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Riassunto esame Pedagogia Generale, prof. Spadafora, libro consigliato Educare le Menti, Besant Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Educare le Menti, Besant. Gli argomenti trattati sono: le architetture mentali e la struttura del testo nello studio dei libri scolastici, l’approccio interdisciplinare nello studio dei testi scolastici (tra pedagogia,... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale docente Prof. G. Spadafora

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ESTRATTO DOCUMENTO

Si parte quindi dalla (progettazione) del testo, e poi successivamente con la sua (strutturazione) cioè

l’organizzazione attraverso rapporti gerarchici (informazione principale e poi le secondarie), infine vengono

selezionati in base alla ( pertinenza, funzionalità, informatività, chiarezza, interesse,ecc.). Il momento della

stesura, che passa attraverso diverse fasi, permette di individuare ed organizzare i materiali, di rivederne ed

integrarne alcune parti,a tutto questo si affianca una verifica generale che tiene conto dei criteri di

coerenza( connessione semantica tra le frasi) e coesione (connessione di relazioni e forma tra le varie parti del

testo). I fattori che incidono sulla leggibilità

Abilità e desiderio di leggere dello

studente►relativi al destinatario,alle sue

abilità,ai suoi interessi, alla situazione in

cui si trova, ecc. Ambiente fisico►cioè i propri

fattori di ricezione

Tipo di stampa ►modo in cui è scritto e stampato, al

colore al tipo di carta, al rapporto tra testo e immagini Sintassi

Numero di battute Leggibilità Lunghezza delle parole

Spazio interlinea

Luogo nel quale il libro è conservato Lunghezza delle frasi

Argomento

Organizzazione dei materiali

Scheda n. 14 - Le difficoltà dei libri di testo: aspetti contenutistici, cognitivi, linguistici

Secondo, quanto scrive Lucia Lumbelli ( al fine della comprensibilità dei testi) “ è più produttivo assumere un lettore che

abbia il massimo delle deficienze nella comprensibilità dei testi, per identificare le possibili cause e condizioni di

difficoltà, venendo poi a definire alcune strategie utili per governare o addirittura superarle del tutto. La Piemontese

invece individua 2 criteri generali a cui dovrebbero ispirarsi i testi per risultare chiari: 1) Lo scrivere come si parla.2)La

brevità, che conferisce al testo incisività ed essenzialità, spogliandolo di ciò che è ridondante e superfluo.

Cercare di evidenziare per poi eliminare le difficoltà del libro di testo, non vuol dire esprimere una valutazione negativa

sul libro stesso, ma riportarlo ad un giusto equilibrio che permetta uno stimolo percettibile a tutti gli alunni, questo lavoro

serve anche per portare avanti una didattica integrata; per didattica integrata si intende indicare un metodo di

insegnamento che prevede momenti comuni all’interno della classe tra soggetti portatori di handicap e gli altri alunni, a

differenza di una didattica speciale o differenziata.

Le difficoltà possono essere:

1) Difficoltà dei libri di testo legate ai contenuti: Gli argomenti, appaiono difficilmente comprensibili, se il

contenuto è lontano dalle nostre conoscenze attuali cioè già acquisite (pregresse) ; esempio: I ragazzi che leggono

un capitolo di Scienze dedicato “Alla vita degli animali domestici”, sarà meno difficili rispetto a quello che tratta “

Il lavoro e l’energia”.

2) Difficoltà nei testi scolastici legate a operazioni cognitive: La comprensione dei contenuti è legata alle

operazioni cognitive ( classificazione dei concetti; sintesi degli approfondimenti), in tal senso quelli che non

possiedono un valido metodo di studio, non riescono automaticamente ad identificare l’idea principale e i concetti

chiave all’interno di un testo, ne a memorizzare e poi integrare correttamente un concetto o una conoscenza.

3) Difficoltà dei libri scolastici legate agli aspetti linguistici: L’eccessiva lunghezza dei paragrafi, dei periodi,

l’elevato numero di subordinate, vocaboli non conosciuti, rappresentano sicuramente elementi di difficoltà creando

disorientamento negli alunni. Questo disorientamento viene anche creato, quando si ha un primo approccio con le

scienze, poichè vi sono termini e concetti scientifici, come ad esempio nella Fisica che hanno significati diversi da

quello d’uso comune. Esempio: i significati dei concetti di “lavoro – forza- spostamento”.

