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Il principio dello strumentalismo

L'educazione non è riva di conseguenze sociali ed economiche, è strumentale alla vita degli

individui ed è sempre politica perché fornisce capacità ed abilità che possono essere vendute

sui mercati della società.

Per comprendere il principio dello strumentalismo bisogna considerare 2 fattori: l'occasione

ed il talent, che ha molte sfaccettature perché non esiste un unico tipo di intelligenza.

Le capacità di ogni individuo vengono "tipizzate" e consolidate attraverso l'istruzione e

l'esercizio, attraverso le occasioni fornite dall'esperienza e dall'educazione che deve offrire a

tutti le stesse possibilità di sviluppare le capacità, senza discriminazione di genere e di etnia

(nelle classi afroamericane o ispaniche gli insegnanti possono essere portati a fornire agli

studenti poche occasioni perché hanno poche aspettative relative alle abilità di questi

studenti).

Il principio istituzionale

Nelle società sviluppate l'educazione viene istituzionalizzata e svolge il particolare compito

di preparare i soggetti più giovani a prendere parte attivamente alle altre istituzioni della

cultura. Ogni individuo appartiene contemporaneamente a più istituzioni e tali istituzioni

possono essere anche in conflitto tra loro.

Tra le istituzioni che si occupano di educazione troviamo sia quelle di ricerca, sia quelle che

prendono decisioni relative al sistema educativo. Bruner auspica il costituirsi di nuove

istituzioni che possano far fronte al problema della carenza delle informazioni; prima fra

tutti un'istituzione di ricerca che consideri l'educazione in relazione al posto che occupa

nella società e che prenda in considerazione problemi critici come il razzismo e la povertà.

Secondo Bruner dovrebbe costituirsi un'altra istituzione molto importante e specifica che

dovrebbe occuparsi della presa di decisione e delle scelte politiche da effettuare in relazione

all'educazione.

Il principio dell'identità e dell'autostima

L'educazione è fondamentale per l'istituzione del sé e per lo sviluppo della propria

autostima. Secondo Bruner, ci sono 2 aspetti del sé che sono universali: la capacità di azione

(sentirsi capaci di compiere autonomamente alcune attività) e la valutazione. In base alla

valutazione che i bambini ricevono dalla scuola, valutano se stessi in termini di successo

oppure di fallimento. L'autostima si costituisce in base alla valutazione data alla propria

capacità di portare a termine le azioni. Se la scuola non presta adeguata attenzione

all'autostima, rischia di procurar problemi molto seri, spingendo i ragazzi a ricercare la

propria affermazione in altri contesti, come ad esempio nelle gang criminali per quello che

riguarda i ragazzi che vivono nei ghetti.

Il principio narrativo

Secondo Bruner esiste un pensiero scientifico ed un pensiero narrativo, che aiuta le persone

a creare una versione del mondo personale, nella quale immaginano un posto per sé. La

narrazione serve per costruire la propria identità all'interno della società e serve anche per

stimolare la creatività.

Le antinomie educative…

Sono delle coppie di verità in contrasto tra loro nei confronti delle quali è necessario

individuare un punto di equilibrio tra i 2 poli estremi

Realizzazione individuale/conservazione della cultura

L'educazione serve per lo sviluppo delle potenzialità individuali, ma anche per preparare le

persone a inserirsi nella società e nella cultura conformandosi alle sue istituzioni ed ai suoi

valori. Entrambi questi aspetti sono importanti ed è difficile trovare un punto di equilibrio:

se si privilegia la realizzazione individuale si rischia di provocare la disgregazione della

società; se si privilegia la riproduzione della cultura, si corre il rischio di avere una cultura

troppo tradizionalista che non si evolve e non si trasforma mai.

Centralità del talento/centralità degli strumenti

Se pensiamo che l'apprendimento dipenda dal talento, consideriamo fondamentale

l'intelligenza. Tuttavia, si può pensare anche che per apprendere sia fondamentale avere a

disposizione strumenti adeguati che vengono forniti dall'educazione. I rischi ed i vantaggi di

privilegiare maggiormente un lato o l'altro dell'antinomia sono molteplici: da un lato vi è la

necessità di sfruttare il talento dei più dotati; dall'altro vi è l'esigenza di dare a tutti

l'opportunità di accedere alle risorse.

