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Pedagogia generale per l'insegnamento

Teorie, sfide e sviluppi scientifici di una scienza in continua evoluzione

Contenuto del corso

Saranno trattati i seguenti contenuti: le correnti e i modelli pedagogici del Novecento, la riflessione pedagogica nel terzo millennio, la professionalità docente nella scuola secondaria, l'insegnante riflessivo, il paradigma della cura in educazione, le dinamiche relazionali in classe, la progettazione educativa e formativa, la prospettiva interculturale nella scuola contemporanea, il genere come principio di parità e di inclusione, l'orientamento formativo, la leadership educativa.

Il corso di "Pedagogia generale per l'insegnamento" intende fornire un quadro di riferimento rispetto alle teorie e ai modelli pedagogici che si sono affermati nel corso del Novecento fino ai nostri giorni, interessando e influenzando significativamente i processi d'insegnamento-apprendimento messi in atto nei contesti educativi e scolastici italiani ed europei. Il corso mira, inoltre, a sviluppare nelle studentesse e negli studenti le competenze critico-riflessive necessarie per leggere, comprendere ed affrontare le sfide educative attuali a partire dai bisogni formativi delle nuove generazioni.

Saranno, quindi, trattate e analizzate le seguenti tematiche: le correnti e i modelli pedagogici del Novecento, la riflessione pedagogica nel terzo millennio, la professionalità docente nella scuola secondaria, l'insegnante riflessivo, il paradigma della cura in educazione, le dinamiche relazionali in classe, la progettazione educativa e formativa, la prospettiva interculturale nella scuola contemporanea, il genere come principio di parità e di inclusione, l'orientamento formativo, la leadership educativa.

Libri di testo

  • Boffo V., Relazioni educative: tra comunicazione e cura. Autori e testi, Apogeo, Milano 2011.
  • Cambi F., Le pedagogie del Novecento, Laterza, Roma-Bari 2008 (questo libro lo affrontiamo nelle prime lezioni).
  • Ulivieri S. (a cura di), Insegnare nella scuola secondaria. Per una declinazione della professionalità docente, ETS, Pisa 2012 (da pagina 13 a 191; da pagina 249 a 345).
  • Ulivieri S. (a cura di), Ragazze e ragazzi stranieri a scuola, ETS, Pisa 2018.
  • Ulivieri S. (a cura di), Le emergenze educative della società contemporanea. Progetti e proposte per il cambiamento, Pensa Multimedia, Lecce-Brescia, 2018.

Obiettivi formativi

  • Conoscere le teorie e i modelli pedagogici a partire dal Novecento fino ai nostri giorni.
  • Individuare i rapporti che legano le diverse teorie pedagogiche ai modelli/stili d'insegnamento.
  • Identificare i nessi tra modelli di insegnamento e processi di apprendimento.
  • Leggere criticamente le problematiche educative della contemporaneità.
  • Comprendere la funzione che ricopre la progettazione educativo-didattica rispetto ai processi di insegnamento-apprendimento.
  • Individuare gli elementi fondamentali e gli step della progettazione.
  • Cogliere l'importanza della cura educativa nelle relazioni tra insegnanti e studenti.
  • Riconoscere il ruolo che assume la capacità riflessiva all'interno della professionalità docente.
  • Saper riconoscere e decostruire gli stereotipi di genere nelle pratiche educativo-didattiche.
  • Applicare la pratica dell'orientamento formativo come processo per rendere autonomi gli/le studenti nelle loro scelte.
  • Comprendere il ruolo della leadership educativa nella gestione dei processi scolastici e formativi.

Obiettivi delle lezioni

  • Conoscere l’evoluzione del sapere pedagogico nel corso del XX secolo fino ai nostri giorni.
  • Conoscere le principali teorie pedagogiche che si sono sviluppate tra XX e XXI secolo e comprenderne i riferimenti epistemologici.
  • Individuare le connessioni che si sono sviluppate tra sapere pedagogico (piano teorico) e le prassi educative (piano pratico).

Modalità di verifica dell’apprendimento

Esame orale.

15/04/20

Correnti e modelli pedagogici del Novecento

Uno sguardo al passato

La pedagogia da Platone a Gentile si è configurata come:

  • Un sapere univoco, compatto, strutturato attorno soprattutto alla filosofia senza molte articolazioni interne.
  • Un sapere ancorato alla metafisica con carattere di forte riflessività che ha dato fondamenti rigorosi ai discorsi sull’educazione e sulla formazione.
  • Un sapere che si è posto come "puro" esaltando la propria universalità e necessità (poco indicato nel fare azione sul campo).

