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Pedagogia generale

Parte prima

1. Una frontiera sotto inchiesta ma da tutelare

Nel Novecento la pedagogia generale cambia e diventa spazio in cui si affermano i problemi educativi, sintesi delle scienze dell'educazione, dispositivo che deve attraversare i settori del pedagogico illuminando nell'oggetto comune: educazione. Ha una precisa identità critica, con uno stile riflessivo e critico-filosofico, un ruolo generativo e regolativo, orienta i suoi vari saperi e li attraversa. La sua critica è sull’oggetto (la formazione) e sul sistema di saperi che lo specificano. Oggi però è emarginata, soprattutto con le nuove tecnologie viene vista come un freno all’educazione razionale che punta all’efficienza.

2. Problemi, teorie e modelli

La pedagogia generale si articola intorno a tre nuclei:

  • Problemi, che devono essere sottoposti ad interpretazione e regolazione e che vengono dalla pratica (es. relazione educativa, interculturalità).
  • Teorie, che derivano dall’incrocio di informazioni scientifiche di diverse discipline che agiscono nella pg.
  • Modelli profilati a partire da teorie a cui ci si rivolge in maniera critica.

Ogni sapere deve esser sottoposto al conflitto delle interpretazioni.

3. Ottica della formazione e soggetto postmoderno

La pg si lega alle scienze dell’educazione e alla riflessione sull’educativo. Nelle sde ha un ruolo di interpretazione intenzionale e coordinamento attraverso una riflessione critica sempre in corso. L’idea di educazione come processo di costruzione di un soggetto secondo regole sociali si è indebolita, dall’educazione come focus si è passati alla formazione vista come categoria reggente, che non è l’educazione ma qualcosa di diverso. La formazione è il processo di crescita e sviluppo che fa del soggetto quello che è. Verte sulle scelte interiori del soggetto, lo apre al superamento della materialità in vista della spiritualità. Soggetto che si fa e cresce nella costante mediazione tra coscienza individuale e oggettività culturale. Ogni uomo è chiamato a risvegliare la propria interiorità, a prendersi cura di se stesso e ad entrare nella vita spirituale. La formazione implica possesso di cultura, interculturazione e apprendimento, esige socializzazione. È attraverso questi processi che arriva ai soggetti. Quindi l’educazione è alla base della formazione, senza educazione non c’è formazione, questa però va oltre, diventa personale, interiore, spirituale, coltiva il soggetto nella sua singolarità. Educare conforma ma è necessario per avere le basi per distinguersi e coltivare il soggetto, ovvero formare. C’è un rapporto dialettico di opposizione e integrazione. Oggi ogni soggetto deve essere capace di abitare il cambiamento, deve farsi sempre più individuo capace di guidare se stesso, di rinnovarsi.

4. La costruzione di teorie di riferimento

Costruire teorie di riferimento significa avere quadri generali per orientare il lavoro. Le teorie al tempo stesso interpretano per spiegare e si offrono come strumenti per agire, sono prospettive innovative, di scoperta. In pedagogia le teorie sono spesso di origine ideologica e filosofica mediate da altri campi di ricerca e applicate in maniera meccanica all’educazione. La pg è campo di incontro e scontro tra diverse teorie. Le teorie sono prodotte per spiegare ed agire allo stesso tempo; oggi è necessario che abbiano uno statuto scientifico, fondato su principi di coerenza e rigore.

5. Paradigmi-guida per le teorie attuali

Le teorie che animano il dibattito pedagogico sono paradigmatiche (sia esemplari che produttive) e connesse alla:

  • Complessità: le teorie della complessità sono teorie generali e/o interdisciplinari che emergono dalla riflessione scientifica e filosofica. Agiscono in pedagogia da tempo come paradigmi per analizzare gli aspetti-chiave del pedagogico, per pensare la formazione e il suo agire. Imperativo educativo del nostro tempo è quello di “formare alla complessità”, nell’uso della mente, nei processi di apprendimento, ecc.
  • Differenza: le teorie della differenza sono esplose nel ‘900 grazie all’antropologia culturale, la psicoanalisi, la filosofia, ecc. La differenza si è imposta come parametro per pensare oggi l’educazione, per attivare strategie educative e delineare modelli di formazione guidati dal bisogno di valorizzare pluralismo e disomogeneità. Esempio massimo: pedagogia interculturale.
  • Ecologia: da scienza è diventata paradigma culturale generalizzato e applicato a vari ambiti dell’esperienza e della conoscenza. Ecologia implica equilibrio e sistema, capacità di mantenere una condizione di vita e pensare secondo relazioni incrociate di vari fattori senza ridurli o sottometterli. Essa è insieme modello e valore. La pedagogia deve promuovere educazione ambientale.

