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- Soggetto ciò che circonda l’alunno: famiglia, gruppo dei pari, persone, vicinato, tecnologie, mass media,

strutture, ideologie, servizi, associazioni, religioni ecc.. . Alla scuola elementare i bambini iniziano a

frequentare associazioni culturali, sportive e religiose che possono essere in accordo o disaccordo con gli

ideali della famiglia. ‘Humus sociale’ ciò che ci sta intorno, cultura in senso antropologico. Storicamente in

passato i bambini erano più liberi nella loro spontaneità e personalità.

i Social network, mass media, internet e tutte le altre diverse tecnologie possono essere anche pericolose

per i bambini cyber bullismo.

- Scuola vi è un’autonomia nel campo dell’istruzione da parte dei diversi stati che adotta un’istruzione

consona anche all’ambiente che la circonda; nei Paesi scandinavi, per esempio, i bambini vengono mandati a

scuola già all’età di 7 anni, in altri stati se i bambini non sono ‘abbastanza maturi’ non vengono fatti passare

alla scuola successiva. La struttura scolastica prevede sempre però delle gerarchie con leggi e regole.

Rimangono comunque paesi dove l’educazione non è ancora ben sviluppata e funzionante.

LA FIGURA DELL’INSEGNANTE

Genovesi in ‘’ Dizionario pedagogico ‘’ da una definizione di insegnante: colui che sa tramutare lo sforzo degli

allievi per raggiungere apprendimenti, che da soli non sarebbero in grado di raggiungere, ma di cui non

saprebbero neppure sospettare l’esistenza, nel piacere della conoscenza. Nel glossario europeo

sull’educazione si riportano tutte le figure professionali classificabili come insegnanti nei diversi sistemi

scolastici europei (Eurydice). Secondo Petracchi l’insegnante è colui che esercita la professione di insegnare

cioè promuovere in qualcuno l’apprendimento di qualcosa che costui non sa o sa imperfettamente.

Il ruolo degli insegnanti al giorno d’oggi diviene sempre più difficile, devono trasformare in realtà le riforme,

soddisfare le aspettative di tutti, affrontare compiti che si sono moltiplicati, oltre che a insegnare devono

promuovere le potenzialità individuali di tutti con qualità e equità fronteggiando nuove sfide quali il

bullismo, tema alcool e droga, classi multietniche ecc.

Nell’insegnante convivono due identità contrapposte:

- Una burocratica legata a uno stipendio modesto, poca valutazione del merito, interesse generico per

la formazione degli allievi. L’insegnate burocrate è sostituibile per certi versi con un computer.

- Una professionale che richiede una conoscenza aggiornata nelle discipline, autonomia didattica,

verifica di qualità e codice deontologico. L’insegnante qualificato invece non svolge un lavoro di tipo

impiegatizio.

Ciò che l’insegnante fa a scuola dipende dalla motivazione, dallo stipendio e altri molti fattori.

La figura dell’insegnante in passato non era molto valutata, anzi, egli veniva pagato poco però era una

professione di alta dignità se ben formata.

Nel mondo dell’insegnamento ci sono molte più donne che uomini e in Italia gli insegnanti sono i più vecchi;

l’estrazione sociale è mista, in prevalenza gli insegnanti provengono da classi medie.

- Per insegnare alla scuola dell’infanzia e nella scuola primaria serve una laurea quinquennale a

numero programmato con una prova d’accesso.

- Per insegnare alla scuola secondaria di primo e secondo grado serve una laurea magistrale a numero

programmato e un anno di tirocinio.

In passato l’educazione era poco informale, si imparava prevalentemente dall’esempio degli adulti, dai

propri predecessori.

Ora l’educazione ha delle forme educative ben organizzate. La specializzazione della società comportò la

divisione di compiti lavorativi e così vennero a crearsi le classi sociali. Gli scribi e i sacerdoti erano gli unici in

grado di saper leggere e scrivere. Una maggiore specializzazione della società portò a dare maggior

importanza all’educazione e di conseguenza anche alla figura dell’insegnante.

L’educazione dovrebbe essere indipendente e non a servizio di qualcuno, come lo è stato negli anni del

fascismo e del nazismo; l’autonomia e l’indipendenza dovrebbero essere necessari per la creazione di un

sapere libero.

In passato erano pochi quelli che sapevano leggere e scrivere, quindi tutti con poco potevano diventarlo.

Gli insegnanti che si erano formati vogliono migliorarsi sempre di più costituendosi in associazioni

(associazionismo: gruppi spontanei di persone che si trovano) che puntavano gli insegnanti a progredire nella

loro autonomia, ciò avveniva tramite un autoformazione. Le maestre se si sposavano erano obbligate a

lasciare il proprio posto di lavoro licenziandosi.

I conservatori sono scuole che si sono formate dagli orfanotrofi: scuole di coro per i bambini dove

imparavano il latino e mano a mano si formavano sempre di più.

L’aggiornamento degli insegnanti non è obbligatorio in tutti gli stati, esso però è un fattore importante che

permette al singolo insegnante di progredire la propria formazione e di stare al passo con le novità in campo

educativo.

728 mila posti di Organico

101391 posti di sostegno

COMPETENZE DEGLI INSEGNANTI:

1. PERSONALI > conoscenza di sé, degli alunni e della società, motivazione.

2. DISCIPLINARI > conoscenza della disciplina da insegnare e gli snodi nell’apprendimento di essa (TFA)

e aggiornamenti.

3. RELAZIONALI > rapporti con gli alunni, colleghi, genitori.

4. PEDAGOGICO-DIDATTICHE > processi di apprendimento, didattica delle discipline, abilità

organizzative e di programmazione, capacità di osservare, informatica, verifica, valutazione, BES,

intercultura [effetto pigmalione (Pigmalione, era re di Cipro e anche un abilissimo scultore ma non aveva né

voglia né tempo per pensare all'amore. Afrodite volle vendicarsi per questo disprezzo nei confronti dell'amore e

decise di far innamorare Pigmalione, punendolo. Fece innamorare Pigmalione di una statua di avorio, che il re

stesso aveva scolpito, una statua di una fanciulla molto bella. Da quel giorno il re non ebbe più pace, passava

giorno e notte a contemplare la statua, a declamare il suo amore per lei, ad accarezzarla, baciarla, ma a tutte

le sue attenzioni la statua restava muta, fredda e insensibile. Pigmalione supplicò tanto Afrodite affinché lo

guarisse da quell'insana passione per la statua, ma la dea si divertiva molto a vedere il re spasimare per una

statua d'avorio, poi però ebbe pietà e con un tocco delle sue divine mani la statua si trasformò in una giovane

e effetto alone].

fanciulla che Pigmalione sposò e da cui ebbe un figlio,Pafo)

5. IMPEGNO PER LA DIGNITA’ PROFESSIONALE e la qualificazione, la categoria degli insegnanti in alcuni

periodi storici era molto importante oggi non è così.

