Pedagogia interculturale
Programma
- Interculturalità e multiculturalità
- Stereotipi, pregiudizi e razzismo
- Percorsi migratori e modelli migratori delle famiglie immigrate
- Processi di costruzione dell’identità dei bambini di origine straniera
- Evento migratorio e i suoi riflessi sui processi di apprendimento
- Criteri e principi della pedagogia interculturale
- Analisi di percorsi educativi interculturali realizzati in contesti scolastici
- Integrazione scolastica di bambini rom e sinti
Testi
- "Io non sono proprio straniero" – in cui sono presenti dei progetti didattici
- "Insieme per crescere" – scritto per una ricerca, sono presenti molte testimonianze sull’interculturalità
- "Per una pedagogia interculturale" – solo alcuni capitoli – lo utilizzeremo per i riferimenti teorici
- "Pedagogia e didattica interculturale" – solo alcuni capitoli
- Documenti da leggere che si trovano su almadl: "integrazione: le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri" e "la via italiana all’intercultura"; + articoli di giornali di "Internazionale" che tratta di argomenti che i nostri giornali non trattano.
Esame
3 domande con un punteggio che va da 1 a 10. Ci saranno delle testimonianze e ci viene chiesto di commentare e analizzare (non descrivere) in relazione ai riferimenti teorici fatti in classe.
Laboratori
Sono di 8 ore. Ha una valutazione che dà diritto ad 1 credito. Ci viene chiesto di fare un elaborato scritto e può dare diritto ad un voto in più all’esame. Tutti i laboratori si svolgeranno in aula 6. La scelta è tra due tipi:
- La comunicazione nei contesti educativi migratori
- Metodologie cooperative nei contesti educativi migratori: giochi cooperativi che lavorano sul raggiungimento di un obiettivo attraverso la cooperazione
Definizioni
I primi termini (nel testo di Genovese e "Insieme per crescere"):
- Transcultura: concetto utilizzato specialmente nell’etnopsichiatria e il cui obiettivo è trovare valori o principi comuni alle differenti culture (es. diritti, giustizia, rispetto).
- Multicultura: si riferisce alla descrizione di un determinato contesto che può essere educativo e sociale. Esistono gruppi differenti che convivono nello stato, ma hanno pochi scambi tra di loro. Quindi c’è una tolleranza dell’altro, ma non scambio. Si fonda sul principio del relativismo (vengono valorizzate le differenze di ogni gruppo).
- Multiculturalismo: non è sinonimo di multicultura. In più ha lo scopo di trovare principi regolatori dal punto di vista politico-culturale di quella società. Esempio: in Francia il modello che gestisce la multiculturalità è quello assimilazionista (= divento sempre più un cittadino francese). Ci sono dei filosofi che riflettono su come elaborare politiche multiculturali per gestire la multiculturalità. Provano a dire che tipo di diritto le società multiculturali devono istituire. Alcuni autori sono Taylor, Habermas e Kimlicka. Taylor ci dice che è importante dare importanza alle minoranze e dare loro riconoscimento. In questo modo si accresce l’autostima di queste minoranze. Sostiene quindi un diritto di tipo comunitario. Habermas afferma che il diritto deve essere individuale. La democrazia è l’unica forma di governo che può gestire la multiculturalità. Kimlicka sostiene che ci deve essere un intreccio tra diritto individuale e di gruppo, perché altrimenti l’individuo viene annullato e riferito sempre al gruppo.
- Intercultura: è un concetto che vuole mettere l’accento sulla relazione. Posso costruire delle riflessioni che mi permettono di dialogare con persone diverse da me. L’obiettivo generale è quello di costruire personalità il più possibile flessibili. Esempio: a scuola si fanno le feste (Natale e fine anno). Spesso, da quando sono presenti bambini stranieri, si chiede ad ogni famiglia di portare un piatto tipico, ma ci sono persone che non vogliono assaggiare, perché gli fa schifo. È interculturale quando nell’assemblea sono i genitori a decidere insieme cosa fare e come farlo. Poi possono anche portare i cibi, ma sono loro che lo decidono e non l’insegnante.
Domande
- Quali sono i fattori che rendono la nostra società multiculturale? Presenza di immigrati, differenze regionali, pluralismo religioso, minoranze etniche (siamo multiculturali anche senza gli immigrati: tedeschi in Alto Adige, albanesi in Calabria, catalani in Sardegna, francesi, greci, ebrei e rom, sloveni in Friuli), per la globalizzazione (che permette di confrontarci con altri modelli, stili di vita e consumo), rapporto sud-nord del mondo, Unione Europea.
