Che materia stai cercando?

Riassunto esame Pedagogia Generale, prof. Spadafora, libro consigliato Educare le Menti, Besant Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Educare le Menti, Besant. Gli argomenti trattati sono: le architetture mentali e la struttura del testo nello studio dei libri scolastici, l’approccio interdisciplinare nello studio dei testi scolastici (tra pedagogia,... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale docente Prof. G. Spadafora

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

scienze, poichè vi sono termini e concetti scientifici, come ad esempio nella Fisica che hanno significati diversi da

quello d’uso comune. Esempio: i significati dei concetti di “lavoro – forza- spostamento”.

PARTE DELLA LINGUISTICA

Paragrafi e capoversi : I paragrafi sono suddivisioni interne dei vari capitoli, il capoverso è caratterizzato

invece da una rientranza della prima riga o l’aumento dell’interlinea, dopo che si è andati a capo. La divisione

del testo in paragrafi e in capoversi ha la funzione, sia di rendere il testo più leggibile, sia di segnalare le

diverse unità del testo ( blocchi coerenti, e ordinati), consentendo di organizzare porzioni di testo che trattano

lo stesso argomento.

“ Scrivere un testo, non significa solo dare forma linguistica compiuta, ma anche seguire delle scelte

linguistiche, che sono essenzialmente 2 : morfosintattiche e lessicali”.

La sintassi : La sintassi è lo studio delle funzioni della struttura della frase, al fine di dare alle parole

un’ordinata disposizione nel discorso, ad unirle in proposizioni ed a collegare queste in periodi, si completa

con la morfologia, che è lo studio dei segnali o forme delle parole e i mutamenti di queste in relazione alla

funzione che svolgono nel discorso. Va ricordato che la costruzione sintattica è uno dei fattori determinanti

delle formule di leggibilità. In generale, è preferibile in una frase una costruzione coordinata, che è

sintatticamente e semanticamente autonoma, vale a dire una frase grammaticalmente compiuta e dotata di

senso proprio, anzichè una costruzione subordinata che ha una sua complessità sintattica. Un altro fattore che

incide nelle formule di leggibilità è la brevità dei periodi, va peraltro ricordato che per quanto le frasi possano

essere brevi spezzetando il testo , non costituisce la soluzione migliore. Tale segmentazione renderebbe il testo

noioso, intaccandone la stessa coesione, indebolendo i nessi tra le parti del testo.

Il lessico : E’ l’insieme di elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi

significati (nozioni e azioni ). Le locuzioni sono gruppi di 2 o più parole funzionanti come unità grammaticali e

lessicali. Le locuzioni possono essere: avverbiali, prepositive, aggettivali, congiuntive, verbali, condizionali,

causali, finali, ecc. (Un esempio di locuzione avverbiale è: “ per lo più; di solito; alla buona; di scatto; ecc.”.

Prepositiva : “ a guisa di; riguardo a; ecc.”).

Alcuni elementi di coesione, come i connettivi ( elementi lessicali che hanno il ruolo di connettere le varie

parti del testo: “congiunzioni coordinative e subordinative- gli avverbi e le locuzioni con valore

preposizionale”, servono a far procedere la comunicazione . Ora, dei connettivi che rendono poco chiari i

legami della frase, influiscono nel comprendere in maniera parziale la frase stessa. Alcune locuzioni con valore

subordinativo, sono più lunghe e complesse, come quelle condizionali : “a condizione che ; a patto che”, le

quali possono essere sostituite con la congiunzione più comune e chiara “purchè”. Le locuzioni causali del

tipo: “dal momento che; dato che; per il fatto che,ecc.”, hanno un corrispettivo più semplice “poiché”. Le

locuzioni finali: “al fine di; con lo scopo di, ecc.”, possono essere sostituite con la congiunzione “per”.

