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Lezione del 17/10

Uno degli obiettivi di questo corso è spingere ad interrogarsi, a non dare le cose per scontate, a riflettere criticamente sui modelli educativi che ognuno ha ricevuto e, a partire da questi, confrontarsi con le cornici concettuali proposte nel corso. L'idea dunque è che l'aula sia un po' una palestra, una palestra dove esercitare il pensiero.

La lezione di pedagogia non vuole essere un semplice momento di trasmissione di informazioni, ma uno spazio dove ci si allena, a partire da un tema, da una domanda specifica, a ragionare, interrogandosi, confrontandosi con i modelli proposti, con la docente, con i compagni. Una palestra, dunque, di didattica attiva.

Lezione del 24/10

Brainstorm

È una procedura che prevede di condividere delle idee per risolvere un problema creativo. L’inventore di tale metodologia è Osborn nel 1939. Tuttavia, è una pratica molto antica, utilizzata in India già 400 anni prima. Durante questa procedura, non sono ammessi giudizi ed ognuno deve sentirsi libero di dire ciò che pensa.

Educazione

Azioni, identità, educazione, valori, processo, relazione. L’educazione si basa sulla trasmissione delle conoscenze, ha come scopo la formazione ed è mediato da figure più grandi quali genitori o allenatori.

John Dewey

È considerato uno dei padri della pedagogia contemporanea e svolse un ruolo molto importante nella definizione di educazione. Nasce nel 1859 nel Vermont e muore nel 1952 a New York. Nel corso della sua vita, si occupò di pragmatismo (corrente filosofica fondata sulla connessione tra conoscenza ed azione), di pedagogia e di psicologia. Nel 1916 scrive "Democrazia ed educazione" e nel 1938 scrive "Esperienza ed educazione".

In quest’ultima opera in particolare, emergono diversi aspetti fondamentali dell’idea di Dewey. Ritiene che l’educazione provenga dall’esperienza, ma non tutte le esperienze sono educative. Dewey pensa che un’esperienza educativa non sia necessariamente gradevole, in quanto il suo effetto non lo si può conoscere subito. Per Dewey, un’esperienza è educativa nel momento in cui è in continuità con le esperienze passate e non avviene in solitaria, ma solo in determinate condizioni (bisogna avere la capacità di cogliere i processi in atto e la situazione in cui si sta svolgendo l’esperienza; nessuna attività, tolta dal proprio contesto, è per forza educativa).

Le esperienze educative aprono ad esperienze future e dunque ad apprendimenti futuri. Le esperienze diseducative, invece, limitano il campo di future esperienze, aumentando passività nel bambino; l’educazione si riduce a noiosa attività che annienta l’entusiasmo e il desiderio di conoscere. L’entusiasmo e la curiosità sono alla base della conoscenza.

Dewey considera "il fare" un momento centrale per l’apprendimento → pragmatismo. Un altro aspetto affrontato da Dewey riguarda l’apprendimento collaterale. «Il maggiore degli errori è credere che un bambino impari soltanto quel dato particolare che studia in quel momento. L’apprendimento collaterale può essere molto più importante» [John Dewey].

Per Dewey, l’educazione svolge un ruolo importante anche in campo politico e sociale, in quanto ad esso viene delegato la formazione di un individuo.

Nella prima parte dell’opera del 1938, Dewey differenzia l’educazione tradizionale dall’educazione innovativa. La prima si basa sui seguenti punti fondamentali:

  • L’acquisizione viene impartita dagli adulti. Gli adulti risolvono i problemi dei bambini
  • Non c’è attenzione all’origine e alla funzione di ciò che viene insegnato
  • L’acquisizione di nuovi principi avviene attraverso l’obbedienza e il rispetto di regole ferree

La seconda, introdotta ed appoggiata da Dewey, si basa sui seguenti aspetti:

  • Apprendimento tramite esperienze
  • Viene lasciata libertà di pensiero ed indipendenza al bambino
  • Interazione tra studente ed insegnante. L’adulto predispone le condizioni per permettere al bambino di fare esperienza, sta al bambino trovare la chiave di lettura per risolvere un determinato problema.

Questi pensieri di Dewey prendono il nome di "scuola attiva". Essa valorizza lo studente e lo pone al centro dell’attività svolta, il quale svolge un ruolo attivo.