Particolarismo/universalismo

Riguarda la valutazione dei diversi modi di pensare, la giustificazione dei significati che

diamo al mondo. Da una parte si ritiene che l'esperienza umana e la conoscenza locale siano

legittime di per sé. D'altra parte, si afferma che ogni condizione umana, pur essendo situata

localmente, è espressione di una storia. Ogni conoscenza ed esperienza fa parte di una

cultura più vasta, la cui legittimità non può essere negata.

Head Start = è un programma di educazione prescolastica ideato e sviluppato negli Stati

Uniti a partire dagli anni '70. L'obiettivo del programma era quello di fornire una buona

preparazione di partenza ai bambini dei ghetti neri e ispanici, offrendo materiali ed attività

stimolanti. Tali programmi si basano sull'ipotesi della deprivazione, secondo la quale per

crescere è necessario un ambiente che fornisca le adeguate opportunità.

Il programma non affrontava i problemi della diversità e delle discriminazioni culturali, ma

si focalizzava sui temi della terza antinomia.

Il programma introduce un nuovo modo di fare scuola, che è il modello alla base delle

comunità di apprendimento, altro concetto fondamentale della pedagogia culturale di

Bruner.

Le comunità di apprendimento

Rappresentano un particolare modo di fare scuola, realizzato a partire da Ann Brown e da

Joe Campione in una scuola di un ghetto di Oakland, in California.

Il principio generale delle comunità di apprendimento è l'idea di proporre dei compiti

generici per poi richiedere ai partecipanti stessi la definizione più puntuale del compito.

L'obiettivo è quello di superare la concezione della scuola come luogo nel quale si

trasmettono conoscenze, ma sviluppare una concezione di scuola come luogo di produzione

di nuova conoscenza.

I principi basilari delle comunità di apprendimento sono:

apprendimento attivo e collaborativo, tramite la negoziazione degli obiettivi, la

 condivisione delle conoscenze e la riflessione collettiva

sviluppo meta-cognitivo le attività incoraggiano la riflessione sui propri processi di

 apprendimento per prendere coscienza delle proprie strategie e delle modalità più

adeguate per migliorarle. Il discorso in gruppo è il principale strumento che favorisce

lo sviluppo della meta-cognizione.

zone multiple di sviluppo prossimale in quanto ognuno può imparare dagli altri e, a

 sua volta, insegnare agli altri

base dialogica è fondamentale la discussione in piccoli gruppi nei quali si

 condividono i significati e si comprendono ed analizzano i processi

legittimazione delle differenze la diversità viene considerata una risorsa che

 consente di aumentare il numero delle zone di sviluppo prossimale e le conoscenze

delle conoscenze che circolano. È fondamentale il rispetto degli altri e viene data a

tutti la possibilità di partecipare alle varie attività, anche in modo periferico se alcune

persone preferiscono non esporsi troppo.

sviluppo di pratiche comuni che nascono e che vengono condivise all'interno della

 comunità. I ruoli sono intercambiabili.

apprendimento contestualizzato e situato tutte le attività sono finalizzate e dotate di

 senso culturale e affrontano problemi reali legati alle conoscenze.

Interdipendenza tra gruppi i compiti devono essere strutturati in modo tale che il

 loro completamento necessiti dell'interazione tra gruppi e dello scambio reciproco di

informazioni.

L'ambiente allestito per le comunità di apprendimento presenta alcune differenze rispetto

alle tradizionali classi scolastiche.

Per quanto riguarda i partecipanti, questi entrano a far parte della classe anche soggetti

diversi, come ricercatori, esperti e genitori. È possibile considerare come partecipanti anche

persone con le quali si è in contatto telematico.

Per quanto riguarda i luoghi, l' aula rimane il principale luogo utilizzato, ma è attrezzata

diversamente. Ad esempio i banchi devono essere disposti in modo tale da poter essere

spostati velocemente in relazione alle varie esigenze.

Per quanto riguarda gli strumenti, non vengono usati solo libri, ma anche cartelloni,

computer, e-mail da parte di esperti, taccuini.

