Prefazione
Nell'intervista narrativa possiamo distinguere 3 tipi di materiali di ricerca:
- La story, cioè la storia, un breve racconto in prima persona in cui l'intervistato parla solo di uno specifico tema definito dal ricercatore.
- La life story, cioè la storia di vita, un lungo racconto in prima persona in cui l'intervistato parla di tutte le esperienze che ha vissuto nel corso della sua vita oppure di un suo periodo significativo.
- La history, ovvero la cronaca, un racconto in terza persona, dove il ricercatore presenta le esperienze di una persona utilizzando le proprie parole.
Oltre all'intervista narrativa, c'è anche l'intervista tradizionale che invece si distingue in:
- Intervista strutturata, caratterizzata da domande e risposte standard, somministrazione di tutte le domande e rispetto dell'ordine di somministrazione.
- Intervista semistrutturata, caratterizzata da domande e risposte non standard, somministrazione di tutte le domande e ordine di somministrazione non prevedibile.
- Intervista non strutturata, caratterizzata da domande e risposte non standard, somministrazione e ordine delle domande non prevedibile.
Caratteristiche dell'intervista narrativa
L'intervista narrativa a sua volta è caratterizzata da 3 aspetti principali:
- Il ruolo attivo dell'intervistatore, dal momento che egli ha l'opportunità di scegliere quando e come intervenire nel racconto; egli, quindi, partecipa alla costruzione dell'intervista e può controllare i propri interventi non per influenzare il contenuto, ma per migliorare la qualità e il risultato dell'intervista.
- La durata dell'intervista, che non può ridursi a 1 o 2 ore, ma deve interessare un arco di tempo che può variare tra mezza giornata e 3 giorni, in modo che l'intervistato abbia la possibilità di ricordare in profondità tutta la sua vita.
- La definizione del formato dell'intervista e quindi del materiale di ricerca: in questo senso si richiede all'intervistato di raccontare episodi della propria esperienza che considera significativi in relazione all'oggetto di ricerca. L'intervistato, in sostanza, è completamente libero di parlare delle sue esperienze facendo riferimento a tutto l'arco della sua esistenza, ma nel momento in cui le racconta, deve utilizzare un canone condiviso con l'intervistatore.
Cacciatori di storie
Le fonti più usate per individuare le storie nelle organizzazioni sono:
- Documenti scritti di comunicazione interna o esterna, come newsletter, email, volantini ecc.
- Dichiarazioni ufficiali, come comunicati stampa, interviste ai media ecc.
- Colloqui con gli attori organizzativi o con i loro interlocutori: ad esempio interviste con i fornitori, i clienti, le famiglie ecc.
Passaggi fondamentali dell'intervista narrativa
In una intervista narrativa bisogna seguire 4 passaggi fondamentali:
- Definire un contratto iniziale con l'intervistato.
- Articolare l'intervista in più incontri.
- Attivare una funzione di sostegno al racconto.
- Ricercare la massima omogeneità tra i ricercatori.
Il contratto iniziale con l'intervistato consiste nel presentare gli obiettivi di ricerca, definire le regole del lavoro che verrà condotto insieme per verificare se l'intervistato è disponibile a sostenere questo impegno per tutta la durata dell'intervista. Per quanto riguarda il secondo punto, invece, l'intervista affinché risulti efficace deve essere suddivisa in un certo numero di incontri (da un minimo di 2 a un massimo di 6), in quanto da un lato riduce l'ansia da prestazione nell'intervistatore e nell'intervistato, dall'altro, invece, permette di mantenere a lungo vivo nell'intervistato il desiderio di ricordare la sua vita e le sue esperienze passate. Importante è anche il sostegno alla narrazione da parte dell'intervistatore e la necessità di rendere omogenee le modalità di lavoro dei ricercatori coinvolti, attraverso interviste registrate e poi ascoltate in gruppo oppure attraverso un'intervista pilota realizzata da ogni singolo ricercatore.
