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Pedagogia generale e sociale

Pedagogia generale

Il termine pedagogia deriva dalle parole greche pàis, che significa fanciullo, e agoghè, termine usato per identificare un determinato stile di condotta (sia da parte dell’educatore, che del discente), nonché il condurre e guidare il soggetto in apprendimento verso la realizzazione dei propri obiettivi di vita.

Sono numerose le interpretazioni date nel corso del tempo alla pedagogia:

  • Scienza che studia il bambino e la sua formazione (allevamento della prole, fine V secolo a.C.)
  • Insieme di quelle pratiche che i pedagoghi mettevano in atto per portare a termine i loro compiti (G. Genovesi, 2009)
  • Scienza e arte dell’insegnamento
  • Scienza a sostegno di ogni soggetto che vuole maturare, evolvere ed esprimere le proprie potenzialità, indipendentemente dalla fase di vita e dal contesto educativo

Ciò ha ampliato i problemi ad essa riferibili, in quanto si occupa di tutta la fase di vita dell’individuo: per questo la pedagogia ha un assoluto valore di scienza, con determinate finalità, obiettivi e con un’idea di persona.

La pedagogia si occupa dei:

  • Traguardi dell’educazione
  • Principi su cui erige le sue riflessioni
  • Modelli attraverso cui l’azione pedagogica si compie

L’educazione aiuta a capire sia le ragioni che legittimano questa scienza, sia le ipotesi su cui si basano le scienze umane.

Pedagogia sociale

La pedagogia sociale è una scienza che studia le relazioni che istaura il soggetto che si educa con le strutture e sovrastrutture della società. Il problema della dialogicità interpersonale è oggi definito in modo particolare dagli studi neuroscientifici che attribuiscono al cervello la funzione di “pilota automatico”, come già nel passato Erickson aveva definito come l’io regolatore intrapsichico.

Il cervello, quindi, rappresenta il “pilota” del nostro comportamento ed ogni attività sociale è determinata dal suo funzionamento. Nello studio della pedagogia sociale, un ruolo rilevante è svolto dalla cultura, la quale risulta capace di specificare i contenuti dell’apprendere e rivelare la grande impresa dell’uomo di ordinare l’universo simbolico in ragione dei significati che:

  • Autorizzano la comunicazione
  • Testimoniano il passato
  • Rendono esplicita la tensione ideale e religiosa
  • Abituano all’ordine e al rigore
  • Autorizzano la produzione dell’uomo impegnato a celebrare la bellezza del mondo della realtà.

Delle caratteristiche della pedagogia sociale sono:

  • Il suo valore all’interno delle agenzie formative di ogni ordine e grado: infatti, le modalità attraverso le quali l’organizzazione funzionale della scuola si compie è stata oggetto di una serie di iniziative riformistiche che danno spessore all’esercizio della vita democratica e quindi della partecipazione attiva del cittadino alla vita politica del proprio paese
  • La funzione di analisi che richiama l’idea e l’istituto della famiglia: la famiglia assume forme differenti sia per la presenza o meno di bambini, sia per l’esistenza dei nonni, sia, infine, per le soluzioni mononucleari quando si reclama il diritto anche della donna singola ad educare la prole. Ma conviene richiamare il principio della coppia come modello di famiglia, che il sociologo Alberoni aveva definito come “un movimento collettivo a due”.

Pedagogia come scienza e arte

Da un punto di vista storico il termine pedagogia compare per la prima volta sul finire del V sec a.C., in modo particolare nella letteratura di Euripide. In tale periodo, il significato semantico di pedagogia viene ad essere ricondotto esclusivamente all’allevamento della prole, al travasare conoscenze ed abilità spendibili nel quotidiano vivere. Successivamente, riflette G. Genovesi, “con la parola pedagogia si cominciò ad intendere l’insieme di tutte quelle pratiche che i pedagoghi, ossia i servi cui erano stati affidati da seguire con massima attenzione i rampolli di casa almeno fino all’efebia, mettevano in atto per portare a compimento i loro compiti”.

