Molte infanzie o nessuna infanzia?
Di Mariagrazia Contini
Nella società attuale sono numerose le famiglie che si discostano dal modello tradizionale (=marito + moglie per la prima ed unica volta sposati tra loro con figli nati dalla loro unione). Possiamo infatti riconoscere famiglie separate, affidatarie, adottive, allargate, ecc. Ci sono anche infanzie plurali che spesso non si vedono o si fa finta di non vedere (bambini soldato, bambini costretti a prostituirsi, ecc.). Si tratta di infanzie che devono essere conosciute, soprattutto da coloro che studiano per diventare educatori.
Perché è necessario sapere?
- Viviamo in un mondo globalizzato e le violenze subite dai bambini, anche in zone geograficamente distanti da noi, hanno conseguenze globali.
- Per poter prenderci cura di questi bambini, per provare indignazione per le situazioni che essi vivono e farci promotori e/o sostenitori di adeguate iniziative politico-sociali a livello internazionale.
- Per combattere l’indifferenza e l’incapacità di provare compassione per chi soffre.
- Per poter riconoscere le tracce della “pedagogia nera”, violenta e autoritaria e per poter accostarsi alle emozioni dei bambini senza voler imporre un astratto “dover essere”.
I “nostri” bambini e bambine: in Italia 2010
A un gruppo di educatori di nidi per l’infanzia ed insegnanti di scuole materne è stato chiesto di scrivere cinque aggettivi in grado di descrivere le caratteristiche principali dei bambini (da 0 a 10 anni) di oggi. I risultati di questa ricerca possono essere così sintetizzati:
- I bambini sono sempre di più “multiculturali”, anche se nei nostri discorsi siamo portati a considerare solo i bambini autoctoni (cioè nati e vissuti in Italia).
- Desideriamo siano “sanissimi”, per questo al minimo sintomo si ricorre a cure eccessive ed inappropriate (ad esempio, all’abuso di antibiotici).
- Sono “iperprotetti” e spesso figli di genitori “anziani”.
- Sono sovraccaricati di attività (piscina, palestra, corsi vari, oratorio, computer, ecc).
- Soffrono della mancanza di tempi distesi, silenziosi e vuoti.
- Sono eccessivamente esposti alla visione di programmi televisivi. Gli psicologi ritengono che ciò interferisca con lo sviluppo dell’intelligenza senso-motoria, con la formazione del proprio schema corporeo e con l’acquisizione di abilità sociali.
Bambini, bambine e crocevia: di contesti, di stili educativi, di reciproche rappresentazioni
Ogni famiglia adotta di fatto un proprio stile educativo che viene spesso criticato dagli insegnanti. Invece che criticarsi reciprocamente, genitori, educatori ed insegnanti dovrebbero dialogare per valorizzare le reciproche competenze e per riflettere insieme sulle rispettive valutazioni.
Se l’infanzia scompare, se l’umanità continua ad abbandonare i Pollicini nel bosco
Ci sono bambini le cui caratteristiche si discostano da quelle diffuse che abbiamo precedentemente citato.
I bambini appartenenti al mondo dei “devianti”
Il protagonista del romanzo “Certi bambini” di Diego De Silva è Rosario, bambino di 11 anni che vive a Napoli con la nonna molto anziana. Rosario fa parte di una organizzazione criminale e i capi gli ordinano di uccidere un uomo che non conosce. Rosario sembra inconsapevole, ma altrettanto inconsapevoli sono gli adulti, la scuola, i servizi sociali. Paradigmatica è la scena descritta nell’ultima pagina del romanzo: Rosario resta colpito da un uomo sui quarant’anni, ben vestito, che scende da un pullman. Gli si avvicina e gli chiede l’ora e l’uomo gli risponde distrattamente. Si tratta di un adulto-immagine di tutti gli adulti incapaci di leggere l’inespressa richiesta di aiuto di chi crede di non averne bisogno.
La vicenda di Rosario assomiglia molto a quella realmente vissuta dai bambini di cui parla Cesare Moreno “maestro di strada”, responsabile del progetto “Chance” a Napoli. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello dell’alfabetizzazione dei bambini come Rosario, non solo sul piano del “leggere e scrivere”, ma anche su quello dell’espressione dei pensieri e dei sentimenti. Il lavoro dei “maestri di strada” è particolarmente difficile anche perché capita che le famiglie vedano nel lavoro prematuro dei propri figli una fonte di guadagno indispensabile. I progetti elaborati dai “maestri di strada” falliscono spesso per mancanza di finanziamenti da parte delle istituzioni che li considerano eccessivamente costosi. I “maestri di strada” però non demordono e a loro va comunque riconosciuto il merito di contribuire a rendere visibili dei problemi che spesso si preferisce ignorare.
I bambini che appartengono al mondo dei “normali”, ma che hanno qualcosa in più da mettere in mostra
Si tratta dei bambini che sono protagonisti di spot pubblicitari o trasmissioni televisive. Siccome la loro performance necessita di un addestramento, si può anche affermare che il loro talento è spesso “sfruttato”. Sempre più spesso si assiste a trasmissioni televisive che vedono protagonisti dei “piccoli cantanti”. Mentre fino a pochi anni fa essi erano acconciati ed abbigliati come bambini, ora capita di vederli vestiti da “grandi” cantare canzoni che parlano di amori traditi. Nonostante le leggi vigenti anche a livello internazionale, in queste situazioni vengono meno due indicatori fondamentali di riconoscimento dell’infanzia: l’abbigliamento e le modalità comunicative che si sono adultizzate e lo sfruttamento lavorativo. Esistono quindi anche oggi i Pollicini che vengono abbandonati nel bosco per motivi come la sopravvivenza economica e l’aspirazione alla ricchezza. Come educatori è ancora necessario andare alla ricerca delle molte infanzie per averne cura.
“Corpi bambini tra cura e incuria” di Paola Manuzzi
In questa parte del libro vengono riportate delle microstorie di mondi infantili che ci passano accanto nella quotidianità. Spetta a ciascuno di noi la responsabilità di dar loro un riconoscimento facendoli esistere attraverso l’attivazione di uno sguardo empatico. Aver cura di un bambino significa assumere atteggiamenti che possono creare un clima di calore o di freddezza, di vicinanza o di lontananza emotiva. Aver cura significa selezionare delle opportunità e capacità di sintonizzarci con gli altri. L’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi nella situazione e nell’animo di un’altra persona, in un mondo globalizzato potrebbe diventare la modalità di contatto profondo tra le nostre coscienze.
Microstorie: una bambina iperattiva
L’iperattività (o deficit di attenzione) è stato riconosciuto come un disturbo solo recentemente. La diagnosi di questo disturbo avviene sulla base dell’osservazione dei comportamenti del soggetto (deficit di attenzione, impulsività, iperattività). Per curarlo si ricorre spesso all’uso di farmaci, ma a volte esso può essere curato attraverso un contatto empatico.
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Riassunto esame pedagogia interculturale, prof Cerrocchi. Libro consigliato Culture migranti di Cerrocchi e Contini