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Partire da una prospettiva globale

L'evoluzione degli interventi educativi a favore di bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili può essere compresa se la si colloca all'interno delle profonde trasformazioni dei sistemi di welfare, intesi come risposte sociali strutturate volte ad assicurare protezione dai rischi, in particolare a vantaggio dei soggetti più vulnerabili. La globalizzazione ci fornisce l'immagine di un mondo in continuo cambiamento, di una realtà inafferrabile. Ci troviamo, per questo, a confrontarci con un mondo di frammenti. La globalizzazione del rischio, invece, è un fattore comune a tutti gli abitanti della Terra che sono accomunati dal pericolo di soccombere a minacce di scala planetaria quali le guerre, il terrorismo, il collasso dell'ecosistema ecc. Secondo Trevillion, la globalizzazione non sta riducendo soltanto le risorse a sostegno del welfare, ma sta creando nuovi modelli di azione sociale e di valutazione, mutando, quindi, i valori e le filosofie che stanno alla base del lavoro sociale dell'Europa.

Globalizzazione e processi di risignificazione

La globalizzazione avvia un processo di rielaborazione e risignificazione poiché il continuo traffico di beni, simboli, idee e valori che caratterizza il mondo contemporaneo, comporta una loro continua riformulazione in base al contesto in cui tali beni, idee, simboli e valori vengono acquisiti o ceduti. Ciò che pone in relazione gli ambiti locali e quelli globali produce spesso degli esiti imprevedibili. Una cultura trasforma i propri valori e significati in rapporto a ciò che proviene dall'esterno, ovvero dall'insieme di fenomeni che interessano tutte le culture. Questo continuo intreccio tra dimensioni globali e locali viene definito con il concetto di glocalizzazione. Mel Gray ritiene che il confronto con orientamenti e contenuti globali genera la produzione di significati locali connessi ai territori in termini culturali e storico-sociali che innovano le tradizioni locali del lavoro sociale attraverso un processo di risignificazione degli stimoli provenienti dall'esterno.

L'universalismo è un'altra modalità relazionale che mira a costruire lineamenti condivisi e richiede una forte propensione al dialogo. In caso contrario, si paleserebbe l'imperialismo che si verifica quando l'identità comune è associata alla promozione di visioni occidentali che si impongono su prospettive culturali locali.

Programmazione sociale e mediazioni locali

I sistemi più ampi sembrano voler vincolare e determinare i sistemi minori. Il sistema centrale pone i vincoli ed i parametri a cui deve attenersi quello periferico. Il pericolo che si corre, in questo caso, è che tutto diventi uguale. Il social work è un compito a cui si sono dedicati gli studiosi impegnati nella costruzione di politiche sociali per più di 100 anni. Le differenze esistenti nell'ambito relativo al lavoro socioeducativo sono connesse all'insieme delle influenze che la cultura nazionale esercita sui processi complessi attraverso cui i professionisti, che operano nel campo, cercano di comprendere e interpretare il loro ruolo e le loro funzioni professionali. In sostanza, sembra configurarsi uno scenario in cui interagiscono le culture professionali degli operatori sociali e le culture delle organizzazioni di appartenenza e del servizio sociale o educativo in cui il singolo professionista lavora.

Il lavoro socioeducativo con bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili in un mondo che cambia

Si deve prendere in considerazione il ruolo assunto nel corso degli anni '50 da istituzioni ed associazioni quali le Nazioni Unite, l'UNICEF, l'UNESCO, l'Unione Europea ecc., nell'influenzare la definizione delle politiche sociali per l'infanzia e l'adolescenza. Basti pensare all'importanza crescente della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza delle Nazioni Unite, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore nel 1990.

Lo studioso Barker individua tre ordini di fattori che devono essere considerati per comprendere la relazione tra protezione del minore e le dinamiche tra locale e globale:

  • I fattori di regolazione che travalicano i contesti locali (ex: Dichiarazione europea dei diritti umani)
  • La natura planetaria della comunicazione con conseguenti ricadute di eventi di portata globale in contesti differenti (ex: attentato alle Twin Towers)
  • I movimenti globali di persone che comportano anche movimenti di bambini e ragazzi con la conseguente costituzione di contesti multiculturali

L'analisi di Barker risulta integrata da Midgley che rivela ulteriori aspetti caratteristici quali:

  • I problemi sociali che richiedono delle soluzioni globali (ex: migrazioni, conflitti ecc.)
  • I servizi devono assumere un approccio interculturale per poter rispondere a bisogni complessi
  • L'influenza delle ONG cresce costantemente e consente azioni sempre più significative ed incisive

Fino alla fine del 2009, la gran parte dei Paesi europei non aveva operato diminuzioni delle dotazioni economiche a tali politiche, oggi, purtroppo, l'aggravarsi della crisi economica ha imposto politiche economiche che mettono a repentaglio la sostenibilità di queste politiche.