Secondo la definizione di pedagogia come “scienza e arte dell’insegnamento”, essa è:

  • Scienza perché ogni intervento progettato per educare esige una riflessione ed una legittimazione che assicurino il successo educativo e tengano alla larga dalla pretesa che colui che possiede conoscenza, l’insegnante, possa fare ciò che vuole rispetto a colui che non conosce e vuole apprendere
  • Arte, perché si affida alla sensibilità dell’insegnante, alla sua genialità creativa, al suo amore nei riguardi dell’allievo, alla sua passione ed intelligenza nell’educare

Insegnare significa dare qualcosa, sotto forma di contenuto o altro, quindi, di informazione o formazione a qualcuno (signum agostiniano).

Pedagogia come scienza dell’educazione

La persona umana è dotata di potenzialità interiori profonde che chiedono di essere liberate ed espresse. Esse si orientano sul piano della:

  • Esistenzialità: si pensi alla cura della salute fisica, psichica e mentale;
  • Essenzialità: quella che altrimenti può essere definita come la dimensione trascendentale o verticale che conduce alla valorizzazione dello spirito.

La pedagogia nasce come riflessione sull’educazione, così da assumere il modello della (una) scienza in quanto:

  • Include rigore
  • Definisce gli ambiti di indagine
  • Impiega un metodo scelto tra quelli che caratterizzano la ricerca pedagogica in generale
  • È una scienza autonoma, in quanto possiede:
    • Un proprio statuto epistemologico (metodologia/modelli di un determinato sapere umano) capace di guidare l’agire e definire l’essere scienza
    • Un proprio campo di applicazione (poliformia/differenze dell’educazione stessa)
    • Un proprio oggetto di studio (concezione che abbiamo della persona)

Deve essere osservato, quindi, che la pedagogia non può e non deve essere riconosciuta come la (unica e sola) scienza dell’educazione. La pedagogia, dunque, è una scienza autonoma all’interno delle scienze dell’educazione alla quale offre il suo “pensoso” aspetto critico e disciplinare. Dovendosi relazionare con le altre scienze dell’educazione, valorizza l’espressione pedagogica, in quanto inserita all’interno di altre valorizzazioni. Ogni scienza che investiga sull’uomo, infatti, ha legittimità di essere considerata scienza autonoma.

La pedagogia ha il grande dovere di riflettere sul significato e sull’importanza sociale che ha l’educazione, sollecitando criticamente ogni aspetto ad esso appartenente. Tale immagine reclama l’elaborazione di un pensiero umanizzante, fondamentale per lo sviluppo del singolo e della comunità in generale, e capace di riconoscere l’uomo nella sua totalità e diversità. È una scienza che prevede una continua relazione tra chi educa e chi viene educato, promuovendo una società fondata sui principi di riconoscibilità del soggetto umano.

Parlare di pedagogia, così come di educazione, significa principalmente riflettere sulla persona e sulla sua valenza trascendentale. Un valore assoluto, quello della persona, su cui si è investito e edificato ogni sviluppo collettivo e singolare e sui cui saremo costretti a capitalizzare il nostro divenire. La ricerca scientifica appartenente alla pedagogia sostiene la sua riflessione, sia quando attinge i propri contenuti dalla psicologia, sia quando si interessa ai fenomeni relazionali propri del sapere sociologico, sia, infine, quando dalla biologia configura gli aspetti corporei dell’apprendimento.

Così, la pedagogia si delinea come scienza fondando le sue radici nel Rinascimento e, più precisamente, in quell’inquietudine scientifico-culturale che si è espressa nell’Italia fiorentina nel XVI secolo.

Paradigmi pedagogici

Il termine epistemologia (dal greco epistème: scienza) è inteso come il sapere della scienza stessa: è la scienza che ha per oggetto l’esame critico della ricerca scientifica e della stessa nozione di scienza” (Morselli 1993). Rappresenta, quindi, lo studio dei paradigmi (modelli) e del pensiero che appartengono ad una data area del sapere umano, attraverso metodi e verifiche che verificano o falsificano, secondo il modello popperiano, un dato sapere.

Tra le principali aspirazioni e connotazioni dell’epistemologia si ricordano:

  • Il convenzionalismo (E. Mach e P. Duhem)
  • Il neoempirismo logico: approccio positivista ed empirico alla realtà (Circolo di Vienna)
  • Le ricerche (I. Lakatos-T. Kuhn-P. Feyerabend)
  • Il metodo della falsificazione: (di popperiana memoria, 1902) metodo secondo il quale “una teoria scientifica è tale se è falsificabile, ossia se è concepita e formulata in termini tali da poter essere sottoposta ad esperimenti in grado di provarne la (eventuale) falsità”

La pedagogia non può tralasciare una chiara impostazione personalista capace di accrescere appieno tutte le potenzialità che ogni soggetto possiede e che maieuticamente devono esprimersi. Si definisce personalismo “la posizione di Ch. Renouvier che, sviluppando tematiche del pensiero cristiano di S. Agostino e di Cartesio, intendeva difendere il valore della persona, centro di rielaborazione dei dati empirici e di libere scelte in campo conoscitivo, morale, storico e politico, dagli attacchi delle filosofie di tipo assolutistico e deterministico”.