Nelle comunità di apprendimento si lavora per progetti che hanno uno scopo condiviso e

concreto (legato al principio del'esternalizzazione).ogni persona partecipa a tutte le fasi di

realizzazione. In questi progetti la tecnologia ha un ruolo fondamentale come mezzo di

informazione come strumento di comunicazione.

I gruppi di lavoro non sono rigidamente separati, ma collaborano alla costruzione comune

e chi partecipa ad un gruppo può collaborare anche con altri gruppi. Le attività vengono

organizzate in modo tale da favorire e addirittura forzare la collaborazione.

Il contenuto dei progetti non rispetta le divisioni disciplinari, ma vi è interdipendenza.

Nelle comunità di apprendimento è importante accettare e valorizzare la diversità, che è una

risorsa e che viene enfatizzata e condivisa principalmente attraverso le discussioni di

gruppo. La diversità può essere di vario tipo e può riguardare, ad esempio, le conoscenze, i

punti di vista, il livello di partecipazione ai progetti.

Alla base delle comunità di apprendimento vi è anche la flessibilità di ruoli. Alcune funzioni

e attività che solitamente vengono svolge dagli adulti, come la coordinazione e la

valutazione delle varie attività, possono essere svolte adeguatamente anche dagli studenti.

Al tempo stesso, funzioni classicamente attribuite agli studenti, come fare domande oppure

ammettere di non sapere, possono essere svolte anche dagli adulti. Quindi, in generale è

possibile affermare che gli insegnanti possono imparare dagli studenti e gli studenti possono

avere delle cos da insegnare agli adulti.

Nelle comunità di apprendimento è importante valutare il lavoro, non tramite una

misurazione di tipo quantitativo, ma attraverso modalità centrate sui processi e svolte dagli

studenti stessi attraverso l'autovalutazione e la valutazione reciproca. Anche gli adulti

devono riflettere sul lavoro svolto e questo serve per acquisire consapevolezza su ciò che si

è fatto.

Nel suo libro "la cultura dell'educazione" (1966), Bruner afferma che il lavoro delle

comunità di apprendimento di Brown e Campione ha contribuito a chiarire delle idee

fondamentali relative al rapporto educativo:

capacità di azione i bambini sono soggetti intelligenti, capaci di produrre ipotesi e

 di assumere il controllo della propria attività mentale

riflessione non basta imparare, ma è importante anche dare un senso a ciò che si

 impara. Gli studenti sono invitati a riflettere metacognitivamente sui propri processi

di apprendimento per diventare consapevoli delle proprie strategie e per migliorarle

collaborazione le ipotesi vengono discusse con gli altri e negoziate

 cultura la scuola è una cultura, che porta alla costruzione di un certo stile di vita e

 di pensiero

LEZIONE E DISCUSSIONE

La maggior parte degli insegnanti considera la classica lezione frontale come il principale

strumento dell'insegnamento. Alla lezione deve poi seguire lo studio individuale a casa e,

insieme, la verifica in aula. La lezione presenta numerosi vantaggi:

è economica in termini di tempo

 è facile da organizzare e programmare

 non c'è il rischio che si presentino incertezze o che si verifichino imprevisti. Anche le

 domande di chiarimento sono preventivate e vengono gestite senza difficoltà

Gli svantaggi della lezione, invece, sono:

parte dal presupposto che gli alunni siano tutti uguali in termini di vissuti, esperienze

 pregresse, stili cognitivi, interessi, affettività

si basa sul principio secondo il quale esiste un'unica conoscenza valida che è quella

 che viene proposta dall'insegnante

si basa sul principio dell'ascolto e sull'idea secondo la quale è sufficiente che

 l'insegnante dica e che l'alunno ascolti affinchè si verifichi l'apprendimento

La lezione si basa sulla concezione dell'apprendimento per esposizione didattica.

La discussione può essere un altro strumento di insegnamento, anche se solitamente viene

utilizzato poco. La discussione si basa sulla concezione dell'apprendimento attraverso lo

scambio intersoggettivo in quanto con la discussione di arriva alla costruzione condivisa

della conoscenza.