Lezione del 31/10

Maria Montessori

Nasce nel 1870 a Chiaravalle (Ancona) e muore nel 1952 in Olanda. Così come Dewey, appartiene al filone dell’attivismo. I principi chiave dell’attivismo sono i seguenti:

  • Puerocentrismo → riconoscimento del ruolo essenziale del bambino in ogni processo educativo.
  • La valorizzazione del fare nell’ambito dell’apprendimento infantile che tendeva, di conseguenza, a porre al centro del lavoro scolastico le attività manuali, il gioco e il lavoro.
  • Legame apprendimento/interesse → l’educatore deve stimolare e motivare il bambino nelle attività che preferisce, senza condurlo su una attività precisa. Il bambino deve essere libero di decidere.
  • Centralità dello "studio di ambiente", poiché è proprio della realtà che lo circonda che il fanciullo riceve stimoli all’apprendimento.
  • Nella socializzazione, vista come un bisogno primario del fanciullo che va, nel processo educativo, soddisfatto e incrementato.
  • Nell’"antiautoritarismo", sentito come un rinnovamento profondo della tradizione educativa e scolastica, che muoveva sempre dalla supremazia dell’adulto, della sua volontà e dei suoi “fini”, sul fanciullo

Maria Montessori diede un contributo molto importante nell’attività senso-motoria. Ha ottenuto molto più successo all’estero, piuttosto che in Italia. Ad oggi, il metodo d’insegnamento Montessori è d’estrema attualità e viene utilizzato in diverse scuole.

Si iscrive a Medicina e fu una delle prime donne ad esercitare in campo medico dopo l’Unità d’Italia. Lavora, in particolare, sul recupero dei bambini subnormali, intraprendendo una rieducazione senso-motoria.

Alla base del "metodo Montessori" sta uno studio sperimentale della natura del bambino che pone l’accento, in particolare, sulle attività senso-motorie, le quali vanno sviluppate sia attraverso gli “esercizi di vita pratica” (vestirsi, lavarsi, mangiare..) sia attraverso materiale didattico scientificamente organizzato (blocchi geometrici, materiali per l’esercizio del tatto, incastri solidi..). Applica il suo approccio nelle "Case dei bambini".

Nel 1909 pubblica l’opera "Il metodo della pedagogia scientifica" che riscosse enorme successo. Nel 1934, a causa del suo pensiero rivoluzionario è costretta a fuggire dall’omologazione fascista e nel 1947 viene ricostituita l’Opera Nazionale Montessori.

Un primo aspetto chiave del suo pensiero era quello di lasciare libertà ed indipendenza ai bambini. A cambiare, di conseguenza, fu anche il ruolo della maestra. La Montessori riuscì a frenare lo “strafare”, l’invadente centralità della maestra; in altre parole, l’educatrice deve limitarsi ad osservare e a non sopraffare il bambino, il quale aveva un ruolo attivo.

La Montessori, addirittura, affermò che: “chi è servito in tutto e per tutto è leso nella propria indipendenza”. Il bambino deve essere reso indipendente ed ogni qualvolta ci sostituiamo ad un gesto del bambino (vestirlo, lavargli i denti, imboccarlo..), gli togliamo indipendenza. La Montessori arriva a parlare di “autoeducazione” in cui il bambino è maestro che impronta la sua attività sul “fare da sé”; in altre parole, il bambino impara a fare da sé, con le proprie forze.

Parla anche di “educazione alla libertà”: il fanciullo deve svolgere liberamente le proprie attività per maturare tutte le sue capacità e raggiungere un comportamento responsabile. La “liberazione” è crescita ricca e armoniosa, sviluppo della persona, che deve avvenire sotto la guida attenta, ma non coercitiva, dell’adulto, che deve essere scientificamente consapevole dei bisogni dei fanciulli e degli ostacoli che si frappongono alla sua liberazione.

Un secondo aspetto importante riguarda l’ambiente; non è la maestra la vera educatrice, bensì l’ambiente. La principale modifica degli arredamenti scolastici è l’abolizione dei banchi, sostituiti con dei tavolini leggerissimi che i bambini potevano sollevare e posizionare liberamente. Gli oggetti che il bambino utilizza sono i veri strumenti di apprendimento. Compito della maestra è spiegare l’utilizzo degli oggetti.

