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­ il principio del migliore interesse del minore che stabilisce che in tutte le decisioni prese, il superiore interesse del minore deve avere una

considerazione preminente

­ il diritto alla vita, alla sopravvivenza ed allo sviluppo

­ il principio di partecipazione e di rispetto per l'opinione del minore che sancisce il diritto di tutti i bambini di essere ascoltati e presi in

considerazione

Per semplificare la comprensione della Convenzione si può fare riferimento alla tripartizione delle 3 P:

1) provision = racchiude l'insieme dei diritti riconducibili all'accesso e alla disponibilità di quei servizi e beni materiali che consentono di

soddisfare i bisogni primari quali nutrimento, educazione ecc...

2) protection = racchiude i diritti di protezione da maltrattamento, negligenza e da ogni forma di sfruttamento

3) participation = racchiude il diritto del bambino di essere ascoltato e di partecipare attivamente nei processi decisionali inerenti a

questioni che lo riguardano

Una Convenzione che ha cambiato cor nice ai diritti dei bambini: la CRC ha cambiato cornice ai diritti dei bambini,

infatti gli Stati devono, ora, tutelare e proteggere bambini e adolescenti da maltrattamenti, sfruttamento, abusi e violenze sessuali e

prevedere assistenza giuridica e programmi sociali per chi avesse subito tali comportamenti da coloro ai quali è affidato. Se il bambino o

l'adolescente è collocato all'interno di strutture è previsto, inoltre, il diritto ad una visita periodica di quanto attiene questa collocazione.

Il monitoraggio per l'attuazione della CR C: al fine di valutare lo stato di attuazione della CRC è previsto l'esame a due

anni dalla ratifica e successivamente ogni cinque anni per tutti gli Stati membri. Il nucleo portante del processo di valutazione e di

monitoraggio è rappresentato dal Comitato ONU che al termine del processo di valutazione pubblica un documento in cui rende noto il

proprio parere sullo stato di attuazione della CRC nel Paese in questione, evidenziando i progressi compiuti ed i punti critici.

Le normative europee: per quanto riguarda la realtà Europea esistono 2 ulteriore fonti normative in tema di diritti dei bambini e

degli adolescenti. Esse sono:

­ la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'Esercizio dei Diritti del Fanciullo: essa è stata redatta nel 1996 e mira alla protezione degli

interessi dei bambini e degli adolescenti attraverso la promozione dei loro diritti in occasione di procedure inerenti la sfera famigliare

davanti alle autorità giurisdizionali come la custodia, la residenza, il diritto di visita, l'adozione, la tutela ecc...

­ la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea: proclamata nel 2000 ed entrata in vigore nel 2009 ha acquisito il medesimo

valore giuridico dei Trattati istitutivi dell'Unione. L'articolo 24 della Carta proclama i diritti del bambino che sono i diritti fondamentali

di tutti i bambini europei:

I dir itti come fondamento di un approccio pedagogico: il riconoscimento dei diritti dei cittadini si costituisce come un

freno alle possibili decisioni arbitrarie dello Stato e agli usi non corretti delle risorse economiche pubbliche. L'approccio basato sui diritti

può orientare anche la logica di intervento diretta alle persone vulnerabili. È possibile individuare, quindi, una serie di approcci differenti

allo sviluppo quali l'approccio caritatevole e benefico, l'approccio incentrato sui bisogni e l'approccio basato sui diritti

Gli attori riconosciuti dalle legislazioni inerenti i dir itti umani: le legislazioni internazionali inerenti i diritti umani

riconoscono 3 gruppi di attori:

­ i titolari di diritti

­ i soggetti che hanno il dovere di far rispettare e promuovere quei diritti

­ altri attori

In primo luogo tutti gli essere umani appartengono alla categoria dei titolari dei diritti semplicemente perchè hanno pari ed inalienabili

diritti umani. In secondo luogo lo Stato deve garantire a tutti i propri cittadini il rispetto, la protezione e la realizzazione dei diritti

umani. In terzo luogo, esistono altri attori che, pur non avendo un obbligo normativo di protezione e di promozione, hanno obblighi

morali in base alla CRC e possono essere definiti duty­bearers.