Altri elementi di coesione sono costituiti dalla classe dei pronomi , il pronome è quella parte del discorso che

sostituisce un nome già espresso eliminandone la ripetizione, o richiama una nozione esposta in precedenza,

oppure anticipa un nome o un pensiero che si sta per esprimere, quindi possono essere sia anaforici (cioè

riferiti ad elementi precedenti, ed hanno il punto di attacco “ cioè il soggetto a cui si riferisce”a sinistra), che

cataforici (cioè riferiti a elementi successivi, ed hanno il punto di attacco a destra ), si dividono in: personali,

possessivi, dimostrativi, relativi (congiuntivi),interrogativi, esclamativi, indefiniti (indeterminativi). Tuttavia,

se usati notevolmente distanziati dai loro punti d’attacco possono diventare fonte di ambiguità, in questo caso

anche se la ripetizione dello stesso termine può apparire stilisticamente poco elegante, conferisce però al

riferimento maggiore chiarezza e comprensibilità.

La ripetizione: il chiamare allo stesso modo lo stesso oggetto o la stessa persona attraverso( la varatio) la

variazione di denominazione con l’ausilio di “sinonimi (parole che hanno un significato sostanzialmente

uguale ad altre), antonomasie (indicano col nome di persone o cosa famosa, persone o cose che posseggono o

ne ricordano le qualità), perifrasi (sono circonlocuzioni, cioè giri di parole), ecc.” In alcuni tipi di testo (come

quelli informativi, formativi, pragmatici,regolativi), la scelta della varatio potrebbe però indebolire il

riferimento ,creare dubbi o generare l’incomprensione del testo.

I modificandi: (aggettivi ed avverbi) sono definiti nel significato e nel contesto; essi non dovrebbero essere

usati se si prestano ad ambiguità, ad interpretazioni soggettive, come accade per gli aggettivi valutativi, o per

quelli che prevedono una gradualità, (abbastanza lungo, piuttosto lungo,né lungo né corto; tiepido,caldo,

bollente). Esempio: “non si può dire che serve dell’acqua calda per un esperimento, ma di essa bisogna

precisare il grado di calore; così come non si può dire che serve un po’ d’acqua, ma di essa bisogna indicare

l’esatta quantità.

La punteggiatura: La punteggiatura ( o interpunzione) è il procedimento con il quale vengono separati per

mezzo di appositi segni ( . ? ! ; : , << “ ‘ ( [ * detti di interpunzione ) gli elementi costitutivi della frase,

consentendoci di rendere nella lingua scritta : l’intonazione, le pause, il ritmo, e tutte le sfumature espressive.

La punteggiatura è un’importante mezzo di segnalazione di valori sintattico-semantici, ed il suo uso non

corretto può rendere la lettura e l’interpretazione di un testo complesse e semanticamente ambigue. Esempi:

L’uso di molte virgole in un periodo, può essere il segno di un periodo mal organizzato. Trattino e parentesi

andrebbero usati con moderazione ai fini della chiarezza, poiché introducono di solito proposizioni incidentali

che spostano l’attenzione del lettore dagli elementi principali della frase su quelli secondari.

Forma attiva e forma passiva: La forma attiva è più diretta ed esplicita rispetto a quella passiva. e consente

di identificare con facilità il soggetto dell’azione. La forma attiva è quando la persona “compie” l’azione

espressa dal verbo. Esempio: “io lodo la tua intelligenza” (la persona “io”compie l’azione espressa dal verbo

“lodare”). La forma passiva è quando la persona “subisce” o “riceve” da parte di altri l’azione espressa dal

verbo. Esempio: “tu sei lodato da me” ( la persona “tu” riceve la lode espressa dal verbo).

“ Sempre ai fini della chiarezza è preferibile usare”:

 La forma personale: rispetto a quella impersonale. Quest’ultima, provoca un effetto di

spersonalizzazione, non esprimendo con chiarezza il soggetto dell’azione. Esempio di forma impersonale:

“Domani si parte”; “Si dice che tornerà”. In genere nella forma impersonale, il verbo è usato nella terza

persona singolare preceduta dalla particella prenominale “si”.