In generale, presenta vantaggi e svantaggi complementari a quelli della lezione. È molto

difficile da gestire, sia in termini di tempi, sia in termini di gestione dei contenuti e degli

interventi; tuttavia, se viene utilizzata regolarmente con il tempo diventa sempre più efficace

e diventa più semplice da gestire. Alcune ricerche, infatti, mostrano che dopo un anno di

pratica regolare di tale attività, decresce la percentuale degli interventi relativi ad aspetti

organizzativi e relazionali ed aumenta notevolmente la percentuale di interventi di

ideazione, valutazione e meta-cognizione.

La discussione può essere utile anche nel favorire lo sviluppo dell'autonomia, in quanto

insegna ai bambini la gestione del tempo, degli interventi e degli obiettivi. Questo è

fondamentale in quanto l'autonomia non è una competenza innata che si sviluppa da sola e,

quindi, è importante favorirne lo sviluppo e stimolarla adeguatamente.

Come si insegna, come si impara a scrivere e a leggere…

Lo studio di come si impara a leggere e a scrivere, in realtà è cominciato dallo studio di

come tali abilità vengono insegnate. Si sono occupate di questa tematica Emilia Ferreiro e

Ana Teberosky a partire dagli anni '70-'80 attraverso degli studi che avevano come obiettivo

cercare di comprendere cosa accade nelle mente dei bambini quando si sperimentano nelle

attività di scrittura e di lettura. Queste ricerche vennero condotte su bambini non

alfabetizzati che appartengono ad ambienti sociali particolarmente svantaggiati, attraverso il

colloquio clinico di derivazione piagetiana.

Secondo il modello teorico delle 2 autrici, i bambini seguono un processo per tappe nella

costruzione di concetti relativi alla lingua scritta:

situazione iniziale è quella che precede l'ingresso a scuola dei bambini. I bambini

 producono segni definiti "scarabocchi" dai quali emerge che non avvertono la

distinzione tra disegno e non-disegno (lettere). Si parla di grafemi non iconici.

primo periodo comincia ad avvenire la differenziazione tra disegno e non-disegno.

 I bambini cercano degli elementi distintivi tra le rappresentazioni figurative e quelle

non figurative.

Inizia anche la ricerca delle condizioni di interpretazione degli oggetti sostitutivi.

secondo periodocomincia la ricerca delle condizioni formali di leggibilità. Ad

 esempio, i bambini cominciano a sviluppare delle idee ingenue relative alle regole

della quantità, per le quali ritengono che una lettera isolata non significhi niente, che

sono necessarie almeno 3 lettere. Un'altra regola che sviluppano è quella della

variazione interna, per la quale una stringa di segni tutti uguali non ha alcun

significato.

Il significato, inizialmente, è dato dalla prossimità dell'oggetto: se la scritta è vicina

al disegno del gatto, significa gatto. Gradualmente, il bambino elabora un nuovo

criterio: per poter leggere scritte riferite ad oggetti diversi, è necessario che le scritte

siano diverse.

terzo periodo si sviluppa il processo di fonetizzazione, che è complesso e non

 regolare. La fonetizzazione inizia in forma sillabica: ogni segno rappresenta una

sillaba (esempio: la parola bambino ha 3 sillabe e, quindi, 3 segni). Quando però, il

bambino cerca di leggere scritture che sono state prodotte da altri, si rende conto che

vi è un numero di simboli troppo elevato secondo la sua logica. Da questo

confronto/conflitto si sviluppa la tendenza ad abbandonare progressivamente l'ipotesi

sillabica. Il passo successivo sarà quello di un ibrido: una scrittura non ancora

alfabetica, ma al tempo stesso non più sillabica.

Questo importante modello teorico evidenzia alcuni concetti costanti e fondamentali:

lo sviluppo del processo di concettualizzazione è indipendente dal processo formale

 di insegnamento e dall'età cronologica

l'assenza di consapevolezza relativa alle operazioni mentali compiute

 la comparsa di modalità di costruzione e di soluzione progressivamente più elaborate

 e non necessariamente di tipo lineare

Froebel (1782-1852)

Si occupò soprattutto di educazione prescolare. Creò i primi kindergarten, cioè le prime

scuole dell'infanzia.

Secondo Froebel, il fanciullo è come una pianta e le maestre devono prendersi cura di lui e

farlo crescere bene.