La differenza tra rights­based approach e rights­based perspective: bisogna definire la differenza tra u approccio

basato sui diritti ed una prospettiva basata sui diritti. Tre sono gli elementi che identificano l'approccio basato sui diritti:

­ fondamento legale: l'approccio basato sui diritti si fonda sulla tutela della legislazione internazionale nei confronti dei diritti delle

persone e delle libertà fondamentali

­ cornice normativa: essa ha come coordinate fondamentali i seguenti sei principi:

1) universalismo ed inalienabilità: per il semplice fatto di essere uomo ogni persona è titolare di diritti umani

2) uguaglianza e non discriminazione: ogni persona all'interno di una società può godere di pari opportunità e di accesso a beni e servizi

3) indivisibilità e interdipendenza dei diritti: il godimento di un diritto è correlato al godimento di tutti gli altri diritti e non è divisibile

da essi

4) partecipazione: ogni persona è legittimata a dare il proprio contributo e a godere dello sviluppo economico, civile, sociale e politico

5) accountability: tale concetto corrisponde alla responsabilità su cui si deve rendere conto e costituisce il vero valore aggiuntivo

dell'approccio basato sui diritti

6) ruolo della legge: la legge deve tutelare i diritti umani

Solo gli interventi che rispondono contemporaneamente a tutti e sei i principi possono essere definiti rights­based approach, mentre nel

caso in cui vengono applicati solo parzialmente tali principi, siamo in presenza di una rights­based perspective

­ obbiettivi di processo: i diritti devono essere praticati ed esperiti dai titolari di diritti, non basta che siano garantiti e promossi dai duty­

bearers

L'approccio basato sui diritti è da estendere ai professionisti che si occupano di bambini, adolescenti e famiglie vulnerabili, poiché, in ogni

caso, o sono operatori pubblici o sono comunque operatori con una funzione pubblica. È importante, inoltre, considerare i diritti dei

bambini come punto di partenza per il dialogo e come cornice di riferimento per la negoziazione

4) SUPERARE LA CONTRAPPOSIZIONE TRA DIRITTI DEI BAMBINI E INTEGRITA' DELLA FAMIGLIA?

I dir itti del bambino e i dir itti e le responsabilit à dei genitor i: la CRC da una parte stabilisce:

­ il diritto del bambini a essere allevato dai suoi genitori

­ il diritto del bambino a preservare le sue relazioni famigliari

­ il diritto del bambino a non essere separato dai genitori contro la sua volontà

­ il diritto del bambino ad essere tutelato contro ogni forma di violenza, oltraggio, brutalità fisiche e mentali, abbandono, negligenza,

maltrattamento, sfruttamento e violenza sessuale

Dall'altra parte sancisce:

­ la responsabilità, il diritto ed il dovere dei genitori di dare al bambino e all'adolescente i consigli adeguati all'esercizio dei diritti che gli

sono riconosciuti dalla Convenzione

­ la garanzia del riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda

l'educazione e lo sviluppo del bambino

­ la responsabilità fondamentale di assicurare le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del bambino spetta ai genitori o alle persone che

hanno l'affidamento del bambino

Progettare e attuare interventi nei contesti di vita del bambino: al giorno d'oggi è diffusa la convinzione che sia

prioritario progettare e attuare, dove possibile, interventi nel contesto famigliare e nell'ambiente di vita del minore, poiché il benessere del

minore e quello degli altri membri della famiglia sono inscindibili. La CRC mette in evidenza come le relazioni affettive, educative e

sociali di bambini e adolescenti prendono forma ed acquisiscono senso all'interno e a partire dall'ambito famigliare.

Dal punto di vista dell'evoluzione sociale e storica del CFW come nasce l'idea del superamento dell'antitesi tra tutela del minore e

protezione delle relazioni famigliari?