PARTE DELLA LINGUISTICA

Paragrafi e capoversi : I paragrafi sono suddivisioni interne dei vari capitoli, il capoverso è caratterizzato

invece da una rientranza della prima riga o l’aumento dell’interlinea, dopo che si è andati a capo. La divisione

del testo in paragrafi e in capoversi ha la funzione, sia di rendere il testo più leggibile, sia di segnalare le

diverse unità del testo ( blocchi coerenti, e ordinati), consentendo di organizzare porzioni di testo che trattano

lo stesso argomento.

“ Scrivere un testo, non significa solo dare forma linguistica compiuta, ma anche seguire delle scelte

linguistiche, che sono essenzialmente 2 : morfosintattiche e lessicali”.

La sintassi : La sintassi è lo studio delle funzioni della struttura della frase, al fine di dare alle parole

un’ordinata disposizione nel discorso, ad unirle in proposizioni ed a collegare queste in periodi, si completa

con la morfologia, che è lo studio dei segnali o forme delle parole e i mutamenti di queste in relazione alla

funzione che svolgono nel discorso. Va ricordato che la costruzione sintattica è uno dei fattori determinanti

delle formule di leggibilità. In generale, è preferibile in una frase una costruzione coordinata, che è

sintatticamente e semanticamente autonoma, vale a dire una frase grammaticalmente compiuta e dotata di

senso proprio, anzichè una costruzione subordinata che ha una sua complessità sintattica. Un altro fattore che

incide nelle formule di leggibilità è la brevità dei periodi, va peraltro ricordato che per quanto le frasi possano

essere brevi spezzetando il testo , non costituisce la soluzione migliore. Tale segmentazione renderebbe il testo

noioso, intaccandone la stessa coesione, indebolendo i nessi tra le parti del testo.

Il lessico : E’ l’insieme di elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi

significati (nozioni e azioni ). Le locuzioni sono gruppi di 2 o più parole funzionanti come unità grammaticali e

lessicali. Le locuzioni possono essere: avverbiali, prepositive, aggettivali, congiuntive, verbali, condizionali,

causali, finali, ecc. (Un esempio di locuzione avverbiale è: “ per lo più; di solito; alla buona; di scatto; ecc.”.

Prepositiva : “ a guisa di; riguardo a; ecc.”).

Alcuni elementi di coesione, come i connettivi ( elementi lessicali che hanno il ruolo di connettere le varie

parti del testo: “congiunzioni coordinative e subordinative- gli avverbi e le locuzioni con valore

preposizionale”, servono a far procedere la comunicazione . Ora, dei connettivi che rendono poco chiari i

legami della frase, influiscono nel comprendere in maniera parziale la frase stessa. Alcune locuzioni con valore

subordinativo, sono più lunghe e complesse, come quelle condizionali : “a condizione che ; a patto che”, le

quali possono essere sostituite con la congiunzione più comune e chiara “purchè”. Le locuzioni causali del

tipo: “dal momento che; dato che; per il fatto che,ecc.”, hanno un corrispettivo più semplice “poiché”. Le

locuzioni finali: “al fine di; con lo scopo di, ecc.”, possono essere sostituite con la congiunzione “per”.

Altri elementi di coesione sono costituiti dalla classe dei pronomi , il pronome è quella parte del discorso che

sostituisce un nome già espresso eliminandone la ripetizione, o richiama una nozione esposta in precedenza,

oppure anticipa un nome o un pensiero che si sta per esprimere, quindi possono essere sia anaforici (cioè

riferiti ad elementi precedenti, ed hanno il punto di attacco “ cioè il soggetto a cui si riferisce”a sinistra), che

cataforici (cioè riferiti a elementi successivi, ed hanno il punto di attacco a destra ), si dividono in: personali,

possessivi, dimostrativi, relativi (congiuntivi),interrogativi, esclamativi, indefiniti (indeterminativi). Tuttavia,

se usati notevolmente distanziati dai loro punti d’attacco possono diventare fonte di ambiguità, in questo caso

anche se la ripetizione dello stesso termine può apparire stilisticamente poco elegante, conferisce però al

riferimento maggiore chiarezza e comprensibilità.

La ripetizione: il chiamare allo stesso modo lo stesso oggetto o la stessa persona attraverso( la varatio) la

variazione di denominazione con l’ausilio di “sinonimi (parole che hanno un significato sostanzialmente

uguale ad altre), antonomasie (indicano col nome di persone o cosa famosa, persone o cose che posseggono o

ne ricordano le qualità), perifrasi (sono circonlocuzioni, cioè giri di parole), ecc.” In alcuni tipi di testo (come

quelli informativi, formativi, pragmatici,regolativi), la scelta della varatio potrebbe però indebolire il

riferimento ,creare dubbi o generare l’incomprensione del testo.