Come ci ricorda Moscato ogni insegnante non è immune da stereotipi, pregiudizi e atteggiamenti abitudinari.

C’è una profonda insicurezza negli insegnanti che non sembrano essere consapevoli del proprio peso

educativo, l’insegnante è una figura chiave nella società della conoscenza ma nonostante questo la figura

dell’insegnante è sottovalutata. L’insegnante deve cercare prima i punti forti degli studenti e poi

concentrarsi sulle sue carenze.

DISAFFEZIONE AL LAVORO E BURN OUT

Gli insegnanti vivono con fatica la loro situazione e ciò li può portare più facilmente allo scoraggiamento;

quella dei docenti è una professione usurante, porta ad essere esposti a molti rischi ed a patologie

psichiatriche.

Il burn out negli anni Trenta era riferito al fenomeno per il quale un atleta dopo alcuni anni di successo

sportivo si esaurisce e non raggiunge più buoni risultati; negli anni Settanta il termine burn out viene esteso

anche in altri ambienti lavorativi. Il burn out può verificarsi insieme allo stress, ma non in tutti i casi lo stress

è così negativo. Secondo il MBI (Maslach Burnout Inventory) che è uno dei più importanti strumenti per

rilevare la presenza di burn out, si individuano diversi ambiti di disagio; si tratta di uno svuotamento di

risorse emotive e personali con sintomi psicosomatici e può presentarsi con sindromi ansiose e depressive

(capogiri, disturbi del sonno, emicranie ecc); è un esaurimento fisico e mentale che provoca affaticamento,

senso di vuoto, assenze o ritardi frequenti, distacco, ridotta creatività, agitazione); implica disinvestimento

emotivo nella pratica delle normali attività di lavoro. Il soggetto vive un profondo senso di inadeguatezza e

frustrazione, ne soffre anche la sfera privata.

Il burn out ha effetti anche sui destinatari dei servizi, in questo caso specifico gli alunni. Gli insegnanti in

stato di burn out dimostrano scarsa empatia e capacità d’ascolto, trasmettono indifferenza e disinteresse.

Al crearsi delle situazioni di burn out contribuiscono diverse variabili oggettive e soggettive che interagiscono

tra di loro; hanno gravi conseguenze in una scuola la sottovalutazione delle persone e la conflittualità

interna. Gli insegnanti sono spesso costretti ad operare in ambiti degradati non solo dove c’è povertà ma

anche per ragioni come problemi di disciplina con gli studenti, mobbing, vandalismo, povertà valoriale,

mancanza di rispetto.

Incidono sul livello di soddisfazione personale la specifica collocazione individuale nell’ambiente di lavoro, la

posizione sociale nel gruppo di colleghi, le esperienze precedenti, la resilienza verso lo stress e le

frustrazioni, la realtà sociale privata.

Secondo Maslach gli operatori esposti al burn out sono deboli e remissivi nei rapporti con i colleghi, incapaci

di porre dei limiti adeguati al loro coinvolgimento personale e professionale, hanno difficoltà nel regolare in

modo funzionale i loro stati emozionali dinanzi agli ostacoli, che siano vulnerabili e quindi più a rischio. Non

esistono veri rimedi è da preferire la prevenzione.

Di fronte a situazioni insostenibili il lavoratore può reagire mettendo in atto strategie di fronteggiamento

(coping) oppure ricorrere a reazioni di fuga come l’inattività, assunzione di sostanze, alcolici, caffe sigarette

ecc.

I soggetti in condizione di burn out vivono un processo di allontanamento rispetto alla struttura nella quale

lavorano ed all’utenza. A volte l’interazione tra colleghi rappresenta un ‘sostegno negativo’ che può

alimentare apatia e moltiplicare la demotivazione.

Fra le misure che gli insegnanti possono adottare si colloca l’impegno del rinforzare la resilienza, cioè la

capacità di reagire in modo costruttivo alle difficoltà, mantenendo un atteggiamento di fiducia.

Oggi la professione insegnante non gode del prestigio che potrebbe meritare e subisce una forte

svalutazione sociale.

DON LORENZO MILANI

Lorenzo nasce a Firenze il 27 maggio 1923 in una colta famiglia borghese. E’ figlio di Albano Milani e di Alice Weiss,

quest’ultima di origine israelita. Ha vissuto il rinnovamento sociale avvenuto l’anno dopo la sua morte.

Nel 1930 da Firenze la famiglia si trasferì a Milano dove don Lorenzo fece gli studi fino alla maturità classica. Dall’estate

del 1941 Lorenzo si dedicò alla pittura iscrivendosi dopo qualche mese di studio privato all’Accademia di Brera.

Nell’ottobre del 1942, causa la guerra, la famiglia Milani ritornò a Firenze. Sembra che anche l’interesse per la pittura

sacra abbia contribuito a far approfondire a Lorenzo la conoscenza del Vangelo avvicinandosi sempre più alla Chiesa, in

seguito diventerà prete e maestro dei poveri.

A San Donato fondò una scuola popolare serale per i giovani operai e contadini della sua parrocchia; insegna tenendo

conto di chi erano i ragazzi in ambito sociale.

Il 14 novembre 1954 don Pugi morì e don Lorenzo fu nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna.

Arrivò a Barbiana l’7 dicembre 1954. Dopo pochi giorni cominciò a radunare i giovani della nuova parrocchia in canonica

con una scuola popolare simile a quella di San Donato. Il pomeriggio faceva doposcuola in canonica ai ragazzi della

scuola elementare statale.

Nel 1956 rinunciò alla scuola serale per i giovani del popolo e organizzò per i primi sei ragazzi che avevano finito le

elementari una scuola di avviamento industriale.