Un lungo cammino iniziato con il ricovero negli istituti: dalla metà dell'800 agli anni settanta del secolo scorso la

risposta più ovvia alle difficoltà famigliari è stato il ricovero in istituti di assistenza quali brefotrofi per gli illegittimi, orfanotrofi per gli

orfani o i figli di famiglie povere e convitti per l'adempimento all'obbligo scolastico. L'affidamento a tali istituti era motivato soprattutto

dalla necessità del bambino dal suo ambiente ordinario considerato incompetente o pericoloso

Le pr incipali tappe in Italia, dall'Ottocento alla Repubblica: in Italia nella seconda metà dell'800 caratterizzata da

guerre, carestie, industializzazione, migrazioni ecc..., sorsero le prime Società di mutuo soccorso che segnarono l'assunzione di un nuovo

ruolo da parte dello Stato, che si fece garante dei diritti dei cittadini all'assistenza, attraverso il finanziamento e il controllo di queste

attività

Effetti negativi dell'istituzionalizzazione: l'analisi della condizione dei bambini e degli adolescenti negli istituti mette in

evidenza i gravi effetti negativi dell'istituzionalizzazione sullo sviluppo psicosociale dei bambini. Le conseguenza più preoccupanti

dell'istituzionalizzazione sono collegate all'assenza di relazioni significative con adulti capaci di prendersi cura e di proteggere i bambini e

alla separazione precoce e prolungata dalla madre nei primi anni di vita

Le esper ienze dei “gruppi­appartamento”: negli anni '60 vennero attivate le esperienze dei “gruppi­appartamento”a Ferrara,

Bologna e Ravenna e successivamente venne istituita la prima comunità­alloggio da parte del comune di Torino. Queste esperienze mirano

a rispondere in modo innovativo a condizioni di bisogno ben precise e si configurano certamente come soluzioni migliori degli istituti,

ponendosi come un'alternativa ad essi

La situazione attuale degli allontanamenti in Italia: negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad un aumento significativo

(+28%) dei bambini e dei ragazzi allontanati dalla famiglia e collocati in comunità residenziali o accolti in affido famigliare. Tale

fenomeno può essere spiegato analizzando una serie di fattori:

­ sul piano culturale la trasformazione sociale in relazione alle idee, alle rappresentazioni e alle culture che gli adulti hanno circa

l'infanzia e l'adolescenza, genera maggiore attenzione ai bambini

­ sul piano dell'organizzazione e dei servizi del welfare, lo sviluppo dei servizi locali all'infanzia, ha potuto rilevare e far emergere

situazioni di grave difficoltà famigliare

L'aumento degli allontanamenti si è tradotto in un aumento del ricorso agli affidamenti famigliari (+65%) che, per la prima volta, hanno

superato i collocamenti in comunità residenziali che rimangono numericamente invariati. L'attualità degli allontanamenti presenta

ulteriori sfaccettature:

­ un elevato ricorso al collocamento in comunità dei bambini con meno di 5 anni

­ la forte presenza di adolescenti prossimi alla maggiore età e quindi in uscita dal sistema di protezione

­ l'eccessiva durata della permanenza in affido e in comunità: il 37% dei bambini e dei ragazzi, infatti, è fuori dalla propria famiglia

d'origine da più di 4 anni.

Alla luce di queste considerazione, nel Marzo del 2001 è stata emanata la legge che ha previsto la chiusura di tutti gli istituti ed ha

enunciato come valore fondamentale il diritto del bambino a crescere nella propria famiglia

Alla ricerca di un equilibrio tra integrit à della famiglia e diritti dei bambini: i servizi del CFW devono supportare

il benessere delle famiglie e dei loro figli. Gli studiosi individuano 3 principi che sostengono l'integrità della famiglia da un lato:

­ le famiglie sono il posto migliore in cui un bambino può crescere

­ le famiglie hanno diritto di fruire di risorse e opportunità

­ le famiglie hanno diritto alla riservatezza, a meno che i loro figli non subiscano danni

E dall'altro, individuano 3 principi che focalizzano i diritti dei bambini:

­ i genitori hanno diritti nei confronti dei propri figli nella misura in cui li proteggono e ne promuovono il benessere