- Perché le persone emigrano? Persecuzioni, guerre, mancanza di diritti umani (es. libertà religiosa), motivi politici, salute, carestie, povertà, lavoro, ricongiungimenti familiari, disastri ambientali, sottosviluppo/mancanza di risorse (quindi per crescita e sviluppo), sovraffollamento, desiderio di conoscere, studio.
Durante il corso
- Martedì 20 ottobre Prof.ssa Arbozzoli – esperta di lingue e cultura cinese
- Martedì 27 ottobre Prof.ssa Veronik Francis – insegna vicino a Parigi e ci fa vedere come le rappresentazioni dei bambini neri siano fortemente stereotipate
- Lunedì 2 novembre Prof.ssa Caporaso – riferimenti teorici sul genere e come si possono fare progetti con i bambini riguardo a questo argomento
- Fine del corso due insegnanti di scuola primaria di Bologna – coinvolgimento dei genitori
Italia e multiculturalità
L’Italia non è un paese monoculturale e non lo è mai stato. Ci sono altre lingue e altre religioni nel nostro paese anche senza immigrati. Dobbiamo imparare a sviluppare un pensiero critico, senza guardare solo televisione, ma leggendo articoli, approfondimenti, viaggiando. Questo è importante perché nelle nostre scuole ci sono tanti bambini stranieri e ci dobbiamo interessare di quello che succede fuori. L’idea di nazione e stato si è consolidata intorno al concetto di multiculturalità. C’è stata poi una gestione monoculturale e tutto ciò che era differente veniva lasciato un po’ da parte. Esempio: i rom e i sinti, una minoranza presente da sempre e che noi abbiamo fatto molta fatica ad integrare. In questo periodo storico (anni ’70), quando iniziano ad arrivare i primi immigrati, viene sviluppata una pedagogia compensativa che doveva cercare di colmare le differenze, così che tutti i bambini arrivassero a quegli obietti, ad avere un successo scolastico (esempio: lingua comune). Questo non ha avuto il successo sperato, perché ci sono più fattori: integrazione. C’è un insegnamento etnocentrico!
La globalizzazione è la mondializzazione dell’economia. Quindi l’economia di un Paese viene diffuso in tutto il mondo. Questo attraverso le multinazionali che hanno meno costi di produzione, perché la manodopera nei paesi in cui hanno le industrie costa poco, non pagano tasse agli stati. Questo, anziché arricchire il paese delle risorse, lo impoverisce. A volte si arricchiscono solo i governi, mentre la popolazione per niente. Noi del nord che beneficio abbiamo? Esempio: ci possiamo vestire con cose che costano poco. Con il discorso della globalizzazione c’è il benessere per poche persone e lo sfruttamento della maggioranza della popolazione. Sfruttamento delle risorse: l’85% delle persone sfrutta solo il 15% delle risorse mondiali.
La nostra tecnologia crea bisogni che altrimenti non esisterebbero. I nostri prodotti diventano vecchi molto velocemente. Questi modelli di vita (esempio: essere sempre in contatto con altri modelli di vita) cambiano enormemente i nostri e soprattutto questo riguarda il ruolo della donna. Come l’infibulazione, velo, matrimoni precoci. Critichiamo anche modelli presenti qui come i capelli bianchi, il non essere magri. La libertà economica è diventata anche una libertà personale e quindi la donna può decidere, ma crea anche conflitti all’interno della famiglia, come la questione del femminicidio e consumi (siamo dei grandi consumisti e le conseguenze sono tante a livello terrestre. Il nostro pianeta è molto inquinato e noi continuiamo a consumare. Gli agricoltori fanno sempre più fatica a raccogliere i frutti della terra, di conseguenza i costi aumentano. Siccome c’è troppa CO2 nell’aria, c’è troppo caldo: cambiamenti climatici che l’Italia non aveva mai visto. Esempio: alluvioni, trombe d’aria).
Vito Mancuso ha scritto "Questa vita" e parla di questioni molto importanti, tra cui i consumi. Secondo lui bisogna cambiare mentalità. Naomi Klein in "Una rivoluzione ci salverà" sostiene che il cambiamento climatico avrà una forte ripercussione sulle nostre vite. Secondo lei tutti noi, inconsciamente, vogliamo continuare a mantenere il nostro stile di vita.