I modificandi: (aggettivi ed avverbi) sono definiti nel significato e nel contesto; essi non dovrebbero essere

usati se si prestano ad ambiguità, ad interpretazioni soggettive, come accade per gli aggettivi valutativi, o per

quelli che prevedono una gradualità, (abbastanza lungo, piuttosto lungo,né lungo né corto; tiepido,caldo,

bollente). Esempio: “non si può dire che serve dell’acqua calda per un esperimento, ma di essa bisogna

precisare il grado di calore; così come non si può dire che serve un po’ d’acqua, ma di essa bisogna indicare

l’esatta quantità.

La punteggiatura: La punteggiatura ( o interpunzione) è il procedimento con il quale vengono separati per

mezzo di appositi segni ( . ? ! ; : , << “ ‘ ( [ * detti di interpunzione ) gli elementi costitutivi della frase,

consentendoci di rendere nella lingua scritta : l’intonazione, le pause, il ritmo, e tutte le sfumature espressive.

La punteggiatura è un’importante mezzo di segnalazione di valori sintattico-semantici, ed il suo uso non

corretto può rendere la lettura e l’interpretazione di un testo complesse e semanticamente ambigue. Esempi:

L’uso di molte virgole in un periodo, può essere il segno di un periodo mal organizzato. Trattino e parentesi

andrebbero usati con moderazione ai fini della chiarezza, poiché introducono di solito proposizioni incidentali

che spostano l’attenzione del lettore dagli elementi principali della frase su quelli secondari.

Forma attiva e forma passiva: La forma attiva è più diretta ed esplicita rispetto a quella passiva. e consente

di identificare con facilità il soggetto dell’azione. La forma attiva è quando la persona “compie” l’azione

espressa dal verbo. Esempio: “io lodo la tua intelligenza” (la persona “io”compie l’azione espressa dal verbo

“lodare”). La forma passiva è quando la persona “subisce” o “riceve” da parte di altri l’azione espressa dal

verbo. Esempio: “tu sei lodato da me” ( la persona “tu” riceve la lode espressa dal verbo).

“ Sempre ai fini della chiarezza è preferibile usare”:

 La forma personale: rispetto a quella impersonale. Quest’ultima, provoca un effetto di

spersonalizzazione, non esprimendo con chiarezza il soggetto dell’azione. Esempio di forma impersonale:

“Domani si parte”; “Si dice che tornerà”. In genere nella forma impersonale, il verbo è usato nella terza

persona singolare preceduta dalla particella prenominale “si”.

 La forma affermativa: elimina elementi di complessità derivanti dall’uso della negazione , questi

elementi di complessità sono riconducibili a 4 fattori: 1)le frasi negative richiedono operazioni linguistiche

e mentali supplementari (ciò è stato verificato attraverso delle ricerche condotte su soggetti adulti). 2)

determina ambiguità sulla presenza / assenza di un contesto, esempio: “oggi il treno non è in ritardo”il

senso della frase è ricostruibile partendo dalla considerazione che il treno è sempre in ritardo,

determinando così l’eccezionalità dell’evento (essere in orario), per non cadere nella complessità, sarebbe

semplice dire “oggi il treno è in orario”,non determinando così l’eccezionalità, poiché,si,a volte capita che

sia in ritardo, ma non sempre. 3) il fattore emozionale : connotazioni di divieti e rifiuti, nella frase, possono

ostacolare il processo di comprensione della forma negativa. 4) il fattore semantico: i termini marcati per

la negazione (esemp. “non accettare”)che è una frase composta da un polo negativo (non) ed uno positivo

(accettare), creano una complessità sintattica; Una parola semplice, che abbia lo stesso significato ,e non

composta da avverbio di negazione, si presta meglio (esemp. “rifiutare”). Sono da evitare, inoltre i litoti

( l’affermazione di un qualcosa attraverso la negazione del suo contrario esempio: (esemp. “Don Abbondio

non era nato con il cuor di leone” = era una persona timida), le catene di litoti ( o doppie negazioni, cioè la

negazione della negazione.