Non tratteremo la storia della pedagogia ad eccezione per l’ultimo secolo poiché se un domani insegneremo a scuola dovremmo applicare metodi, strategie e concetti pedagogici che sarà importante sapere da dove arrivano, dove hanno avuto origine e come si sono evoluti.

L’influsso del Positivismo

È stato con l’avvento del positivismo che la pedagogia inizia un lento ma radicale processo di trasformazione e conseguentemente un progressivo distacco di questa disciplina dalla filosofia: la pedagogia è sempre stata un’appendice del pensiero filosofico dove hanno avuto origine le prime idee sull’educazione dei bambini e in seguito delle bambine con un’educazione di genere; in passato si parlava dell’educazione dell’allievo/fanciullo per come doveva essere educato nei contesti educativi familiari o scolastici.

Il Novecento secolo di grandi trasformazioni

A inizio ‘900 la pedagogia acquisisce lo statuto di scienza e nello specifico di scienza dell’educazione: passaggio fondamentale influenzato dalle idee del positivismo. In particolare, nella seconda metà del ‘900 sul fronte teorico la pedagogia si caratterizza per le seguenti innovazioni:

  • L’affermarsi delle scienze dell’educazione e lo sviluppo dell’epistemologia pedagogica, quindi dei fondamenti pedagogici.
  • Il costituirsi di una pedagogia critica che poi si è imposto come un neo-paradigma nel pensiero pedagogico di fine millennio.
  • Lo sviluppo della pedagogia sociale, cambiamento importante che ha investito di processi formativi tutto l’arco della vita e molti percorsi della vita sociale, che guarda ai problemi che si concretizzano nelle realtà educative e inizia a pensare a quali strumenti ricorrere per superare tali problemi della società, ad esempio il problema dell’analfabetismo: è stato considerato come problema su cui investire e cui dedicare le attenzioni pedagogiche nel ‘900 quando una grossa parte della società italiana non possedeva gli strumenti necessari per saper leggere, scrivere e far di conto.

Fin quando non c’è stata questa attenzione della pedagogia sociale ai diversi problemi è stato difficile avere consapevolezza su cosa la pedagogia dovesse concentrarsi.

Verso una disciplina plurale, articolata e critico-riflessiva

Queste trasformazioni non sono state prive di resistenze e ostacoli incontrati dalla pedagogia sociale soprattutto da parte di chi voleva mantenere una pedagogia di tipo speculativo filosofico poiché riteneva che guardando al reale e alla concretezza della vita quotidiana di ragazzi e ragazze sminuisse l’incarico della scienza pedagogica. Si tratta di trasformazioni faticose che la pedagogia ha dovuto affrontare, ma che hanno dato vita ad una disciplina che oggi si presenta plurale, articolata e ha perso il dogmatismo del passato grazie ad una capacità critica e riflessiva che ha acquisito nel tempo.

L’attivismo e le sue declinazioni in campo educativo

Tra fine ‘800 e inizi ‘900 è momento fondamentale in cui si sviluppa il nuovo modo di intendere l’educazione, il fare scuola, l’apprendere e l’insegnare. Nasce l’attivismo:

  • Movimento internazionale che ha avuto origine in Nord America poi è giunto in Europa ma in Italia si è affermato dopo lunghe resistenze.
  • La novità dell’attivismo è di pensare alla scuola come un’istituzione chiave della società democratica.
  • Gli Stati Uniti hanno avviato molto prima dell’Italia e di altri paesi un processo di democratizzazione della società e ciò ha fatto sì che anche a livello di formazione si sentisse il bisogno di avere una scuola più libera, più inclusiva, la scuola diventa un’istituzione importante per rendere la società più democratica. Si alimenta un forte ideale libertario dando vita a sperimentazioni scolastiche e didattiche formate sul “fare”: la parola stessa attivismo guardava ad un imparare/apprendere attraverso il fare/costruire, attraverso un’azione cioè mettere gli alunni in una condizione laboratoriale fondata sulla pratica.
  • Realizza quindi un rovesciamento radicale dell’educazione dando rilevanza e centralità a tre concetti che sono:
    • Il bambino/a, ai suoi bisogni e capacità.
    • Al “fare” che deve precedere il conoscere, cioè l’attivismo e suoi rappresentanti dicono che se il bambino non crea, non fa qualcosa è difficile che giunga ad una conoscenza delle regole che sottostanno al fare, non si parte dalla regola ma dal fare per arrivare alla regola/definizione, è un processo quindi che dal globale arriva al particolare.
    • All’apprendimento che pone al centro l’ambiente e non il sapere codificato, l’ambiente deve essere accogliente a misura di bambino dove si trovano oggetti funzionali al sapere del bambino e per stimolare la creatività. Pur essendo passato più di un secolo dalla teoria dell’attivismo questo pensiero è ancora alla base dell’insegnamento e dell’apprendimento che oggi avviene nelle nostre scuole, idee che nel lungo periodo dei totalitarismi furono messe da parte per tornare ad un apprendimento di un sapere speculativo e ideativo fino a riemergere nel ‘900 post ‘68.