Froebel attribuisce grande importanza al gioco infantile ed è molto interessato all'ambiente

ed ai materiali che vengono forniti al bambino.

Nella sua pedagogia era presente anche l'aspetto religioso, relativo, però, ad una religiosità

interiore piuttosto che alla conoscenza di una specifica dottrina.

Le sorelle Agazzi (1866-1951/1870/1947)

Nel 1896 aprirono a Monpiano (Bs) una "casa dei bambini", che servì da modello a tanti

altri asili infantili dell'epoca. Tale modello propose la realizzazione di un forte legame tra la

vita scolastica e le esperienze quotidiane dei bambini, attraverso lo svolgimento delle

attività tipiche della vita domestica (come fare acquisti, ordinare l'ambiente, cucinare,

ecc…).

Inoltre, ritengono importante l'instaurazione di un rapporto affettivo con l'allievo.

Anche per le sorelle Agazzi era importante il sentimento religioso, m spesso questo

interesse si traduceva in un atteggiamento moralistico.

Maria Montessori (1870/1952)

Partecipò a battaglie per la conquista dei diritti delle donne ed ebbe un grande impegno

scientifico e sociale a favore dei bambini portatori di handicap o economicamente

svantaggiati. Fondò la prima "casa dei bambini2 nel 1907 a Roma, nel quartiere di San

Lorenzo.

I principi fondamentali alla base del pensiero di Maria Montessori sono:

profonda consapevolezza della funzione sociale delle case dei bambini all'interno dei

 contesti di degrado nei quali erano inserite

l'importanza data alla cura degli ambienti (spazi e materiali), affinchè la scuola possa

 consentire il libero svolgimento dell'attività del fanciullo, cioè favorire lo sviluppo

attraverso lo svolgimento di attività dotate di significato

l'insegnante organizza l'ambiente e guida il bambino nelle sue scoperte

 l'attenzione data alle abilità senso-percettive e al materiale che ne consente stimola lo

 sviluppo

la casa dei bambini non è subordinata o propedeutica alla scuola elementare, ma ha

 dignità di scuola con le sue particolari caratteristiche

LA LEGISLAZIONE SCOLASTICA

Legge Casati (1859)

Segna le basi di una scuola nazionale italiana e continua ad esistere, con poche modifiche,

fino alla Riforma Gentile.

Attribuisce grande importanza all'istruzione classica, mentre trascura quella scientifica e

tecnica.

La scuola elementare viene suddivisa in 2 gradi biennali dei quali soltanto il primo è

obbligatorio (fino a 6 anni).

Questa legge realizza un accentramento amministrativo e burocratico dell'istruzione perché

l'istituzione delle classi scolastiche viene affidata al comune. Tale istituzione era gratuita ed

era prevista in tutte le sezioni nelle quali la popolazione infantile raggiungeva le 5p0 unità.

Vengono istituite scuole diverse per maschi e femmine.

Il principale vantaggio di questa legge riguarda il fatto che l'istruzione viene resa gratuita e

obbligatoria, anche se soltanto fino a 6 anni. Un grande punto debole, invece, riguarda la

preparazione degli insegnanti che era molto carente. Gli insegnanti, infatti, dovevano avere

soltanto una "patente di idoneità2 all'insegnamento e un attestato di moralità. La patente si

conseguiva dopo aver frequentato uno specifico corso della durata triennale, ma le deroghe

a tale norma erano moltissime.

Legge Coppino (1877)

Sottolinea maggiormente l'obbligatorietà dell'istruzione elementare inferiore che viene

estesa dai 6 ai 9 anni. Viene ribadita la gratuità e la aconfessionalità dell'istruzione.

Tale legge prevede anche delle ammende per i genitori inadempienti verso l'obbligo

scolastico, ma non venivano presi provvedimenti seri e strutturali per affrontare in modo più

funzionale questa problematica che era legata a condizioni economiche svantaggiate e alla

necessità di far lavorare anche i bambini. In concreto non si faceva nulla per aiutare queste

famiglie, il cui sostentamento derivava anche dal lavoro dei bambini.

Legge Orlando (1904)

Viene ulteriormente ampliato l'obbligo scolastico, che viene esteso fino ai 12 anni.

