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Pedagogia generale – Linguaggio del corpo Appunti scolastici Premium

Appunti di Pedagogia generaleLinguaggio del corpo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: ASPETTO SOMATICO DELLA PSICOLOGIA DELL’IO, IL PRINCIPIO DEL PIACERE, IL PRINCIPIO DI REALTA’, IL CONCETTO BIOENERGETICO DEGLI ISTINTI, ecc.

Esame di Pedagogia generale docente Prof. R. Romano

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favorevole. Si trova benissimo al centro della scena, e il suo esibizionismo non gli crea nessun

disagio. Nel carattere orale è un mezzo per ottenere attenzione, interesse e amore.

Questo bisogno di espressione verbale si accompagna a un alto livello di intelligenza verbale.

Questo gonfiarsi dell’Io si genera in concomitanza con periodi di benessere ed eccitazione. Nei

momenti di depressione e di disperazione a dominare il quadro sono i sentimenti di impotenza

e di inadeguatezza.

La tendenza alla depressione non va trascurata. Dovunque esista, è patognomica per le

tendenze orali. Laddove domina la personalità, determina la struttura caratteriale orale. Il

modello dell’esaltazione e della depressione tende ad essere ciclico, sebbene ciò non sia

sempre ben evidente.

A livello profondo si trova difficoltà nella percezione del desiderio. Il carattere orale ripete:

“non so cosa voglio”.

L’aggressività e i sentimenti aggressivi sono deboli. Il carattere orale non si sforza molto per

ottenere ciò che vuole e in parte ciò è dovuto alla mancanza di un forte desiderio, in parte alla

paura di realizzarlo. La paura di soddisfarlo può essere facilmente resa manifesta. La

giustificazione offerta è l’esperienza di una costante delusione.

La collera non è un’emozione facile da provocare. Al suo posto si riscontra una forte irritabilità;

possono esserci urla e grida ma resta assente il sentimento forte.

In tutti i casi l’incapacità a reggersi sulle proprie gambe è veramente la caratteristica

di questo tipo di struttura dell’Io.

Un’altra caratteristica del carattere orale sono le sensazioni di vuoto interiore, sensazioni

presenti in ogni caso autentico. Anche se è presente un rapporto amoroso, è spesso esistente il

senso di solitudine.

Il carattere orale impegnato in un’attività fisica continua, come ad esempio nell’azione di

percuotere il divano, si stanca facilmente. Molti di questi individui pensano di avere energia. La

mancanza di energia è anche riconducibile al fatto che questa struttura spesso presenta bassa

pressione sanguigna e un metabolismo basale ridotto.

Il torace è generalmente sgonfio, il ventre è privo di turgore e alla palpazione risulta morbido e

vuoto. Lo sgonfiamento del torace può produrre la depressione dello sterno che si riscontra in

alcune strutture orali.

I movimenti di estensione delle braccia in genere risultano sgradevoli. L’azione se perdura e

viene esagerata spesso provoca il pianto e un senso di vuoto interiore. Azioni più violente,

come quella di percuotere il lettino, sembrano prive di potenza. Il paziente può sentire

debolezza e l’impotenza nelle braccia e nelle mani. I movimenti non sono sostenuti da un

adeguato flusso di energia. Le gambe non sono mai percepite come stabili sostegni del corpo.

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Le gambe si stancano facilmente nelle posizioni di tensione. Scarso è il controllo dei loro

movimenti e il coordinamento è inadeguato. I piedi sono deboli e non di rado piatti. La qualità

specifica che caratterizza la struttura orale può essere definita “disgiunzione”.

Un altro prodotto della debolezza delle estremità inferiori è la perdita del contatto con il suolo.

La paura di cadere è comune nei caratteri orali.

Il mal di testa è un disturbo spesso lamentato. Se ne può spiegare la frequenza per la tensione

nel collo e nella testa. Qualsiasi sforzo produca un forte flusso di energia alla testa può

provocare cefalee da pressione o capogiri.

Per quello che riguarda le tensioni muscolari, si rileva sempre un fortissimo anello di tensione

al cingolo scapolare e alla radice del collo. La scapola è strettamente connessa al torace.

Nell’uomo i muscoli pettorali sono ipertrofizzati. Nella donna i seni tendono ad essere grossi,

penduli e privi di tono. I muscoli longitudinali della schiena sono molto tesi, specialmente tra le

scapole, all’altezza delle cupole diaframmatiche, e all’inserzione nel sacro. I muscoli del cinto

pelvico sono fortemente contratti. Una forte tensione muscolare pare assente nella parte

anteriore del corpo, ma solo a causa della condizione “sgonfia” del petto e dell’addome.

Nella struttura caratteriale orale è sottosviluppata rispetto alla corporatura soprattutto il

sistema muscolare.

La funzione genitale è debole. L’oralità e la genitalità sono tendenze antitetiche. La pulsione

sessuale del carattere orale è rivolta verso il contatto con il partner; la scarica è secondaria.

Essa rappresenta il bisogno di ricevere dal partner; cioè l’organo genitale serve il bisogno

orale. Nella donna l’orgasmo è spesso assente, anche se non c’è mai frigidità. Manca in realtà

la forza della pulsazione motoria per scaricare le sensazioni.

Analisi dinamica della posizione orale e naturale

• Nella struttura caratteriale orale il peso del corpo poggia sui talloni. Nella posizione

naturale il peso poggia sull’arco metatarsale tra l’avampiede e il tallone.

• Il carattere orale tende ad avere una spinta all’indietro. Le spalle sono gettate

all’indietro e ciò è compensato da una spinta in avanti della testa. In basso, le natiche e

il bacino sono spostate in avanti. La schiena, nella posizione naturale del corpo, è dritta,

col bacino “drizzato” all’indietro.

• Nella struttura orale il movimento in avanti è iniziato dalla testa, mentre nella posizione

naturale, parte dal suolo.

• Poiché le gambe non sono abbastanza forti, nel carattere orale il corpo è sorretto dalla

spina dorsale. La schiena non è quindi disponibile per l’azione aggressiva. Nell’individuo

sano il corpo è sorretto dalle gambe, che mantengono la flessibilità della giuntura del

ginocchio. Questo tipo di struttura è caratterizzata dalla sua libera aggressività e dalla

capacità di sostenere le azioni.

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• Nella struttura orale gli angoli di compressione tra i segmenti del corpo sono ottusi e

aperti. Per contro, nella struttura sana questi angoli sono acuti. Il corpo è come una

molla compressa, caricata e pronta a scattare.

• Le estremità dell’organismo si protendono in avanti nella posizione naturale. Si può

interpretare questa attitudine come un protendersi verso il mondo. Nel carattere orale

le estremità dell’organismo sono spinte all’indietro, e si esprime così il rifiuto per il

mondo.

Bioenergeticamente il carattere orale è un organismo scarsamente caricato; è un

sacco vuoto. L’energia è sufficiente a mantenere le funzioni vitali, ma non a caricare

appieno il sistema muscolare. E’ prevedibile che le regioni e le strutture periferiche

ne soffrano particolarmente. Gli arti, la testa e l’apparato genitale sono insufficientemente

caricati. Anche la pelle è sottile e si screpola facilmente.

Perché il carattere orale è incapace di riempirsi di energia? La risposta è evidente. La struttura

stessa del carattere orale deriva da una immobilizzazione della pulsione aggressiva. Se un

organismo ha paura o non riesce a tendersi per prendere, la disponibilità dei mezzi non rimedia

a niente. D’altro canto, il carattere orale ha dei bisogni che deve soddisfare. Il suo

atteggiamento verso questi bisogni è infantile. Si aspetta che il mondo li riconosca e li soddisfi

senza nessuno sforzo da parte sua.

Che si pensi psicologicamente in termini di paura, o biologicamente in termini di tensioni

muscolari e di energia pulsionale, una connotazione del carattere orale è l’incapacità di essere

aggressivo. La debolezza della pulsione aggressiva è riflessa dalla debolezza della schiena. La

stanchezza di cui si lamenta si può spesso attribuire a questa debolezza della parte posteriore

del corpo, localizzata nella regione lombare. In virtù di questo fatto il carattere orale a livello di

personalità manca di fermezza (“è senza spina dorsale”).

Spesso si presenta l’invidia che si può spiegare con il sentimento di privazione. La dipendenza

dagli altri, l’abbarbicarsi agli altri è l’equivalente per l’adulto della suzione e del farsi portare in

braccio del bambino. La debolezza delle braccia e delle gambe ricorda anch’essa una struttura

infantile. L’appetito abnorme va interpretato come un tentativo di riempirsi. L’impazienza e

l’irrequietezza derivano da un desiderio insoddisfatto.

L’ostilità si esprime a parole e solo di rado con l’azione fisica. L’incapacità di tendersi verso il

mondo induce una solitudine terribile; e la delusione è la sorte inevitabile dell’adulto che spera

che i suoi desideri siano riconosciuti e appagati.

La depressione è una diminuzione dei processi energetici e della formazione degli impulsi.