 L’indicativo al posto del congiuntivo: L’ indicativo, è il modo della realtà ed esprime un’azione, uno

stato o un modo d’essere, certo e sicuro; esempio: ( So che egli fu promosso; Sono certo che farete il

vostro lavoro;ecc.). Il congiuntivo invece, è il modo della possibilità o dell’incertezza ed esprime

un’azione, uno stato o un modo d’essere, avvertito come possibile o incerto, esempio: (Credo che egli

vada a scuola tutti i giorni; ecc.) . L’uso del congiuntivo è elemento di formalità ed indicatore di

complessità sintattica. Il congiuntivo, per la costruzione del periodo o congiunzioni può essere evitato,

scegliendo, esempio : “ Affinché ami…” = (Affinché + congiuntivo); si può evitare scegliendo “Per

amare” = ( Per + infinito).

 Il gerundio: Il modo gerundio, dipende solitamente da un altro verbo, e manca del numero e della

persona, serve a precisare le modalità di azione o le circostanze; esempio: ( mangiando troppo s’ingrassa )

o (Ho imparato le lingue andando all’estero).

Le parole : va considerata in via preliminare l’accessibilità delle parole, ed è consigliabile far uso del

vocabolario di base. I criteri principali che consentono a chi scrive di farsi capire, sono sommariamente

questi: - preferire le parole brevi a parole lunghe ( partire anziché allontanarsi; veloce o rapido anziché

tempestivo).- preferire parole di uso comune a parole più rare o di tono elevato ( andare anziché recarsi;

faccia anziché viso/volto; cancellare anziché depennare).- preferire parole concrete a parole astratte (soldi

anziché liquidi; non possedere anziché impossidenza).- preferire parole precise e dirette a perifrasi ( sfratto

anziché provvedimento esecutivo di rilascio; finire anziché portare a compimento; morire anziché venire a

mancare ) .- preferire parole italiane a quelle di origine straniera, latina e greca ( ventitreesimo anziché

vigesimo terzo; direttore del progetto anziché project manager; fine settimana anziché week-end). Spesso le

parole di origine straniera sono più brevi delle equivalenti italiane, tuttavia in alcuni casi è meglio sacrificare

la brevità a favore della chiarezza.- evitare parole e locuzioni di linguaggi specialistici quando esse hanno

corrispondenti di uso più comune (medicina anziché farmaco; rasatura anziché tricotomia)- evitare il

ricorso a metonimie o sineddochi con trasferimenti semantici. Le metonimie, consistono nell’usare un

sostantivo invece di un altro, cioè si utilizza il nome della causa per quello dell’effetto o del contenente per il

contenuto, ecc.) Esempio di metonimia: “Si guadagnava il pane con il sudore della fronte”= Con la fatica del

lavoro, guadagnava; “Bevemmo un bicchiere di ottimo vino”= bevemmo del vino ottimo; I sineddochi

vengono utilizzati per dare colorito allo scritto, ma trasportano il significato di una parola ad un altro con

rapporto prevalentemente quantitativo.Esempio di sineddoche: (il mondo è cieco) questo è un esempio del

“tutto per la parte”; (mille auguri di bene), esempio del numero determinato per l’indeterminato. - limitare

l’uso di sostantivi deverbali a suffisso zero (privi cioè di qualunque tipo di suffisso) in cui la desinenza

maschile o femminile si lega direttamente alla radice del verbo (uso/utilizzazione anziché utilizzo).- limitare

l’uso di verbi denominali o deaggettivali a favore di costruzioni più chiare formate da verbo+ complemento

( dare disdetta anziché disdettare). –limitare l’uso dei sostantivi astratti che risultano da una serie di

passaggi, mediante l’aggiunta di un affisso alla base (materializzazione < materializzare <materiale <

materia)- evitare di usare abbreviazioni e sigle, senza spiegarle.- evitare parole ricche di prefissi e

prefissoidi, suffissi e suffissoidi. I prefissoidi, sono il primo elemento di parole composte che, avendo

acquistato una certa autonomia, può essere premesso a parole di qualsiasi origine; per es. “auto” =

autorimessa, automobile, autostrada, ecc. Il suffissoide, è invece il secondo elemento di parole composte, ma

si comporta come il suffisso pur essendo stato in origine un tema di parole vere e proprie; per es. “- colo” in

agricolo. – evitare metafore di varia provenienza; per es. “scendere in campo; combattere su più fronti; dare

alla luce). La metafora esprime una cosa, prendendone però un'altra in considerazione con la quale ha un

rapporto di somiglianza con l’originaria.- evitare parole e locuzioni oscure di origine politica e

giornalistica.- evitare l’uso di formule stereotipate in cui un aggettivo è sempre associato ad un certo

sostantivo(*) e viceversa (netto rifiuto; stretto riserbo).- Infine anche la veste grafica è l’elemento

fondamentale della fruibilità del testo ( il colore, le immagini, se sapientemente usati,contribuiscono a

renderlo più attraente e fruibile).

