Il pregiudizio
Il pregiudizio: natura, definizione e limiti concettuali
Il termine “pregiudizio” ha significato neutro nella lingua latina. Successivamente ha assunto una valenza negativa: è un giudizio affrettato e superficiale antecedente alla conoscenza. Attualmente è usato per indicare uno stato mentale ed emotivo atteggiato a sfavore e ostilità nei confronti di una diversità. Differisce dal preconcetto, in quanto quest’ultimo è sempre rettificabile e reversibile. Nel pregiudizio esistono componenti emotivo-affettive e motivazionali connesse a componenti comportamentali aggressive e sottili. Tende a persistere nel tempo, mostrandosi refrattario anche all’evidenza ed è un fenomeno bidirezionale. Si autoriproduce e pertanto rimane rigido e invariato. Il pregiudizio e lo stereotipo si annidano ovunque, dietro le apparenze più insospettabili: giunge fino ad alterare i dati percettivi.
L’origine dei pregiudizi
Il pregiudizio sarebbe una risposta istintiva a tutto ciò che può causare un conflitto di idee e quindi una reazione emotiva difensiva, dettata dalla paura. Confluisce in questa definizione la tesi di Bauman sull’“eterofobia”, secondo cui avvertiamo disagio associato a sentimenti d’ansia con persone che non comprendiamo e con cui abbiamo difficoltà di relazione. Il pregiudizio, in ottica freudiana, risponderebbe al bisogno del singolo di proiettare al di fuori di sé gli impulsi distruttivi e inaccettabili per la coscienza. Nella concezione psicoanalitica lo straniero è dentro di noi, quindi il fuggire da ciò che è diverso è una lotta con il nostro inconscio. Per i cognitivisti il pregiudizio è una forma spontanea di categorizzazione della realtà e di organizzazione delle conoscenze, quindi frutto del normale funzionamento della mente umana, basato sulla categorizzazione. Tra i pregiudizi dell’infanzia acquistano importanza quelli definiti di “seconda mano”: assimilati dall’ambiente familiare e sociale di appartenenza e dal mondo dei mass media. Anche gli insegnamenti o gli esempi degli adulti possono portare nel bambino a comportamenti che implicano il pregiudizio (apprendimento per osservazione). L’imitazione agisce nei confronti di un modello forte e ammirato, che favorisce i processi di identificazione. Ovviamente può essere anche positiva. Nel caso del pregiudizio etnico-sociale (verso altre persone) si ha il timore di dissoluzione del gruppo di appartenenza, fonte di significazione e di sicurezza: c’è il timore di una contaminazione o ibridazione da parte di un altro gruppo. In situazioni di pericolo per la collettività si assiste ad un accentuazione del pregiudizio con la ricerca irrazionale di un capro espiatorio sul quale far ricadere la responsabilità della crisi. Il pregiudizio è quindi spesso una risposta inconsapevole a situazioni personali, sociali o nazionali di difficoltà. Esistono due tipi di pregiudizi: quelli che nascono dalla non conoscenza e quelli che esistono nonostante l’informazione e pertanto sono riconducibili ai tratti di personalità del soggetto o a problemi del singolo e della collettività.
Pregiudizio ed età evolutiva
Insorgenza del pregiudizio nel bambino
Il pregiudizio è assente nella prima infanzia: i bambini percepiscono le differenze, ma non ne fanno oggetto di rifiuto o discriminazione. Le prime reazioni di paura compaiono in concomitanza con l’affermarsi del senso di appartenenza etnica: sono processi di categorizzazione istintivi che sono indipendenti da insegnamenti o influenze familiari e sociali. La svolta significativa si ha verso i 4 anni: i bambini dimostrano consapevolezza delle differenze etniche più salienti e manifestano la predilezione, a livello di gioco, per coetanei del proprio gruppo etnico. L’assenza di sfumature nel giudicare può portare a creare un terreno fertile al pregiudizio e a stereotipi. La presenza di stereotipi viene segnalata dalla prima infanzia e aumenta nella media fanciullezza (6/8 anni) per effetto di condizionamenti familiari e sociali.
Sviluppi del pregiudizio
Tra i 6 e i 10 anni si fa strada la convinzione che aspetto fisico e abbigliamento determinino il comportamento. La tendenza aumenta con l’età. L’età cruciale per l’acquisizione del pregiudizio sono i 10 anni. Con i 12 non si guarda solo all’aspetto esteriore, ma anche alla personalità, alle tradizioni e alla religione. Molti stereotipi di età infantile vengono superati con l’età, per effetto di una maturazione emotiva e cognitiva. Ai 7 anni il bambino manifesta una flessibilità di giudizio e si assiste a un parziale superamento dello stereotipo: tendono a permanere i pregiudizi legati al sovrappeso. Si potrebbe concludere che pregiudizi e stereotipi non sono innati ma vengono appresi da modelli e esempi di comportamento.