L’energia non cerca di scaricarsi (questa è una funzione genitale), sale invece verso la testa

alla ricerca di un contatto con il mondo. Dato il grave blocco sulla strada del flusso energetico

verso le braccia, segue quella infantile verso la testa e la bocca. E’ questo che produce la

volubilità del carattere orale nella fase di esaltazione.

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L’energia scorre verso l’alto, non verso il basso. Le gambe sono insufficientemente caricate e

non si mantiene il contatto con il terreno. Non c’è aumento dell’eccitazione genitale. A causa di

questa mancanza di contatto col suolo, che è la controparte psicologica di contatto con la

realtà, si sente che questi individui sono “tra le nuvole”, “fluttuano” e con loro i contatti non si

stabiliscono.

Nell’esaltazione il carattere orale ritorna a uno stadio infantile, quasi si protendesse verso il

seno materno con la bocca. La logorrea può rappresentare simbolicamente i movimenti della

suzione. Parlando il carattere orale cerca ammirazione e affetto, “soddisfazione narcisistica”.

Possiamo immaginare l’origine di questa presunzione perché questa immagine dell’Io è come

l’Io del bambino: prolisso, non cristallizzato e onnipotente. Un vero Io nasce con la

consapevolezza del mondo esterno e con l’ancoramento dell’oscillazione energetica

longitudinale alla funzione genitale. Il bambino non ha né la capacità né la percezione di dare e

di prendere. Mentre l’Io adulto è una funzione della capacità di dare e di prendere, l’Io infantile

è correlato alla capacità di prendere e di assorbire. L’Io gonfiato del carattere orale nella fase

di esaltazione corrisponde a questo Io infantile.

Ma la bolla deve scoppiare: il mondo adulto non può soddisfare questa esigenza infantile.

Presto o tardi il carattere orale incontra un rifiuto, da cui nasce la delusione e quindi la

depressione. Durante il momento di depressione il movimento di energia è fortemente ridotto.

Probabilmente questa nevrosi ha origine in esperienze traumatiche vissute in tenerissima età.

Il bambino che in un secondo tempo sviluppa una struttura caratteriale orale è simile a colui

che alla fine del pasto ha ancora fame. Ovviamente il pasto era insufficiente, e non solo

insufficiente a dare un senso di pieno gradimento, ma insufficiente anche a soddisfare i bisogni

energetici del bambino. Egli desidera la madre e piange. La nevrosi non si sviluppa finchè

continua il pianto, poiché questo evita una “depressione primaria”. Ma per quanto tempo può

piangere un bambino?

Un carattere orale si sviluppa quando il desiderio della madre è represso prima che i bisogni

orali siano soddisfatti. Ciò crea un conflitto inconscio fra la necessità da una parte e la paura

della delusione dall’altra. Successivamente la repressione si fissa per lo strutturarsi di questo

conflitto nell’attitudine del corpo. L’Io ha rinunciato alla richiesta conscia di ulteriori

soddisfazioni. Il bambino fa un coraggioso tentativo per funzionare indipendentemente, e in

parte ci riesce; ma i bisogni orali insoddisfatti sono ancora attivi a livello inconscio.

La repressione del desiderio della madre produce un bambino che è apparentemente

prematuramente indipendente. Come conseguenza, questi bambini tendenzialmente parlano

presto e hanno un’intelligenza precoce. Che imparino a camminare presto o con ritardo non

sono mai veramente sicuri sulle loro gambe.

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I ricordi e i sogni tipicamente mostrano sentimenti di abbandono e di disperazione.

Proprio come il frutto immaturo non riesce a radicarsi bene, così l’organismo immaturo trova

grande difficoltà a stabilire le sue radici funzionali nella realtà. La controparte fisica di questo

problema è l’inadeguatezza delle gambe e dei piedi. Le funzioni di supporto e locomozione

nelle estremità inferiori dipendono dal contatto col suolo. Nel carattere orale la debolezza delle

estremità inferiori impedisce lo sviluppo di quella indipendenza e di quella aggressività

essenziali per la funzione matura adulta.

Il problema terapeutico posto dalla struttura caratteriale orale è uno dei più difficili nella

terapia analitica se manca una coscienza di questi concetti dinamici. L’approccio si articola su

due piani: a livello psicologico, le resistenze devono essere analizzate ed eliminate in modo che

il paziente possa realizzare rapporti adeguati con il lavoro e con l’amore; nel contempo, è

necessaria la terapia fisica per rafforzare le gambe e stabilire un buon contatto col terreno.

La sua aggressività deve essere mobilitata e resa disponibile.

L’appoggio per il carattere orale assume due forme: innanzi tutto, l’ambiente terapeutico deve

essere favorevole, e ciò è più vero per il carattere orale che per qualsiasi altro nevrotico;

richiede infatti un’accettazione del paziente in quanto individuo. Questi deve sentire che il

terapeuta sta dalla sua parte e non lo abbandonerà. In secondo luogo, deve essere resa

giustizia alle sue lamentele, poiché solo a questa condizione considererà valida l’insistenza

dell’analista sulla necessità della sua accettazione della realtà.

L’analisi del carattere deve essere sistematica e simultanea al lavoro sulle tensioni muscolari.

Iniziamo la terapia bioenergetica dalle gambe, che vengono rafforzate con speciali esercizi, di

modo che anche maggiore energia affluisca verso i piedi. Il lavoro sulle gambe è essenziale e

costante durante tutta la terapia. Se la direzione della crescita biologica va dalla testa verso il

basso, la terapia bioenergetica è orientata dal suolo verso l’alto.

Le tensioni muscolari della schiena e delle spalle devono essere eliminate. I movimenti di

estensione e di percussione vengono incoraggiati durante le sedute. L’apertura della gola

contratta dovrebbe ampliarsi in modo tale da consentire un maggiore assorbimento di energia

attraverso la respirazione. Tutto il lavoro sul corpo è funzionalmente orientato verso l’obiettivo

finale: aumentare le sensazioni genitali e la capacità di scaricare genitalmente. Mentre

aumenta la carica genitale aumenta anche la carica nella testa, per cui è possibile una migliore

presa sulla realtà esterna.

Se l’Io è gonfiato, deve essere gradualmente sgonfiato. Prima che il paziente percuota il

lettino, non è possibile costruire un sostanziale e permanente miglioramento della funzione.

Attraverso il trattamento il paziente deve essere messo in contatto con la realtà nel lavoro e

nell’amore.

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Non esistono due caratteri perfettamente uguali. Mentre le differenze energetiche sono

essenzialmente quantitative, l’espressione emozionale di queste differenze nel comportamento

è di natura qualitativa.

Comunque si rileverà spesso che l’individuo alto, magro e astenico presenta una struttura

caratteriale orale o un fortissimo elemento orale. Psicologicamente e somaticamente, il

carattere orale è il risultato di una maturazione e di un’indipendenza forzate o troppo rapide

dell’organismo in crescita. Se le radici sono deboli e mancano dei debiti ancoraggi, l’energia

dell’organismo sale verso l’alto.

IL CARATTERE MASOCHISTA I

Se Lowen nega l’esistenza di un masochismo primario, cioè di una pulsione di morte, pure è

ancora convinto che il masochismo clinico è sadismo rivolto contro se stessi.

L’angoscia del masochista differisce da quella del carattere orale. Il primo prova angoscia sotto

la pressione del lavoro e nelle relazioni sociali, l’altro è ansioso prima di affrontare la

situazione. E’ la sensazione di essere continuamente sotto forte pressione che caratterizza l’Io

del masochista.

Tutti i masochisti si sforzano e si spremono, e tutti contraggono l’addome per raggiungere una

certa scarica emotiva. Il masochista non nega la realtà come lo schizofrenico, né rifiuta

quanto la realtà esige come il carattere orale. Accetta la realtà e nello stesso tempo

la combatte, ammette la razionalità di quanto essa esige e nello stesso tempo vi

oppone resistenza. Vive un conflitto terribile, che nessun altro carattere conosce.

Reich dice. “Il carattere masochista cerca di legare la tensione interiore e l’angoscia

incombente ricorrendo a un metodo inadeguato, cioè con l’invocazione dell’amore sotto forma

di provocazione ed ostinazione”. Naturalmente il tentativo non può che fallire.

Si può allora aggiungere che a un certo livello egli vuole che il tentativo fallisca. Si tratta forse

di un bisogno di punizione? Esso ha altre due interpretazioni: primo, il fallimento giustifica la

sua inadeguatezza, il biasimo può essere riversato sugli altri; secondo, si teme il successo

poiché esso porta il masochista alla ribalta e suscita angosce molto forti associate

all’esibizionismo.

Per capire il problema bisogna immaginare il masochista come un individuo profondamente

umiliato che si sente inferiore. Il suo comportamento può essere interpretato come: “vedi, non

sei migliore di me”. La storia della sua infanzia non lascia dubbi sulle umiliazioni subite.

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La terapia bioenergetica è fondamentalmente una procedura analitica. L’analisi è condotta sia a

livello psicologico sia a livello somatico. L’espressione del sentimento, verbalmente e nel

movimento, è utilizzata per produrre una liberazione dell’affetto bloccato.

