Estratto del documento

Il ruolo dei maestri e professori nel primo Novecento

Capitolo 2: Giolittiana (1914/1918) per il mondo pedagogico, politico e sociale

Nel primo Novecento, l'età sociale è un periodo importantissimo per la formazione del retore (futuri avvocati, professori e politici). Comprendeva uno studio psicologico perché il primo sforzo era quello di educare strutture mentali che favorissero, da un lato, la capacità di intuire l’aspettativa dell’ascoltatore per compiacerla o contrastarla, ed in base a questo decentramento trovare il modo di costruire un discorso a colui o coloro cui era destinato. Ciò l’avevano teorizzato i Greci (in questo senso sono stati i primi pedagogisti). Presto si forma una scuola a Roma: le Istituzioni oratorie di Quintiliano. Da questa scuola si disegna il piano di studi letterario-filosofici.

Disciplina formale

Ciò che educa e forma sono i contenuti dell’insegnamento a scuola, ovvero la grammatica, la sintassi, la filologia e il latino. Il vero educatore è la materia. L’insegnante gioca un ruolo di ritrasmettitore, di modi e valori nelle discipline insegnate. L’abilità che si richiedeva all’insegnante era quella di non guastare i valori nella materia insegnata. Ad esempio, nel 500, i gesuiti destinavano all’insegnamento i membri della loro compagnia meno importanti, perché per loro fare il professore richiedeva meno inventiva, attitudine, doti culturali, ecc.

Per un cambiamento bisogna aspettare l’800, quando l’insegnamento, a scuola e fuori, vale nella misura in cui vale colui che insegna. La materia non passò in secondo piano, ma la bravura o meno dell’insegnante venivano ritenuti importanti per l’apprendimento. L’insegnante adesso non si doveva limitare all’insegnamento tradizionale, ma doveva sviluppare l’interesse degli alunni per lo studio e tentare delle connessioni con altre discipline. Naturalmente queste innovazioni rimasero sulla carta.

SSIS: corsi aventi lo scopo di formare professori e professoresse delle scuole secondarie inferiori e superiori. L’insegnante non solo deve conoscere la disciplina che dovrà insegnare, ma deve far proprio i problemi degli alunni e il loro modo di apprendere. Luigi Credano, docente universitario, pedagogista e animatore di maestri e professori, fonda nei primi del 900 presso la facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze matematiche, fisiche e naturali una Scuola Pedagogica, ossia corsi aperti a maestri primari al fine di preparare ispettori e direttori per la scuola elementare, ma anche professori per le scuole secondarie inferiori.

L’iniziativa ebbe un grande successo fra il corpo magistrale maschile e ostilità del corpo professionale della secondaria, che vedevano in questi maestri dei concorrenti indesiderabili. Ai primi del 900, quasi tutti i professori secondari erano in possesso della laurea (ciò lo prescriveva la legge del 1859), che per qualche decennio non era stata potuta realizzare, perché l’offerta di laureati era molto inferiore alla domanda e quindi venivano reclutati sulle cattedre persone senza qualificazione. Ma alla fine dell’800 questo problema venne risolto grazie all’aumento del numero di aspiranti professoresse laureate.

Le prime professoresse secondarie si registrano nel 1885, quasi tutte figlie di stranieri, di profughi in Italia. L’ingresso all’Università e alle scuole secondarie delle donne fu consentito con una legge di quegli anni. Infatti, prima del 1885 non esistevano donne all’università, salvo pochissime eccezioni. Queste donne non esistevano non perché era vietata l’iscrizione, ma perché esistevano dei pregiudizi che vedevano il posto giusto in famiglia senza svolgere alcun lavoro.

Malgrado andassero maturando le condizioni politiche, sociali e culturali per superare questa antica gerarchia tra i due sessi, le maestre continuavano a essere pagate meno dei colleghi maschi. Per opporsi a ciò si crearono l'Unione Magistrale e la Federazione Insegnanti di Scuola Media. I maestri elementari erano suddivisi in due gradi: chi acquisiva la patente inferiore di maestro di primo grado, dopo soli 2 anni di corso nella Normale, poteva insegnare unicamente nelle prime classi dell’istruzione elementare o nelle scuole rurali; chi invece acquisiva la patente dopo il corso completo di 3 anni poteva insegnare anche nelle classi successive e nelle scuole di città. Ma purtroppo il numero dei maestri era sempre insufficiente. Allora Credano istituì, per la preparazione di maestri, un corso speciale biennale aperto ai licenziati ginnasiali, 5 anni di studi classici senza più la distinzione fra primo e secondo grado, e la Scuola popolare (la V e la VI post-elementare). Questi corsi magistrali erano mal visti poiché venivano affidati a maestri qualificati e non a professori.