La sindrome del buon samaritano
Nell'intervista l'intervistato può assumere un atteggiamento che possiamo definire sindrome del buon samaritano, cioè la propensione a rispondere egli stesso agli interrogativi di ricerca, invece di limitarsi a fornire semplicemente dei dati che dovranno poi essere analizzati e interpretati dal ricercatore.
Storie che fanno imparare
Il metodo dei cosiddetti "autocasi" è incentrato sul racconto di un episodio di vita lavorativa. L'autocaso è quindi un materiale didattico scritto da un partecipante che ha come obiettivo illustrare una reale esperienza di lavoro. L'analisi dell'autocaso coinvolge tutto il gruppo di ricercatori ed è contraddistinta da 3 passaggi principali:
- La scrittura dell'auto caso: il partecipante organizza i ricordi dell'episodio di cui intende parlare e produce una storia sotto forma di racconto, materiale scritto ecc.
- La discussione dell'autocaso, cioè si analizza e valuta l'esperienza raccontata.
- La riprogettazione dell'autocaso, ovvero la costruzione di una nuova storia che può dare un esito positivo all'esperienza.
Apprendimento organizzativo
Per quanto riguarda l'apprendimento organizzativo, il percorso per ricostruire gli eventi di apprendimento è finalizzato a:
- Aiutare l'organizzazione a essere più consapevole del proprio sforzo di apprendimento.
- Condividere l'apprendimento.
- Rendere pubblico quello che è stato appreso.
Questo percorso di apprendimento è caratterizzato dall'alternarsi del lavoro individuale e del lavoro di gruppo, pertanto privilegia una prospettiva multipla che tiene conto delle diverse percezioni.
Cap. 1 - Contesti e utilizzi delle narrazioni autobiografiche
La narrazione come forma di comunicazione
La narrazione è una delle forme primarie della comunicazione umana e consiste nel raccontare in forma strutturata un evento, un'esperienza o qualsiasi altro fatto della vita. La narrazione autobiografica può essere applicata per scopi diversi ed è caratterizzata da una narrazione completamente in prima persona che esclude oppure limita l'intervento del ricercatore. La narrazione autobiografica, quindi, non è solo un documento che si crea attraverso la collaborazione tra il ricercatore e l'intervistato, ma anche uno strumento di ricerca molto utile per gli studiosi interessati a reperire informazioni.
Le narrazioni nel loro contesto
In passato, nelle comunità tradizionali la narrazione aveva un ruolo molto importante nella vita delle persone, in quanto attraverso di essa si trasmettevano nozioni fondamentali per la vita, valori radicati e lezioni pratiche di vita vissuta. Anche oggi le narrazioni conservano la stessa funzione di un tempo: gli eventi della nostra vita sono infatti riconducibili a una serie di conflitti e risoluzioni che si ripetono in continuazione; inoltre, quando raccontiamo le nostre vicende personali, riveliamo delle verità importanti e in questo modo creiamo dei legami profondi con le persone che ci ascoltano.
La narrazione autobiografica nel contesto disciplinare specifico
L'autobiografia è uno strumento di ricerca per raccogliere informazioni sulla vita di una persona. Essa inizia con una intervista registrata e poi trascritta e termina con un flusso narrativo dove si riportano le parole integrali del narratore. L'intervista autobiografica è il mezzo più adatto per ricostruire una vita e per studiarla in maniera approfondita. L'uso delle narrazioni autobiografiche ha origine nella psicologia, attraverso l'interpretazione effettuata da Freud. Freud, infatti, usava le narrazioni autobiografiche per applicare la teoria psicanalitica alle singole vicende esistenziali. Erikson, invece, utilizzava la narrazione autobiografica per studiare l'influenza del momento storico sulle vicende reali. Henry Murray, infine, fu uno dei primi a utilizzare la narrazione autobiografica per analizzare lo sviluppo della personalità nell'uomo. Allo stesso modo, la narrazione può anche essere un mezzo per evidenziare il ruolo delle persone nella società. Sarbin, per esempio, usa la narrazione per comprendere l'esperienza umana, mentre Bruner la usa per scoprire in che modo costruiamo la nostra vita. La narrazione autobiografica, inoltre, è stata uno strumento primario anche negli studi antropologici.