Nel maggio del 1958 dette alle stampe Esperienze pastorali iniziato otto anni prima a San Donato, nel dicembre dello

stesso anno il libro fu ritirato dal commercio per disposizione del Sant’Uffizio, perchè ritenuta “inopportuna” la lettura.

Nel febbraio del 1965 scrisse una lettera aperta ad un gruppo di cappellani militari toscani, che in un loro comunicato

avevano definito l’obiezione di coscienza “estranea al Comandamento cristiano dell’amore e espressione di viltà”. La

lettera fu incriminata e don Lorenzo rinviato a giudizio per apologia di reato.

Al processo, che si svolse a Roma, non poté essere presente a causa della sua grave malattia. Inviò allora ai giudici

un’autodifesa scritta. Il 15 febbraio 1966, il processo in prima istanza si concluse con l’assoluzione, ma su ricorso del

pubblico ministero, la Corte d’Appello quando don Lorenzo era già morto modificava la sentenza di primo grado e

condannava lo scritto. Nel luglio 1966 insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana iniziò la stesura di ‘Lettera a una

professoressa’.

Don Lorenzo moriva a Firenze il 26 giugno 1967 a 44 anni.

L’ educazione per Don Milani era una lotta sociale per riscattare le classi disagiate per la liberazione del

povero; inoltre era consapevole dello stretto rapporto che intercorre fra scuola e società.

Riconoscimento, qualche volta esaltazione, della cultura delle classi disagiate. Don Milani, di origini familiari

alto - borghesi, scopre che i contadini e gli operai di Barbiana hanno una cultura ricca di valori, di tradizioni,

di conoscenze. Per i suoi caratteri, di oralità e subalternità, la cultura dei poveri non fa parte del patrimonio

che la società apprezza e valorizza. Ma lo scontro più diretto avviene a scuola.

Sarà il suo maestro di pittura, personalità moralmente molto alta, a aprire un varco nella confusione: "Con

Lorenzo parlavo del senso sacrale della vita. Perché il mio scopo di pittore è di far diventare sacra la realtà

che mi circonda, è di esprimere "il santo" che è nel profondo di tutti noi (...). E' la prima volta che dico queste

cose. Le dimentichi ". (vedi: Intervista di Neera Fallaci a Staude)

L'esperienza con lo Staude, attraverso la sua ricerca del "santo" nascosto in ogni cosa, produce, nel ragazzo,

un'"iniziazione " al senso religioso della vita e alla ricerca di un assoluto spirituale.

Lottando per la liberazione del povero dall'alienazione della materia, cioè dal solo lavoro, il Priore consente a

una cultura muta il diritto alla parola: "(.... ) la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo, ma si

misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale (....)".

solo la parità culturale avrebbe dato dignità all'uomo

"(....) il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i "segni dei tempi", indovinare negli occhi dei

ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso (....)".

LETTERA A UNA PROFESSORESSA: NON DICE:

- La scuola deve essere facile

- Istruzione uguale diploma

- Promoviamo tutti

- Buttiamo la scuola

DICE:

- Occorre che tutti studino, a prescindere dalle opportunità,

- Occorre consentire a tutti di portare a termine un iter scolastico di qualità,

- Occorre che l'insegnamento sia considerato una missione e non un mestiere,

- L'educazione linguistica deve essere al centro di ogni processo formativo,

- Impadronirsi degli strumenti espressivi deve essere la prima tappa.

‘’Don Milani non può essere affiancato al descolarizzatore’’ Ivan Illich, piuttosto al "coscientizzatore" Paul

Freire.

OBIETTIVI:

- imparare ad esprimersi nella lingua italiana, le lingue straniere,

- l’impegno

- lo spirito di scoperta

- la capacità critica

- la fiducia in sé

- lo spirito di classe

- la fede

- la responsabilità civica

FINALITA’:

- autonomia di giudizio non fine a se stessa

- libertà che nel momento in cui affranca dall’ignoranza, dal conformismo, dalla pigrizia e da tutti gli

altri limiti sui quali le classi privilegiate speculavano per esercitare indisturbate il loro potere

sviluppasse il gusto del servizio agli altri in vista dell’avvento di un’umanità finalmente impregnata

dalle beatitudini evangeliche.

- ‘Lettera a una professoressa’: "Il fine giusto è dedicarsi al prossimo".

IDEE PORTANTI:

- amore per i poveri (contro l’ingiustizia e contro la selezione scolastica)

- fede

- importanza della cultura

- contro il sapere astratto e ottuso

- consapevolezza civica (capire il perché)

- impegno e coraggio (contro l’indifferenza ‘I care’)

L’educazione è un processo di crescita orientato a dare ai bambini poveri la coscienza del loro status sociale

e i mezzi culturali per opporsi alle discriminazioni che ne derivano.

Valori solidarietà del gruppo di pari che permette al gruppo stesso di crescere, della importanza della

cultura di appartenenza, del valore del lavoro come espressione dell'agire umano ecc.

Don Milani rifiuta il conformismo e l'appiattimento delle diversità, la cultura borghese come unico modello

possibile, il consumismo e la ricerca del guadagno facile, l'opportunismo passivo.

I metodi erano rigidi, vigeva rigore e disciplina severa, egli considerava il gioco e il divertimento secondari.

urgenza di dare dignità ai ragazzi che venivano schiacciati da una scuola devastatrice

Don Milani vive in un periodo in cui i poveri hanno conquistato molti diritti, il popolo poco istruito è più

malleabile e fa comodo a chi sta al governo oggi vengono date troppe informazioni e delle volte succede che

non si sa valutare, scegliere, c’è molto il rischio del relativismo, egli estremizza la critica verso la scuola del

suo tempo ‘Lettere a una professoressa infatti è un'accusa forte ed eloquente, alla scuola come struttura

istituzionale e agli insegnanti che vi lavorano, per gli esiti selettivi che la caratterizzano. La selezione è

analizzata e contestata sia negli aspetti quantitativi, sia negli aspetti sociali."

Egli ha grande fiducia nelle capacità educative.