Capitolo 3

Giacomo Cives ci documenta un’analisi sui problemi dei processi di espansione dell’istruzione e di crescita della scolarizzazione a Catania agli inizi del XX secolo. L’obiettivo specifico di quest’analisi è da attribuire all’istruzione, alla scuola popolare e ai processi di modernizzazione. L’analisi è stata rivolta alla città di Catania. Catania si presentava percorsa dalle agitazioni di un veloce mutamento che conduceva ad accentuare l’affollamento popolare negli antichi quartieri, a determinare la crescita delle attività commerciali e del lavoro operaio. La gestione politica era affidata a Giuseppe De Felice.

Il dinamismo che coinvolge la società catanese in età giolittiana e la sua disponibilità ad aperture, seppur ancora deboli, è da considerarsi come il piano di movimento su cui vengono ad interagire tutti i principali elementi di novità che interessano la condizione magistrale e che alimentano la crescita fra i maestri di una conoscenza più largamente condivisa e comune delle proprie istanze e dei propri scopi. Marcello Dei scrive sulle condizioni e gli stili di vita dei maestri di scuola elementare d’inizio secolo; secondo cui alle soglie della I Guerra Mondiale non esistevano più maestri che si affaticavano nel loro mestiere per guadagnarsi un tozzo di pane. Sicché, pur rimanendo i maestri in condizioni economiche ancora estremamente precarie e fra i rappresentanti più deboli in assoluto del ceto impiegato, sostenendo inoltre che la figura del maestro aveva già assunto caratteristiche ben definite.

I maestri catanesi si trovavano completamente impiegati a combattere nel frangente di quella congiuntura storica e a valutare il senso della posta in gioco, correlata all’acquisizione di una figura sociale maggiormente riconosciuta. Si tratta di una partita tesa a rivendicare e a stabilire la funzione indispensabile dei maestri, principali protagonisti ed attori di una funzione di utilità sociale, priorità irrinunciabile, primi alfabetizzatori ed educatori del popolo. Per avanzare le dovute rivendicazioni appariva il bisogno di attrezzare e strutturare l’azione magistrale all’interno della pedagogia. L’elevazione della figura del maestro avrebbe portato a buon esito una battaglia che si sviluppa in due fattori: uno di aggregazione della classe magistrale e l’altro di rinnovamento della cultura pedagogica.

Questo secondo fronte prevede non soltanto una maggiore frequentazione da parte dei maestri delle conoscenze e degli strumenti elaborati, ma anche un loro maggiore coinvolgimento applicativo e didattico. Il secondo decennio (1910/1911) legato alla Legge Daneo-Credano sembra risultare il periodo più significante per la classe magistrale catanese. Per dare voce e risonanza alle istanze della classe magistrale ci pensano la pubblicazione di diverse riviste locali, atte anche all’informazione per gli stessi maestri. Tali riviste nascono in ritardo rispetto alle pubblicazioni di ambiente magistrale delle altre grandi città della penisola; queste riviste si proponevano di prestare un contributo alle grandi questioni che gravavano sul destino lavorativo dei maestri, interpretandone i principali e più scottanti temi (preparazione e formazione professionale, reclutamento, trattamento economico, previdenza, garanzie legislative).

Le riviste trovano maggior sviluppo a ridosso e a cavallo della Legge credariana, poiché attorno a quella legge si svilupparono le più vive speranze e attese per un sentimento di riscatto della classe magistrale. La principale fra le riviste locali che raccolgono ciò è il giornale “Il domani del popolo e dei maestri”, che inizia le sue pubblicazioni nel 1910; si tratta di un giornale aperto alla discussione. L’impronta democratica caratterizza il periodo catanese, cercando di veicolare un messaggio ideologico: tra maestro e popolo corre una correlazione così stretta che tra tutte le figure che incarnano lo spirito democratico il primato non può che riconoscersi al servizio prestato dai maestri ed alla loro funzione di soccorso al bisogno di elevazione spirituale del popolo. Il maestro interpreta la più alta funzione democratica, la forza del giornale intende intervenire a tutti i livelli d’interlocuzione istituzionale a partire dalle istituzioni municipali alle sezioni locali dell’U.M.N. per rimuovere tutti gli ostacoli materiali che avviliscono la dignità dei maestri.

La rivista si rende interprete dei più accorati sentimenti e preoccupazioni della classe magistrale di Catania, impegnandosi in numerose denunce nel ritardo dei pagamenti di stipendio, solleciti per l’espletamento dei concorsi e per il conferimento delle nomine su base locale per la copertura dei posti vacanti, nelle pressioni per incentivare le attività parascolastiche. Si cerca, dunque, di dare un sostegno morale ai maestri, ma il loro animo non è dei migliori, in quanto costretti a condurre le proprie lezioni in locali malamente recuperati da vecchi edifici religiosi o in stanze d’affitto, prive di spazi e illuminazione, esposte al freddo e all’umidità, con una dotazione di servizi igienici più che approssimativa; per non parlare della salute fisica: infatti essi cercavano di assentarsi il meno possibile. “Il domani del popolo” si mostrava battagliero nel difendere la laicità della scuola popolare, cercando di combattere la clericale, che cercava in ogni modo d’infiltrarsi e di appropriarsi dell’educazione del popolo.