Viene creato un arredo a misura di bambino in modo tale che possa lavorare in prima persona. La maestra svolge un ruolo di mediatrice; nei litigi, ad esempio, l’insegnante deve mediare, ma deve comunque permettere che i bambini chiariscano in modo autonomo.

Un aspetto da tenere in considerazione riguarda il periodo in cui la Montessori fece queste affermazioni: la visione tradizionale prevedeva un ruolo passivo dello studente, il quale veniva sopraffatto dalla maestra. Quando la Montessori fece queste affermazioni era l’inizio del 900 e l’idea di lasciare indipendente il bambino non era accettata; per questa ragione, fu costretta a fuggire dall’Italia.

Lezione del 07/11

Celestine Freinet

È contemporaneo di Dewey e della Montessori ed appartiene al filone dell’attivismo. Nasce nel 1896 e muore nel 1966. Le sue origini contadine influenzarono notevolmente il suo pensiero. Partecipò alla prima guerra mondiale, perdendo un polmone ed uscendone invalido al 70%. Non riuscendo a sostenere una lezione frontale in cui parlava solo lui, cambia notevolmente il suo metodo. Freinet inizia a portare fuori i bambini ed osserva che, in modo completamente naturale, i bambini hanno tanti interessi e sono motivati. Tornando in classe, i bambini perdono interesse e motivazione.

Freinet, come Dewey e la Montessori, trasforma il ruolo del bambino da passivo ad attivo. I bambini, partendo dall’osservazione di cose che gli interessano, scrivono ciò che hanno osservato, dando vita al testo libero. È un testo in cui il bambino è libero di scrivere ciò che ha osservato e i suoi pensieri. Questo testo, prima di essere stampato, viene corretto e letto a tutta la classe. Un concetto importante di Freinet è quello di cooperazione. “Finché i rapporti tra adulti e bambini saranno legati a qualcuno che comanda e qualcuno che obbedisce, ci può essere una regola, si può stabilire un ordine apparente e il silenzio, ma non si sarà approdati alla disciplina costruttiva.”

“Ciascun bambino ha un ruolo ben importante all’interno della classe, venendosi a creare una struttura “ad arnia”, in cui ogni bambino ha i suoi compiti da svolgere. Ruolo dell’insegnante è quello di accompagnare il bambino nel suo apprendimento, scaturendo in lui domande e fornendo gli strumenti per rispondere, invitandoli alla curiosità.”

Nel 1934 aprì una scuola privata in cui applicò il suo metodo, legato all’attività fisica come strumento di produzione di lavoro. Una sua prima affermazione provocatoria è la seguente: “Non si fa bere un cavallo che non ha sete”. Ma un cavallo, lui, finisce sempre con l’avere sete. Basta che faccia caldo e che gli si impedisca di bere. Un alunno, anche se fa caldo e non gli si insegna il teorema di Pitagora, non verrà necessariamente a domandarlo al maestro!

L’insegnante non può dunque accontentarsi di aspettare: si tratta proprio, per lui, di fare nascere il desiderio di sapere, di creare situazioni dove le conoscenze diventano risposte a domande. Insegnare è per Freinet: “L’arte di fare emergere le domande e di accompagnare gli alunni nella ricerca delle risposte.”

Il pensiero di Freinet è stato d’ispirazione per il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), movimento italiano nato nel 1951 a Fano e costituito da insegnanti e pedagogisti che si rifanno alla pedagogia di Freinet. Tale movimento si è sempre impegnato (e continua a farlo tuttora) per l’affermazione di una pedagogia popolare e la costruzione di una scuola sempre più democratica.

Mario Lodi

Appartiene al filone dell’attivismo ed è un seguace di Freinet, soprattutto per quanto riguarda il concetto di cooperazione. Nasce nel 1922 e muore nel 2014. Lavora nella scuola post fascista e cerca di uscire dal principio di scuola autoritaria attraverso l’osservazione dei ragazzi; osservandoli Mario Lodi vede in loro un’aggressività ricca di fantasia, un comportamento libero, una felicità motoria.

Lo scopo di Mario Lodi è quello di andare verso una scuola democratica, con la formazione di un bambino democratico, che bisogna formare piano piano attraverso la pratica di tutti i giorni, nel rispetto di cose e persone. Essendo un’attivista, riprende il concetto del ruolo attivo del bambino, il quale attraverso il testo libero è libero di esprimersi. Attraverso la conversazione e il testo libero, il maestro comprende e accoglie gli argomenti avvertiti come importanti dai suoi alunni: su questi costruisce percorsi di apprendimento, scoprendo egli stesso il grande interesse che i piccoli nutrono per la cronaca di tutti i giorni.