PUNTI SALIENTI:

- Fare parti uguali tra diseguali è la cosa più ingiusta del mondo

- La scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde

- "I care: a noi interessa""l'esatto contrario di 'me ne frego',

- Sosteneva l’emancipazione dei poveri (lotta contro l’alienazione, la necessità che tutti studino,

riscatto sociale, fede, dedicarsi agli altri, lungimiranza); egli era anche contro la discriminazione,

sosteneva che I ragazzi che venivano penalizzati erano sempre gli stessi. Don Milani analizza le

esperienze di fallimento scolastico dei ragazzi di Barbiana, figli di contadini e operai analfabeti o

quasi, come il prodotto di una società classista. I figli dei "poveri" non hanno accesso alla cultura,

perché viene loro negata la opportunità di scuole capaci di compensare lo svantaggio iniziale

L’INSEGNANTE OGGI

L’insegnante di oggi deve avere competenze specifiche, non basta (solo) conoscere la materia, per

trasmetterla agli studenti. Oggi vi sono anche altre sfide: classi multietniche, pericoli delle dipendenze (droga

ecc.), casi difficili, genitori che delegano o che sono iper presenti ecc.

La lezione frontale al giorno d’oggi viene molto

criticata, è importante che l’insegnante sia un

facilitatore.

Il lavoro dell’insegnante è più impiegatizio ma di

per sé può essere anche una libera professione; la

tendenza comunque è che tutto venga

impiegatizzato

E. Damiano ha ripreso uno schema per definire

una professione

- corpo di teoria > competenze

- codice deontologico > insieme di regole che una

categoria si da da sé, prevalentemente etiche

- placet social > qualcosa di cui la società ha

bisogno

E. Damiano nell’UNESCO ha affermato che

l’insegnante è una professione e il fine è

l’educazione e il benessere degli allievi.

Raccomandazione sullo status degli insegnanti”

dell'UNESCO-OIT del 1966

Gli standard professionali dovrebbero essere stabiliti e fatti rispettare con il concorso degli organismi

degli insegnanti.” (art.71).

“Gli organismi degli insegnanti dovrebbero ugualmente predisporre e far osservare codici etici o di

comportamento , poiché questi contribuiscono grandemente ad assicurare il prestigio della

professione e lo svolgimento dei doveri professionali sulla base di principi concordati .” (art.73)

Ci sono varie associazioni di insegnanti:

- ADI (Associazione Docenti Italiani)

- AIC (Associazione Insegnanti Chimici)

- AIDI (Associazione Italiana Docenti per l'Integrazione)

- ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da abilitare

- AIF (Associazione per l'Insegnamento della Fisica)

- AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia)

- AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici)

Gli insegnanti sono costantemente formati, tramite aggiornamenti; la mobilità internazionale tra gli

insegnanti è molto difficoltosa e problematica. 

Microtecnologie > filmare e osservare lo stile di un insegnate (analisi sia quantitativa meccanicamente; sia

qualitativa si basa sull’ermeneutica, si cerca di capire perché una cosa è avvenuta. Dal punto di vista

quantitativo si fanno delle schede osservative (es. come comunicano tra loro i bambini? Fanno gruppi?)

Moreno ha elaborato un sociogramma; si chiede al bambino con chi vorrebbe fare determinate cose e da qui

si capiscono i rapporti sociali tra i bambini in modo da non escludere anche i meno popolari.

Nella professione docente caratteristiche professionali e di personalità sono strettamente collegate. Quanto

più le persone sono e si percepiscono capaci, accettate e rispettate, tanto più riescono a dare il meglio di sé.

Sicurezza personale, competenza professionale, convinzione dell’importanza del proprio compito possono

facilitare un impegno gravoso come quello di istruire ed educare i ragazzi della società attuale, complessa e

disorientata.

L’interazione fra educatore e educando è un percorso composto di molte variabili. L’educatore deve avere

competenze interpersonali e cooperative, abilità di leadership, di mediazione, capacità relazionali e di

cooperazione e deve conoscere le dinamiche di gruppo. Importante è l’ascolto e la disponibilità a porsi dal

punto di vista degli altri, comprendere senza stereotipi affinchè gli alunni si possano sentire accettati,

riconosciuti e rispettati.

C. Rogers sottolinea l’importanza di un rapporto empatico, ci deve essere un vero interesse per

l’interlocutore non solo nel comportamento verbale ma anche non verbale. Un colloquio richiede attenzione

agli stati d’animo, ascolto attivo, riformulazione accorta e avalutativa, messaggio io, capacità di porsi nelle

condizioni dell’altro. Insegnare non è solo trasmettere nozioni ma far in modo che esse vengano recepite.

Ai docenti si domanda capacità di osservare gli alunni, impiegare forme efficaci nella gestione della classe,

applicare criteri validi alla selezione di sussidi e dei libri da adottare, saper usare le tecnologie informatiche,

essere registi nella regia delle attività, predisporre un’ambiente stimolante per incrementare l’interesse, lo

spirito di iniziativa e lo sforzo da parte degli alunni integrando alle lezioni frontali compiti di ricerca e progetti

stimolando i ragazzi anche a documentarsi sulla realtà in cui vivono.

In linea di massima ci sono due modalità di insegnamento:

- Le forme didattiche guidate dall’insegnante direttamente: spiegazioni, conferenze, libri di testo,

schede di lavoro.

- Le forme che rendono attivi gli studenti: lavori di gruppo, progetti, giochi di ruolo, problem solving,

discussione, ricerca, laboratori, attività manuali

Indicazioni autorevoli per la valorizzazione dei docenti risalgono al 1966 con la ‘’Raccomandazione sullo

status degli insegnanti’’ dell’UNESCO che dichiara ‘’l’insegnante deve essere considerato una professione i

cui membri assicurano un servizio pubblico, tale professione richiede non solo conoscenze approfondite e

competenze specifiche, acquisite e mantenute attraverso studi rigorosi e continui, ma anche senso di

responsabilità individuale e collettiva nei confronti dell’educazione e del benessere degli allievi’’. Nello

stesso documento l’art 70 della Raccomandazione aggiunge ‘’Considerato che lo status della professione

dipende in grande misura dal comportamento degli insegnanti stessi, tutti i docenti dovrebbero perseguire i

più alti standard professionali nell’assolvimento della loro attività’’’.

Parte del processo di professionalizzazione dell’insegnamento è la formulazione di un codice deontologico, il

quale raccoglie, elabora, definisce la consapevolezza, condivisa della categoria, relativamente ad aspetti

costitutivi dell’identità professionale, da sempre fondata sul concetto di responsabilità.

