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Pedagogia generale

Tali saperi vanno connessi alla ricerca e confrontati con le tradizioni, così da restituirli agli alunni come

risorse, con la promozione di una cittadinanza democratica e sociale, cognitiva, capace di comprendere ed

indagare, criticare la realtà. Il modello universale di formazione umana si deve radicare nel concreto ma

puntare al suo superamento, all’emancipazione.1999 regolamento dell’autonomia: corpo docente può

strutturare l’offerta formativa così la scuola si può riqualificare in una scuola di qualità e di massa.

25. Pedagogia di genere

L’esplosione della questione femminile (68) ha messo all’ordine del giorno la presa di coscienza da parte

della collettività del doppio sfruttamento operato nei loro confronti sul piano materiale e su quello del

linguaggio e della psicologia. Tale occultamento ha prodotto una cultura discriminatoria, negandone il

ruolo nella società, cancellando la differenza. La frontiera del femminismo ha sviluppato un lavoro teorico

vasto e originale. L’orizzonte del gender come ricerca di una soggettività sessuata a salvaguardia di una

diversità che si fa paradigma necessario per un’esistenza femminile nella sfera politica, sociale, giuridica

ed educativa. La donna non deve cercare di omologarsi ma riconoscersi nella differenza. Negli anni

ottanta-novanta il modello di emancipazione era volto a conquistare le pari opportunità, poi quello della

differenza che rivendicava la specificità femminile. Il primo ha prodotto una serie di indagini sulla funzione

educativa che svolgono la famiglia e la scuola mostrando come la madre sia la prima responsabile

dell’apprendimento di ruoli, rafforzando i pregiudizi e gli stereotipi (così come fa la scuola). Sull’altro

versante si sono messi in risalto i limiti dell’approccio all’emancipazione perchè riproponeva

l’omologazione ai valori maschili, una parità giocata dentro un universo solo maschile. Il femminile si

caratterizza per una modalità comprendente di conoscenza che coniuga il momento razionale con quello

emozionale dei sentimenti. La ped della differenza ha messo in risalto questo e come l’esperienza

femminile sia contrassegnata dalla cura, dall’accoglienza, responsabilità, dando vita ad un’etica

dell’educazione mai riconosciuta socialmente. Negli anni più recenti vi è stato un ripensamento critico dei

concetti di genere e differenza per rivolgerli verso concetti più ampi. Le differenze si moltiplicano ed è su

queste nuove differenze che la pedagogia di genere può prospettare percorsi formativi rivolti alle

specificità individuali. Il genere si afferma come riflessività a partire dalla parzialità di una prospettiva che

permette di significare la propria soggettività e il proprio iter formativo.

Parte terza - 26. Introduzione

L’intera storia della pedagogia è contrassegnata dalla questione chiave del trinomio educazione/

istruzione/formazione. L’educazione: ogni attività educativa, di fatto, reca un orientamento che si

sostanzia in modelli axiologici e in paradigmi educativi. In ogni educazione è da ravvisare un carattere di

conformazione. Essa viene a declinarsi come istruzione e formazione: istruzione nella misura in cui educa

attraverso apprendimenti volti al perseguimento di precise competenze, e formazione, ossia processo che

contrassegna l’individuo come tale rendendolo responsabile del proprio percorso. Formazione poi, come

prendere forma, è in costante dialogo con la dimensione culturale, un processo circolare di uscita da sé,

oggettivazione nella cultura e di appropriazione della cultura in vista di una possibile sintesi personale per

darsi forma. Vi è un connubio tra pedagogia e utopia che è consustanziale, reciprocamente costitutivo e

declinabile non solo verso l’altrove ma come una riattivazione costante delle forze latenti presenti nello

spazio della formazione. Tale tensione emerge nel confronto tra idea tradizionale di cultura e le nuove

forme della cultura di massa. Negli anni 60 la categoria della formazione prende più corpo come critica

dell’educazione, che esamina i limiti del processo educativo ma che allo stesso tempo delinea una

intenzionalità formativa.

27. L’educazione e l’antinomia libertà-autorita

L’educazione si è sempre manifestata come una relazione asimmetrica, verticale, colui che sa e colui che

ignora, l’adulto e il bambino. Un principio di autorità educativo che poggia su un vincolo tra il forte e il

debole. L’autorità educativa, però, non è qualcuno che uno possiede e qualcun altro no, è una relazione

tra persone. Il rapporto educativo ha sempre richiesto la presenza di due momenti fondamentali: una

determinata libertà e una soggezione della propria volontà a quella dell’altro. Nel rapporto educativo

libertà e illibertà non sono antitetiche ma si pongono in un rapporto di fondazione e dialogo in cui la

libertà è condizionata dall’illibertà: solo un uomo libero può non esserlo. L’esercizio di un’autorità

educativa è sovente giustificato all’insegna del suo essere necessariamente asimmetrica, in vista

dell’emancipazione della libertà del fanciullo.