Don Lorenzo Milani

Nasce nel 1923 e muore nel 1967. Era ebreo e venne esiliato in un paesino degli Appennini. Ha un’idea molto politica della scuola; ritiene che la scuola sia necessaria alla democrazia in quanto se voto, devo sapere cosa sto votando e quali sono gli altri partiti e la scuola mi deve aiutare a capire. Scrive un’opera intitolata "Lettera a una professoressa".

È considerato un manifesto politico in cui viene denunciata la forte diseguaglianza sociale. È un testo in cui la voce narrante è quella dei ragazzi bocciati del paesino di Barbiana in cui venne esiliato. È un testo di critica alla scuola tradizionale. Permettere a questi ragazzi “abbandonati” di dire la propria parola è una sorta di lotta politica. “La parola rende uguali, ma per far avere la parola, c’era un lavoro lunghissimo perché è un riappropriarsi del pensiero, più che del linguaggio”.

Lezione del 14/11

Outdoor Education

C’è un legame forte tra sport e outdoor education. Il termine “sport” è una abbreviazione inglese del termine “disport”, il quale, come il termine francese “desport”, deriva dal latino “de-porte”, ovvero uscire dalle mura cittadine per praticare attività fisica.

L’outdoor education è una tipologia di educazione che valorizza l’apprendimento all’aperto. I bambini, come aveva introdotto Freinet, sono liberi di esplorare ed osservare. L’Outdoor Education pone semplicemente l’accento su un punto di vista, o meglio, su un orientamento pedagogico che è quello di valorizzare al massimo le opportunità dello stare fuori, out-door e del concepire l’ambiente esterno come luogo di formazione.

Anche la Montessori evidenziò l’importanza della natura, come strumento di apprendimento, tanto è vero che si parla “maestra-natura”. Una prima esperienza dell’outdoor education avviene nel 1954 in Danimarca, in cui Ella Flatau fonda la prima scuola nel bosco.

Nell’ambiente naturale, i bambini possono mettere in gioco i loro schemi motori di base (saltare, correre, arrampicare..) e, attraverso questi, risolvere i problemi (es. scavalcare un muro). L’outdoor education presuppone una conquista della propria autonomia, attraverso la risoluzione di un problema. Compito dell’insegnante è osservare il bambino in azione ed aiutarlo nel proprio sviluppo.

Attraverso l’outdoor education, c’è un apprendimento globale del bambino sotto diversi punti di vista; c’è un apprendimento affettivo, motorio, psicologico, sociale, intellettuale. In questa tecnica di insegnamento, lo spazio “si svuota”, nel senso che, mentre nella scuola classica le maestre predispongono aule piene di giochi ed attività, all’aria aperta, gli spazi sono molto più ampi e apparentemente vuoti; nonostante questo, il bambino, attraverso l’esplorazione può scoprire tantissime attività interessanti.

Franco Lorenzoni

È un seguace di Freinet, nasce a Roma nel 1953 ed appartiene al Movimento di Cooperazione Educativa. Nel 1980, insieme ad altri soci fonda la Casa-laboratorio di Cenci, centro di sperimentazione educativa. Nel 1982 ospita per tre mesi Jerzy Grotowski, straordinario innovatore del teatro contemporaneo. È un grande appassionato di matematica e lavora sulla matematica con i bambini attraverso il loro attivismo. Diede molta importanza alla parola dei bambini e ritiene che l’educazione serva per far conoscere un mondo nuovo ai bambini.

Casa-laboratorio di Cenci

È un centro di ricerca e sperimentazione educativa situato nella campagna umbra, in provincia di Terni. Grotowski e il suo gruppo furono ospitati nella primavera del 1982 da alcuni insegnanti del Movimento di Cooperazione Educativa. Coordinati da Franco Lorenzoni, questi insegnanti trassero dall’incontro con Grotowski stimoli e indicazioni per mettere progressivamente a punto in modo autonomo strategie didattiche di educazione ambientale e interculturale filtrate attraverso una grande attenzione per il corpo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TiaFriz99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e applicata alle scienze motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Ferri Nicoletta.
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