6. Stile saggistico

Fare pg significa dar vita ad un discorso critico che investe i problemi affrontati e le soluzioni proposte dalle scienze dell’educazione e li radicalizza in senso pedagogico, li discute e li ridiscute. Il discorso della pedagogia è un discorso filosofico. Non cerca certezze o soluzioni ma le discute, attivando attorno ad esse una riflessività che partendo da più punti di vista crea un confronto. Determinante è il modello saggistico, un tipo di discorso critico/metacritico che chiude il discorso sempre in modo probabile e provvisorio, che si lega all’argomentare e non al dimostrare. Il saggismo coltiva una filosofia come discussione aperta e tiene viva la vocazione più intima, la sua riflessività critica non conclusiva. A tale stile si collega la pg, il suo procedere è argomentativo, discute da e i diversi punti di vista, non offre soluzioni ma orientamenti, è una prospettiva di soluzione.

7. Modello educativo/formativo del e per il nostro tempo

La pg si occupa di capire qual è il modello educativo e formativo più adeguato dialogando col proprio tempo, legandosi ad esso ma fissando in esso canoni formativi adeguati ed esemplari, dando vita ad una dialettica di modelli che implica il confronto e il conflitto. L’uomo per vivere nella nostra società deve essere un soggetto più libero, più autonomo, più creativo, più responsabile, capace di integrare le diversità e di arricchirsi attraverso le differenze, ma anche capace di apprendere e rinnovare le competenze, di trasformare la mentalità, di costruire se stesso. Allora l’educazione sociale stessa reclama formazione, coltivazione della propria umanità. I giovani devono coltivare il mondo interiore che può essere capace di filtrare il mondo oggettivo e di non diventarne prigionieri. La società aperta reclama più io, più soggettività, diventa società dell’agire responsabile, della partecipazione, ha bisogno di soggetti liberi, capaci di contrapporre la propria interiorità al mondo esterno. Questo è il modello che la pg decanta, fissa e sviluppa, da cui si declinano diverse interpretazioni.

8. Costruire la “forza del carattere”

Il soggetto che si forma in e per la società deve essere responsabile, capace di impegno e comunicazione, dotato di forza del carattere, ovvero identità personale, disponibile a stare con gli altri e a orientare se stesso, a qualificarsi non in senso narcisistico, bensì sociale, ideologico, ecologico. Il carattere è vocazione, coscienza di sé, volontà di essere se stessi, farsi testimoni di sé nel mondo, agire secondo un progetto. Ma è anche sensibilità personale e apertura dialogica, capacità di farsi soggetti equilibrati, educati a darsi un carattere etico-estetico. Come? Risvegliando i soggetti alla cura sui, a esercitare la capacità dialogica (di stare con gli altri in atteggiamento di ascolto, di comprensione, apprendimento e confronto), risvegliandoli a coltivare il carattere, la propria unicità personale, le proprie vocazioni e capacità ma anche tenendo aperto il dispositivo del proprio io. Tale risveglio è etico, di orientamento valoriale, ma ha un iter estetico, del darsi forma, di crescita continua e armonizzazione. Per fare ciò centrale è il contributo della famiglia, luogo primario in cui si forma il carattere, poi la scuola, che apporta cultura e offre modelli con cui misurarsi, i media, spesso fattore di omologazione sociale ma anche possibilità di creatività e miscelazione di linguaggi e punti di vista (con uno sguardo critico), la socializzazione, nei luoghi di lavoro e oltre. La pedagogia guarda al carattere come dispositivo chiave della formazione ma lo legge in modo più attuale, problematico, secondo un’etica della cura sui piuttosto che secondo quella dell’agire per ragioni sociali. Il postmoderno non guarda alla formazione di un soggetto narcisistico ma ad uno cosciente di sé, attento a coltivare se stesso, aperto al sociale, autocritico, flessibile.

