The Center for Dewey Studies
“The Center for Dewey Studies” nell’Illinois rappresenta il centro propulsore a livello mondiale degli studi su Dewey, centro voluto da un allievo di Dewey, Jo Ann Boydston. In particolare, il merito di Jo Ann Boydston è indiscutibile per quanto concerne il recupero difficilissimo degli scritti deweyani sparsi in varie conferenze tenute in tutto il mondo, ma anche in giornali di vario genere, bollettini universitari, epistolari, ecc. Questa frammentarietà dell’opera deweyana, secondo le indicazioni della stessa Boydston, conduce da un lato a considerare il pensiero deweyano un “pensiero a ragnatela”; altri vedono il suo pensiero come segnato da una conversione “dall’assolutismo allo sperimentalismo”, dalla “religiosità alla laicità naturalistica”. In tal senso è fondamentale porre in causa un’attenta rilettura del pensiero deweyano.
Dewey cittadino nel mondo
Spadafora ha parlato di Dewey come un teorico dell’“universalismo” e della “democrazia”, proiettato verso l’impegno etico, l’impegno umano, dell’autocontrollo del proprio comportamento, dello sviluppo della qualità dell’esperienza di ciascuno. Per Dewey, “l’umanità è nel dialogo” e si deve realizzare nel gruppo. Se il gruppo è però limitato e chiuso, esso degenera in “settarismo”. Solo in un gruppo aperto ad altri gruppi e all’intera umanità il dialogo acquista vera validità. Dewey operò un impegno educativo in continenti lontani e con culture diverse, ed in ogni modo rimaneva ben radicato alla realtà americana, seppur aprendola a valori di giustizia e libertà universali. Secondo Dewey bisognava agire nel presente, e nello stesso tempo non solo come cittadino della comunità locale, ma anche di quella regionale, nazionale, continentale, e della intera comunità umana.
John Dewey e internet
Dewey concepì l’educazione come un qualcosa per mezzo del quale perseguiamo dei valori/ideali come oggettivi, che entreranno a far parte di ciascuna individualità (soggettiva). Una transazione verso la quale Dewey andrà sempre alla ricerca nel rapporto soggetto-oggetto (Banfie Bertin). Con molta probabilità, sarebbe stato un entusiasta sostenitore dell’uso di Internet, approvando quasi sicuramente l’alto livello di partecipazione che essa produce, l’accesso risolutivo ai piccoli e grandi problemi di tutti i giorni, nonché alle accresciute interazioni insegnante-studente.
Nello stesso tempo si sarebbe però preoccupato per la quantità di materiale frammentario e inconsistente presente in Internet. Difatti, l’accesso istantaneo troppo spesso significa disinformazione. Ad esempio, in alcuni circoli giornalistici, essere il primo a riportare una storia è molto più importante che essere il primo e riferirla correttamente.
Se Internet, nel suo odierno stadio di sviluppo, fosse stata disponibile a Dewey come strumento per aiutare i suoi studenti nel comprendere e criticare le “condizioni sociali” del loro tempo, sarebbe stata utilizzata al meglio come possibilità di partecipazione attiva nella definizione e risoluzione di problemi, attraverso una stimolazione delle facoltà alle richieste delle situazioni sociali. Quindi, avrebbe probabilmente apprezzato il livello di interazione che Internet permette in riferimento al rapporto soggetto-argomento.
Dewey avrebbe quindi apprezzato alcuni aspetti di Internet e sarebbe stato tra quelle persone che avrebbe lavorato per rendere Internet più accessibile, più democratica, e più educativa. Dewey disse che la tecnologia vista come “tecnica intelligente per mezzo della quale le energie della natura e dell’uomo sono dirette ed utilizzate per il soddisfacimento dei bisogni umani”.