Il problema centrale del masochismo è l’apparente bisogno di soffrire o di trarre piacere e

soddisfazione dal dolore e da esperienze che altri considerano spiacevoli. Gli studi analitici

avevano rivelato che il masochista ha un Super-Io molto severo. Il bisogno di soffrire fu

interpretato come un tentativo di mitigare il Super-Io, di lenire le fitte dolenti di una coscienza

colpevole. Sotto il comportamento masochista c’è odio e disprezzo. Questo odio latente del

carattere masochista giustificherebbe appieno la severità del Super-Io o della coscienza.

L’esistenza di una pulsione di morte è molto discutibile. Esistono, tuttavia, nell’uomo e nella

vita animale, due correnti di energia che producono impulsi che possono definirsi istintuali.

Possono essere descritti come sentimenti di aggressività e di tenerezza (Eros). In certe

condizioni queste tendenze istintuali possono scindersi e diventare antagoniste. Vediamo come

accade.

Studiando la struttura fisica del paziente masochista, restiamo colpiti da diversi tratti.

Strutturalmente, tutti tendono ad essere molto robusti, con un forte sviluppo muscolare, e sia

il maschio sia la femmina sono forti fisicamente. Non è la forza fisica dell’atleta svelto e agile,

ma è piuttosto simile alla forza schiacciante del gorilla. Anche nell’aspetto fisico ricordano il

gorilla poiché la schiena è tendenzialmente arrotondata, il collo corto e tozzo, le braccia e le

cosce sono muscolose. Ogni vero carattere masochista mostra la condizione della “muscolatura

indurita” che spiega il loro comportamento atassico nel movimento e

nell’espressione.Tracciando il movimento dell’energia in questa struttura dalle forti tensioni alla

nuca e nella regione lombare inferiore, si trova una spiegazione al comportamento masochista.

Nella struttura masochista la pulsione aggressiva è curvata all’interno come se delle enormi

pinze fossero state applicate alle due estremità dell’organismo. Ne risulta che i sentimenti di

tenerezza sono compressi tra le due ganasce dell’aggressività e restano contratti. L’Eros lotta

per spezzare questa costruzione ma fallisce e si abbatte.

Il carattere masochista non si lamenta di sensazioni di vuoto interiore; si lamenta piuttosto

della sensazione di esplodere, di una pressione interna e dell’incapacità di liberare la tensione.

Non mostra segni di privazione. Ogni masochista sente che la madre lo ha amato. E’ il modo in

cui l’amore è stato espresso a creare il disturbo, non la sua mancanza. L’aggettivo “soffocante”

è adatto alla madre del masochista.

L’Io del masochista è schiacciato, quasi fosse serrato in una morsa: all’estremità superiore il

sentimento forzato, all’estremità inferiore l’imposizione di una rigida educazione all’igiene

personale costituiscono le due pressioni principali. Per rivolgere l’aggressività all’interno, la

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pressione deve essere applicata prima che essa si ancori alla realtà nella funzione genitale e in

quella mentale.

La repressione produce il masochismo. Viene repressa la crescente indipendenza del

giovane organismo, dell’Io in fase di sviluppo. La repressione non assume la forma di un’aperta

ostilità; opera mascherandosi sotto un’eccessiva sollecitudine. Alla fine si ottiene la

sottomissione, e il masochista diventa un bravo ragazzo. Si ricorre alle misure forti, ai

rimproveri, alle punizioni, si fa appello all’amore del bambino per la madre e, infine, lo si

minaccia di privarlo dell’amore materno se non obbedisce. Si determina così uno stato di

terribile confusione per il bambino: i suoi sentimenti di tenerezza sono chiamati a bloccare la

sua aggressività, e l’aggressività bloccata impedisce l’espressione della tenerezza. In nessuna

altra struttura caratteriale l’ambivalenza è così acuta, il conflitto così forte.

Nello sviluppo di questa struttura caratteriale, il sistema muscolare del bambino in crescita

abbandona la naturale funzione di movimento. I muscoli si sviluppano eccessivamente per

trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. L’alimentazione forzata tende a

provocare il vomito, vomito che viene trattenuto, e si instaurano così gravi tensioni nel collo e

nella gola. L’insistenza prematura sull’igiene costringe il bambino a impiegare il muscolo

elevatore dell’ano, poiché gli sfinteri esterni non sono ancora sotto il controllo volontario. Le

gravi tensioni muscolari nel cingolo scapolare trattengono l’odio e la rabbia contro la madre.

Mentre il masochismo si sviluppa da pratiche iniziate nel secondo anno di vita, solo più tardi la

struttura masochista assume la forma definitiva.

Lo specifico meccanismo di disturbo è la plasticità della muscolatura che, a livello genitale,

impedisce ai sentimenti teneri di caricare fortemente gli organi di scarica. Il risultato è un

ingorgo di energia nella regione pelvica: i sentimenti teneri nel ventre, l’aggressività nelle

natiche e nelle cosce. A questo punto, nei casi gravi, il masochista prova la sensazione di

esplodere, diventa frenetico e sente l’urgenza di liberarsi.

La paura di una forte eccitazione genitale trattiene l’energia negli organi pelvici e nelle natiche,

dove si impantana, non essendo capace né di muoversi verso l’esterno, scaricandosi, né di

muoversi verso l’interno, ritirandosi. Ne risulta un intollerabile stato di angoscia. Due

meccanismi allora possono essere impiegati:

• Stringendo fortemente le cosce e comprimendo le natiche, l’energia può essere

costretta a passare dai genitali e scaricarsi. Naturalmente il piacere della scarica risulta

considerevolmente ridotto. Il masochista non fa che adottare una pratica anale per la

funzione genitale.

• L’altro modo indurrebbe una scarica più forte, ma richiede l’applicazione della forza per

aumentare la tensione a un punto tale che diventi impossibile trattenerla e si produca

un passaggio per la scarica. Il fatto o la fantasia di essere percosso hanno proprio il

compito di aumentare la tensione.

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Il significato più profondo della fantasia di essere picchiati sembra essere: “percuotimi così

posso ottenere il rilassamento senza essere responsabile”. Psicologicamente è vero che c’è

“uno slittamento della responsabilità sulla persona che punisce”.

IL CARATTERE MASOCHISTA II

Essenziale tra le qualità del carattere masochista è la sensazione soggettiva di sofferenza e di

infelicità che si esprime oggettivamente nella tendenza a lamentarsi.

Inoltre maggiore è lo sforzo del masochista e più disperata è la situazione. Il masochista è in

una trappola e più lotta più vi resta impigliato. Poiché la sua aggressività è diretta all’interno,

non bisogna dimenticare la natura autodistruttiva della sua attività. E’ proprio questo sforzo

che costituisce la trappola masochista: esso non è razionalmente diretto verso i bisogni della

situazione. Egli cerca di ottenere approvazione, affetto e amore con la sincerità del suo sforzo.

Per ottenere dei progressi nel trattamento del carattere masochista, inizialmente,

bisognerebbe chiedergli di esprimere i suoi sentimenti aggressivi.

Ciò che rende, però, il trattamento del masochista così difficile è la profonda sfiducia con cui il

paziente considera il mondo.

E’ il piagnucolio della voce, è la costante ripetizione e il biasimo implicito che fanno sorgere il

sospetto che con la lagnanza si evita soltanto di dichiarare il vero problema. Prima o poi

provoca la collera del terapeuta e, abbastanza stranamente, dopo tale reazione si nota un

miglioramento nel sentimento e nel comportamento del masochista. Ci si rende allora conto

che si trattava del tipico comportamento provocatorio motivato dallo stesso bisogno che

produce la fantasia masochista di essere percosso. Il masochista provoca, portando la

situazione al punto di ebollizione, in modo da ottenere una certa liberazione emozionale.

E’ importante conoscere le dinamiche bioenergetiche della sofferenza e del piagnucolio.

L’energia dell’organismo è intrappolata dall’aggressività diretta all’interno, che chiude ogni

sbocco. Il desiderio trattenuto all’interno crea sofferenza. Ma gli sbocchi non sono

completamente chiusi; piuttosto, sono fortemente ristretti e ne fuoriesce solo una piccolissima

carica energetica, o aria, che, a livello sonoro, produce il piagnucolio.

Le tendenze all’autolesionismo e all’autodenigrazione sono un’altra qualità del masochista.

Analizzate a livello psicologico, stanno a significare: “guarda come sono infelice. Perché non mi

ami?” Molto spesso queste tendenze non si esprimono in parole ma nell’abbigliamento e nella

poca cura della persona. I pazienti masochisti arrivano alle sedute malconci, con gli abiti

sporchi e trasandati.

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Il masochista funziona a livello intestinale. Manca, inoltre, il senso della spina dorsale.

Possiamo dire che, a livello inconscio, il masochista si sente come un verme o un serpente, e la

sua tendenza ai contorcimenti la si osserva sia a livello psicologico che bioenergetico. Sempre

a livello inconscio, egli sente di appartenere alla terra e la tendenza ad abbattersi al suolo è

caratteristica. Questa qualità risulta dalla caduta dell’oscillazione longitudinale dell’energia che

abbiamo assunto come base del principio di realtà.