Pedagogia generale

Secondo l’educazione classica si arriva a essere se stessi, a pensare e a giudicare, proprio ammirando e

imitando i modelli. Il maestro o l’educatore diventano rappresentanti dei modelli educativi ed è da essi

che ottiene la sua autorità. Ma si possono creare esseri liberi con messi coercitivi? Donare equivale a

mostrare la propria superiorità e ricevere a subordinarsi. Questa tesi non sfugge all’accusa di essere

elitaria. La cultura “liberale” è riservata ad una minoranza, a coloro che sono chiamati ad occupare i posti

di comando e forma perciò capi più che uomini liberi. Le “nuove pedagogie” non rifiutano però l’autorità,

vedono piuttosto nel maestro la persona risorsa che aiuta gli alunni, è un’autorità funzionale, legittimata

dal bisogno. Un limite degli approcci attivistici in campo educativo è di non fornire nessuna soluzione

chiara e coerente alla questione dei contenuti dell’insegnamento. Infatti o non si affronta il problema,

lasciando gli allievi liberi di esprimere quello che vogliono, o si ritiene che debbano acquisire l’essenziale

dei contenuti. Cosa fare se si vuole ricorrere all’imposizione? Giocare d’astuzia. Come si vede si arriva al

paradosso del processo educativo - Rousseau, l’Emile - in cui sottolinea il diritto alla libertà del fanciullo e

la presenza dell’autorità dell’educatore che deve manifestarla in modo occulto e non manifesto inducendo

il fanciullo a comportarsi come l’educatore stesso vuole. L’autorità non è forza fisica ma necessità di

esplicitare al fanciullo il fatto che si sta esercitando su di lui una costrizione che lo conduca all’uso della

libertà.

28. La critica dell’autorità e i movimenti di protesta

La critica dell’autorità ha caratterizzato gli anni 50 e 60. Il movimento di contestazione studentesca del 68

estende la sua critica a tutte quelle istituzioni fondate sul principio di autorità: famiglia, chiesa, fabbrica,

ospedali, scuola. Questo è eredità culturale della scuola di Francoforte, in cui esponenti si erano

interrogati in merito alle origini del consenso di massa all’interno dei regimi totalitari dell’epoca.

Autoritaria è la famiglia, che riproduce ruoli predefiniti e stigmatizza comportamenti devianti, reprime la

personalità puntando al conformismo e all’obbedienza passiva. Il padre è colui che di fronte al figlio non è

tanto modello quanto riflesso. La famiglia è il luogo della morte del dubbio, dove il giovane viene guidato

verso una sottomissione sociale, un ribellismo privo di mete, sacrificando le possibilità di esperienze

creative. In quegli anni il rifiuto della famiglia si accompagna ad un’apertura di spazi, di occasioni di

formazione e di figure di riferimento.

29. La scuola tra autoritarismo, democrazia, emancipazione

Negli anni 60 maturò una serrata critica delle strutture, in particolare all’interno delle Università gli

studenti volevano prendere parte delle decisioni prese dall’alto, sostenendo un modello educativo e

formativo fondato sulla partecipazione, sulla cooperazione, l’autogestione, la creatività, l’autonomia. Un

processo di democratizzazione dell’università che sottolinea come queste questioni pedagogiche siano

strettamente connesse con la dimensione politica. Una società è democratica solo se forma veri

democratici (Dewey). Una società democratica si riconosce dal fatto che non è votata ad un valore ma a

diversi valori, che non dipendono dal potere. Uno stato democratico deve permettere ad ogni individuo di

trovare il senso della propria vita da adulto. Il vero dibattito non è tra una libertà e un’autorità astratte ma

tra le differenti figure di autorità: quale è più adatta ad educare, a formare alla libertà? Il soggetto è

auctor, attore ed autore del proprio processo di formazione.

30. Il rilancio dell’utopia nella pedagogia

La categoria dell’utopia appare essere un elemento costitutivo del discorso pedagogico. La pedagogia è

enucleazione del possibile, costruzione di progetti, l’utopia reca in sé un’istanza pedagogica in quanto

trasformazione del soggetto. Essa appare contigua alla ricerca di possibilità ma anche connessa alla

temporalità. Tale istanza utopica si esplica anche come critica del presente, in quanto in grado di

proiettarci in luoghi, tempi e scenari altri, nuovi. L’utopia si manifesta come critica delle istituzioni, dei

valori e delle funzioni, propri del sistema educativo facendo emergere contraddizioni e aporie. Tale

categoria deve concretizzarsi in una progettualità alternativa, in una critica storico-sociale. Il movimento

sessantottino recava in sé una forza distruttrice e riformatrice, un’esigenza progettuale orientata a

disegnare a priori i contorni di un modo migliore secondo principi di uguaglianza e un’istanza di

liberazione individuale connessa alla libera espressione di sé, un’antinomia non indifferente. I movimenti

studenteschi europei tendevano non a concepire il conflitto in termini economici (Marx) ma in termini

culturali, una liberazione e non una marxiana rivoluzione.

Pedagogia generale

La tensione verso l’ulteriorità entro una temporalità del qui ed ora, del proprio farsi, reca in sé una critica

dell’educazione come tale, intesa come modello conformante che anticipa le possibilità del nostro divenire

persone. Lo slancio immaginativo, la capacità di sognare tipici dell’utopia devono possedere una

pregnante materialità, deve essere un sogno diurno, ad occhi aperti, un’utopia concreta. L’utopia reca in

sé un altrove capace di mutare aspetto e forma, che ha come condizione d’esistenza l’attività

immaginante come tale.