Chi furono i grandi pensatori dell’attivismo?

USA: l’attivismo di John Dewey

John Dewey (Burlington, 1859 - New York, 1952) fu grande filosofo e pedagogista americano, rappresenta lo sperimentatore più critico dell’educazione nuova. È il fondatore dell’attivismo pedagogico, l’intellettuale più sensibile al ruolo politico della pedagogia poiché per primo fece capire quanto la pedagogia servisse per portare alla democratizzazione della società: la pedagogia non insegna solo come insegnare a scuola ma è anche strumento con cui i cittadini possono acquisire padronanza dei loro diritti e doveri. L’educazione è vista come la chiave di volta di una società democratica. La sua filosofia si articola intorno ad una teoria dell’esperienza considerata come ambito dello scambio fra soggetto e natura, scambio attivo che trasforma sia la natura che il soggetto, soggetto e natura non sono entità separate ma interagiscono attivamente e nell’interazione si trasformano a vicenda, lo scambio resta aperto per trovare un equilibrio fra gli stessi.

Il pensiero pedagogico di Dewey si presenta:

  • Ispirato al pragmatismo/al saper fare che si sostanzia nel permanente scambio tra momento teorico e pratico così che il costruire/fare dell’allievo sia momento centrale dell’apprendimento.
  • Intrecciato saldamente con le ricerche delle scienze sperimentali poiché la pedagogia come scienza dell’educazione necessita di avere il costante confronto con altre discipline scientifiche come la sociologia e la psicologia, poiché solo con la sistematizzazione di queste scienze si può rispondere ai bisogni dell’individuo; tale interazione serve alla pedagogia per mettere a fuoco i problemi riguardanti l’educazione e la formazione.
  • Impegnato verso la costruzione di una filosofia dell’educazione che assume un ruolo fondamentale, e qui la pedagogia non è più solo costola della filosofia, ma la filosofia dell’educazione assume un ruolo fondamentale poiché a lei è delegata la funzione di uno sviluppo democratico della società e la formazione per un cittadino che possa raggiungere una mentalità moderna, scientifica e aperta alla collaborazione.

Dewey affida alla scuola un compito centrale nella società cioè trasformare, anche politicamente, la stessa società rendendola meno aggressiva e autoritaria, facendo crescere nelle prime età di vita dei bambini e bambine un ruolo e una capacità partecipativa e collaborativa: infatti le scuole attive a cui lui pensa (così come altri pedagogisti) vedono il bambino a contatto con l’ambiente e la natura e che è molto preso dal fare, quindi si lavora anche attraverso i libri ma soprattutto si partecipa, si discute e si parla. Egli propone quindi un rinnovamento della didattica e dell’organizzazione scolastica che pone al centro dell’insegnamento l’alunno con i suoi bisogni e interessi che sono alla base della sua motivazione all’apprendere. Il bambino è quindi al centro del processo di insegnamento e di apprendimento e ciò significa modificare l’idea stessa di insegnante, che non deve più avere la forma autoritaria dispensatrice di saperi come nel passato o essere controllore e giudice degli apprendimenti, ma deve diventare guida del gruppo che organizza e regola i processi di ricerca all’interno della classe, quindi un “animatore delle attività didattiche”.

Scrive Dewey in Il mio credo pedagogico “l’insegnante non è nella scuola per imporre (autoritarismo) certe idee al fanciullo o per formare in lui certi abiti, ma è lì come membro della comunità (quindi parte della classe senza che abbia il sopravvento sugli alunni) per selezionare le influenze che agiranno sul fanciullo e per assisterlo a reagire a tali influenze”.