In termini di portamento, le gravi tensioni muscolari impediscono lo sviluppo della posizione

eretta che deriva da un forte impulso energetico. Il masochista è esitante; i movimenti non

sono diretti ed espressi con vigore ma selvaggi, sperimentali e indiretti.

Se cerchiamo il denominatore comune di quelle prime esperienze che producono il masochismo

lo troviamo nel sentimento di umiliazione. Egli è stato indotto a sentirsi inadeguato e inutile.

E’ quasi impossibile trovare un masochismo per il quale le funzioni di scarica (anale, uretrale,

genitale) non sono sporche.

Nella storia di ogni carattere masochista l’analista troverà un periodo di ribellione culminante in

sfoghi d’ira e in reazioni di rancore. In questa fase l’aggressività è ancora diretta all’esterno. Il

masochista quale lo osserviamo clinicamente nei pazienti adulti si sviluppa solo dopo la

pubertà. Soltanto dopo che la pulsione sessuale si afferma fortemente scatta la trappola,

poiché il conflitto tra bisogno e rancore, tra conformismo e ribellione, si intensifica a tal punto

che nessuna soluzione è possibile.

A causa di queste prime esperienze nel masochista le tensioni si concentrano intorno alle due

aperture dell’apparato intestinale. Nella gola c’è un conflitto creato dal timore che il cibo vi sia

ficcato a forza o di poterlo vomitare; nell’ano e nel retto c’è la paura di muovere le viscere o

che qualcosa vi penetri. Le spalle sono rinserrate per proteggere la gola; le natiche e le cosce

sono tese per proteggere l’ano. Sotto entrambe le tensioni stanno gli impulsi ad evacuare il

contenuto dello stomaco e dell’intestino.

Il carattere masochista è una struttura pregenitale. Il problema si crea prima che si stabilisca

la funzione genitale.

Egli lavora con l’intestino, ma non col cuore; di conseguenza di solito spontaneità e creatività

mancano nei suoi sforzi. Poiché il masochista si impegna sempre al massimo, è un lavoratore

instancabile; ciò è legato al forte bisogno di approvazione. A lungo andare questa continua

pressione blocca le viscere a un punto tale che il crollo è inevitabile.

Mentre la spinta può produrre qualcosa nel processo lavorativo, inibisce il piacere della

genialità e ne risulta una sensazione di risentimento contro il partner. Il modello è di tensione

e di recriminazione, di sforzo e di risentimento. Al di sopra del problema nel suo complesso, c’è

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il senso di colpa associato alla sessualità, la vergogna della genitalità e il timore di

un’affermazione dell’Io.

La masturbazione non è stata praticata nel modo normale; in ambo i sessi, l’eccitazione e la

scarica si otteneva strofinando le cosce contro i genitali e comprimendo nello stesso tempo le

natiche, oppure premendo i genitali contro il letto, ma sempre si nota il ritegno nell’uso delle

mani, quasi che toccare i genitali fosse proibito, e probabilmente era proprio così.

I masochisti soffrono di un blocco nella capacità di esprimere un’idea o un sentimento; ma, a

dispetto di questa apparente goffaggine, sono molto intelligenti e sensibili; la loro percezione e

comprensione del comportamento altrui è penetrante e acuta. L’intelligenza è al servizio della

loro sfiducia e svolge quindi il un ruolo sinistro nella loro vita.

Ogni impulso aggressivo, ogni movimento o gesto mostrano l’ambivalenza, l’irrisolutezza e

l’incertezza che caratterizzano ogni aspetto del comportamento masochista. Nel carattere

masochista non c’è vuoto interiore ma sempre un senso interno di tensione e angoscia.

A differenza del carattere orale, dove si riscontra uno squilibrio fra un alto grado di sviluppo

spirituale e una funzione motoria infantile, il carattere masochista presenta una struttura

muscolare ipertrofizzata e una spiritualità ridotta, quasi che il sistema muscolare soprafacesse

il lato spirituale dell’organismo. Il masochista è legato alla terra e la sua aggressività è ridotta.

L’eccessivo sviluppo della muscolatura non è in relazione al movimento ma con

l’impedimento del movimento.

Nel masochista abbiamo un duplice problema, poiché le naturali pulsioni istintuali sono state

rivolte l’una contro l’altra: se incoraggiamo l’aggressività, essa agisce contro i sentimenti teneri

e non produce un autentico soddisfacimento; liberare i sentimenti spirituali quando lo stesso

potere motorio necessario per tale liberazione fa da carcere appare quasi impossibile.

Bisogna stabilire un contatto con lo spirito imprigionato per sostenerlo e difenderlo. Cioè, in

ogni momento l’analista deve mostrare simpatia, comprensione e appoggio al paziente

masochista di fronte ai suoi ripetuti fallimenti, alla disperazione, alla sfiducia, all’antagonismo

per il terapeuta; nello stesso tempo, non gli si deve permettere di gettare il peso e la

responsabilità della sua condizione sul terapeuta.

Si deve sciogliere, inoltre, la spasticità del sistema muscolare, si deve liberare il movimento

che è stato bloccato, si deve eliminare l’ambivalenza tra aggressività e sentimenti teneri, e si

deve ottenere un certo grado di funzione istintuale. L’ultima è una funzione genitale. La

struttura masochista si basa su una muscolatura ipertrofizzata e contratta. Per superare le

contrazioni sono necessari movimenti che implichino stiramenti e trazioni. In modo simile

bisogna usare movimenti che schiudano e liberino le profonde tensioni nel cinto pelvico. I

muscoli contratti della coscia devono essere distesi, e la mobilità del bacino sviluppata. Inoltre,

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i mezzi per raggiungere e conservare un senso di rilassamento e di pienezza nel bacino devono

diventare parte della conoscenza conscia del paziente.

Superare queste tensione nella struttura masochista e far sì che pianti i piedi per terra è

necessario quanto rafforzare le gambe e i piedi della struttura orale.

Visto che i movimenti mimici del viso sono limitati, queste espressioni devono essere portate in

superficie e rese consce, e la paura deve essere evidenziata e superata attraverso un processo

di abreazione. Nessuna singola manovra è più fruttuosa della liberazione di queste

espressioni congelate.

Per quello che riguarda il transfert, il paziente masochista prima cerca l’approvazione

dell’analista, convinto che una volta conquistata questa approvazione tutto andrà per il meglio;

poiché ciò non accade, egli si aspetta che lo “faccia per lui” l’analista, che è considerato come

una madre protettiva e sapiente. Sul versante negativo c’è il disprezzo, il disgusto, l’ostilità e il

rancore originariamente provati per la madre. Il masochista trasferisce la sua dipendenza

sull’analista come richiesta inconscia affinché l’analista assuma la responsabilità del suo

comportamento.

Dire che ha paura che la sua offerta d’amore sia rifiutata è quasi un eufemismo. E’ stata

umiliato da bambino, e non rischierà di nuovo; dubbio e sfiducia sono profondamente radicati.

Può trovare gioia e felicità ? Non dovrà così soffrire ancora? Certo. E allora piangerà

profondamente e sentirà acutamente la sua angoscia. Ma solo dopo il pianto si sentirà in pace

e, in qualche misura, contento. Il masochista DEVE soffrire. Non appena abbandona il suo

atteggiamento forzato, la tristezza lo avvolge. Se si libera il rancore che blocca la sua

sottomissione, il terapeuta troverà davanti a sé un bambino tremendamente infelice. Ma è

superato lo specifico carattere masochista.

Il desiderio di amare e di essere amato è trattenuto alle due estremità della sua oscillazione

pendolare. In alto, nel cervello, ci sono dubbi e la sfiducia che ostacolano il flusso del

sentimento (come nei singhiozzi) attraverso la gola. In basso, il flusso delle lacrime è

trattenuto dalle profonde tensioni nel ventre. Solo contraendo fortemente il bacino e il ventre il

masochista è sicuro.

Se costringiamo il paziente ad affrontare il suo desiderio inappagato, la sua tristezza e il suo

dolore, rischiamo che cada nella disperazione. E’ contro questa disperazione che il masochista

combatte. Tuttavia solo l’accettazione di questa disperazione romperà il modello di forzatura,

di provocazione, di frustrazione e di fallimento. Se non c’è speranza, che senso ha lottare?

Dobbiamo tuttavia riconoscere che appena sotto la disperazione c’è la fiducia, sotto il dolore la

gioia, e sotto il pavimento pelvico spastico c’è l’apparato genitale e la strada alla libertà. Si può

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dubitare che il masochista voglia soffrire e nel contempo tema la sofferenza? Lowen non ne

dubita.

Per riassumere, l’oralità è il risultato di sentimenti di privazione sofferti nella prima infanzia e

nella fanciullezza; il masochismo risulta dalla soppressione attiva dell’indipendenza e

dell’affermazione di sé nell’età in cui il bambino diventa conscio delle sue funzioni orali, anali e

genitali; ne sono particolarmente responsabili l’interferenza e il dominio materni sulle funzioni

orali e anali del bambino. Mentre il carattere orale è caratterizzato da un inconscio “non

posso”, il carattere masochista è determinato da un inconscio “non voglio”. Entrambe sono

strutture dell’Io deficienti che derivano dal predominio delle pulsioni pregenitale.