­ i figli hanno diritto a godere di protezione, benessere e cure e, laddove questi non sono garantiti dai genitori è la comunità locale che deve

farsene carico. Gli studiosi evidenziano, inoltre, la necessità di un cambiamento di prospettiva negli interventi che porti gli operatori a

condividere il potere con i genitori, a definire gli obbiettivi e a procedere attraverso un processo di collaborazione reciproca. Il sostegno alle

famiglie vulnerabili non deve essere orientato alla ricerca dei problemi e delle difficoltà, ma all'individuazione di quelle che sono le risorse

ed i punti di forza che la famiglia possiede

Equilibri in costruzione: trovare un equilibrio tra diritti dei bambini e diritti dei genitori non è una questione semplice

soprattutto nella quotidianità. Gli operatori si trovano, infatti, combattuti tra la consapevolezza dell'importanza della famiglia e dei

genitori per un bambino e la vicinanza fisica, emotiva, relazionale e quotidiana con bambini e ragazzi maltrattati, dimenticati e non visti

con le loro paure, insicurezze, lividi e ferite. Non esistono delle soluzioni predefinite adatte ad ogni situazione, ma sono le capacità e la

sensibilità del professionista che devono guidare l'interpretazione e la comprensione di ogni singola situazione.

Lo sguardo professionale si concentra sul genitore: i diversi operatori che entrano in contatto con la famiglia vulnerabili

sono:

­ assistenti sociali: effettuano un assessment sociale, ovvero una valutazione della situazione del bambino e della sua famiglia al momento

dell'avvio del processo decisionale

­ psicologo: effettua valutazioni psicodiagnostiche

­ educatore: effettua valutazioni sulle competente genitoriali

In ogni caso, quindi, seppur da punti di vista differenti, il genitore diviene il soggetto dello sguardo professionale

La capacità genitoriale come costrutto semantico: il mestiere del genitore può essere appreso solo facendolo concretamente.

Secondo Milani il concetto di capacità genitoriale è un costrutto semantico che si riferisce alle capacità pratiche che i genitori posseggono

per guidare, proteggere, educare e assicurare una crescita armoniosa ai loro bambini

Ripensare la distanza professionale per costr uire partnership: l'interrogativo ricorrente tra i vari operatori delle

professioni sociali è: qual'è la giusta distanza/vicinanza dal/con il nucleo famigliare? Il compito dell'educatore di trovare la propria

posizione di concretizza in una duplice attenzione: marcare la differenza e far sentire la vicinanza. L'uso consapevole, flessibile e

modulare del proprio sé da parte dell'educatore, dipende dalla fiducia reciproca, dal rispetto e dalla capacità di tenere dei confini

professionali autorevoli

Cominciare dalla fiducia e dalla chiarezza: diverse ricerche attestano che la presenza di una relazione di fiducia tra gli

operatori e le famiglie sembra essere un fattore determinante per il successo degli interventi, inoltre, appare fondamentale anche riuscire a

favorire la partecipazione ed il coinvolgimento dei genitori nella definizione e attuazione del piano di intervento. Serve, quindi, chiarezza

nel comunicare alla famiglia che tipo di relazione si intende costruire e quali sono gli obbiettivi che si vogliono raggiungere. La scelta della

chiarezza comporta, evidentemente, maggiori rischi o probabilità di conflitto, ma può anche produrre fiducia, confronto e condivisione

Sostegno come affiancamento nel concreto delle scelte educative: l'oggetto primario degli interventi formativi da

sviluppare con i genitori vulnerabili è costituito dalle funzioni e competenze educative. Il genitore ha necessità di sperimentare non solo

momenti di colloquio individuale, counselling e terapia, ma anche situazioni quotidiane in cui poter affiancare ed essere affiancati da un

operatore. Le competenze essenziali che un educatore deve possedere per affiancare un genitore sono riconducibili ad alcune parole chiave:

­ riconoscimento: il genitore va riconosciuto nel suo ruolo

­ comprensione del punto di vista del proprio figlio: porre le condizioni affinchè il genitore sappia cogliere il punto di vista del proprio

figlio

­ indicazioni concrete: l'educatore deve offrire indicazioni concrete, utili ed efficaci alla gestione di problematiche connesse all'educazione

dei figli

­ farsi da parte: l'educatore per sostenere il genitore deve essere in grado di farsi da parte gradatamente

L'allontanamento del bambino e la genitorialit à infranta: se viene riscontrata la presenza di negligenza o

maltrattamenti che inducono ad allontanare il bambino o l'adolescente dalla propria famiglia, ci si trova di fronte ad un caso di

genitorialità infranta di cui occorre prendersi cura nell'interesse stesso del minore allontanato.