 La forma affermativa: elimina elementi di complessità derivanti dall’uso della negazione , questi

elementi di complessità sono riconducibili a 4 fattori: 1)le frasi negative richiedono operazioni linguistiche

e mentali supplementari (ciò è stato verificato attraverso delle ricerche condotte su soggetti adulti). 2)

determina ambiguità sulla presenza / assenza di un contesto, esempio: “oggi il treno non è in ritardo”il

senso della frase è ricostruibile partendo dalla considerazione che il treno è sempre in ritardo,

determinando così l’eccezionalità dell’evento (essere in orario), per non cadere nella complessità, sarebbe

semplice dire “oggi il treno è in orario”,non determinando così l’eccezionalità, poiché,si,a volte capita che

sia in ritardo, ma non sempre. 3) il fattore emozionale : connotazioni di divieti e rifiuti, nella frase, possono

ostacolare il processo di comprensione della forma negativa. 4) il fattore semantico: i termini marcati per

la negazione (esemp. “non accettare”)che è una frase composta da un polo negativo (non) ed uno positivo

(accettare), creano una complessità sintattica; Una parola semplice, che abbia lo stesso significato ,e non

composta da avverbio di negazione, si presta meglio (esemp. “rifiutare”). Sono da evitare, inoltre i litoti

( l’affermazione di un qualcosa attraverso la negazione del suo contrario esempio: (esemp. “Don Abbondio

non era nato con il cuor di leone” = era una persona timida), le catene di litoti ( o doppie negazioni, cioè la

negazione della negazione.

 L’indicativo al posto del congiuntivo: L’ indicativo, è il modo della realtà ed esprime un’azione, uno

stato o un modo d’essere, certo e sicuro; esempio: ( So che egli fu promosso; Sono certo che farete il

vostro lavoro;ecc.). Il congiuntivo invece, è il modo della possibilità o dell’incertezza ed esprime

un’azione, uno stato o un modo d’essere, avvertito come possibile o incerto, esempio: (Credo che egli

vada a scuola tutti i giorni; ecc.) . L’uso del congiuntivo è elemento di formalità ed indicatore di

complessità sintattica. Il congiuntivo, per la costruzione del periodo o congiunzioni può essere evitato,

scegliendo, esempio : “ Affinché ami…” = (Affinché + congiuntivo); si può evitare scegliendo “Per

amare” = ( Per + infinito).

 Il gerundio: Il modo gerundio, dipende solitamente da un altro verbo, e manca del numero e della

persona, serve a precisare le modalità di azione o le circostanze; esempio: ( mangiando troppo s’ingrassa )

o (Ho imparato le lingue andando all’estero).

Le parole : va considerata in via preliminare l’accessibilità delle parole, ed è consigliabile far uso del

vocabolario di base. I criteri principali che consentono a chi scrive di farsi capire, sono sommariamente

questi: - preferire le parole brevi a parole lunghe ( partire anziché allontanarsi; veloce o rapido anziché

tempestivo).- preferire parole di uso comune a parole più rare o di tono elevato ( andare anziché recarsi;

faccia anziché viso/volto; cancellare anziché depennare).- preferire parole concrete a parole astratte (soldi

anziché liquidi; non possedere anziché impossidenza).- preferire parole precise e dirette a perifrasi ( sfratto

anziché provvedimento esecutivo di rilascio; finire anziché portare a compimento; morire anziché venire a

mancare ) .- preferire parole italiane a quelle di origine straniera, latina e greca ( ventitreesimo anziché

vigesimo terzo; direttore del progetto anziché project manager; fine settimana anziché week-end). Spesso le

parole di origine straniera sono più brevi delle equivalenti italiane, tuttavia in alcuni casi è meglio sacrificare

la brevità a favore della chiarezza.- evitare parole e locuzioni di linguaggi specialistici quando esse hanno

corrispondenti di uso più comune (medicina anziché farmaco; rasatura anziché tricotomia)- evitare il

ricorso a metonimie o sineddochi con trasferimenti semantici. Le metonimie, consistono nell’usare un

sostantivo invece di un altro, cioè si utilizza il nome della causa per quello dell’effetto o del contenente per il

contenuto, ecc.) Esempio di metonimia: “Si guadagnava il pane con il sudore della fronte”= Con la fatica del

lavoro, guadagnava; “Bevemmo un bicchiere di ottimo vino”= bevemmo del vino ottimo; I sineddochi

vengono utilizzati per dare colorito allo scritto, ma trasportano il significato di una parola ad un altro con

rapporto prevalentemente quantitativo.Esempio di sineddoche: (il mondo è cieco) questo è un esempio del