IL CARATTERE ISTERICO I

Abbiamo esaminato due tipi di carattere che possono essere considerati strutture mancanti

dell’io.Meritano questa definizione perché l’oscillazione pendolare dell’energia che costituisce la

base della percezione dell’io non è pienamente estesa in modo da essere solidamente ancorata

al cervello e alla funzione genitale.

Adesso parleremo di un tipo caratteriale contraddistinto da scarsa ansietà,da un blocco

affettivo più o meno forte,e da una struttura dell’io ancorata a una funzione genitale definita.

E’ tipico l’uso dell’agire sessuale come difesa contro la sessualità o l’amore.

IL carattere isterico è determinato da un irrigidimento o ipertensione genitale che consentono

solo la scarica di una modesta quantità di energia. La spiegazione psicoanalitica accettata è

“una fissazione nella fase genitale dello sviluppo infantile che viene determinata dal legame

incestuoso”. Finché questo attaccamento incestuoso non è risolto, l’amore si divide in due

emozioni incompatibili: tenerezza e sensualità. Il carattere isterico non riesce a combinare

queste due emozioni, quanto meno non in misura rilevante, in un sentimento unitario verso

una sola persona.

Nel carattere isterico le pulsioni sessuali sono represse, sono cioè in grande misura

inconsce.

Una maggiore produzione di energia senza il corrispondente aumento della capacità di scarica

produce angoscia. D’altro canto, ogni sensibile diminuzione nella scarica di energia, senza un

uguale cambiamento della sua produzione, produce angoscia. Il problema dell’isteria è

collegato alla prima condizione. Un incremento improvviso, acuto della produzione energetica

determinato dalla liberazione di un forte affetto represso provoca angoscia. Questa angoscia è

legata o convertita in un sintomo somatico, e il conflitto si trasferisce a livello psichico.

L’attacco isterico è la controparte psichica del tentativo di reprimere un forte stato di ansietà.

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L’attacco isterico è un fenomeno esplosivo. L’improvviso sviluppo di un eccesso di energia può

sopraffare l’Io nella cosiddetta esplosione isterica, ovvero può essere incanalato in una parte

del corpo e isolato, producendo una sintomatologia isterica.

La situazione esplosiva dipende dal costituirsi di una forza all’interno di un sistema, o di un

contenitore, chiuso e rigido. Proprio questa rigidità sistematica è la natura essenziale della

struttura caratteriale isterica. Non si tratta semplicemente di una tensione specifica o di una

ipertensione; piuttosto, la rigidità del carattere isterico è un processo corporeo totale che

circonda l’organismo come una sorta di armatura, per questo detto anche tipo caratterizzato

da armatura.

Tutti i tipi nevrotici tendono a proteggersi contro i pericoli esterni e interni. La capacità di

crearsi un’armatura la hanno soltanto le strutture caratteriali fondate su una funzione genitale.

Sussiste quindi una totale rigidità del corpo: la schiena è rigida e inflessibile, il collo è stretto e

il capo eretto, il bacino è più o meno ritratto e contratto. Elemento più importante ancora, la

parte anteriore del corpo è dura. Essenziale per un’armatura è la rigidità del torace e

dell’addome.

Se le braccia sono disponibili per l’attacco e per la difesa, non c’è bisogno di armatura.

Geneticamente, l’armatura si sviluppa con l’immobilizzazione dell’aggressività del bambino.

L’aggressività non è volta all’interno, contro se stessi come nel masochista, ma è usata come

difesa. Psicologicamente, l’armatura è l’espressione di quell’atteggiamento che consiste

nell’irrigidirsi di fronte a un attacco, invece di contrattaccare. E’ la liberazione dell’aggressività

dalla sua funzione difensiva che cambia il carattere isterico.

Nessuna armatura può essere rimossa se non si libera la rabbia espressa che poi scorre con

forza nelle braccia e nelle mani. Mentre le spalle acquistano mobilità, la parete del torace si

rilassa; la respirazione diventa più profonda e aumenta la produzione di energia. Compare

l’angoscia se il lavoro analitico non prepara la strada per la scarica attraverso l’analisi della

funzione sessuale. Con l’uso della tecnica bioenergetica di scaricare le gambe a terra, il canale

di scarica è preparato prima che si liberi l’ira.

Siamo ora in grado di capire con quale meccanismo l’armatura lega l’angoscia: la riduzione

della respirazione attraverso un controllo inconscio sui muscoli della parte anteriore del corpo.

Il pericolo della struttura sta nel fatto che dall’armatura devono prorompere forti pulsioni

inconsce per liberare il proprio Sé dai suoi limiti, per sentire la pienezza della vita.

IL CARATTERE ISTERICO II

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Il carattere isterico affronta la sessualità con un atteggiamento inconscio derivato dalla

situazione edipica, che si esprime nell’ambivalenza verso l’oggetto sessuale; l’analisi dimostra

che corrisponde all’atteggiamento della ragazza verso il padre.

Se riconosciamo che un atteggiamento ambivalente verso il maschio è la base della struttura

caratteriale isterica, si spiegano molte cose. Da una parte, il desiderio è bloccato da una paura

che affonda le sue radici nell’originario rifiuto della sessualità della bambina da parte del

padre; dall’altra, la rabbia è inibita dal desiderio represso. Si può semplificare il problema

dicendo che il desiderio è bloccato dalla rabbia repressa, così come la rabbia è bloccata dal

desiderio represso. La rigidità prodotta dalla repressione di questi impulsi antagonisti, che

agiscono uno sulla parte anteriore, l’altro sulla parte posteriore del corpo, crea la rigida

armatura del carattere isterico. Ogni repressione agisce come difesa contro gli impulsi

antagonisti. La rabbia non può liberarsi finché non viene soppresso il desiderio per il padre o

per un surrogato del padre (l’analista nella situazione terapeutica). La rabbia repressa e

l’orgoglio bloccano l’approccio al desiderio soppresso.

Si sviluppa allora il tipico modello dell’inseguimento, che generalmente porta alla sottomissione

della femmina, la quale inconsciamente lo desiderava.

Sotto l’apparente sottomissione c’è un atteggiamento aggressivo che porta alla scarica

sessuale. L’inseguimento del maschio tende a riparare l’offesa narcisistica sofferta per il rifiuto

paterno dell’amore sessuale della ragazza. Se il gioco può essere protratto, serve a vendicare

l’offesa originaria compiuta dal sesso maschile.

La sottomissione sessuale che copre un atteggiamento aggressivo è il marchio che distingue il

carattere isterico. Il modello di relazione sembra essere: gioco, resistenza, e poi sottomissione.

La sottomissione è fondata sulla paura di una forte eccitazione genitale, di essere sopraffatti, di

perdere il controllo. La sottomissione sessuale ha la funzione di impedire un’eccitazione

genitale troppo grande, che si produrrebbe se il desiderio sessuale fosse percepito

apertamente e direttamente espresso. La genitalità è al servizio di una difesa contro la

sessualità.

Caratteristica del carattere isterico è che, nonostante la rigidità e l’armatura del corpo, il

bacino è più o meno morbido e sessualmente vivo. Le tensioni specifiche del carattere isterico

sono superficiali: le principali sono localizzate nei muscoli vaginali e negli adduttori delle cosce.

Poiché la capacità di scaricare non ha tenuto il passo con l’aumento di carica, l’economia

energetica deve ritornare al livello precedente. L’eccitazione diminuisce, la produzione

energetica cade; è svanita la novità della relazione, e bisogna cercarne una nuova.

Quando i sentimenti amorosi del cuore sono mobilitati nell’impulso sessuale, l’angoscia che ne

risulta possa uccidere il desiderio sessuale, impedire ogni carica sessuale.

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Il carattere isterico di oggi non teme tanto la genitalità quanto profondi sentimenti d’amore che

nascono dal cuore. La sua è una sessualità limitata ai genitali, e non comprende l’organismo

nella sua totalità. Nella personalità troviamo una scissione tra i sentimenti di tenerezza e di

amore, e la genitalità.

L’identificazione avviene solo con un aspetto della sessualità: genitalità remissiva o amore

romantico. La nevrosi consiste nell’antagonismo tra due aspetti di un singolo impulso.

Se si cerca di toccare il cuore del carattere isterico, di mobilitare i profondi sentimenti d’amore,

s’incontra una difesa estremamente determinata. Lo studio bioenergetico mostra che questa

difesa è localizzata nel collo e nelle mascelle sotto forma di spasmi muscolari che danno a

queste strutture durezza e rigidità. L’analisi dell’espressione ci dice che è di orgoglio e di

determinazione.

Proprio come non si può trovare un carattere isterico privo di questo senso di orgoglio, così in

queste strutture caratteriali si osserverà sempre un profondo senso di offesa. In tutti i caratteri

isterici risiede un duplice senso di offesa: uno legato alle esperienze della prima infanzia e un

altro al periodo dell’adolescenza. Dei due fattori determinanti, il primo è il più importante; il

secondo, tuttavia, determina l’aspetto caratterologico.