9. L’assoluto della pedagogia e la vigilanza sul proprio senso

Nel Novecento si sono evidenziati i nodi che organizzano il sapere pedagogico grazie al dialogo con la filosofia dell’educazione, che ha comunque mantenuto un ruolo diverso dalla pg. La filosofia dell'educazione ha un ruolo metacognitivo e critico, la pg problematico, analitico e costruttivo. Da questo dialogo si è posto in rilievo l’obiettivo della pg, essere al servizio dell’emancipazione di ogni individuo per renderlo più libero e più se stesso, prendere in cura i soggetti e svilupparli come individui-persone autonomi, consapevoli e liberi. Educare è liberare e promuovere, far uscire dai condizionamenti, rendere ogni soggetto protagonista della propria formazione. Il principio regolativo è quello di promuovere un io che si fa persona, individuo portatore di un progetto di vita e un cosmo di valori. Il principio della libertà si è manifestato poi come motore stesso della vocazione della pg, orientatore di tutto il suo lavoro: educare nella e per la libertà e dare emancipazione a tutti. La pg con la filosofia dell'educazione si manifesta come l’area in cui si fissano i compiti e i traguardi dell’educare.

10. Un sapere/agire sempre più socialmente imprescindibile

L’educazione permette la sopravvivenza e la crescita della società, formando le giovani generazioni e custodendo la tradizione. La pg tutela la trasmissione della cultura ma è anche fattore di riproduzione, critica e crescita culturale, sviluppo e rinnovamento, fonte di trasmissione per formare e riformare nella libertà. Tale ruolo si è complicato, si è reso più dialettico, capace di andare oltre il conformare, di creare dissenso. Dewey è stato l’interprete guida del Novecento e alla luce del suo pensiero la pg si afferma oggi come attore sociale sempre più decisivo, capace di gestire le continue trasformazioni del tempo presente, dare vita ad una autentica democrazia progressiva. Nel tempo attuale l’educazione è ancora più centrale, innerva la vita sociale, agisce e viene svolta dai media, internet, si è dispersa nel sociale e va perciò governata con consapevolezza e criticità.

Parte seconda

11. A partire dall’educazione

Il problema della sopravvivenza di una società consiste nell’assicurare la trasmissione delle conoscenze e dei valori che essa ritiene essenziali e l’educazione garantisce gli strumenti per tale trasmissione. La costante ricerca di controllo, espansione e liberazione che caratterizza l’uomo è accompagnata da un processo rivolto ad educare se stesso e gli altri. Già nel Neolitico si assiste ad un’azione culturale che coinvolge l’educazione: il ruolo chiave della famiglia, lo sviluppo di luoghi di apprendimento e addestramento. Con le grandi civiltà idrauliche (Egitto & co.) sono il linguaggio e le tecniche a regolamentare l’educazione, che muta profondamente i propri connotati, diventa un processo di trasformazione legato al linguaggio, reclama una istituzionalizzazione. Nell’estremo Medio Oriente l’educazione è catastale.

12. La nascita della pedagogia in Grecia: Socrate e Platone

Accanto all’educazione pratica in Grecia si sviluppa la pedagogia come sapere, la paideia, la formazione dell’uomo greco. La pedagogia si sviluppa come teorizzazione di quel processo rivolto ad educare, istruire e formare i soggetti. Socrate pone sotto analisi il soggetto come attore e destinatario della crescita, regolata dalla conoscenza/maturazione di sé, gli interessa la conoscenza che conosce se stessa, vuole rendere l’uomo libero di decidere da solo per divenire personalmente responsabile della propria vita. Usa l’ironia (per svelare all’uomo la sua ignoranza), l’aporia (impossibilità di soluzione), la dialettica (discussione che spinge ad una scelta) e la maieutica (far partorire la verità). Platone accede all’eredità socratica e passa attraverso la sua lectio restituendo un eccezionale modello di paideia nel tentativo di risolvere il problema dell’educazione umana, cercando di fondare una nuova gerarchia di valori. Egli guarda il nesso tra educazione e Stato perché la pedagogia e la politica dipendono l’una dall’altra. La politica diventa plasmatrice dell’anima, la pedagogia platonica mira ad allontanare l’uomo dal mondo apparente e dalle opinioni mutevoli per condurlo all’autenticità della conoscenza.