31. Il soggetto tra crisi e progettualità

La pedagogia guarda all’uomo nella sua dimensione di totalità ma al contempo ha colto gli elementi di

elaborazione in quanto soggetto in formazione. E’ orientata a promuovere la libertà lo sviluppo e

l’emancipazione del soggetto stesso. Nei primi decenni del Novecento si ha la crisi del soggetto

moderno, incrinato dalla psicoanalisi (inconscio che ci piega al servizio del desiderio) ma non solo,

linguistica, politica, antropologia hanno indebolito la centralità del soggetto. Morte dell’uomo (Foucault

1966): bisogno di ripensare in maniera critica il soggetto, mettendo in evidenza i limiti di un’idea di

soggetto come coscienza pura e rilanciando l’idea della soggettività come qualcosa in costante

costruzione e ricostruzione, un soggetto contrassegnato da fragilità, debolezze, regressioni, animato da

una progettualità permanente e mai conclusa. Rendere le persone soggetti, secondo Foucault, è

assoggettarle ad un regime di governabilità. (Follia: la ragione e la razionalità hanno bisogno del folle per

poter essere validate e scoperte).

32. Soggetto, eros e politica negli anni della contestazione

Negli anni sessanta il movimento dà l’opportunità all’adolescente di considerarsi per la prima volta nella

storia non come una semplice età di passaggio ma il come fase cruciale del farsi persona, con un radicale

bisogno di critica, trasformazione e utopia. L’adolescenza diventa così l’età della ricerca, della crisi. Una

seconda nascita che non è più come in passato atto all’età adulta ma il risultato di una discontinuità che le

conferisce uno statuto antagonistico nei confronti della “società dei padri” del tutto assente in passato.

Questo nascere per vivere si trasforma in una rivendicazione di rigenerazione contro gerontocrazie

politiche e culturali. La sessualità diventa rivendicazione di un valore dirompente e creativo, rivendicazione

del libero possesso di se stessi, la sessualità liberata rappresentava un soggetto “non alienato”. Secondo

Reich l’uomo nasce libero però poi è condizionato dalla società. L’accettazione della sessualità presenta la

molla del cambiamento che premette una più ampia lotta di liberazione politica.

33. Soggetto, linguaggio, emancipazione

Il sessantotto presenta il rifiuto di una tradizione di principio, di rappresentanza che deleghi gli adulti,

segna una esplosione dell’oralità, di un bisogno di parlare e parlarsi, confrontarsi. Durante gli anni

sessanta c’è una proliferazione di sloga con nuovi linguaggi e nuove forme di espressività che si riversano

in un nuovo lessico. Si diffondono gerghi. Tale processo di liberazione linguistica ed espressiva si inserisce

dentro il processo più ampio di liberazione dei linguaggi del corpo, dell’eros e della sessualità. Una nuova

ricerca e ridefinizione di sé, della propria identità e del farsi come nuovo soggetto sociale. La liberazione

del corpo significa anche esibizione orgogliosa di esso, nella sua nudità. La conquista della parola significa

quindi esperienza diretta della democrazia, necessità di un pensiero critico, la rivendicazione

dell’autonomia e il potere dell’immaginazione.

34. Conclusione - per una formazione postmoderna

Il soggetto umano è sempre più chiamato a farsi carico del proprio divenire educativo/formativo, attore

del proprio “farsi” persona, ad assumersi l’impegno e la responsabilità del proprio percorso formativo. I

contenuti e i metodi del processo formativo non devono e non possono essere rigidamente fissati ma

diversificati in un’ottica di pluralismo ed interdisciplinarità. Diventa per l’uomo sempre più impegnativo

pensarsi in termini di formazione e sviluppo, mettere insieme frammenti ed esperienze del divenire,

cercando di dare una direzionalità al proprio divenire. E’ necessaria una costante interpretazione delle

proprie esperienze, in maniera critica, che permetta di capire le proprie conoscenze e capacità. Ad entrare

in crisi è il mito dell’adulto che veniva tradizionalmente posto come modello. La categoria della

formazione appare oggi lontana dallo svolgersi lungo una temporalità lineare ed evolutiva, sembra al

contrario esplicarsi in base ad un decorso temporale segnato da scarti, rotture, avanzamenti e

arretramenti, secondo una discontinuità di fondo.

Pedagogia generale

T1

Educazione è un vocabolo polisemico, ambiguo, con quattro significati principali:

• istituzione (insieme delle strutture che hanno lo scopo di educare)

azione (esercitata dalle generazioni adulte su coloro che non sono ancora pronti per la vita sociale |

• sviluppo più completo possibile delle attitudini di ogni persona)

contenuto (curriculo, che però non è solo acquisizione delle conoscenze ma anche trasformazione

• profonda dell’individuo)

risultato (esito dell’ed. come azione applicata all’ed. contenuto nell’ambito dell’ed. come istituzione)

T2

L’educazione ha il compito di liberare l’individuo dai condizionamenti che lo tengono soggiogato. Due

dimensioni prendono parte a questo processo: quella critica, che rimanda all’esigenza di una formazione

fondata sulla cultura artistica e filosofica, e quella utopica, che rimanda ad una formazione proiettata oltre

la società attuale verso una liberazione totale. I giovani sono il punto di legame tra passato e futuro

(apertura possibile che il presente accoglie sempre in sé). La gioventù è il luogo metaforico dove si colloca

e agisce la speranza che ha origine nell’infanzia, da valorizzare e difendere. Adorno afferma che la

pedagogia deve prendersi carico di creare un nuovo soggetto, affinché Auschwitz non si ripeta

l’educazione deve combattere contro vincoli ideologici e psicologici che inibiscono la capacità di amare e

di rifiutare le barbarie. L’impegno educativo va finalizzato all’autonomia e al senso critico sin dall’infanzia.