Come si è potuto osservare, la pedagogia non discende da una sola idea ed impostazione. Una pedagogia, quindi, che si rende concreta sia nel suo aspetto pratico, ma che comunque si alimenta di ideali e modelli che si dirigono verso la trascendenza dell’uomo e della sua umanità tipiche del personalismo di stampo cristiano. Da quanto espresso ne deriva la sua connotazione filosofica, dalla quale non può prescindere per divenire scienza a disposizione dell’educazione e della persona.

La pedagogia, dunque, possiede una responsabilità educativa che contempla:

  • Il suo essere scienza dell’educazione
  • Il suo essere arte filosofica dell’educazione.

Una riflessione critica sulla pedagogia ha l’obbligo di:

  • Indagare sulla formazione e sull’educazione del soggetto considerandolo nella sua totalità psico-fisica
  • Determinare i fini e gli scopi che si debbono perseguire
  • Definire il metodo più adeguato alla realizzazione degli obiettivi
  • L’arte con cui intraprendere tale viaggio

Genesi della pedagogia

  1. La pedagogia prende dalla filosofia la volontà di andare oltre il fenomenico, di cercare di capire la causa dei fenomeni stessi assegnando loro una ragione, ma che non si vede né si tocca perché manca dei requisiti della concretezza (Genovesi 2009). La pedagogia, così, impara a riflettere su ciò che può essere, su ciò che può divenire, un futuro diverso ed un potenziale umano che deve divenire atto concreto di sviluppo collettivo. Un’attività predittiva, ma che comunque investe sulla vera natura umana e sul suo concreto realizzarsi e divenire.
  2. Comenio (Didattica Magna, Lumicino) attraversa i problemi educativi del tempo (opera del 1974), soffermandosi soprattutto sulle opportunità che ogni soggetto possiede nel formarsi, nell’evolvere e nell’aumentare il suo grado culturale e intellettivo attraverso non solo il semplice fare, bensì per mezzo della “ragione”. Ecco allora, la necessità di un ideale pansofico, dove ogni soggetto è ritenuto custode di possibilità educative da dover far innalzare attraverso una formazione aperta a tutti, distaccata da quell’idea di una formazione di élite riconosciuta solo alle classi più benestanti.
  3. La lezione comeniana trova sostanza nella rivoluzione espressa nel pensiero di Rousseau, dove si sancisce una “educazione secondo natura”: secondo un ideale di libertà, di sviluppo delle facoltà del bambino attraverso un contatto diretto con la natura: tutto ciò che è naturale è buono. La pedagogia viene quindi riconosciuta universalmente come disciplina investigativa sull’educazione.

I grandi maestri

La ricerca pedagogica ha il costante bisogno sia di riflessioni aderenti socialmente alla cultura di riferimento, che contestualizzino l’azione e il pensiero, sia di essere alimentata e sostenuta dalla memoria che i grandi maestri hanno lasciato come eredità da custodire e su cui fondare il nostro futuro.

I filoni culturali di ricerca pedagogica sono essenzialmente tre:

  • Corrente mistica: idea positiva di un’educazione secondo natura. I suoi esponenti derivano dal lavoro di Rousseu, come Lew Tolstoy e Anton Semenovic Makarenko. A questa corrente appartengono anche Maria Montessori e le sorelle Rosa e Carolina Agazzi. Essa si basa su tre impulsi:
    • Lo sviluppo del pensiero pedagogico al fine di orientare il percorso formativo (R. Cousinet)
    • La pedagogia successivamente si legittima come scienza autonoma, distaccandosi definitivamente dalla filosofia, assumendosi la responsabilità di cercare percorsi che facilitino l’espressione delle capacità del bambino
    • Divenire scienza dell’educazione che ha per oggetto di studio il processo formativo del soggetto e i rapporti che quest’ultimo ha con il contesto culturale e sociale che lo circonda
  • Corrente scientifica: studio scientifico del processo educativo. Molti studiosi hanno riflettuto su tali questioni, tra cui Ovide Decroly e Maria Montessori
  • Corrente filosofica: basata sul concetto di educazione strettamente teorico e riflessivo, vista come unisca strada per conoscere il vero e il giusto. Fanno parte della corrente John Dewey ed Edouard Claparède