Una recente indagine mostra che il 92% degli americani al di sotto dei 60 anni riferiscono di aver usato un computer e il 75% di aver utilizzato Internet. Più del 72% degli americani sotto i 60 anni di età affermano che Internet ha reso loro la vita migliore. Però vi sono dei dati preoccupanti: circa il 45% degli americani pensano che i computer abbiano reso più profondo il divario tra ricchi e poveri, e nello stesso tempo si pensa che il governo dovrebbe aiutare le persone con basso reddito ad accedere ai computer, e soprattutto i bambini dovrebbero essere aiutati. L’indagine indica oltremodo che le scuole sono i posti in cui i bambini ottengono egual accesso ai computer.
La relazione filosofia-educazione-politica: il nodo cruciale della filosofia deweyana
È indubbio che uno dei temi centrali della ricerca deweyana è la riflessione sulla democrazia. Il problema della democrazia si sviluppa progressivamente nella concezione deweyana, legandosi organicamente a due filoni di ricerca e cioè la “filosofia e l’educazione”. Democracy and Education del 1916 potrebbe fornire un punto di riferimento importante per comprendere la concezione filosofica sulla democrazia nel pensiero deweyano.
Hook analizza quattro concetti fondanti della democrazia che sono presenti nel testo deweyano Democracy and Education, ma che attraversano complessivamente gli scritti deweyani:
- Uguaglianza morale
- Le differenze individuali
- La partecipazione dei cittadini
- L’educazione alle scelte future
Uguaglianza morale
Un’uguaglianza morale intrisa tra una soggettività dell’individuo come essere unico ed irripetibile, ma che persegue valori morali come oggetti universali.
Le differenze individuali
Il processo educativo in questa prospettiva determina la possibilità di un equilibrio tra la costruzione della soggettività in relazione all’universalità dei valori (oggettivi) democratici. Quindi la concezione democratica dell’educazione deve favorire le capacità individuali a finalità sociali.
La partecipazione dei cittadini
La democrazia risulta allora per Dewey la realizzazione delle individualità all’interno di un processo di costruzione sociale. In questa prospettiva l’educazione è una necessità della vita, una funzione sociale, una direzione, una crescita.
L'educazione alle scelte future
Il processo educativo ha una duplice funzione: innanzitutto permette di riprodurre in classe, situazioni sociali che permetteranno le opportune scelte future. In secondo luogo l’educazione deve condurre e ricostruire questo continuo rapporto di adattamento e di riequilibrio dell’individuo rispetto all’ambiente.
L’educazione quindi è un tutt’uno con il crescere, il crescere è caratterizzato dall’esperienza, quest’ultima deve essere continuamente riadattata alle esigenze dell’individuo, in stretta interazione con l’ambiente.
Critica ai modelli passati
Ma ciò non si concilia con i tre modelli che a parere di Dewey hanno caratterizzato la filosofia dell’educazione in tempi passati:
- Il modello di filosofia dell’educazione platonico che ammetteva il predominio della classe sociale rispetto all’individuo
- Il modello della filosofia dell’individuo del '700 a cavallo tra una visione da un lato meccanicistica, dall’altro organismica
- Il modello delle filosofie idealistiche dell’800 definendo una concezione nazionalistica e chiusa
Né con le passate teorie della conoscenza:
- Il dogma della cultura medievale
- Il razionalismo astratto di matrice cartesiana
- L’etica utilitarista dell’empirismo anglosassone
- Il razionalismo assoluto hegeliano
Quindi Dewey analizza la centralità dell’educazione nel rapporto individuo-ambiente sociale come mezzo per limitare le differenze tra gli individui, costruendo valori comuni che ampliandosi e diffondendosi, saranno universali. Questa ricerca di una dimensione universale dei valori della democrazia è chiaramente confermata da alcuni articoli deweyani degli anni '40, quando lo scontro bellico con il totalitarismo nazifascista era inevitabile. Dewey quindi dà massima attenzione ad una dimensione filosofica dell’educazione, una riflessione sui problemi educativi e un’analisi teorico-politica.
L'educazione per la democrazia e la democrazia nell'educazione
Franco Cambi e la sua tesi sostengono che, nel corso degli anni '20, '30 ed oltre, il pensiero di Dewey raggiunse la massima maturità e la più ampia complessità, contrassegnata tanto dal naturalismo critico quanto dallo strumentalismo.
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