Tra le maggiori opere di Dewey:

  • Scuola e società, 1899
  • Come pensiamo, 1910
  • Democrazia e educazione, 1916
  • Esperienza e natura, 1925
  • Logica teoria dell’indagine, 1938
  • Libertà e cultura, 1939
  • Conoscenza e transazione, 1949

L’attivismo in ambito europeo

Dewey diffonde questa teoria pedagogica dell’attivismo negli Stati Uniti, ma il suo pensiero riuscì fortunatamente a giungere anche in Europa, dove tra fine ‘800 e inizio ‘900 altre studiose e studiosi approfondirono questo pensiero e cercarono a loro volta di scrivere opere e di fondare scuole che proponessero questo tipo di pedagogia e di didattica attiva: l’infanzia è considerata come un’età preintellettuale e premorale, nella quale i processi cognitivi si intrecciano strettamente all’operare e al dinamismo, anche motorio oltre che psichico, del bambino/ragazzo.

I maggiori esponenti delle “scuole nuove” in Europa furono:

  • Cecil Reddie che aprì nel 1889 in Inghilterra una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni.
  • Edmond Demolins che nel 1899 aprì in Normandia la sua École de Roches.
  • Gustav Wyneken elaborò in Germania un modello educativo antiborghese e libertario che esercitò larga suggestione sulla gioventù tedesca fino alla prima guerra mondiale.
  • Georg Kerschensteiner ideò in Germania un modello di scuola nuova che chiamò “scuola del lavoro” dove cercava di porre al centro della formazione il lavoro che assumeva grande importanza valore educativo e formativo per la crescita dell’individuo a partire dall’infanzia.

Pedagogisti e pedagogiste della storia recente di grande risonanza

Roger Cousinet (1882-1973) scrive il volume Un metodo di lavoro libero per gruppi (1925) che conteneva le sue idee con cui avviò in Francia un metodo didattico che permetteva agli alunni un apprendimento basato sull’agire, un istruirsi ed educarsi da sé stessi, sotto gli occhi di un insegnante incaricato di “sorvegliare” cioè assistere gli alunni nei loro passi ed aiutarli in caso di bisogno, assumendo un ruolo di guida e di attento osservatore. Già dal titolo della sua opera si comprende che il metodo di lavoro libero doveva avvenire per gruppi cioè prevedeva che gli alunni lavorassero insieme giornalmente. Secondo questo metodo il lavoro scolastico doveva avvenire in un ambiente/classe capace di:

  • Stimolare la curiosità infantile,
  • Sollecitare gli apprendimenti con soluzioni incoraggianti,
  • Facilitare la socializzazione, lo stare insieme in una classe condividendo gli spazi e i materiali, e inoltre l’insegnante doveva organizzare le attività sempre in gruppo.

L’autore riconobbe un ruolo fondamentale al lavoro storico cioè alla ricerca storica che aveva il compito di legare il bambino alla storia della civiltà muovendo dalla storia delle cose/degli oggetti con cui ogni giorno interagisce (abitazione, vestiario, mezzi di trasporto) per poi arrivare alla conoscenza di una storia della civiltà.

Ovide Decroly (1871-1932) ha una formazione medica in Belgio (come Montessori, quindi molti grandi pedagogisti diventano tali con il tempo avvicinandosi al mondo dell’educazione) e inizia ad occuparsi dalla “pedagogia differenziale” cioè l’odierna pedagogia speciale che si occupa di approfondire temi/pratiche e didattiche per studenti con disabilità. Nel 1907 aprì a Bruxelles una scuola che divenne uno dei più famosi centri di sperimentazione educativa grazie al ricco e complesso materiale didattico che veniva utilizzato al suo interno. Mai prima di allora si era pensato di formare persone con disabilità poiché i disabili così come poveri, donne e bambini sono sempre stati posti ai margini ella società, era l’ultimo pensiero dei politici e degli amministratori del tempo prendersi cura degli ultimi fra cui le persone con disabilità: a questo pedagogista va riconosciuta tale l’apertura. Grazie alla sua preparazione di medico potette studiare i processi di apprendimento dei bambini individuando tre momenti fondamentali: 1. l’osservazione, momento iniziale di ogni apprendimento (‘poche parole, m

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARGRO171097 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale per l'insegnamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Dello Preite Francesca.
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