Il codice deontologico serve a rinforzare l’identità professionale ed assolvere a due funzioni fondamentali:

garanzia per i soggetti che fruiscono del lavoro svolto e difesa del ruolo specifico di fronte all’utenza, a tutela

dell’autonomia professionale. Il codice deontologico non è un decalogo dettagliato di comportamenti ma

indica valori, orientamenti, criteri per le decisioni dei docenti nelle varie situazioni professionali in rapporto

con i diversi soggetti coinvolti nell’attività scolastica. Nel 2001 Moratti istituì una commissione per elaborare

un codice deontologico degli insegnanti ma si è trattato di un documento scritto senza coinvolgimento degli

interessati ed è rimasto lettera morta. Il codice deontologico non è un codice di disciplina ma è prerogativa

del corpo professionale, il codice di disciplina è materia contrattuale e va definito all’interno del contratto di

lavoro. Le regole deontologiche devono essere rispettate per lealtà e correttezza non in ragione di eventuali

sanzioni disciplinari.

Nei paesi nei quali i docenti hanno uno status sociale elevato e l’insegnamento è considerato una scelta

attraente di carriera, c’è una distribuzione più equilibrata dei generi e si sperimenta una maggiore

soddisfazione.

Per elevare la dignità della categoria docente, la priorità è puntare sulla qualità, sulla responsabilità

professionale e sul riconoscimento dell’impegno.

LA FORMAZIONE DEI DOCENTI

La preparazione degli insegnanti è un settore governato dalle autorità nazionali e dai piani di studio prescritti

dai Ministeri dei singoli stati e dalle università, anche gli organismi internazionali hanno un occhio attento

per la formazione dei docenti.

Strumenti necessari per svolgere il loro ruolo: la conoscenza di sé, degli alunni, della società, delle materie di

studio, le competenze personali e di interazione con gli alunni e con i colleghi, con i genitori, le capacità

operative di insegnamento, delle tecnologie informatiche, di progettazione e di valutazione.

- La formazione iniziale

La legge vigente prevede che si svolgano percorsi quinquennali nelle università (scienze della

formazione) e di laurea specifica con ammissione a numero programmato. La formazione iniziale

degli insegnanti di scuola superiore secondaria in Italia è stata focalizzata principalmente sui

contenuti tralasciando aspetti didattici e i bisogni formativi dei ragazzi. Nella maggior parte dei casi

gli insegnanti hanno imparato la pratica direttamente sul campo senza alcuna guida. Il processo

intergovernativo per la creazione di un’Area europea dell’istruzione superiore (processo di Bologna)

che è stato avviato nel 1999, non ha ancora un impatto sulla preparazione degli insegnanti; non è

stato ancora attuato il processo di Bologna anche perché non è facile la trasferibilità delle soluzioni

da un sistema scolastico ad un altro a causa del peso delle tradizioni in ambiente formativo. La

commissione Europea ha collaborato con parte degli stati membri dell’UE ad un indagine dell’OCSE

per raccogliere informazioni sulla formazione degli sviluppi, ha delineato proposte e sta lavorando

per migliorare la qualità della loro formazione. L’unione Europea propone di adoperarsi per garantire

una formazione di alta qualità nella gestione della scuola per gli insegnanti, migliorare il

reclutamento e la formazione dei dirigenti scolastici. Per gli insegnanti si impegna affinchè abbiano

accesso a programmi efficaci di sostegno, abbiano un adeguato supporto di mentoring per tutta la

loro carriera, ci sia equilibrio tra studi basati sulla ricerca e la pratica didattica. Oggi i processi

formativi devono essere progettati secondo le indicazioni fornite dai Descrittori di Dublino che

invitano a rivolgere maggior attenzione all’uso delle conoscenze ed alle forme di verifica; questi

definiscono quali sono i risultati dell’apprendimento comuni a tutti i laureati di un ciclo di studi

1. . I descrittori relativi al primo ciclo (laurea triennale) comprendono dimostrare conoscenze e

capacità di comprensione in un campo di studi di livello post secondario, saper applicare le

conoscenze e le capacità di comprensione dimostrando un approccio professionale al lavoro,

possedere competenze adeguate a risolvere problemi e ideare e sostenere argomentazioni.

2. I descrittori del secondo ciclo (laurea magistrale) comprendono dimostrare capacità e conoscenza

di comprensione che estendono e rafforzano quelle del primo ciclo e consentono di elaborare e

applicare idee originali, comprensione e soluzione di problemi nuovi inseriti in contesti più ampi.

Le finalità della scuola in passato consistevano nel selezionare pochi soggetti (Riforma Gentile 1923)

mentre oggi si deve fornire a tutti le competenze necessarie ad alto livello, bisogna mirare

all’inclusione, grande peso assume il tirocinio.

- Il tirocinio

Il tirocinio svolge un ruolo importante di orientamento e di formazione per gli studenti, con il

tirocinio il futuro insegnante ha la possibilità di conoscere i contesti reali della professione, di

cimentarsi in casi concreti, di acquisire criteri di controllo e di verifica della preparazione teorica,

sperimentando un modello di apprendimento come ricerca e come progetto. L’esperienza pratica

del futuro insegnante è più significativa quando è parte integrante del processo di studi nelle sue

diverse fasi e non è separata dalle attività di istruzione formale. L’obiettivo del tirocinio è far si che

gli studenti affianchino alla conoscenza della materia che insegnano le competenze pedagogiche e la

capacità di utilizzare metodi avanzati di insegnamento, che imparino a collaborare con gli altri

insegnanti, con i genitori e i soggetti rappresentanti la società. Si parla molto di insegnante

ricercatore, abituando i giovani a sviluppare pratiche basate sulla ricerca, ad analizzare secondo

criteri espliciti i problemi da affrontare.

Il tirocinio è efficace se non si esaurisce in esperienze di semplice immersione nei contesti di lavoro

scolastico ma si caratterizza come esperienza progettuale e riflessiva, con la costruzione e

l’attuazione di un vero e proprio progetto di tirocinio. La stesura di un progetto di tirocinio aiuta

nell’organizzazione dei tempi, degli spazzi, dei mezzi e delle risorse, nel saper selezionare.

Il mentoring oltre a facilitare lo sviluppo professionale, offre supporto emotivo e psicologico,

sostiene l’auto riflessione, la capacità di problem solving, di relazione con gli alunni e con i colleghi.