“Io non cedo ai miei sentimenti d’amore per te, quindi non puoi ferirmi col tuo rifiuto”.

L’orgoglio è l’atteggiamento che esprime questo sentimento. L’indurimento si determina nella

schiena, dalla base del cranio al sacro. In questo processo il collo si irrigidisce, e dunque il

capo è quanto mai eretto.

Riassumerò i principali tratti della struttura caratteriale isterica. La funzione dell’Io è radicata

nella realtà come la funzione sessuale è radicata nella genitalità, ma nella struttura isterica

sono entrambe eccessivamente determinate, conservate dall’indurimento della componente

motoria aggressiva che viene ad assumere una funzione di difesa. L’orgoglio che si manifesta

nella rigidità del collo e la determinazione che si mostra nella durezza della mascella sono

aspetti dell’Io in questa attitudine caratteriale.

L’aggressività diventa antagonistica rispetto al lato tenero, sensibile, spirituale della

personalità. Il carattere isterico ha paura di cedere all’amore, ha paura di qualsiasi cedimento,

e questa paura si manifesta nella rigidità delle gambe. L’angoscia e i sogni di cadere sono più

chiaramente manifesti nelle strutture rigide che nelle strutture dell’Io meno altamente

sviluppate.

Questa antitesi di aggressività e sensibilità si riflette in una spaccatura delle funzioni genitali.

Alla componente aggressiva è permesso di esprimersi, mentre i sentimenti teneri sono

repressi. Il carattere isterico è in grado di scaricarsi, cioè di raggiungere l’orgasmo. Poiché

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l’aggressività è usata per la difesa non è una chiara aggressività sessuale ma una seduzione

del maschio.

L’oralità e il masochismo sono tendenze che riducono l’aggressività disponibile. La rigidità

immobilizza l’aggressività, utilizzandola come funzione di difesa.

La frigidità nel senso dell’assenza di qualsiasi sensazione genitale è semplicemente un

problema isterico. Lo si può quasi definire un sintomo di conversione o un’espressione di

anestesia o paralisi isterica. Le donne con struttura caratteriale orale o masochista non sono

mai frigide; possono non raggiungere la scarica genitale, ma la sensazione non è mai assente.

Nel carattere isterico è ridotta la quantità di energia che raggiunge con ogni oscillazione sia

l’apparato genitale che il cervello. La natura stessa di questa oscillazione richiede che l’energia

non carichi un’estremità più dell’altra.

L’inadeguatezza psichica corrisponde quindi all’inadeguatezza genitale. L’una non esiste senza

l’altra. Il processo conseguente è una restrizione ad ogni estremità dell’oscillazione. Se la

produzione di energia è elevata, questa diminuzione alle estremità dell’oscillazione può solo

prodursi se l’energia è deviata dall’oscillazione in sentieri lontani dalla corteccia cerebrale e dai

genitali; ne risulta una sorta di “processo somatico abnorme”.

Ci aspettiamo di trovare manifestazioni dell’energia deviata in forma di movimenti del corpo.In

alcuni casi sono i piccoli movimenti costanti del corpo che, se soppressi, producono

un’angoscia immediata. L’impressione generale è che questi corpi, pur essendo molto vivi e

flessibili, presentano un’armatura psicologica e muscolare. Le mascelle sono piuttosto forti e

determinate, ma non si trova quella sorta di armatura a piastre sul torace o sulla parte

posteriore del corpo che caratterizza i casi precedenti. La tensione muscolare esiste ovunque

ma è sorprendentemente flessibile. Bisogna raffigurarsela in termini di corazza a maglie o a

rete, che è molto più efficace dell’armatura a piastra delle strutture più rigide.

Questa armatura flessibile a maglie rende possibile lo spostamento della tensione all’interno

dell’armatura stessa. E’ più difficile attaccarla terapeuticamente rispetto all’armatura a piastre.

Solo un’armatura di questa sorta può ridurre la sensazione genitale al di sotto del livello di

percezione in un organismo altamente caricato. La maggior parte dell’energia è deviata nella

muscolatura.

L’armatura a piastre è più restrittiva e meno efficace. Essendo l’espressione di un processo di

“congelamento”, si sviluppa in organismi privi di una carica molto forte. Gli organismi più

altamente caricati non si congelano con facilità ed hanno bisogno di un’armatura a maglia.

Questa distinzione non deve nascondere la somiglianza caratterologica di queste due strutture.

Per la natura stessa del processo dobbiamo renderci conto che l’aggressività sessuale è usata

come difesa.

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La rigidità della struttura dell’Io e l’armatura sono una conseguenza della

frustrazione genitale. La privazione porta al senso di vuoto interiore e all’oralità, la

soppressione alla grave tensione interna al masochismo. La frustrazione genitale nel

periodo edipico produce un irrigidimento.

IL CARATTERE FALLICO-NARCISISTICO

L’equivalente maschile del carattere isterico, cioè la forma che la rigidità prende nel maschio, è

detto carattere fallico-narcisistico.

Il carattere fallico-narcisistico descrive una struttura della personalità che è fondata nella realtà

e ancorata nella genitalità per mezzo di difese dell’Io che sono invece assenti nelle strutture

pregenitale.

Tali caratteri generalmente hanno successo nella funzione lavorativa, sono abbastanza ben

adattati all’ambiente sociale e sessualmente attraenti per il sesso opposto. Uno dei loro tratti

caratteriali è il “coraggio aggressivo” che spesso porta al successo. D’altro canto questa

aggressività serve da difesa.

Non possono sussistere dubbi sull’esistenza di una relazione tra l’erotismo uretrale e

l’ambizione che caratterizza il carattere fallico. La funzione della minzione può assumere una

qualità aggressiva.

L’individuo fallico-narcisista è caratterizzato dalla sua pulsione, cioè dalla sua aggressività.

La nevrosi sta nel fatto che la realtà è diversa dall’apparenza. Il carattere fallico-narcisista

agisce come se fosse sessualmente molto potente. Questi individui si vantano delle loro

conquiste e della loro potenza. Per la verità, la capacità orgastica, cioè la capacità di provare

piacere, viene proporzionalmente diminuita. La ragione della frequenza dell’atto sessuale è

infatti il fallimento nel raggiungere la soddisfazione in un’unica esperienza. Allo stesso modo,

l’aggressività è esagerata per compensare una debole costituzione. Se eguagliamo aggressività

ed estensione, così possiamo descrivere i caratteri: il carattere orale ha paura di estendersi; il

carattere masochista si estende e poi si ritira; il carattere fallico afferra, per paura del

fallimento o della perdita.

L’oscillazione energetica è saldamente ancorata al cervello e alla funzione genitale; ciò significa

che questo tipo di struttura non è sottocaricata come il carattere orale, né dominata dal senso

di colpa come il carattere masochista. Poiché il disturbo caratteriale compare relativamente

tardi, cioè attorno ai tre anni, il meccanismo di difesa o di reazione alle esperienze traumatiche

è diverso da quello di altri tipi. Una volta raggiunta la genitalità, la pressione in termini di

frustrazioni o di punizioni, risulta in un irrigidimento dell’organismo. E’ lo stesso processo della

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struttura caratteriale isterica. La muscolatura si contrae per sostenere la struttura dell’Io,

formando un tubo attorno al corpo.

La rigidità riduce la flessibilità dell’organismo, sia psicologicamente che somaticamente. Il

sovraccarico risulta dal fallimento della corrente energetica ad espandersi nelle riserve naturali

prima di raggiungere le uscite. Queste riserve, o serbatoi, sono le regioni pelviche per la parte

inferiore e la testa per la parte superiore del corpo.

Nella sua aggressività genitale, il maschio fallico mostra impulsi più forti di qualsiasi carattere

nevrotico, e lo stesso vale in termini di pulsioni verso il successo materiale. Questa

aggressività, tuttavia, si ottiene a discapito della flessibilità e della spontaneità. La rigidità

stessa della struttura favorisce la genitalità e la realtà e nel contempo limita queste funzioni.

E’ anche facile spiegare perché il maschio fallico cerca di fare conquiste. Poiché il

soddisfacimento sessuale è incompleto, sorge un senso di insoddisfazione con la partner.

Nasce la speranza, conscia o inconscia, che una nuova partner possa procurare maggiore

piacere, ed effettivamente nel flusso dell’eccitazione provocato dalla caccia e dalla nuova

relazione, ciò spesso accade. Tuttavia non appena queste condizioni scompaiono, si viene a

ristabilire la vecchia situazione; il piacere sessuale svanisce e ricomincia la ricerca.

Il maschio fallico non trova un profondo soddisfacimento a nessun livello di attività ed è

costretto a continue ricerche e conquiste.

Sia con la rigidità che con la retroazione, si sente pressione sulla vescica urinaria, e ciò

produce il desiderio di urinare. Questo spiega perché il maschio fallico senta il bisogno di

urinare prima e dopo l’atto sessuale. L’erotismo uretrale è così associato con l’eccitazione

sessuale.

Il problema della eiaculatio praecox è uno dei sintomi principali della struttura rigida maschile.