La base per tutto ciò è il capovolgimento dell’attuale assetto educativo destinato all’autoritarismo, a

garantire repressione e sottomissione. L’uomo moderno vive in una condizione di squilibrio e

frammentazione dovuta al prevalere della logica dell’utile sociale dei vantaggi materiali, la separazione tra

mezzi e fini, tra lo spirito e la ragione. E’ necessario mettere in discussione i rapporti di dominio che

permeano la società borghese, a iniziare da quello dell'uomo sulla natura.

T3

Con l’istruzione pubblica di massa si moltiplicano le scienze dell’educazione. Gli operatori educativi

devono sapere un linguaggio comune competente nei vari settori. Vi è una circolarità delle conoscenze. Lo

schema è approssimativo, omissioni come filosofia dell’educazione o pedagogia generale non rientrano

perchè non possono occupare una posizione determinata e sono un momento di riflessione critica

sull’insieme.

T4

Il tema problema che unisce tutte le posizioni è l’intenzionalità del pensare e dell’agire, contrassegno

specifico della pedagogia.

T5

L’unica via che smaschera l’autentica essenza dell’umano è la Bildung. La formazione si autentica come

autoformazione. Il concetto tedesco di cultura aveva come nucleo una forte tendenza apolitica o

antipolitica, politica e Stato rappresentavano la mancanza di libertà, rappresentata invece dalla cultura.

Per Schiller la contemplazione dell’arte è frutto di una duplice libertà: del soggetto contemplante e

dell’oggetto contemplato. Ogni oggetto “immenso”, così da rendere la sua rappresentazione difficile, è

definito da S. sublime. Solo la sensibilità unita alla ragione raggiunge questa dimensione. Le attività dello

spirito qualificano la persona umana in modo permanente e tra queste il gioco è quella che

contraddistingue l’essere in tutto il suo spessore umano.

T6

Tradizionalmente insegnamento di scientificità e classicità sono visti come distinti e opposti. Entrambi i tipi

di educazione però nacquero come rivolte contro l’autorità. Gli umanisti rinascimentali (500) vogliono

liberare i loro studenti dalla Chiesa. Nell’Ottocento lo scienziato di laboratorio era l’eroe della cultura

moderna, ciò significò una critica implicita nei confronti di una nuova scolastica. Entrambi gli

apprendimenti sono in grado di aprirci la mente perchè qualsiasi modo di liberare l’iter della ricerca ed

evitare che il pensiero si imprigionato è liberatorio. Umanesimo rinascimentale e scienza di laboratorio ci

liberarono dal pregiudizio ma ce ne diedero un altro, di natura diversa. Considerare in qualsiasi caso

l’uomo come in cerca della verità e vedere le figure del passato come coloro che hanno aggiunto un

mattoncino in questa ricerca. Dare agli studenti un’occasione per il culto degli eroi, mostrando come

grandezza intellettuale è grandezza nel risolvere i problemi.

Pedagogia generale

T7

Tre capacità sono essenziali per coltivare l’umanità nel mondo attuale:

• giudicare criticamente se stessi e le proprie tradizioni, non accettando credenze come vincolanti solo

perché trasmesse, mettere in gioco tutte le credenze e accettare solo quelle che resistono alle richieste di

coerenza.

• concepire se stessi non solo come membri di una nazione o di un gruppo ma come esseri umani legati

ad altri esseri umani da interessi comuni e dalla necessità di un reciproco riconoscimento. Spesso

sbagliamo a negare le differenze, ritenendo che le esistenze lontane debbano essere come le nostre.

Coltivare l’umanità in un modo complesso e interdipendente significa comprendere come i bisogno e gli

scopi comuni vengano realizzati in modo diverso ed in circostanze diverse.

• avere immaginazione narrativa, la capacità di immaginarsi nei panni di un’altra persona, capire la sua

storia, intuire le sue emozioni e i suoi desideri, mantenendo comunque ferma la nostra identità. Un primo

passo verso la comprensione dell’altro è essenziale per ogni giudizio responsabile.

Vivere la condizione di cittadini in maniera intelligente richiede più di queste capacità, economia, filosofia,

teoria politica, conoscenza scientifica sono solo alcune di queste.

T8

Negli anni ’50 e ’60 ci fu la necessità di pensare non l’educazione, quindi creare nuove teorie filosofiche,

ma analizzare l’insieme delle sue problematiche, pensare all’educazione e intervenire efficacemente nelle

strutture formative. Gli itinerari di pedagogia in quegli anni erano tutti connessi a programmi di interventi

scolastici, influenzati politicamente. Una prima fase della p negli anni ’60 fu una critica della pedagogia

stessa; contemporaneamente fu criticata l’istruzione scolastica, troppo dipendente dal potere. Nei primi

anni ’70 un nuovo interesse politico per il pedagogico-scolastico fa si che si sviluppi una nuova e forte

letteratura pedagogica-didattica. L’esigenza di una ped scientifica sembrava farsi più forte quando si

dichiarava aperta la crisi della ragione scientifica. L’interdisciplinarità della pedagogia era in grado di

sollevarla da uno stato di ideologia e filosofia che però le faceva anche subire un’emarginazione a

vantaggio di saperi più specifici.