Vulnerabilità al pregiudizio
Le persone fragili, che hanno un’immagine negativa di sé, sono le più esposte al pregiudizio, in quanto percepiscono le differenze come una minaccia per la loro identità: esse attivano il meccanismo del we-group, rifiutando qualsiasi persona o evento che insidi l’identità del gruppo in cui si identificano. Il pregiudizio positivo per il proprio gruppo si traduce in negativo per gli altri gruppi. Un alto livello di autostima, invece, permette di porsi dal punto di vista dell’altro e sviluppare atteggiamenti empatici e una valenza critica nei confronti dell’instaurarsi del pregiudizio. Secondo gli studi di Adorno le persone che respirano un clima autoritario e repressivo svilupperebbero più facilmente una personalità autoritaria che vede tutto in bianco e nero, quindi con pregiudizi. Non esistono categorie di persone esenti dal pregiudizio. Spesso dei pregiudizi si serve il potere politico per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi interni.
Le conseguenze sociali del pregiudizio
Il pregiudizio provoca sofferenza nelle sue vittime e avvelena rapporti interpersonali e sociali, in tre direzioni:
- Promuove azioni di aggressività verso le vittime designate.
- Provoca modalità comportamentali che accrescono e accentuano le distanze sociali e creano la fama di “reputazione meritata”.
- Determina un clima di continua tensione emotiva.
Il pregiudizio tende a generare violenza. Le vittime dei pregiudizi tendono a sviluppare una personalità disarmonica, risentita, antisociale e sottile al gruppo maggioritario e alle sue leggi. Pertanto crea disordini nel tessuto sociale e alimenta le ostilità tra i popoli e le religioni. Se generalizzato e fatto proprio da una comunità può tradursi in provvedimenti legislativi limitativi della libertà, della dignità e dei diritti della persona.
Manifestazioni nella quotidianità
Si verificano nel nostro Paese episodi di aggressività verbale o fisica e atteggiamenti discriminatori non solo verso persone di altra razza o cultura, ma anche verso gli omosessuali. Il più persistente dei pregiudizi è quello antisemita.
Gli effetti del pregiudizio sulle sue vittime
Anche se il pregiudizio non esplode in chiari episodi di violenza fisica, i danni psicologici per le vittime sono importanti. Si agisce sull’igiene mentale e sull’equilibrio psichico e la reputazione di una persona finisce per modificarne il carattere. Le condizioni di una vittima del pregiudizio sono le stesse che vive un adolescente che teme di non essere accettato nel mondo degli adulti. Le persone appartenenti a gruppi stereotipizzati vivono in uno stato di ansia permanente e in una continua tensione emotiva. I gruppi discriminati interiorizzano un’immagine negativa di sé e manifestano scarsa fiducia nelle proprie personalità, che sfociano talora in gravi alterazioni psico-patologiche. Le risposte sono diverse da individuo a individuo: le vittime possono avere comportamenti di tipo intra punitivo, come le sindromi autolesioniste o l’odio verso se stessi che porta al rinnegamento della propria identità etnica e razziale; in altri casi si sforzano di occultare la loro appartenenza oppure si rifugiano dietro lo schermo di un altro tipo appartenenza. Non sempre percepirsi vittima di un pregiudizio garantisce di non averne nei confronti di altri.
Pregiudizio e stereotipo
Lo stereotipo è una semplificazione della realtà, dovuta ad una forma di economia di pensiero in forza del quale si tende a raggruppare ogni oggetto della conoscenza in insieme il più possibile omogenei attraverso semplificati processi di categorizzazione. Nel processo di formazione di uno stereotipo entra in gioco l’effetto Pigmalione, che consiste nel conformare inconsciamente i propri comportamenti alle aspettative altrui, confermando le attese degli interlocutori sociali. Lo stereotipo si produce in individui con ridotte risorse cognitive a disposizione o anche per la mancanza di tempo e di spazio per la riflessione. Trova terreno fertile nei bambini: tende a percepire la realtà in termini bipolari, senza indagare sulle qualità interiori degli individui; per questo motivo assomiglia molto alla fiaba. Il pensiero stereotipato è l’anticamera del pregiudizio: quando si carica di valenze affettive e identitarie e acquista anche la capacità di orientare gli atteggiamenti diventa pregiudizio.
Funzionalità del pregiudizio nell’economia della vita pubblica
Gli stereotipi sono frutto di un procedimento normale e non patologico della psiche e non sempre sono infondati, contenendo spesso una piccola parte di verità. Svolge una funzione di prevenzione ed è una sorta di autotutela. Sotto il profilo sociale cementa i rap
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