(*) il sostantivo, è quella classe di nomi che indicano persona o cosa singola o collettiva; partecipi con gli aggettivi e i pronomi alla

flessione(del predicato) nominale(cioè uno di questi -agg. o pronom. o sostan.- “che esprimono cio che si dice del soggetto” unito

al soggetto da una voce del verbo “essere”; es: “Dio è amore”), diversa da quella verbale( formata da un verbo qualsiasi, il quale

indica l’attività del soggetto; es: “Dio ama”). Il predicato è quindi, quell’elemento fondamentale della frase, che definisce un attività,

condizione o qualità del soggetto.

Stereotipi e pregiudizi nel linguaggio dei libri di testo

Ricerche condotte negli ultimi 20 anni, relativamente al problema dell’uso di “ espressioni discriminanti” tra

sessi e nei confronti delle minoranze linguistiche e culturali, l’immagine che traspare, “ad esempio, l’uso dei

generi grammaticali” è quella di una forte discriminazione. Si pensi all’uso del genere maschile per entrambi

i sessi . Dal maschile non marcato(quello marcato o universale è invece: “il genere umano;l’ingegno

dell’uomo;il corpo dell’uomo,ecc.”) deriva invece l’abitudine di designare le donne come una categoria a

parte, ad esempio: “operai, disoccupati,pensionati e donne”, come se le donne non facessero parte delle

categorie precedenti. Altro elemento discriminante sono gli accordi dei participi passati e dei predicati,

obbligatoriamente al maschile, anche se 1 uomo si trova in compagnia di 10 donne. Anche gli aggettivi:

(dolce, remissiva,gentile, leggiadra) in contrapposizione agli aggettivi (forte, coraggioso,intrepido,audace),

preposti al nome di persona assumono proprietà intrinseca diversa al fattore(donna/uomo).Infatti raramente

usiamo l’aggettivo per un uomo “leggiadro” (un ragazzo leggiadro)? , e quelle rare volte che si usano,

acquistano una connotazione speciale,o offensiva,o strana. Altri aggettivi che determinano ambiguità (per

stereotipo), riferiti al fattore uomo / donna : “un ragazzo serio”= responsabile, studioso,ecc. “una ragazza

seria”= che non è civetta,ecc. O, “un buon uomo!”/ “una buona donna!”, è ben noto il valore eufemistico

dell’espressione “figlio di buona donna!”. La donna, secondo quanto affermano “alcune linguiste femministe

americane”, sembrerebbe occupare in base agli esempi riportati, “uno spazio semantico negativo” nella

lingua, mentre l’uomo ne occupa uno “positivo”. Si consideri che nel parlare comune “femminuccia” rivolto

al maschio equivale ad un insulto; mentre “maschiaccio” rivolto alla femmina rispecchia un sintomo di forza.

La Sabatini propone, al fine di limitare i danni provocati dall’uso sessista della lingua, alcuni suggerimenti

per gli autori dei libri di testo e per gli insegnanti. Sarebbe preferibile:

a) abolire l’uso delle parole in senso universale “Uomo / Uomini”. b) evitare di usare sempre ed unicamente il maschile

neutro quando si parla di “popoli,categorie,gruppi,ecc . c) evitare di far accordare il participio al maschile quando i

soggetti sono in prevalenza femminili. d) evitare di citare le donne come categoria a parte. e) evitare di far precedere

sistematicamente il maschile al femminile ( uomini, donne,vecchi e bambini). f) evitare di chiamare le donne con il

nome e gli uomini con il cognome. g ) nel caso di coppie, indicare anche il cognome della donna. ecc.

Per ciò che riguarda la diffusione di stereotipi e pregiudizi, relativi alla presenza di gruppi minoritari, vanno

ricordati gli studi condotti da Van Dijk sul linguaggio utilizzato nei libri di testo olandesi, e le ricerche

condotte in Italia avviatesi a partire dagli anni 90. Da tali ricerche è emerso che i libri scolastici ed i

massmedia,in particolare, rappresentano le fonti dell’acquisizione delle convinzioni “etniche e razziali sulle

minoranze e sui popoli del terzo mondo”. Molti testi scolastici e molte trasmissioni televisive, veicolano un

gran numero di stereotipi, rappresentando tal volta visioni eurocentriche e razziste delle minoranze, o

addirittura fornendo informazioni superficiali riducendo le minoranze con il solo aspetto d folklore. Nei libri

scolastici le minoranze “nel caso in cui siano menzionate”, sono tenute a distanza con stratagemmi stilistici,

ad esempio: “loro” o “quei bambini”.