“tutto per la parte”; (mille auguri di bene), esempio del numero determinato per l’indeterminato. - limitare

l’uso di sostantivi deverbali a suffisso zero (privi cioè di qualunque tipo di suffisso) in cui la desinenza

maschile o femminile si lega direttamente alla radice del verbo (uso/utilizzazione anziché utilizzo).- limitare

l’uso di verbi denominali o deaggettivali a favore di costruzioni più chiare formate da verbo+ complemento

( dare disdetta anziché disdettare). –limitare l’uso dei sostantivi astratti che risultano da una serie di

passaggi, mediante l’aggiunta di un affisso alla base (materializzazione < materializzare <materiale <

materia)- evitare di usare abbreviazioni e sigle, senza spiegarle.- evitare parole ricche di prefissi e

prefissoidi, suffissi e suffissoidi. I prefissoidi, sono il primo elemento di parole composte che, avendo

acquistato una certa autonomia, può essere premesso a parole di qualsiasi origine; per es. “auto” =

autorimessa, automobile, autostrada, ecc. Il suffissoide, è invece il secondo elemento di parole composte, ma

si comporta come il suffisso pur essendo stato in origine un tema di parole vere e proprie; per es. “- colo” in

agricolo. – evitare metafore di varia provenienza; per es. “scendere in campo; combattere su più fronti; dare

alla luce). La metafora esprime una cosa, prendendone però un'altra in considerazione con la quale ha un

rapporto di somiglianza con l’originaria.- evitare parole e locuzioni oscure di origine politica e

giornalistica.- evitare l’uso di formule stereotipate in cui un aggettivo è sempre associato ad un certo

sostantivo(*) e viceversa (netto rifiuto; stretto riserbo).- Infine anche la veste grafica è l’elemento

fondamentale della fruibilità del testo ( il colore, le immagini, se sapientemente usati,contribuiscono a

renderlo più attraente e fruibile).

(*) il sostantivo, è quella classe di nomi che indicano persona o cosa singola o collettiva; partecipi con gli aggettivi e i pronomi alla

flessione(del predicato) nominale(cioè uno di questi -agg. o pronom. o sostan.- “che esprimono cio che si dice del soggetto” unito

al soggetto da una voce del verbo “essere”; es: “Dio è amore”), diversa da quella verbale( formata da un verbo qualsiasi, il quale

indica l’attività del soggetto; es: “Dio ama”). Il predicato è quindi, quell’elemento fondamentale della frase, che definisce un attività,

condizione o qualità del soggetto.

Stereotipi e pregiudizi nel linguaggio dei libri di testo

Ricerche condotte negli ultimi 20 anni, relativamente al problema dell’uso di “ espressioni discriminanti” tra

sessi e nei confronti delle minoranze linguistiche e culturali, l’immagine che traspare, “ad esempio, l’uso dei

generi grammaticali” è quella di una forte discriminazione. Si pensi all’uso del genere maschile per entrambi

i sessi . Dal maschile non marcato(quello marcato o universale è invece: “il genere umano;l’ingegno

dell’uomo;il corpo dell’uomo,ecc.”) deriva invece l’abitudine di designare le donne come una categoria a

parte, ad esempio: “operai, disoccupati,pensionati e donne”, come se le donne non facessero parte delle

categorie precedenti. Altro elemento discriminante sono gli accordi dei participi passati e dei predicati,

obbligatoriamente al maschile, anche se 1 uomo si trova in compagnia di 10 donne. Anche gli aggettivi:

(dolce, remissiva,gentile, leggiadra) in contrapposizione agli aggettivi (forte, coraggioso,intrepido,audace),

preposti al nome di persona assumono proprietà intrinseca diversa al fattore(donna/uomo).Infatti raramente

usiamo l’aggettivo per un uomo “leggiadro” (un ragazzo leggiadro)? , e quelle rare volte che si usano,

acquistano una connotazione speciale,o offensiva,o strana. Altri aggettivi che determinano ambiguità (per

stereotipo), riferiti al fattore uomo / donna : “un ragazzo serio”= responsabile, studioso,ecc. “una ragazza

seria”= che non è civetta,ecc. O, “un buon uomo!”/ “una buona donna!”, è ben noto il valore eufemistico

dell’espressione “figlio di buona donna!”. La donna, secondo quanto affermano “alcune linguiste femministe

americane”, sembrerebbe occupare in base agli esempi riportati, “uno spazio semantico negativo” nella

lingua, mentre l’uomo ne occupa uno “positivo”. Si consideri che nel parlare comune “femminuccia” rivolto

al maschio equivale ad un insulto; mentre “maschiaccio” rivolto alla femmina rispecchia un sintomo di forza.

La Sabatini propone, al fine di limitare i danni provocati dall’uso sessista della lingua, alcuni suggerimenti

per gli autori dei libri di testo e per gli insegnanti. Sarebbe preferibile:

a) abolire l’uso delle parole in senso universale “Uomo / Uomini”. b) evitare di usare sempre ed unicamente il maschile

neutro quando si parla di “popoli,categorie,gruppi,ecc . c) evitare di far accordare il participio al maschile quando i

soggetti sono in prevalenza femminili. d) evitare di citare le donne come categoria a parte. e) evitare di far precedere

sistematicamente il maschile al femminile ( uomini, donne,vecchi e bambini). f) evitare di chiamare le donne con il

nome e gli uomini con il cognome. g ) nel caso di coppie, indicare anche il cognome della donna. ecc.

Per ciò che riguarda la diffusione di stereotipi e pregiudizi, relativi alla presenza di gruppi minoritari, vanno

ricordati gli studi condotti da Van Dijk sul linguaggio utilizzato nei libri di testo olandesi, e le ricerche

condotte in Italia avviatesi a partire dagli anni 90. Da tali ricerche è emerso che i libri scolastici ed i

massmedia,in particolare, rappresentano le fonti dell’acquisizione delle convinzioni “etniche e razziali sulle

minoranze e sui popoli del terzo mondo”. Molti testi scolastici e molte trasmissioni televisive, veicolano un

gran numero di stereotipi, rappresentando tal volta visioni eurocentriche e razziste delle minoranze, o

addirittura fornendo informazioni superficiali riducendo le minoranze con il solo aspetto d folklore. Nei libri

scolastici le minoranze “nel caso in cui siano menzionate”, sono tenute a distanza con stratagemmi stilistici,

ad esempio: “loro” o “quei bambini”.

Scheda n. 16 Il vocabolario nei testi scolastici : indicazioni metodologiche

L’UNESCO, l’organizzazione mondiale, da sempre attenta al problema del miglioramento dei libri di testo, ha

attenzionato questo, soprattutto per quanto riguarda l’accrescimento del vocabolario degli allievi. Le parole usate nei

testi scolastici sono: - “parole usate comunemente, ammesse ed accettate dal sistema educativo, e solitamente familiari

all’alunno”; e “ parole nuove, o parole con le quali gli alunni non hanno piena familiarità, ma che sono necessarie ad

insegnare determinati contenuti ( conoscenze e concetti, specialmente in matematica, scienze e geografia)”. Le parole

familiari generalmente appartengono ad un vocabolario di base che gli alunni accrescono progressivamente, che varia

con l’età, l’ambiente socio-culturale,e in molti casi con l’etnia di appartenenza. Questi vocabolari di base consentono la