Inoltre c’è il fenomeno dell’ossessione. E’ spesso percepito come una tensione alla fronte, e

rappresenta dinamicamente un sovraccarico dei lobi frontali.

Sempre il tremore serve a scaricare energia che non viene liberata in un’azione

intenzionale, e sempre agisce come valvola di sicurezza.

Il comportamento coatto è la forma estrema di rigidità a livello psicologico. Questa stessa

eccessiva rigidità caratterizza la struttura somatica e ci consente di comprendere la base

bioenergetica di tale comportamento.

Quando il tubo naturale del corpo diventa più rigido tende a indurirsi e a riaccorciarsi. Le

estremità dell’oscillazione energetica recedono un poco dai loro normali sbocchi nei genitali e

nella fronte, e sovraccaricano l’estremità superiore della testa e dell’ano. Poiché questi non

sono sbocchi energetici naturali, l’energia deve essere trattenuta e non scaricata. Il carattere

coatto trattiene i suoi impulsi a un grado non riscontrabile in altre strutture. A causa della

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tensione perderà i capelli al centro della testa, ed avrà l’ano molto stretto. Sarà

eccessivamente stitico e presenterà i tratti tipici della pedanteria, dell’avarizia e della

pignoleria.

Siamo ora in grado di descrivere due varietà della struttura caratteriale rigida del maschio.

Sono entrambe tipi nevrotici e per ciò sono più evidenti nelle loro manifestazioni estreme.

• Una è la struttura corporea piccola, piuttosto stretta, con un’intensa vita emozionali,

cioè altamente caricata affettivamente. In questi organismi il rapporto tra libera energia

e massa fisica è alto, l’attività genitale è forte.

• Per contrasto, c’è un tipo rigido di struttura corporea con una struttura ossea più

grande e una muscolatura più pesante. Questi individui hanno le mascelle solide,

aggressivamente pronunciate in avanti, spalle ampie, il polso piuttosto sottile, le anche

strettamente contratte, struttura corporea che da l’impressione di forza e durezza. L’Io

è altrettanto duro, inflessibile e freddo. Poiché la durezza rappresenta la repressione

dell’espressione emozionale, questi individui sono caratterizzati dal blocco affettivo. Si

può dire che la vita affettiva è congelata nella struttura.

Il primo di questi individui è tipicamente il fallico-narcisistico, il secondo il coatto.

Queste descrizioni ritraggono due tipi estremi di rigidità nel maschio. Uno tende ad essere

ossessivo, l’altro coatto; in un caso l’attività genitale è molto forte, nell’altro essa è indebolita

da una grave tensione anale. Questo tipo di carattere coatto ha pochi sintomi coatti, perché la

coazione domina ogni azione. E’ un modo di essere, non un sintomo.

Tra i casi estremi se ne trovano di quelli che presentano entrambe le tendenze, in conflitto tra

loro. Si tratta dei vari caratteri ossessivo-coatti in cui all’ossessione del sesso e della genitalità

si contrappongono notevoli tratti coatti. In questi casi il sintomo coatto è una difesa contro

l’ossessione sottostante, con la conseguente angoscia.

Il vero carattere coatto presenta sia la tendenza passiva che tendenze verso un

comportamento omosessuale inconscio. Il maschio fallico è più aggressivo ed ha una

identificazione più forte con la propria funzione genitale. Poiché entrambi i tipi hanno raggiunto

la fase genitale nel loro sviluppo, dobbiamo chiederci quali fattori determinano la differente

evoluzione. Ciò dipende da quale dei due genitori esercita la maggiore influenza frustrante. Se

è il padre, particolarmente minaccioso, il bambino svilupperà un’acuta angoscia di castrazione

in cui una forte carica genitale è bloccata dalla paura della punizione. Il desiderio del bambino

di sopraffare il padre diventa un altro fattore psicologico nella genesi della sua ambizione. Il

maschio fallico si identifica con il padre, che considera suo nemico.

Per contro, se la principale frustrazione è determinata dalla madre, la repressione della

sessualità che ne deriva è più grave. L’attività genitale viene bloccata dalla paura di perdere

l’amore della madre. Si rivela anche un’interferenza attiva con le funzioni anali. Inoltre il padre

tende a sostenere l’atteggiamento materno. In superficie c’è l’identificazione con l’autorità

paterna, ma ciò copre semplicemente una più profonda identificazione con la madre frustrante.

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In entrambi i casi la paura inconscia della punizione per l’attività genitale è la chiave

della nevrosi.

In questo senso l’aggressività ha il significato psicologico di difesa ed è la controparte

dell’aggressività della donna isterica. L’individuo coatto sottomette e adatta il suo

comportamento alle esigenze dell’autorità. Egli si ritira dall’attività genitale, ma non abbandona

la posizione genitale. La sua sottomissione non è mai completa, poiché egli non si è arreso, ma

si è solo irrigidito e indurito. Quando l’aggressività irrompe nel carattere anale-coatto essa è

sadica e diretta contro la donna.

Il lavoro analitico dovrebbe sempre procedere in modo tale che l’introspezione e la

consapevolezza accompagnino il movimento. Il movimento del corpo evocherà sogni e ricordi

in base ai quali è possibile ricostruire il passato.

IL CARATTERE PASSIVO-FEMMINILE

L’analista valuterà in ogni caso la relativa proporzione di oralità, masochismo e rigidità, così

come valuterà il ruolo svolto da ognuno di questi fattori nella personalità globale.

Si rileva talvolta un miscuglio di tratti caratteriali che rende difficile la classificazione. Ciò non è

di grande importanza se ci si trova di fronte a una combinazione di oralità e masochismo. Non

è possibile che i due elementi siano altrettanto forti, per la semplice ragione che uno è basato

su un sistema sottocaricato e l’altro su un sistema altamente caricato.

Entrambi vengono alla terapia lamentandosi di soffrire di angoscia. Il lavoro analitico e

bioenergetico è orientato nel senso di alleviare l’angoscia e di rendere possibile un migliore

rapporto con la realtà.

Quando un individuo presenta una struttura in cui le pulsioni pregenitale sono abbastanza ben

equilibrate, il quadro è confuso. Tale situazione esiste nella struttura caratteriale definita

carattere passivo-femminile.

Reich ha elencato certe qualità che caratterizzano questo tipo: “esagerata cortesia e

condiscendenza, dolcezza e tendenza alla delicatezza”.

La più importante caratteristica fisica che contraddistingue questo tipo è la voce dolce ed

effeminata, effeminata nel senso che è priva di risonanze profonde e di asprezza. L’espressione

del viso tende anch’essa ad essere dolce e plastica. I movimenti non sono mai bruschi o

arroganti. La corporatura può essere arrotondata, con le spalle piuttosto strette, o a forma di

V, o con le spalle ampie e i fianchi stretti. Le mani sono caratteristicamente morbide e

piuttosto deboli.

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Il lavoro analitico o bioenergetico procede facilmente, ma presto si scontra in una resistenza

tipica. Da una parte c’è una ricchezza di materiale che il paziente produce sulla sua prima

infanzia, dall’altra parte il paziente è ansioso e desideroso di fare tutto quanto gli si chiede, ma

senza nessuna partecipazione attiva nel processo. La resistenza si mostra proprio come

mancanza di partecipazione dell’Io nello sforzo terapeutico, coperto sotto la maschera di un

“transfert positivo esagerato”.

Non si tratta di masochismo; il vero masochista non è passivo né effeminato. Il masochista

cerca di essere assolutamente aggressivo, sebbene il tentativo si concluda nel collasso e nel

fallimento. Quello che Freud chiama masochismo femminile possiamo propriamente chiamarlo

carattere passivo-femminile.

Non si dovrebbe sottovalutare i sentimenti di disperazione del carattere passivo-femminile che

non sfocia nell’omosessualità. Psicologicamente, l’aggressività (movimento in avanti) è

bloccato dall’intensa angoscia di castrazione; la regressione è impedita dalla paura altrettanto

forte dell’omosessualità.

La struttura passivo-femminile, distinta dall’omosessuale, è ancorata alla genitalità ma

immobilizzata dalla paura. Nel masochismo e nell’oralità, il problema può essere risolto a livello

pre-genitale. In questa struttura caratteriale la situazione è complicata dal fatto che non è

possibile né il movimento in avanti né quello all’indietro. E’ come se il carattere passivo-

femminile raggiungesse la fase genitale dell’organizzazione dell’Io ma si paralizza per la paura.

Il problema è allora questa paralisi.

Il maschio passivo-femminile non vuole essere un neonato; vuole essere una donna. Nel

contempo, il paziente trasferisce sulla donna tutto l’odio che accumulava per la paura del

padre. Ma egli non abbandona la posizione genitale. A livello dell’Io mostra tendenze femminili,

a livello genitale è maschio passivo.

Il paziente deve rendersi conto che la sua cortesia, la sua condiscendenza e il suo desiderio di

compiacere l’analista coprono un profondo odio per il maschio superiore. Ma il problema è

complicato dal fatto che questi pazienti concordano con l’analista e tuttavia non cambia nulla.