I fattor i di successo per un buon r ientro in famiglia: essi sono:

­ buon attaccamento tra bambino e genitori naturali

­ motivazione dei genitori al cambiamento e a chiedere aiuto

­ sostegno risoluto e appropriato

­ servizio di supporto nella fase di rientro in famiglia

­ durata dell'allontanamento inferiore ad un anno

­ stabilità del collocamento in affido

­ limitati cambiamenti o nessun cambiamento nella composizione della famiglia d'origine

­ età del bambino bassa

­ rientro del bambino in contemporanea con quello di eventuali altri fratelli o sorelle allontanati

La ricostruzione della genitorialit à: il ricostruirsi come genitori passa per quattro aree di cambiamento:

1) supportare il proprio figlio

2) chiedere e pretendere aiuto

3) lottare per una vita normale nella quotidianità

4) mantenere la stima di sé

Il coinvolgimento della famiglia: modelli operativi: i modelli operativi emersi negli ultimi decenni sul coinvolgimento dei

genitori sono:

­ FAMILY GROUP CONFERENCES: si configura come un modello di intervento per lavorare con le famiglie. Le FCG favoriscono la

diretta partecipazione della famiglie al processo di decisione in merito alle concrete soluzioni che possano garantire la protezione e la cura

del minore. Tale modello nasce in Nuova Zelanda alla fine degli anni '80 e successivamente si diffonde anche in Europa. L'obbiettivo delle

riunioni di famiglia che caratterizzano tale modello è quello di definire un progetto d'intervento per la tutela del minore in una situazione

di pregiudizio o autore di reato. L'incontro è preparato da un facilitatore, cioè una figura professionale esterna al procedimento tutelare e

penale. Le FCG promuovono l'assunzione di responsabilità della famiglia, rendono partecipe il bambino o il ragazzo del processo

decisionale che lo riguarda ecc...

­ RECONNECTING FAMILIES: i principi fondamentali su cui si basa la riunificazione famigliare sono:

­ l'idea che la famiglia naturale è il miglior posto in cui il bambino possa crescere

­ il riconoscimento che la maggior parte delle famiglie hanno le potenzialità per prendersi cura dei propri figli se adeguatamente

supportate

­ la consapevolezza dell'impatto della separazione e della perdita sui bambini e sui genitori

­ il coinvolgimento di altri membri della famiglia allargata

­ PARTENARIAT: esso mira alla mobilitazione delle competenze genitoriali attraverso lo sviluppo di una comunicazione bidirezionale

fondata sulla fiducia e sulla cooperazione. I due concetti fondamentali del partenariato sono il concetto di appropriazione (empowerment)

che corrisponde al rafforzamento del sentirsi capaci di agire e il concetto di autodeterminazione, che consiste nel rendersi capaci di

assumere responsabilità. Il professionista che deve innescare e gestire il dispositivo del partenariato deve utilizzare un approccio

relazionale morbido e delicato e deve utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile

­ CLINICA DELLA CONCERTAZIONE: essa è un dispositivo terapeutico collettivo che mira ad incoraggiare relazioni umane più

affidabili a diversi livelli. Si tratta di una modalità innovativa di gestione di situazioni famigliari a disagio multiplo ideata da Lemaire

Alcuni elementi ricorrenti nei diversi modelli operativi: gli elemtni più significativi che ricorrono nei modelli operativi

descritti fanno riferimento all'empowerment approach. L'empowerment famigliare può essere descritto come un processo di rafforzamento

e potenziamento volto a restituire al soggetto un potere che non sente o non crede di avere

5) OLTRE IL DETERMINISMO: EDUCARSI A RICERCARE PUNTI DI FORZA E DI BELLEZZA:

L'interesse per l'origine della salute: l'approccio definito salutogenesi indica l'interesse per l'origine della salute. L'approccio

salutogenico propone una rappresentazione dinamica dell'essere umano che, nel corso della propria vita, si sposta su un continuum salute­

malattia, potendo contare sempre su una dotazione di risorse per potersi avvicinare sempre più al polo della salute

La resilienza come approccio antideter ministico: il termine resilienza è stato introdotto in fisica nel 17° secolo per indicare

la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Nell'ambito delle scienza umane, invece, il termine resilienza indica il

processo con cui alcuni individui, gruppi o comunità, in situazioni di difficoltà, resistono ad un evento negativo e mantengono il proprio

senso di padronanza, attivando delle adeguate strategie di coping. La resilienza possiede un valore antideterministico poiché riconosce alle

persone un potenziale positivo di recupero e di evoluzione che consente loro di prendere nelle proprie mani il loro futuro. Il discorso sulla

resilienza rischia di creare un fraintendimento che consiste nel pensare alla resilienza come una caratteristica innata di alcuni bambini e

nel far coincidere la resilienza con la invulnerabilità, che consiste in qualcosa di assurdo ed illusorio.

I fattor i che proteggono i bambini: i primi studi sulla resilienza cercano di comprendere quali processi si attivano nei bambini

per far fronte e reagire positivamente agli eventi stressanti. Una serie di studi ha fatto emergere alcune caratteristiche ricorrenti nei

bambini che hanno manifestato percorsi resilienti. Tali caratteristiche sono:

­ ottimismo

­ autostima

­ autonomia

­ capacità di impegnarsi

­ convinzione di poter incidere sull'andamento degli eventi

­ visione dei cambiamenti come opportunità

­ capacità di stabilire rapporti positivi con gli altri e di prendersi cura dei più deboli

Ad ogni modo, la resilienza è un concetto relativo, poiché non esiste un unico modo di riguadagnare l'equilibrio dopo essere incappati in

problemi complessi. Si può parlare, quindi, di percorsi di resilienza multipli

Un modello ecologico dello sviluppo: la teoria ecologica dello sviluppo introduce la dimensione dello sviluppo temporale

relativo sia alla persona, sia all'ambiente e sia alle loro relazioni. La resilienza, perciò non è più influenzata soltanto dalle relazioni con

persone ed ambienti circostanti, ma anche dallo scorrere del tempo. Il modello ecologico dello sviluppo di Bronfenbrenner consente, quindi,

di comprendere la complessità della vita di un bambino, evidenziando gli eventuali traumi, ma anche le condizioni che possono consentirgli

di crescere positivamente

I tutori di resilienza: la teoria dell'attaccamento di Bowbly ha rappresentato un punto fondamentale per lo sviluppo del concetto

di resilienza, infatti i bambini che vivono relazioni di attaccamento sicuro con gli adulti che si prendono cura di loro, producono

rappresentazioni di sé caratterizzate da autostima e fiducia. I bambini che, invece, non hanno avuto la possibilità di instaurare una

relazione di attaccamento adeguata, possono comunque avere altre opportunità di attaccamento importanti grazie ai tutori di resilienza,

ovvero quegli adulti, educatori, insegnanti, genitori affidatari ecc... che riescono a ripristinare delle condizioni che consentano a questi

bambini di vivere una vita buona

Costr uire resilienza nel contesto dei servizi socioeducativi: grazie ad un lavoro svolto da Premoli relativo alla resilienza

che consente ad alcuni giovani fuori famiglia di avere dei buoni risultati al termine di un percorso di affido/ accoglienza famigliare, è

possibile individuare un serie di fattori protettivi nei percorsi di autostima:

­ stabilità e sicurezza percepite: la prima corrisponde alla possibilità di “mettere radici”, di abitare con continuità un luogo riconosciuto

come proprio; la seconda nasce dalla stabilità garantita nella quotidianità

­ continuità e supporto sociale nella fase successiva alla conclusione del percorso si accompagnamento in affido o in comunità

­ sperimentazione di un attaccamento sicuro ad almeno un caregiver della realtà di accoglienza


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione (BRESCIA - PIACENZA - MILANO)
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