T9

Complessità: paradosso dell’uno e molteplice, tessuto di fatti, azioni, interazioni con i lineamenti

dell’ambiguità, del disordine, dell’incertezza. Da qui necessità di ordine che però ha rischiato di renderci

ciechi. La complessità è tornata a noi per lo stesso cammino che l’aveva espulsa: la scienza che voleva

ordinare si è sviluppata in modo da rendere ancora più complesso il disordine precedente. L’obiettivo non

può quindi essere quello di ordinare ma di sensibilizzare alle carenze del nostro pensiero. La patologia

moderna della mente è l’iper-semplificazione che rende ciechi alla complessità del reale.

T10

I temi chiave delle pedagogie delle differenze in Francia sono stati il prologo dei temi italiani dove però la

pdd si presenta in maniera molto diversa. Innanzitutto in Italia è meno al centro del dibattito pedagogico,

inoltre il suo schieramento è molto meno compatto sia per ragioni teoriche che politiche. Si è dispersa su

molti fronti. Inoltre è mancato un punto di aggregazione teorica e politica. Con l’avvento del narcisismo,

dell’esaltazione del lusso, è stata accusata di ideologismo e cattiva utopia per i suoi legami col marxismo.

Tuttavia non è morta.

T11

L’interesse pedagogico per l’ecologia si collega direttamente alla denuncia dello stato di degradazione

dell’ambiente. Considerati i tempi ristretti che l’urgenza di alcune opzioni concedono per intervenire,

l’attenzione viene rivolta ai mezzi di comunicazione di massa per la rapidità e l’ampiezza del messaggio.

Accanto a questi operano la scuole e le istituzioni del tempo libero. Nella scuola c’è un’inclusione graduale

dell’ecologia, distribuita in vari settori disciplinari. L’educazione ambientale rappresenta la valorizzazione

dell’educazione come strumento di trasmissione delle modalità umane di interazione con l’ambiente.

T12

Quella del saggio è una teoreticità, c’è in esso un preciso impegno cognitivo-teorico, che però è costruita

secondo un disegno di estrema mobilità articolata in più punti di vista. La riflessività critica nella sua piena

libertà metodica: il saggio non ha alcun metodo, li intreccia e oltrepassa allo stesso tempo. Il suo obiettivo

è creare uno spazio di riflessione aperta, rifacendosi al filosofare nel senso più proprio.

Pedagogia generale

Gli aspetti formali del saggio lo costituiscono:

• lavorare nel concetto mediandolo continuamente (il saggio ruota attorno ad un’idea attraverso una serie

di mediazioni, non offrendo soluzioni ma percorsi riflessivi)

• porre al centro un pensiero in-situazione (nel saggio chi pensa non è solo una mente ma un pensiero-

attore, un uomo su cui si innestano più punti di vista, altre prospettive)

• pensare come interpretare (un pensiero interpretante ha la circolarità e l’incompletezza

dell’interpretazione, ne ha l’approdo conclusivo che è sempre per approssimazione)

• costruire percorsi di riflessione (i percorsi di riflessione devono essere stellari, in ogni direzione, liberi)

• tendere a una verità come ragionevolezza (una verità senza traguardo, mai garantita, aperta).

T13

Per legittimare i saperi al giorno d’oggi non è più sufficiente il consenso (accordo tra uomini o

manipolazione del sistema?). E’ necessario distinguere le parologie dalle innovazioni, la seconda è

controllata e utilizzata dal sistema per migliorarsi, la prima è una mossa effettuata nella pragmatica dei

saperi. Il consenso è un orizzonte, non è acquisito, le ricerche si sviluppano e tendono a stabilizzarsi.

La pratica scientifica offre l’antimodello di un sistema stabile, rappresenta un modello di sistema aperto in

cui la pertinenza dell’enunciato consiste nel fatto che esso fa nascere delle idee, altri enunciati cioè. La

pragmatica scientifica è fondata su enunciati denotativi, ma il suo sviluppo postmoderno pone in primo

piano un fatto decisivo: anche la discussione su enunciati denotativi esige delle regole. L’attività

differenziante (o paralogica) ha la funzione di far emergere i presupposti, le regole, e di farne accettare

altre agli interlocutori.

T14

Invecchiare non è un accidente, è una necessità dell’anima, gli ultimi anni della vita portano a compimento

e confermano il carattere. L’incontro con la vecchiaia nel mezzo del cammino (crisi mezza età) è

prematuro, ancora non si è sviluppata la percezione atta a scandagliarne le immagini perciò le risposte che

si trovano riflettono le nostre paure. Per comprendere la vecchiaia abbiamo bisogno dell’idea di carattere.

L’anima prima di andarsene ha bisogno di invecchiare al punto giusto, l’invecchiamento è una

trasformazione nella bellezza, una forma d’arte. Così come il carattere guida l’invecchiamento,

l’invecchiamento disvela il carattere.

T15

L’educando sviluppa apprendimento solo in condizione di libertà.