Gli interessi del giornale apparivano primamente proiettati sugli sviluppi della politica scolastica assumendo verso le posizioni ministeriali credariane un consenso positivo, che procedeva a declinare e a indebolirsi con il passare dei mesi. Fra i principali motivi di delusione era stato l’avvio di Corsi dei Ginnasi magistrali, giudicati minimamente utili per ricoprire alcuni vuoti di reclutamento, e ancora meno accettabile per la non adeguata preparazione a quei maestri destinati ad essere iniziati all’esercizio del mestiere attraverso il loro debole impianto formativo.

L’istituzione del Ginnasio magistrale poteva considerarsi come strumento contrario al principio e alla dignità di una seria preparazione professionale del maestro del popolo, quindi ad umiliare la figura di prestigio culturale. Questi corsi vedono la frequenza massiccia da parte degli ecclesiastici e religiosi. Preoccupazioni della politica di Credano: la mancanza di correzione al provvedimento legislativo che vietava ai maestri di sesso maschile e assegnava alle maestre donne le classi miste e le prime due classi elementari, di modo da produrre e incoraggiare un’eccessiva femminilizzazione della professione; l’insufficienza di garanzie sul Monte Pensioni, la limitatezza delle disposizioni riguardanti la previdenza per i maestri più anziani e prossimi ad uscire dal ruolo, nonché le incertezze ancora gravanti sui meccanismi di cooptazione delle leve più giovani.

Gli entusiasmi sulla politica di Credano andavano spegnendosi, e lo scorrere dei mesi susseguenti del 1913 lasciava trasparire i segni di un rinnovato senso di crisi fra la classe magistrale catanese, crisi che minacciavano di scoraggiare i maestri che ancora si muovevano isolati. Tra marzo e aprile del 1914 si saluta l’uscita di scena del ministro Credano. Con l’avvento della guerra, la crisi travolse lo spirito combattivo del giornale che andava incontro a ripetute interruzioni delle sue pubblicazioni, fino a subire un lungo periodo di sospensione tra il marzo del 1916 e il marzo del 1919 riapparendo sotto il titolo di “Il Domani: Periodico Politico-Scolastico”. Esso seguì le sorti del declino dell’Unione Magistrale Nazionale fino alle soglie del suo scioglimento e alla crisi del regime liberale.

Si tratta di anni importanti e decisivi, per la prova a cui i maestri sono chiamati, specialmente nel prestare un contributo di fondamentale rilevanza sociale: essere vicini al popolo per le situazioni di ritardo e di arretratezza e l’analfabetismo. La seconda analisi tratta sull’affermazione e successo della classe magistrale in quel periodo: ovvero l’impegno per una valida qualificazione pedagogica e la testimonianza di essa in forme percepibili presso il pubblico. Si ricorre a testimonianze di “pedagogia applicata” e tentando di ricavare alcuni spaccati di vita scolastica, analizzando la scuola elementare “Cesare Battisti”. Essa nasce nel 1916.

Secondo il direttore Salvatore Emmanuele, la scuola deve essere un gran laboratorio ove tutti, maestri, alunni, genitori, pubblico, bidelli, debbono essere artisti e operai e ognuno deve avere il suo lavoro da compiere. La scuola nasceva in una delle zone più difficili dal punto di vista delle condizioni di vita materiali e di ambiente sociale di Catania, nel sociale degradato. Un primo punto di qualificazione pedagogica si presentava pertanto nella messa a punto di un orario scolastico differente, per la distribuzione degli insegnamenti, da quelli canonici e per la riserva di una distribuzione di turni orari settimanali per la classe di lezioni a svolgersi all’aperto; infatti uno dei punti principali sono proprio le lezioni all’aperto. La scuola si prometteva di equilibrare i momenti di istruzione teorica con il segno di attività e di istruzioni pratiche. Inoltre, volevano fare della scuola un punto di riferimento per offrire pubbliche opportunità.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 17
Riassunto esame Pedagogia, prof. indefinito, libro consigliato Lo Sperimentalismo Pedagogico in Sicilia e Michele Crimi, Tomarchio Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia, prof. indefinito, libro consigliato Lo Sperimentalismo Pedagogico in Sicilia e Michele Crimi, Tomarchio Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia, prof. indefinito, libro consigliato Lo Sperimentalismo Pedagogico in Sicilia e Michele Crimi, Tomarchio Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia, prof. indefinito, libro consigliato Lo Sperimentalismo Pedagogico in Sicilia e Michele Crimi, Tomarchio Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia, prof. indefinito, libro consigliato Lo Sperimentalismo Pedagogico in Sicilia e Michele Crimi, Tomarchio Pag. 16
1 su 17
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Storiche Prof.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community