Orientamenti emergenti a livello europeo nel Child and Family Welfare

Il Child and Family Welfare consiste nell'insieme degli interventi attuati a favore di bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili. Nel campo specifico degli interventi a favore di minori e famiglie si riscontra una grande complessità ed una pluralità di linguaggi, punti di vista ed approcci disciplinari. È evidente, quindi, l'assenza di un linguaggio condiviso, di concetti chiave ecc. Ogni Paese europeo ha sistemi di welfare differenti connessi alle tradizioni nazionali.

Pietre miliari e nuove direzioni nel welfare europeo

Nella seconda metà degli anni '70, l'Australia avviò una profonda ristrutturazione del proprio sistema di protezione dei bambini e di supporto delle famiglie. Il termine che definisce questo nuovo corso è “new directions”. Esso fa emergere l'importanza delle responsabilità dei professionisti, dei processi di presa in carico, della considerazione del maltrattamento, della valutazione dei fattori di rischio presenti nell'ambiente di vita del bambino. Il focus on family, ovvero l'attenzione dei professionisti che si sposta dal bambino come individuo isolato alla famiglia come sistema di legami, avvalora l'approccio che considera la famiglia nella sua interezza senza opporre i diritti dei bambini a quelli dei genitori. La maggioranza dei contesti sociali di ogni Paese del mondo sta acquisendo connotazioni multiculturali e di conseguenza, anche il mondo dei servizi non può trascurare le questioni culturali, etniche e linguistiche.

Dentro una prospettiva pedagogica sociale

I limiti della nomenclatura relativa a bambini e adolescenti

Nella nomenclatura scientifica di lingua anglosassone con il termine “child” si indicano tutti i soggetti di età compresa tra 0 e 18 anni. Il limite di questa scelta è legato al fatto che così viene ricompreso nella definizione “child” anche l'adolescente. Inoltre, il termine minore o minorenne che segnala un “minus”, ovvero l'essere meno di altri, tende a sottolineare l'incompetenza dei bambini.

I cambiamenti in atto nel CFW

Il sistema di servizi rivolto a bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili possiede come finalità primaria la protezione dei bambini da ogni forma di danno e come finalità secondarie il preservare le unità familiari esistenti e il promuovere lo sviluppo dei bambini affinché da adulti possano vivere autonomamente. Gli esiti attesi si possono ricondurre a quattro nuclei:

  • Sicurezza: ovvero la salvaguardia dei bambini da abusi, trascuratezza e maltrattamento
  • Stabilità: ovvero il bisogno ed il desiderio del bambino di godere di legami stabili e duraturi
  • Benessere del bambino e dell'adolescente: il benessere è favorito da diversi fattori quali la soddisfazione dei bisogni primari, la salute fisica e mentale, la socializzazione ecc.
  • Benessere della famiglia

Gli interventi socioeducativi a favore di bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili hanno, quindi, la finalità di favorire il loro sviluppo equilibrato nel proprio nucleo familiare e sociale, di promuovere forme di sostegno nelle situazioni di difficoltà che rispondano a bisogni di protezione e di tutela del minore e delle sue relazioni familiari. Con il termine benessere si fa riferimento ad uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non ad una semplice assenza dello stato di malattia.

Cinque principi per una filosofia di intervento

È possibile individuare cinque principi che definiscono la filosofia di intervento nell'ambito del CFW. Essi sono:

  • Supporto alle famiglie da parte della comunità
  • Disponibilità di servizi centrati sulla famiglia
  • Competenze interculturali
  • Accountability e tempestività di intervento del sistema
  • Coordinamento delle risorse disponibili

La famiglia non è una monade isolata, ma va pensata nell'ambito del contesto sociale in cui è inserita.

Molteplicità di destinatari e di professionisti

Il CFW si caratterizza per una molteplicità di destinatari e di professionisti coinvolti e per la complessità e la pluralità delle tipologie di intervento possibili. Nei servizi è radicata l'abitudine ad attribuire alle famiglie con cui hanno a che fare l'etichetta di “famiglia multiproblematica”. Da Londra giunge il suggerimento di effettuare un capovolgimento concettuale passando dalla definizione di famiglia multiproblematica a quella di famiglia multiprofessionale che vive in stretta relazione con un numero rilevante di professionisti della cura quali psicologi, assistenti sociali, educatori, sociosanitari, psichiatri ecc. Ogni singolo professionista che entra in contatto con la famiglia problematica possiede una propria idea di famiglia e costruisce di volta in volta rappresentazioni delle famiglie che incontra anche sulla base di stereotipi e pregiudizi.

Lo strano caso della scomparsa della pedagogia sociale dallo scenario europeo e della sua recente ricomparsa

I principi fondamentali della pedagogia sociale sono i seguenti:

  • Il focus dell'attenzione è centrato sul bambino e sull'adolescente nella sua integralità di persona
  • L'educatore vede se stesso come persona in relazione al bambino o ragazzo
  • Bambini ed equipe educativa sono visti come abitanti il medesimo spazio vitale
  • Tutti i professionisti sono incoraggiati a riflettere sulle loro pratiche
  • La professione educativa è anche pratica
  • La dimensione gruppale della vita dei bambini è vista come un'importante risorsa
  • L'approccio pedagogico costruisce una comprensione dei diritti dei bambini
  • C'è un'enfasi sul lavoro di gruppo e sulla valorizzazione del contributo degli altri nell'educare i bambini
  • È riconosciuta la centralità della relazione, dell'ascolto e della comunicazione
  • Gli educatori possono lavorare con bambini e giovani di ogni età
  • Gli educatori hanno una propria identità professionale definita e distinta da quella di assistenti sociali, insegnanti, operatori sanitari e psicologi

Il lavoro sociale o social work consiste, quindi, nella promozione del cambiamento sociale, nella risoluzione dei problemi nelle relazioni umane e nell'empowerment e liberazione delle persone affinché raggiungano il proprio benessere.