Un’altra questione è quella dell’acqua, che viene chiamata "oro blu". Esempio: la California si sta trovando senza acqua, si sta desertificando. Le multinazionali si stanno già dirigendo verso questa risorsa.
Noi consumatori abbiamo il potere dell’acquisto. Esempio: si può scegliere di comprare la cioccolata equosolidale o delle multinazionale. La Monsarno è una multinazionale che vendeva semi OGM che non si riproducono. In India ci sono stati molti suicidi. Poi ha comprato una piccola azienda del biologico, per avere un guadagno, perché in molti lo preferiscono. Un’altra multinazionale, molto nota è la Nestlé.
[Ogni lunedì parliamo in aula di eventi riguardanti l’ambiente. Sia positivi che negativi. Ci serve per mantenere l’attenzione su questo focus. Questo aumenta la nostra sensibilità ambientale, perché la Terra è la nostra casa e va curata con attenzione.]
Migrazioni
Si emigra per molti motivi e noi ne abbiamo trovati alcuni. Ci sono quelle persone che richiedono asilo, perché nei loro paesi ci sono guerre (esempio: Siria). Si emigra per motivi demografici: per migliorare la propria situazione. La migrazione è connaturata nel genere umano: ha le gambe e da quando ha iniziato ad esistere è stato caratterizzato dalla migrazione, per cercare situazioni migliori di vita. Il suo spostarsi, inizialmente, non creava molti conflitti, perché le popolazioni erano poche. Ora siamo numerosissimi nel mondo. Migrazioni nel nostro continente ci sono sempre stati, ma come la conosciamo noi oggi, è cominciata nel 1492: spostamento di ingenti persone che hanno colonizzato tantissimi territori. Tra il 1500 e il 1800 avviene la colonizzazione delle Americhe e dell’Australia. Questo deriva da un cambiamento dell’Europa: con lo sviluppo industriale, ha aumentato tantissimo la popolazione europea e così molti si sono spostati (giovani che si possono riprodurre, con una forza tale da sopportare la migrazione, oppure le famiglie). Gli italiani che sono migrati all’estero sono tantissimi!
La principale causa della migrazione è il sovraffollamento. Ed è quello che succede oggi. L’Europa è un paese vecchio: non si fanno figli e c’è bisogno di lavoratori giovani. Questo dato ce lo dobbiamo sempre ricordare.
Dopo le due guerre sono ricominciate le migrazioni, ma ora sono quelli del sud dell’Europa che si spostano nei paesi del nord dell’Europa. Poi l’Italia, dagli anni ’70 ha cominciato a diventare una potenza economica e da paese di emigrazione è diventato un paese di immigrazione.
Motivi principali della migrazione
- Lavoro.
- Ricongiungimenti famigliari.
- Irregolare. Non richiedono un permesso di soggiorno e quindi non hanno tutte quelle tutele che avrebbero se arrivassero in modo regolare.
- Studio e profughi.
Per quanto riguarda il lavoro, le persone migrano perché nel loro paese non c’è lavoro e vogliono rendere la loro vita più dignitosa e migliore. La povertà dei paesi di origine deriva dal fatto di essere stati colonizzati e sfruttati. Si sono create come delle nicchie lavorative (immigrati regolari):
- Le badanti di solito vengono dai paesi dell'Est;
- I muratori sono tendenzialmente albanesi e rumeni;
- Gli agricoltori, specialmente nel sud, sono africani;
- Le colf filippine;
- Gli allevatori indiani.
Le immigrazioni dell’800 hanno creato equità tra i gruppi migranti. Ora non succede questo: creano grande differenza, non riescono a integrarsi con i cittadini, perché le società vedono queste migrazioni come un’aggressione. Il fenomeno dell’integrazione ha bisogno di tempo e spazio. La riflessione può avvenire a scuola. Julia Kristeva dice che l’aggressività verso lo straniero è, in realtà, quella che abbiamo verso di noi.
In Italia un immigrato è regolare quando ha un permesso di soggiorno. Questo viene dato quando viene dimostrato che si ha un lavoro e una casa. Il permesso di soggiorno dura 2 anni. Se per qualche motivo ho perso il lavoro, dopo 2 anni divento irregolare perché non posso rinnovare il permesso di soggiorno, e devo tornare a casa anche se ho i figli che sono nati qua. Se sono regolare da tanti anni, non ho mai perso il lavoro posso ottenere la carta di soggiorno, che diventa a tempo indeterminato. Per la richiesta di cittadinanza devo essere in regola da 10 anni. Per chi è figlio di immigrati e nasce in Italia hanno la nazionalità dei loro genitori fino ai 18 anni, quando possono fare richiesta di cittadinanza italiana se hanno vissuto in modo continuativo in Italia, ma hanno tempo solo un anno per farlo.