Lo status dei docenti può essere sostenuto dall’uso del portfolio, uno dei primi sostenitori del

portfolio fu L. Shulman che lo definì come ‘’una storia documentale strutturata di una serie di atti di

insegnamento, seguiti da un motore, suffragata da esempi di lavoro degli alunni e realizzata

attraverso la deliberazione, la conversazione e la riflessione. La realizzazione di un portfolio non

dovrebbe ridursi a una pratica burocratica perché esso documenta il cammino degli insegnanti.

- La formazione in servizio

La formazione in servizio degli insegnanti rappresenta un fattore decisivo nel processo di

miglioramento della qualità dell’insegnare e dell’apprendere a tutti i livelli di istituzione, è un lungo

percorso che continua dopo gli studi universitari di formazione, in una prospettiva di apprendimento

permanente in quanto la formazione iniziale non può fornire tutte le conoscenze e competenze

necessarie per gestire i vari compiti; i rapporti tra ricerca scuola e gli altri centri di formazione

devono essere rafforzati; è necessario diffondere buone pratiche , collaborare a progetti comuni,

partecipare a convegni, promuovere la pratica riflessiva e autoriflessiva. Gli insegnanti in trentino si

vedono riconosciute 10 ore di aggiornamento.

Secondo Wenger le Comunità di pratica sono gruppi di persone che si dedicano a un processo di

apprendimento collettivo in un campo condiviso; i componenti hanno in comune un interesse di

qualcosa che fanno e imparano a farlo meglio nell’interagire reciprocamente; sostiene inoltre che

l’apprendimento in Comunità di pratica implica lo sviluppo di strutture sociali in parallelo con la

trasformazione personale. Un aspetto ancora trascurato è l’attenzione ai contatti internazionali. Il

confronto con gli altri stati è un meccanismo di accrescimento della qualità, legato allo scambio di

informazioni, di esperienze e buone pratiche. Secondo Daly le Comunità di apprendimento in rete

CAR mirano a stabilire sostegno reciproco tra gruppi di scuole, autorità locali dell’istruzione e

università attraverso la collaborazione nella ricerca e nella pratica, le CAR possono essere coordinate

da organizzazioni di ricerca o scuole. Le reti tra scuole accelerano l’innovazione e aiutano a prevenire

errori osservando come le innovazioni funzionano altrove. Da incentivare è l’uso dei programmi

internazionali disponibili di scambio, Programma di apprendimento permanente (lifelong learning

programme). Incentivare gli insegnanti a trascorrere un periodo di mobilità in altri paesi europei

costituisce un motivo di sviluppo professionale. In passato le università sono state collegate tra di

loro su scala europea, come l’esperienza dei clerici vagantes. Gli scambi internazionali ben preparati

aiutano a smantellare i pregiudizi

PROGRAMMAZIONE EDUCATIVA E DIDATTICA

Competenza “capacità di far fronte a un compito, o a un insieme di compiti, riuscendo a mettere in moto

e a orchestrare le proprie risorse interne, cognitive affettive e volitive, e a utilizzare quelle esterne disponibili

in modo coerente e fecondo”.

In passato la progettazione c’è sempre stata, soprattutto nel pluriclassi (era meno sistematica di oggi).

Con la didattica curricolare alla fine degli anni 70 la programmazione è diventata obbligatoria anche per il

maggior numero di docenti su una stessa classe, ma è anche interna a ogni singola materia (programmazione

sia macro che micro). La programmazione deve tener conto delle diversità sostenendo la motivazione degli

studenti. I programmi variano da stato a stato e possono essere sia a breve che a lungo termine, essi servono

per diminuire i rischi di improvvisazione, sia mentale che scritta. Una volta ci si basava più sui contenuti e

sulle strumentalità, dopo il ’68 si da molta importanza anche agli obbiettivi.

Il comportamentismo sostiene che tutto ciò che sappiamo si impara attraverso l’esperienza di vita (l’innato

non esiste) per questa corrente l’apprendimento dovrà essere particolarmente efficace, il precursore è

Pavlov (stimolo più rinforzo), il padre del comportamentismo è Watson (a seconda degli stimoli si cresce in

maniera differente).

Per Mager, uno degli esponenti, l’apprendimento deve essere dimostrabile, bisogna essere il più oggettivi

possibile, si stabilivano prima e in maniera sistematica gli obbiettivi da raggiungere che devono essere

dichiarati.

Gli obbiettivi sono stati sorpassati dalle competenze (capacità di contestualizzare) ci sono dei passaggi da

svolgere:

- Analisi della situazione iniziale: bisogni, prerequisiti, interessi, punti forti e deboli. Risorse: spazi,

tempi, strumenti

- Finalità – obiettivi competenze

- Conoscenze, processi, abilità

- Mezzi metodi, forme organizzative, coinvolgimento alunni, Sussidi (tradizionali, digitali ecc,)

- Verifica, (auto) valutazione, (espressione della valutazione), supporto.

Finalità – Obiettivi dove possibile, osservabili, quantificabili, misurabili (Mager), dichiarati, praticati.

Avere chiari i risultati attesi. Competenze cittadinanza attiva.

Sono state create delle tassonomie da Bloom (classificazioni) rispetto agli obbiettivi preposti:

1. Acquisizione delle conoscenze

2. Comprensione

3. Applicazione

4. Analisi

5. Sintesi

6. Valutazione

L’obiettivo non è insegnare ‘le discipline’, ma insegnare ‘con le discipline’. È meno importante l’ammontare

quantitativo delle nozioni imparate rispetto all’interesse per l’apprendimento, alla curiosità di sapere. C’è da

chiedersi quale responsabilità abbia la scuola rispetto alla scarsa abitudine degli adulti a frequentare

biblioteche, a leggere libri e giornali. Lo sviluppo delle strategie di conoscenza dipende da come i contenuti

delle singole discipline sono stati appresi e da come da essi l’allievo ha estratto procedure, regole, strategie

utilizzabili anche in altre situazioni. L’apprendimento di contenuti e di processi è veicolato da metodi idonei

di insegnamento, che influiscono sui progressi degli allievi. Le discipline sono finalizzate a conoscere il

mondo, non sono fini a se stesse, dovrebbero essere legate tra loro, va favorita la curiosità di sapere, la

voglia di leggere libri, il modo con cui si insegna va a influire molto sull’apprendimento da cui si estraggono

procedure, regole e strategie. Alla scuola si chiede organicità dell’apprendimento quello scolastico è più

sistematico di quello trasmesso dai media.