verifica e l’uso delle parole nell’insegnamento e nella redazione dei testi scolastici. “ Per scrivere un testo che l’alunno

trovi semplice e piacevole da leggere, è preferibile usare alcuni tipi di parole che sono, in genere, più semplici da

memorizzare : (brevi, semplici,efficaci,concrete,ecc.). Ma l’autore non può sottrarsi nell’utilizzare termini o concetti

che sono probabilmente poco noti agli alunni, poiché nell’attività di apprendimento / insegnamento le differenti

discipline richiedono l’acquisizione e l’uso di nuove parole. Ci possono essere due tipi di parole nuove: 1) parole del

vocabolario di base, che si sviluppa gradatamente e che vanno ad aggiungersi a quelle che i bambini già conoscevano

all’inizio della scuola; 2) termini tecnici, per esempio, di matematica, scienze geografia, storia e parole straniere. –

L’autore deve assicurarsi che le parole nuove o difficili siano collocate in un contesto di parole semplici, conosciute e

facilmente leggibili, così da favorire una migliore comprensione.- Andrebbero applicate poche regole per facilitare la

memorizzazione di nuove parole: a) limitare il numero di parole nuove in un testo; ogni lezione dovrebbe includerne

poche; b) definire ogni nuovo vocabolo, anche nel caso di parole del vocabolario di base, nel testo o in note ai margini o

in fondo alla pagina. E’ sempre meglio usare il termine tecnico, introducendolo nel testo con una spiegazione, un

esempio, o un’illustrazione; c) ogni vocabolo andrebbe ripetuto più spesso possibile, nella stessa lezione e in quelle

successive; d) non esiste nessuna giustificazione nell’uso di un termine approssimativo solo perché un termine tecnico è

difficile o sconosciuto, se il concetto corrispondente è compreso dall’alunno, allora lo sarà anche il termine tecnico.

Scheda n. 17- Gli organismi internazionali e la ricerca sui libri di testo

Al secondo dopoguerra risale l’interesse dell’UNESCO per i testi scolastici, quando la sua Commissione decide di

pubblicare un documento sul loro miglioramento. Nel 1946 la Conferenza Generale adotta una risoluzione in 9 punti, in

cui si invitano gli Stati membri a rivedere i testi scolastici, al fine di favorire la comprensione internazionale, con

particolare attenzione all’insegnamento della storia e dell’educazione civica, dal momento che l’insegnamento di queste

discipline, se condotto con spirito di parte, poteva contribuire a sollevare i popoli gli uni contro gli altri. Tale obiettivo

fu seguito intensamente negli anni 50, l’organizzazione continua a fornire indicazioni ed aiuti, al fine di rimuovere i

pregiudizi tra le nazioni.

Ad ognuno il suo testo: criteri di valutazione e strategie di adattamento dei libri scolastici

Valutazione dei testi

Fattori quantitativi Fattori qualitativi

Formule di leggibilità Livello Livello Livello

iconografico linguistico concettuale

I Fattori qualitativi sono legati alle conoscenze pregresse dell’allievo,e all’organizzazione del testo e dei

contenuti, cioè al loro livello (iconografico, linguistico, concettuale), che determinano l’interesse

dell’allievo. Per la valutazione dei testi vi sono delle griglie di valutazione, ma tale valutazione non va letta

sull’accettazione o no di un libro. Nel caso di difficoltà da parte degli alunni a livello ( strutturale linguistico,

concettuale, grafico) della comprensione del testo, un lavoro in parallelo da parte degli insegnanti come

intervento di supporto al testo risulterebbe utile. L’intervento sul testo è frutto di diversi studi teorici

psicopedagogici, soprattutto di matrice angloamericana , seguiti in Italia e forniti dal lavoro di Carlo

Scataglini e Annalisa Giustizi, non agendo in parallelo sul libro , ma partendo da esso,ove è necessario, ne

modifica la struttura e/o la grafica, selezionando, elaborando,mettendo nella giusta successione dei materiali

utili e stimolanti. E’ evidente che prima di intervenire per apportare gli adattamenti necessari, devono poter

conoscere gli alunni e le loro difficoltà, il libro di testo e la sua interazione con l’alunno. Carlo Scataglini e