I clandestini sono tutte quelle persone che arrivano senza documenti e senza richiesta di permesso di soggiorno. Arrivano da paesi con situazioni difficili. Chi arriva da paesi in guerra può fare richiesta di asilo e sono rifugiati.
È vero che le persone si spostano per migliorare le loro condizioni, ma l’Europa ha bisogno dell’immigrati, perché alcuni paesi sono a crescita 0: siamo un paese vecchio, non si fanno figli. Quindi le persone possono lavorare fino a 70 anni, ma se i giovani sono pochi il dibattito è molto faticoso. Per risolvere i problemi della nostra demografia è iniziare a fare figli, ma come li manteniamo? Nel mondo siamo circa 7 miliardi e in molti ci dicono che siamo troppi ed è sempre più fatica mantenerli.
Il DOSSIER CARITAS contiene tutti i dati dell’immigrazione.
Famiglie a scuola
I ricongiungimenti famigliari sono importanti perché ci fanno capire con che tipo di famiglie abbiamo a che fare, come la famiglia arriva, com’è il progetto migratorio nella nostra società. Capire se sono famiglie che vogliono fermarsi nel nostro territorio e se poi vorranno tornare nel loro paese. Tutto questo ha ricadute sull’educazione dei bambini. Gli insegnanti vivono il rapporto con la famiglia non solo in modo collaborativo, ma anche con conflittualità. Con il passare degli anni si è capito che è molto importante la relazione con i genitori (non solo immigrati, ma anche italiane). I genitori si ritrovano spesso solo nell’educare i figli e prendono le insegnanti come aiuto per l’educazione, e questo crea difficoltà nel loro ruolo (educare i figli o i genitori?). Non ci si deve sostituire a loro, ma creare un rapporto.
Oggi si tende a sottolineare la pluralità di nuclei famigliari (si tende a parlare di famiglie e non più di famiglia. Esempio: famiglia separata).
Solinas, un antropologo, dice che la famiglia è un luogo per procreare e nutrire. Per Saraceno e Nadalini, due sociologhe, la famiglia è volta alla cura e all’allevamento, i cui membri sono legati da vincoli affettivi. Nelle famiglie sono presenti:
- Le relazioni familiari. Dipendono dalle singole culture familiari e dalla relazione tra loro. Dobbiamo quindi utilizzare strumenti per capire queste culture. Molto importante è la partecipazione dei genitori a scuola, per creare una scuola democratica, e si è visto, con il passare degli anni, che più i genitori partecipano e più i bambini trovano un senso nel loro apprendimento (= si ha un maggiore successo scolastico).
- I ruoli genitoriali.
- L’educazione dei bambini.
- Il rapporto tra generazioni e tra i sessi.
I nuclei famigliari possono essere:
- Tradizionali
- Monogenitoriali
- Ricomposti (= i genitori separati si sono uniti con un’altra famiglia)
- Migranti
- Adottivi (= quelle che hanno adottato dei bambini e anche loro hanno un percorso particolare)
- Affidatari (= famiglie che prendono in affido dei bambini, i quali hanno già una famiglia)
- Omogenitoriali (= famiglie composte da due madri o due padri)
Mentre in passato il nucleo familiare era preso come un indicatore, ora non è più così e si parla di plurifamigliarità: i bambini hanno più nuclei di riferimento e vanno da considerare tutte famiglie, perché all’interno di queste impara a come stare al mondo. Come insegnanti ci troveremo a gestire queste situazioni perché il bambino vive queste situazioni e le porta all’interno della scuola. Si parla di pluri-appartenenza perché il bambino appartiene a più nuclei, a più culture o a più contesti relazionali.
Tra queste famiglie ci sono anche quelle immigrate. Per quanto riguarda il ricongiungimento famigliare, inizialmente l’immigrazione inizia singolarmente: l’adulto arriva da solo, si stabilisce con casa e lavoro, poi si ricongiunge con la famiglia, facendoli arrivare in Italia e questo è considerato il vero e proprio ricongiungimento. Poi c’è anche un ricongiungimento di coppia: entrambi i coniugi arrivano in Italia e poi fanno arrivare i...
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