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formativa nel quale vengono indicate le finalità di tipo culturale e sociale e le

attività attraverso le quali si cerca di perseguirle.

programmazione educativa: si riferisce al complesso delle decisioni che

2. vengono assunte dal personale educativo in merito all’impostazione del lavoro

educativo. Il modo in cui l’istituzione si prefigge di operare perché gli allievi

prendano coscienza dei valori irrinunciabili derivanti dal rispetto dei diritti

umani. Questa programmazione diventa uno strumento imprescindibile per

assicurare all’intera articolazione dell’insegnamento e dell’apprendimento un

evidente consequenzialità logica e operativa.

programmazione didattica e curricolare: dopo questi passaggi subentra la

3. programmazione didattica cioè la composizione di itinerari che prevedono

l’organizzazione di persone di tempi di luoghi e risorse, produrre per

predisporre percorsi concreti di messa in pratica di quanto l’istituzione

formativa ha progettato dal punto di vista educativo. La programmazione

impostata in aderenza ad una procedura consapevole e rigorosa sfocia nella

configurazione del curricolo, cioè di un percorso polivalente e sistematico di

insegnamento/apprendimento. Gli aspetti salienti della programmazione

didattica sono:

 l’analisi della situazione iniziale

 la scelta degli obiettivi didattici

 la previsione di contenuti da privilegiare

 la ricognizione delle strategie didattiche

Il processo di programmazione ha inoltre dei caratteri costitutivi che sono:

 l’aderenza alla realtà: in quanto la programmazione si riferisce sempre a delle

pratiche e a delle modalità concerete di insegnamento/apprendimento

 la razionalità cioè la coerenza e progressività che deve esistere tra obiettivi,

contenuti metodi e sistemi di valutazione

 la socialità enfatizza il ruolo di altre figure oltre a quelle degli educatori, quindi

i genitori,le organizzazioni culturali, ricreative e sportive.

DIAGNOSI FUNZIONALE, PROFILO DINAMICO FUNZIONALE E PIANO

EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO IN PROSPETTIVA LONGITUDINALE

La legge quadro 104/1992 ha definito e regolamentato una specifica metodologia di

lavoro di grande importanza per l’integrazione scolastica. Nella programmazione

educativa e curriculare sono previsti tre momenti:

la diagnosi funzionale DF fornisce una descrizione analitica delle difficoltà e

1. delle potenzialità dell’allievo. Costituisce l’atto di partenza nel processo di

inserimento dell’allievo nella scuola. In essa devono essere descritte le

compromissioni derivanti dal deficit, e anche le potenzialità. L’attenzione viene

focalizzata su ciò che il bambino non sa fare in questa ottica la diagnosi

funzionale non assume la valenza predittiva.

il profilo dinamico funzionale PDF permette di individuare i prevedibili livelli

2. di sviluppo che il bambino può raggiungere a seguito di specifici interventi

educativi. Fornisce un quadro completo dei punti di forza e di debolezza

dell’allievo un quadro sul quale costruire un percorso di obiettivi e di attività

concrete e perseguibili per quel soggetto. In primo luogo vanno raggruppate le

informazioni raccolte durante il processo di valutazione predittiva. I dati vanno

organizzati in tre classi : abilità residue, difficoltà nei vari ambiti, relazioni

reciproche. A questo punto è possibile definire gli obiettivi da raggiungere.

il piano educativo individualizzato PEI viene redatto dagli insegnanti con la

3. collaborazione degli specialisti e della famiglia. Il PEI deve comprendere non

solo il progetto didattico ma anche quello riabilitativo e quello socializzante.

Non deve essere abbandonato con la conclusione del percorso scolastico,

quindi deve assumere la connotazione di progetto di vita.

PROGRAMMAZIONE CURRICULARE INDIVIDUALIZZTA PER L’ALLIEVO

IN SITUAZIONE DI DISABILITA’

Anche qui troviamo diverse fasi:

analisi della situazione iniziale: consiste nell’osservazione e la conoscenza

1. degli allievi questa analisi non deve fermarsi solo al punto di vista medico,

quindi ci sono procedure metodologiche che permettono agli educatori di

approfondire questa analisi:

 le liste di rilevazione strutturate

 l’osservazione del comportamento

 l’osservazione descrittiva

 l’osservazione sistematica del comportamento

definizione degli obiettivi: nella programmazione curriculare è fondamentale

2. arrivare alla definizione di obiettivi specifici

contenuti e metodologie di intervento: tra queste tecniche ricordiamo la tecnica

3. di aiuti e riduzione dell’aiuto apprendimento imitativo e modellaggio e

concatenamento

la valutazione che si articola in tre momenti: valutazione predittiva,

4. valutazione formativa e valutazione sommativa.

CAP.II

ICF:QUANDO LA CLASSIFICAZIONE DIVENTA UNO STRUMENTO DI

GUIDA ALLA DIDATTICA

Nel 1999 nasce un nuovo sistema di classificazione l’ICF che propone di sostituire i

termini disabilità e handicap con attività e partecipazione sociale. L’ICf non è un

sistema sostitutivo degli altri , questo strumento verifica la funzionalità di una

struttura corporea, mentre ICD-10 favorisce una diagnosi delle malattie e dei disturbi.

ICD-10

Rappresenta la decima revisione delle classificazioni internazionali delle sindromi e

dei disturbi psichici e comportamentali, per ciascun disturbo questo strumento riporta

la delineazione delle principali caratteristiche cliniche. Qui viene adottato uno

schema alfanumerico su codici a tre elementi: lettera seguita da numeri.

DSM-IV

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, utilizza una classificazione

di tipo categoriale, cioè suddivide i disturbi in classi distinte utilizzando set di criteri

di tipo descrittivo.