Al termine della quarta classe elementare, coloro che intendevano proseguire gli studi

potevano sostenere un esame di maturità che serviva per l'ammissione alla scuola

secondaria.

Per la prima volta è prevista la formazione di classi miste.

Questa legge, inoltre, cerca di combattere il problema dell'analfabetismo e della scarsa

istruzione istituendo corsi serali e festivi per adulti analfabeti. Viene prevista anche

l'assistenza scolastica per i bambini che appartengono a famiglie disagiate.

Viene previsto un aumento dello stipendio degli insegnanti

Programmi ministeriali del 1914

Viene sancita una netta distinzione tra scuola ed asilo, ognuno dotato di specificità proprie.

Tali programmi prendono spunto dalle idee di Frobel e delle sorelle Agazzi per quello che

riguarda l'importanza che viene attribuita al "fare", all'imparare facendo, con uno scarso

interesse per gli insegnamenti formali come la lettura e la scrittura.

In questi programmi viene evidenziata anche l'importanza attribuita alle relazioni tra

coetanei ed al rispetto che bisogna avere per le attività spontanee svolte dal bambino.

Il punto critico di questi programmi è la concezione di bambino, considerato come tutto

sensi e fantasia.

Riforma Gentile(1922-1923)

Gli "istituti di educazione dell'infanzia2 (che non sono obbligatori) sono considerati

propedeutici alla scuola, in netto contrasto, quindi, con il pensiero di Maria Montessori.

L'istruzione elementare viene suddivisa in 3 gradi: preparatorio (dai 3 ai 6 anni e non è

obbligatorio), inferiore (dai 6 ai 9 anni), superiore (dai 9 agli 11 anni).

L'obbligo scolastico viene innalzato fino a 14 anni. Quindi, dopo la scuola elementare è

previsto un corso di avviamento professionale della durata di 3 anni.

La scuola secondaria viene rigidamente divisa per tipologie: dopo la scuola elementare

bisogna scegliere tra istruzione professionale (3 anni) ed i diversi indirizzi della scuola

secondaria: istituto tecnico, istituto magistrale, ginnasio. L'istruzione, poi, si completava nei

gradi superiori dell'istituto tecnico, dell'istituto magistrale, del liceo scientifico e del liceo

classico.

Il numero massimo di studenti per ogni classe è 35.

Viene introdotto l'insegnamento della religione cattolica.

Nel 1939 Bottai unifica i gradi inferiori dell'istruzione secondaria in un'unica scuola

chiamata scuola media.

La riforma Gentile, in generale, attribuisce importanza alla cultura classica, stabilendo la

funzione primaria del latino nell'istruzione secondaria.

La legislazione in merito alla scuola dell'infanzia

Nei programmi ministeriali del 1914 sembra che il bambino sia concepito come soggetto

tutto sensi e fantasia e si attribuisce importanza alle attività spontanee del bambino, al "fare"

concretamente, ai rapporti con i coetanei.

Con il passare del tempo, invece, (orientamenti ministeriali del 1991) il bambino comincia

ad essere considerato come protagonista del proprio personale processo di crescita, come un

soggetto attivo, in continua interazione con i pari, con gli adulti e con la cultura di

appartenenza.

Negli orientamenti ministeriali del 1991, inoltre, vengono definite le finalità generali della

scuola dell'infanzia che sono:

la maturazione dell'identità personale

 la conquista dell'autonomia

 lo sviluppo della competenza

 il gioco come risorsa privilegiata di apprendimento e di sviluppo delle relazioni

 azione professionale dell'insegnante come orientata all'osservazione, alla

 progettazione, alla verifica e all'adattamento

Programmi didattici per la scuola elementare

I programmi didattici del 1955 riflettono enormemente l'egemonia democristiana e risultano

molto ambigui. Infatti, da un lato vi è una prima apertura alla psicologia; dall'altro permane

una concezione del bambino come soggetto "tutta intuizione, fantasie e sentimento".

Inoltre, non vengono imposti vincoli agli insegnanti e ciò ha consentito, agli insegnanti

interessati e più preparati, lo sviluppo di iniziative e di sperimentazioni didattiche.