Annalisa Giustizi, consigliano una “scheda di analisi” del libro di testo, che precede l’intervento di

adattamento. L’analisi si fonda sulla valutazione dei contenuti; degli aspetti linguistici e grafici; concetti

chiave; interesse; ecc. Riflessioni conclusive

Il comprendere è un processo in cui interagiscono fattori linguistici, retorici, cognitivi, strategici e la

soggettività ne rappresenta il punto di partenza, infatti, il soggetto che apprende, costruisce ed interpreta il

mondo per adattarsi ad esso. In quest’ottica, la conoscenza, non si limita all’acquisizione di elementi esterni,

ma è il risultato di una costruzione dei processi interni della nostra mente ( operazioni di organizzazione; di

strutturazione di schemi cognitivi; di percezione), cioè, processi attivi di interazione tra il soggetto e la realtà

che lo circonda. Ciò che conosciamo della realtà, risulta mediato, non soltanto dagli organi di senso, ma

anche da quel complesso sistema che interpreta e reinterpreta l’informazione sensoriale. Il soggetto e le

risorse (fisiche e sociali) vanno intesi,allora, come un unico sistema in cui si generano pensiero e

conoscenza. Come nota Perkins, i processi cognitivi si svolgono nelle complesse interazioni tra il soggetto e

gli altri con cui entra in relazione,con gli elementi fisici,ed artefatti che connotano un determinato contesto

culturale. In ambito formativo, allora, va posta primaria importanza alla progettazione di contesti che

forniscano dei sistemi di supporto a quelle che rappresentano le configurazioni d’accesso di un sistema

cognitivo: una quantità di conoscenze di base, ma anche conoscenze metacognitive, grazie all’utilizzo di

risorse (testi, materiali strutturati e non,giornali, video, esperienze, ecc.);la riorganizzazione delle strutture di

conoscenza preesistenti, richiamando le conoscenze pregresse dell’allievo in modo da connetterle con del

nuovo materiale, quindi la costruzione di nuove conoscenze, dare poi indicazioni su come organizzare le

conoscenze in modo da garantire un loro efficace utilizzo, potenziare la base di conoscenze che forma la rete

di informazioni, consentire di ripercorrere il processo fornendo una sintesi delle varie fasi, insegnare

strategie utili a risolvere determinati compiti specifici. La configurazione di accesso permette di individuare

la presenza di una conoscenza di alto livello . Secondo Perkins, la conoscenza di alto livello in una disciplina

è quel dominio a cui perviene l’allievo, ciò significa che per arrivare a tale livello, il soggetto attiva prima

ancora, la ricerca delle soluzioni ai diversi problemi che si frappongono tra lui e la padronanza della

risoluzione, quindi la meta da raggiungere, ciò significa acquisire procedure di problem solving di quella

disciplina .Ovviamente , ogni conoscenza di alto livello implica procedure e tempi di apprendimento diversi.

Il concetto di ambiente di apprendimento in senso costruttivistico viene definito come “un luogo in cui

coloro che apprendono possono lavorare aiutandosi reciprocamente, avvalendosi di una varietà di risorse e

strumenti informativi in attività di apprendimento guidato o di problem solving”. Intorno ai soggetti che


PAGINE

13

PESO

290.63 KB

AUTORE

anita K

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Educare le Menti, Besant. Gli argomenti trattati sono: le architetture mentali e la struttura del testo nello studio dei libri scolastici, l’approccio interdisciplinare nello studio dei testi scolastici (tra pedagogia, psicologia e linguistica), l’apporto della linguistica testuale, la produzione di testi leggibili (le prime ricerche e l’indice di Flesch).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Spadafora Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Pedagogia generale

Pedagogia generale - Appunti
Appunto
Herbart, vita e pensiero
Appunto
La fotografia in Lewis Carroll
Tesi
6. L'Italia nell'età giolittiana
Appunto