T16

L’educazione liberare era l’educazione di un uomo libero. Era però riservata a chi aveva uno stato sociale

superiore. Nel XIX secolo la parola liberalismo ha iniziato a significare un interesse nuovo per l’uomo

comune, il nuovo sentimento che questo potesse avere possibilità che erano state soffocate. Ma ben

presto il liberalismo prese un significato tecnico e limitato, il liberalismo della classe industriale prese la

forma di lotta politica e legale per togliere le restrizioni imposte dalla libera manifestazione del nuove

attività economiche. Le forze restrittive e oppressive sono il governo dello Stato, esse non devono toccare

le nuove industrie e il commercio perchè stimolano l’invenzione e il progresso, il libero scambio di beni

unisce gli uomini. Da qui la rivoluzione industriale, ma non appena ebbe conquistato il potere il nuovo

gruppo sociale si irrigidì nel dogma della libertà dell’imprenditore industriale da ogni controllo

organizzato. Quello che era cominciato come movimento verso una maggiore libertà per tutti e nuove

possibilità è divenuto socialmente oppressivo per il maggior numero di individui: la libertà corrispondeva

con la possibilità di fare denaro, invece di essere mezzo per promuovere l’armonia si è rivelato causa di

divisione. I fini che il liberalismo ha sempre professato possono essere raggiunti soltanto se il controllo dei

mezzi di produzione e distribuzione è tolto di mano a individui che esercitano a vantaggio di ristretti

interessi individuali i poteri creati per la società.

T17

Educare trova la sua radice in edere, alimentarsi, facendo prevalere il senso del nutrire, o in ex-ducere,

condurre fuori, favorire lo sviluppo. L’insieme dei significati evocati dal termine gli dona contorni sfumati,

esso rappresenta un insieme di concetti più che un concetto. Già le due radici hanno due sensi distinti: il

primo ha attinenza con il lato organico, dell’allevamento, l’assistenza, le cure, il secondo è collegato a

Socrate e la maieutica, si attua nel favorire la crescita attraverso il gioco, l’esplorazione, l’osservazione.

Pedagogia generale

Una misura ha bisogno dell’altra, l’educazione è la sintesi di tutto ciò, non si può edere senza ex-ducere.

L’educazione abbraccia molte attività e di esse esalta l’aspetto comunicativo, che influenza il

comportamento e si traduce in azioni. Le comunicazioni sono orientate (es. pubblicità, propaganda),

l’educazione tende a rendere gli uomini capaci di ragionare e volere con la proprio testa. Perchè l’ed si

differenzia dalle altre comunicazioni orientate? Perchè si dirige verso i VALORI, rivendica indipendenza da

secondi fini. L’educazione pone le sue basi nella tradizione e pone le premesse del suo superamento nel

progresso, da una parte è volta alla conservazione, dall’altra al rinnovamento. Una funzione cruciale

dell’ed. è quella di mediazione per la quale non si diano rotture brusche ma una utilizzazione saggia del

passato per costruire il futuro -anche se in alcuni momenti della storia può essere dannoso

(pseudomorfosi). L’ed. vede il concorso di due fattori: endogeni (interni) ed esogeni (esterni) per questo è

difficile prevedere il risultato di essa.

T18

L’ampliamento del nostro orizzonte incomincia con l’affacciarsi dei Greci. La formazione dell’uomo greco è

la storia stessa della Grecia nella concreta realtà (in situazione) ma non sarebbe utile oggi se loro non

avessero tratto da essa una forma: l’obiettivo di formare un’umanità superiore. L’idea dell’educazione

appariva loro rappresentativa del significato d’ogni sforzo umano.

T19

L’uomo è la realtà universale considerata nella sua attualità, è soggetto ed ogni altra forma di realtà è una

forma astratta, non corrispondente alla realtà attuale. ?

T20

Come viene definita una scienza? E’ necessario soffermarsi sulle caratteristiche in virtù delle quali i vari

campi sono detti scientifici, porre l’accento sui metodi di trattare il soggetto più che a ricercare le

caratteristiche comuni del soggetto stesso. Le scienze nascono dalla tradizione e dallo sviluppo e dal

rinnovamento di metodi di ricerca e sperimentazione. I metodi, solo venendo applicati, tendono a

perfezionarsi, a suggerire nuove indagini. L’effetto di un maestro non è sempre benefico, spesso coloro

che hanno subito la sua influenza mostrano un interesse unilaterale. Tali risultati si verificano in quelle

discipline nelle quali il metodo scientifico è meno sviluppato perchè si procede attraverso la rigida

imitazione. Il metodo scientifico favorisce quindi nuovi procedimenti, la diversificazione.

T21

La ped non è morta per far spazio alle sde, ma si è creato un nesso tra loro, figlio del rapporto più

generale tra scienza e filosofia. La filosofia copriva un tempo tutti i campi, da essa piano piano le varie

branche hanno trovato la loro autonomia ed è quello che succede tra ped e sde. Quando diciamo che le

sde sottentrano alla ped intendiamo la scienza come una forma di conoscenza garantita ma non esclusiva.

Due sono gli elementi costitutivi di una scienza: l’elemento metodologico (la scienza di basa su esperienze

replicabili che autorizzano generalizzazioni e perciò previsioni) e quello logico-strutturale (la scienza è

costituita da un insieme ordinato e coerente di concetti ben definiti). La prima caratteristica mette in luce

la natura empirica, la seconda quella ipotetico-deduttiva. Possiamo parlare di scienza però anche quando

solo una delle due caratteristiche è chiaramente presente. Le sde presentano una scarsa strutturazione

concettuale sistematica, ma non per questo non sono scienze.