Il problema è: "cosa si intende per natura umana?". Alcuni la definiscono "costituzione psichica" attribuendo ad essa un carattere puramente scientifico anatomico e biologico, altri la definiscono "essenza spirituale" attribuendole invece una connotazione filosofica e spirituale legata all'etica e alla metafisica. Da questa triade nasce l'idea, da pochi condivisa, che non esista una sola pedagogia ma più pedagogie.

Idee, correnti e pensiero pedagogico

La ricerca educativa, nel XIX secolo, è nata grazie a due principali correnti di pensiero:

Attivismo: corrente pedagogica che si pone lo scopo della creazione di una scuola non convenzionale, basata sugli interessi degli studenti e su un'alternanza di attività teoriche con quelle pratiche (John Dewey). Lo studente quindi ha un ruolo attivo nel suo progetto di maturazione ed evoluzione. Alcune caratteristiche dell'attivismo (fare esperienza in modo pratico) sono:

  • La forte componente puerocentrica
  • Una notevole importanza della psicologia
  • Il ruolo secondario assegnato al docente rispetto a quello del discente
  • Una personalizzazione del cammino formativo secondo gli interessi e i bisogni del discente
  • Una concezione dell'educazione come prospettiva pratica ed operativa

Positivismo: (ciò che è posto) nasce come risposta all’idealismo, opponendo alle concezioni metafisiche la concretezza scientifica del metodo sperimentale. Tale corrente di pensiero si è affermata in tutto l'occidente, adattandosi alle tradizioni culturali e politiche dei vari paesi (Comte, Spencer, Mill, Mach, Ardigò). E. Mach ha elaborato una critica del positivismo, in cui sostiene che la conoscenza sia un’esperienza pura, nella quale si effettuano sintesi scientifiche o descrizioni sintetiche per un’economia di pensiero. Soltanto queste sintesi possono essere sottoposte a controllo di verifica sperimentale rappresentando la massima espressione della conoscenza stessa.

Infatti, egli intende dimostrare l’infondatezza del positivismo nell’avvalorare quelle discipline che sono saldamente radicate nel pensiero oggettivo di dati ricavabili solo dall’esperienza. Nonostante i suoi aspetti critici, la pedagogia sperimentale pone come base il metodo positivista, secondo l'idea che "tutto ciò che è conoscibile è descrivibile" (Kelly). Un altro esempio a sostegno del pensiero positivista è offerto da Thorndike: "tutto ciò che esiste, esiste in una determinata quantità e può essere misurato". Tale riflessione apre la strada a tecniche e strumenti che hanno la pretesa di arrivare a stipulare, attraverso una verifica scientifica, la vera conoscenza della persona. Espressione più significativa del positivismo rimane comunque quella di Galileo Galilei, in quale parte dall'idea che tutto sia oggettivamente osservabile e che "la matematica consente di penetrare nell'oscuro labirinto della natura".

L'eredità dei maestri

Nel corso del tempo vi sono state diverse esperienze significative, che hanno portato ad un'evoluzione del pensiero pedagogico ed educativo.

Lew Tolstoj (scuola di Jasnaja Polijana)

L'educazione rappresenta un diritto inalienabile della persona. In tale senso l'educazione rappresenta un insieme di norme e comportamenti generali che vigilano e regolano i rapporti tra gli uomini e perciò ha l'obbligo di essere accessibile a tutti. La sua idea di educazione era fondata sul principio che si poteva crescere ed educare anche senza l'oppressione e la paura generata da castighi e punizioni. Secondo la sua prospettiva l'insegnamento diventa uno strumento educativo e di cultura a disposizione del soggetto discente, che apprende nella massima libertà e autonomia. Secondo Tolstoj, l'educazione rappresenta cultura imposta con la forza, mentre la cultura è espressione di libertà individuale e collettiva.

Anton Semenovic Makarenko (la comune)

A lui si deve la creazione e sviluppo di... [Il testo si interrompe qui]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Rosati Lanfranco.
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