13. L’identità filosofica della pedagogia

Dopo il modello socratico-platonico, si assegna alla pedagogia un profilo teorico, collocato tra etica e politica. In seguito le più indicative scansioni di questo processo risultano essere il cristianesimo, la scienza moderna e la democrazia contemporanea. Seguendo questo iter la pedagogia diventa sistematica, organica, deduttiva, fissa i modelli, stabilisce le continuità e determina le coerenze. Alla filosofia si è assegnato il primato nell’elaborazione pedagogica, ciò sottolinea la stretta connessione tra loro e l’eccessiva dipendenza della pedagogia dalla filosofia. L’immagine che emerge è quella di una pedagogia astratta, principi che si pongono come fini secondo una logica astratta, che ha oscurato la complessità e la problematicità del pensare/agire pedagogico.

14. La svolta scientifica

La ricerca contemporanea ha dissolto l’idea di sistema ingessato e ha guardato a modelli più flessibili. Dalla seconda metà del Novecento il nesso pedagogia-filosofia è stato sottoposto ad un’analisi critica. Vi è una vera e propria svolta rispetto a quell’imprinting filosofico che ha segnato la prima e più antica identità della pedagogia. Dalla seconda metà del Novecento con la crescita delle scienze dell’educazione il discorso educativo ha subito una radicale rivoluzione, passando dalla pedagogia alle scienze dell’educazione che hanno contribuito a convertirla in una di quelle scienze empiriche che costituiscono il tessuto della pedagogia stessa. Per elevarsi al grado di ricerca sistematica secondo Dewey l’educazione deve uscire dal suo ambito strettamente filosofico e utilizzare il ricco materiale che le scienze particolari possono offrirle.

15. Le scienze dell’educazione

Oggi si fa pedagogia attraverso il riferimento a saperi specifici, anche extrapedagogici. Tra questi saperi esiste un’asimmetria metodologica e axiologica (relativa ai valori). La pg è un dispositivo essenziale per spiegare i materiali provenienti dalle varie scienze dell’educazione e proiettarli in una direzione formativa. La presenza di una “rottura epistemologica” ha contrassegnato le scienze contemporanee mettendo in discussione una loro identità compatta e unitaria. Per la pg indica un cambiamento di rotta, una modificazione dello statuto allo scopo di individuare nuovi punti di contatto partendo dal contributo specifico delle singole scienze dell’educazione; ciò corrisponde all’attivazione di un ripensamento del sapere pedagogico, contrassegnato ormai da una ipercomplessità. Da qui due considerazioni:

  • Il passaggio della pedagogia da “filosofico-ideologica” a “scientifica” ha motivazioni nella costituzione di un nuovo baricentro epistemologico (gnoseologia).
  • Tali motivazioni cadono adottando un’ottica di riflessività fenomenologica (studiando ciò che avviene). È necessario quindi coordinare pedagogia e scienze dell’educazione per consolidare l’identità scientifica della prima. L’alleanza tra le due è critica, un lavoro non conclusivo, aperto a integrazioni, dialettico.

16. La centralità della formazione oggi

Per educazione intendiamo quelle azioni che favoriscono lo sviluppo fisico, intellettuale e morale della persona umana, verso l’autocoscienza e il dominio di sé, la comunicazione, cooperazione e partecipazione ai valori. Ha per questo un carattere sociale, riguarda la formazione umana, l’educazione familiare, l’insegnamento, l’apprendimento. Pur essendo unitario si produce dall’integrazione di educazioni, professionale, affettiva, intellettuale, ecc. Non esaurisce la problematicità del percorso esistenziale, che riguarda apprendimento, istruzione e principalmente formazione. Quest’ultima oggi domina la scena, un processo aperto e dinamico, la categoria più adeguata e organica per pensare la pedagogia. Oggi ci si forma sempre e ovunque. Per queste ragioni molteplici sono le attese dalla formazione. La ricerca pedagogica attuale non ha cancellato il concetto di educazione ma lo ha affinato guardando maggiormente alla prospettiva culturale, economico-sociale e personale.

17. Complessità della pedagogia generale: la vocazione critica e l’ottica regolativa

Il lavoro della pedagogia è insieme critico e progettuale: accompagna le forme e i momenti del sapere e dell’agire educativi come un’ombra di riflessività, riflessività che è linea di interpretazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danixcata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Madrussan Elena.
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