T22

E’ la formazione che fa assumere all’esistenza il carattere di progetto e intenzionalità, facendo dipendere

da essa la qualità della vita come concretamente vissuta da un individuo determinato nella sua

soggettività. La funzione primaria della formazione consiste nel realizzare il funzionamento di una

dinamica di aspettativa e accettazione, di immagine di sé e percezione degli altri, categorizzazione e

confronto, identità e adeguatezza, costruzione della propria soggettività e della realtà sociale, di

acquisizione di ruoli e modelli. La sua essenza è quella di una relazione di potere volta alla trasmissione di

modelli interpretativi e comportamentali, il suo andamento dipende dalle risorse economiche di cui

dispone.

T23

La pg per alcuni è scomparsa, per altri è un residuo, per altri ancora un approccio generico al pedagogico.

Affianco a queste posizioni vi è un approccio più riflessivo, critico ed epistemico, che si impegna a

rileggere la funzione della pg, a fissarne problemi ricorrenti che essa affronta e problemi emergenti.

Pedagogia generale

Così si profila il carattere ambiguo della pg, che delinea una frontiera del sapere che è locale (una forma

dei saperi della ped) e generale (un fattore trasversale in tutti i saperi dell’ed) sempre in movimento tra

tradizione e attualità, scandita da un discorso riflessivo ma legata a problemi imposti dai saperi e dalle

prassi ai quali deve dare una prima e globale risposta. Senza la pg anche le sde rischiano di tecnicizzarsi e

di perdere la dimensione pedagogica, legata alla formazione.

T24

La distinzione tra oggettivo e soggettivo è stata interpretata come antitesi tra conoscenza razionale e una

pseudo-conoscenza relativa. Il sapere ped sarebbe oggettivo perchè adeguerebbe la realtà oggettiva

delle cose e questa realtà sarebbe vera perchè sussistente in sé, prima e/o indipendentemente dal

pensiero finito. Il dualismo tra fatti e valori dell’educazione pone le questioni operative tecniche

dell’educazioni nell’ambito del sapere oggettivo e riserva le questioni etiche all’ambito delle scelte

soggettive. Si deve cominciare con il rilevare che qualsiasi fatto è permeato di valori e ciascun valore

permea i fatti. In realtà già l’osservazione di fatti educativi non è mai neutrale, eliminando tutte le

interpretazioni l’oggetto educazione scompare. La realtà dell’ed non è un dato oggettivo e immutabile ma

un elemento relativo, quindi acquista rilievo il ruolo del soggetto in quanto portatore di contenuti e valori

educativi che si rifanno ad una concezione che è condivisa da altri soggetti.

T25

La ps esiste soltanto attraverso l’insieme di problemi da cui sono nate le diverse forme di educazione e

dalla riflessione teorica svolta intorno a quelle. E’ lo studio scientifico-tecnico delle nuove forme assunte

dal fenomeno educativo nate dalla crescente complessità delle comunità. Il metodo della ps è tutt’altro

che facile. La ps mantiene il suo carattere teorico e riflette sulle teorizzazioni locali dei singoli campi di

esperienza.

T26

Learning society è una definizione che tenta di descrivere e dare significato agli aspetti emergenti delle

società contemporanee, enfatizza gli aspetti di pervasività, durata e funzionalità della conoscenza e

dell’apprendere. E’ un’immagine evocativa della nuova condizione umana. Il sapere come fondamento

strutturale dell’economia e dello sviluppo. Il carattere permanente che il cambiamento ha assunto richiede

alle società contemporanee una costante riflessione su loro stesse. Ma se la riflessività diviene

caratteristica intrinseca alle società complesse, ne deriva che gli individui non potendosi più avvalere degli

habitus posseduti, avvertono un bisogno costante di nuove conoscenze e competenze per affrontare

l’ignoto. Si crea il rischio di perdita di ancoraggi sociali. Solo l’applicazione delle conoscenze alle vita

sociale può divenire argine a tale rischio. Tutto questo apre nuove prospettive educative.

L’apprendimento, pur essendo un’impresa individuale, si può realizzare soltanto in un quadro sociale. Si è

infatti in presenza di una domanda sociale di conoscenze e competenze proveniente da una molteplicità di

soggetti. Gli individui devono poter avere accesso alle opportunità di acquisizione, conoscenze e

competenze che li rendano capaci di partecipare in modo attivo e responsabile al sistema economico e

sociale.

T27

Il circolo di studio è un’attività autoformativa fondata sull’espressione della domanda di apprendimento

dei partecipanti, riuniti in piccoli gruppi, che si avvalgono di un tutor o di esperti, per una durata breve ed

allo scopo di formarsi rispetto ad un tema scelto dai partecipanti stessi. Il gruppo di studio si differenzia

perchè in genere è parte di altro tipo di attività formativa (universitaria ad esempio). Il circo di studio è

una misura astratta, può essere utilizzato per tutti i tipi di contenuti. Attraverso il circolo di studio si può

estendere il numero di persone che può avvalersi per la propria formazione di reti di apprendimento

qualificate, i quali si possono avvalere di poteri decisionali nei vari momenti dell’attività formativa. Il

potere di decisione in educazione rinvia al ruolo che il soggetto può assumere nella determinazione del

processo formativo da intraprendere. Dato che per gli individui è impossibile sottrarsi ai poteri ed ai

contesti educativi esistenti, l’attenzione deve includere le condizioni di esercizio del potere di controllo

delle valenze educative indotte, la pratica di un’educazione riflessiva capace di disvelare il segno e il senso

di processi educativi a cui siamo esposti e passare al potere di risposta a tali valenze. Sono questi poteri

che caratterizzano le condizioni di libertà nell’educazione.