Scheda n. 16 Il vocabolario nei testi scolastici : indicazioni metodologiche

L’UNESCO, l’organizzazione mondiale, da sempre attenta al problema del miglioramento dei libri di testo, ha

attenzionato questo, soprattutto per quanto riguarda l’accrescimento del vocabolario degli allievi. Le parole usate nei

testi scolastici sono: - “parole usate comunemente, ammesse ed accettate dal sistema educativo, e solitamente familiari

all’alunno”; e “ parole nuove, o parole con le quali gli alunni non hanno piena familiarità, ma che sono necessarie ad

insegnare determinati contenuti ( conoscenze e concetti, specialmente in matematica, scienze e geografia)”. Le parole

familiari generalmente appartengono ad un vocabolario di base che gli alunni accrescono progressivamente, che varia

con l’età, l’ambiente socio-culturale,e in molti casi con l’etnia di appartenenza. Questi vocabolari di base consentono la

verifica e l’uso delle parole nell’insegnamento e nella redazione dei testi scolastici. “ Per scrivere un testo che l’alunno

trovi semplice e piacevole da leggere, è preferibile usare alcuni tipi di parole che sono, in genere, più semplici da

memorizzare : (brevi, semplici,efficaci,concrete,ecc.). Ma l’autore non può sottrarsi nell’utilizzare termini o concetti

che sono probabilmente poco noti agli alunni, poiché nell’attività di apprendimento / insegnamento le differenti

discipline richiedono l’acquisizione e l’uso di nuove parole. Ci possono essere due tipi di parole nuove: 1) parole del

vocabolario di base, che si sviluppa gradatamente e che vanno ad aggiungersi a quelle che i bambini già conoscevano

all’inizio della scuola; 2) termini tecnici, per esempio, di matematica, scienze geografia, storia e parole straniere. –

L’autore deve assicurarsi che le parole nuove o difficili siano collocate in un contesto di parole semplici, conosciute e

facilmente leggibili, così da favorire una migliore comprensione.- Andrebbero applicate poche regole per facilitare la

memorizzazione di nuove parole: a) limitare il numero di parole nuove in un testo; ogni lezione dovrebbe includerne

poche; b) definire ogni nuovo vocabolo, anche nel caso di parole del vocabolario di base, nel testo o in note ai margini o

in fondo alla pagina. E’ sempre meglio usare il termine tecnico, introducendolo nel testo con una spiegazione, un

esempio, o un’illustrazione; c) ogni vocabolo andrebbe ripetuto più spesso possibile, nella stessa lezione e in quelle

successive; d) non esiste nessuna giustificazione nell’uso di un termine approssimativo solo perché un termine tecnico è

difficile o sconosciuto, se il concetto corrispondente è compreso dall’alunno, allora lo sarà anche il termine tecnico.

Scheda n. 17- Gli organismi internazionali e la ricerca sui libri di testo

Al secondo dopoguerra risale l’interesse dell’UNESCO per i testi scolastici, quando la sua Commissione decide di

pubblicare un documento sul loro miglioramento. Nel 1946 la Conferenza Generale adotta una risoluzione in 9 punti, in

cui si invitano gli Stati membri a rivedere i testi scolastici, al fine di favorire la comprensione internazionale, con

particolare attenzione all’insegnamento della storia e dell’educazione civica, dal momento che l’insegnamento di queste

discipline, se condotto con spirito di parte, poteva contribuire a sollevare i popoli gli uni contro gli altri. Tale obiettivo

fu seguito intensamente negli anni 50, l’organizzazione continua a fornire indicazioni ed aiuti, al fine di rimuovere i

pregiudizi tra le nazioni.


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anita K

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Educare le Menti, Besant. Gli argomenti trattati sono: le architetture mentali e la struttura del testo nello studio dei libri scolastici, l’approccio interdisciplinare nello studio dei testi scolastici (tra pedagogia, psicologia e linguistica), l’apporto della linguistica testuale, la produzione di testi leggibili (le prime ricerche e l’indice di Flesch).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Spadafora Giuseppe.

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