In una narrazione autobiografica è molto importante lasciar parlare liberamente la persona che sta raccontando le sue vicende personali, in quanto i narratori sono i primi interpreti delle vicende di cui parlano; inoltre i ricercatori sono in grado di capire cosa vogliono dai soggetti intervistati proprio attraverso la narrazione personale della realtà. Attraverso l'istituzione del "Center for the study of lives" presso la University of Southern Maine, nel 1998, Robert Atkinson ha costruito un vasto archivio di narrazioni autobiografiche proprio per offrire ai ricercatori un database quanto più completo possibile. Attualmente, quindi, gli psicologi utilizzano la narrazione autobiografica per comprendere lo sviluppo della personalità, gli antropologi per valutare le affinità e differenze culturali, mentre i sociologi per capire le interazioni e le relazioni dei gruppi, così come le logiche di appartenenza. Nel contesto scolastico, inoltre, la narrazione autobiografica è stata usata come strumento di conoscenza e insegnamento. Per gli storici, infine, essa è uno strumento molto utile per approfondire la storia locale.
Cos'è la narrazione autobiografica?
La narrazione autobiografica è il racconto che una persona fa della propria vita, descrivendo in modo onesto e completo ciò che ricorda e ciò che vuol far sapere agli altri di essa, attraverso una intervista condotta da un'altra persona. La narrazione autobiografica può interessare tutto l'arco dell'esistenza, oppure una porzione limitata della vita e comprende gli eventi e le esperienze più importanti del narratore. La differenza fra una narrazione autobiografica (life story) e il resoconto storico della propria vita (life history) sta nell'enfasi e nella portata: il resoconto storico si concentra di solito su un aspetto della vita di una persona, come per esempio la vita lavorativa e riguarda la comunità o ciò che il soggetto ricorda di un fatto o di un evento; la narrazione autobiografica, invece, si concentra sull'intera vita di una persona. Quest'ultima deve assumere la forma, l'aspetto e lo stile che più si confà al narratore: per esempio, può avere forma metaforica, poetica o creativa. Quest'ultima, in particolare, ci permette di vedere come il narratore interpreta la sua vita. Nell'intervista autobiografica l'intervistato è il narratore della vicenda, mentre l'intervistatore deve agire da guida e facilitare l'intervista. Quando si ha l'impressione di ascoltare una storia prefabbricata o artefatta, è possibile, in ogni caso, che il racconto serva ugualmente alla ricerca; in questo caso, al limite, l'intervistatore potrebbe chiedersi o ipotizzare per quale motivo il soggetto ha usato una storia prefabbricata, tenendo presente che la narrazione autobiografica dà agli intervistati la possibilità di raccontare la vita liberamente e nel modo che preferiscono.
Le funzioni classiche dei racconti
Così come i miti e leggende popolari, anche le narrazioni autobiografiche possono assolvere 4 funzioni classiche che ci permettono di sintonizzarci meglio con noi stessi, con gli altri, con il mistero della vita e l'universo che ci circonda. Queste 4 funzioni classiche sono:
- Funzione psicologica: i racconti ci aiutano a dare significato alle nostre esperienze e ai sentimenti che proviamo.
- Funzione sociale: i racconti ci aiutano a capire cosa abbiamo in comune con gli altri e cosa ci distingue, e rendono chiaro il nostro ruolo all'interno della società.
- Funzione mistico-religiosa: i racconti ci permettono di entrare nell'ambito del sacro e quindi della spiritualità e di metterci in contatto con l'eterno.
- Funzione cosmologico-filosofica: i racconti possono descrivere una visione del mondo che spieghi i meccanismi con cui funziona l'universo, inoltre possono aiutarci a capire l'universo di cui facciamo parte e il nostro ruolo nel mondo.