L’insegnamento può essere organizzato in moduli, unità formative autosufficienti e cumulabili secondo

rapporti di rete con altri percorsi di apprendimento; ogni modulo dovrebbe comporsi di una sezione iniziale

(obiettivi, conoscenze precedenti richieste, collocazione del modulo rispetto a quelli che lo precedono e lo

seguono), un corpo centrale (contenuti di apprendimento), prove di verifica strutturate e semistrutturate,

lavoro di consolidamento e di recupero.

Occorre accertarsi che le persone capiscano le basi principali prima di presentare nuovo materiale,

spiegando il significato dei termini usati in modo interattivo ed accessibile, cercando di esemplificare in base

alla situazione personale degli interessati, aiutandosi con ausili iconici, mimica, simulazioni. E' costruttivo

sollecitare la partecipazione dei discenti motivandoli a porre interrogativi ed a intervenire con proposte;

quando domandano, essi superano l'atteggiamento passivo di chi si limita a rispondere e ad attendere un

giudizio.

Ci sono più tipi di obiettivi: a lungo, medio e breve termine.

La scuola ha il compito di cogliere i nodi essenziali del sapere, i nuclei fondanti, la struttura delle discipline.

Opportuno è focalizzare l’insegnamento sull’acquisizione di competenze di base nei vari settori, sulla

creazione dei presupposti per ulteriori apprendimenti, evitando il nozionismo. Quando si scelgono dei

contenuti bisogna tener conto della qualità, lo scopo è quello di creare delle competenze basi di vari settori,

si deve evitare il superficialismo e l’attualismo. 

Importante è la struttura della materia (Bruner) una base, un qualcosa di specifico per quella materia.

Comenio è il fondatore del metodo ciclico, ci sono più livelli/ gradi di apprendimento che man mano vanno

approfonditi. Le modalità secondo le quali si attuano di volta in volta le scelte relative ai contenuti da far

oggetto di insegnamento sono collegate a

- la rilevanza che ad essi viene attribuita nell’opera formativa (programmi, bisogni, collocazione spazio-

temporale, età degli alunni, interessi).

- il collegamento con le finalità e gli obiettivi (con consapevolezza rispetto alle componenti valoriali, civiche,

religiose, ideologiche ecc.), - l’adeguatezza al livello di sviluppo intellettivo e psico- sociale, al patrimonio di

esperienze dell'alunno, con l'importanza che i singoli argomenti occupano nella società e nella cultura.

LA DISLESSIA (DSA)

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la dislessia è la difficoltà nella lettura che si manifesta in

soggetti in età di sviluppo in assenza di deficit cognitivi, neurologici, sensoriali e psicopatologie primarie.

Spesso è collegato a altre complessità, è specifica in ogni singolo caso. I dislessici hanno sistemi di

processing diversi, leggere per loro non è un automatismo (movimenti saccadici, fissazioni > come si muove

l’occhio, noi leggiamo a ‘pacchetti di parole’). I dislessici possono avere anche problemi di disgrafia,

disprassia disritmia e discalculia.

Discalculia vi è incertezza nell’uso dei numeri, errori nel contare sia in avanti che all’indietro, difficoltà a

scrivere i numeri in colonna. Il bambino non ha comprensione per i sistemi di posizione decimali, sbaglia a

contare (ed a incolonnare) nelle addizioni e nelle sottrazioni, confonde i simboli delle operazioni, non ricorda

le formule se non può farsene un’immagine sensata.

Fra i sintomi secondari: disturbi nel coordinamento oculo-manuale (per le figure), caratteristiche tipiche di

personalità e disturbi del comportamento, che peggiorano la debolezza nel calcolo: come ansia, difficoltà di

concentrazione.

Anche nel profitto in scienze naturali (chimica, fisica e informatica) si riflette la discalculia, perché anche qui

si richiedono un pensiero e una capacità di rappresentazione di tipo matematico; questi ragazzi capiscono i

problemi matematici solo se si insegna loro come rappresentarseli; spesso seguono vie diverse da quelle

prescritte e non le sanno rendere esplicite. Così sanno usare bene il computer, ma non sapranno spiegare le

definizioni dei procedimenti che mettono in pratica.

Disgrafia la scrittura dei disgrafici è molto spesso disordinata e illeggibile; lo scrivere richiede un enorme

sforzo di energia e di tempo, tanto da interferire con l’abilità dello studente di esprimere le proprie idee. Il

soggetto impugna la penna in modo troppo forte, non sa rilassare la mano, cancella spesso e scrive la stessa

lettera diverse volte, oppure rifugge dallo scrivere; la scrittura può essere molto disordinata e illeggibile,

soprattutto sotto pressione in occasione di prove. Scrivere in modo espressivo richiede di sincronizzare

numerose funzioni mentali: concetti, organizzazione, memoria, attenzione, schemi motori. Nella complessa

attività di ricordare dove mettere la penna e come formare le lettere, il disgrafico dimentica quel che voleva

dire (soprattutto in lingua straniera). Difficoltà a riprodurre i segni alfabetici e numerici. Riguarda il grafismo

e non l’ortografia e la sintassi. Influisce anche sulle altre acquisizioni perché generalmente non permette la

rilettura e quindi l’autocorrezione.

Caratteristiche della disgrafia:

- Impugnatura scorretta

- Posizionamento corporeo inadeguato: il gomito non poggia sul tavolo, busto molto piegato

- Mancato ausilio dell’altra mano

- Ridotta capacità di utilizzo adeguato dello spazio del foglio

- Direzione del segno inadeguata ed inversione della direzionalità

- Difficoltà a riprodurre figure geometriche

- Alternanza di micro e macrografia

- Mancanza di scorrevolezza della mano che influisce sul tratto e sulla legatura delle lettere

- Pressione della mano troppo debole o troppo forte

Disprassia quando si è goffi

Disritmia non si sente il ritmo

Il disturbo deve essere riconosciuto presto attraverso una diagnosi accurata condotta da un professionista.

Per porre diagnosi di dislessia vanno escluse patologie neurologiche e sensoriali, si valuta solo a livello

intellettivo. I soggetti DSA riescono a leggere e scrivere brevi testi ma con uno sforzo esasperato di

autocontrollo che non può durare a lungo e inoltre i loro tempi di concentrazione sono limitati.

E’ comune considerare i dislessici pigri e svogliati ma essi hanno grandi pregi ognuno di forma propria.