Sono così ansiosi di accontentarlo, che l’analista può indurli a convenire con lui a livello

intellettivo, ma senza coinvolgerli affettivamente. Per ottenere una reazione affettiva, la

pressione sul paziente dovrà essere intensa quanto l’originaria pressione esercitata dal padre.

Ciò può essere fatto con l’analisi del carattere oppure bioenergeticamente, ma sarà comunque

un processo doloroso, sia in un modo sia nell’altro.

Psicologicamente c’è uno spostamento dell’opposizione dal padre alla figura femminile.

Dinamicamente c’è un ritiro dai genitali al torace. Ma la posizione genitale non viene

abbandonata. Non tutta l’energia è ritirata, ne viene comunque ritirata una quantità sufficiente

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a ridurre il conflitto ed evitare la paralisi. Se questa energia viene portata di nuovo verso il

basso con sufficiente intensità, verrà riattivato il conflitto edipico.

In terapia si manifesta una profonda resistenza. La situazione transferenziale diventa carica.

Per effettuare ciò, il lavoro alle gambe deve essere portato avanti fino a provocare dolore.

Bisogna mobilitare l’aggressività, e, se il fenomeno si realizza attraverso la percussione,

bisogna portarla quasi al punto di rottura. Le tensioni che impediscono il movimento in avanti

del bacino e delle mascelle devono essere liberate, e anche ciò provoca dolore. Queste

manovre devono essere coordinate con una analisi profonda del carattere in modo che il

paziente sia perfettamente consapevole della necessità di tale azione.

Nel maschio passivo-femminile esistono gravi tensioni nei muscoli profondi, mentre quelli

superficiali sono relativamente morbidi. Ciò spiega i movimenti aggraziati di questi uomini.

Ci sono dunque due fattori che giustificano le tendenze femminili: il fallimento del normale

sviluppo maschile a cui si sovrappone una successiva identificazione con la donna.

La struttura passivo-femminile risulta anche del conflitto tra pulsione genitale indebolite e

grave frustrazione genitale. Anche qui la rigidità serve da forza immobilizzante che finisce nella

quasi completa soppressione dell’aggressività maschile.

Le spalle ampie e quadrate sono un’espressione della passività. I fianchi stretti risultano da

gravi tensioni al bacino e alle cosce che diminuiscono la capacità pelvica e riducono la potenza

genitale.

In questo tipo caratteriale il forte elemento orale indebolisce molto la pulsione genitale.

L’oscillazione energetica è ancorata alla funzione genitale, sebbene la carica sia debole. Molti

individui con questo tipo di struttura soffrono di eiaculatio precox. Sotto il problema psicologico

c’è una grave angoscia di castrazione.

Questi individui da bambini raggiungono la fase genitale dell’organizzazione dell’Io, ma con una

intrinseca debolezza dovuta al forte elemento orale.

L’organismo più debole non abbandona la sua genitalità, in questo senso non si produce una

regressione; abbandona invece la sua aggressività per assumere un atteggiamento passivo.

C’è uno spostamento dal pene al petto, che diventa il surrogato del membro maschile. I tratti

femminili sono dovuti all’inibizione della naturale aggressività maschile, e solo

secondariamente alla successiva identificazione con la donna.

L’individuo passivo-femminile è caratterizzato dalla povertà di espressione emozionale e dalla

relativa immobilità fisica. Da una parte manca l’impulsività dei caratteri pre-genitali, dall’altra

manca anche l’aggressività che caratterizza il maschio fallico.

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La ragazza deve trasferire una parte della sua libido sull’altro sesso, ma non si tratta di

un’azione deliberata. I processi bioenergetici che avvengono in questo periodo mettono a fuoco

la carica energetica nella vagina, mentre la clitoride perde gradualmente d’importanza.

Nessuna donna ha “rinunciato” alla clitoride. Se lo sviluppo procede normalmente, la vagina è

l’organo più caricato e capace di offrire un soddisfacimento notevolmente maggiore. La

clitoride, allora, recede sullo sfondo. Resta il fatto che in alcune donne questo sviluppo a favore

della vagina è relativamente sottocaricato, mentre la clitoride conserva la sua originale

sensibilità.

Nella fase pregenitale il sesso è relativamente indifferenziato. A questo stadio, la clitoride non

è un organo maschile ma è semplicemente la parte più accessibile di una zona genitale

piuttosto nebulosa. La carica è distribuita sull’intera regione vulvare. Quando la carica

bioenergetica invade la vagina dalla vulva verso l’interno, è pronta la base per l’autopercezione

del sesso. A poco a poco la bambina normale diventa consapevole della propria femminilità. La

qualità specifica è il volgersi all’interno della corrente bioenergetica o flusso di eccitazione; per

contro, nel ragazzo il flusso precede sempre più verso l’esterno per provocare l’estensione.

Nel masochismo l’energia tende a rimanere alla radice del pene nel maschio, nella donna non

si estende al di là della vulva e della clitoride. L’atteggiamento della bambina di fronte al padre

è insieme ambivalente ed esitante. Sorge un conflitto nella bambina tra il comportamento

aggressivo richiestole a livello dell’Io e la qualità ricettiva che emerge con lo sviluppo della

carica e delle sensazioni vaginali. Questo si generalizza allora in un conflitto tra l’Io e la

sessualità in cui l’Io è il vincitore. L’energia viene ritirata verso l’alto, nel torace e nella testa,

come nel carattere passivo-femminile e si sviluppa una grave rigidità in tale regione. L’effetto

di questa rigidità è di immobilizzare i sentimenti teneri, mentre sono favorite l’aggressività e la

determinazione.

La scissione che si determina nella personalità si manifesta come scissione nella struttura

corporea: la metà superiore del corpo è molto caricata , rigida e aggressiva; la metà inferiore è

debole, masochista e passiva. Queste ragazze sviluppano fortissimi sentimenti di orgoglio che

nella vita adulta rendono difficile la sottomissione al maschio.

Il conflitto dominante è con il padre e viene in seguito trasferito sul terapeuta e sugli uomini in

genere. Perfino il problema masochista è trasferito sul maschio. Si produce dunque

un’identificazione secondaria col maschio, che è favorita dalla predominanza delle tendenze

aggressive. La clitoride assume una vera e propria qualità fallica, e può diventare più grande

poiché si determina una tendenza allo sviluppo muscolare. Queste donne sono aggressive

nell’atto sessuale, ma il fenomeno va considerato come una difesa contro la sottomissione.

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Il maschio è il recipiente di tutto l’odio derivato dall’antica frustrazione a livello genitale. A un

livello più profondo, queste donne vogliono essere costrette a sottomettersi. E ciò deriva dal

forte strato masochista della personalità. Se questo strato e le relative emozioni vengono

analizzate, diventa possibile creare le condizioni atte a consentire il normale sviluppo della

carica vaginale e l’orgasmo.

Quanta mascolinità dimostrano queste donne? Vi concorrono due fattori: uno è la perdita di

femminilità che di per sé permette la comparsa di certi tratti mascolini; l’altro è l’ampiezza

dell’identificazione attiva col maschio. Un’eccessiva peluria tende a comparire laddove si

produce uno sviluppo muscolare eccessivo.

E’ giustificato definire aggressivo-maschile questa struttura caratteriale. Essa è

biologicamente correlata alla struttura caratteriale passivo-femminile degli uomini.

Poiché l’aggressività è la naturale caratteristica genitale dell’animale maschio, la sua inibizione

produce un carattere passivo; nella femmina la qualità genitale può essere descritta come

ricettiva aggressiva, che è in linea con il volgersi all’interno del flusso di eccitazione. La

mancata maturazione della funzione ricettiva lascia un’aggressività desessualizzata come

qualità prevalente, cioè l’aggressività è solo al servizio dell’Io. L’apparente aggressività

sessuale di queste donne è una pulsione dell’Io, e non una pulsione genitale.

Lowen crede che nessuna donna che abbia la percezione di una vagina ben funzionante abbia

mai provato invidia del pene. Bioenergeticamente, la vagina è perfettamente adeguata ai

bisogni sessuali della donna. Tuttavia, se la vagina è sottocaricata rispetto alla clitoride, la

percezione si focalizza sull’organo relativamente più caricato. La donna, allora, è costretta a

diventare consapevole della sua inferiorità rispetto all’organo maschile. Queste donne soffrono

di invidia del pene e hanno una forte angoscia di castrazione. Ciò si basa su una situazione

traumatica reale.

IL CARATTERE SCHIZOFRENICO

La nevrosi può essere definita come una distorsione o un difetto nel rapporto di un individuo

con la realtà. Il nevrotico ha un contatto con la realtà, sebbene con il suo atteggiamento

praticamente ne rifiuti le istanze, come nel caso del carattere orale, o dimostri sfiducia e

sospetto oppure un’aggressività sovradeterminata.

L’individuo schizofrenico ha persi il contatto con la realtà.

Nella spersonalizzazione, per esempio, si produce una scissione; il corpo materiale o una parte

di esso non appartiene più all’individuo. Si è rotta l’unità della percezione globale

dell’organismo.

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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Romano Rosa Grazia.

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