Gli utilizzi delle narrazioni autobiografiche nell'ambito della ricerca
Raccontare la propria vita può aiutare il narratore a conoscere meglio se stesso, gli altri, il mistero della vita e l'universo. Il modello dell'intervista autobiografica si può quindi applicare a diversi utilizzi, ovvero a utilizzi psicologici, sociologici, mistico-religiosi, cosmologico-filosofici oppure a utilizzi specifici di ricerca.
Utilizzi psicologici
Raccontare la propria biografia può rivelarsi molto utile anche per comprendere il comportamento umano. Attraverso la narrazione, infatti, le esperienze e i sentimenti vissuti possono diventare più chiari e quindi il ricercatore può avere un profilo più preciso del soggetto. In ambito psicologico, ci sono diverse aree nelle quali la narrazione autobiografica può rivelarsi un valido strumento di ricerca:
- Il Sé: il racconto autobiografico è il mezzo più efficace per capire come si evolve nel tempo il sé; attraverso di esso, infatti, il ricercatore trova delle informazioni utili e arriva a conoscere il sé come fattore di significato che ha un ruolo preciso nella società, nella cultura e nella storia.
- Sviluppo dell'identità: raccontare la propria biografia può essere anche un modo per organizzare l'esperienza e la propria identità. Per alcune persone, inoltre, raccontare la propria vita può essere un modo per diventare ciò che si è veramente; per altri, invece, raccontare la propria vita significa rafforzare la propria immagine e autostima.
- Counseling e terapia: l'intervista autobiografica può essere usata anche in ambito terapeutico, dal momento che comporta numerosi effetti benefici: raccontare la propria vita, infatti, aiuta a capire e a chiarire qualcosa che prima non si conosceva bene. Non a caso, la psicoterapia consiste nel raccontare le proprie vicende personali a una persona che sia in grado di aiutarci a capire e interpretare la conoscenza di noi stessi. Il fatto di raccontare la vita in modo chiaro, onesto e diretto prende il nome di "onestà radicale", cioè avere il coraggio di dire la verità ed essere trasparenti con se stessi e con gli altri. Quando la narrazione autobiografica è utilizzata dagli psicoterapeuti per aiutare i pazienti a capire i problemi e i conflitti che li affliggono, si verifica un processo di "storicizzazione" o di "ristoricizzazione", attraverso il quale è possibile creare nuove narrazioni dal possibile effetto liberatorio.
- Lo studio narrativo delle vicende esistenziali: lo studio delle vicende esistenziali prende in considerazione l'intera vita o comunque ampie porzioni di essa. Per trovare significato all'esistenza, il metodo migliore è la narrazione autobiografica, in quanto essa aiuta il ricercatore a comprendere una vita dal punto di vista di chi l'ha vissuta.
Utilizzi sociologici
I racconti autobiografici possono spiegare l'esperienza attraverso il contesto morale, etico o sociale di una determinata situazione, fornire informazioni sulla realtà sociale descritta dal racconto e aiutare il ricercatore a definire il ruolo che ogni individuo occupa nella società. In quest'ambito possiamo individuare anche utilizzi socio-linguistici: i racconti autobiografici, infatti, si possono usare anche per spiegare relazioni e appartenenze a gruppi. Essi, infatti, contengono delle unità discorsive, un certo livello di coerenza e una struttura linguistica che sono tutti elementi utili per determinare la relazione tra linguaggio e pratica sociale, quella tra sé e gli altri e la creazione di una...
-
Riassunto esame Pedagogia sperimentale, prof. Di Gregorio, libro consigliato Conoscere la FAD, Baldassarre, Di Greg…
-
Riassunto esame Pedagogia sperimentale, prof. Di Gregorio, libro consigliato Manuale di ricerca educativa, Trincher…
-
Riassunto esame Pedagogia sperimentale, prof. Colazzo, libro consigliato Che cos'è la pedagogia sperimentale, Gatti
-
Riassunto esame Pedagogia sperimentale, prof. Paoletti, libro consigliato Introduzione alla pedagogia sperimentale,…