Le difficoltà strumentali che incontrano i ragazzi con DSA possono essere: l’atteggiamento scorretto da parte

degli educatori (scuola e famiglia) che crea atteggiamenti rinunciatori, situazioni di ansia, aggressività,

apatia, atteggiamenti asociali o autodistruttivi, peggioramento continuo della situazione, senso di inferiorità

e di frustrazione di fronte all’insuccesso scolastico. Quando questo problema non viene affrontato in

maniera corretta e adeguata si arriva a meccanismi di emarginazione e espulsione/abbandono da parte degli

allievi in difficoltà della scuola. Per far sì che gli alunni con DSA riescano ad ottenere successi nello studio è

necessario un lungo e paziente percorso di supporto didattico e personale che sappia ridare loro fiducia nelle

proprie capacità di riuscire. Indispensabili sono un clima di fiducia e comprensione, un rapporto umano

positivo, serenità da parte degli educatori, accettazione e incoraggiamento. Tutti siamo diversi uno dall’altro.

Problemi di apprendimento riconducibili a: differenze di apprendimento: stili, ritmi, potenzialità

disabilità

Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) - handicap indotti

Bisogni Educativi Speciali (BES) svantaggi di tipo socioculturale e affettivo

Non sono identici i casi di dislessia fra loro, ci sono diversi gradi di gravità. L’indicatore più evidente è la

discrasia fra capacità generali del soggetto, dotato di un quoziente intellettuale nella media, e abilità con i

codici scritti.

L’apprendimento autoregolato SRL (self regulated learning) in base al modello di Zimmerman l’SRL

comprende tre prospettive:

- pianificazione

- esecuzione monitorata

- valutazione

Gli individui che apprendono in maniera autoregolata sanno cosa vogliono imparare e perché, pianificano e

controllano il loro processo di apprendimento, definiscono i loro obiettivi e scelgono le strategie di

apprendimento più adatte per raggiungerli e sanno verificare i risultati ottenuti. Dal punto di vista emotivo,

non si scoraggiano di fronte gli insuccessi ma usano strategie per superarli, hanno spesso motivazioni

intrinseche e sviluppano la consapevolezza di far fronte ai problemi. Tale competenza auto regolativa

richiede insegnamenti adeguati, ambienti flessibili, organizzando apprendimenti attivi, dando feedback

appropriati e incoraggiando a rivalutare i propri risultati.

Di solito i bambini coinvolti ‘ribaltano’ le lettere dell’alfabeto, non hanno il senso dell’ordine, hanno

distorsioni nella percezione analitica.

Che fare? Settori di attenzione e intervento:

- aspetto umano – relazionale accettazione, star bene, identità, autostima, motivazione

- accorgimenti educativi, didattici e organizzativi per tutti insegnamento: obiettivi, selezione dei

contenuti, metodi e sussidi, valutazione, orientamento, sollecitazione dei diversi stili di apprendimento,

metacognizione, sostegno alla fiducia in sé, alla capacità di farcela. Misure specifiche, interventi

compensativi ( uso di strumenti diversi che compensano, il computer per esempio), dispensativi (togliere

qualche compito, dispensato dallo scritto in alcune lingue).

L’alunno con DSA:

- deve sapere che non è stupido, che il suo cervello funziona in modo non comune

- che deve lavorare più degli altri

- ha ottime capacità che emergeranno nella vita adulta (se non sarà umiliato da troppe frustrazioni

scolastiche), se saprà instaurare un buon rapporto con la sua specificità

- ha bisogno spesso di procedimenti diversi rispetto a quelli comuni e di settori in cui poter mostrare a sé

stesso e agli altri che sa e sa fare.

La scuola:

Può essere favorito o, al contrario, messo in crisi il processo di sviluppo armonico della personalità dei

soggetti: strutturazione dell’io, rispetto e fiducia in sé, identità, equilibrio, autonomia. Occuparsi dei ragazzi

con qualche difficoltà non va a detrimento di quelli bravi, se si lavora bene, va a vantaggio di tutti. In ambito

educativo si raggiungeranno i risultati attesi solo se si metteranno in atto su larga scala, con saggezza, le

indicazioni più aggiornate provenienti dalla ricerca scientifica, così come già avviene negli altri campi (es.

medicina, agricoltura ecc.).

Gli insegnanti:

Comprensione va ai docenti, ai quali si chiede sempre di più, ma almeno possono non peggiorare la

situazione e non cedere a tentazioni di delega (agire senza mettere in difficoltà l’alunno). In Italia solo gli

insegnanti migliori si stanno aggiornando ed hanno imparato a capire questi alunni, gli altri continuano a

distruggerne le capacità, ad estirpare in loro la gioia di imparare, ed a togliere loro ogni forma, anche

elementare, di autostima, condannandoli con assurde e inutili bocciature e provocando così uno sperpero

incalcolabile di capitale umano.

Insegnanti responsabili dell’intervento - insegnanti di classe - requisiti e ruolo:

- conoscenza delle caratteristiche della dislessia

- attenzione alle potenzialità e non solo alle difficoltà (cioè far lavorare su quello che un ragazzo sa fare,

inserendo di volta in volta piccole unità più difficili)

- collaborazione con i genitori

- eventuale insegnante referente su dislessia - è un riferimento per i colleghi avendo una formazione

specifica sul problema – aiuta nel riconoscere gli alunni da segnalare - fornisce informazioni, materiali

didattici e di valutazione specifici - è in contatto con gli enti specialistici per la diagnosi - è coinvolto nella

programmazione didattica quando ci sono alunni con dislessia.

Programmazione degli interventi:

- valutazione iniziale e monitoraggio

- individuazione dei bambini da avviare all’intervento

- controllo periodico dell’andamento dell’intervento

- individuazione degli aspetti carenti, dei punti forti

1. Scelta delle aree di intervento: materiali, attività, programmi, definizione della durata, dei tempi di

lavoro, della frequenza, degli aspetti organizzativi e metodologici

2. Modalità di lavoro: differenziato all’interno della classe, in coppia o nel piccolo gruppo (3 – 4 bambini),

individuale.

3. Valutazione finale (efficienza/efficacia immediate) e a distanza

4. Inquadramento (contestualizzazione) dell’intervento: collocazione all’interno del POF, definizione di un

“Progetto”, inserimento nella programmazione di classe, nel portfolio .


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararmanini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Bombardelli Olga.

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