Pedagogia generale

T28

La fde ha subito un processo di riduzione e specializzazione. Da ambito generale e primario della ped è

passata ad essere un ambito particolare, inoltre si è specializzata, rispetto agli altri saperi e al proprio

interno, delineandosi come una frontiera specifica, necessaria e costante. La ped deve pensarsi nei propri

fondamenti, è un lavoro di esercizio critico che ogni ricercatore non può che porre a se stesso. Così la fde

non sta né prima né dopo i vari saperi dell’ed ma li accompagna.

T29

I problemi ricorrenti sono presenti sempre in ped, devono essere sottoposti sempre a libera discussione e

a costante ridefinizione. La fde è la frontiera del sapere ped che continua a collaborare con la filosofia,

accogliendola come stile cognitivo, metodo, modello di riflessività, ma senza delegare ad essa la soluzione

dei problemi concreti, pratici, che vengono illuminati dalle scienze.

T30

Nel Novecento è mancata in Italia una politica a sostegno della famiglia e della genitorialità. L’unico

esempio è quello del regime fascista (ONMI, opera nazionale maternità e infanzia) e l’attivazione di sussidi

economici. Diversi sono i cambiamenti avvenuti, come il calo della natalità (motivazioni culturali, economici

e sociali). La maggior parte dei giovani genitori si sente impari rispetto all’impegno genitoriale ed è

consapevole del bisogno di acquisire nuove conoscenze. L’elevamento del livello culturale ha fatto sì che

l’atteggiamento genitoriale sia più responsabile e meditato di fronte alle scelte della procreazione e

dell’allevamento dei figli. I giovani genitori di oggi, infatti, vivono la nascita del primo figlio con grande

ansia. L’attenzione per la realtà delle famiglie è quindi centrale, esse sono considerate come risorse,

ambienti più che significativi per lo sviluppo dei bambini e dei ragazzi, in particolare per le relazioni che vi

si creano e che influenzano profondamente il processo di costruzione dell’identità. Le attività di ed fam

concorrono a promuovere il benessere psicologico delle persone, mettendole in condizione di gestire al

meglio le relazioni con i figli e più in generale con le persone; in questo modo esse mostrano anche una

loro connotazione “civile”, tesa al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. La tendenza

prevalente purtroppo è quella di considerare le famiglie come bisognose, sovraccaricate, inadeguate,

manchevoli e non come detentrici di risorse che meritano di essere valorizzate.

T31

Il gioco coincide con la vita stessa del bambino e con le esperienze che egli fa all’interno della scuola,

rende viva e fertile la relazione bambino-insegnante, è dimensione fondamentale e imprescindibile delle

esperienze di crescita, sviluppo, formazione e costruzione dell’identità personale e sociale del bambino.

Giocando il bambino impara a conoscere se stesso, a rapportarsi all’ambiente circostante e agli altri.

Attraverso il gioco esplora il mondo, se ne appropria e lo modifica. Costruendo molteplici modelli

simbolici del reale, impara a comunicare le proprie percezioni all’esterno e acquisisce la capacità di

comunicare e creare contatti. Apprende le regole sociali e comportamentali. Il gioco soddisfa i bisogni

fondamentali del bambino: esplorazione, movimento, autonomia, fantasia e comunicazione. La ricchezza

del gioco è inesauribile ed è utile identificare le matrici interpretative per capire i giochi più utili. Di grande

valore formativo sono i giochi liberi o guidati, che favoriscono l’esplorazione dell’ambiente e permetto di

capire il proprio corpo in relazione agli spazi. Il primo gioco di cui fa esperienza il bambino è il gioco

percettivo, poi vi è quello simbolico, rappresentazioni di attività realmente vissute, azioni irreali in un

contesto irreale fingendo però che siano vere.

T32

La “nuova scuola” necessita di tre elementi: autonomia come regola, curriculum come strumento chiave,

pof come progetto formativo globale. Aspetti che promanano dalla e si articolano sull’autonomia, che è

educativa, formativa, formale, didattica, che reclama un costante controllo. Il curriculum nasce intorno ad

obiettivi e il lavoro scolastico si apre alla partecipazione attiva dei docenti, istruzione e formazione si

connettono. Il POF realizza una formazione extracurriculare ma integrata al curriculum, un’area di

laboratori che si connette al processo di formazione personale. Il curriculum è un modello da ripensare in

loco, in situazione. Ma chi ripensa e progetta? Gli insegnanti nutriti di ped, che hanno bisogno di una

formazione disciplinare, progettuale e didattico-relazionale. Negli insegnanti va coltivata una cultura

curriculare che è pedagogica, che lega apprendimento e formazione, psicopedagogica, capace di leggere


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danixcata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Madrussan Elena.

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