Oil dibattito più diffuso e più sentito di quegli anni riguardava la divisione tra scuola media

e istruzione di tipo professionale.

Soltanto nel 1962 il centrodestra vara una legge che sancisce la nascita della scuola media

unica.

Nel 1971 vi è l'avvio della scuola a tempo pieno e si propone una scuola pedagogicamente

diversa, più aperta e collaborativa.

Nel 1974 vi è l'introduzione degli organi collegiali, considerati come strumenti di

partecipazione e di democrazia. Tali organi sono costituiti da docenti, personale non

docente, genitori e studenti.

Nel 1975 si favorisce l'inserimento degli alunni portatori di handicap nelle scuole statali.

Nel 1985 vengono istituiti nuovi programmi per la scuola elementare, che sono frutto del

lavoro di una commissione di 20 persone fra docenti universitari ed operatori scolastici, con

vicepresidente il pedagogista Mauro Laeng. Le finalità di questi nuovi programmi sono:

alfabetizzazione culturale

 l'educazione alla convivenza democratica

Nel 1990 viene fatta una nuova riforma dell'ordinamento della scuola elementare e vengono

introdotte una serie di innovazioni:

l'ampliamento dell'orario scolastico da 24 a 30 ore, con un massimo di 40 ore per

 quello che riguarda il tempo pieno

viene introdotto il "modulo" che sancisce il superamento della figura del docente

 unico in classe; quindi si sviluppano lavoro in equipe con più docenti per ogni classe,

che sono responsabili in modo paritetico della programmazione e della valutazione

il rafforzamento del principio dell'integrazione degli studenti portatori di handicap in

 classi normali

l'introduzione della lingua straniera

 la formazione degli insegnanti, che devono aver seguito uno specifico corso di

 laurea, articolato in 2 indirizzi relativi alla scuola materna e alla scuola elementare

Nel 1997 viene introdotta la legge sull'autonomia delle istituzioni scolastiche che godono di:

autonomia organizzativa, didattica, di ricerca, di sviluppo che consente di realizzare e

 progettare percorsi formativi adeguati al contesto territoriale, economico, sociale

autonomia finanziaria, limitata, però, dal forte restringimento dei finanziamenti

 statali

personalità giuridica

Inoltre, vi è l'introduzione della multimedialità della didattica, attraverso il piano per lo

sviluppo delle tecnologie didattiche.

Il dibattito attuale in relazione alle istituzioni scolastiche riguarda i seguenti punti:

lo studente è un soggetto attivo, dotato di una sua storia personale e capace di

 costruire la conoscenza nell'interazione con gli altri

la didattica attiva che mette al centro del lavoro scolastico la costruzione personale ed

 il lavoro collaborativo dei soggetti

integrazione ed interdisciplinarità tra gli insegnanti attraverso la condivisione di

 obiettivi e attraverso la progettazione dei curricula

uso della multimedialità quale strumento che si affianca ad altri strumenti più classici

 l'importanza di insegnare ad apprendere, riducendo la quantità dei contenuti trasmessi

 in favore di un approfondimento dei nuclei fondanti delle diverse discipline. Ciò

richiede la presenza di una continuità didattica tra le scuole di diverso ordine.

L'integrazione, intesa come accoglienza dei bisogni di tutti gli individui, dai portatori

 di handicap, agli appartenenti a minoranze culturali, fino ad ogni singolo bambino

con le sue diverse caratteristiche fisiche e cognitive

Accanto alla riflessione collettiva relativa alle caratteristiche della scuola, si sviluppano

anche correnti di pensiero che, invece, tendono a svalutare l'importanza della scuola stessa.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni con concetti ripresi dai libri consigliati (pedagogia e scuola di Cesareni e Pascucci" e "le fonti di una scienza dell'educazione" di Dewey). I principali temi trattati sono: la nascita della pedagogia, i modelli dell'apprendimento, il pensiero di Vygotskij, il pensiero di Bruner, il pensiero di Dewey, le comunità d'apprendimento, la legislazione scolastica, scuola e tecnologia


DETTAGLI
Esame: Pedagogia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia del lavoro e delle organizzazioni
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararossi4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cesareni Maria Donatella.

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