sottoposto più volte a bonifiche: interventi di risanamento che hanno raggiunto il successo, grazie alle nuove tecnologie, negli anni '30. Ai tempi della bonifica, si è provveduto a salvare un campione rappresentativo di questo ambiente: la selva di Terracina (nel parco naturale del Circeo). Nell'Agro Pontino, invece, oggi possiamo vedere campi coltivati, strade costeggiate da eucalipti (messi a dimora durante la bonifica per la loro capacità di assorbire ingenti quantità di acqua dal terreno). Ma nelle aree retrodunali esistono anche altri tipi di ambienti, come ad esempio quello delle saline: nel Lazio le saline naturali sono da tempo scomparse (per bonifiche, interramento, ecc.) Le Saline di Tarquinia (artificiali), sebbene dismesse dalla produzione attiva, sono conservate per l'importanza storica ed ambientale (biodiversità).
  • L'ambiente di pianura: l'Agro Romano era anticamente coperto da imponenti foreste. Nel corso dei secoli è stato deforestato, ed utilizzato per la coltivazione o il pascolo ovino e bovino. Si tratta di praterie secondarie (indotte dall'intervento umano) a “vocazione forestale”: quando non sono più pascolate, le praterie vengono colonizzate da cespugli e successivamente da piante arboree.
  • L'ambiente dei travertini: associate ai principali centri vulcanici, esistono aree in cui si manifesta la fuoriuscita di acque ricche di bicarbonato di calcio, che all'aria depositano il carbonato di calcio.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Vecchis Gino.
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