I rischi di uno scollamento tra le professioni dell'assistente sociale e dell'educatore professionale

Queste due figure continuano ad essere accomunate poiché:

  • Hanno comuni oggetti di analisi e di osservazione
  • Si muovono negli stessi luoghi
  • Trattano gli stessi casi
  • Formulano insieme progetti di cambiamento e trasformazione dei servizi
  • Valutano insieme quello che sono riusciti a fare

Queste due professioni condividono, dunque, il medesimo campo d'azione, pur essendo caratterizzate da diversi e definiti ambiti d'azione, funzioni, compiti e ruoli. L'assistente sociale si muove, infatti, in una logica di assistenza che privilegia gli aspetti organizzativi, di controllo e di problem solving, l'educatore professionale, invece, si muove in una logica integrata tra riparazione e prevenzione.

La convergenza delle istanze interpretative e delle istanze trasformative

La pedagogia è un sapere che prende forma nell'intersezione delle tre coordinate fondamentali costituite da bisogni sociali che in sostanza corrisponde alle prospettive di trasformazione e agli ideali di cambiamento. Sul piano epistemologico la pedagogia propone un discorso multidisciplinare che mira ad analizzare la realtà educativa da un punto di vista filosofico, politico e scientifico e ad elaborare modelli di intervento concreti che guidino l'azione educativa. Lo sguardo pedagogico si connota in termini progettuali ed orienta l'attenzione alla ricerca delle tracce del potenziale da costituire come base d'appoggio di una strategia di intervento educativo dotata della forza trasformativa del cambiamento. Lo sguardo pedagogico è, quindi, uno sguardo che sa valorizzare il reale, la quotidianità, progettando il cambiamento. La pedagogia si connota come sapere sull'educazione e possiede come carattere fondamentale la tensione trasformativa della realtà.

L'identità epistemologica della pedagogia sociale

Lo sviluppo di una dimensione sociale della riflessione pedagogica è stato influenzato da John Dewey. La pedagogia sociale è una branca autonoma del sapere pedagogico che è un sapere plurale. Gli obiettivi della pedagogia sociale consistono nell'educare le persone alla socialità, alla responsabilità, alla solidarietà, all'interno di contesti sociali, organizzativi ed istituzionali quali famiglie, scuole, servizi alla persona, associazioni e nel promuovere benessere, apertura e condizioni di convivenza ottimali. La pedagogia sociale si caratterizza, inoltre, per la circolarità tra prassi e teoresi.

La famiglia come oggetto della pedagogia sociale

Tra gli oggetti della pedagogia sociale vi è anche la famiglia, alla quale viene riconosciuta la propria soggettività sul piano sociale, psicologico, pedagogico e normativo.

La rilevanza crescente dell'educazione degli adulti

A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso l'educazione degli adulti ha iniziato ad essere presa in considerazione in maniera particolare. Le coordinate progettuali che devono ispirare l'azione a sostegno dei genitori e dei caregiver in difficoltà sono:

  • La centralità del soggetto: il focus è sul soggetto e sulle sue esigenze di sviluppo e possibilità di trasformazione e crescita
  • La biograficità: intesa come capacità di costruire autonomamente un progetto di vita e di perseguirlo in modo creativo e flessibile
  • La riflessività: ogni forma di apprendimento dipende da un esame riflessivo di ciò che abbiamo imparato e di come lo abbiamo imparato
  • La contestualizzazione e individualizzazione dell'intervento
  • L'individuazione di saperi in azioni e competenze locali

Un approccio educativo basato sui diritti

La pedagogia ha posto i diritti umani alla base dell'educazione dando spazio alla difesa della persona nella sua particolarità irripetibile a prescindere da etnia, sesso, religione e cultura.

Perché basarsi sui diritti?

I diritti rappresentano il complesso di norme e di regole che una comunità si dà per sancire vincoli, limiti, valori ed opportunità che consentono e orientano la convivenza civile e la coesione sociale. La proposta di un approccio basato sui diritti risulta cruciale per l'educazione poiché vi è l'urgenza, in un periodo come questo, di sostenere negli educatori la capacità di collocarsi all'interno dell'orizzonte sociopolitico in cui vivono e operano. L'educazione è investita, quindi, di un compito politico di interesse per la convivenza umana, infatti l'azione educativa non è un intervento sull'altro, ma insieme all'altro sulla realtà.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescabianco.f di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Premoli Silvio.
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