ICF

Come già detto in questo sistema di classificazione non viene considerata la

menomazione ma la salute e le potenzialità dell’individuo. È organizzato in due parti:

1 parte: funzioni corporee e strutture corporee, attività e partecipazione.

2 parte: fattori ambientali, fattori personali

Inoltre è da specificare che l’icf non riguarda solo persone con disabilità ma è

applicabile a qualsiasi persona che si trovi in qualsiasi condizione di salute. I codici

icf richiedono l’uso di qualificatori, i quali denotano l’entità del livello di salute o la

gravità dei problemi.

CAP 3 LA DETERMINAZIONE DELLE POTENZIALITA’ E LA VALUTAZIONE

ORIENTATIVA DELLE COMPETENZE.

Dopo aver affrontato il discorso delle abilità e delle difficoltà dell’allievo, ci

soffermiamo sulle potenzialità di sviluppo di quest’ultimo, e vediamo anche

l’importanza della valutazione con connotazione orientativa. Quando affrontiamo

temi attinenti lo sviluppo potenziale il riferimento principale è rappresentato dagli

studi di Vygotskij sulla zona di sviluppo prossimale. Mentre per la valutazione con

funzione orientativa facciamo riferimento al portfolio delle competenze.

Il CONTRIBUTO DI VYGOTSKIJ ALLA DIDATTICA

La tesi dell’autore sostiene che le funzioni mentali superiori hanno un’origine sociale

per poi interiorizzarsi. Ogni funzione psichica si presenta due volte nell’uomo nel

corso dello sviluppo culturale e si può osservare ne bambino prima sul piano sociale

poi su quello individuale. Lo sviluppo cognitivo della persona quindi deve essere

ricondotto alle sue interazioni con l’ambiente. Infatti la trasformazione da forme di

comportamento di base ai livelli superiori procede dall’esterno all’interno

(interiorizzazione), quindi il comportamento deve esistere prima socialmente e poi

diventare parte del comportamento interno del soggetto. Le forme superiori delle

funzioni mentali come la memoria strategica, la comprensione del linguaggio sono

prodotti dall’attività di mediazione semiotica, cioè della possibilità di utilizzare segni

che conferiscono il potere di regolare forme naturali di comportamento e cognizione.

Per effettuare queste operazioni di interiorizzazione e mediazione semiotica è

fondamentale il linguaggio nell’interazione tra le persone. Secondo l’autore inoltre lo

sviluppo delle forme superiori nei bambini avviene attraverso la loro acculturazione

nella società attraverso l’educazione. Quindi l’approccio dell’autore è basato sulla

pedagogia. La pratica educativa deve enfatizzare l’aspetto interattivo allievo

educatore.

IL CONCETTO DI ZONA DI SVILUPO PROSSIMALE

La zona di sviluppo prossimale si riferisce all’area che si trova tra le competenze del

soggetto, e quindi ciò che sa fare, e il suo livello di prestazione potenziale, quindi il

livello che riesce a raggiungere con alcune forme di aiuto. Quindi è una sorta di

distanza che c’è tra l’attuale livello di sviluppo del bambino e il livello di sviluppo

potenziale. Secondo l’autore le funzioni mentali che si stanno sviluppando nel

bambino devono essere osservate proprio là dove si costruiscono. Sulla scia di questo

principio è stato elaborato un metodo funzionale della doppia stimolazione per

studiare le funzioni cognitive. Quindi si presenta agli allievi, nel normale ambiente di

vita (famiglia,casa) un compito che sia al di sopra delle loro competenze del

momento. A questo punto vengono offerti agli allievi nuovi stimoli (suggerimenti

parziali, strumenti) e si osserva in che modo questi vengono utilizzati. In questo

modo gli educatori possono rendersi conto di come gli allievi si approcciano ai

compiti e quali sono le potenzialità di sviluppo . La valutazione della zona di

sviluppo prossimale è fondamentale negli allievi con handicap. Con questi allievi non

si deve solo verificare la possibilità o meno di manifestare certe performance, ma si

deve appurare se questi livelli possono essere raggiunti con l’aiuto. Quindi si

utilizzano i termini di abilità emergenti e in corso di maturazione. I compiti

dell’educatore dovrebbero collocarsi in tale zona per motivare l’allievo a favorire

l’apprendimento. Perché si possa dire che un bambino sta operando all’interno della

sua area di sviluppo prossimale deve essere coinvolto in compiti complessi per potere

essere effettuati individualmente, ma allo stesso tempo non impossibili anche se

l’alunno viene aiutato dall’educatore o da un compagno. L’insegnamento all’interno

della zona di sviluppo prossimale porta per l’educatore tre elementi metodologici

chiave:

 l’educatore deve mediare e aiutare l’apprendimento del bambino

 il suo ruolo deve essere flessibile

 deve concentrarsi sulla qualità di sostegno necessaria.

Inoltre, per quanto riguarda gli strumenti per l’insegnamento nella zona di sviluppo

prossimale il ruolo chiave viene assegnato al linguaggio nel rapporto interattivo.

Adesso vediamo due metodi di valutazione riferiti rispettivamente all’analisi dello

sviluppo nella’area psicomotoria e alla delineazione del profilo funzionale di bambini

autistici:

Metodo:le prove MOVIT per la valutazione dello sviluppo psicomotorio

1.

Queste prove consentono di condurre un’osservazione sistematica dell’area

psicomotoria attraverso 7 scale riferite alle seguenti componenti:

 Tono e rilassamento

 Equilibrio e coordinazione dinamica generale

 Coordinazione segmentaria e intersegmentaria


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DETTAGLI
Esame: Pedagogia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche e progettazione educativa
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Salmeri Stefano.

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